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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Anna Maria Leone. Ne ha facoltà.
Onorevoli colleghi, vi prego di accelerare i tempi!
ANNA MARIA LEONE. Signor Presidente, intervengo per esprimere il voto favorevole del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e, rispondendo alla sua esortazione ad accelerare i tempi, per chiedere alla Presidenza la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto, riservandomi di svolgere tre punti di riflessione.
PRESIDENTE. La Presidenza lo autorizza in base ai consueti criteri.
ANNA MARIA LEONE. Vorrei esprimere un giudizio positivo sul lavoro svolto dalla Commissione e sullo sforzo compiuto dal Governo nel fornire riposte ad un problema decennale conosciuto dal Parlamento, nonché soddisfazione per la costituzione di un fondo che, pur ponendo un limite all'erogazione - 8 milioni di euro -, attraverso le leggi finanziarie, impegna il Parlamento a fornire progressivamente risposte per la soluzione di questo problema.
Infine, vorrei ricordare che giace in Commissione un provvedimento (è coinvolto anche il gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro) concernente la soluzione di una analoga questione riguardante i lavoratori postelegrafonici. Com'è stato affermato da più parti, l'intervento legislativo è fondamentale per completare il cammino di giustizia nei confronti dei lavoratori che in tutto questo tempo sono stati danneggiati. È opportuno che quanto prima venga posto all'ordine del giorno questo provvedimento per addivenire ad una sua celere approvazione.
Esprimo pertanto il voto favorevole del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Delbono. Ne ha facoltà.
EMILIO DELBONO. Signor Presidente, il provvedimento in esame ha avuto un iter molto accidentato di stop and go che non ha permesso una sua rapida approvazione, mentre la formulazione di molte proposte di legge prospettava un punto di caduta più immediato. Questi provvedimenti, come è stato ricordato, hanno coinvolto, in questa come nella passata legislatura, tutti i gruppi parlamentari di maggioranza e di opposizione.
Il testo non ci soddisfa completamente, ma ovviamente esprimeremo un voto favorevole alla sua approvazione. A tutti è chiaro che le risorse necessarie per una vera e propria copertura del provvedimento per sanare le iniquità e le ingiustizie perpetrate nei confronti di questi lavoratori ammontavano a 41 milioni e
400 mila euro per il 2004 e 40,7 milioni per il 2005 e per il 2006.
Invece, siamo di fronte ad una copertura molto inferiore. È ovvio quindi che i nostri emendamenti andassero esattamente nella direzione di rendere più consistenti le risorse da destinare a questo provvedimento. Inoltre, non abbiamo nascosto perplessità sul tipo di copertura (dato che queste risorse vengono prelevate dal fondo nazionale per l'occupazione e per le politiche sociali), indicando coperture che andavano in direzione diversa. L'abbiamo fatto in Commissione e l'abbiamo ripetuto in Assemblea, non solo con il senso della provocazione politica - le famose risorse derivanti dalla modifica della legge sull'abolizione della tassa sulle successioni e sulle donazioni -, ma anche con un senso pratico, indicando coperture diverse, come quelle relative a fondi di ministeri (come il Ministero degli affari esteri), a cui si potrebbe tranquillamente attingere senza colpire lavoratori o funzioni fondamentali ed essenziali dello Stato.
Quindi, si tratta di un provvedimento che comunque sana in parte una situazione strana, per la quale alcuni lavoratori non potevano godere dei benefici conseguenti ai rinnovi contrattuali che interessavano tre trienni (1987-89, 1990-92, 1993-95). Si tratta quindi di un provvedimento atteso, di un primo passo, a cui speriamo corrisponda un atteggiamento serio del Governo, volto a recuperare almeno le risorse indicate per gli anni 2005-2006 (non solo per il 2004).
Per questa ragione, nonostante qualche critica, voteremo a favore di questo provvedimento, anche perché al riguardo abbiamo presentato, come noto, una proposta di legge di cui è primo firmatario l'onorevole Molinari.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, svolgerò una breve dichiarazione di voto, richiamandomi all'intervento svolto nella discussione sulle linee generali per quanto riguarda il contenuto del provvedimento e la sua evoluzione. È un provvedimento sul quale anche il nostro voto sarà favorevole, perché crediamo che si debba dare a questi lavoratori l'assoluta garanzia di accedere a quanto è loro dovuto. Non è un privilegio quello che questi lavoratori chiedono ed ottengono con questo provvedimento, ma è sostanzialmente quanto è loro dovuto. Infatti, si tratta di riparare ad un maltolto, ad una ingiustizia.
In questo senso, chiedo al Governo e in particolare a tutti i colleghi del Senato un impegno affinché questo provvedimento abbia nell'altro ramo del Parlamento un iter altrettanto celere e venga approvato in tempi brevi. Infatti, noi dobbiamo dare certezze, non possiamo vendere illusioni, e non vorrei che ciò avvenisse, visto che siamo in periodo elettorale. Credo nel buon lavoro che è stato fatto, che però, ripeto, è assolutamente perfettibile, sia per quanto la riguarda l'entità della copertura, che non è sufficiente, sia per quanto riguarda il suo reperimento, che non ci piace. Sono queste le due cose che noi consideriamo sbagliate. Siamo comunque convinti che si tratta di un passo in avanti, che vorremmo compiere anche per un'altra categoria, quella dei postelegrafonici.
Speravo che il Governo accettasse il mio ordine del giorno n. 9/141/1, anche perché esso non era impegnativo; era fondamentalmente una copia di questo provvedimento affinché si prevedesse in tempi rapidi l'estensione dei benefici specifici anche al personale già dipendente dell'amministrazione delle poste e delle telecomunicazioni (che ha, lo ripeto, problemi leggermente diversi, soprattutto dal punto di vista della copertura).
Pertanto a nome del gruppo dei comunisti italiani, auspico che in Commissione lavoro siano messi all'ordine del giorno, il prima possibile quei provvedimenti volti a risolvere la situazione dei postelegrafonici: entro l'estate, si potrebbe arrivare a risolvere anche tale piccolo problema, che, ripeto, equivale ad un quinto della spesa prevista per i ferrovieri.
Sono felice per quanto ottenuto dai ferrovieri. Vorrei esserlo altrettanto per i 15 mila postelegrafonici che attendono un provvedimento analogo da anni e che ai ferrovieri sono stati sempre strettamente collegati: si diceva che non si poteva risolvere il loro problema, perché non si risolveva anche quello dei ferrovieri, che avrebbe comportato un onere elevato. Oggi questo è stato risolto: dobbiamo ora impegnarci a risolvere anche l'altro.
Vorrei che il Governo prestasse massima attenzione al problema, così come sollecito anche dal presidente della Commissione lavoro, affinché le diverse proposte di legge volte a risolvere il medesimo problema arrivino finalmente a conclusione.
Mi auguro che vi sia una risposta positiva in tal senso e dichiaro il voto favorevole del mio gruppo al provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Trupia. Ne ha facoltà.
LALLA TRUPIA. Nell'annunciare il voto favorevole del mio gruppo, ci tengo davvero a sottolineare - come hanno fatto altri colleghi - che si arriva finalmente, dopo anni, ad una conclusione parziale del problema. È un inizio positivo che ha visto esprimere una volontà unitaria di tutti i gruppi. Abbiamo pertanto ottenuto un risultato positivo.
Questi lavoratori delle Ferrovie dello Stato, d'altra parte, appartengono a una particolare categoria di personale, attualmente privatizzato, che aveva un rapporto di lavoro di natura pubblica all'epoca in cui si sono verificate queste sperequazioni.
In sostanza non vi è stato ciò che doveva esservi: il computo dei miglioramenti contrattuali corrisposti al personale in servizio dal 1981 al 1995, attribuiti ai lavoratori dopo il collocamento a riposo. Si tratta, perciò (lo stiamo facendo oggi) di riconoscere finalmente i benefici dovuti, relativi agli aumenti stipendiali sulle pensioni e sulle liquidazioni.
Ciò ha costretto, dobbiamo saperlo, molti di questi lavoratori a presentare ricorsi (sono numerosissimi) che se avessero avuto esito positivo, avrebbero sicuramente avuto anche una ricaduta in termini di costi per lo Stato. Quindi, con questo provvedimento, contribuiamo anche a ridurre l'impatto di quel contenzioso così ampio. Naturalmente, l'onere di questo provvedimento - ce ne rendiamo conto - è alto. Facendo i conti, è vicino ai 120 milioni di euro.
Si tratta indubbiamente di una grande cifra, come ha ricordato l'esponente del Governo. Perciò, ci rendiamo conto che, pur essendo giusto corrispondere - e andrà fatto - tutto il dovuto a questi lavoratori, che lo aspettano da anni, non lo si può fare in questa fase. Vorrei ricordare che non abbiamo presentato un emendamento in tale direzione; ne abbiamo presentati in Commissione, volti a prevedere il pagamento degli arretrati, che pure sarebbe dovuto.
Quindi, giudichiamo positivo questo provvedimento, ma è soltanto un punto di partenza che presenta comunque - come è stato sottolineato - alcuni limiti, che nei prossimi mesi potremmo tranquillamente superare. Questi limiti, rispetto ai quali avremmo voluto anche migliorare il testo del provvedimento in esame, sono rappresentati, innanzitutto, dalla insufficienza dei fondi, che sembrano veramente troppo esigui e che in futuro dovranno essere rimpinguati. Non a caso, abbiamo presentato un ordine del giorno, accolto come raccomandazione dal Governo, che impegna quest'ultimo (vigileremo anche sulla sua attuazione) a garantire l'allocazione delle risorse per far fronte davvero alla copertura totale della legge.
Il testo approvato, poi - lo si è ricordato in precedenza e, dunque, al riguardo, non spendo troppe parole - attualmente sottrae risorse per gli anni 2005-2006 al fondo sociale per l'occupazione. Riteniamo che questo aspetto vada senza dubbio corretto. Avendo ascoltato le considerazioni dei rappresentanti del Governo e della maggioranza in Commissione, mi auguro che sia possibile raggiungere questo importante risultato, evitando di mettere i lavoratori in contrapposizione tra di
loro. Ritengo che, se proprio dobbiamo reperire risorse, faremmo bene a cercarle altrove, in altri capitoli di spesa. Ad esempio, in alcuni emendamenti avevamo proposto di ripristinare l'imposta di successione sui grandi patrimoni, che è stata soppressa dalla legge n. 383 del 2001. Avevano messo in campo altre idee, come quella di abrogare l'esenzione e la riduzione di imposta sulle successioni e donazioni (disposte sempre della stessa legge n. 383 del 2001) o di ridurre semplicemente il fondo di riserva per le autorizzazioni di spesa delle leggi permanenti di natura corrente, di cui alla legge n. 468 del 1978.
In conclusione, signor Presidente, prendo atto del fatto che il relatore Lo Presti ed il Governo ci rassicurano in ordine alla modifica della copertura finanziaria e sul fatto che la stessa non sparirà.
Nonostante permangano le nostre critiche, voteremo con convinzione a favore di questo primo passo, perché pensiamo che vada davvero incoraggiato un miglioramento del provvedimento. Ciò anche per mettere la parola «fine» ad una vicenda ingiusta nei confronti di tanti lavoratori che si sono visti togliere sulla pensione e anche sul trattamento di fine rapporto ciò che era loro dovuto.
Vorrei anche dire che sono particolarmente contenta, perché lo ritengo un fatto importante, che sia stato approvato l'emendamento relativo alla reversibilità. Tengo a dirlo, perché, anche in questo caso, si è trattato di estendere in modo equo e giusto alcuni diritti ad altri lavoratori e, soprattutto, alle famiglie e alle tante mogli dei ferrovieri (considerato che - lo ripeto - le donne, almeno statisticamente, vivono più a lungo degli uomini).
Mi associo alle considerazioni del collega Delbono, avendo presentato insieme a lui un ordine del giorno, accettato come raccomandazione dal Governo, che dà un segnale positivo anche in relazione alla situazione dei lavoratori postelegrafici. In proposito nono ho molto da aggiungere, concordando con quanto detto dall'onorevole Pistone poco fa, in ordine al numero non alto di lavoratori interessati.
La situazione in cui questi si trovano è identica a quella dei ferrovieri: sarebbe veramente un vulnus risolvere, o iniziare a risolvere, questa partita ben più grossa, anche dal punto di vista dei costi, e lasciare irrisolta un'ingiustizia verso un numero di lavoratori minore, e per un costo minimo; spero, quindi, che in Commissione vengano quanto prima discusse le proposte di legge presentate in materia per i lavoratori postelegrafonici, al fine di riuscire a sanare anche questa situazione.
Per tutte queste ragioni, dunque, ripeto con convinzione - nonostante qualche riserva critica che noi cerchiamo di volgere in positivo - che il gruppo dei Democratici di sinistra voterà a favore di questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.
DARIO GALLI. Signor Presidente, il mio intervento sarà brevissimo ed è finalizzato a dichiarare del gruppo della Lega Nord sul provvedimento, nonché a lasciare anche qualche considerazione agli atti.
Il voto sarà positivo perché, come hanno già ricordato i colleghi, si tratta di una questione che va avanti da anni; nel merito vi è stata già una serie di dichiarazioni su ricorsi proposti dalle persone interessate che, statisticamente, in maggioranza, hanno dato ragione ai lavoratori; quindi, ci sembra che, in qualche modo, sia comunque necessario predisporre un provvedimento che sani una situazione pendente da moltissimo tempo senza peraltro recare eccessivi oneri a carico del bilancio dello Stato, sicuramente inferiori a quelli che si dovrebbero sopportare se si affrontasse l'esame dei singoli ricorsi presentati.
Pur apprezzando lo sforzo volto ad individuare le risorse per garantire la copertura finanziaria del provvedimento, rinnoviamo la raccomandazione, peraltro formulata in termini di impegno al Governo nel mio ordine del giorno n. 3, di adottare le opportune iniziative al fine di reperire diversamente per il 2005 gli 8
milioni di euro a carico del Fondo per le politiche sociali, ovvero, ove ciò non fosse possibile, ad attivarsi per reintegrare in sede di legge finanziaria le risorse utilizzate. Si tratta di obiettivi ai quali conferiamo particolare rilevanza.
Da un punto di vista generale, vorrei osservare che le misure oggi in discussione, per quanto piccola cosa rispetto al problema complessivo del pubblico impiego e per quanto legate ad un impegno di spesa relativamente modesto, che poi tanto modesto non è, non rappresenta soltanto uno dei problemi italiani ma è il problema italiano: una nazione di 57 milioni di abitanti dove ne lavorano soltanto 21-22 milioni e, di questi, 5 milioni sono dipendenti dello Stato, è evidente che rappresenta un qualcosa di assolutamente patologico.
Noi non possiamo pensare di avere il doppio dei dipendenti statali rispetto alla media dei paesi occidentali assimilabili al nostro e, nello stesso tempo, di restare negli stessi parametri di tutti gli altri paesi per quanto riguarda la spesa sociale, gli investimenti e le infrastrutture.
Su questi problemi la Casa delle Libertà, in campagna elettorale, si era pronunciata, dimostrando comunque la volontà di intervenire; vorrei sollecitare i colleghi della maggioranza a proseguire fattivamente sulla strada indicata ed a fare in modo che, sia pure in una prospettiva da perseguire negli anni - perché nessuno vuole provocare sfaceli o realizzare iniziative che possono causare drammi sociali - la direzione sia quella di far diventare anche il nostro uno Stato più snello, più vicino ai modelli degli altri paesi occidentali, uno Stato nel quale la spesa pubblica ci sia - perché lo Stato ci deve essere - ma in limiti fisiologici e non patologici, come quelli che invece riscontriamo oggi.
Sotto questo profilo, devo dire che non stiamo dando un grandissimo esempio; anche ieri, con uno dei provvedimenti votati da questa Assemblea, pur con le modifiche migliorative introdotte a seguito dell'approvazione di un emendamento del collega Parolo della Lega Nord, ci siamo inventati un meccanismo per effetto del quale, per controllare 18 dighe, si è disposta l'assunzione di circa nuovi 40 dipendenti!
È vero che 40 dipendenti su 5 milioni non sono nulla, ma con tutto il personale, compreso quello tecnico, già disponibile presso tutti i ministeri della nostra nazione non si tratta di un esempio positivo.
Non voglio portare avanti una polemica che sarebbe fuori luogo in questo momento. Tuttavia, ricordo ai colleghi che oggi abbiamo risolto un piccolo problema che avevamo ereditato e che ve ne saranno altri da risolvere. Ogni volta che possiamo fare qualcosa di nuovo, teniamo presente che, se uno Stato vuole destinare alla previdenza, alla sanità, alle infrastrutture ed agli investimenti produttivi una quota significativa del proprio PIL, un lavoratore su quattro non può essere dipendente dello Stato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, osservo per inciso che non conta il numero dei dipendenti dello Stato, ma il modo in cui si fanno lavorare.
Detto ciò, stiamo portando a conclusione un lunghissimo itinerario una volta tanto esprimendoci all'unanimità, salvo i casi individuali, a dimostrazione che interveniamo su una vicenda la cui giustezza è fuori da ogni dubbio derivante dalle rispettive appartenenze politiche. Non si possono non considerare nel valore delle pensioni i miglioramenti contrattuali intervenuti quando coloro che sono andati in quiescenza erano ancora in servizio.
Devo dare atto al relatore, onorevole Lo Presti, di avere messo in moto una dialettica parlamentare purtroppo più unica che rara in quest'aula. A differenza di altri precedenti verificatisi in Commissione lavoro, che preferirei dimenticare, tale dialettica ha fatto corrispondere ai comportamenti tenuti in Commissione quelli poi seguiti in Assemblea. Nello stesso tempo, vorrei anche ricordare e ringraziare, poiché forse qualcuno dei loro rappresentanti
ci ascolta, le associazioni di categoria, che hanno positivamente interloquito con la Commissione, con il suo presidente e con tutti i gruppi parlamentari. Esse hanno anche compreso, forse con eccessiva bonomia, le difficoltà di spesa del Governo rinunciando alla valorizzazione del TFR, e agli arretrati e predisponendosi ad accettare il provvedimento in esame anche se privo di una copertura adeguata.
Per parte nostra, abbiamo tenuto un atteggiamento di astensione, come i rappresentanti del Governo ben comprendono, perché ci aspettavamo un pronunciamento formale più solenne in questa sede. Tale pronunciamento non è stato soddisfacente perché permangono ambiguità e dubbi. Una volta tanto, però, investiamo sulla fiducia non nelle forze politiche ma, almeno, nella serietà delle persone. Confidiamo che le parole pronunciate nelle aule parlamentari, in sede di Commissioni, nelle assemblee pubbliche, nei pensionati dei ferrovieri corrispondano ad azioni concrete, quando la legge finanziaria vi richiamerà alla coerenza tra le parole ed i fatti.
In quel caso andrà ricordato che, risolta la questione dei ferrovieri, pur con tutti i limiti accettati dagli stessi, non può essere dimenticata l'analoga situazione dei postelegrafonici, per il risolvere la quale, dal punto di vista quantitativo e dell'entità della spesa, il costo è molto inferiore. Dunque, sarebbe uno schiaffo ad un elementare principio di equità, oltre che una tirchieria insopportabile, non sanarla.
Il nostro ordine del giorno è stato accolto come raccomandazione, tuttavia si tratta di una raccomandazione sulla quale investiamo. Comunque - statene certi - presenteremo opportuni emendamenti nella speranza di trovare lo stesso schieramento compatto e trasversale, fino addirittura a comprendere tutti i gruppi del Parlamento, che abbiamo visto sul provvedimento relativo al personale delle Ferrovie dello Stato. Infatti, non vedo differenza alcuna, in punto di diritto e di condizione di vita delle persone, tra chi presta il proprio servizio nelle ferrovie e chi lo presta nel settore delle poste.
Per tutti questi motivi e con questo investimento di fiducia, che mi auguro non venga tradito, ci apprestiamo a esprimere un voto favorevole sul provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, è da alcune legislature che questo problema è all'attenzione dei parlamentari - all'inizio di non molti, adesso per fortuna di tutta l'Assemblea e del Governo - ed oggi esso viene, almeno in parte, risolto. Pur non facendo parte della Commissione lavoro, a questo provvedimento, a questo atto di giustizia, ho contribuito, come parlamentare, con la presentazione della proposta di legge n. 1446 che, insieme ad altre presentate da colleghi di diversi gruppi, ha costituito la base per l'elaborazione del testo unificato in esame, che il Governo stesso ha definito essere una prima risposta.
Si tratta, infatti, di una prima risposta alla questione del trattamento di quiescenza del personale delle Ferrovie dello Stato, una parte del quale soffre una sperequazione davvero cocente. Aver finalmente riconosciuto a questi soggetti i loro diritti apre un capitolo nuovo rispetto ad una vasta platea di persone. Io stessa ho partecipato a vari incontri, sia presso la stazione Termini sia in altre sedi messe a disposizione da ospedali o da quant'altro, con il gruppo romano di lavoratori delle Ferrovie dello Stato che pretendono giustizia; fra questi, vi erano molti uomini, ma anche molte donne che lavorano nei vari livelli amministrativi delle stesse Ferrovie dello Stato.
Giudico quindi molto importante il passo avanti compiuto, così come ritengo molto importante la costituzione di un fondo, che, finalizzando i finanziamenti, evita che gli stessi vadano persi. È a mio avviso importante anche l'approvazione, nonostante il parere contrario della V Commissione - anch'io credo per disattenzione -, dell'emendamento della Commissione
di merito relativo alla reversibilità; guai, infatti, se questo diritto fosse stato riconosciuto soltanto a chi è ancora in grado di provare la sua sussistenza in vita, e non anche alle vedove e ai superstiti di questi lavoratori.
Annuncio, pertanto, il voto favorevole dei deputati di Alleanza Popolare-UDEUR sul provvedimento in esame, ricordando altresì che l'onorevole Luigi Pepe, del mio gruppo, ha fornito un contribuito presentando una proposta di legge in materia. Mi auguro vivamente che a questo primo passo possa seguire, negli anni successivi, un passo più consistente sul piano degli stanziamenti finanziari, in modo da poter se non recuperare il pagamento degli arretrati (che questa legge invece ha cassato per l'eccessivo costo), quanto meno attrezzare sempre di più lo Stato per tenere fede agli impegni nei confronti di una vasta platea di ex lavoratori, ai quali dobbiamo tutti riconoscenza e gratitudine (Applausi dei deputati del gruppo Misto-UDEUR-Alleanza Popolare).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Campa. Ne ha facoltà.
CESARE CAMPA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, preannuncio convintamente il voto favorevole del gruppo di Forza Italia su questo provvedimento, che giunge finalmente in Assemblea, dopo un iter travagliato. È un provvedimento che abbiamo fortemente voluto e sostenuto, fin dal suo nascere in questa legislatura, insieme al relatore Lo Presti, che vorrei ringraziare.
Sono particolarmente soddisfatto dell'accoglimento, da parte del Governo, dell'ordine del giorno a prima firma del collega Santori (che fece tanto anche nella passata legislatura riguardo a questi problemi), da me sottoscritto insieme agli onorevoli Perrotta, Taglialatela e Antonio Barbieri. Si tratta di un ordine del giorno che impegna il Governo, così come da più parti sollecitato, a risolvere anche la questione dei postelegrafonici. Tale personale, il cui rapporto di lavoro risulta attualmente privatizzato, aveva, al pari dei ferrovieri, un rapporto di natura pubblicistica e quindi, all'epoca dei fatti, non ha beneficiato (nel momento in cui è andato in pensione) dei provvedimenti che tendevano al recupero di quanto i contratti avevano recepito in data successiva.
Risulta necessario, quindi, recuperare quanto richiamato, ai fini del trattamento di quiescenza, rispetto ai miglioramenti contrattuali corrisposti nel corso degli anni 1981-1995, riattribuiti solo dopo tale data ai lavoratori in servizio, seppure riferiti a contratti stipulati in un periodo anteriore, e ciò anche con riferimento ai soggetti non più in servizio. In tal modo si contraddice, peraltro, onorevole Delbono, una prassi consolidata nel tempo. Oggi il provvedimento sana finalmente questa situazione.
Onorevoli Pistone e Delbono, amici della sinistra, è vero che non vengono recepite tutte le aspettative di questi lavoratori. Vorrei, tuttavia, ricordare che solo oggi si incomincia a farlo, mentre nella passata legislatura a nulla valsero le sollecitazioni, gli impegni dell'amico Santori e di tutto il gruppo di Forza Italia per far approvare ciò che ci accingiamo ad approvare oggi, seppure in maniera parziale e ritardata rispetto a quanto dovuto. Va, comunque, riconosciuto a questa maggioranza, nonché alla Commissione lavoro nella sua interezza, il merito di aver reso possibile l'esame del suddetto provvedimento, il quale avvia un certo percorso, fornendo una risposta che, comunque, peraltro, non soddisfa tutte le aspettative.
Amici e colleghi della sinistra, anche per noi sarebbe stato facile presentare ulteriori emendamenti, contraddicendo l'accordo intervenuto in sede di Commissione per dare una risposta «impositiva». Non sempre si può fare bella figura a spese degli altri!
Oggi, comunque, sono soddisfatto perché finalmente è stata fornita una risposta rispetto ad un diritto di determinati soggetti, assecondando le giuste aspirazioni dei cittadini che erano discriminati
(il Governo si è impegnato a rispettare anche i diritti dei lavoratori post-telegrafonici).
Credo (lo dico anche all'amico Angelo Santori) che la Commissione lavoro continuerà a monitorare la situazione con la dinamicità e l'entusiasmo dimostrati fino adesso.
Il gruppo di Forza Italia si compiacerà del fatto che, almeno in questa legislatura, il provvedimento in esame sarà approvato (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
ANTONINO LO PRESTI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONINO LO PRESTI, Relatore. Signor Presidente, il gruppo di Alleanza nazionale, come gli altri gruppi della Casa delle libertà e come tutti i partiti rappresentati in questa Camera, sostiene con convinzione da ben quattro anni il provvedimento in esame, che si è inserito a cavallo di ben due legislature.
Prima di formulare alcuni ringraziamenti (che non saranno di rito), vorrei precisare, per chi non è addetto ai lavori o per gli studenti che stanno seguendo i nostri lavori dalle tribune, il motivo per cui è si è parlato di copertura insufficiente.
Vorrei chiarire che la copertura non è insufficiente e, pertanto, non stiamo violando l'articolo 81, comma 4, della Costituzione: se così fosse, il provvedimento non potrebbe essere approvato. È stato, semmai, introdotto un meccanismo che prevede - lo ripeto - la costituzione di un fondo «a riempimento» che non consentirà più, a regime, come affermato nella mia relazione introduttiva (lo ribadisco per chi non ha avuto l'amabilità di leggerla), la collocazione indistinta, da parte del Governo, nella prossima legge finanziaria, di somme previste non nella tabella A, ma nella tabella C, che serve proprio a finanziare tale provvedimento, secondo gli impegni assunti e ribaditi in questa sede.
Questo è l'unico sistema che ci ha permesso di uscire dall'impasse in cui, per quattro anni, ci siamo trovati. Dunque, non è corretto parlare di mancanza di copertura o di copertura insufficiente, in quanto la copertura minima che abbiamo previsto servirà per dare vita a questo provvedimento. Quindi, non stiamo violando nessun articolo della Costituzione. A questo punto, vorrei rivolgere sentiti ringraziamenti a tutte le forze politiche che, senza distinzione alcuna, hanno sostenuto l'iter di questo provvedimento, nonché a tutti i colleghi della Commissione lavoro.
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