Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 454 del 21/4/2004
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 4414)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pinotti. Ne ha facoltà.

ROBERTA PINOTTI. Come già anticipato dal collega Angioni, preannunzio il voto favorevole del mio gruppo sul provvedimento in esame. Come avranno capito i colleghi, si tratta di un provvedimento tecnico necessario perché nelle attuali norme internazionali di volo non esistono disposizioni che contemplano velivoli di questo tipo, privi cioè di equipaggio. Il termine corretto, in verità, è quello di aeromobili, come l'emendamento del Governo ha, infatti, sottolineato.
In tale ambito si dovevano definire, garantendo la sicurezza dello spazio e del traffico aereo, le regole con le quali potevano essere sperimentati questi velivoli, la cui acquisizione per un programma parziale è già avvenuta con fondi del Ministero della difesa nel 2001. Tale sperimentazione sarà fatta dal nostro paese, come da altri paesi europei che dispongono di questi velivoli, nell'ambito della difesa e della sicurezza nazionali.
Come abbiamo avuto modo di evidenziare durante la discussione generale, nella relazione introduttiva si parla, per ciò che riguarda l'utilizzo di questi velivoli, di tre scopi principali: per il controllo dell'immigrazione clandestina, per ricognizioni nell'ambito di missioni all'estero e nel contrasto al terrorismo internazionale. A me pare che quest'ultima finalità sia quella più propriamente legata allo scopo della difesa e della sicurezza nazionali e, alla luce delle modalità con cui il terrorismo internazionale ha colpito - mi riferisco in particolare agli attacchi dell'11 settembre - diventa particolarmente importante poter disporre di strumenti altamente tecnologici che non mettano a repentaglio la vita di esseri umani (come in questo caso, visto che sono privi di equipaggio) per verificare situazioni e contrastare eventuali attentati.
Stiamo parlando di un provvedimento tecnico, di cui riconosciamo la necessità, che tuttavia, visto che parliamo del settore della difesa e quindi di un qualcosa che riguarda complessivamente l'ambito delle Forze armate negli scenari nazionali e internazionali, dobbiamo cercare di collegare strettamente ad un concetto di una difesa in evoluzione, senza però degenerare. È evidente che in qualche modo si va modificando l'idea di difesa nazionale tradizionale, perché si avverte l'esigenza di immaginarla in maniera globale. Quando parliamo di lotta al terrorismo dobbiamo farlo secondo una visione complessiva e globale, e anche nell'ambito della difesa, nel contesto di costruzione dell'Europa, ci sarà spazio per difese nazionali solo in quanto strettamente connesse ad una difesa europea.
Si è parlato di Europa anche in altri provvedimenti oggi ed è per questo che ritengo sarebbe utile, in aula e nelle Commissioni competenti, confrontarsi maggiormente rispetto a quanto fatto finora, sui valori di fondo e le direttrici fondamentali del nostro concetto di difesa.
Nella nostra Costituzione c'è un «faro», rappresentato dall'articolo 11, che stabilisce con precisione le modalità di comportamento dell'Italia nei conflitti. Riteniamo sarebbe estremamente importante, nell'ambito di un'idea dell'Europa che faccia perno sulla sua storia, inserire nella Costituzione europea, in fase di approvazione, il testo dell'articolo 11 della nostra Costituzione. In tal modo, anche a fini programmatici in vista della costruzione della difesa comune europea, verrebbero previste le direttrici fondamentali per il ricorso all'uso della forza. Quest'ultimo può essere legittimato soltanto da organismi internazionali, può intervenire esclusivamente qualora siano in atto genocidi o altre situazioni di particolare gravità e deve essere «temperato», evitando il coinvolgimento dei civili. È questo il significato dell'articolo 11, che, a mio avviso, non è emendabile.
Accanto ai valori fondamentali, sussiste l'ulteriore questione rappresentata dalla difesa comune europea: occorre valutare


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se sia opportuno costruire tale sistema di difesa. Oggi constatiamo i rischi e la tragedia derivanti dall'attuale sistema, incentrato sulla spinta politica unilaterale, sostenuta dall'assoluta preminenza della potenza bellica, con la quale gli Stati Uniti hanno adottato la decisione sulla guerra in Iraq.
I singoli Stati europei, e ritengo anche l'Europa nel suo complesso, non possono certamente affrontare tale situazione. Sarebbe peraltro sbagliato inseguire la logica della ricerca di armamenti sempre più avanzati perseguita dagli Stati Uniti che, a seguito delle scelte compiute in tale settore, si trovano anche di fronte a problemi di bilancio. Nello stesso tempo, non possiamo ipotizzare che l'Europa possa far valere i propri principi senza disporre di una forza autonoma. Nella costruzione di tale forza è essenziale evitare le inutili duplicazioni, che attualmente esistono, per realizzare un sistema maggiormente coordinato di difesa europea, qualificato e in grado di costituire un contraltare rispetto ad una potenza che, qualora resti l'unica a disporre di strumenti di intervento, potrà sempre decidere unilateralmente.
In tal senso, sulla base dei criteri sull'uso della forza stabiliti dall'articolo 11 della Costituzione, siamo favorevoli alla costruzione del sistema di difesa europeo. Il provvedimento in esame, per quanto relativo ad un aspetto specifico, manifesta la volontà di dotarsi di strumenti tecnologicamente avanzati e stabilisce le modalità di sperimentazione (non vengono infatti previste acquisizioni). Ciò, tuttavia, nell'ambito dell'ottica che ho delineato, nella quale l'Europa può diventare un polo «altro» rispetto non agli Stati Uniti nel loro complesso, ma all'attuale amministrazione degli Stati Uniti e alle tragedie che essa ha provocato nel mondo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.

ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, intervengo per preannunziare il voto contrario del gruppo di Rifondazione comunista sul disegno di legge in esame. Infatti, a differenza di quanto è stato precedentemente affermato, anche dall'onorevole Pinotti, non crediamo si tratti di un provvedimento tecnico; per meglio dire, vorrei osservare che si tratta di un provvedimento solo apparentemente di natura tecnica, e comunque di un disegno di legge che affronta e risolve gli aspetti tecnici di una scelta che, invece, ha molto a che vedere con opzioni di fondo politiche e strategico-militari, da cui non si può prescindere per discutere proprio riguardo a tale scelta.
Si tratta, peraltro, di aspetti politici, strategici e militari su cui pesa una sorta di mistificazione delle tematiche, delle parole e delle concezioni e sulle quali ascoltiamo continuamente esercitazioni letterarie. L'acquisizione da parte del Governo degli aeromobili a pilotaggio remoto e la sperimentazione che se ne vuole fare, infatti, sono, a mio avviso, la conseguenza (e qui entra in gioco il discorso sulle mistificazioni) della progressiva torsione negativa che hanno subito nel nostro paese, nel corso degli anni novanta e con una gravissima accelerazione nelle ultime vicende, relative all'Afghanistan e all'Iraq, sia il concetto di difesa, sia la legittimità del ricorso alla forza militare da parte dello Stato.
Invocare la Costituzione, come si fa continuamente, per dimostrare il contrario mi sembra il massimo di tale esercitazione mistificante e di questa costruzione, tutta politica, che utilizza la stessa Costituzione - vale a dire quanto vi è di più lontano dalla configurazione delle nuove idee di difesa - per avallare e legittimare scelte che conducono ad esiti assolutamente diversi e contrari da quelli verso cui dovrebbe indirizzare il dettato costituzionale di fronte ai conflitti internazionali ed alla necessità di dirimerli con metodi completamente diversi.
Al riguardo, vorrei ribadire che gli aeromobili a pilotaggio remoto non servono affatto alla difesa del territorio nazionale, perlomeno non nel senso che stabilisce l'articolo 11 della Costituzione in


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materia di difesa nazionale. L'uso di tali velivoli, invece, risponde ad una logica completamente diversa, che ha ormai prodotto fatti che dimostrano ampiamente di quale logica si tratti. Mi riferisco all'idea che la difesa si identifichi con strategie e concezioni militari e con strumentazioni che hanno l'obiettivo di controllare, introdursi e monitorare tutto ciò che, di volta in volta, diventa terreno di identificazione del nemico.
Gli aeromobili a pilotaggio remoto hanno il compito fondamentale non solo della ricognizione preventiva nei territori e dell'intervento bellico, ma anche quello di concorrere, in prospettiva, ad azioni di vera e propria attività bellica cruenta. Come ha ricordato precedentemente l'onorevole Pisa, infatti, è allo studio un ulteriore sviluppo delle funzioni di tali aeromobili, nel senso di dotarli di veri e propri armamenti, vale a dire di strumenti per bombardare i territori nemici.
Insomma, tali velivoli, il loro acquisto ed il loro uso concorrono a definire, sul piano pratico e specifico della strumentazione militare, il nuovo profilo politico della «difesa», sottratta ai vincoli posti dalla Costituzione. Vorrei sottolineare che dovremmo cercare di smettere, anche dai banchi dell'opposizione, di ridurre la Costituzione ad una specie di contenitore vago ed indefinito, che può coprire tutto ed il contrario di tutto. In altre parole, essa può giustificare sia l'opzione pacifista, sia le guerre umanitarie, sia la difesa (ovviamente sacrosanta) del territorio nazionale in caso di attacco da parte di qualche paese ostile (e ciò è tutto da dimostrare), sia, invece, strategie di attacco preventivo contro nemici definiti tali dalla dottrina della superpotenza.
Credo, quindi, che nascondersi dietro la Costituzione per avvalorare e legittimare tutto significhi in realtà svuotarla, intrappolando le decisioni relative all'uso della forza militare nelle mani della maggioranza di turno, nelle opzioni internazionali del Governo in carica, nei calcoli opportunistici di questa o quella maggioranza, cioè con una scissione totale dai limiti, dai vincoli e dagli obblighi provenienti dalla Costituzione.
Oggi siamo, non a caso, ruota di scorta nella scelta della amministrazione statunitense di andare alla cosiddetta guerra preventiva in Iraq con tutti gli effetti che abbiamo sotto gli occhi. Abbiamo conferma di quanto questi velivoli non abbiano nulla a che vedere con una ricerca di strumenti di difesa del territorio nazionale, e tale conferma l'abbiamo proprio nella relazione che accompagna il disegno di legge. In essa, non a caso, quali esempi di utilizzazione efficace di questi velivoli a pilotaggio remoto vengono indicate le zone di guerra, che sono le nuove guerre degli anni Novanta e di questo inizio di secolo: cioè le guerre condotte nella ex Jugoslavia e in Kossovo, in Afghanistan e in Iraq, situazioni belliche durante le quali è stata sperimentata - leggiamo nella relazione - l'utilità di disporre da parte delle Forze armate italiane di velivoli a pilotaggio remoto.
C'è chi pensa che queste siano «guerre di pace»; noi invece pensiamo che siano «guerre di guerra». Di conseguenza, la strumentazione militare che accompagna le missioni di guerra, camuffate da missioni di pace, ci trovano profondamente ostili.
L'acquisizione di armamenti e l'utilizzo dei soldi pubblici per il settore della difesa devono essere sottoposti evidentemente ad orientamenti politici di fondo e non a provvedimenti rappezzati di volta in volta, a seconda di questa o quella esigenza, di questa o quella scelta di opportunità politica, di questa o quella opzione di solidarietà nell'ambito delle alleanze internazionali, come di fatto sta avvenendo con un progressivo slittamento e allontanamento dal quadro che dovrebbe essere cogente, e che non è più assolutamente tale, del dettato costituzionale.
Per questo motivo - ripeto e concludo - si tratta di un provvedimento solo apparentemente tecnico, che rimanda ad una grande questione politico-strategica,


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riguardante la concezione della difesa italiana, nel quadro - come è ovvio - dell'evoluzione dell'Unione europea...

ELIO VITO. Tempo!

ELETTRA DEIANA. ... e quindi la necessità di misurarci come Italia di fronte al ruolo che l'Europa deve avere nelle politiche internazionali, nelle concezioni della difesa, che - crediamo - non possono essere assolutamente ridotte ad una competizione con la superpotenza americana sul terreno degli armamenti degli eserciti; essa deve misurarsi innanzitutto sulla concezione della politica internazionale, dei rapporti tra i paesi e di un nuovo statuto delle relazioni internazionali nel segno dell'articolo 11 della nostra Costituzione, come strumento per dirimere le controversie internazionali e della diplomazia internazionale come mezzo per impedire che le guerre avvengano.
Se non si chiarisce ciò, come un prius assolutamente non aggirabile, tutto il resto serve semplicemente a coprire con il velame costituzionale - utilizzato in maniera illegittima - scelte che nulla hanno a che vedere con l'articolo 11 della nostra Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Deiana.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santino Adamo Loddo. Ne ha facoltà.

SANTINO ADAMO LODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo voterà a favore del provvedimento in esame.
Questo disegno di legge si è reso necessario in assenza di un quadro legislativo e normativo di riferimento per i velivoli a pilotaggio remoto. La regolamentazione nazionale, infatti, deriva direttamente da quella aeronautica internazionale. Tuttavia, in questo periodo, in attesa di un'apposita regolamentazione, il provvedimento in esame stabilisce entro quali limiti possano essere disciplinati l'aeronavigabilità e l'impiego di velivoli a pilotaggio remoto nell'ambito del traffico aereo generale.
Bene ha fatto, in Commissione, il presidente Ramponi a sollevare il problema delle competenze anche di altre Commissioni, ad esempio, della Commissione trasporti: è la riprova della necessità di addivenire ad una razionalizzazione delle competenze e ad un riordino complessivo dei sistemi, che necessitano di ammodernamenti dell'impianto normativo e del quadro legislativo di attribuzione delle competenze.
Si tratta di regole restrittive, proprie di una fase di sperimentazione. Il provvedimento prevede la sperimentazione di velivoli dei quali è stata già decisa l'acquisizione. Esso non ha bisogno di una copertura finanziaria, perché consente di sperimentare un programma rispetto al quale è già stato stabilito l'impegno dei fondi del Ministero della difesa, che, nel corso dell'esercizio finanziario 2001 ha deciso l'acquisizione di un numero limitato di tali velivoli, per un importo di 48 milioni di euro.
Gli aeromobili in questione, come già evidenziato in sede di discussione sulle linee generali, non hanno equipaggio a bordo e sono guidati da una stazione remota di comando situata a terra oppure su unità navali. Si è deciso di sperimentarli e di effettuare il relativo investimento per conseguire una serie di obiettivi utili alla sicurezza nazionale. I velivoli a pilotaggio remoto sono in grado di sorvegliare aree di terreno e spazi marittimi, di effettuare missioni di ricognizione e, infine, di rilanciare in tempo reale le immagini raccolte.
Il sistema riduce i rischi e massimizza i risultati. Non è un caso che molti paesi lo stiano già utilizzando con significativi risultati (mi riferisco alla Francia ed alla Germania). Complessivamente, sono quindici i paesi che utilizzano i sistemi di pilotaggio remoto.
Tuttavia, nell'accingerci a votare a favore di questo provvedimento, credo mi


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sia consentito svolgere, a nome del mio gruppo, alcune riflessioni che affido a quest'Assemblea ed al Governo.
Una prima riflessione, di ordine generale, esprime un'esigenza che in questo periodo, diventa davvero pressante: è giunto il momento di adoperarsi affinché si possa costruire davvero una forza comune di difesa a livello europeo. Gli avvenimenti di questi giorni sulla scena internazionale dimostrano i limiti complessivi delle decisioni dei singoli Stati dell'Unione in un contesto che necessiterebbe di grande coesione. Se l'Unione fosse in grado di dotarsi davvero di una forza di difesa e di un esercito europeo, sulla scorta di una politica estera europea e non di quella dei singoli Stati, lo scenario internazionale potrebbe essere diverso!
Questa è la nostra sfida, rispetto alla quale il Governo ha mostrato tutti i suoi limiti. Non si può esultare, di fronte al ritiro della Spagna, commentando al modo in cui si è espresso il Presidente del Consiglio, il quale ha detto: «Ora siamo gli alleati più vicini agli USA». Questa è la dichiarazione di un Presidente del Consiglio che non crede nella forza e nel ruolo dell'Unione europea e che cerca l'ombrello protettivo degli Stati Uniti.
Desidero sottolineare che, se si eccettuano i decreti di proroga delle missioni internazionali, questo provvedimento è uno dei pochissimi che la Commissione difesa ha portato all'esame dell'Assemblea. Si tratta di un provvedimento che prepara l'ammodernamento tecnico e tecnologico del nostro sistema di difesa e che necessita di investimenti, in quanto si tratta di un settore in cui la capacità di innovazione e di ricerca può costituire un volano anche per il comparto industriale italiano che, nel campo, dispone di professionalità e competenze, e quindi, non merita di annaspare, come invece accade.
Ricordo le crisi della Marconi, dell'Alenia (risale a qualche giorno la mia interrogazione al ministro), dell'Eurospazio: migliaia di posti a rischio anche perché non si investe. Dopo la triste vicenda dell'Airbus A400M non è stato più affrontato il tema dell'ammodernamento e del potenziamento delle nostre Forze armate dal punto di vista della dotazione di mezzi.
La professionalizzazione delle Forze armate ha un senso se si investe sul futuro e sull'Europa, altrimenti è una riforma a metà che creerà più danni che benefici. Lo dico al Governo perché siamo su un terreno di confronto e di dialettica con la maggioranza. Non possiamo ignorare questo problema.
Il gruppo della Margherita, pertanto, voterà a favore del provvedimento, ma incalzerà il Governo sulle questioni attinenti all'ammodernamento delle Forze armate, affinché si impegni nella costruzione di una forza di difesa europea, a partire dall'accordo del novembre del 2000 di Bruxelles firmato dal ministro della difesa di allora, Sergio Mattarella (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ciro Alfano. Ne ha facoltà.

CIRO ALFANO. Signor Presidente, esprimo a nome dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e dell'intera maggioranza il voto favorevole sul provvedimento in esame.
Chiedo alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. La Presidenza lo autorizza in base ai consueti criteri.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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