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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Riccardo Conti. Ne ha facoltà.
RICCARDO CONTI. Signor Presidente, vorrei ringraziare il relatore per il lavoro svolto in modo davvero pregevole, in proficua collaborazione con il ministro Buttiglione. Vorrei inoltre esprimere, a nome del gruppo dell'UDC, valutazioni identiche a quelle formulate dal ministro sulle risoluzioni presentate.
Chiedo, infine, alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza sulla base dei consueti criteri.
NINO STRANO, Vicepresidente della XIV Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NINO STRANO, Vicepresidente della XIV Commissione. Signor Presidente, la Commissione è assolutamente concorde con le valutazioni espresse dal Governo sulle risoluzioni presentate.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, spesso accade che l'Assemblea non presti la necessaria attenzione nei confronti di importanti atti di indirizzo, come quelli alla nostra attenzione.
La risoluzione Airaghi n. 6-00091, che reca la firma del sottoscritto, nonché quella del presidente della XIV Commissione, Giacomo Stucchi, presenta un contenuto molto ampio, poiché affronta diversi temi delle azioni messe in campo a livello europeo.
Vorrei, tuttavia, svolgere una considerazione: a mio avviso, occorre imprimere una certa svolta nelle modalità con cui vengono affrontati questi tipi di atti di indirizzo, perché fino a quando gli stessi rimarranno semplici risoluzioni (mi sia consentito l'utilizzo dell'aggettivo «semplici»), privi di effetti cogenti con riferimento all'azione del Governo in sede europea, il dibattito sulle tematiche europee non farà un salto di qualità.
A tale riguardo, il nostro gruppo ha presentato nelle scorse settimane un progetto di legge di revisione costituzionale volto ad introdurre l'istituto della riserva parlamentare nella nostra Costituzione. Riteniamo, infatti, che l'articolo 11 della Costituzione, redatto dai padri costituenti nel 1948, con il quale tutta la normativa comunitaria viene recepita all'interno del nostro ordinamento, mostri i segni del tempo. È un articolo che ha consentito l'adeguamento dell'ordinamento italiano a quello europeo, ma è obsoleto e deve essere adeguato ai cambiamenti che si stanno registrando in Europa.
Riteniamo, inoltre, che le delegazioni governative, di qualsiasi colore esse siano, di centrodestra o di centrosinistra, debbano avere la possibilità di svolgere trattative
a livello europeo su questioni rilevanti (mi riferisco alle modifiche dei trattati costituzionali ovvero a quegli atti normativi che incidono in maniera profonda sulla nostra legislazione), sulla base di un mandato imperativo da parte delle Assemblee elettive (Camera e Senato).
Con riferimento al suddetto progetto di modifica costituzionale, chiediamo che la riserva parlamentare possa essere richiesta in ordine a questioni delicate, come quella citata precedentemente, su istanza del Governo o della maggioranza dei componenti di un ramo del Parlamento.
Le risoluzioni, che potranno essere presentate a seguito della richiesta di riserva parlamentare, dovranno avere un effetto cogente per quanto riguarda le decisioni che la rappresentanza governativa assumerà a livello europeo.
Ritengo che questo salto di qualità muterebbe anche l'atteggiamento dell'Assemblea nei confronti di questi tipi di atti, perché le Camere sarebbero in grado di imprimere un indirizzo preciso ed obbligatorio, dal punto di vista diplomatico, ai nostri ministri, nonché al Presidente del Consiglio, quando dovranno confrontarsi a livello europeo con gli altri ministri, Presidenti del Consiglio e Capi di Stato. In tal modo, cambierebbe il clima di quest'Assemblea.
Continuiamo, tuttavia, a presentare atti di questo tipo, che hanno una loro dignità parlamentare ma sono privi di un determinato peso politico. Dire che tali atti rivestono un certo peso politico significherebbe, a mio avviso, prenderci in giro (questa espressione è, forse, troppo pesante) ovvero non tenere nel debito conto la valenza politica dei medesimi nei confronti sia dell'Assemblea sia dei cittadini che ci seguono.
Vorrei citare un esempio che ci sta molto a cuore e che sarà presto oggetto di dibattito.
La questione del mandato d'arresto europeo è, mio avviso, l'esempio lampante di come l'assenza di un atto di indirizzo preciso ed obbligatorio da parte delle Camere porti a scelte sbagliate, poco condivisibili nella sostanza e, nello stesso tempo, non condivisibili nel metodo.
Ricordiamo che la decisione quadro - che rappresenta un atto abbastanza nuovo nel panorama legislativo europeo rispetto al regolamento e alla direttiva -, adottata in un momento intergovernativo (vale a dire tra 15 ministri dell'Unione) e in ordine alla quale è necessaria l'unanimità, non passa al vaglio del Parlamento europeo né di quelli nazionali e incide in maniera profonda, - addirittura in maniera devastante per quanto riguarda il mandato di arresto europeo - non solo sulla legislazione ordinaria dei paesi dell'Unione, ma sugli assetti costituzionali. Il mandato di arresto europeo incide cioè sull'assetto costituzionale del nostro paese e sappiamo che, per modificare la Costituzione, l'articolo 138 ci impone almeno quattro passaggi parlamentari, se non di più, con tutti i surplus di dibattito e di esame in Commissione.
Con la decisione quadro adottata dai 15 ministri dell'Unione europea viene modificata la nostra Costituzione senza nemmeno prevedere un passaggio in Parlamento. Dunque, se il Governo italiano, sottoposto a pressioni diplomatiche internazionali - a mio avviso, in quel momento, vergognose -, avesse ricevuto un mandato da parte del Parlamento per esprimere il proprio parere sulla decisione quadro relativa al mandato europeo, si sarebbe realizzato un gesto democratico e rispettoso della volontà popolare e parlamentare di questo paese e, sicuramente, si sarebbe contribuito ad attribuire un mandato alla nostra delegazione parlamentare per migliorare questo atto dell'Unione europea, che sta suscitando un mare di perplessità a livello nazionale, ma anche in altri paesi, che si stanno accorgendo che i mutamenti epocali all'interno della propria Costituzione devono seguire strade più rispettose quantomeno delle volontà popolari e parlamentari. Questa è una delle vie che indichiamo, vale a dire la riserva parlamentare per quanto concerne la nostra Costituzione.
Inoltre, vi è un secondo passaggio: nel momento in cui si modifica l'assetto dei trattati dell'Unione europea cambiandone totalmente la prospettiva, sarebbe opportuno procedere ad un referendum confermativo, con il quale il popolo possa esprimere la propria opinione in ordine alla prospettiva europea. Mi chiedo come mai, in questo paese malato di referendismo, nel quale si sono svolti referendum abrogativi su tutto, su questi passaggi epocali non si reputi necessario acquisire l'opinione del corpo elettorale. Anche a tal riguardo la Lega Nord ha presentato un progetto di riforma costituzionale che prevede la consultazione referendaria.
I punti della risoluzione Airaghi ed altri n. 6-00091 sui quali si sente l'impronta del nostro gruppo parlamentare sono: un'Europa meno burocratica; una visione più articolata e flessibile del patto di stabilità, che deve essere applicato anche alla contingenza economica del momento; il principio di sussidiarietà e di proporzionalità quando si produce la normativa europea; cito nuovamente il mandato di arresto europeo che nasce per combattere il terrorismo internazionale e che, per motivi ideologici, viene esteso ad un'ampia serie di reati - tra l'altro ampliabile a seguito di una semplice decisione del Consiglio dei ministri dell'Unione europea -, che nulla hanno a che vedere con la lotta al terrorismo internazionale e che incidono profondamente sulle libertà civili e costituzionali dei nostri cittadini.
Vorrei aggiungere la questione delle infrastrutture e dei corridoi intermodali, su cui ci siamo battuti duramente, il problema della concorrenza sleale di paesi emergenti quali la Cina, che viene ancora considerata un paese sottosviluppato del Terzo mondo, quando invece le sue riserve di oro e valuta straniera, la sua competitività e lo sviluppo della ricerca scientifica indicano tutt'altro. Non è un paese sottosviluppato né del Terzo mondo, ma approfitta delle particolari agevolazioni concesse ai paesi in via di sviluppo per fare concorrenza sleale nei confronti dell'Unione europea. L'Unione deve quindi utilizzare i propri strumenti, ricorrendo anche alla protezione doganale o al contingentamento, perché alcune produzioni italiane, ma anche di altri paesi, sono messe gravemente a rischio da questo tipo di concorrenza.
Per tali motivazioni, esprimeremo voto favorevole sulla risoluzione Airaghi n. 6-00091, mentre nutriamo qualche dubbio sulla risoluzione Zani n. 6-00092, su cui invece il Governo ha formulato un parere favorevole. Mi riferisco, in particolare, al primo punto del dispositivo, dove si fa riferimento al ruolo dell'Italia all'interno della costruzione europea e della politica internazionale. Questo punto mi sembra quanto meno superfluo, perché tale ruolo è chiaro e limpido e non necessita di sottolineature, come se questo tipo di impegno non appartenesse al DNA del Governo. Sulla Zani n. 6-00093 esprimeremo un voto favorevole perché abbiamo sempre condiviso l'esigenza che il Governo riferisca in maniera tempestiva sull'evoluzione dello stato delle trattative e vogliamo che si vada oltre, cioè a dare mandati imperativi al Governo quando riferisce in Parlamento. Esprimeremo un voto contrario, infine, sulla risoluzione Bertinotti n. 6-00094.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Guido Rossi. Le ho consentito di parlare per tre minuti oltre il tempo a sua disposizione perché ho voluto rimanere fedele alla mia intenzione di non interrompere gli oratori. Bisogna, però, che i colleghi mi aiutino, per evitare che nel prosieguo del dibattito sia costretto ad adottare due pesi e due misure.
MARCO AIRAGHI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO AIRAGHI, Relatore. Signor Presidente, a causa di un errore materiale, nella risoluzione Airaghi n. 6-00091 sarebbe necessario rettificare una espressione contenuta nel punto g) del dispositivo, sperando che tale modifica non muti il parere del Governo su tale risoluzione.
Le prime parole del secondo capoverso «ad assicurare, in tale prospettiva, che sia adottato» dovrebbero essere sostituite con le seguenti: «eventualmente adottando in tale prospettiva». Si tratta di una correzione a mio avviso assolutamente ininfluente sulla sostanza della risoluzione.
PRESIDENTE. Sarà senz'altro apportata la correzione da lei richiesta, onorevole Airaghi, che non credo dia luogo a problemi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Strano. Ne ha facoltà.
NINO STRANO. Esaminando l'atto in discussione dobbiamo partire da quello che sta succedendo in questi giorni. La deriva dell'Europa «zapatera», come scrive oggi Ernesto Galli Della Loggia, ci induce ad alcune considerazioni, signor ministro. La vaghezza, citando ancora letteralmente Della Loggia, di alcune posizioni che in questi giorni la sinistra sta portando avanti dopo il pronunciamento di Zapatero e le incertezze del Presidente Prodi ci rafforzano su alcune convinzioni.
L'Europa ha la necessità di operare alcune riforme sostanziali e chiediamo al Governo di impegnarsi in tal senso. La prima di queste è l'elezione diretta del Presidente della Commissione, in modo che non sia espressione di calcoli politici o di camarille o, peggio ancora, di successioni pilotate.
Le attuali divisioni dell'Europa non sono certamente addebitabili al semestre di Presidenza italiana, durante il quale il Presidente Berlusconi ha tentato di far approvare la Costituzione ma si è trovato di fronte agli ostacoli insormontabili costituiti dall'opposizione della Polonia e della Spagna. Tali divisioni sono riconducibili alla vaghezza e, ci spiace dirlo, all'anti-italianità delle dichiarazioni e dei comportamenti della Presidenza Prodi.
Pertanto, fra le riforme che devono essere adottate, anche in vista delle elezioni europee e in considerazione degli eventi importanti che stanno accadendo in Europa, riteniamo necessaria l'introduzione dell'elezione diretta del Presidente, che non deve essere frutto di calcoli politici, bensì della volontà popolare. Chiediamo che il Governo si pronunci in tal senso. Non ci interessa che il presidente sia Aznar piuttosto che un altro, bensì che abbia il gradimento dei popoli e dei cittadini europei. Abbiamo infatti assistito al fallimento della Commissione europea guidata da Prodi, che ci consegna un'Europa divisa e incapace di competere con i mercati asiatici; incapace di assumere una posizione in materia di giustizia, per cui ci troviamo di fronte al rischio di vedere il terrorista Battisti libero fra qualche giorno; incapace di affrontare il problema delle quote latte; incapace di sostenere il PIL; incapace di affrontare seriamente la crisi internazionale. È questo il dato su cui Alleanza nazionale intende centrare il suo impegno - anche se ci rendiamo conto che il voto unitario sulla relazione può contenere alcune differenze di valutazioni politiche - ed è questo l'aspetto politico sul quale intendiamo prioritariamente richiamare l'attenzione.
Va inoltre sottolineata la necessità della revisione della politica sociale, e la relazione impegna il Governo in tal senso (sottolineo al riguardo il contributo della Commissione e di numerosi colleghi, in particolare degli onorevoli Di Teodoro e Riccardo Conti, nonché l'apporto essenziale dell'onorevole Bova).
Nell'attuale fase in Italia sono stati sottolineati gli aspetti negativi dell'Europa, ricondotti al semestre di Presidenza italiana. Ritengo di aver già confutato tale tesi.
Ci preme tuttavia sottolineare l'esigenza di rafforzare le politiche di coesione (e abbiamo operato in tale direzione nelle Commissioni, in Assemblea e durante le missioni all'estero, confrontandoci con le realtà dei paesi che entreranno nell'Unione il 1o maggio) e in particolare quelle relative all'Obiettivo 1 e alle regioni del Mezzogiorno, alle quali l'onorevole Bova, al pari di chi vi parla, è particolarmente attento. Queste ultime godranno nuovamente del contributo, che tuttavia rischia di divenire inefficace, anche se va
sottolineato che la Sicilia del presidente Cuffaro ha usufruito della premialità ed è riuscita a realizzare tutti i progetti.
Chiediamo dunque al Governo di insistere in tal senso, affinché la concorrenza che altri - mi riferisco alla Commissione - ritengono quasi di dover agevolare, sia invece bloccata. Si pensi, signor ministro, all'agrumicoltura delle regioni del Sud, che viene mortificata dall'ingresso nei mercati italiani di prodotti provenienti da paesi terzi quali il Marocco, la California e l'America meridionale.
Pertanto, si tratta di adottare una politica di coesione che venga non solo protetta, ma garantita nella sua effettiva attuazione.
Esprimo, inoltre, grande soddisfazione per l'impegno che, nella relazione in discussione, l'onorevole Airaghi ed il Governo hanno profuso per quanto concerne il ponte sullo stretto di Messina. Si tratta, infatti, di uno dei punti qualificanti per quanto concerne la dotazione di infrastrutture nel Mezzogiorno d'Italia, assieme ai corridoi n. 5 e n. 8 ed alle tratte della linea Napoli-Reggio Calabria.
Abbiamo indicato tale progetto come uno degli aspetti maggiormente qualificanti dell'azione del Parlamento europeo e dell'Unione europea, anche se - e ci dispiace ricordarlo - alcuni deputati della sinistra hanno tentato invano al Parlamento di Strasburgo di bloccare il progetto del ponte sullo stretto, ed a loro si sono accodati, in maniera entusiasta, anche alcuni deputati appartenenti sia al Parlamento italiano, sia a quello europeo.
Il gruppo di Alleanza nazionale, pertanto, è assolutamente concorde con la relazione presentata dalla XIV Commissione. Non potevamo non esprimere alcune valutazioni politiche, ma siamo certi che, nell'ambito dello spirito unitario che si è manifestato, tale relazione potrà incontrare (anche se ribadisco che era necessario precisare alcune differenziazioni politiche) un consenso generalizzato, perché stiamo parlando di coesione, di politica sociale, di sicurezza dei confini e di immigrazione e lotta all'immigrazione clandestina.
Si tratta, infatti, di temi unitari sui quali è impossibile dividersi, anche se si sono rese necessarie delle valutazioni differenti su alcune delle cause - e mi avvio a conclusione - che hanno condotto l'Unione europea ad essere attualmente divisa, ma certamente per colpa non del semestre di presidenza di Berlusconi, bensì del quinquennio di Presidenza della Commissione europea di Prodi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, preannunzio che il gruppo di Rifondazione comunista voterà a favore solamente della risoluzione da esso presentata; d'altronde, non è una novità che, sui temi che riguardano l'unificazione europea e le prospettive dell'Unione, registriamo una divergenza notevole non solo con le destre, ma anche con le forze dell'Ulivo.
Peraltro, senza uscire dal tema, come invece ha largamente fatto l'onorevole Strano, vorrei citare, come esempio, il contrastato Patto di stabilità e crescita, il quale ha determinato un vero e proprio blocco alla crescita economica del continente europeo e, allo stesso tempo, ha impedito una vera e propria politica di qualificazione dello sviluppo e dell'occupazione. Il Patto di stabilità, peraltro, ormai è rimasto solo sulla carta, poiché, come è noto, da più parti non viene osservato.
Basti pensare, inoltre, al ruolo che l'Unione europea poteva svolgere - ma che non ha svolto - con una propria soggettività, sul terreno della pace e della guerra in Iraq, oppure alla politica per le infrastrutture, che riteniamo totalmente sbagliata poiché punta non alla valorizzazione ambientale e ad una politica a redditività differita ma, al contrario, come invece ha vantato l'onorevole Strano, ad una strategia di mega-opere (come, appunto, il ponte sullo stretto di Messina) che consideriamo del tutto sbagliata.
Restando al merito della discussione, vorrei osservare che la stessa relazione
della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) conferma, in premessa, gli ambiti limitati del programma legislativo dell'esecutivo europeo, dovuto alla prossima scadenza del mandato e al rinnovo non solo della compagine della Commissione europea, ma dello stesso Parlamento europeo. L'esame, pertanto, viene ristretto ad un programma di priorità a breve termine, che non supera il corrente anno; peraltro, tale programma è stato già discusso e votato dal Parlamento europeo con una propria risoluzione lo scorso 17 dicembre 2003.
Il compiacimento della XIV Commissione sulle modalità adottate dalla Commissione europea di sottoporre le proprie scelte strategiche ad un attento esame procedurale dell'impatto sulla qualità della vita dei cittadini dell'Unione, tuttavia, è lungi dall'essere assimilato o preso ad esempio, almeno metodologicamente, dal Governo italiano, il quale, al contrario, spesso persegue i presunti obiettivi di sviluppo del paese in palese contrasto con le normative comunitarie ed in spregio alle esigenze di miglioramento delle condizioni di vita dei propri cittadini.
La relazione, quindi, propone prevalentemente una descrizione di misure legislative in corso d'opera o avviate alla conclusione, in quanto è prossimo l'esame e la decisione parlamentare, sovrapponendole in modo caotico al programma operativo del Consiglio o alle conclusioni dei vertici dei Capi di Stato, nonché all'esame di nuove comunicazioni della Commissione, le quali, ancora allo stato di proposte, potranno concretizzarsi solo nel corso della prossima legislatura europea.
Su alcuni temi di rilevanza strategica per lo stesso futuro dell'Unione (dalla tutela ambientale attraverso la implementazione di politiche fiscali conseguenti, coerenti con il principio «chi inquina paga», agli stessi contenuti di democrazia e rispetto dei diritti umani su cui costruire l'allargamento presente e futuro dell'Unione), la relazione è del tutto evasiva circa la posizione italiana, limitandosi a descrivere gli obiettivi di massima della sola Unione, senza peraltro mai entrare nel dettaglio di proposte concrete, anche divergenti rispetto agli altri Stati membri.
Per questo abbiamo ritenuto di presentare una nostra risoluzione tesa ad ampliare, sull'allargamento dell'Unione europea e sull'ipotesi di una nuova Costituzione, una riflessione seria - non come quella attuale - sulla qualità di avanzamento dei negoziati, già oggetto peraltro di una comunicazione dettagliata della Commissione dello scorso novembre - ignorata, invece, dalla relazione - che riduce tale processo ad un mero calendario amministrativo-burocratico, eludendo inoltre temi fondamentali, quali il rispetto dei diritti umani e delle minoranze sia in Russia sia in Turchia, citate, la prima, come oggetto di intensa e proficua cooperazione e, la seconda, come candidata perennemente sotto esame, quando è noto che in quel paese i diritti umani sono assolutamente un optional.
Nella nostra risoluzione ci impegniamo con maggiore determinazione ad adottare, sulle prospettive economiche e finanziarie del 2007-2013 dell'Unione, politiche coerenti con una ipotesi di crescita occupazionale, al fine di rinnovare i settori produttivi, armonizzare le stesse politiche fiscali e tributarie comunitarie, affinché siano coerenti con gli obiettivi propri della legislazione ambientale, adottando in primo luogo in Italia politiche in grado di combattere e sconfiggere soprattutto la grande evasione ed elusione fiscale.
Ci impegniamo, inoltre, a far sì - tema per noi molto sentito - che la sicurezza e la lotta al terrorismo non siano unicamente mirate, come fanno la Commissione europea e anche il nostro Governo, ad un controllo quasi militare delle frontiere, che non si sviluppi solo (come avviene attualmente) verso una sorta di negazione del diritto di asilo, ma assicuri al contrario un programma di stabilità attraverso un rafforzamento adeguato dei diritti costituzionali e della libertà e dignità degli individui.
Ci impegniamo, inoltre, e vorremmo che si impegnasse anche il Governo (ma purtroppo così non è), sulle diverse politiche di settore, dallo sviluppo delle infrastrutture alla necessità di maggiore sicurezza
nei trasporti, alla tutela del lavoro (mentre proliferano ipotesi di precarizzazione, di tutela del territorio, delle risorse naturali), affinché questo tipo di priorità diventino una necessità inderogabile per lo sviluppo di un altro governo dell'economia dell'intero continente europeo. Constatiamo, al contrario, che le politiche liberiste, esaltate sia dalla Commissione europea sia dalla relazione, oltre ad essere inefficaci e dannose al fine di una equa fruizione dei servizi, stanno distruggendo la coesione e la solidarietà sociale, e stanno accrescendo in maniera drammatica le disuguaglianze, generando nuovi e pericolosi livelli di povertà.
Per queste ragioni di fondo, strategiche, noi voteremo a favore della nostra risoluzione, esprimeremo un voto contrario su quelle presentate dalle destre e dal centrosinistra, e ci asterremo sulla risoluzione Zani ed altri n. 6-00093 che pone semplicemente un problema di merito.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Giordano.
Informo i colleghi che sono presenti in tribuna, per assistere ai nostri lavori, gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto professionale per il turismo «Axel Munte» di Anacapri, ridente località, che saluto anche a nome dell'Assemblea (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tonino Loddo. Ne ha facoltà.
TONINO LODDO. Signor Presidente, abbiamo chiesto la votazione per parti separate della risoluzione Airaghi n. 6-00091 perché è nostro intendimento esprimere un voto contrario sulla lettera s) del dispositivo, mentre ci asterremo sulla restante parte del dispositivo.
Naturalmente, esprimeremo un voto favorevole sulle risoluzioni Zani n. 6-00092 e n. 6-00093, che recano la sottoscrizione anche dei colleghi Ciani e Frigato, mentre ci asterremo dal voto sulla risoluzione Bertinotti n. 6-00094.
A conferma di quanto è stato già detto dai colleghi del mio gruppo in sede di discussione sulle linee generali, desidero svolgere, sia pure rapidamente, alcune osservazioni.
In generale, abbiamo l'impressione che il nostro paese stia progressivamente perdendo ruolo e credibilità politica in Europa. Lo dimostrano, tra l'altro, la difficoltà con cui si fa fronte ai canoni di cui al patto di stabilità, come si ricava dall'andamento non positivo dei conti pubblici, e lo stesso atteggiamento - che ci pare, spesso, al limite del disprezzo - assunto da alcune forze di Governo, in non poche occasioni, nei confronti delle istituzioni europee. Lo dimostra anche un atteggiamento che definiamo culturale, e che ci pare pregiudizialmente ostile, in ordine alle opportunità di sviluppo e di crescita del nostro paese in un quadro di riferimento europeo.
Queste sono alcune delle ragioni che stanno impedendo al nostro paese di continuare proficuamente quel lavoro di costruzione e di promozione dell'Unione che i nostri Governi, sin dagli anni iniziali della Repubblica, hanno sempre portato avanti.
Riteniamo che un atteggiamento rinunciatario, qual è quello che ci sembra caratterizzare l'azione di questa maggioranza di Governo, non solo non dia ragione della nobile tradizione europeista del nostro paese ma, anzi, in qualche modo, la impoverisca e perfino la riduca. Occorre, dunque, che riprendiamo ruolo ed entusiasmo per continuare quest'opera di costruzione progressiva dell'Europa.
Inoltre, l'azione del Governo ci sembra sia molto debole nell'individuare valide soluzioni alternative all'imminente uscita delle regioni meridionali dall'obiettivo 1. Viene spontaneo chiedersi quale sia la strategia che si sta immaginando per recuperare quello che costituisce un handicap notevole per le regioni del Mezzogiorno. Come potranno competere efficacemente con le altre regioni o con i paesi dell'est, che da maggio diverranno loro diretti concorrenti? C'è la consapevolezza che le regioni di cui all'ex obiettivo 1 non sono più ricche, ma a malapena meno povere rispetto alle regioni ed ai paesi che si accingono ad entrare in Europa? Cosa
si pensa di fare per difendere, soprattutto, le nostre produzioni agricole tipiche? Noi pensiamo che, se nulla verrà fatto in questo campo, il nostro Mezzogiorno rischierà non solo di non crescere, ma persino di essere confinato ai margini dell'economia nazionale ed europea.
Infine, riteniamo che occorra un impegno davvero speciale del nostro Governo nel promuovere tutti gli interventi necessari a sviluppare le reti transeuropee e le forme integrate di trasporto. In particolare, la risoluzione Zani n. 6-00092 fa riferimento ai corridoi 5 ed 8, la cui peculiarità consiste nella possibilità di orientare lungo l'asse adriatico la strategia dell'Unione verso i Balcani e l'intero bacino del Mediterraneo. Se vogliamo essere davvero competitivi in Europa, se davvero vogliamo dare un ruolo al Mezzogiorno, se vogliamo investire in un futuro euromediterraneo, è necessario impegnarsi nella realizzazione di questi corridoi, anziché manifestare la nota caparbietà relativamente al ponte sullo stretto di Messina.
Quelle che ho testé esposto sono alcune delle ragioni che ispirano le nostre risoluzioni, sulle quali riteniamo che non possa non convergere il consenso di quest'Assemblea (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zani. Ne ha facoltà.
MAURO ZANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non intendo seguire lo slalom propagandistico e vacuamente provocatorio dell'onorevole Strano, che ha scelto di parlare d'altro rispetto al merito dei documenti al nostro esame.
Signor Presidente, lei mi insegna che ognuno in quest'aula è libero di dire ciò che vuole; io quindi sono libero di affermare che quest'atteggiamento è poco serio e per nulla rispettoso della pazienza e dell'intelligenza dei colleghi e anche del lavoro svolto dallo stesso relatore.
Abbiamo scelto di sottoporre al voto della Camera la risoluzione Zani ed altri n. 6-00092 al fine di stagliare più nettamente un impegno politico.
Esaminando i documenti preparatori della Commissione e del Consiglio dell'Unione europea, non può sfuggire, infatti, che siamo ormai a metà del cammino delineato a Lisbona, il cui obiettivo, fissato per il 2010, è quello di fare dell'Europa l'area più competitiva al mondo, caratterizzata da una forte coesione sociale e da una crescita elevata e sostenibile.
Ciò che balza agli occhi è che siamo distanti da quell'obiettivo. Il senso politico della nostra risoluzione risiede, dunque, nella necessità di rilanciare nell'attuale congiuntura internazionale la crescita a lungo termine. Questa è la nostra preoccupazione dominante.
In primo luogo, vi è l'urgenza di adottare senza ulteriori indugi il nuovo trattato costituzionale per permettere all'Europa allargata a 25 di funzionare in modo democratico ed efficace. In secondo luogo, va rafforzata la governance economica dell'Unione europea a partire dall'area dell'euro. Occorre rispondere alle preoccupazioni degli italiani, come degli europei, relative all'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, alla qualità del lavoro, della formazione e - molto diffuse - all'efficacia della protezione sociale nei sistemi di welfare, anche nel mutato contesto demografico.
Faccio riferimento all'euro-zona non per immaginare un'Europa a due velocità nel momento in cui essa si allarga, ma per affermare l'idea di una cooperazione rafforzata per la governance economica, che appare indispensabile dopo l'avvento della moneta unica. Si tratta di rilanciare per questa via, non più solo a parole, la strategia di Lisbona unitamente a quella di Göteborg per uno sviluppo socialmente ed ambientalmente sostenibile.
Il coordinamento delle politiche economiche e fiscali è una condizione necessaria per questa strategia. Un altro elemento del pari essenziale è quello del cosiddetto metodo del coordinamento aperto da finalizzare all'innovazione del welfare, alla lotta alla disoccupazione, alla precarietà del lavoro e all'esclusione sociale. È ovvio - lo dico per inciso - che questo metodo non può in alcun modo prescindere da un
netto rafforzamento del dialogo sociale, per quanto riguarda sia le politiche sociali sia le politiche macroeconomiche. In questo ambito, come è detto nella risoluzione, va riformato il patto di stabilità e di crescita, al fine di restituire ad esso la sua vera ragion d'essere.
La politica di bilancio, infatti, ha la doppia missione di mantenere la stabilità e di sostenere la crescita e lo sviluppo. La strategia di Lisbona non può essere perseguita seriamente trascurando la crescita. Tale riforma tuttavia non può essere perseguita con la logica del fatto compiuto, com'è avvenuto grazie al colpo di mano operato dal Governo italiano nel Consiglio Ecofin del 25 novembre scorso.
Una riforma del patto non può rimettere allegramente in causa la stabilità, soprattutto in un paese molto indebitato come l'Italia, pena guai crescenti nel prossimo futuro. Si tratta semmai di ammettere eccezioni nel calcolo del deficit degli Stati membri in relazione ad una serie di investimenti europei definiti di comune accordo nei campi strategici per la crescita e per la competitività quali la formazione, l'innovazione e la ricerca, le tecnologie per lo sviluppo sostenibile e la sicurezza ambientale. In questo ambito, Lisbona comincia a diventare una strategia attiva, operativa e positiva. Questo è il significato essenziale della risoluzione che vi invito a votare. Un approccio diverso ho sentito invece lunedì scorso, nel dibattito generale, da parte di alcuni sottoscrittori della risoluzione Airaghi, un approccio ispirato da una visione riduttiva del processo di Lisbona - per esempio, l'onorevole Di Teodoro ha parlato di minori regole, di minori vincoli, di minori norme -; la stessa invocazione della sussidiarietà viene inserita e resa funzionale ad una idea di Europa minima, una Europa che, proprio nel momento in cui si allarga, sembra volersi meno comunitarizzata e più rinazionalizzata, l'esatto contrario di ciò che bisogna fare. Anche nella risoluzione Airaghi rimane traccia - per la verità, più lieve - di questa visione riduttiva, nella quale peraltro le riforme strutturali, pur in parte necessarie ovviamente, vengono sottomesse a logiche puramente finanziarie a detrimento del modello sociale europeo. In particolare, ciò appare evidente, come è già stato rilevato, nel paragrafo finale della risoluzione, alla lettera s). Al di là del merito, che riguarda la riforma dei sistemi pensionistici del mercato del lavoro - che, nei termini in cui sono poste le questioni, non posso condividere - va rilevato anche che queste sono materie di esclusiva competenza nazionale, come è stato più volte autorevolmente ribadito dalla stessa Presidenza della Commissione europea. Per il resto, il senso complessivo della risoluzione Airaghi, in particolare il riferimento alle politiche di coesione, ai fondi strutturali, alle politica della ricerca, alle reti transeuropee e in parte anche alla politica agricola comunitaria, non è tale da comportare da parte nostra un giudizio drastico o negativo, tanto più nel quadro di un confronto che nella XIV Commissione è stato sostanzialmente corretto, se escludiamo a volte le intemperanze «giovanilistiche» dell'onorevole Strano. Chiedo pertanto la votazione per parti separate della risoluzione Airaghi n. 6-00091, annunciando il voto contrario sull'ultimo paragrafo - la lettera s) - e l'astensione sulle parti restanti della risoluzione.
Infine, per quanto riguarda la mia risoluzione n. 6-00093, che impegna il Governo a riferire tempestivamente al Parlamento sull'andamento dei negoziati relativi al trattato costituzionale, devo dire che ci è apparsa comunque utile una sottoscrizione larga della Camera. Pur nella neutralità di questa richiesta, si va forse un po' oltre - lo vorrei far notare all'onorevole Giordano - lo scetticismo governativo post semestre europeo, quando ci si era limitati a paventare il rischio del famoso compromesso al ribasso che sarebbe stato dietro l'angolo. Perciò, il mio invito è quello ad un voto positivo e unanime della Camera su questa risoluzione.
Per quanto riguarda, infine, la risoluzione Bertinotti n. 6-00094, noi ci asterremo, anche se devo sottolineare come sia ingeneroso e, a mio parere, radicalmente sbagliato il giudizio ivi contenuto sul ruolo
svolto dalla Commissione europea in questi anni. Ritengo non si possa dire che la Commissione europea abbia svolto politiche neoliberiste. Penso, al contrario, che la Commissione europea abbia cercato di temperare quello che è stato un generale clima neoliberista che ci trasciniamo dietro ormai da un paio di decenni (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Teodoro. Ne ha facoltà.
ANDREA DI TEODORO. Signor Presidente, essendo già intervenuto, durante la discussione sulle linee generali, sulla relazione del collega Airaghi, vorrei soltanto, in maniera sintetica e conclusiva, riepilogare l'orientamento e l'opinione del gruppo di Forza Italia, che in Commissione XIV lavora in modo assiduo e armonico con gli altri gruppi di maggioranza e a stretto contatto con il ministro Buttiglione.
Noi, ovviamente, voteremo in modo conforme alle indicazioni date dal ministro Buttiglione e voteremo convintamente su queste risoluzioni, rispetto alle quali pensiamo di aver dato un contributo importante.
È già stato detto, da altri colleghi di maggioranza, che questa legislatura - in cui la Casa delle libertà ha la maggioranza dei seggi nel Parlamento italiano - ha segnato un importante e progressivo rafforzamento della fase ascendente, cioè del ruolo che il Parlamento nazionale svolge rispetto alla definizione delle posizioni governative in sede comunitaria. È stato ricordato come la Camera abbia già intrapreso la modifica della legge La Pergola, la legge fondamentale che norma la partecipazione dell'Italia ai processi comunitari, e come con questa modifica si voglia introdurre un importante istituto, già presente nell'ordinamento di altri paesi europei: quello della riserva di esame parlamentare, grazie al quale il Governo può sospendere la propria posizione in sede comunitaria e chiedere di tornare davanti al proprio Parlamento nazionale onde ricevere da esso un chiaro indirizzo sulla posizione italiana in Europa su questioni giudicate di importante rilevanza nazionale.
Credo che ciò sia in sintonia con l'atto che oggi compiamo: la richiesta a questa Camera di fornire indirizzi al Governo sull'insieme delle questioni che definiranno il percorso dell'Europa nei prossimi anni. Infatti, oggi diamo atti di indirizzo al Governo sul programma legislativo della Commissione, ma anche e soprattutto sul programma strategico pluriennale del Consiglio per il periodo 2004-2006. Dunque, ci esprimiamo - per la prima volta, da quando è stato deciso al Consiglio di Siviglia di presentare anche il programma strategico pluriennale - sull'orientamento dei Governi degli Stati membri per il prossimo triennio.
Ciò detto, mi soffermo solo su due questioni. La prima è relativa alla risoluzione che ho firmato, a nome del gruppo di Forza Italia, che vede il parere favorevole del Governo e sulla quale quindi esprimeremo voto favorevole: la risoluzione n. 6-00093 a prima firma Zani, con cui si impegna il Governo a riferire tempestivamente al Parlamento sull'andamento dei negoziati relativi al processo costituzionale. Riteniamo importante tale risoluzione, perché, pur avendo i documenti in esame delineato la costellazione delle questioni fondamentali con cui l'Europa si dovrà confrontare nei prossimi anni, crediamo tuttavia che l'orizzonte reggente onnicomprensivo di tali questioni sia il processo costituzionale europeo.
Pensiamo che la posizione di equilibrio espressa dalla Presidenza italiana, con la proposta definita nel «conclave» di Napoli, sia stata particolarmente avanzata. Sarebbe stato molto bello, ovviamente, che il Consiglio di Bruxelles, che ha concluso la nostra Presidenza, avesse visto un accordo per giungere con successo, al termine della Conferenza intergovernativa, all'approvazione del Trattato costituzionale. Ciò non è stato possibile, non per responsabilità italiane.
Riteniamo che ora l'Italia debba, come è già stato autorevolmente espresso sia dal ministro sia dal nostro Presente del Consiglio in più di un'occasione, impegnarsi per favorire, il più presto possibile, la ripresa di un negoziato che veda l'approvazione della bozza uscita dal «conclave» di Napoli, con l'affermazione di quell'idea di Europa che ha guidato il lavoro dei membri della Convenzione e che è propria - credo - anche della Casa delle libertà. Si tratta di un'Europa non riconducibile né ad una pura lega delle nazioni, ad una pura area di libero scambio, né ad un mostruoso e burocratico super-Stato continentale: è una federazione di Stati-nazione in cui i singoli Stati nazionali stabiliscono volontariamente di mettere in compartecipazione una quota della loro sovranità e di decidere insieme su una serie di materie.
Vorrei poi affrontare - e con ciò concludo - il tema dell'agenda di Lisbona e dello sviluppo delle politiche di coesione. Credo che l'Europa abbia bisogno di perseguire con forza gli obiettivi fissati a Lisbona e ritengo che nei documenti al nostro esame, in particolar modo nel programma operativo del Consiglio, dove si rafforza l'idea di orientare sempre di più le politiche di coesione a sostegno dello sviluppo e della competitività delle imprese e dell'economia europea, questo obiettivo sia ben presente.
Credo che - mi rivolgo al collega Zani - non sia segno di un'Europa minima il chiedere che l'Europa stessa sia più orientata ad esprimere una voce chiara sui grandi temi e meno dispersa su una serie di questioni minute, concernenti anche la legislazione normativa, che rischiano di determinare un appesantimento burocratico per le imprese ed i cittadini degli Stati membri. Ritengo che, invece, questa richiesta rappresenti l'idea di una grande Europa, capace - lo ripeto - di esprimersi con voce univoca, chiara e forte sulle grandi questioni, lasciando al libero gioco dei suoi cittadini, delle sue imprese e delle sue comunità nazionali la possibilità di normare gli aspetti della vita sociale, economica ed individuale.
Da questo punto di vista, anche il richiamo del collega della Margherita al quadro delle politiche di coesione, laddove viene in qualche modo imputato al nostro Governo ed alla Presidenza italiana la colpa di non aver sostenuto adeguatamente le regioni del nostro Mezzogiorno ricadenti nell'obiettivo 1, credo contenga un addebito infondato. Voglio infatti ricordare al collega che, proprio grazie alla trattativa condotta dal nostro Governo, le regioni del nostro paese ricadenti nell'obiettivo 1 - che non erano già in phasing out e che, quindi, non erano già destinate ad uscire dall'area obiettivo delle politiche di coesione - continueranno a permanere all'interno dei confini delle aree destinatarie dei fondi strutturali. Invece, voglio ricordare che questo obiettivo non era stato raggiunto dal Governo di centrosinistra, che aveva accettato - il ministro Buttiglione mi corregga se sbaglio - che le regioni ricadenti nell'obiettivo 1 del Mezzogiorno italiano potessero uscire dall'area di applicazione delle politiche strutturali di coesione e di solidarietà.
Credo, quindi, che sia un segno importante coniugare questo impegno solidaristico del nostro Governo rispetto ad una coesione nazionale con l'idea di un'Europa orientata allo sviluppo ed alla competitività dell'impresa ed orientata ad esprimersi sulle grandi questioni; mi riferisco ad un'Europa che non vuole più intervenire su questioni minute e non vuole più produrre infiniti lacci e lacciuoli burocratici e normativi, che rischiano di essere un aggravio per le imprese e per i cittadini. Ciò non è segno di un'Europa minima, ma di una grande Europa.
Ritengo che le questioni che ho illustrato possano delineare bene la nostra idea di Europa e quella di questo Governo e ben segnare l'impegno della Presidenza italiana durante il semestre europeo. Grazie ad esso il nostro paese ha ottenuto importantissimi risultati sul piano della difesa dei nostri interessi nazionali, ma soprattutto sul piano della difesa dell'idea di Europa che abbiamo in mente, che abbiamo proposto ai cittadini e che continueremo
a portare pervicacemente avanti fino a quando avremo la responsabilità del Governo di questo paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, il mio intervento sarà molto breve, perché i colleghi che mi hanno preceduto, in particolare quelli dell'opposizione, hanno molto approfondito tutte le tematiche relative agli importanti documenti in esame, nonché all'innovazione intervenuta dopo il vertice di Siviglia, concernente una maggiore capacità del Parlamento di intervenire nella fase ascendente e nella programmazione dei lavori triennali della Commissione.
Non avendo, di fatto, potuto seguire i lavori (perché nessuno di noi ha potuto analizzare tutti i documenti), necessariamente devo rifarmi ai problemi più generali che ci troviamo ad affrontare oggi e che mi auguro saranno prontamente superati anche grazie al voto che avrà luogo questa mattina sui documenti in esame. Occorre che ciò sia fatto al più presto possibile per il mondo, per l'Europa e per il nostro paese.
Peraltro, noi abbiamo depositato da tempo una mozione, poi seguita da quelle di tanti altri colleghi, volta a favorire una maggiore coesione politica degli Stati membri dell'Unione europea. La nostra fede europeista e la nostra intenzione di ricucire gli strappi che ci sono stati, in particolare a partire da questa sbagliata guerra irachena, sono quindi indubbie.
Per quanto concerne la preoccupazione di molti colleghi sul fatto che nel 2006 non ci saranno più i fondi strutturali destinati al sud, vorrei che tale preoccupazione fosse estesa a tutto il paese. Io, provengo, per esempio, da una zona del nord, come il Piemonte, che purtroppo ha vissuto una crisi gravissima insieme a tutto il paese, una crisi che a Torino sussiste ancora, viste le vicende della FIAT e lo smantellamento, di fatto, della fabbrica di Mirafiori.
Il problema, quindi, dei fondi strutturali, che finora sono serviti a tamponare in qualche modo le sempre più esigue casse dello Stato, e l'impossibilità per il nostro Governo di seguire le indicazioni europee del patto di stabilità, al punto di prendere l'iniziativa di farlo saltare nel semestre italiano - come ha fatto il ministro Tremonti - preoccupano anche il nord e non solo il sud, perché effettivamente verrà a mancare una «fonte» non indifferente di risorse che permetterebbero di tamponare tante situazioni difficili e di progettare anche delle possibilità di riconversione ad una economia nuova.
Questo è un capitolo che non credo si possa approfondire in questa sede ma che sicuramente dovremo trovare il modo di trattare con urgenza in Parlamento prima di arrivare al 2006.
Per quanto riguarda, invece, il programma della Commissione - che tutto sommato è abbastanza condivisibile - la parte relativa alle questioni ambientali, con particolare riferimento alle decisioni gravi che si stanno prendendo in sede europea rispetto alla possibilità di diffondere prodotti OGM - ad esempio, anche il grano OGM - nonostante le nuove norme sull'etichettatura, che, pur essendo in vigore, non mi pare siano applicate, perché è difficile trovare sui prodotti presenti nei nostri negozi e nei supermercati, come la legge prevede, le indicazioni relative alla presenza o meno degli OGM, mi rende un po' preoccupata.
Vorrei, quindi, richiamare l'attenzione del ministro per le politiche comunitarie e del ministro delle politiche agricole - che mi risulta essere più sensibile rispetto ai rischi in questione - sull'esigenza di esercitare al riguardo una giusta pressione da parte del nostro paese. Non si tratta di liberalizzare gli OGM, ma di ridurli e, se possibile, eliminarli, perché sappiamo benissimo che tutto il nostro sistema agroalimentare è un sistema di qualità che l'introduzione degli OGM non farebbe che distruggere.
In questo modo faremmo solo il gioco di altri paesi, come gli Stati Uniti, che hanno interesse a distruggere queste sacche
di qualità, oltre che a copiare il cosiddetto made in Italy anche alimentare.
Un'altra preoccupazione, ben più consistente, è relativa alla questione della sicurezza europea. Mi riferisco al fatto che, in un momento in cui si sono riaperti i giochi con la scelta della Spagna di ritirare le truppe, l'Unione europea avrebbe in Iraq uno spazio enorme per proporre soluzioni. Il Governo francese, ad esempio, ha avanzato la proposta di una conferenza come quella che ha risolto parzialmente e temporaneamente il problema dell'Afghanistan. L'Unione europea insieme - non il Governo italiano che, purtroppo, è gravemente carente e ha problemi contingenti come quello degli ostaggi - non è in grado di avanzare una proposta politica forte per la sicurezza nel mondo e per risolvere le gravissime crisi nelle aree del Medio Oriente, dell'Iraq, dell'Afghanistan e dei Balcani.
Chiedo al ministro di tenere in considerazione tale aspetto e di attivarsi, insieme al ministro degli affari esteri, per rafforzare la capacità europea e per rendere finalmente visibile l'unione politica, che ci auguriamo al più presto possa essere dotata anche di una Costituzione, bloccata per le divisioni che abbiamo dovuto subire dopo la decisione dell'intervento in Iraq.
Per quanto riguarda il voto, anche i Verdi chiedono la votazione per parti separate della risoluzione della maggioranza e voteranno a favore di tutte le risoluzioni proposte dall'opposizione, compresa quella di Rifondazione comunista (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo).
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