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NINO STRANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NINO STRANO. Signor Presidente, vorrei parlare di ciò che è successo negli scorsi giorni e, da deputato catanese, mi permetto di sollecitare la Presidenza - dopo aver appreso tra l'altro che lei personalmente
si è recato a trovare la fami glia - a manifestare un'espressione di cordoglio nei confronti di Fabrizio Quattrocchi, un ragazzo che è andato a lavorare in Iraq, dove è stato barbaramente ucciso da terroristi islamici. È morto - e ci piace pronunciare questa frase - da eroe! Ciò non è inutile in una patria che ha bisogno anche di eroi.
È morto sfidando il terrorismo e la barbarie, dicendo con fierezza «così muore un italiano». Signor Presidente, vogliamo rivolgerle la preghiera di sensibilizzare la Camera, così distratta a fronte di un giovane...
PRESIDENTE. Onorevole Strano, lei sa che la Camera ha una sua...
NINO STRANO. Ognuno ha una sua sensibilità. D'altronde la stampa di sinistra ha già detto con chiarezza quale sia il loro pensiero su chi è morto in Iraq pochi giorni fa (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo). Lo hanno detto con chiarezza e hanno vomitato ingiurie su chi è morto o su chi è tenuto ostaggio dalla barbarie terroristica islamica per avere soltanto cercato di lavorare in Iraq (Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).
MARIDA BOLOGNESI. Provocatore!
LUIGI OLIVIERI. Smettila!
NINO STRANO. Quindi, ci aspettiamo da lei e dalla Camera un gesto di cordoglio nei confronti di un ragazzo che è morto con la parola «Italia» sulle labbra (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale - Commenti del deputato Cima).
PRESIDENTE. Ora, però, cerchiamo di non fare di questo un elemento di discordia. Almeno sulla morte...
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, intervengo con riguardo agli articoli 41 e seguenti del regolamento. Affinché non diventi un termine di discordia, e nel pieno rispetto della Presidenza, le faccio presente che il Presidente della Camera ci ha richiamato - ed a questo mi sono sempre attenuto - al rispetto del regolamento in merito agli interventi per questioni particolari, che devono essere svolti alla fine della seduta. Poiché puntualmente accade che qualcuno, in particolare l'onorevole Strano, prenda la parola senza seguire tale disciplina, prendiamo atto che in questa Camera quanto stabilito dal Presidente non viene rispettato.
NINO STRANO. È stato fatto anche ieri!
ROBERTO GIACHETTI. Se un'eccezione si perpetua, non è più eccezione, ma norma.
Signor Presidente, credo che lei, in funzione di Presidente, dovrebbe interrompere l'onorevole Strano per quanto sta dicendo. Infatti, egli afferma cose che ci offendono e sulla vicenda di Quattrocchi sarebbe meglio evitare di procedere con speculazioni di questo tipo. Che l'onorevole Strano parli in tal modo in una sede formalmente non adeguata, credo sia fatto che la Presidenza dovrebbe stigmatizzare ed impedire (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, la ringrazio per il suggerimento. Di solito io non tolgo la parola a nessuno (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
ALESSANDRO CÈ. Non sono tutti come te!
PRESIDENTE. Forse in ciò abuso, ma ritengo importante il diritto del parlamentare di esprimersi. Peraltro, su una questione
di tale valenza, la richiesta del collega Strano mi pareva anche corrispondente ad un sentimento apprezzato da tutti. Naturalmente, ciò può determinare polemiche.
Mi permetto di dire che, personalmente, come Vicepresidente della Camera, ho sentito il bisogno di andare a salutare la famiglia di Fabrizio Quattrocchi, che ha molto riserbo nel suo dolore e nel suo rammarico per quanto accaduto. L'ho fatto indegnamente, dato che ho agito a titolo personale senza consultarmi con il Presidente, ma ho ritenuto di poter parlare a nome dei colleghi, i quali, sulla morte di un italiano, che è morto da italiano, non credo dovrebbero avere opinioni diverse (Applausi).
ROBERTA PINOTTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Credevo di avere parlato anche per lei...
ROBERTA PINOTTI. In qualche modo sì, signor Presidente, ma volevo sottolineare che anch'io mi sono sentita di scrivere una lettera di cordoglio alla famiglia. Ognuno ha le sue forme per manifestare il cordoglio per quanto avvenuto.
Signor Presidente, apprezzo il fatto che lei non tolga la parola, ma quando si vuole trovare un consenso rispetto ad un'iniziativa non la si presenta insultando chi sta dall'altra parte. Non è questo il modo (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!
ROBERTO ALBONI. Non parlare più!
ROBERTA PINOTTI. Questo è solo il modo per fare strumentalizzazione politica. È chiaro che davanti ai morti tutti quanti ci inchiniamo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevole Pinotti, lei sa che il diritto di parola consente, appunto, la parola e che la libertà è anche un rischio, che si può correre, nella scelta delle parole.
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