Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 454 del 21/4/2004
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(Dichiarazioni di voto - Doc. IV-quater n. 81)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà

VALTER BIELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in Giunta e in Assemblea sono esaminate molte questioni riguardanti la funzione parlamentare. Qualche parlamentare cerca di abusare delle prerogative parlamentari. Potrebbe persino accadere che un parlamentare consenta che qualche giornalista vada in carcere e, davanti all'evidenza che un giornalista non può andare in carcere ma solo l'assistente del parlamentare, può accadere che il parlamentare chieda, di fronte al rischio di un reato, che tutto ciò rientri nelle sue prerogative.
Da questo punto di vista, ne abbiamo viste molte, forse ne vedremo delle altre. Anche questa è una situazione abbastanza simile. Il Cito ha chiesto alla Giunta per le autorizzazioni e all'Assemblea di far rientrare nell'ambito dell'insindacabilità tutto quello che ha fatto nel corso della sua attività parlamentare (quando era sindaco e quando non lo era), anche cercando in molte occasioni di abusare delle prerogative parlamentari (chiedendone una estensione). Noi abbiamo cercato di ricondurre la Giunta al suo corretto ruolo e di considerare le prerogative che andavano salvaguardate. Allora, abbiamo distinto alcune questioni, convenendo di sottoporre alcuni aspetti al giudizio dell'Assemblea.
Certamente, mi auguro che non siano prese ad esempio da nessun parlamentare le espressioni utilizzate, che credo neanche Biondi, che è così liberale, consentirebbe in questa Assemblea. Nel caso in esame, siamo di fronte ad affermazioni del Cito di estrema pesantezza, riferite ai dirigenti della società di calcio: affermazioni pesanti, che in altre situazioni credo potrebbero essere giudicate sindacabili, ma in questo caso c'è una questione che mi sembra pertinente. Il Cito, nella sua attività parlamentare, su un tema come questo, ha presentato anche documenti di sindacato ispettivo. Noi abbiamo un riscontro di interrogazioni presentate in Assemblea che fanno riferimento alla vicenda riguardante la società Taranto calcio ed al problema di cui oggi si discute.
Allora, per quanto riguarda il primo capo di imputazione, credo che la proposta avanzata dal relatore e presidente della Giunta per le autorizzazioni di ritenere queste affermazioni insindacabili sia condivisibile. Ma c'è un altro capo d'imputazione, a proposito del quale mi permetto di riprendere le affermazioni del Cito, anche perché abbiamo presenti nelle tribune gli studenti di una scuola media, ai quali voglio far notare quali frasi usa un parlamentare, che invece dovrebbe dare l'esempio, visto il suo ruolo, rivolgendosi ad un suo avversario. Se un ragazzo pronunciasse queste frasi in classe, lo manderebbero fuori dall'aula! Cito definisce questi personaggi «carogne», «vigliacchi», «vermi», «quattro luridi cialtroni»!

PRESIDENTE. Onorevole Bielli, l'aveva già riferito il relatore!

VALTER BIELLI. Lei sa che io lo posso ripetere.

PRESIDENTE. Repetita iuvant, ma non sempre è così...


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VALTER BIELLI. Questo, Presidente, mi scuserà, ma lo decido io, proprio per il suo spirito liberale...

ANTONIO LEONE. Bielli, non fare il polemico!

VALTER BIELLI. Ho citato di nuovo questi quattro termini, perché in aula si è sentito anche di peggio. Ma a proposito di tali espressioni credo che il parlamentare avrebbe il diritto-dovere di usare un linguaggio consono al suo ruolo. Non lo ritengo corretto e credo si sia andati oltre le righe.
Presidente Biondi, credo che lei in aula avrebbe censurato frasi così ingiuriose. Proprio perché ho molte critiche, molte riserve sulla possibilità di usare affermazioni di questo tipo - e mi avvio a concludere -, io non voterò per la insindacabilità, che mi sembra un premio eccessivo all'ingiuria e all'offesa personale. Il gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo si asterrà nella votazione riferita al secondo capo di imputazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fragalà. Ne ha facoltà.

VINCENZO FRAGALÀ. Signor Presidente, signori deputati, credo che la proposta di insindacabilità, per una parte votata all'unanimità, per l'altra a maggioranza, meriti l'approvazione unanime di tutto il Parlamento.
Infatti, l'ex componente di questa Camera, il deputato Cito, ha dimostrato per tabulas che la sua polemica politica contro la cattiva gestione di una società calcistica legata alla città di Taranto, che era debitrice nei confronti del comune di Taranto (di cui lo stesso Cito era sindaco) per molti milioni, ha trovato ingresso e riscontro nella sua attività parlamentare. Egli, sull'argomento, ha presentato alcune interrogazioni al ministro della giustizia, per lamentare una benevola distrazione della procura della Repubblica di Taranto rispetto alle sue ripetute denunce sulla mala gestione della società calcistica e, successivamente, in merito all'utilizzazione improvvida o, addirittura, dissipatrice del denaro pubblico da parte della stessa.
Non c'è dubbio, pertanto, che ci troviamo nel perimetro normativo di cui all'articolo 68 della Costituzione. Stiamo, infatti, valutando espressioni, opinioni e dichiarazioni rese anche in sede parlamentare e che riguardano un dibattito politico da parte di un membro del Parlamento.
Una parte della Giunta ha espresso un avviso di segno diverso - e oggi, attraverso il collega Bielli, ha annunciato un voto di astensione - circa le dichiarazioni che durante un dibattito televisivo il deputato Cito aveva reso nei confronti del presidente e dei dirigenti della società calcistica. Credo che l'opinione - pur autorevole - del collega Bielli non abbia il pregio e lo spessore per ritenere che tali dichiarazioni non siano comprese nel disposto dell'articolo 68 della Costituzione. Bielli, infatti, ha lamentato soltanto che Cito, con accenti forti o con frasi ingiuriose, o addirittura volgari, ha affrontato tale dibattito con il dirigente della squadra calcistica e con altri esponenti della stessa.
Nella giurisprudenza - se così la possiamo chiamare - della Giunta per le autorizzazioni, si è fatta una differenza tra i discorsi parlamentari - che hanno un certo tenore e determinate espressioni, non voglio dire paludate, ma certamente significative del rispetto dell'Assemblea - ed altri discorsi. Quando il parlamentare, però, in un comizio o in un dibattito televisivo usa, rispetto all'argomento che tratta e rispetto soprattutto agli ascoltatori, accenti coloriti o forti, o anche volgari, ciò certamente non pone - come ha sostenuto a contrario il deputato Bielli - tali dichiarazioni al di fuori della prerogativa prevista dall'articolo 68 della Costituzione a tutela dell'indipendenza e della libertà del parlamentare.
Non c'è dubbio che, in merito a questo voto disgiunto - e concludo -, si sia voluta sollevare una polemica, tant'è vero che il collega Bielli ha iniziato il suo intervento parlando di una questione che con Cito non c'entra niente e che riguarda un'altra vicenda in discussione presso la Giunta per le autorizzazioni.


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Credo che, rispetto a questi temi, il Parlamento non possa dividersi per posizioni pregiudiziali, ideologiche o partitiche, perché la tutela della prerogativa della libertà e dell'indipendenza dell'esercizio parlamentare deve stare a cuore all'intero Parlamento, senza differenza di segno o di colore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fanfani. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, vorrei svolgere alcune brevissime considerazioni a margine di ciò che è stato detto ottimamente sia dal Presidente che da altri colleghi.
Noi siamo di fronte a due episodi solo proceduralmente riuniti in un unico contesto, ma che, in realtà, si riferiscono a due contestazioni diverse, delle quali l'una è certamente sussumibile nell'ambito della insindacabilità di cui all'articolo 68 della nostra Carta costituzionale e l'altra, probabilmente, appare un po' più problematica. Mi esprimo in questi termini appoggiando la valutazione che è stata espressa dal collega Bielli in ordine al voto di astensione.
Nella prima contestazione si muovono censure al collega Cito per aver svolto una critica pesante nei confronti della gestione della società Taranto calcio. Certamente, ciò rientra nell'ambito di quelle critiche che egli aveva svolto, durante la XIII legislatura, nel testo dell'interrogazione a risposta scritta n. 4-05051, nella quale sostanzialmente aveva anticipato le dichiarazioni rese successivamente. Quindi, siamo di fronte alla ripetizione esterna di un atto tipico che, come tale, è coperta da insindacabilità.
Più problematica è la seconda questione. A tal proposito, bisogna intendersi: se l'Assemblea è abituata a sopportare espressioni colorite, ha ragione chi sosteneva poco fa che vi è, da parte dei parlamentari, un dovere di correttezza anche nei rapporti reciproci ed esterni. Infatti, questo dovere è il simbolo del modo di rapportarsi dello Stato italiano nei confronti degli altri cittadini, né può essere diversamente.
Vi sono alcune espressioni, come «carogne» e «vermi», che costituiscono traslati animalisti, che sono certamente di dubbio gusto e che rappresentano un giudizio negativo sulle qualità personali di un soggetto; e ve ne sono altre, come «vigliacchi», «privi di coraggio», o «cialtroni», la cui etimologia non mi aiuta (perché non riesco a capire da dove possa nascere questo termine). Certamente, non si tratta di un'espressione garbata e la stessa susciterebbe in ciascuno di noi, se detta in faccia, una reazione piuttosto pesante.
Tuttavia, prendo atto che questa Assemblea ha una «giurisprudenza» molto ampia ed aperta su questo punto. Infatti, abbiamo dichiarato non sindacabili espressioni ancora più pesanti di queste (nell'assenso del Presidente leggo una valutazione positiva di ciò che sto dicendo) ed abbiamo assistito, anche direttamente, a contrasti che hanno presupposto e sono stati alimentati da espressioni colorite di questo tipo, nei confronti delle quali non è stata sollevata alcuna eccezione.
Rimango della mia idea: i parlamentari hanno un dovere di correttezza che non può loro consentire di trasmodare in questi termini. Prendo atto delle valutazioni e della giurisprudenza che si è formata in quest'aula sull'uso dei termini coloriti e, quindi, preannuncio il mio voto di astensione.

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