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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della Relazione della XIV Commissione sul programma legislativo e di lavoro della Commissione delle comunità europee per l'anno 2004, sul programma operativo del Consiglio dell'Unione europea per l'anno 2004 e sul programma strategico pluriennale 2004-2006.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori (vedi calendario).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Il relatore, onorevole Airaghi, ha facoltà di svolgere la relazione.
MARCO AIRAGHI, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in linea con quanto stabilito dal Consiglio europeo di Siviglia, quest'anno, per la prima volta, la XIV Commissione ha svolto l'esame del programma legislativo della Commissione delle Comunità europee per il 2004 e del programma operativo del Consiglio dell'Unione europea per il 2004 congiuntamente al programma pluriennale strategico per gli anni 2004-2006.
Siamo in un momento storico importante poiché è prossimo l'ingresso, nell'Unione europea, di dieci nuovi Stati membri: il 1o maggio 2004 le frontiere dell'Unione europea si estenderanno, infatti, fino ai confini con l'Ucraina, con un significativo ampliamento anche della popolazione europea. L'ingresso dei nuovi Stati membri coinciderà con il rinnovo della legislatura del Parlamento europeo; sempre dal 1o maggio 2004 la Commissione europea vedrà, quindi, la sua nuova composizione allargata a dieci nuovi commissari, in rappresentanza dei nuovi paesi membri, e verrà rinnovata integralmente dal 1o novembre 2004.
I documenti esaminati dalla XIV Commissione delineano le future priorità dell'UE, assicurando ai Parlamenti nazionali uno strumento essenziale di comprensione del cammino dell'Unione nell'anno in corso e legittimando i medesimi ad intervenire con tempestività ed efficacia nella fase preliminare, anche attraverso l'espressione di osservazioni e di indirizzi al Governo.
La procedura di esame dei documenti comunitari ormai consolidata nella prassi parlamentare ha previsto l'esame da parte di tutte le Commissioni permanenti, nonché un esame generale anche attraverso l'audizione degli europarlamentari italiani da parte della XIV Commissione.
Inoltre, un ulteriore ed importante contributo è stato dato, per la prima volta, dall'esame da parte del Comitato per la legislazione. Infatti, il Presidente della Camera, rispondendo in tal senso ad una richiesta del presidente del predetto Comitato concernente l'opportunità di prevedere l'assegnazione anche al Comitato medesimo del programma legislativo dell'Unione europea per il 2004, ha ribadito la rilevanza dell'impegno della Camera dei deputati verso il miglioramento della qualità della legislazione e verso lo sviluppo di una sempre più efficace metodologia legislativa che, nell'ottica di una proficua collaborazione tra le istituzioni nazionali e quelle europee, si ponga gli obiettivi della semplificazione e del riordino della normativa vigente anche in direzione di un quanto mai auspicabile rafforzamento del coordinamento tra le politiche legislative interne e quelle comunitarie. Il coinvolgimento del Comitato per la legislazione nell'esame del programma legislativo dell'Unione europea, in particolare per quanto concerne le parti specificamente dedicate all'illustrazione delle tecniche di produzione normativa, va visto quale strumento
ulteriore per una più piena partecipazione del Parlamento italiano alla cosiddetta «fase ascendente» del diritto comunitario.
L'esame di tali documenti comunitari continua a rappresentare, quindi, una delle principali strade per consentire la piena partecipazione parlamentare alla «fase ascendente» di formazione del diritto e delle politiche dell'Unione europea. Il ruolo dei parlamenti nazionali viene, in tal modo, significativamente rafforzato proprio nell'imminenza dell'ingresso di dieci nuovi Parlamenti.
Per quanto riguarda i documenti comunitari in esame, la Commissione europea ha approvato, nell'ottobre 2003, il programma legislativo e di lavoro per il 2004, che individua le priorità politiche per tale anno, gli obiettivi, le principali iniziative e le relative risorse. Il programma legislativo tiene conto del fatto che il mandato della Commissione scadrà il 31 ottobre del 2004. Al documento sono stati allegati, quindi, gli elenchi delle proposte che la Commissione inserisce tra le sue priorità: le proposte legislative e le misure non legislative (come comunicazioni, Libro bianchi o Libri verdi) corrispondenti alle priorità politiche per il 2004; le proposte che saranno oggetto di un'analisi di impatto approfondita prima di essere adottate; la valutazione dei progressi compiuti verso il conseguimento degli obiettivi strategici 2000-2005 della Commissione europea; le proposte già adottate dalla Commissione ed alle quali l'autorità legislativa dovrà dare seguito nel corso del 2004; infine, una valutazione sulle attività intraprese in materia di codificazione e semplificazione della normativa comunitaria.
Il programma operativo annuale del Consiglio per il 2004, invece, è stato presentato dalle Presidenze coinvolte (Irlanda e Paesi Bassi) il 19 dicembre 2003, dopo essere stato discusso dal Consiglio dell'Unione l'8 dicembre dello stesso anno. Tale programma definisce ed organizza i lavori del Consiglio per il 2004 individuando le principali questioni da affrontare nel corso dell'anno di riferimento. Sempre nel quadro del nuovo metodo di programmazione, l'8 dicembre 2003 è stato presentato, quindi, dalle Presidenze interessate (Irlanda, Paesi Bassi, Lussemburgo, Regno Unito, Austria e Finlandia), il programma strategico pluriennale del Consiglio 2004-2006, adottato dal Consiglio europeo di Bruxelles nella seduta del 12 dicembre 2003.
Questi atti comunitari risultano di interesse ancora maggiore rispetto agli anni passati, considerato che quello in corso sarà un anno di fondamentali cambiamenti per l'Unione europea. Essi mantengono ferma la fiducia e l'ottimismo per la rapida approvazione di un trattato costituzionale europeo che definisca la cornice normativa e le modalità di funzionamento di un'Europa più vasta territorialmente ma, al tempo stesso, più vicina e «comprensibile» per tutti i suoi cittadini. Nell'adesione dei nuovi Stati membri, nella stabilità e nella crescita sostenibile sono state individuate, quindi, le tre aree di priorità per il 2004.
La relazione da me svolta, approvata dalla Commissione politiche dell'Unione, rappresenta, innanzitutto, il risultato finale di un ampio ed intenso dibattito in Commissione ed affronta, tenendo conto delle indicazioni emerse nel corso dell'esame nelle Commissioni di merito e nell'ambito dell'audizione di rappresentanti italiani al Parlamento europeo, i seguenti punti: le prospettive dell'allargamento dell'Unione europea, anche in vista di una prossima ed auspicata approvazione della Carta costituzionale europea; le prospettive economiche e finanziarie conseguenti al prossimo allargamento dell'Unione europea ai dieci nuovi Stati membri; i problemi della sicurezza e della difesa europea, soprattutto in conseguenza dei numerosi eventi terroristici che hanno colpito il mondo e, da ultimo, alcuni paesi europei; le politiche di settore come l'ambiente, i trasporti, il commercio con l'estero, la sicurezza alimentare e l'agricoltura; infine, la politica in materia di ricerca spaziale, ritenuta di rilevanza strategica per lo sviluppo dell'Unione.
La relazione intende valorizzare la funzione parlamentare di indirizzo in relazione alla futura attività dell'Unione europea e concorrere, in un rapporto sinergico con l'esecutivo, alla definizione delle priorità per l'ormai imminente allargamento dell'Unione europea a 25 Stati. Vi è, innanzitutto, il riconoscimento del valore fondante del ruolo dei Parlamenti nazionali. È da evitare, invece, il rischio di arrivare al prossimo appuntamento elettorale del 12 e 13 giugno 2004 con un'assoluta mancanza di chiarezza sul futuro dell'Europa, da cui scaturisce, appunto, la necessità che i Parlamenti nazionali facciano valere il proprio ruolo sullo stato dei negoziati.
Questo tipo di intervento parlamentare è, d'altro canto, di estrema importanza, in quanto, se pienamente e correttamente utilizzato, costituisce il principale strumento di incisione sulla «fase ascendente» del ciclo decisionale europeo. Al di là, poi, dei rilievi che possono essere mossi con riferimento al metodo della riunione di Berlino della cosiddetta troika (Gran Bretagna, Francia e Germania), talune delle proposte adottate in tale occasione meritano attenta considerazione. Penso, in particolare, alla proposta di affidare ad un Vicepresidente della Commissione europea, appositamente insediato, l'incarico di promuovere le riforme economiche, coordinando i lavori dei commissari più direttamente coinvolti nelle varie iniziative. Interessante appare, inoltre, il riferimento alla necessità di una revisione del quadro degli aiuti di Stato, in modo che gli indirizzi su tali aiuti e sul capitale di rischio prendano in considerazione le principali carenze del mercato che frenano l'iniziativa.
Si sta facendo strada, a livello europeo, la consapevolezza del ridimensionamento di una politica esasperata della concorrenza e del libero mercato, anche a fronte delle contraddizioni che tale approccio manifesta in una cornice di competizione globale (si pensi, ad esempio, a quanto incida, sull'economia del nostro continente, l'importante ruolo della Cina).
È maturo anche un ripensamento della nozione di servizio pubblico, nella sua dimensione di servizio sociale a carattere universale e di veicolo di coesione sociale: si tratta di una nozione fortemente penalizzata in anni passati, nei quali è prevalsa la logica delle privatizzazioni indiscriminate. Vi sono, quindi, nel dibattito corrente sui temi dell'Europa, anche a livello di Governi, le premesse per una ripresa di iniziativa sociale.
Per quanto attiene alle relazioni esterne dell'Unione europea, pare essenziale, nell'ottica dell'integrazione, il rilancio della cooperazione euromediterranea, ed in tale prospettiva l'Italia può svolgere un ruolo essenziale nel riequilibrio verso il sud di un'Europa a 25 che oggi appare troppo sbilanciata verso le aree centro-settentrionali.
Tra le priorità della politica estera europea, ci deve essere quella di fare dell'Unione un protagonista autorevole sul piano dei rapporti internazionali. Come rilevato dalla Presidenza irlandese, un sostanziale multilateralismo, senza pregiudicare un forte legame transatlantico, è infatti il mezzo migliore per potenziare la sicurezza mondiale e per estendere i vantaggi della pace, dello sviluppo e del rispetto dei diritti dell'uomo. A tal fine, i Governi degli Stati membri si devono impegnare a far sì che l'Unione contribuisca al miglioramento del sistema di sicurezza internazionale basato sulle Nazioni Unite, soprattutto per quanto riguarda le operazioni di mantenimento della pace e di gestione delle crisi.
La necessità di un'adeguata attenzione alle questioni fiscali e, in particolare, all'avanzamento della armonizzazione fiscale, mi induce a voler evidenziare uno speciale richiamo su tali temi. Dopo l'introduzione della moneta unica, i progressi dell'armonizzazione appaiono infatti indispensabili al fine di prevenire fenomeni di concorrenza fiscale dannosa, i quali finiscono per colpire i fattori meno mobili della produzione e, quindi, i redditi da lavoro dipendente; l'Italia, in particolare, avrebbe tutto l'interesse a favorire tale processo.
È opportuno promuovere, altresì, gli interventi necessari a rafforzare il livello di sicurezza comunitaria nel settore dei trasporti, come previsto nel secondo e terzo «pacchetto ferroviario», al fine di pervenire alla creazione di uno spazio ferroviario integrato mediante l'armonizzazione delle norme tecniche e di sicurezza. Sarebbe necessario, d'altro canto, favorire una politica comune nel settore del trasporto aereo, volta ad assicurare, nel quadro del «cielo unico europeo», standard uniformi e rigorosi di sicurezza. È importante, a questo punto, considerare anche problemi fondamentali come le cosiddette «autostrade del mare» per il trasporto marittimo. Uno degli obiettivi della politica europea dovrà necessariamente essere, poi, il completamento della liberalizzazione dei settori dell'energia elettrica e del gas, al fine di favorire una maggiore apertura dei mercati nazionali.
Si ritiene opportuno, infine, adottare le necessarie politiche legislative nazionali, volte a favorire e promuovere l'industria e la ricerca spaziale a livello europeo. Come sottolinea la Commissione europea, infatti, emergeranno i preziosi contributi delle tecnologie e delle applicazioni spaziali nei campi della crescita economica, della creazione di posti di lavoro e della competitività industriale. Il successo dell'ampliamento dell'Unione europea ed il perseguimento di uno sviluppo sostenibile, accompagnato da una migliore sicurezza e dalla difesa per tutti, rappresentano infatti i vantaggi che lo sviluppo del settore spaziale potrebbe permettere di raggiungere.
Appare indispensabile, inoltre, una solidarietà continentale nell'affrontare le problematiche relative alle politiche dell'immigrazione. Si tratta di un problema per il quale la nostra penisola, per conformazione e per collocazione, si configura come vero e proprio avamposto di frontiera, che tuttavia deve essere sorretto, nelle proprie azioni di contrasto e di governo del fenomeno dell'immigrazione clandestina, da tutti i paesi europei, i quali, volenti o nolenti, sono comunque il terminale ultimo dell'esodo dei disperati dai paesi poveri del mondo verso il nostro ricco continente.
Mi permetto, da ultimo, di fare un richiamo particolare alla necessità di una forte compattezza dell'Unione europea nelle questioni relative al contrasto del terrorismo internazionale. Tale compattezza è indispensabile per confidare nella sconfitta di queste trame di morte, che già hanno causato un pesante tributo di sangue ad alcune nazioni del nostro continente.
Concludo, signor Presidente, auspicando che il dibattito sulla mia relazione, approvata dalla XIV Commissione, sia ampio e fruttuoso, e consenta all'Assemblea di approvare, in modo fortemente condiviso, significative risoluzioni che impegnino il nostro Governo ad adottare concrete iniziative per la costruzione di un futuro di pace, di libertà e di benessere per il nostro continente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, il Governo si riserva di intervenire nel prosieguo del dibattito.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Bova. Ne ha facoltà.
DOMENICO BOVA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la riflessione cui oggi è chiamato il nostro Parlamento riguarda i tre documenti programmatici, alla base della relazione svolta dal collega onorevole Airaghi nei quali sono compendiati gli indirizzi politici e le scelte operative di fondo ai quali la Commissione europea ed i paesi incaricati della Presidenza di turno dell'Unione europea intendono improntare la loro azione. L'orizzonte temporale preso in considerazione parte dal 2004 fino a coprire il prossimo triennio.
La riflessione sugli indirizzi programmatici e politici dell'Unione europea viene a coincidere con un passaggio cruciale per il futuro dell'Europa, vale a dire all'indomani
della battuta d'arresto registratasi al Consiglio europeo di Bruxelles sul versante del trattato costituzionale ed in prossimità di quel 1o maggio a decorrere dal quale si passerà ad un'Unione a 25 Stati membri.
Tutto ciò avviene mentre si approssimano le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo e nell'imminenza del rinnovo complessivo della Commissione europea, che avrà luogo il 1o novembre del corrente anno. Si corre così il rischio di arrivare all'appuntamento elettorale del 12 e 13 giugno con un'assoluta mancanza di chiarezza sul futuro dell'Europa: da qui nasce la necessità che i Parlamenti nazionali facciano sentire la propria voce sullo stato dei negoziati.
L'esame del programma legislativo della Commissione e del programma operativo del Consiglio costituisce, dunque, anche per questi motivi, un momento fondamentale dell'intervento parlamentare sulla formazione degli atti normativi comunitari. Si tratta, infatti, di valutare le priorità politiche e legislative definite dalle istituzioni europee per l'anno in corso, indicando gli indirizzi, sia generali sia specifici, ai quali il Governo dovrà attenersi.
Sarebbe prioritario a tal proposito, anche se mi rendo conto delle difficoltà esistenti, porre in essere ogni sforzo per assicurare il perfezionamento del Trattato costituzionale dell'Unione possibilmente prima della data di svolgimento delle elezioni europee. A fronte di un'evidente stallo nei negoziati sull'architettura istituzionale dell'Europa, infatti, si è assistito negli ultimi tempi ad una serie di iniziative sul piano dei contatti intergovernativi; vorrei segnalare, in particolare, l'incontro di Berlino, che alcuni ascrivono ad una logica volta a costituire un «direttorio» anglo-franco-tedesco.
Al di là dei rilievi che possono essere ascritti al metodo della riunione di Berlino, talune delle proposte adottate in tale occasione meritano, a mio avviso, un'attenta considerazione. Penso, in particolare, alla proposta di affidare ad un Vicepresidente della Commissione europea, appositamente insediato, l'incarico di promuovere le riforme economiche, facendo avanzare l'Agenda di Lisbona e coordinando i lavori dei commissari più direttamente coinvolti nella varie iniziative, come è stato già rilevato anche dal relatore.
Interessante appare, inoltre, il riferimento alla necessità di una revisione del quadro degli aiuti di Stato, in modo che gli indirizzi su tali aiuti e sul capitale di rischio prendano in considerazione le principali carenze del mercato che frenano l'iniziativa privata. Ritengo, onorevoli colleghi, di non sbagliare affermando che si sta facendo strada la consapevolezza dei limiti dell'esaltazione tout court della concorrenza e del libero mercato, anche a fronte delle contraddizioni che tale approccio manifesta in una cornice di competizione globale.
A mio avviso, è ormai maturo un ripensamento sulla nozione di servizio pubblico, nella sua dimensione di servizio sociale a carattere universale e di veicolo di coesione sociale, nozione fortemente penalizzata negli anni recenti, nei quali è prevalsa invece la logica delle privatizzazioni indiscriminate. Penso di non sbagliare affermando che nel nostro continente vi sono, nonostante tutto, nel dibattito corrente sui temi dell'Europa, le premesse per una ripresa di iniziativa sociale.
Per quanto riguarda il programma adottato dalla Commissione europea il 29 ottobre 2003, esso fa seguito all'adozione da parte della Commissione della strategia politica annuale per il 2004, che ha individuato tre aree di priorità: l'adesione dei nuovi Stati membri; la stabilità; la crescita sostenibile.
Nel confermare tale impostazione, il programma definisce le linee di azione per ciascuno dei tre grandi obiettivi. In particolare, viene considerato l'obiettivo del completamento del processo di adesione per i nuovi dieci Stati membri che entreranno a far parte dell'Unione europea il primo maggio 2004.
Ciò implica, sia per gli Stati dell'Unione sia per i nuovi Stati membri, degli obblighi (specialmente nei confronti dell'acquis comunitario), che saranno efficaci sin dal primo giorno della adesione.
Passando agli altri documenti programmatici, vorrei ricordare che la Presidenza irlandese, in quanto presidenza di turno dell'Unione europea nel primo semestre del 2004 ha, come di consueto, presentato il proprio programma operativo, enunciando le priorità programmatiche che intende perseguire in questi mesi. Per ciò che attiene all'obbligo del raggiungimento di un accordo sul progetto di trattato costituzionale, essa seguirà un approccio in tre fasi: una prima fase, quella delle consultazioni, è già iniziata nel mese di gennaio dopo aver ricevuto dalla Presidenza italiana un resoconto sul tema; una seconda fase sarà quella della valutazione; infine, la terza fase prevede una relazione ai partner sullo stato di avanzamento dei lavori.
L'intendimento della Presidenza irlandese è di fare in modo che l'adesione di dieci nuovi Stati membri il 1o maggio 2004 avvenga nelle migliori condizioni, dopo avere espletato con successo le ultime pratiche legislative, tecniche e amministrative richieste.
I negoziati con la Bulgaria e la Romania proseguiranno nel primo semestre del 2004, in modo tale da arrivare preparati alla fine dell'anno. Anche il proseguimento dei lavori per l'applicazione del concetto di «Europa allargata» e degli impegni assunti al vertice di Salonicco nei confronti dei paesi dei Balcani occidentali figura in un posto di rilievo tra le diverse priorità in materia di relazioni esterne. È anche prevista una più intensa cooperazione con la Russia. Un quarto impegno è la prosecuzione del processo di Lisbona per la crescita e la competitività attraverso iniziative e misure concrete. La Presidenza irlandese si prefigge di rilanciare la strategia di Lisbona per fare dell'Europa l'economia più competitiva entro il 2010.
Vi è poi un richiamo all'esigenza del rafforzamento dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, tema sul quale il mese di maggio 2004 coinciderà con un importante momento di verifica.
Onorevole Presidente, colleghi, passo ora a formulare qualche riflessione di merito su alcune questioni oggetto dei documenti programmatici al nostro esame.
Per quanto attiene alle relazioni esterne dell'Unione, mi pare essenziale, nell'ottica dell'integrazione, il rilancio della cooperazione euromediterranea, ed in tale prospettiva l'Italia può svolgere un ruolo essenziale nel riequilibrio verso sud di un'Europa a venticinque che oggi appare troppo sbilanciata verso le aree centrosettentrionali.
Si tratta di adoperarsi per un rilancio del processo di Barcellona e per la concreta attuazione degli impegni da esso scaturiti, instaurando un dialogo più assiduo con l'Assemblea parlamentare euromediterranea e con le comunità regionali e locali, promuovendo un loro più diretto coinvolgimento.
Tra le priorità della politica estera europea deve rientrare quella di fare dell'Unione europea una protagonista autorevole sul piano dei rapporti internazionali. Come rilevato dalla Presidenza irlandese, un approccio multilaterale, che non pregiudichi un forte legame transatlantico, è il mezzo migliore per potenziare la sicurezza mondiale e per estendere i vantaggi della pace, dello sviluppo e del rispetto dei diritti dell'uomo. A tal fine, i governi degli Stati membri si devono impegnare a far sì che l'Unione contribuisca al miglioramento del sistema di sicurezza internazionale basato sulle Nazioni Unite, soprattutto per quanto riguarda le operazioni di mantenimento della pace e di gestione delle crisi. Un'Europa allargata rende difatti urgente una Europa politicamente forte, dotata di solide istituzioni di governo.
L'Europa dell'allargamento, se non vuole ridursi ad una semplice zona di libero scambio, deve approfondire in modo deciso la sua dimensione comunitaria ed assumere un ruolo da protagonista nella lotta al terrorismo internazionale e definire un più efficace approccio sia alla crisi irachena che alla situazione medio-orientale.
In riferimento, poi, alle esigenze relative allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, considero necessario dare celere
approvazione al progetto di legge all'esame del Parlamento sul mandato di arresto europeo, che a mio avviso è uno strumento indispensabile anche nella lotta al nuovo terrorismo globale.
Passando alle questioni socioculturali, vorrei sottolineare come l'adozione della formula della «civiltà della conoscenza» possa diventare una astratta enunciazione se da essa non si traggono le necessarie conseguenze in termini di mobilitazione delle risorse finanziarie ed umane. Si tratta di attrezzarsi alla sfida rappresentata da una società europea nella quale la quota dei giovani infradiciottenni che frequenta le scuole superiori è destinata a salire dall'attuale 75-80 per cento fino al 90 per cento, con corrispondente effetto di trascinamento in termini di frequenza di corsi di livello universitario. Tutto ciò postula radicali cambiamenti anche nel metodo e nel modello organizzativo del sistema scolastico e universitario, ad esempio sotto il profilo della mobilità di docenti e ricercatori all'interno di un spazio culturale europeo sempre più integrato. Diventa a tale proposito necessario un rilancio della strategia di Lisbona e un coordinamento delle politiche macroeconomiche degli Stati membri, orientati alla crescita e alla sostenibilità sociale e ambientale.
Passando alle questioni fiscali, vorrei segnalare la mancanza di attenzione dedicata a queste ultime dai documenti programmatici al nostro esame. Mi riferisco, in particolare, all'avanzamento della armonizzazione fiscale in Europa (come è stato fortemente rilevato dalla stessa Commissione finanze della Camera). Dopo l'introduzione della moneta unica, i progressi dell'armonizzazione appaiono indispensabili al fine di prevenire fenomeni di concorrenza fiscale dannosa, i quali finiscono per colpire i fattori meno mobili (lavoro) della produzione e, quindi, i redditi da lavoro dipendente. L'Italia, in particolare, avrebbe tutto l'interesse a favorire questo processo, anche se, purtroppo, dalle dichiarazioni e dall'atteggiamento del Governo si evince una volontà orientata a non favorire questo percorso.
È altresì opportuno promuovere gli interventi necessari a rafforzare il livello di sicurezza comunitaria nel settore dei trasporti, come previsto nel secondo e terzo pacchetto ferroviario, al fine di pervenire alla creazione di uno spazio ferroviario integrato, mediante l'armonizzazione delle norme tecniche e di sicurezza. Sarebbe inoltre opportuno promuovere una politica comune nel settore del trasporto aereo volta ad assicurare, nel quadro del cielo unico europeo, standard uniformi e rigorosi di sicurezza.
In un'Europa a venticinque si fa più urgente l'esigenza di sviluppare reti transeuropee e forme integrate di trasporto. Nel pieno rispetto dell'ambiente e della sicurezza, occorre dedicare grande attenzione alla questione dei valichi e dei corridoi, per garantire all'Italia una piena integrazione nel sistema dei trasporti continentali e per offrire all'Unione un ponte verso i settori strategici dell'area mediterranea. Mi riferisco, in particolare, al corridoio 5 e al corridoio 8, la cui importanza risiede nella possibilità di orientare lungo l'asse adriatico la strategia dell'Unione europea verso i Balcani e il Mediterraneo.
Uno degli obiettivi della politica europea dovrà anche essere il completamento della liberalizzazione dei settori dell'energia elettrica e del gas, al fine di favorire una maggiore apertura dei mercati nazionali. È opportuno, in vista dell'allargamento dell'Unione ai paesi dell'Est, predisporre appropriati interventi correttivi rispetto al sistema di assegnazione dei fondi strutturali; difatti, alla stregua degli attuali criteri di assegnazione degli stessi, si determinerà tra qualche settimana una ingente perdita di risorse finanziarie per l'Italia.
Per quanto riguarda la politica agricola comune, nell'ambito della prevista riforma, ritengo opportuno prevedere alcune misure di valorizzazione dell'agricoltura mediterranea e dello sviluppo rurale, promuovendo un'agricoltura multifunzionale e di qualità rispondente alle esigenze dei consumatori, per compensare la maggiore attenzione che, in sede di riforma,
verrà data alle produzioni agricole continentali, preponderanti nei dieci nuovi Stati.
Ritengo, infine, che il nostro Governo debba impegnarsi a dare priorità assoluta all'approvazione del Trattato costituzionale dell'Unione, predisposto dalla Convenzione, entro l'anno corrente o, se possibile, entro la data di svolgimento delle prossime elezioni per il Parlamento europeo. Si tratta di dare all'Unione allargata una struttura istituzionale più solida e - allo stesso tempo - più agile, che le consenta di decidere ed agire con celerità ed efficacia.
Signor Presidente, sono queste le considerazioni che, a nome del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, ho voluto sviluppare sui documenti in esame e sulla relazione svolta dal collega Airaghi.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Di Teodoro. Ne ha facoltà.
ANDREA DI TEODORO. Signor Presidente, vorrei soffermarmi solo su alcune delle questioni trattate dall'onorevole Airaghi nella sua relazione all'Assemblea sul complesso degli importanti documenti in esame.
Intendo anzitutto fare riferimento all'importanza intrinseca dell'atto che oggi stiamo compiendo. L'esame del programma legislativo della Commissione e del programma operativo del Consiglio per il 2004, nonché del programma strategico pluriennale del Consiglio per il 2004-2006, segna un'evidente implementazione della cosiddetta fase ascendente, ossia della possibilità per il nostro Parlamento nazionale di offrire indirizzi efficaci ed incisivi al Governo sulla condotta che lo stesso dovrà tenere in sede comunitaria in merito ad un'agenda definita di priorità.
Tale rafforzamento della fase ascendente, che vede - per la prima volta - il nostro Parlamento esaminare anche il programma strategico pluriennale (da quando ciò è stato deciso, nel consiglio di Siviglia), è in linea con le modifiche apportate dalla Camera dei deputati alla legge La Pergola (ora all'esame del Senato), che rafforzano grandemente il ruolo del Parlamento, rispetto alla definizione del diritto comunitario.
Nel testo di modifica della legge La Pergola si prevede, infatti, uno specifico obbligo di rendicontazione del Governo al Parlamento circa le posizioni da assumere in sede comunitaria e si introduce l'istituto della riserva di esame parlamentare, ossia la possibilità per il Governo di sospendere la propria posizione in merito a questioni giudicate rilevanti per l'interesse nazionale in sede comunitaria, in modo tale da portare tali questioni all'attenzione del Parlamento nazionale e lasciare che lo stesso si esprima, formulando l'indirizzo base sul quale, successivamente, il Governo tornerà a far sentire la propria voce in sede comunitaria.
Richiamo anche, per quanto riguarda l'importanza del ruolo della fase ascendente, le conclusioni del gruppo di lavoro sul ruolo dei Parlamenti nazionali, costituito in seno alla Convenzione, in cui si auspica un continuo e persistente scambio di flussi informativi tra i due livelli istituzionali (comunitario e nazionale), attraverso la valorizzazione del momento di indirizzo dei Parlamenti nazionali ai rispettivi governi. Si tratta di un indirizzo da dare, specificamente, sui documenti programmatici comunitari presentati dalla Commissione e dal Consiglio.
Richiamo, infine, le conclusioni del gruppo di lavoro sulla sussidiarietà, in cui si prefigura la possibilità di un esame prelegislativo del programma della Commissione, ai fini di un monitoraggio del rispetto del principio di sussidiarietà, nelle proposte avanzate dalla Commissione medesima. Si tratta del meccanismo dell'allerta precoce, che consentirebbe ai Parlamenti nazionali di verificare che le proposte legislative avanzate dalla Commissione siano in linea col principio di sussidiarietà sancito dal nuovo Trattato costituzionale, che vedrebbe una precisa ripartizione di competenze tra Unione europea e Stati nazionali, per quanto riguarda l'esercizio della sovranità.
L'atto che compiamo oggi, alla luce di tutto ciò che ho evidenziato, credo non sia
meramente burocratico: non dovrebbe impegnare quest'Assemblea come fosse una sorta di adempimento formale da evadere il più presto possibile, per passare poi ad argomenti più importanti.
Onorevoli colleghi, credo sia inutile riempirsi la bocca di retorica europeista fuori dall'aula parlamentare e non dedicare, all'interno della stessa, un'adeguata attenzione ad un momento fondamentale di raccordo tra il lavoro del nostro Parlamento e quello delle istituzioni dell'Unione europea. Vi sono, infatti, un documento prodotto dalla Commissione ed uno prodotto dal Consiglio, ossia un documento di matrice comunitaria ed uno di matrice intergovernativa. Sono rappresentati entrambi i momenti, entrambe le anime dell'istituzione europea.
Credo che l'incidenza di ciò che il Parlamento decide, attraverso atti di indirizzo al Governo, sulla condotta che lo stesso Governo seguirà in Europa, relativamente alle priorità enunciate in questi documenti, deve essere considerata nel suo pieno valore.
Passo ora all'esame di alcune questioni di merito. La prima riguarda la politica estera e, in parte, il processo costituzionale europeo.
Onorevoli colleghi, viviamo in un momento che, da una parte, è storico e, dall'altra, terribile. Vi sarà infatti, tra pochi giorni, l'ingresso di dieci nuovi Stati membri nell'Unione europea. Si verificherà, dunque, il famoso big bang dell'Europa a 25 membri, con la conseguente modifica della Commissione e l'elezione di un inedito Parlamento europeo, in cui rappresentanti di paesi che una volta si trovavano oltre la cortina di ferro siederanno a fianco dei rappresentanti espressi da paesi che rappresentano il mondo libero.
Vi è, inoltre, uno scenario in cui si sta misurando, forse, la più terribile guerra che sia mai stata combattuta nella storia dell'occidente, tra il mondo libero, la democrazia, la civiltà del diritto ed il terrorismo globale. Tale momento - che ho definito storico e terribile - credo s'incroci con il processo di approvazione del Trattato costituzionale europeo. I documenti al nostro esame (che, come dicevo prima, sono, per la prima volta, tre) delineano sinotticamente il quadro delle decisioni impellenti che saranno sospese sulla testa della nuova Europa in tale mutato scenario mondiale.
L'orizzonte comprensivo di tali questioni è il processo costituzionale europeo. In tal senso, il processo costituzionale europeo s'incrocia profondamente con la politica estera e con la posizione dell'Europa nel nuovo scenario globale di lotta al terrorismo. La Presidenza irlandese ha scelto - lo ricordava il relatore, illustrando le tre fasi delineate nel programma della stessa Presidenza irlandese - un'inevitabile condotta di understatement, ossia una condotta estremamente prudenziale.
Ritengo che, di fronte a tale condotta, sia un preciso impegno del nostro paese (in tal senso condivido il ragionamento dell'onorevole Bova) arrivare ad una rapida approvazione del Trattato elaborato nel «conclave» di Napoli. Si tratta dell'approvazione dell'ultima versione proposta dalla Presidenza italiana, che credo possa rappresentare la sintesi ed il punto di equilibrio ultimo, rispetto al quale chiudere, con un successo che sarebbe splendido - se pur non possibile prima delle elezioni del nuovo Parlamento europeo - la Conferenza intergovernativa, apertasi con così grandi speranze.
È particolarmente importante conseguire il pieno successo della Conferenza intergovernativa e dunque del processo costituzionale europeo, a fronte di uno scenario dominato dalla contrapposizione fra libertà e terrorismo, in quanto nel processo costituzionale europeo è in gioco il «che fare?» della nostra Europa, che è l'Europa di domani (anzi, l'Europa di oggi, perché ormai mancano pochi giorni al 1o maggio 2004). Un'Europa che si allarga a dieci nuovi paesi, fino a pochi anni fa membri del Patto di Varsavia, che sta negoziando l'ingresso di altri due paesi, la Bulgaria e la Romania, provenienti dall'esperienza tragica del totalitarismo comunista, che medita di aprirsi anche alla
Turchia e che intende rafforzare sempre di più i propri legami con la Federazione russa.
Il processo costituzionale europeo deve definire le modalità con le quali l'Europa può vivere ed essere autosufficiente senza ridursi ad una pura e semplice lega delle nazioni o ad una pura e semplice area di scambio economico, e senza d'altra parte dover degenerare in un mostruoso e burocratico super-Stato continentale. Il processo costituzionale deve coniugare in modo equilibrato il metodo intergovernativo e il metodo comunitario, come ritengo abbiano fatto la Convenzione e la Presidenza italiana, con la proposta adottata a Napoli, e deve portare avanti l'idea di una federazione di Stati-nazione, che ha guidato il lavoro della Convenzione, ovvero l'idea di una volontaria e libera messa in comunione e in compartecipazione di quote di sovranità da parte degli Stati nazionali, che su alcune materie decidono di decidere insieme o di non decidere affatto. Al riguardo, può prendersi ad esempio la proposta italiana, che prevedeva l'adozione non più all'unanimità, bensì a maggioranza, delle decisioni in materia di politica estera.
Ritengo che il Governo debba perseguire fermamente tale risultato, senza indebite accelerazioni ma anche senza compromessi al ribasso, tentando di raggiungere, anche attraverso il perfezionamento del processo costituzionale, l'obiettivo di assumere posizioni unitarie sulla politica estera, soprattutto in uno scenario che vede il terrorismo insinuarsi minaccioso nelle divisioni tra le democrazie occidentali. Non posso esimermi, a titolo personale ma esprimendo a mio avviso anche la posizione di numerosi colleghi della maggioranza, dallo stigmatizzare quale unilaterale e sciagurata la decisione del nuovo Governo socialista spagnolo di ritirare le truppe dall'Iraq, che non va certamente nella direzione del rafforzamento della politica estera comunitaria: mi sarebbe piaciuto ascoltare coloro che condannavano l'unilateralismo di altri paesi europei in altre occasioni, levare alta la voce in questa occasione e rispetto al Governo spagnolo per denunciare lo stesso unilateralismo.
I documenti in esame contengono riferimenti alle cooperazioni strutturate nel settore della difesa quali vero nucleo di una difesa comune fondata non sulle velleità e sulle aspirazioni, ma sulle capabilities, ovvero sulle effettive capacità operative: la difesa comune, purtroppo, si realizza anche con le armi, non soltanto con le affermazioni di principio. Ritengo, pertanto, che il Parlamento debba impegnare il Governo a mantenere la linea dell'affermazione della necessità di un'integrazione forte tra la difesa comune europea, il cui nucleo fondante è costituito dalle cooperazioni strutturate, e lo scenario operativo della NATO, che non deve rappresentare un'alternativa rispetto alla difesa comune, bensì un braccio operativo dell'Unione europea. Quest'ultima deve essere in primo luogo un'unione di Stati liberi che intendono difendere la libertà nel mondo e che a tal fine devono mantenere, attraverso la NATO, il forte legame con la più grande ed antica democrazia del mondo, gli Stati Uniti d'America.
Non posso che compiacermi delle recenti decisioni assunte, durante la Presidenza irlandese, dopo i tragici fatti di Madrid, sulla lotta comune al terrorismo, poiché esse configurano un'accelerazione del processo di Tampere. Ritengo peraltro importante l'affermazione, da parte del nostro Governo, della necessità della gestione comune delle frontiere esterne dell'Unione, secondo quanto previsto dal Consiglio europeo di Bruxelles, che ha concluso la Presidenza italiana, e riaffermato nel programma della Commissione e, soprattutto, nel programma del Consiglio.
Concludo accennando alle questioni relative allo sviluppo economico. Il 10 febbraio 2004, la Commissione ha presentato la comunicazione «Un'Europa prospera: calendario politico e risorse di bilancio per un'Unione allargata (2007-2013)», nella quale si orientano le politiche di coesione allo sviluppo, alla competitività d'impresa e all'innovazione. In tale documento emerge sempre di più l'esigenza di conciliare
l'obiettivo della stabilità dei bilanci dei paesi membri con l'esigenza di rafforzamento delle prospettive di sviluppo.
Nella relazione è stata sottolineata la necessità di privilegiare il sostegno alla competitività delle imprese e di far passare l'orientamento delle politiche di coesione allo sviluppo e alla competitività d'impresa dalla carta dei documenti alla «carne» dell'azione politica, anche attraverso una revisione o un'interpretazione intelligente delle regole del patto di stabilità e crescita. Nella relazione si fa infatti riferimento alla necessità di promuovere investimenti sulle grandi reti infrastrutturali europee, proprio ai fini di un'applicazione intelligente e flessibile delle regole del patto stesso.
Sono rimasto particolarmente colpito, nel corso del convegno della Confindustria svoltosi a Milano alcune settimane fa, dalla citazione dei chilometri quadrati che verrebbero occupati dalle pagine delle migliaia di direttive e regolamenti comunitari sugli argomenti più disparati. Tale situazione è vissuta dalle imprese europee quale un inutile vincolo, un inutile aggravio dei costi e un inutile appesantimento della loro attività.
Il rafforzamento delle politiche di sostegno allo sviluppo e alla competitività d'impresa, e dunque l'accelerazione del raggiungimento degli obiettivi di Lisbona, dovrebbero essere perseguiti in primo luogo attraverso la rimozione di ciò che esiste in eccesso, prima ancora che mediante la realizzazione di nuove riforme. Occorre dunque eliminare le normative, i vincoli e la burocrazia superflui, facendo in modo che l'Unione europea si pronunci in misura minore su materie minute e intervenga su questioni importanti con maggiore chiarezza e qualità della regolazione normativa, limitando i numerosi vincoli burocratici nei confronti dei cittadini e delle imprese degli Stati membri.
Credo che, dal punto di vista del conseguimento degli obiettivi di Lisbona, si debba poi - come fatto nella relazione predisposta dalla Commissione per le politiche dell'Unione europea e dalla Commissione lavoro, per la parte di sua competenza - citare la necessità, ancora una volta ribadita nei documenti al nostro esame, che gli stati membri dell'Unione europea attuino le riforme dello Stato sociale. Occorre allungare la vita lavorativa e rendere sostenibile nel tempo il sistema di welfare, coniugando l'equità generazionale e la giustizia sociale. Occorre anche aumentare la flessibilità nel mercato del lavoro per generare maggiori opportunità di impiego, come in Italia è stato fatto con la legge Biagi e presto (così auspichiamo) con il disegno di legge-delega sulle pensioni.
Per quanto riguarda i fondi strutturali e le politiche di solidarietà, vorrei richiamare quanto affermato dagli europarlamentari italiani in sede di audizione circa la scarsa incidenza, fino ad oggi, che hanno gli stessi fondi sull'innalzamento del livello di benessere nelle aree-obiettivo. Vi è la necessità, credo condivisa anche dal collega relatore, di identificare nuovi criteri per l'assegnazione dei fondi, ma soprattutto di riqualificarli in modo completamente diverso. Citerei, ad esempio, la riforma della PAC, la politica agricola comune, dove si passa, da incentivi erogati a pioggia, ad una premiazione ed incentivazione della qualità e dell'innovazione. Il disaccoppiamento operato con la riforma Fischler consiste proprio in questo: l'agricoltura viene considerata sotto il profilo della qualità e del recupero del territorio rurale e non come sostegno alla produzione fine a sé stesso, retaggio di tempi in cui l'Europa vagheggiava l'autosufficienza agraria ed alimentare.
Citerei, come elemento di riflessione con cui concludere questo intervento, il fatto che i rappresentanti dei paesi candidati ad entrare tra pochi giorni dall'Unione europea (da ultimo, la Slovenia, come da noi riscontrato in occasione della missione della Commissione politiche dell'Unione europea) chiedono un bilancio comunitario più restrittivo rispetto alle richieste avanzate da altri grandi paesi europei, appartenenti al nucleo storico dei paesi fondatori. I nuovi paesi approvano l'ipotesi di abbassare il massimale del contributo al bilancio dell'Unione dall'1,24 all'1 per cento.
Vi sono quindi paesi che entrano in Europa con lo spirito giusto, di chi non vuole solo ricevere assistenza e sfruttare le risorse comunitarie come una sorta di cornucopia a cui attingere a piene mani per colmare un gap di sviluppo, ma che invece vedono nell'Unione un grande mercato, pieno di possibilità e opportunità, dove investire la propria voglia di mettersi al pari con tassi di sviluppo e di crescita paragonabili a quelli dei paesi più sviluppati. Credo che tale atteggiamento sia di esempio ad alcuni membri storici dell'Unione, che invece hanno perso lo spirito pionieristico delle origini e spesso mascherano, dietro alla retorica europeista, il proprio meschino ed egoistico interesse nazionale.
Vi sarebbero molte altre questioni da affrontare, ma voglio fermarmi qui e mi auguro che in questa occasione, alla vigilia di un momento così importante per l'Unione europea, ci sia un dibattito autentico senza che tutto si concluda con la rituale approvazione di atti di indirizzo ecumenici e generici. Credo che invece si debbano selezionare le questioni da segnalare al Governo, affinché le faccia proprie in sede comunitaria, per avere la certezza di aver fatto il nostro dovere in un'Europa retta da cittadini consapevolmente responsabili.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Cossa. Ne ha facoltà.
MICHELE COSSA. I documenti in esame, come già sottolineato dal relatore e dai colleghi che mi hanno preceduto, giungono in un momento particolarmente delicato per l'Unione europea. Alla vigilia dell'ingresso storico di nuovi Stati membri, a partire dal 1o maggio prossimo, l'Europa si trova ad affrontare la grave situazione esistente in questo momento in Iraq. Dopo la liberazione del paese dalla dittatura di Saddam Hussein, l'Italia, in particolare, attraversa oggi il drammatico itinerario per la liberazione degli ostaggi catturati dai terroristi, proprio mentre il Parlamento nazionale affronta in questa sede le priorità definite dalla Commissione europea e dal Consiglio per il 2004.
Vorrei sottolineare anch'io l'importanza del coinvolgimento dei Parlamenti nazionali in questa fase di programmazione degli obiettivi europei. La procedura finora seguita da questo ramo del Parlamento rappresenta, d'altra parte, lo strumento essenziale per coinvolgere i livelli locali e nazionali nella complessa e articolata definizione della politica europea attuale, pur senza voler scendere in particolarismi. Questa sede mi sembra, peraltro, particolarmente opportuna per sottolineare che, probabilmente, una maggiore sensibilità verso la legittimazione ad esprimere i propri candidati al Parlamento europeo, da parte di un'area geografica quale la Sardegna, le cui peculiarità sono note ed evidenti e non comparabili con nessun'altra regione italiana, avrebbe assicurato al processo di unificazione europea una maggiore coerenza e un più elevato grado di solidità. Mi rammarica, quindi, che la legge n. 90 del 2004, recante norme sulle compatibilità tra Parlamenti europei ed altri incarichi, di recente approvata dal Parlamento, non abbia assecondato la naturale istanza europeista di una parte così importante del territorio nazionale, qual è, appunto, la Sardegna.
Sul merito degli atti in esame, come ampiamente e dettagliatamente evidenziato dal collega Airaghi nella relazione da lui predisposta ed approvata dalla XIV Commissione attraverso un lavoro completo ed esaustivo, mi preme soprattutto evidenziare l'importanza che potrà assumere nel prossimo futuro per l'Unione europea il potenziamento dei collegamenti marittimi, con particolarmente riferimento alla valorizzazione del Mediterraneo, quale essenziale via di comunicazione tra Europa, Asia ed Africa. È auspicabile, in tal senso, che, a livello europeo, il progetto della creazione delle cosiddette «autostrade del mare», da tempo in cantiere, possa trovare il necessario sostegno, valorizzando in particolare i porti come Cagliari, posizionati al centro dell'area mediterranea. A questo si aggiunge la necessaria opera di completamento degli interventi infrastrutturali sul territorio, sia in riferimento alla creazione dei nodi intermodali,
con il rafforzamento di forme di trasporto sostenibili, in grado di coniugare l'efficienza e rispetto dell'ambiente.
Considero, d'altra parte, essenziale giungere in tempi brevi anche al coordinamento delle politiche economiche e di bilancio dei diversi Stati membri, affinché vi sia un'applicazione intelligente e flessibile delle regole del Patto di stabilità e di crescita. A ciò si aggiunge la preoccupazione di consentire la tutela di alcune regioni, come la Sardegna e la Basilicata, che attualmente accedono alle risorse erogate dai fondi strutturali e che si troveranno invece, per effetto dell'allargamento ai dieci nuovi Stati membri, in una posizione svantaggiata rispetto a quella attuale. Si tratta di individuare, cioè, un insieme più articolato di indicatori. Penso, in particolare, a quelli relativi all'occupazione, in modo che tali indici rappresentino in maniera adeguata le condizioni economiche e sociali che caratterizzano le diverse aree dell'unione, oltre a quelle inerenti agli handicap geografici, quali l'insularità, grave fattore di svantaggio strutturale.
È apprezzabile quindi che anche nella risoluzione predisposta dei gruppi di opposizione, come in quella da me sottoscritta insieme a tutti i colleghi rappresentanti dei gruppi di maggioranza, vi sia il riconoscimento dell'importanza dell'indagine conoscitiva, deliberata dalle Commissioni bilancio e politiche dell'Unione europea, sull'efficacia delle politiche di coesione, in relazione all'utilizzo dei fondi strutturali per approfondire la valutazione delle politiche regionali e dell'uso dei fondi strutturali per semplificarne le procedure di accesso e di controllo e di aumentarne l'efficacia.
PRESIDENTE. Onorevole Cossa, la prego di concludere.
MICHELE COSSA. Concludo, ribadendo un sincero ringraziamento al relatore per il lavoro svolto ed auspicando che il Governo, come ha preannunciato il ministro Frattini nel corso dell'audizione presso le Commissioni riunite politiche dell'Unione europea ed esteri di Camera e Senato, svolta il 1o aprile 2004, possa fornire tempestivamente al Parlamento l'indicazione dei tempi per l'approvazione del nuovo trattato costituzionale dell'Unione europea.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.
GIANNICOLA SINISI. La relazione in esame è importante nel dibattito parlamentare per l'innovazione che porta nell'iter stesso. Essa partecipa per la prima volta di quel metodo ascendente che vede coinvolto il Parlamento italiano e i Parlamenti degli altri Stati nazionali nella definizione delle strategie legislative ed operative dell'Unione europea, sia della Commissione sia del Consiglio, per i prossimi tre anni.
La relazione non è discutibile nei suoi contenuti astratti. Essa rappresenta certamente una prospettiva europeista condivisibile e peraltro è stata arricchita dai pareri delle Commissioni e da tutti gli interventi che ci sono stati. Sono stati registrati anche aspetti positivi nel dibattito che si è svolto con l'opposizione al Senato.
Tutto ciò, quindi, non può essere oggetto di una doglianza da parte dell'opposizione che, anzi, condivide lo spirito così prospettato. Ciò che lascia interdetti e ci induce a denunciare il nostro disagio e la nostra difficoltà è che a questi comportamenti teorici nella relazione non corrispondono comportamenti pratici rispetto all'attuazione dei principi di fiducia verso la prospettiva europeista ed, anzi, emergono sfiducia e diffidenza.
Abbiamo girato pagina da poco, signor Presidente, onorevoli colleghi. Abbiamo parlato poco fa e abbiamo sentito l'intervento in quest'Aula a proposito della prospettiva europeista, così come viene ideologicamente rappresentata da taluni, come Eurabia, ossia un misto tra Europa e Arabia, lamentata come la trasgressione del principio, invece ancora oggi consolidato, del nazionalismo più spinto, fino al localismo. Queste posizioni, purtroppo, esistono ancora anche nei comportamenti,
se - come abbiamo visto - l'Italia è per molti aspetti in ritardo.
Questa è l'anomalia che denunciamo: questa è l'Europa fatta a modo nostro, un po' addomesticata, che si può annunciare grandiosa nei principi e poi si può tradire nei comportamenti concreti.
Allora, parliamo di questo, signor Presidente. L'Italia sta sfuggendo ai canoni della stabilità interna dell'Unione europea attraverso l'andamento dei conti pubblici. Quello che ci preoccupa non è solamente l'andamento dei conti pubblici ma l'atteggiamento che è stato assunto dal Governo nei confronti delle istituzioni europee. La fiducia in queste ultime è il primo fondamento della convivenza europea, è il primo patto fondativo, anche se non scritto, che vincola coloro che partecipano all'Unione europea.
C'è un patto di stabilità sulla crescita e la stabilità dei prezzi, ma c'è un patto di stabilità che è scritto proprio nell'atteggiamento culturale di ciascuno di noi nel riconoscere le istituzioni comunitarie, nel rispettarle e nel difenderle. Credo che sia abbastanza contraddittorio - e ciò costituisce il secondo elemento di valutazione - l'atteggiamento che c'è tra questo declassamento e le prospettive di investimento che, invece, dall'altra parte vengono lanciate.
In realtà, questi non sono investimenti che potrebbero rendere effettivamente competitiva l'Europa e che passano attraverso la nostra capacità di innovazione e la ricerca. Di questo non vi è alcun accenno. C'è semplicemente questa insistenza sul ponte sullo Stretto, che, peraltro, è censurato dal Consiglio europeo.
Oggi questa viene riproposta come un'iniziativa strategica ma, com'è noto ed evidente, si tratta di un'iniziativa strategica tutta nazionale, che non guarda alle prospettive del legame tra l'Italia e l'Europa attraverso i corridoi (il corridoio 5, il corridoio 8), che invece ne risulteranno gravemente penalizzati.
Ci sono altri temi che riguardano l'Europa e che vedono il nostro paese ai margini. Non c'è soltanto l'Europa dell'allargamento ai dieci paesi che entreranno a far parte dell'Unione il prossimo 1o maggio, ma c'è anche quel ring of friends, quella cornice di paesi amici, che dovranno rendere quest'Europa ancora più sicura e più larga al di là dell'ingresso o meno all'interno del sistema europeo. Qual è l'impegno dell'Italia in questa direzione? Non c'è o, almeno, non è nemmeno rappresentato l'impegno che avrebbe dovuto assumere l'Italia in questo senso. Ciò non sarà soltanto di pregiudizio per la nostra partecipazione da protagonisti dell'Europa, ma sarà di pregiudizio anche per il Mezzogiorno.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, se ci ostiniamo a costruire delle barriere fra l'Europa e il Mediterraneo anziché costruire dei ponti, renderemo sempre più difficile la condizione del nostro Mezzogiorno. A questo proposito, non vi è traccia di un intervento finalizzato ad individuare una soluzione per il fatto che tra qualche anno (nel 2006) tutte le regioni meridionali usciranno dall'obiettivo 1. Qual è la strategia dell'Italia per recuperare questa che sarà una difficile realtà per il nostro Mezzogiorno, che certamente non si ritroverà più ricco ma semplicemente meno povero degli altri? Qual è la politica agricola comune? Si affacciano idee intorno a queste nuove politiche agricole, ma non c'è una politica agricola del Mediterraneo: continua ad esservi una politica dell'agricoltura europea, del nord e del centro-Europa. I prodotti agricoli del Mediterraneo vanno difesi non soltanto dal punto di vista della qualità, ma anche della tipicità, perché senza questa il nostro Mezzogiorno è certamente destinato a rimanere ai confini dell'economia europea e internazionale.
Onorevoli colleghi, non vi è traccia dell'unico elemento di distinzione rispetto ad una competizione impossibile con gli Stati Uniti d'America, la costruzione di un welfare europeo. Su questo aspetto, che potrebbe essere davvero un principio di difesa dei valori europei in termini di solidarietà, non si accenna ad una prospettiva che sia anche orgogliosa.
Dopo l'immagine di questa Italia protesa verso il liberismo più sfrenato, tarda
a nascere l'orgoglio di un'Italia orientata verso le sue tradizioni solidaristiche. In direzione di questa Europa del welfare non c'è oggi nessuna indicazione e nessun indirizzo, così come non c'è un indirizzo verso l'Europa dell'ambiente. Qual è la posizione dell'Italia rispetto a questa stagnazione del Protocollo di Kyoto?
Vi è poi, signor Presidente, la questione relativa alla Costituzione europea. Questa grandissima ambizione dei padri costituenti dell'Europa, che oggi comincia a tradursi in un atto formale, rischia di vedere il nostro paese, per una sorta di vendetta per quanto non è accaduto nel semestre di Presidenza italiana, come un ostacolo rispetto alla possibilità di chiudere la vicenda della Costituzione europea.
Denunciare - come ha fatto il Presidente del Consiglio - che non si accettano formule al ribasso, peraltro dimenticando che gli oppositori sono stati la Spagna e la Polonia, proprio quei paesi vincolati dal patto con gli Stati Uniti, che avrebbe dovuto rendere assai più formidabile la posizione del nostro paese secondo le prospettive del Presidente del Consiglio, oggi rischia di costituire un ostacolo alla conclusione del percorso verso la Costituzione europea.
A questo punto, non potremmo dolerci della nascita delle formule direttoriali, quelle formule che oggi hanno visto insieme l'asse franco-tedesco-inglese orientato a far camminare comunque l'Europa nonostante questi ostacoli.
Signor Presidente, per l'impegno verso le questioni internazionali, è ormai stata accantonata la costruzione del corpo civile di pace europeo. Avremmo voluto parlare, tenuto conto della situazione terribile in cui versa il nostro pianeta, di peace-making, di peace-keeping e di peace-building, e avremmo voluto che tutto ciò accadesse attraverso la costruzione di forme organizzate che non fossero soltanto quelle dell'organizzazione militare, ma anche quelle dell'organizzazione civile per la pace e per la prevenzione dei conflitti. Anche di questo non vi è traccia negli impegni per il prossimo triennio.
Infine, signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ricordare le questioni del terzo pilastro, che oggi sono diventate del primo pilastro, che riguardano la giustizia, la sicurezza e l'immigrazione: abbiamo appena finito di discutere del mandato di arresto europeo, nel quale sono risolti i confini territoriali come baluardo di una concezione medievale della giustizia sul nostro pianeta, dimenticando che l'articolo 42 della Costituzione europea prevede una clausola di solidarietà tra i paesi, e, anzi, introducendo richieste che dovranno verificare la qualità della partecipazione dei singoli paesi all'Europa secondo un atto di sfiducia generalizzata nei confronti dell'Unione.
Questo rende il nostro paese così fragile, quando nascono le istituzioni europee: l'ipotesi di un ministro della sicurezza dell'antiterrorismo, per il quale è stato indicato un olandese; un'accademia europea di polizia, per la quale è stato indicato una finlandese; nel settore della giustizia e della sicurezza, siamo sempre stati all'avanguardia, ma in Europa la nostra presenza è così gravemente trascurata ed il nostro Governo non spiega fino in fondo quali siano il nostro ruolo o la capacità della nostra classe dirigente. Oppure, è il ruolo che abbiamo scelto, quello di stare in retroguardia sui temi della giustizia e della sicurezza, che fa sì che oggi siano sempre un olandese, un belga, un francese, un tedesco o un finlandese ad assumere cariche di responsabilità in questo settore?
Gran parte delle misure annunciate dopo l'11 settembre sono rimaste inattuate in Europa. C'è una grande contraddizione tra quello che si dice, di voler partecipare della difesa internazionale contro il terrorismo e per la sicurezza, e l'arresto delle iniziative legislative sul tema della sicurezza della giustizia in Europa.
Il mancato recepimento, ancora oggi, del mandato di arresto europeo, la visione assai limitante e provinciale di questa proposta che viene annunciata, la mancata nascita di Eurojust - la quale peraltro sta nascendo con quelle forme improprie e assolutamente localistiche di cui abbiamo discusso la settimana scorsa - le politiche
dell'immigrazione, che servono in maniera miope a costruire muri nel Mediterraneo e non quei ponti e quel dialogo che potrebbero dare ricchezza al Mezzogiorno d'Italia, sono la visione miope di un'Europa che viene proclamata nelle relazioni, enunciata nei convegni, conclamata nelle occasioni elettorali e poi tradita, quando bisogna fare delle scelte.
È per tali ragioni, signor Presidente, che, pur annunciando come una lieta novella la nascita di questo metodo nuovo di compartecipazione, dobbiamo dolerci per l'assenza reale dell'Europa dai temi che riguardano la vita del nostro Governo e la sua capacità di promuovere una Europa più grande, migliore e politicamente più mite e più coesa.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Strano. Ne ha facoltà.
NINO STRANO. Intervengo brevemente per manifestare la mia sorpresa, in quanto pare che il collega che mi ha preceduto, a differenza degli altri, non abbia assolutamente letto i documenti che il relatore Airaghi ha proposto all'aula né il risultato del lavoro della Commissione. Evidentemente non ha avuto il tempo, altrimenti non avrebbe riferito inesattezze politiche e nel merito. Ha disegnato un'Europa nella quale sembra che il Governo italiano non si occupi di ambiente o di politica euromediterranea, che è stato invece uno degli elementi di riferimento del semestre europeo del presidente Berlusconi. Sembra però dimenticare che da parte del centrosinistra in Europa c'è stato il «no» di un deputato, peraltro siciliano, accompagnato dall'ex ministro dell'interno del Governo Amato, che ha votato contro il ponte dello stretto di Messina.
Quindi, rifiutiamo aprioristicamente, come maggioranza e come gruppo di Alleanza nazionale, una critica infondata, soltanto politica e speciosa, che non affonda le sue ragioni nelle cose della politica, nel Governo dell'Europa, al quale il Governo Berlusconi ha dato nel semestre un grande impulso, pur non riuscendo a realizzare il disegno di Costituzione europea; ciò perché il Governo Berlusconi non ha voluto accelerare sulle divisioni ma ha cercato il collante che non è riuscito a trovare, non certo per cause o problemi inerenti alla politica del Governo stesso, ma per problemi esterni che, oggi, fra l'altro, si manifestano in maniera più clamorosa.
Quindi rigettiamo completamente questo tipo di impostazione, ribadendo la nostra fiducia ad un Governo che dell'Europa, non solo dell'euro, ha fatto il suo convincimento, forti tra l'altro, come Alleanza nazionale, di una tradizione ancorata all'Europa dei popoli e all'Europa delle nazioni e non ad un'Europa mercantile, che è il solo vanto del Governo Prodi, il quale non ha mai parlato di una Europa delle nazioni, delle tradizioni e delle civiltà dei costumi, ma solo del grande successo mercantile monetario dell'euro, che si è rivelato un successo forse frettoloso, non voglio dire inutile, ma sicuramente frettoloso, creando molti problemi all'economia dei paesi continentali.
Concludo, signor Presidente, ringraziandola per l'opportunità che mi ha concesso e mi riservo di approfondire alcune tematiche europee nel corso del dibattito che si svolgerà domani.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e, pertanto, dichiaro chiusa la discussione.
Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Airaghi.
MARCO AIRAGHI, Relatore. Signor Presidente, rinuncio alla replica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Rinuncio alla replica, signor Presidente.
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