Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 451 del 7/4/2004
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La seduta, sospesa alle 20,35, è ripresa alle 20,45.

Informativa del Governo sulle misure adottate a tutela della sicurezza dei cittadini, con particolare riferimento all'ordine pubblico a Napoli e ai recenti fatti di Genova.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa del Governo sulle misure adottate a tutela della sicurezza dei cittadini, con particolare riferimento all'ordine pubblico a Napoli e ai recenti fatti di Genova.
Dopo l'intervento del ministro dell'interno, interverranno i rappresentanti dei gruppi in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica, per dieci minuti ciascuno. È previsto un tempo aggiuntivo per il gruppo misto.

(Intervento del ministro dell'interno)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, onorevole Pisanu.

BEPPE PISANU, Ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in un primo momento sono stato invitato a riferire, in quest'Assemblea, su tre eventi diversi e, successivamente, sono stato sollecitato ad intervenire anche su un quarto evento: quello concernente l'operazione di prevenzione che è stata svolta, la settimana scorsa, nei confronti di 161 extracomunitari.
Naturalmente, ho predisposto uno scrupoloso testo scritto, che consegnerò affinché rimanga agli atti, ma, se è consentito anche a me, signor Presidente, apprezzare le circostanze e tenere conto degli impegni dei colleghi, cercherò di riassumerne il contenuto, rinviando al testo integrale per le informazioni di dettaglio.
Per quanto riguarda il primo episodio, che concerne il rapimento della signora Anita Simoni, avvenuto in Trentino, come i colleghi ben sanno, il caso è stato risolto rapidamente, per l'improvvisazione dei sequestratori, ma anche per l'abilità dei carabinieri, i quali, nel giro di ventiquattr'ore, sono riusciti a concludere l'operazione positivamente. Penso di non fare torto all'Assemblea se mi rimetto, al riguardo, al testo scritto.
Debbo, invece, intrattenervi di più sull'episodio assai triste che riguarda la morte di una giovinetta innocente, coinvolta a Napoli in una sparatoria. L'episodio ha profondamente colpito i cittadini napoletani, ma, credo, anche tutti gli italiani. Consentitemi, anzitutto, di ribadire, ai familiari della vittima la solidarietà del Governo e la mia personale.
Si tratta di un episodio sconvolgente che chiama in causa un po' tutti, così come la domanda di giustizia che si è levata dal popolo di Forcella esige risposte appaganti da tutti: dalle istituzioni, ad ogni livello, e dai cittadini.
Comunque, tengo a dire una cosa con molta chiarezza: a Napoli, lo Stato c'è, le istituzioni pubbliche, centrali e periferiche, ci sono; queste operano e parlano tra loro, con un dialogo intenso e fecondo al quale deve unirsi sempre di più, e sempre più forte, la voce della società civile, quella della vera Napoli, come l'ha chiamata il sindaco, Rosa Russo Jervolino. Da quella collaborazione sono nate molte iniziative che, muovendosi su piani diversi, convergono tutte verso un unico obiettivo, ossia sconfiggere la criminalità organizzata.
La Camera sa bene che la camorra è un fenomeno criminale molto articolato, quasi pulviscolare. I gruppi delinquenziali presenti sul territorio sono numerosi e violenti, poco inclini a forme di organizzazione assimilabili a quelle proprie di altre associazioni di stampo mafioso, come Cosa nostra e la 'ndrangheta calabrese. Proprio questa configurazione rende l'azione di contrasto particolarmente complessa.


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Così accade (mi sembra lo abbia riportato un giornale di Napoli) che la camorra, come un'idra dalle sette teste, colpita continuamente, tuttavia continuamente risorge.
Ricordo, come risulta dalla lettura dei dati (che vi risparmio), che l'azione di contrasto svolta dalle forze dell'ordine ha dato, fino ad ora, risultati assai significativi. Solo nel 2003, sono state denunciate per associazione a delinquere 556 persone. Questo dato, confrontato con quello dell'anno 2000, segnala un incremento di denunciati del 44 per cento, mentre le persone deferite all'autorità giudiziaria per associazione di stampo mafioso assommano a 535, con un aumento percentuale, sempre rispetto al 2000, addirittura del 76,6 per cento.
Dati analoghi sono stati rilevati per quanto riguarda l'arresto dei camorristi latitanti, l'applicazione delle misure di prevenzione patrimoniale nei confronti dei camorristi e l'andamento delle estorsioni. Aggiungo che, soprattutto nell'ultimo anno, prendendo atto del negativo evolvere della situazione, della sicurezza e dell'ordine pubblico, io stesso mi sono fatto promotore di iniziative di un certo impegno a Napoli. Ricordo, tra queste, le mille unità di rinforzo inviate in via straordinaria nella città con un'operazione denominata «alto impatto», che ha dato risultati positivi. Ricordo altresì, che, anche a seguito di un preciso voto della Camera, 500 di quei mille agenti inviati in via provvisoria sono stati ormai stabilizzati. Sono esattamente: 200 poliziotti, 200 carabinieri e 100 finanzieri. Per la precisione, ricordo che gli ultimi 50 operatori di questi 500 saranno assegnati entro il mese di aprile.
Vorrei ricordare che, per quanto riguarda il controllo del territorio, si è dato vita ad una serie di intese operative che coinvolgono il Ministero dell'interno, le istituzioni locali e le associazioni spontanee della società civile, dai sindacati alla Confindustria e alla Confcommercio.
È stato costituito un ufficio che si cura di strategie per il controllo del territorio, a cui tutti questi soggetti fanno capo, dando vita a forme efficaci di polizia di prossimità, le quali vengono configurando, credo positivamente, la sicurezza come un bene comune, che tutti dobbiamo contribuire a produrre (istituzioni e cittadini, poteri pubblici e privati).
Tutto questo lavoro e tutti questi risultati, a cui ho alluso, ma che nel testo scritto troverete puntualmente esposti, sono il frutto quotidiano di 12.615 agenti, che operano nel territorio napoletano, realizzando un rapporto tra operatori di polizia e popolazione che è di 1 a 243, molto migliore della media nazionale, che è di 1 a 252.
Di fronte a tutto questo impegno, diventano ancora più forti le perplessità e lo sconcerto che si provano nel rilevare come, per fare degli esempi concreti, venga arrestato a Napoli per rapina un tale che due mesi prima era già stato arrestato per rapina o estorsione, o ancora come venga arrestato per possesso di armi un talaltro che due mesi prima era stato sottoposto ad analogo provvedimento per identico reato. Ecco, credo sia anche così che le teste dell'Idra, una volta recise, tornano al loro posto. Questo credo debba indurre il Parlamento e il Governo ad una prudente e scrupolosa riflessione ordinamentale.
Ovviamente, la natura particolare dei contesti socio-economici, dove la camorra tende ad insediarsi, conferisce particolare risalto alle iniziative di partecipazione sociale, come ho già detto, che tendono a creare sinergie tra Stato, enti locali, associazioni e cittadini. Posso dire, concludendo, che a Napoli sono state create tutte le condizioni perché si realizzi il massimo possibile di partecipazione tra cittadini e istituzioni per lottare insieme contro la criminalità organizzata e contro il crimine e l'illegalità diffusa. C'è ormai lo spazio necessario perché la società civile napoletana, che vuole ribellarsi alla violenza e alla criminalità, possa far sentire la sua voce assieme a quella delle istituzioni pubbliche, centrali e locali. L'augurio è che l'addolorata indignazione di Forcella diventi una scelta attiva di tutti i napoletani a favore della legalità ed a sostegno di


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chi direttamente la tutela. C'è bisogno di questa partecipazione per dare forza vittoriosa alle istituzioni.
Accenno ora all'altro evento, quello verificatosi a Genova il 29 marzo scorso, alle 3 del mattino, nelle vicinanze del commissariato Sturla. Lì è stato disposto un doppio ordigno. Si è fatto in modo che le esplosioni avvenissero a circa 20 minuti di distanza l'una dall'altra, in modo che la seconda potesse colpire agenti di polizia che fossero arrivati, uscendo dalla porta del passo carraio.
La seconda esplosione era molto più potente della prima. Nell'area interessata dall'esplosione sono stati trovati bulloni, che fanno pensare ad un rinforzo dell'ordigno, con l'esplicito proposito di far male, ossia di uccidere.
Nella mattina del 30 marzo, il personale della Digos di Genova ha intercettato una busta indirizzata alla redazione del Secolo XIX. Tale busta conteneva un comunicato di rivendicazione dell'attentato, scritto con il normografo e siglato «FAI, brigata 25 luglio».
Come i colleghi ricorderanno, la FAI (federazione anarchica informale), ha fatto la sua prima apparizione nel dicembre 2003, con la rivendicazione dell'attentato compiuto, due giorni prima, in prossimità dell'abitazione del presidente Prodi.
Gli autori del volantino ricordano, anzitutto, la ricorrenza della morte dell'anarchico Edoardo Massari, suicidatosi a Torino nella notte tra il 27 e il 28 marzo 1998, e affermano di voler «colpire i servi dello Stato», in accordo con la campagna «Santa Claus», anch'essa iniziata nel dicembre scorso, con plichi esplosivi inviati sempre al presidente Prodi e a diversi esponenti delle istituzioni europee.
Il documento contiene minacce a «sbirri, magistrati, politici, mestieranti della repressione» e fa esplicito riferimento - anche con ulteriori minacce - alla morte di un nomade, avvenuta incidentalmente, nel febbraio 2002 a Roma, a causa di colpi d'arma da fuoco esplosi da un carabiniere durante un servizio di controllo.
Il documento presenta tutte le caratteristiche (nel linguaggio, nei toni, nel tipo di minacce) delle rivendicazioni degli anarco-insurrezionalisti. Esso chiama in causa Carlo Giuliani, «abbattuto a sangue freddo» - dice il testo - il 20 luglio del 2001; esprime solidarietà a Luca Farris, recentemente arrestato in Sardegna; rivolge minacce anche al sovrano di Spagna, Juan Carlos, la cui visita a Genova era prevista a breve termine.
Nelle sue modalità, l'attentato è analogo a quello del 9 dicembre 2002, che - lo ricordo - fu compiuto alcuni giorni dopo l'esecuzione di 22 arresti relativi agli incidenti del vertice G8, del luglio 2001.
Devo anche ricordare che la mattina di venerdì scorso, 1o aprile, presso l'ufficio postale di via degli Arcelli, a Roma, sono state segnalate due buste, indirizzate, rispettivamente al dottor Giovanni Tinebra, capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, e al dottor Sebastiano Ardita, direttore generale dei detenuti e del trattamento dell'amministrazione penitenziaria.
L'intervento degli artificieri ha permesso di appurare che entrambe le buste contenevano custodie per videocassette, caricate con polvere esplosiva e chiodi.
È certo che, se fossero esplose, avrebbero procurato danni seri a persone o cose. Poi, nel pomeriggio della stessa giornata, è stato recapitato alla redazione de la Repubblica un volantino dattiloscritto di rivendicazione della federazione anarchica informale-cellule armate per la solidarietà internazionale. Ricordo che con la seconda parte della sigla era stato rivendicato, nell'ottobre del 2003, un fallito attentato agli uffici delle linee aeree spagnole Iberia.
Siamo, dunque, nuovamente di fronte al manifestarsi del terrorismo anarco-insurrezionalista che si caratterizza, una volta di più, per l'aggressione alle forze dell'ordine e alle istituzioni, spesso attuata anche nelle piazze e nei cortei in un clima di odio verso chi lavora per la sicurezza dei cittadini. È una minaccia grave, sulla quale ho ampiamente riferito alla Commissione affari costituzionali nell'audizione dell'8 gennaio scorso, ed a quelle valutazioni mi rifaccio. Aggiungo soltanto


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che, nel frattempo, sono stati costituiti gruppi investigativi ad hoc, che in alcune regioni lavorano specificamente su questo fronte.
Chiedo ora di poter dare alcuni chiarimenti che, come ho ricordato, mi sono peraltro stati sollecitati, sull'operazione di carattere preventivo contro il terrorismo internazionale condotta dalle forze dell'ordine la scorsa settimana. L'obiettivo dell'operazione era quello di controllare con scrupolo, in base alla legislazione vigente e secondo le procedure ordinarie da essa previste, le posizioni di 161 cittadini extracomunitari su cui gravavano e gravano forti indizi di commistione con l'estremismo fondamentalista.
A seconda dell'esito delle verifiche, per ciascuno di loro viene valutata la possibilità di adottare misure di carattere amministrativo ovvero, nei casi di violazione della legge penale, di deferimento all'autorità giudiziaria. Finora, sono stati effettuate 12 espulsioni per irregolarità amministrativa ed un arresto per resistenza a pubblico ufficiale, mentre è ancora al vaglio la copiosa documentazione sequestrata.
Tengo a precisare che si è trattato non di una retata arbitraria, ma di un'azione mirata caso per caso e condotta sulla base di informazioni valutate con cura ad un tavolo interforze, dove siedono esperti della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri e dei servizi di sicurezza. Per ciascuno dei 161 extracomunitari gli indizi raccolti erano tali da rendere necessaria l'immediata verifica della loro posizione amministrativa e penale, ovviamente senza alcuna offesa alla dignità e ai diritti dei singoli.
Tantomeno si è trattato - come lasciano intendere talune voci polemiche - di una sorta di attacco intimidatorio agli immigrati islamici. Non è così. È stata semplicemente un'operazione di carattere preventivo, suggerita dal convincimento che, in fatto di sicurezza e ordine pubblico, il miglior risultato possibile è prevenire i reati. Contrastarli e reprimerli, infatti, è sempre una onerosa necessità. Prevenire, nella fattispecie, ha voluto dire, come recita testualmente il nuovo vocabolario Treccani della lingua italiana, «prendere tutte le precauzioni necessarie perché un evento negativo o dannoso non si verifichi». Dove c'è carenza di prevenzione, c'è, molte volte, eccesso di repressione, con danni ulteriori per i cittadini e per lo Stato.
L'iniziativa in questione si colloca nel contesto di una più ampia ed articolata politica di prevenzione, che va dalle attività di intelligence (delle quali tanto si parla, quasi che esse avessero poteri salvifici, mentre così purtroppo non è) al controllo del territorio, compresi i territori mobili, come i treni, e territori virtuali, come Internet, alla sorveglianza degli obiettivi sensibili, all'interruzione dei canali di finanziamento, al monitoraggio di ambienti dove la minaccia terroristica può prendere forma e orientamento.
Naturalmente, questi dispositivi seguono l'evoluzione della minaccia stessa. Oggi, per esempio, i luoghi sottoposti a speciale vigilanza, con intensità di modalità diverse di vigilanza, sono diventati 13.421. Quella del terrorismo internazionale di matrice islamica è una minaccia multiforme e poco prevedibile, che può scatenarsi sia per impulsi esterni, sia per autonoma decisione dei gruppi o delle cellule dormienti presenti anche sul territorio nazionale. Contro di essa, oltre alle diverse modalità di prevenzione interna, abbiamo proposto e stiamo sviluppando un'articolata iniziativa di carattere internazionale, sulla quale potrò, se la Camera lo riterrà opportuno, riferire molto più diffusamente.
Con assoluta lealtà verso il Parlamento ed altrettanto esclusiva dedizione alla sicurezza del paese, voglio in ogni caso affermare che noi stiamo facendo tutto il possibile per valutare con realismo l'incombente minaccia terroristica e per fronteggiarla con la massima efficacia.
Né allarmi eccessivi né banali rassicurazioni, dunque, ma soltanto determinazione a fare fino in fondo il nostro dovere, confidando nel primato della legge, nell'insostituibile ruolo della magistratura,


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nell'impegno generoso e nella professionalità delle nostre forze dell'ordine e dei nostri servizi di sicurezza.
Mi sia consentito, infine, ribadire che la scelta della fermezza verso gli intolleranti ed i violenti è la naturale compagna della scelta del dialogo verso tutti gli immigrati onesti e laboriosi, verso quegli immigrati che, mentre chiedono rispetto per la loro identità religiosa e culturale, dimostrano eguale rispetto per la nostra identità, per i nostri ordinamenti democratici e per le nostre leggi. A tutti loro dobbiamo tenere spalancata la porta a due battenti dei diritti e dei doveri.
Vanno esattamente in questa direzione l'avvenuta regolarizzazione di circa 600 mila lavoratori clandestini; la nostra iniziativa per il dialogo interreligioso fatta propria, non a caso, dai Capi di Stato e di Governo europei; il progetto per la costituzione di una consulta islamica presso il Ministero dell'interno.
Su questa linea vogliamo procedere, certi di aiutare così la stragrande maggioranza degli immigrati islamici a comprendere che l'estremismo fondamentalista è anche loro nemico, è il loro maggiore nemico, perché ostacola, se non l'integrazione, almeno la loro pacifica convivenza nella nostra società, offrendo motivazioni assai forti alla peggiore islamofobia.
L'accoglienza e l'apertura al dialogo, però, non debbono essere scambiate per debolezza o permissività. La società aperta deve restare ferreamente chiusa agli intolleranti ed ai violenti. Questa convinzione è anche una scelta di Governo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ministro Pisanu, la ringrazio per l'ampia relazione. Come da lei richiesto, la Presidenza autorizza la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale del suo intervento.

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