Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 451 del 7/4/2004
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 4880)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maninetti. Ne ha facoltà.

LUIGI MANINETTI. Vorrei ricordare che il provvedimento al nostro esame rappresenta la seconda parte del disegno di legge già approvato dal Senato (Commenti).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, anche io sono presente in aula da oggi pomeriggio. Vi pregherei di consentire che i lavori si svolgano in modo serio, senza clamori né risate.

LUIGI MANINETTI. La seconda parte di questo complesso provvedimento legislativo, ora al nostro esame, rappresenta la volontà e la scelta, tutta italiana, di inserire utili ed importanti innovazioni, applicabili sin dalle prossime elezioni europee. Non si poteva, d'altronde, non corrispondere alle esigenze che ci provenivano dalla realtà di tutti i giorni e che ci indicavano la necessità di completare il sistema delle incompatibilità, raccogliendo le istanze provenienti dalla società. Si è data, infatti, agli elettori la possibilità di esprimere più preferenze. Nel momento in cui l'Europa si avvia verso un cammino molto più complesso rispetto al passato, con l'allargamento dell'Unione europea e la necessità di una maggiore coesione tra i paesi che ne fanno parte, c'è bisogno di un maggiore impegno da parte dei nostri rappresentanti. Ecco perché credo sia importante aver stabilito un'incompatibilità, non completa


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come avremmo voluto, tra le cariche di consigliere regionale, provinciale e di deputato.
Si tratta di incompatibilità opportune, definitive ed utili per garantire l'obbligo del tempo pieno, o meglio, della scelta esclusiva, relativa ad un solo incarico. Nel dibattito svoltosi al Senato non sono mancate polemiche pretestuose, come quelle di chi ha affermato che il provvedimento è stato voluto dalla maggioranza esclusivamente per dotarsi di un certo vantaggio alle prossime consultazioni europee di giugno. Così non è, e mi dispiace che l'opposizione, anche quando non ve ne è bisogno, sfrutti qualsiasi occasione per polemizzare in modo sterile.
La dimostrazione di ciò sta nella disponibilità manifestata dalla maggioranza nel corso dell'esame al Senato, dove sono stati accolti alcuni suggerimenti dell'opposizione.
Un ulteriore argomento che ritengo importante, soprattutto dal punto di vista pratico, riguarda l'esenzione dalla sottoscrizione delle liste dei candidati. Abbiamo constatato quanta difficoltà sussiste e, dunque, quanta disinvoltura può essere usata nella raccolta delle sottoscrizioni. È vero che occorrono regole certe per chi vuole candidarsi e per chi intende formare una lista, ma è altrettanto vero che tali esigenze non si devono ripercuotere su chi è già presente in Parlamento, in quanto ciò determina oneri che si risolvono in un dispendio di tempo e di energie. Mi auguro che tale norma venga estesa anche alle consultazioni elettorali politiche ed amministrative.
Ritengo altresì utile e virtuosa, dal punto di vista del risparmio di denaro pubblico, la disciplina transitoria che accorpa le elezioni europee ed amministrative: svolgere le operazioni di voto in due giorni e accorpare le consultazioni europee ed amministrative costituisce certamente una scelta significativa per gli elettori.
Ferme restando le perplessità che ho manifestato, annuncio il voto favorevole del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, può sembrare superfluo ricordare le esigenze di modifica del testo proposto, che non condividiamo. Intendo tuttavia sottolineare un aspetto: il Parlamento europeo ha sottoposto all'attenzione degli Stati membri la questione dell'incompatibilità tra le cariche di parlamentare europeo e di parlamentare nazionale, nonostante i suoi limitatissimi, anzi quasi inesistenti, poteri (la potestà decisionale è affidata in misura maggiore ai governi: si tratta di un'enorme questione irrisolta nella costruzione europea).
Riteniamo che in tal modo sia stata posta una questione giusta, costituita dalla necessità che ciascuno svolga il proprio mandato in qualsiasi ambito istituzionale, dal più piccolo comune al Parlamento europeo, nel miglior modo possibile, non soltanto adempiendo ai numerosi doveri ai quali si è chiamati, ma anche stabilendo una più adeguata rappresentanza e una più adeguata relazione tra gli elettori e le elettrici e la sede istituzionale. Credo si debba recuperare da parte delle istituzioni fiducia e credibilità. La crisi della politica è reale e non si risolve soltanto con i meccanismi elettorali, che anzi riguardano gli addetti ai lavori e non suscitano l'interesse della maggior parte della popolazione.
La questione della crisi della politica è seria e va affrontata nel merito dei problemi che si pongono e della coerenza con la vita quotidiana delle persone. Tuttavia, sappiamo che è importante anche la coerenza tra le leggi che vengono approvate e l'obiettivo, che dovrebbe essere comune, di recuperare credibilità e fiducia nelle istituzioni. Quando si viene meno a principi importanti e fondamentali sul terreno della rappresentanza, si va ulteriormente ad incrinare tale rapporto.


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Non ci siamo sottratti, non appena il provvedimento è pervenuto dal Senato, all'esigenza di intervenire nel merito delle questioni, senza assumere posizioni ostruzionistiche o pregiudiziali. Tuttavia, debbo rilevare che non è questo il modo di procedere su questioni di tale delicatezza. Sia la fretta sia il merito di alcune votazioni evidenziano ambiguità e lasciano aperti dubbi, rispetto ad accordi che non si sottoscrivono pubblicamente nell'Assemblea, bensì probabilmente in altri luoghi, accontentandosi di singole disposizioni che possono far piacere.
Noi non abbiamo fatto accordi di nessun tipo. Anzi, riteniamo che questo provvedimento non completi quel percorso che abbiamo iniziato in modo anch'esso assolutamente affrettato, nonostante avessimo avuto mesi a disposizione. Sapevamo qual era la scadenza delle elezioni europee; da mesi il Governo e la maggioranza sapevano che avremmo dovuto recepire le direttive condivise sulle quali ci siamo impegnati in Europa e quindi conoscevano la questione delle incompatibilità. Non solo siamo arrivati in ritardo allora, cioè la scorsa settimana, ma siamo arrivati all'ultimo minuto oggi, su questioni di così grande delicatezza. Lo abbiamo fatto nel modo peggiore, perché l'estensione delle incompatibilità, che era una facoltà consentita, anzi auspicata, proprio nella direttiva europea, non ha consentito un confronto serio, anzi, a mio avviso, ha introdotto degli elementi dannosi. Forse è bene astenersi, in alcuni momenti, dal varare altri provvedimenti e accontentarsi di quel poco, ma «pulito», che si è in grado di fare e rinunciare a fare pasticci.
Ritengo che questo testo sia un vero pasticcio, in tutti i suoi aspetti. Lo è soprattutto sulla questione delle incompatibilità, appunto perché introduce nuovi elementi di discriminazione tra gli amministratori che svolgono il primo mandato e quelli che sono alla fine del mandato. Inoltre esso è pessimo per quanto riguarda il tentativo di introdurre le cosiddette pari opportunità. Ripeto, credo sia un messaggio miserevole, oltre che un risultato pessimo dal punto di vista concreto. Naturalmente, non è stato possibile avere un confronto su tante altre materie che meriterebbero una riflessione ben più approfondita.
Per tutte queste ragioni ed anche per le questioni che forse dovremo continuare ad affrontare in altri momenti, preannuncio il nostro voto contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mastella. Ne ha facoltà. Onorevole Mastella, le faccio presente che il suo gruppo ha esaurito il tempo, ma lei sa che la mia tolleranza è infinita e spesso per questo vengo anche rimproverato...
Prego, onorevole Mastella.

MARIO CLEMENTE MASTELLA. Signor Presidente, non si preoccupi, ho già speso abbastanza energie. Ho chiesto di intervenire però per sottolineare un aspetto che mi pare, tra i tanti paradossi, il più incredibile. Tutte le forze politiche danno un'importanza notevole al risultato della vertenza di natura elettorale che riguarda le elezioni europee: cadrà il Governo Berlusconi? Non cadrà il Governo Berlusconi? Questo ipotizza l'opposizione.
Questo è un provvedimento che viene votato, per così dire, a mezzadria; su di esso ci asterremo dal voto, anche se consentiremo che si vari. L'opposizione ha acconsentito a questo provvedimento, perché se non partecipasse al voto oggi non verrebbe approvato. Una questione di questo genere pone davvero un problema di natura democratica. Mi dispiace, devo dire la verità, che tale questione democratica trovi alcuni affezionati, altri distratti. La collega Mascia ha parlato dell'incompatibilità, ma io voglio aggiungere un'altra questione e da questo momento - debbo dire ai miei amici dell'alleanza - mi sentirò molto più libero.
Una coalizione, Presidente, vive nel tentativo di mettere insieme programmi, uomini, atteggiamenti, gesti politici, e una legge elettorale costituisce o può costituire la vita o la morte di un partito politico. Mi dispiace che questo «inciucio» che si è verificato prescinda da noi. Noi faremo la


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nostra parte, andremo avanti; questo però, amici del centrosinistra, non è lo spirito di coalizione.
Aggiungo anche che questa legge «mezzadrica» che si è realizzata, per la quale alcuni sono compatibili con una «incompatibilità compatibile» - questo è il nuovo espediente di natura elettorale e normativa che abbiamo utilizzato - secondo me conduce ad un dato. Io chiamo in causa il presidente Prodi e deciderò, all'indomani delle elezioni, se è anche il mio Presidente, per una ragione. Prodi ha posto una questione fondamentale: chi è in Europa rimanga e vada in Europa, chi è in Italia rimanga in Italia. Qual è il dato, signor Presidente? Che i sindaci, i presidenti, chi è eletto in una coalizione ha un dovere morale, perché sottoscrive un patto con l'intera coalizione. Non possono correre i cento metri con 20 punti o venti metri rispetto agli altri! Questa è una contraddizione, è un problema di natura morale.
Questa è la ragione per cui, signor Presidente, noi non voteremo questa legge e ricorreremo alla Corte costituzionale che ci darà torto o ragione, non ha importanza: si tratta di una ragione di coscienza, a fronte di tanti elementi garbati richiamati da quello dell'amico Enzo Bianco a quelli degli amici siciliani e sardi, che qui non hanno avuto un minimo riscontro.
Eppure, signor Presidente, la Camera poteva decidere, anziché sull'incombenza della «mezzadria» e «dell'inciucio», in grande libertà, tenendo conto di alcuni dei rilievi avanzati, che erano interessanti e certamente non gratuiti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Montecchi. Ne ha facoltà.

ELENA MONTECCHI. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per preannunziare che il gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo si asterrà dal voto sul provvedimento in esame, perché consideriamo i forti limiti in esso presenti, a partire dalle questioni poste, con molto calore e con molta forza, dal collega Mastella, in riferimento alla chiarezza ed alla linearità per quanto riguarda il tema dell'incompatibilità, che resta a nostro avviso il suo punto più critico e delicato.
Tuttavia, pur nel dissenso, abbiamo mantenuto un atteggiamento rigoroso, perché ci sembra che non sia possibile correre il rischio che non sia il Parlamento la sede decisionale sulla materia elettorale. Sotto questo punto di vista, non portiamo alcuna responsabilità rispetto all'organizzazione dell'iter del provvedimento, perché da molto tempo esso «viaggia», «è in discussione», «emerge» e «riemerge» dai lavori del Senato. Siamo giunti quasi fuori tempo massimo, tuttavia siamo riusciti a ottenere che, pur nelle difficoltà, tale provvedimento venisse discusso dalla Camera dei deputati.
È questo il senso del nostro atteggiamento. Permangono, naturalmente, le critiche alle quali ho fatto sinteticamente riferimento, e sono proprio tali critiche ad indurci a non esprimere un voto favorevole sul testo in esame (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saponara. Ne ha facoltà.

MICHELE SAPONARA. Signor Presidente, intervengo solo per preannunziare il voto favorevole del gruppo di Forza Italia sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, sarò brevissimo. Desidero richiamare integralmente le valutazioni, in parte positive ma in parte critiche - anche fortemente critiche - su alcuni aspetti del provvedimento (il secondo comma dell'articolo 1 e la formulazione dell'articolo 3), che ho espresso qualche ora fa in sede di discussione sulle linee generali e che, per rispetto alla stanchezza dei colleghi, non intendo ripetere.


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Voglio soltanto constatare che se riusciremo, tra pochi istanti, ad approvare, con la nostra astensione dal voto, il progetto di legge in esame - proprio per effettuare un bilanciamento tra luci ed ombre -, lo si deve esclusivamente alla responsabilità dei gruppi dell'opposizione. Infatti, un intero gruppo della maggioranza, quello della Lega Nord Federazione Padana, era assente dall'Assemblea, ed un altro gruppo della maggioranza, quello dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, ha praticato una sorta di «rallentamento» dei lavori, per non dire un ostruzionismo strisciante, nel corso dell'esame del provvedimento.
Dal momento che ognuno è libero di fare ciò che vuole, abbiamo detto che se queste erano le posizioni, potevano essere espresse in sede di Commissione, e ciò sarebbe stato più leale. Infatti, oggi in I Commissione abbiamo accelerato i tempi dell'iter con un consenso unanime, ma se poi la maggioranza si «sfascia» in Assemblea perché un gruppo è assente ed un altro «ostruisce» i lavori, si dimostra un senso di irresponsabilità politica ed istituzionale che si è evidenziato agli occhi di tutti.
Concludendo, dal momento che ho annunziato che avrei parlato pochissimo, confermo la nostra astensione dal voto sul provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, vorrei dire che si è persa un'ottima occasione, eppure, il percorso era estremamente facile, perché sarebbe bastato adottare come linea guida quanto il Parlamento europeo ha seguito, in più occasioni, in ordine alle leggi elettorali e alle incompatibilità per ottenere una guide line che ci avrebbe consentito di approvare un buon provvedimento.
Non si è voluto seguire tale logica e si è tentato, invece, anche con qualche responsabilità da parte dell'opposizione, di trovare punti di incontro per varare leggi che sono, come si usa dire, molto personali. È questo il motivo per cui voterò contro il provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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