Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 451 del 7/4/2004
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Informativa urgente del Governo sull'attuale situazione in Iraq.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sull'attuale situazione in Iraq.
Dopo l'intervento del ministro degli affari esteri, interverranno i rappresentanti dei gruppi in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica, per sette minuti ciascuno. È previsto un tempo aggiuntivo per il gruppo misto.

(Intervento del ministro degli affari esteri)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il ministro degli affari esteri, onorevole Franco Frattini.

FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, forze militari e rappresentanti civili inviati dal Governo italiano sono, come tutti sapete, impegnati in Iraq, nella zona di Nassiriya, per contribuire a ristabilire sul terreno condizioni di ordine, di sicurezza, di normale erogazione dei servizi pubblici ai cittadini e, dunque, per aiutare la popolazione civile residente a migliorare progressivamente le condizioni di vita quotidiana. A tutti questi nostri connazionali va la profonda gratitudine del Governo e del paese.
Stiamo aiutando, e continueremo ad aiutare, i cittadini iracheni di Nassiriya, che hanno sofferto lunghi decenni di dittatura. I comandanti del contingente italiano, il nostro rappresentante diplomatico in Iraq e il governatore della provincia, dottoressa Contini, operano in stretto coordinamento fra loro e perseguono la via del dialogo con tutti i responsabili locali della comunità sciita, ottenendo il riconoscimento del ruolo, sempre positivo e utile per la popolazione, svolto con la presenza italiana.
Mentre viene rafforzato il dispositivo di sicurezza a protezione dei nostri militari, prosegue l'intenso coordinamento con la polizia irachena, anch'essa più volte attaccata dai gruppi estremisti violenti che agiscono per provocare scontri e tumulti senza ottenere, fortunatamente, il seguito della larga maggioranza della popolazione civile.
È errato, onorevoli colleghi, parlare di una guerra in atto, come è errato parlare di una rivolta degli sciiti, la cui larghissima maggioranza desidera soltanto pace e sicurezza. Le violenze sono dovute a una milizia fuorilegge, guidata da persone che hanno attaccato anzitutto gli iracheni e che hanno probabilmente ucciso, un anno fa, un leader moderato sciita iracheno. La stessa massima autorità religiosa sciita irachena, il grande ayatollah Al Sistani, ha invitato la popolazione civile a mantenere la calma, a non associarsi alle violenze e a rispettare l'ordine.
Ritengo sia francamente irresponsabile, oltre che contraddittorio, chiedere che vi sia presto un governo legittimo iracheno, come fortemente auspichiamo, e contemporaneamente chiedere il ritiro dei contingenti militari di pace. I nostri militari


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lavorano per la pace e per creare le condizioni che permettano agli iracheni di assumere il governo del paese a decorrere dal 1o luglio. Purtroppo, farlo prima non è possibile, onorevoli colleghi, per il semplice fatto, noto a tutti, che gli iracheni stessi non sono pronti: ce lo hanno detto, lo confermano oggi, come lo hanno detto in passato.
La formula «governo iracheno legittimo da domani» è purtroppo uno slogan che serve forse alla polemica politica interna, ma purtroppo non serve alla strategia che occorre per sostenere, come noi vogliamo fare, proprio gli iracheni. Siamo perciò consapevoli, oggi più di ieri, che la presenza della coalizione, il contributo dei nostri militari e dei nostri civili alla pacificazione sul terreno, così come all'ordine pubblico, è indispensabile. Abbandonare oggi il paese non solo non servirebbe a frenare l'ondata di violenza, ma significherebbe lasciare gli iracheni esposti al concreto e reale pericolo di una sanguinosa guerra civile tra fazioni estremiste.
A chi ci chiede una precipitosa ritirata, rispondo che noi ascoltiamo innanzitutto gli iracheni, le donne e gli uomini del Consiglio governativo, il ministro degli esteri provvisorio dell'Iraq, che ci ringraziano e ci chiedono di restare. Sono parole di gratitudine, onorevoli colleghi, che ho sentito pronunciare poco tempo fa anche da Kofi Annan, segretario dell'ONU, che ben comprende come solamente la presenza di oggi sul terreno permetterà all'ONU di assumere domani quelle funzioni centrali che noi desideriamo in un quadro di stabilità e sicurezza.
Anche nella giornata di ieri c'è stata una nuova dimostrazione di gratitudine nei confronti dell'Italia da parte, da ultimo, del ministro degli affari sociali dell'Iraq, che a Bruxelles ha affermato che l'Iraq è onorato e riconoscente - queste le parole usate - per la presenza italiana in Iraq.
Il Governo ha profuso e continuerà a profondere i più ampi sforzi per coinvolgere nella vicenda irachena la comunità internazionale, sulla base di un efficace multilateralismo, e l'Unione europea in particolare. Obiettivo primario di questa azione rimane la rinascita di un Iraq fondato su basi di libertà, di democrazia, di piena sovranità ed integrità territoriale.
Negli incontri che personalmente ho avuto, come ne ha avuti il Presidente del Consiglio - e mi riferisco, da ultimo, agli incontri tenutisi a margine della riunione NATO a Bruxelles -, e nei recenti colloqui con i ministri degli esteri dei paesi islamici, compresa la Repubblica islamica dell'Iran, ho confermato che l'Italia sostiene con forza una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza per accompagnare il processo di transizione politica dallo scioglimento della coalizione (30 giugno) sino alle elezioni che si svolgeranno all'inizio dell'anno 2005. Analoghi concetti confermerò durante la mia visita, la settimana dopo Pasqua, a Washington e a New York e negli incontri che avrò, prima della fine del mese di aprile, in Italia, con i nuovi colleghi ministri della Spagna e della Francia che ho invitato per due incontri bilaterali.
Molto lavoro è stato fatto dall'Italia e da altri paesi europei per coinvolgere i paesi arabi, ma questi ci hanno chiaramente spiegato le loro difficoltà ad intervenire sul terreno con forze militari, dichiarandosi comunque disponibili a contribuire in altre forme alla pacificazione, ad esempio con l'addestramento delle forze di polizia o contribuendo alla ricostruzione socio-economica, elementi comunque significativi e segno di un passo in avanti.
Non va dimenticata poi la dimensione regionale. A questo proposito, vorrei ricordare che ho parlato proprio ieri con il ministro degli esteri dell'Iran, Kharazi, al quale ho espressamente richiesto che il suo governo contribuisca ad indurre alla moderazione i responsabili sciiti in Iraq in nome della lunga consuetudine che lega i leader religiosi sciiti iracheni alla dirigenza iraniana.
Già da alcuni mesi avevo sensibilizzato l'Iran in tale direzione, durante i miei colloqui a Teheran. Il ministro degli esteri Kharazi, anche in nome dei buoni rapporti che legano i nostri due paesi, mi ha


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dato la disponibilità in tal senso, ed oggi - come probabilmente sapete - ha formalmente invitato alla moderazione gli sciiti, dicendo testualmente: «Stiamo contribuendo a spegnere l'incendio».
Credo si tratti di un interesse comune della comunità internazionale e l'attività che si sta svolgendo affinché si possa mettere fine a questo momento di crisi, creato da alcune fazioni estremiste, porterà - e mi auguro che ciò accada - all'organizzazione di comitati del popolo (così vengono denominati dall'Iran) nelle regioni sciite, sotto controllo dei leader religiosi, per riportare la situazione pienamente sotto controllo. Credo che questo sia uno sviluppo positivo e che l'Italia abbia cercato, in tal modo, di dare un contributo utile.
La nostra presenza in Iraq, onorevoli colleghi, è politicamente convinta, militarmente importante e determinante grazie all'opera degli oltre 40 esperti civili che lavorano nelle amministrazioni pubbliche e che contribuiscono alla ricostruzione del tessuto amministrativo del futuro Stato iracheno, che noi vogliamo sorga rapidamente. Ciò ci permette di condurre, come Italia, anche un'azione in seno alla NATO in favore di un maggiore coinvolgimento di quell'organizzazione in Iraq non appena, beninteso, sarà un governo iracheno, con piena legittimazione, ad invitare la NATO sul terreno.
Siamo impegnati in quello scenario regionale per ripristinare la democrazia, la stabilizzazione e lo sviluppo dell'Iraq, e l'esito positivo di questo sforzo - è bene ricordarlo - è di preminente interesse per l'intera Europa. Tale interesse è ben presente in tutti i paesi europei e, grazie anche all'azione della nostra Presidenza, non poche incomprensioni che avevano contraddistinto la prima fase della crisi irachena oggi sono state superate.
Nell'ultimo Consiglio europeo (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...

SAVERIO VERTONE. Ma che cosa dici!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego! Non vedo motivo di dare in escandescenze...

MAURA COSSUTTA. Ma come no?

PRESIDENTE. Ognuno potrà parlare dopo: il ministro sta svolgendo la sua relazione (Commenti del deputato Alfonso Gianni)... Ho capito, ma non è una buona ragione per interromperlo, scusate! Se dissentite, dopo avrete la parola e potrete esprimervi!
Prego, onorevole ministro.

FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Grazie molte, signor Presidente.

ALFONSO GIANNI. E va bene, vai avanti!

FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Mi riferisco, ovviamente, a documenti presenti negli atti dell'ultimo Consiglio europeo, di pochi giorni fa: credo che i relativi atti siano da tempo già disponibili ed ogni collega potrà prenderne visione.
In quelle conclusioni, infatti, è scritto che l'Europa ha ritrovato, con chiarezza, un'unità di intenti nella determinazione di prestare assistenza in Iraq, a riprova del superamento delle divisioni di ieri - certamente intervenute, e da nessuno nascoste - sulle cause della guerra. Ma è convincimento oggi comune a tutti gli europei che la popolazione irachena non può essere abbandonata alle violenze di alcune fazioni estremiste: questi sono gli atti del Consiglio europeo svoltosi nel mese di marzo.
Continueremo dunque a lavorare, con coerenza e determinazione, nell'ambito dell'Unione europea affinché si consolidino e si rafforzino ulteriormente tali convinzioni ed affinché l'Unione possa davvero parlare in futuro e nel presente, come si è iniziato faticosamente a fare, con un'unica voce e svolgere un ruolo efficace, in prospettiva, sul terreno iracheno.


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Posso ancora confermare che l'Italia ha lavorato, lavora e continuerà a lavorare nei prossimi giorni e nelle prossime settimane nel quadro dell'Europa - come detto - e delle consultazioni diplomatiche bilaterali, affinché si giunga ad una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza, affinché il Governo iracheno che si formerà abbia, fin dal primo giorno, un formale riconoscimento del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Ma non è certo questo, colleghi (intendo il ruolo politico dell'ONU), un elemento sufficiente a fermare il terrorismo, considerata anche l'esplicita rivendicazione di Al Qaeda degli attacchi mortali in Iraq contro l'ONU e contro il suo rappresentante, Vera de Mello.
Preme comunque ribadire con chiarezza che le forze della coalizione presenti in Iraq sono legittimate dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza n. 1511 e che non sono certo lì - come è ovvio - in alternativa alle forze dell'ONU. Kofi Annan non ha mai fatto mistero che il ritorno dell'ONU in Iraq è subordinato al ristabilimento di condizioni di sicurezza adeguate e, per sua esplicita ammissione, l'ONU non è ovviamente in grado di sostituirsi alle forze militari della coalizione. Non possiamo, colleghi, decidere noi, qui a Roma, ciò che il segretario dell'ONU ha detto ripetutamente di non poter fare.
Dobbiamo invece essere grati al nostro contingente per il modo in cui ha condotto le operazioni di mantenimento dell'ordine a Nassiriya (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e del deputato La Malfa).
I nostri soldati, anche nei momenti di maggior tensione, hanno svolto i loro compiti con grande professionalità, rispondendo come loro dovere e come permesso dalle regole di ingaggio alle provocazioni e ai colpi di chi si faceva scudo di donne e bambini: perché questa è la tragica realtà!

FRANCESCO GIORDANO. Noi siamo in guerra!

PRESIDENTE. Onorevole Giordano, la richiamo all'ordine!
Onorevole Russo Spena!

FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Vorrei sottolineare, colleghi, che non è mai venuta meno la volontà e la capacità di dialogo e di negoziato con la popolazione locale, i capi delle tribù, i responsabili amministrativi. Questo denota che il mandato affidato dal Parlamento alla nostra missione un anno fa, malgrado Nassiriya sia una realtà locale estremamente complessa, questo ruolo continua ad essere interpretato dai nostri uomini sul terreno nello stesso modo in cui è stato in origine affidato: una missione a sostegno della popolazione non certo per reprimerla (Commenti)... una missione a beneficio della pace e della ricostruzione del paese.

MAURA COSSUTTA. Degli americani!

FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Onorevoli colleghi, almeno su questo spero che tutti siano d'accordo (Commenti dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)... Non l'ho ancora detto (Commenti)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego!

FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Lo interpreto come un rifiuto preventivo! Stavo per dire che non dobbiamo cedere al terrorismo, alle minacce, alla paura. Spero che tutti siano d'accordo (Commenti dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).

SERGIO COLA. Loro no!

FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. È un momento difficile e duro, ma, se noi abbandonassimo il terreno dell'Iraq oggi, non solo verremmo meno alle nostre responsabilità come paese, ma lasceremmo i terroristi raggiungere il loro obiettivo.


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Non possiamo e non dobbiamo abbandonare un popolo che chiede alla comunità internazionale, e quindi anche a noi, aiuto per creare una democrazia, un popolo che ha avuto il coraggio di approvare una Costituzione, che vuole andare alle urne all'inizio del 2005, che vuole dimenticare l'incubo della dittatura di Saddam Hussein, che molti colleghi della sinistra non ricordano, come dovrebbero ricordare (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, e del deputato La Malfa - Commenti del deputato Alfonso Gianni).

PRESIDENTE. Onorevole Alfonso Gianni, per cortesia... La richiamo, onorevole...

ALFONSO GIANNI. Frattini, vergognati!

PRESIDENTE. La richiamo all'ordine, onorevole Alfonso Gianni!

ALFONSO GIANNI. Faccia quello che vuole!

PRESIDENTE. Onorevole Alfonso Gianni, se insiste...

ALFONSO GIANNI. Non insisto.

PRESIDENTE. Ecco, non insista, mi faccia questa cortesia!

FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Grazie, signor Presidente.
Concludo il mio intervento sottolineando ancora una volta che i nostri militari ed i nostri civili stanno compiendo un lavoro straordinario operando in condizioni molto difficili. Ne sono consapevoli, come sono consapevoli dell'importanza di ciò che stanno facendo. Credo che tutto il paese abbia l'obbligo morale di sostenerli. Grazie (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e del deputato La Malfa).

PRESIDENTE. La ringrazio, signor ministro, anche per la disponibilità con la quale, ieri, ha accolto l'invito della Presidenza a venire oggi in Parlamento.

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