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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Jannone. Ne ha facoltà.
GIORGIO JANNONE. Signor Presidente, signor ministro, già in un'altra sede istituzionale abbiamo avuto modo di confrontarci e di scambiare reciprocamente qualche parere in merito a questo provvedimento.
Intervengo a titolo personale per sottolineare che credo che in quest'aula non si possano non condividere le finalità e le premesse da cui nasce questo provvedimento. Ciò che, però, distingue probabilmente il nostro modus operandi non è la finalità, ma la metodologia. Ritengo che una legge, che volutamente cerca in qualche modo di essere proibizionista, non necessariamente debba o possa avere effetti positivi e non necessariamente possa raggiungere gli scopi che si è prefissata.
Io ed altri colleghi riteniamo che non esista necessariamente un'equazione tra
proibire, regolamentare e limitare gli effetti nocivi per i quali questo provvedimento è stato posto in essere.
Esistono, innanzitutto, molte tipologie di locali tra loro distinte, con storie diverse, con una diversa clientela e con diverse modalità di ascoltare musica o di bere una bevanda, alcolica o meno, e di approcciarsi al divertimento. Questa legge, invece, è pericolosamente generalista in questo senso.
A nostro avviso - per questo motivo abbiamo proposto una serie emendamenti - vanno fatti dei distinguo molto chiari tra le diverse tipologie di locali. Non esiste un'equazione chiara tra il proibire, l'adottare una politica tendenzialmente proibizionista ed evitare che i ragazzi o gli avventori dei locali da ballo attuino poi comportamenti pericolosi. Proibire la vendita degli alcolici in un locale non impedisce, ad esempio, ai ragazzi di fare incetta di alcolici fuori dal locale, magari portandoli nell'autovettura e di fare poi ricorso ad essi all'uscita delle sale da ballo. Anzi, talvolta, si sa che per i giovani proibire significa anche, in qualche modo, incentivare.
Allora, signor ministro, siamo certamente d'accordo con lei sul fatto che occorra regolamentare questo settore e che la finalità proposta è nobile e condivisibile. Se, intervenendo con una nuova normativa in questo ambito, si riuscisse a salvare anche solo una vita di un ragazzo, già si sarebbe raggiunto un grande scopo. Però, le chiediamo di soffermarsi con attenzione su alcune delle proposte emendative che provengono dai banchi dell'opposizione e anche da quelli della maggioranza.
Noi siamo infatti convinti che da questo dibattito possano emergere proposte costruttive, provenienti da entrambe le parti politiche, in grado di recepire le istanze di chi si occupa in maniera professionale di questo settore e si adopera per evitare scompensi che provochino danni più che benefici.
Con questo spirito, ho proposto alcuni emendamenti sui quali attendo la sua valutazione, signor ministro, per capire quale sarà il comportamento da tenere, a mano a mano che proseguiremo nell'iter di approvazione del provvedimento al nostro esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Garnero Santanchè. Ne ha facoltà.
DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono francamente stupita da alcuni interventi svolti dai colleghi dell'opposizione nei quali si ribadiva il concetto secondo il quale il Parlamento ed il Governo non si devono interessare di determinate materie.
Credo che, in realtà, il Governo di centrosinistra nella precedente legislatura abbia varato un provvedimento molto più proibizionista (il progetto di legge che stiamo per approvare oggi non è certo tale): per un sospetto caso di Sars, il ministro Pecoraro Scanio ci vietò di mangiare le fiorentine con l'osso! Al riguardo, mi sembra di ricordare che vi fossero dei dubbi e non delle certezze.
Oggi invece abbiamo un dato certo, ovvero che oltre 600 sono i giovani che muoiono durante i fine settimana. Credo pertanto che le stragi del sabato sera non le abbia inventate né il Governo Berlusconi, né questo Parlamento; è sufficiente andarsi a leggere, che per chi ne avesse voglia, le statistiche ed i dati che ci vengono forniti quotidianamente.
Io ed il mio partito crediamo che questo sia un ottimo progetto di legge e che esso abbia un presupposto certo alla sua base: l'interesse per la vita dei giovani, che è ciò che ha consentito di portare avanti l'iter del provvedimento.
Alleanza Nazionale ha svolto un grande lavoro in Commissione; per questo motivo, crediamo che alcuni emendamenti sottoscritti dal nostro gruppo siano in linea non soltanto con la volontà di salvaguardare la vita dei giovani, ma anche con l'esigenza di tutelare i figli, cosa che sta a cuore alle famiglie.
Va in questa direzione, ad esempio, l'emendamento che vieta l'ingresso ai minori di anni 18 dopo l'una di notte; se è
vero infatti che quando si approva una legge non si possono avere certezze che questa determini sempre effetti in linea con l'educazione che si intende impartire ai nostri giovani, credo tuttavia che sia intrinseco allo spirito di questo provvedimento un'opera di education nei riguardi dei ragazzi.
Nessuno, almeno per quanto riguarda Alleanza Nazionale, ha mai pensato che i giovani non debbano divertirsi o non debbano andare nei locali notturni. È l'esatto contrario: noi pensiamo che i giovani si debbano divertire, uscendo la sera e frequentando i locali che più ritengono opportuni. Tuttavia, il legislatore ha un dovere morale, che è quello di tutelare la salute e la vita dei giovani stessi. Anche l'emendamento che ha prolungato l'orario di chiusura per le località turistiche invernali e quelle estive va in una giusta direzione, perché sicuramente non si devono penalizzare località situate diversamente sul territorio.
Un altro emendamento importante è quello relativo agli incentivi per chi entrerà prima in discoteca. Ebbene, tutti questi emendamenti a firma di Alleanza Nazionale portano a credere che il testo in esame, così come verrà approvato da questa Camera, sarà una buona legge.
Per concludere, ritengo che nessun legislatore abbia la palla di vetro per comprendere gli effetti che una legge approvata può determinare in futuro; tuttavia, Alleanza Nazionale crede che occorra provarci, perché se anche si riuscisse a salvare soltanto una vita, questa rappresenterebbe un bene troppo prezioso per rinunciarvi (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 1 e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
GIAMPIERO D'ALIA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione raccomanda l'approvazione del proprio emendamento 1.400 (Nuova formulazione), ed esprime parere favorevole sugli emendamenti La Russa 1.106 (che comunque risulterebbe assorbito dall'approvazione del suddetto emendamento della Commissione), 1.107 e 1.117, sugli identici emendamenti Polledri 1.140 e Carrara 1.210, nonché sugli identici emendamenti Jannone 1.128 e Raisi 1.166 a condizione che vengano riformulati, sostituendo le parole da «esperto» a «danzante» con le seguenti: «esperto designato dalle associazioni nazionali maggiormente rappresentative degli imprenditori e dei gestori delle discoteche e delle sale da ballo e dei locali di intrattenimento danzante».
La Commissione esprime parere contrario sulle restanti proposte emendative presentate all'articolo 1.
PRESIDENTE. Il Governo?
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, per la verità avevo chiesto la parola per replicare alle osservazioni avanzate da alcuni parlamentari in merito ad un argomento estremamente importante sul quale vorrei fornire dei chiarimenti (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo). Ho chiesto la parola per intervenire, posso farlo nel momento cui la Presidenza me la concede. Credo sia un diritto-dovere del Governo rispondere alle osservazioni avanzate!
Se permettete, in piena onestà intellettuale, vorrei respingerne subito una: quella del cinismo preelettorale (Commenti del deputato Ruzzante). Posso accettare tante osservazioni, ma non questa perché sono quasi dieci anni che il Parlamento sta affrontando l'argomento in esame. Nella scorsa legislatura, quando ero all'opposizione, in maniera convinta ho sostenuto il Governo D'Alema quando, da questi banchi, l'onorevole Passigli manifestava la volontà del Governo di centrosinistra di varare un analogo provvedimento che non è stato, poi, discusso e votato proprio per la necessità di procedere ad ulteriori approfondimenti.
Dunque, quando ero all'opposizione appoggiavo quel Governo, che aveva aderito
a questa impostazione; allo stesso modo, oggi, che appartengo all'attuale maggioranza e al Governo in carica, non ne faccio certamente una questione elettorale, perché mettersi su questo piano - come ha fatto l'onorevole Castagnetti - vuol dire mettersi su un piano molto scivoloso. All'onorevole Castagnetti, il quale dice che vogliamo approvare questo provvedimento solo per farne un manifesto elettorale, potrei rispondere che voi volete impedire di approvarlo proprio perché esso produrrà degli effetti positivi.
Tuttavia, non mi sembra sia questa la materia del contendere. Semmai, essa è rappresentata da un problema oggettivo, sul quale dobbiamo confrontarci: il problema delle stragi del sabato sera, dei 250 mila feriti e dei 6 mila morti negli ultimi dieci anni, concentrati nelle notti del venerdì e del sabato. Si tratta di problemi sui quali è stata coinvolta anche l'opinione pubblica. Quante campagne promozionali sono state fatte? Qualcuno ha criticato lo spot del Governo, ma vi ricordate i manifesti di Oliviero Toscani, della regione Emilia Romagna? Quattro «pirla» in meno con la macchina distrutta: così venivano definiti i ragazzi che avevano perso la vita nelle stragi del sabato sera!
Personalmente, non ho condiviso quella campagna, perché non ho mai pensato che i ragazzi che muoiono siano dei «pirla», bensì li ho considerati sempre delle vittime. Quando dieci giorni fa, alle 4 del mattino, sono morte due ragazze di 15 anni, che frequentavano la terza media, mi sono domandato se viviamo o non viviamo un'anomalia, perché posso dare ragione al collega Grillini quando afferma che ognuno è libero di disporre della sua vita, ma ho qualche dubbio che a 15 anni si sia perfettamente liberi e coscienti di stabilire se si vuole vivere o se si vuole morire, nel momento in cui in maniera traumatica, alle 4 del mattino, si perde la vita.
Questo è il fenomeno con il quale dobbiamo confrontarci. Al riguardo, vorrei anche fornire informazioni ad alcuni colleghi, perché qualcuno - giustamente - ha in mente il testo originario del disegno di legge governativo (che peraltro non è firmato solo dal sottoscritto, ma anche da Berlusconi, da Fini, da Bossi e da tutti i ministri). Si tratta di un testo che è stato profondamente modificato in Commissione. Alcune obiezioni riguardano il fatto che avremmo posto un limite, fissando un orario di chiusura dei locali. Non è così, colleghi, perché una delle modifiche principali, accolte in Commissione proprio sulla base di osservazioni provenienti da diversi gruppi parlamentari, riguarda il fatto che gli orari di chiusura dei locali rimangono nella piena disponibilità delle regioni e dei sindaci, i quali stabiliscono un orario di chiusura che può essere compreso tra l'una e le 8 del mattino. Resta, quindi, nella disponibilità degli amministratori locali e dei sindaci fissare l'orario di chiusura dei locali di intrattenimento e di svago.
Noi abbiamo invece lavorato al fine di attenuare i fattori di rischio. Mi dispiace che l'onorevole Castagnetti, che la pensava esattamente come me quand'era segretario della Democrazia cristiana in Emilia Romagna, quando ha firmato insieme a me proposte di legge o quando ha sostenuto questo in tutte le sedi, adesso abbia fatto autocritica e abbia cambiato idea. Io non ho cambiato idea rispetto alla necessità di attenuare i fattori di rischio che comportano una determinata mortalità.
Colleghi, potrei farvi un elenco delle categorie, appartenenti alla società civile, che stanno combattendo questa battaglia: ad esempio, i medici. Mi colpisce il fatto che tutti i medici interpellati per il tramite delle loro associazioni (come la Società italiana di medicina di pronto soccorso, i cardiologhi o i medici che si interessano di traumi) abbiano indicato in una patologia rappresentata da un mix di sonno, stanchezza, abuso di alcol ed impasticcamento, il killer che determina, alle 5 del mattino, il picco di 8 morti ogni 100 incidenti, che non sono incidenti banali. I colleghi che hanno approfondito come me l'argomento sanno che, alle 5 del mattino, sulle strade ci sono segni di frenate. Gli esiti degli incidenti sono catastrofici perché il guidatore non ha nessun cenno di reazione. Sono situazioni particolari, che determinano
un aumento del livello della mortalità: man mano che ci si avvicina all'alba, si passa dai 2 agli 8 morti ogni 100 incidenti.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. È un picco talmente straordinario da determinare - com'è stato sottolineato - la prima causa di morte dei giovani nel nostro paese.
I medici, la polizia stradale, il forum delle famiglie, le associazioni dei genitori, i lavoratori della notte, le ACLI, la CISL, le associazioni dei familiari delle vittime della strada, e persino i produttori di alcol ed i distillatori hanno espresso una posizione favorevole nei confronti di questo provvedimento: costoro sono per la cultura del bere bene, non del bere nelle ore e nei momenti in cui ciò pregiudica la vita. Mi impressiona il fatto che, da una parte, vi sia la cosiddetta società civile, nonché i medici (che, come quanti sono intervenuti oggi, hanno detto che i provvedimenti che si propongono di attenuare il rischio di incidenti faranno diminuire la mortalità) e, dall'altra, i gestori delle discoteche, che invece contrastano duramente il provvedimento in esame.
Ricordo che sono state individuate alcune soluzioni che, fino a pochi mesi fa, erano condivise anche da tali soggetti, poiché nessuno intende stabilire la chiusura per legge dei locali in questione. Nel provvedimento in discussione si afferma solamente che alle 4 del mattino la musica ed il ballo (che rappresentano un fattore determinante della trasgressione e dello «sballo» quando assumono certe tonalità, per esempio, nel genere musicale «tecno»), determinano un «massacro uditivo» che causa, con le luci psichedeliche e con i rumori assordanti, una perdita di percezione da parte del soggetto che poi dovrà uscire dal locale. Non si tratta solo di mie affermazioni; anche dagli studi sulla mortalità e sulla traumatologia del sabato sera emerge che il fattore determinante è il passaggio traumatico del soggetto dal locale, dopo due o tre ore di bombardamento acustico (che, in qualsiasi fabbrica italiana, comporterebbe forse l'arresto dell'imprenditore per il modo in cui tratta i suoi operai), all'ambiente esterno.
In determinati luoghi e contesti si producono certe situazioni in cui incidono l'uso e l'abuso di alcol, nonché la stanchezza. I ragazzi si mettono in macchina per cercare altri locali, nei quali la musica continua fino alle 5, alle 6, alle 7 o alle 8 del mattino (è il fenomeno del «nomadismo», che comporta trasmigrazioni bibliche da un locale dall'altro per cercare quello in cui la musica termina il più tardi possibile), ed è nel corso di queste ore che si registra un picco di mortalità e di traumatologia.
Se si prevede che alle 4 del mattino cessino il ballo e la musica e che un'ora prima la musica si attenui progressivamente per rendere più morbido il passaggio dal locale alla strada, ciò significa fare prevenzione e mettere i giovani in condizione di affrontare la strada in una situazione di maggiore sicurezza. Se dalle 3 alle 6 del mattino l'uso dell'alcol e dei superalcolici, uno delle concause degli incidenti, viene inibito, si attenuano i fattori di rischio.
Certo, se il sindaco permette che un locale rimanga aperto fino alle 5 o alle 6, nulla può obbligare il giovane che intende rimanere a mangiare i «bomboloni», a bere o a fare ciò che di solito compie nelle sue trasmigrazioni a non farlo. Nessuno può ledere la sua libertà. Noi intendiamo intervenire soltanto per impedire che questi fattori concomitanti determinino una situazione di degrado psicofisico, che il legislatore ha già segnalato in altre situazioni.
Perché dopo sei ore un guidatore di pullman o un conducente di un camion, per legge, non possono più guidare? Il legislatore ha stabilito regole in virtù delle quali la sicurezza stradale deve essere garantita non solo al guidatore, ma anche ad altri soggetti. È vero che ognuno è libero di fare ciò che vuole (non intendiamo
intervenire su tale libertà), ma coloro che alle 5, alle 6 o alle 7 del mattino potrebbero cadere vittima di incidenti causati da colpi di sonno, dall'alcol o dall'uso di droga non hanno anche loro il diritto di veder garantita la propria sicurezza personale? Non hanno anche loro il diritto di non essere investiti da bolidi condotti da soggetti che alle 4, alle 5 o alle 6 del mattino, non sono in grado di guidare? L'ordinamento non deve preoccuparsi di prevedere qualche piccola attenuazione dei fattori di rischio? Attenuando infatti i fattori di rischio (ce lo hanno detto i medici nel corso di indagini conoscitive in questa sede), si attenua la mortalità e la traumatologia.
In Italia in 26 mila casi alcuni genitori sono stati informati che il loro figlio non sarebbe tornato più a casa o perché era rimasto vittima di un incidente mortale o perché aveva subito un trauma che, a volte, si è portato avanti per tutta la vita.
Infatti, c'è il fenomeno della mortalità, ma c'è anche un costo per i cittadini, quello di 8 mila miliardi all'anno per spese sanitarie e sociali direttamente collegate alle stragi del sabato sera.
Avendo ormai una certa esperienza parlamentare, devo dire che mi sembra di rivivere il dibattito sul casco obbligatorio per i motociclisti. Allora le case motociclistiche affermavano che ognuno doveva essere libero di indossare o meno il casco, mentre i familiari evidenziavano la loro difficoltà a convincere i figli ad indossarlo in assenza di una specifica norma di legge. In Parlamento, ci sono voluti anni per riuscire ad imporre il casco obbligatorio, ma oggi gli effetti di questa disposizione sono che, in primo luogo, tutti lo indossano e, in secondo luogo, che la mortalità per trauma cranico in Italia è sensibilmente diminuita.
Dunque, è stata o non è stata una scommessa vincente quella di imporre il casco obbligatorio? Abbiamo o non abbiamo salvato migliaia di vite umane?
PIERO RUZZANTE. L'abbiamo fatta noi!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Inoltre, nel codice della strada abbiamo inserito l'obbligo della cintura di sicurezza nella convinzione che tale obbligo - come quello di non telefonare, pena la perdita di punti - sia fondamentale per garantire la sicurezza.
PIERO RUZZANTE. L'ha fatto il Governo dell'Ulivo!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Giustamente, l'opposizione ha detto: abbiamo concorso anche noi! Sono contentissimo, in quanto festeggiamo il 30 per cento di morti in meno. In Italia oggi 2 mila persone sono vive grazie all'entrata in vigore delle nuove norme del codice della strada.
Colleghi dell'opposizione, vorrei che concorreste anche all'approvazione di queste norme, anche se non sono miracolose. Nessuno, onorevole Castagnetti, pensa di cancellare il fenomeno in questione, ma di attenuarlo sì! E gli spot che hanno suscitato tante ironie (come «Accorcia la notte, allunga la vita») costituiscono un meccanismo molto meno truculento dei quattro «pirla» in meno, come sono stati definiti i quattro poveri ragazzi morti. Quegli spot costituiscono, invece, un invito al divertimento, un invito a godere la notte senza limiti per quanto riguarda la possibilità di divertirsi, ma anche un suggerimento a non buttarla via.
Mi sono recato in una scuola di Roma a parlare con 200 studenti per dire loro che la vita è bella a 15 anni, a 18 anni, a 30 anni, a 40 e a 50 anni, in quanto in ogni stagione vi sono cose straordinarie. Tuttavia, 600 ragazzi ogni anno non potranno vivere queste stagioni, perché la loro vita termina a 18 o a 20 anni. Ho sempre ritenuto che la morte sia il massimo della repressione. Magari riuscissi a convincere un giovane a non morire a vent'anni e a godere pienamente della sua vita attraverso gli spot, oltreché attenuando i fattori di rischio.
Quando l'onorevole Pecoraro Scanio, con riferimento alla sindrome della «mucca
pazza», ha teorizzato l'esistenza di un pericolo per la salute degli italiani, anche se ancora non si era registrato nessun caso, il Governo ha proibito il consumo di carne con l'osso a 56 milioni di italiani. Certo, vi sono state conseguenze per la filiera agroalimentare e i produttori di carni hanno subito dei danni. Tuttavia, pensate alla contraddizione: per un rischio teorico di contrarre quel morbo, 56 milioni di italiani sono stati obbligati per legge a non consumare più la «fiorentina» con l'osso, mentre in questo caso, di fronte a 600 morti e 25 mila feriti all'anno concentrati nelle notti del venerdì e del sabato, si contesta che alle 4 del mattino cessi la musica e che dalle 3 alle 6 del mattino non si possano consumare alcolici e superalcolici.
Vi sembra che il Parlamento non debba tentare la strada di attenuare tale fenomeno? Vogliamo assumerci la responsabilità di affermare che il Parlamento italiano, di fronte a questo fenomeno, non possa assumere alcun provvedimento? Ritengo sia un diritto-dovere del Parlamento intervenire; in tal senso in Commissione abbiamo accolto tantissimi emendamenti sia della maggioranza sia dell'opposizione.
Ringrazio sia la maggioranza che l'opposizione per aver contribuito a migliorare sensibilmente il provvedimento in esame anche sotto il profilo costituzionale, superando i problemi relativi al rapporto con gli enti locali attraverso la fissazione di alcune regole.
Rivolgo in tutta coscienza un appello al Parlamento, perché ho fatto quanto era possibile per portare all'attenzione dell'Assemblea, espressione della sovranità popolare, il problema in esame. Credo che il provvedimento in discussione dia una risposta positiva al popolo italiano nel suo complesso e in particolare ai giovani, che sono più preparati, intelligenti e sensibili di quanto qualcuno vorrebbe far credere. Sono pertanto sicuro che ci sorprenderanno positivamente e che, ad un anno dall'entrata in vigore del provvedimento in esame, potremo con soddisfazione constatare che questo tragico fenomeno è finalmente in via di attenuazione (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Onorevole Giovanardi, dovrebbe esprimere anche il parere sugli emendamenti presentati all'articolo 1.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Concordo con il parere espresso dal relatore, Presidente.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo, onorevole Castagnetti?
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Poiché mi pare che l'intervento del ministro Giovanardi abbia riaperto il dibattito, vorrei intervenire, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, la discussione svoltasi in precedenza, verteva sul complesso degli emendamenti presentati all'articolo 1. Ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del regolamento, il dibattito non può intendersi riaperto a seguito dell'intervento svolto dal rappresentante del Governo nella fase relativa all'espressione del parere su tali proposte emendative. I deputati che lo ritengano, potranno replicare alle osservazioni formulate dal ministro in sede di dichiarazione di voto sull'articolo 1, ovvero nella discussione sul complesso degli emendamenti riferiti agli altri articoli (Commenti del deputato Giachetti).
Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento Boato 1.195.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Castagnetti. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Rispetto la decisione assunta dalla Presidenza; mi si consenta tuttavia di dire che il ministro Giovanardi non si è limitato ad esprimere il parere sugli emendamenti riferiti all'articolo 1.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Intervengo ora, signor ministro, perché in precedenza non mi è stato possibile avere la sua attenzione. Lei, infatti, non ha risposto alle osservazioni che abbiamo sollevato.
Credo che su questo argomento dobbiamo essere tutti animati da una volontà che superi le divisioni tra maggioranza ed opposizione, come lei ha auspicato e come io mi impegno a fare. La condizione perché questo avvenga è, però, che si possa dialogare. Se, cioè, avanziamo alcune osservazioni, sarebbe opportuno che chi non è d'accordo intervenisse nel merito delle stesse.
Potrei cavarmela affermando che sono d'accordo con quanto da lei espresso in precedenza, perché, sostanzialmente, ha concordato con le mie osservazioni. Vede, signor ministro, se è vero quanto lei ha detto, se sono veri i numeri, le percentuali, le statistiche che lei ha riferito, allora sono ancora più valide le argomentazioni che noi abbiamo portato. Non ho contestato l'orario di chiusura alle quattro del mattino, né la possibilità di tenere aperte le discoteche, o il diritto degli enti locali di intervenire con provvedimenti amministrativi: ho semplicemente osservato che le morti sono provocate dalla strada, e non dalla musica. Mi deve dire come sia possibile prevenire il rischio di morte se il Governo continua a non mettere a disposizione neanche un euro per aumentare i controlli, anche all'interno delle discoteche.
Al di là del fatto che viene regolamentato il funzionamento delle discoteche in modo assolutamente stravagante e contraddittorio, mi basterebbe, signor ministro, che rispondesse a questa domanda: chi si fa carico di controllare il rispetto della legge? Chi controlla che all'interno delle discoteche non vengano somministrati alcolici dopo l'orario stabilito? Chi esercita tali controlli? Con quale personale lo Stato intende esercitarli? Con quale personale intende verificare che le discoteche vengano chiuse alle quattro?
La vostra posizione è contraddittoria, in quanto non prevedete lo stanziamento di un solo euro per attivare i controlli, all'interno e all'esterno delle discoteche. Abbiamo ancora l'organico della polizia stradale del 1960! In ogni provincia, di notte c'è una sola pattuglia della polizia stradale: una pattuglia! Se non affrontiamo tale questione, quello che stiamo facendo - uso un'espressione che le darà fastidio, signor ministro - è un manifesto!
L'onorevole Santanchè ha commentato positivamente l'emendamento approvato dalla Commissione, a norma del quale dopo l'una di notte è vietato l'ingresso ai minori: concordo con tale emendamento, tuttavia manca la sanzione. Non c'è scritto da nessuna parte che debbono uscire: è un manifesto! C'è scritto che non possono entrare dopo l'una di notte, ma non c'è scritto che debbono essere sbattuti fuori e mandati a casa! Non c'è scritto niente! È una serie di affermazioni apodittiche senza possibilità di attuazione!
Contestiamo, signor ministro, l'efficacia di questo manifesto: stiamo prendendo in giro le famiglie italiane, in quanto si tratta di parole e non si stanzia un euro perché tali parole diventino fatti! La vita dei ragazzi italiani preme a noi non meno che a voi. Chiediamo pertanto di prevedere le risorse necessarie all'attuazione delle misure stabilite dalla legge, in quanto essa non stanzia un solo euro a tal fine: qui sta la contraddizione! Se non siete in grado di farlo perché vi sono difficoltà finanziarie, lo comprendiamo e per questo proponiamo il rinvio in Commissione.
Ci dobbiamo comportare seriamente, non possiamo canzonare le famiglie italiane su un tema così delicato che sta a cuore a tutti e che riguarda la vita dei nostri ragazzi. Se ci si comporta seriamente, siamo disposti a contribuire. Non siamo tuttavia disposti a sottoscrivere manifesti elettorali che canzonino gli italiani!
Vi chiediamo di rispondere alle nostre osservazioni, anziché parlare d'altro. La questione pregiudiziale di costituzionalità sulla competenza delle regioni è stata già discussa, e lei, signor ministro, non può rispondere su questo! Non ci interessa!
Siamo entrando nel merito, e abbiamo contestato nel merito l'efficacia del provvedimento che proponete. È necessario il dialogo, ma se lei, signor ministro, parla d'altro e il relatore non accoglie alcun emendamento dell'opposizione, appare evidente che tale dialogo non è rifiutato dall'opposizione, ma dal Governo e dalla maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, intervengo velocemente (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo) perché sono stato chiamato in causa...
RENZO INNOCENTI. È un problema personale!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Ho qualche difficoltà a convincere l'onorevole Castagnetti dell'opportunità di un provvedimento che egli ha firmato, negli stessi termini in cui viene sottoposto all'esame del Parlamento e negli stessi termini in cui è stato presentato da un autorevole esponente del suo gruppo. Si tratta di un provvedimento che riguarda la prevenzione, ma che prevede anche sanzioni. Ci sarà sicuramente un impegno...
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Adesso, ci interessa!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Onorevole Castagnetti, l'impegno delle forze dell'ordine c'è anche adesso, ed esprimo loro il mio ringraziamento per l'attività che svolgono ogni notte, e in particolare il venerdì e il sabato, per i controlli che effettuano, per le centinaia di patenti che hanno ritirato, e via dicendo. Ma mi è stato sempre insegnato, nell'ambito della mia cultura politica, che, oltre alla repressione, è necessaria anche la prevenzione: i fenomeni, infatti, si reprimono, ma devono anche essere utilizzati meccanismi di prevenzione che agevolino le forze dell'ordine nel loro compito.
Nel momento in cui questi provvedimenti diventeranno esecutivi, ci sarà la «scatola nera» che controllerà che le norme che sono state sottoscritte anche da questo Governo vengano rispettate. Se voi andate a leggere - e invito i colleghi a farlo - il protocollo d'intesa siglato nel 1999 tra l'onorevole Jervolino, l'onorevole Turco, l'onorevole Bindi e il SILB, questo conteneva esattamente le stesse indicazioni che però, non essendo state recepite dalla legge, sono rimaste lettera morta: i gestori hanno firmato l'accordo con quel Governo, ma non vi hanno ottemperato, perché non c'era alcuna norma che li obbligasse a farlo! Viceversa, con questa legge le norme vi saranno, come vi saranno le sanzioni, anche severe, e i controlli, altrettanto severi, sul rispetto delle norme. Quindi, noi ci muoviamo non sul piano economico, bensì su quello normativo, in modo che, attenuando i fattori di rischio, mettiamo il giovane sulla strada in condizione di non cadere vittima del colpo di sonno.
Onorevole Castagnetti, lei dovrebbe saperlo, perché queste tesi le ha sostenute con me, esattamente in questi termini, per dieci anni prima di cambiare idea! Lei sa benissimo che alle cinque del mattino anche un ragazzo che va a 50 all'ora e che non ha bevuto può perdere il controllo dell'automobile e che l'incidente a quell'ora, in quelle condizioni, sarebbe catastrofico! Queste cose lei le ha sostenute con me in tantissimi convegni e mi dispiace che abbia cambiato idea; io non ho cambiato idea né quando facevo parte dell'opposizione né ora che appartengo alla maggioranza, perché la posta in gioco è troppo alta per essere condizionata da considerazioni di carattere elettorale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, sottoscrivo in pieno tutto ciò che ha detto l'onorevole Castagnetti, perché la contestazione che i gruppi dell'opposizione - ma fino a poco fa anche molti parlamentari della maggioranza - muovono a questo provvedimento non riguarda l'obiettivo dichiarato della proposta di legge - e cioè contrastare le cosiddette stragi del sabato sera -, perché su un obiettivo del genere non si può che convenire. Il problema è che il ministro Giovanardi ha fatto del tema dell'orario di chiusura delle discoteche il tema centrale di un'azione di contrasto, rendendolo un fatto simbolico, peraltro facendo, alla fine, marcia indietro, tanto che ormai si parla delle quattro di mattina, perché altrimenti non ci sarebbe stato il consenso necessario a portare avanti il provvedimento. Invece, più ragionevolmente e più razionalmente, come fin qui sostenuto l'onorevole Castagnetti, il tema vero da aggredire è quello del controllo stradale, della sicurezza delle strade. Ma se si dovesse scoprire che nei mesi invernali la domenica pomeriggio si verifica una particolare impennata di incidenti che riguarda le persone che tornano dagli impianti sciistici, non credo che a qualcuno verrebbe in mente di chiudere o limitare le attività della stagione sciistica! Verrebbe più razionalmente in mente di rafforzare i controlli sulle strade, di impiegare più polizia stradale nel controllo di tutte le fasce orarie, in particolare, delle ore critiche della notte. Questa sarebbe una scelta di governo razionale. Si è preferita invece una strada di propaganda, perché tale è quella di dire che, se le attività di discoteca finiscono alle tre - come era nel testo originario - o alle quattro, vuol dire che alle quattro e un quarto saranno tutti a letto. Se una persona giovane o meno giovane decide di passare fuori casa il sabato notte, passa fuori casa il sabato notte, e ponendo dei limiti allo svolgimento delle attività delle discoteche si rischia di incentivare tutti i raduni illegali che pure negli ultimi anni abbiamo visto crescere e che sono molto meno controllati e molto meno gestibili anche dalle forze dell'ordine.
Ma vi è un altro punto - e a questo proposito vorrei intervenire a sostegno dell'emendamento Boato 1.195 - da sottolineare. Abbiamo già esaminato in Assemblea le questioni di incostituzionalità del provvedimento in riferimento all'articolo 7 della Costituzione in materia di libertà di riunione, perché sono chiamati in causa non solo le discoteche ma anche i circoli gestiti da singoli, da enti e da associazioni; quindi, la questione riguarda la libertà di associazione ed, in riferimento all'articolo 117, quarto comma, della Costituzione, la competenza della rete commerciale turistica.
Il ministro afferma che il Governo non pone un limite all'apertura delle discoteche. In realtà fa qualcosa di peggio, disciplinando le attività interne di questi locali e gli orari entro cui possono svolgersi. Mi chiedo: lo Stato, secondo la Costituzione vigente, ha il potere di intervenire in questa materia? La risposta è negativa: lo Stato non ha questo potere. Le materie del commercio, delle fiere e dei mercati, della polizia amministrativa regionale e locale, del turismo e dell'industria alberghiera rientrano nella potestà legislativa residuale ed esclusiva delle regioni.
Lo Stato non può interferire in questa materia e ciò è del tutto logico. Il federalismo non può condurre lo Stato a togliere alle regioni e agli enti locali la possibilità di disciplinare gli esercizi commerciali. Già oggi molti comuni, enti locali e regioni esercitano questa potestà e in tutta Europa simili attività sono disciplinate sempre da autorità locali e mai da leggi dello Stato. Quando, come nel caso francese, sono le prefetture ad intervenire, esse decidono singolarmente sulla base del contesto locale in cui si svolgono le attività in questione.
L'emendamento Boato 1.195 al nostro esame sostiene che la normativa in discussione, in coerenza con i principi costituzionali, valga come norma di principio.
Signor ministro, colleghi parlamentari, se non intendiamo rischiare la dichiarazione di incostituzionalità del provvedimento con la prima sentenza della Corte costituzionale, dobbiamo riconoscere che la materia secondo la legislazione vigente è competenza esclusiva delle regioni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Non posso assolutamente accettare l'impostazione della replica del ministro. Onorevole Giovanardi, nessuno le ha contestato il termine delle ore quattro per la chiusura delle discoteche; semmai abbiamo chiesto norme e strumenti per garantire la vita dei ragazzi, non il contrario. È indecente che si intenda attribuire a chi dissente da questa norma, che è soltanto «fumo», responsabilità o irresponsabilità dinanzi al problema.
Signor ministro, ho predisposto un emendamento volto ad istituire un fondo della sicurezza, già presentato anche durante l'esame del provvedimento riguardante l'istituzione della patente a punti. Se fosse stato approvato allora, oggi avremmo un miliardo di euro a disposizione per la sicurezza. Lei, invece, signor ministro, ha parlato per un'ora e non è stato in grado di fornire una risposta alla richiesta di chiarimento sul motivo che vi ha indotto a respingere quell'emendamento (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
Si tratta di un miliardo e 33 milioni, sulla base dei dati forniti dalla polizia, a seguito di 2.246 contravvenzioni ex articolo 186 del codice, di cui il 92 per cento elevato di notte, moltiplicato per la sanzione aggiuntiva di 500 euro. Signor ministro, nel mio intervento le ho chiesto, dato che il Governo non ha fondi a disposizione (ce ne rendiamo conto), di approvare l'istituzione di un fondo per la sicurezza con le risorse provenienti dalle contravvenzioni. Lei a questo deve dare una risposta!
Con l'emendamento in esame si propone non di eliminare i limiti orari rispetto alle attività in oggetto, ma che siano le regioni ed i comuni - dal momento che il Senato ha licenziato, in prima lettura, una riforma dello Stato in senso federalista - a fissare gli orari di svolgimento delle attività.
A tale proposito, ministro Giovanardi, vorrei segnalare che in Spagna le autorizzazioni ai locali sono rilasciate dai comuni, che ne determinano anche gli orari di esercizio. In Francia, invece - si tratta, dunque, non di deputati irresponsabili, ma di Governi della civilissima Europa -, le autorizzazioni sono rilasciate dai prefetti, mentre la disciplina degli orari è determinata a livello locale.
In Germania, ministro Giovanardi, la legislazione di riferimento è quella per la tutela dei giovani, e sia le autorizzazioni, sia gli orari sono disciplinati da norme locali. In Danimarca, la normativa di riferimento è quella delle attività di ristoro ed alberghiere, e le autorizzazioni sono rilasciate dalla polizia a livello locale. Nel Regno Unito, infine, l'orario di chiusura è generalmente fissato intorno alle ore 3, mentre le autorizzazioni sono rilasciate dalle amministrazioni locali, sulla base di una valutazione effettuata dalle autorità preposte del settore del ristoro e del divertimento
Pertanto, non è peregrino sostenere che le regioni debbano avere una competenza normativa generale in tale materia ed i comuni funzioni esecutive per quanto concerne gli orari, così come avviene per tutto il comparto commerciale.
Lei, ministro Giovanardi, non si permetta di insinuare che chi afferma questo vorrebbe in qualche maniera ...
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, si avvii a concludere.
TEODORO BUONTEMPO. ...non tenere conto delle stragi del sabato sera! Concludo, signor Presidente.
Noi vogliamo combatterle, ma vogliamo farlo assicurando gli strumenti che consentano di far rispettare le leggi, non
alzando cortine fumogene solo per rispettare qualche impegno che qualcuno ha assunto, disinteressandosi tuttavia di quanto avviene il sabato sera nelle città in cui vi sono i locali e le discoteche (Applausi di deputati del gruppo di Alleanza nazionale e di deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, non intendo continuare un dialogo con il ministro Giovanardi; peraltro, vorrei ricordare che su questo tema abbiamo già discusso molto tempo fa.
Tuttavia, vorrei invitare il ministro Giovanardi a non insistere nell'affermazione che io abbia cambiato idea, perché non ho affatto cambiato idea sull'argomento. Infatti, come dieci anni fa, credo che l'impegno per ridurre le tragedie delle notti del sabato sera sia prioritario; tuttavia, in questi anni, in questi mesi ed anche nelle ultime settimane, ho approfondito l'argomento e mi sono convinto che il provvedimento in esame - non ho cambiato idea, ministro Giovanardi - è assolutamente inefficace al riguardo.
Ancora in questi giorni, infatti, una rivista allegata ad un giornale italiano, La Stampa, ha intervistato un notissimo dj (forse il più importante), il quale ha fatto una considerazione elementare: l'unico deterrente in grado di funzionare veramente è la certezza della pena.
In questo caso, non ci troviamo di fronte ad un provvedimento che assicura la certezza della pena, perché non c'è chi controlla, caro ministro Giovanardi.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Chi lo ha detto?
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Non viene stanziato nemmeno un euro per acquistare un etilometro! Il resto, sono solo parole. Voi fate solo un manifesto pieno di parole: se non vi decidete a reperire le risorse finanziarie per acquistare etilometri, nessuno sarà in grado di effettuare i controlli.
Non si possono svolgere i controlli se non c'è personale e se non ci sono gli strumenti adeguati; altrimenti, continueremo solamente a pronunciare parole e a prendere in giro gli italiani. Ci si può permettere di tutto, tranne che «canzonare» gli italiani quando è in gioco la vita dei nostri giovani!
Caro ministro, e tramite lei mi rivolgo a tutto il Governo, se non ci sono i soldi per le televisioni e per altre diavolerie di questo genere, si trovino affinché si possa mettere in condizione il paese di avere dei controlli efficaci! Domani, nel giorno dedicato alla sicurezza stradale, dobbiamo rispondere su questo tema: la sicurezza nelle strade. Se non ci fossero i controlli non potrebbe funzionare neanche la patente a punti. È il controllo che attiva l'effetto della norma che stiamo per approvare.
Al riguardo le rivolgiamo un appello: se non avete i soldi fermatevi e diteci quando sarete pronti! Noi, però, insisteremo nel dire che questa è una presa in giro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carrara, al quale ricordo che il suo gruppo ha esaurito il tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
NUCCIO CARRARA. Signor presidente, intendo chiarire i termini reali della questione. Si sta polemizzando su qualcosa che non esiste. Noi dovremmo votare un emendamento che affida alle regioni il potere di stabilire gli orari di apertura e di chiusura. Nessuno può contestare questo potere delle regioni, ma in realtà il problema è un altro. Le statistiche fornite a tutti dimostrano con ogni evidenza che vi è una autentica strage di notte, soprattutto di giovani che escono dalle discoteche; abbiamo dunque il dovere di chiarirci cosa fare. Vogliamo introdurre criteri di sicurezza preventiva, visto che è noto che il sonno, l'alcol, la stanchezza e il bombardamento
della musica eccessiva causano quelle condizioni di non tranquillità e di non lucidità che provocano poi tanti incidenti.
Con riferimento all'emendamento in esame, noi voteremo contro perché è un fuor d'opera: non è in discussione il potere delle regioni (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale, mediante procedimento elettronico.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.195, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 434
Astenuti 5
Maggioranza 218
Hanno votato sì 211
Hanno votato no 223).
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