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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 566 ed abbinati sezione 2).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Castagnetti. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, il provvedimento in esame tratta un tema sicuramente molto serio. Auspico che il Parlamento possa affrontarlo in un clima costruttivo, cioè senza la conflittualità che caratterizza solitamente il dibattito fra maggioranza ed opposizione.
Vorrei innanzitutto rivolgermi al ministro Giovanardi, se mi presta attenzione, che è stato oggetto di diverse critiche, alcune anche volgari. Non mi associo ad alcune critiche anche brutali rivolte al
l'onorevole Giovanardi perché, conoscendolo personalmente da molti anni, gli do atto che su tale materia ha mostrato da tempo un'attenzione particolare. Nello stesso spirito vorrei invitare gli esponenti del Governo e della maggioranza a rinunciare, sin da adesso, a qualsiasi tentazione di aggredire coloro che mostrano riserve su questo testo sollevando dubbi o formulando accuse che non possono che essere respinte in modo sdegnato.
Ho già sentito da qualcuno accuse del tipo: allora vuol dire che a voi non interessa la vita dei nostri ragazzi. A noi, la vita dei nostri ragazzi interessa tutti i giorni dell'anno e, in particolare, la notte del venerdì e del sabato sera. Siamo, quindi, molto interessati, ma proprio per questa ragione non siamo disponibili ad approvare una legge che si limita a liberare la coscienza dello Stato (o anche quella della famiglia) e ad eludere il problema.
Com'è noto, il problema è rappresentato dalla sicurezza sulle strade il venerdì ed il sabato notte: è la strada che uccide e non la musica. Se è la strada ad uccidere, questo provvedimento non affronta la questione, perché è al riguardo assolutamente inefficace. Su questo aspetto vorrei poter aprire un dialogo anche con i colleghi della maggioranza: si tratta di un provvedimento che fa divieto allo Stato di stanziare qualsiasi onere per la sua applicazione. Basta questo dispositivo per dimostrare l'assoluta inefficacia di un provvedimento che appunto, tramite il Parlamento, impegna il Governo a non stanziare una lira. Mi pare che una contraddizione più grossa di questa non vi possa essere.
Questo provvedimento, signor ministro, non stanzia un euro per un agente in più sulle strade! Non stanzia un euro per l'acquisto di un etilometro in più! Non stanzia un euro per aumentare i controlli, dentro e fuori le discoteche! Potremmo dire nuovamente, come ho sentito dire in un'intervista, pubblicata in questi giorni, di un famoso dj (che conosce il problema direttamente), che basterebbe applicare le leggi che abbiamo. Queste, infatti, non vengono applicate, soprattutto perché mancano i mezzi e il personale (abbiamo un organico di polizia stradale che è inferiore a quello degli anni sessanta).
Siccome è la strada ad uccidere e non la musica, se vogliamo affrontare il problema e rispondere alla preoccupazione e all'ansia delle famiglie, dobbiamo allora intervenire su questo aspetto; poi discuteremo anche del resto. Basterebbe far applicare le leggi che già ci sono. Se vogliamo approvarne un'altra, siamo anche disponibili, purché essa affronti (anziché eludere) il problema. Di fronte ad un problema così drammatico non ci interessano i manifesti e ancora meno i manifesti elettorali.
Quindi, signor ministro, noi diciamo che occorrono più agenti, più etilometri, più controlli, più incentivi ai gestori, più risorse per le stanze di decongestione, più operatori sociali che si occupino di questi problemi. Personalmente sono d'accordo sulla necessità di stabilire ferrei divieti per la somministrazione di alcolici; anche noi, peraltro, abbiamo ricevuto le segnalazioni da parte dei produttori di alcolici, ma a noi interessa di più la vita dei nostri ragazzi. Personalmente sono d'accordo anche sul fatto di affrontare il problema degli orari. Tuttavia, se non si affronta l'altra questione, che è quella che conferirebbe efficacia a questo provvedimento (cioè il controllo sulle strade), allora abbiamo il dovere di dire che stiamo prendendo in giro le famiglie e gli italiani.
Non siamo disposti ad un'operazione di mistificazione, perché se dopo le quattro del mattino, quando cessa la musica in discoteca, i nostri ragazzi continuano con il nomadismo notturno per le strade, i bar, i pub, i club privati, allora la situazione non è per nulla risolta, non è affatto affrontata.
Cari colleghi, signor ministro, dovremmo chiederci il motivo per cui è cambiato il costume, il comportamento giovanile: la notte è il luogo della trasgressione e della liberazione dallo stress di una vita competitiva, selettiva e frustrante. Siamo di fronte ad una qualità della civiltà che impone ritmi insostenibili per la maggior
parte dei cittadini e dei nostri giovani che, non a caso, durante la notte credono di scaricare le proprie tensioni e lo stress.
Il problema sarebbe allora più complesso, ma non lo si intende affrontare, perché ha a che fare con un certo modello e ritmo di civiltà e con una cultura consumistica. Il problema è rappresentato dalla strada in balia di guidatori, di autisti alcolizzati o impasticcati e proprio su questo occorre concentrare la nostra attenzione.
L'antiproibizionismo in sé, se non è accompagnato da servizi di ausilio esistenziale e da una certa vigilanza sui comportamenti, è destinato a fallire clamorosamente. Dobbiamo rassicurare le famiglie dicendo loro che ci stiamo occupando di tale problema, ma proprio perché lo riconosciamo ed intendiamo affrontarlo, non dobbiamo fornire risposte che rappresentino solo dei palliativi, ma porre in atto politiche rigorose e costose.
Per tali ragioni, vorrei sottoporre all'attenzione del Governo alcuni emendamenti che, non a caso, abbiamo presentato anche nelle ultime ore; il nostro gruppo ha affrontato con assoluta serietà, laicità e senza pregiudizi (un nostro collega ha anche presentato una proposta di legge al riguardo ed è accaduto anche nelle precedenti legislature) la problematica esistente, la quale deve essere fronteggiata con efficacia e non con meri manifesti che inevitabilmente manterrebbero la situazione invariata.
Caro ministro, non sono previsti stanziamenti per aumentare l'organico del personale della polizia stradale, per acquisire etilometri o per espletare tutti i controlli necessari: l'esame in Commissione ha prodotto un provvedimento confusionale ed inapplicabile ed, in ogni caso, non è previsto alcun soggetto deputato a verificarne l'applicazione, dal momento che, come risulta dal provvedimento in esame, il Governo non stanzia una lira.
Perché dovremmo accontentarci di varare manifesti? Se, davvero, anche voi avete la nostra stessa buona fede nell'affrontare tale problematica, vi lanciamo un appello: questo provvedimento deve essere rinviato in Commissione per valutare in quella sede se il Governo sia disposto a stanziare le somme necessarie.
Se non si prevede alcun finanziamento in tal senso, tale provvedimento non sarà applicabile; noi, da parte nostra, non siamo disponibili a varare manifesti o fare propaganda sulla pelle dei nostri ragazzi.
Per tale motivo, vi chiediamo di rinviare il provvedimento in Commissione e dare al Governo il tempo necessario per verificare l'opportunità di reperire le risorse. Vedremo quale sarà l'atteggiamento adottato e, sulla base del medesimo (che sarà valutato serenamente e responsabilmente), il gruppo della Margherita si esprimerà nel voto finale. Ciò che, comunque, il gruppo della Margherita ha già deciso è di non fare propaganda sulla pelle dei nostri ragazzi (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, mi auguro che, su un tema come questo, il parlamentare sia libero di esprimersi, perché mi parrebbe assurdo che sulla questione di un'ora in più o in meno ci si divida. Stiamo varando norme che illuderanno le famiglie, i giovani ed i cittadini sul fatto che si stiano varando delle buone misure per diminuire gli incidenti dei ragazzi che escono dalle discoteche.
Tuttavia, proprio per ciò, chiedo al ministro e alla Commissione, anche in rapporto a quanto affermato dal collega che mi ha preceduto, il motivo per cui non è stato accolto il mio emendamento, con il quale - onorevole Castagnetti, proprio nella direzione che lei poc'anzi indicava - si propone l'aumento della contravvenzione alla persona sanzionata per aver bevuto alcol. Tale cifra in più verrebbe trasferita in un apposito fondo, che non costerebbe niente allo Stato, destinato a finanziare la polizia locale e quella provinciale, a incentivare la costruzione di alberghi vicino alle discoteche e a finanziare
l'uso del taxi come avviene in tanti altri paesi europei, nei quali lo stesso gestore, quando vede una persona che ha bevuto alcol, chiama il taxi per farla accompagnare a casa, segnalando alla polizia che quel soggetto non è in condizione di guidare.
Ho riproposto questo emendamento in quanto ritengo che non si possa approvare una legge volta ad evitare le morti dei giovani che escono dalle discoteche senza varare contemporaneamente un piano per la sicurezza. Dunque, se ci sono ristrettezze economiche, cerchiamo di trovare altre risorse, per esempio, facendo appunto pagare al trasgressore gli strumenti per garantire la sicurezza.
Onorevoli colleghi, questa criminalizzazione, questo abbinamento discoteca-strage, questo abbinamento discoteca-ubriachi è un qualcosa che non sta né in cielo né in terra. In Italia, dalle Alpi alla Sicilia, non ho mai visto decine e decine di giovani ubriachi per le strade, mentre ne ho viste in Inghilterra, a Stoccolma, a Copenaghen, sia alle 21 sia alle 22. Infatti, in questi paesi avviene esattamente il contrario: i pub, dove ci si reca solo per bere, chiudono alle 23, ora in cui aprono le discoteche, dove ci si diverte e si beve di meno.
Si tratta di una realtà sulla quale abbiamo il dovere di riflettere. Dunque, mi chiedo (e lo chiedo anche ai colleghi del mio partito): per quale motivo, a fronte di una proposta diretta a rafforzare i controlli e la sicurezza, che cerca di utilizzare tutti gli strumenti usati anche in altri paesi europei per evitare di far morire un giovane che ha sbagliato in una notte di divertimento, si respinge questo emendamento che - onorevole ministro, la prego di esaminarlo - non costa una lira allo Stato?
Possiamo fare prevenzione, quindi, facendo pagare ai trasgressori il costo delle misure di sicurezza. Mi pare un punto di grande equità ed interesse, perché le discoteche, oggi, sono un luogo di grande libertà, principalmente per le donne. Le donne, infatti, nelle grandi città, dopo una certa ora, non possono passeggiare liberamente né entrare in un locale né girare sotto casa. L'unico luogo dove le donne si sentono libere sono le discoteche, perché in questi locali si ignora se siano sole o in compagnia; i loro comportamenti sono dettati soltanto dall'educazione e dalla mentalità. Non esiste un altro luogo di libertà paragonabile alle discoteche.
Le discoteche, inoltre, da alcuni anni ospitano dibattiti su questioni come le grandi malattie, l'AIDS, il fenomeno giovanile, coinvolgendo fasce di cittadini che, altrimenti, non parteciperebbero mai ad una conferenza di partito o ad un confronto politico. In discoteca possiamo portare - io stesso l'ho fatto più volte - dibattiti sulle principali questioni sociali e sulle grandi emergenze.
È chiaro che deve essere lo Stato a proteggere i giovani nel tragitto da casa alla discoteca, affinché questo non sia infestato da spacciatori o da delinquenti comuni. Ciò invece avviene, onorevole ministro, perché ad esempio sulla costa romana, da Fregene a Roma, non si trova un agente, né un poliziotto o un vigile urbano. Non ci sono strade illuminate, ma manti stradali pieni di buche e senza marciapiedi. Ecco perché muoiono i giovani: non certo perché reduci dalla discoteca, ma perché fuori di essa trovano una città selvaggia, non rispettosa dell'uomo. Ecco perché si muore! Si muore perché fuori della discoteca si guida con la motocicletta su strade dissestate, non illuminate, senza segnaletica né controlli, neppure quelli per chi sale, a bordo di un'autovettura, completamente ubriaco.
Onorevole Giovanardi, lei si è attivato per rompere il silenzio intorno a questo problema. Ma allora le chiedo di compiere un ulteriore salto di qualità. Nessuno può affermare che, portando l'orario di chiusura alle quattro del mattino, si risolve il problema perché, ovviamente, non si può stabilire che alle 3 e 55 si sopravvive, mentre alle 4 e 5 minuti si muore! Non condivido una chiusura uniforme su tutto il territorio nazionale, allo stesso orario, ma ritengo che debbano essere le regioni e i comuni a definire gli orari, tenendo conto delle differenti realtà locali. Ritengo
che al posto di norme proibizionistiche debba esserci un'impostazione premiale, allargando l'orario per i locali condotti nel rispetto della legge, della sicurezza, della corretta aerazione e di un equilibrato volume sonoro.
Se un sindaco riscontra che un locale è sempre stato in regola - non si è mai verificato un incendio né un incidente, non si è mai spacciata droga, il locale stesso è dotato di un eccellente impianto di aerazione ed è presente una forte vigilanza -, non possiamo impedirgli di premiarlo, permettendone la chiusura ritardata, solo perché un cliente ha bevuto troppo. Il problema, infatti, può risolversi chiamando un taxi o un agente di pubblica sicurezza, impedendo che il giovane ubriaco provochi la morte a se stesso e ad altri.
Non può esserci un unico orario nazionale, dall'Alto Adige a Rimini, da Potenza a Fregene e su tutta la costa laziale.
Ritengo che l'orario di chiusura costituisca un elemento quasi secondario. Sarebbe vergognoso, su una norma che non incide minimamente sulla vita dei ragazzi, fare propaganda e realizzare addirittura spot nei quali la discoteca viene quasi definita il luogo della perdizione in cui nascono la malavita e la delinquenza.
Per tali motivi, invito l'Assemblea a riflettere, anche al fine di impedire che i giovani, una volta usciti dalle discoteche, finiscano nei rave party dell'ultrasinistra, dove non ci sono regole, la droga scorre a fiumi e la polizia non si avvicina. Ho più volte chiesto personalmente l'intervento delle forze dell'ordine in luoghi in cui avviene tutto ciò: ebbene, mi è stato risposto che non era possibile intervenire perché, se ciò fosse accaduto, si sarebbero verificati incidenti.
Dunque, il ragazzo che esce dalla discoteca, si sottrae al controllo dei genitori e delle forze dell'ordine e si reca in locali in cui la polizia non mette piede, può avvenire di tutto e non c'è alcuna vigilanza. Ciò è ancora più grave, signor ministro, se avviene dopo le 4 del mattino, quando, chiudendo i locali, ci si reca nei club privati, nelle case e nei rave party, in quanto in tal caso aumenta la gravità degli incidenti. Va sottolineato che il maggior numero di incidenti avviene il giovedì sera, non il venerdì o il sabato: infatti, il giovedì sera si è stanchi, in quanto si ha una settimana di lavoro alle spalle, si abbassa la guardia, si è più deboli e i riflessi sono meno pronti. Si determinano pertanto le condizioni per un aumento degli incidenti, come dimostrano tutte le statistiche ufficiali.
Signor Presidente, la pregherei...
PRESIDENTE. Onorevole Giovanardi, la prego... Onorevole Emerenzio Barbieri, per cortesia, lei sta volgendo le spalle all'oratore.
TEODORO BUONTEMPO. Ritengo che debbano essere analizzate con grande attenzione e cautela le statistiche della polizia stradale e delle forze dell'ordine. Non v'è dubbio che occorreva rompere il silenzio, ma alle mamme che hanno avuto i figli morti sulle strade dobbiamo dare risposte vere e concrete, anziché ingannarle con cortine fumogene.
Se è vero che l'onorevole Giovanardi e gli altri promotori dell'iniziativa legislativa in esame hanno il merito di avere finalmente investito il Parlamento di tali questioni, è altrettanto vero che si sono determinati due schieramenti: il fatto che non si sia in grado di legiferare rispettando la libertà del parlamentare neppure sull'orario delle discoteche, ritengo dimostri che la politica sta facendo colossali passi indietro.
Signor ministro, la mia proposta emendativa arricchisce il disegno di legge in esame, perché essa consente una serie di interventi per la sicurezza senza alcun costo per la collettività, stabilendo il principio per cui chi trasgredisce deve pagare le spese per la sicurezza. Mi auguro che vi sia una riflessione e che questo emendamento venga accolto. Mi rivolgo in particolare al mio partito, Alleanza nazionale, che è il partito della sicurezza nel nostro paese: quando si tratta di provvedimenti di questo genere, abbiamo il dovere di cercare le soluzioni per garantire la sicurezza!
In questo provvedimento si parla soltanto dell'orario di chiusura della discoteca, dell'orario in cui deve cessare la somministrazione di alcolici, dell'orario invernale e dell'orario estivo. Tutto qui! Ora, sostenere che questo impedirà che i ragazzi perdano la vita è una cosa assurda, perché se uno gira per la nostra città, la città di Roma, il venerdì o il sabato troverà, onorevole ministro, una città abbandonata per chilometri e chilometri, una città dove basta uno sguardo per rischiare di perdere la vita! È una città completamente abbandonata, dove lo Stato, il comune, le istituzioni sembrano completamente assenti; e non si possono far pagare alla gioventù le nostre inadempienze!
Ecco perché ritengo che questo ottimo obiettivo vada preso come occasione per fare una buona legge. Anzi, poiché finora vi è stata una contrapposizione preconcetta secondo il gruppo di appartenenza, io proporrei ai colleghi di centro, di destra e di sinistra di rinviare l'esame del provvedimento e di sederci attorno ad un tavolo. Onorevole ministro, io vorrei dialogare con lei e sapere da lei perché viene respinto un emendamento volto ad aumentare la sicurezza e che non costa una lira. Deve cadere il muro della contrapposizione, poiché noi siamo anche padri e fratelli dei ragazzi che rischiano la vita. Noi abbiamo il dovere di fare una legge efficace!
Allora, se è necessario riflettere di più per trovare soluzioni più eque, senza nulla togliere alla buona volontà di chi ha deciso di intervenire, credo che le forze politiche abbiano il dovere di prendersi una pausa di riflessione, per rivederci nella settimana successiva alle festività pasquali e rimettere sul tavolo tutte le proposte tendenti a migliorare questo provvedimento, certo nei limiti del possibile. Ritengo sia un grave errore varare questa legge così com'è e mi auguro che vi sia spazio, tempo e buona volontà per fare invece una legge buona e utile (Applausi di deputati del gruppo di Alleanza nazionale e di deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Virgilio. Ne ha facoltà.
DOMENICO DI VIRGILIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con grande attenzione gli interventi dell'onorevole Buontempo e dell'onorevole Castagnetti, in un'aula forse troppo distratta per un provvedimento che non è superficiale e che invece riveste un grande significato ed ha un grande impatto sociale. Si tratta, infatti, di un provvedimento che cerca di prevenire - non dobbiamo dimenticarlo - il tragico fenomeno della mortalità giovanile, la prima causa di morte dei giovani nel nostro paese - non possiamo sfuggire ad una analisi di questo tipo -, quel fenomeno che la scienza medica ha definito giustamente «mortalità e traumatologia del sabato sera».
D'altronde basta leggere i dati dell'Automobile Club d'Italia e dell'Istituto di statistica per accorgersi che si è di fronte ad una concentrazione terrificante di mortalità e di traumatologia il venerdì e il sabato notte - non il giovedì, caro Buontempo - il cui picco è determinato e ben preciso - sono dati inconfutabili - e si registra alle cinque del mattino. Dal rapporto ISTAT relativo al 2002 si evince che alle cinque del mattino vi sono circa 8 morti ogni 100 incidenti, quando la media in tutte le altre ore del giorno è di 2 morti ogni 100 incidenti.
Anche l'Automobile Club d'Italia ha reso noti i dati degli incidenti nei fine settimana del 2002, quando vi sono stati circa 700 morti tra i giovani di età compresa tra i 18 ed i 37 anni ed oltre 25.000 feriti. Vi sono stati 7.000 ragazzi morti (un grande paese distrutto) negli ultimi dieci anni, concentrati nelle notti del venerdì e del sabato, con una maggiore incidenza della mortalità proprio in quelle ore. È una vera ecatombe che non può non lasciare nessuno, in questa aula, indifferente ed insensibile.
Questi numeri così elevati, onorevole Castagnetti (lei è uomo politico sensibile e molto giudizioso), non sono dovuti alla strada, perché il problema sta in come ci si mette a guidare. Se si è «rimbambiti»
dalla stanchezza dovuta alla mancanza di sonno, storditi da un eccesso di alcol o, peggio ancora, da un mix di alcol e droga, allora la strada diviene un pericolo, ma essa non lo è per chi è morigerato, prudente e vigile. Le cause sono molteplici, e tra queste vi è sicuramente l'eccessiva velocità, ma anche lo stato di alterazione in cui si trovano spesso i giovani a causa dell'abuso di alcolici e sostanze stupefacenti nonché del bombardamento visivo ed auditivo delle musiche assordanti ascoltate per ore ed ore. Dobbiamo fare appello alle famiglie ed ai giovani affinché comprendano i lati positivi del provvedimento in esame.
Sono d'accordo con il Governo, che con grande sensibilità (bisogna renderne atto al ministro Giovanardi) ha deciso di regolamentare l'attività dei locali da ballo, e non di chiuderli o proibirli, perché fino alle quattro del mattino è possibile divertirsi ugualmente. Il divertimento è una componente valida ed essenziale della vita dei giovani ed anche di quella dei meno giovani. Il Governo, ripeto, ha deciso di regolamentare questa attività con l'intento di tutelare sia la categoria degli imprenditori, attraverso la previsione di un apposito registro presso la camera di commercio e con rigorose sanzioni per gli abusivi, sia i giovani mediante un contenimento dei rischi sociali che alterano il significato ed il ruolo che il divertimento e lo svago svolgono nella nostra vita.
È necessario diffondere un messaggio di svago più sano, meno distruttivo, anche mediante una diversificazione dell'offerta del servizio proposto. Questa è la direzione del provvedimento in esame, che permette di rimanere nei locali anche dopo la cessazione delle attività musicali e danzanti, prevista alle quattro del mattino. Ciò anche grazie agli emendamenti delle Commissioni che, mi sembra, recepiscono le diverse esigenze prospettate dalle varie forze politiche.
Spetterà poi agli imprenditori del settore riconvertire questo aspetto in altre attività che riescano a calibrare le esigenze di divertimento e svago in un contesto che assicuri l'eliminazione di tutte le cause di stordimento ed alterazione alla base di queste tragiche morti. Anzi, il Governo con questo provvedimento può giustamente stimolare la capacità e la fantasia degli imprenditori del settore e, contemporaneamente, salvaguardare la vita dei nostri giovani.
Proprio in questi giorni sarà avviata la campagna istituzionale in programma, e domani vi sarà una sorta di prova generale con un invito ad una giornata priva di incidenti. È necessario affiancare un'azione formativa promossa dagli operatori veicolandola nei luoghi più vicini ai giovani, come le discoteche.
Non sono affatto d'accordo con chi accusa il Governo di facile proibizionismo. Qui non si tratta di proibire ma di regolamentare, perché la vita è un dono assolutamente inestimabile (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, condivido la proposta dell'onorevole Castagnetti, ripresa anche da un collega della maggioranza, l'onorevole Buontempo, per un ritorno in Commissione del provvedimento al nostro esame. Ritengo che siamo di fronte ad un testo propagandistico ed inutile, che non affronta nessuno dei temi reali per risolvere la questione che abbiamo dinanzi, cioè la sicurezza stradale.
Come ha precedentemente ricordato l'onorevole Castagnetti, si tratta di un provvedimento che non ha e non garantisce investimenti. Noi riteniamo che sia questa l'esemplificazione migliore del fatto che si tratta di un provvedimento che non risolverà i nodi che ci troviamo di fronte.
Oggi sono riportati su tutti i giornali i dati relativi alla giornata per la sicurezza stradale, inclusi quelli forniti dalle forze di polizia. Vorrei ricordare ai colleghi che su questo argomento non accettiamo nessuna polemica propagandistica, né accettiamo le accuse lanciate nei confronti dell'opposizione.
In questa Assemblea, infatti, l'opposizione si è trovata in disaccordo con la
maggioranza su numerosissimi provvedimenti, ma la riforma del codice della strada, ad esempio - e precisamente la patente a punti -, è stata votata all'unanimità; inoltre, quando eravamo maggioranza di Governo, abbiamo introdotto l'uso obbligatorio del casco per i ciclomotori. Garantire la sicurezza stradale per i giovani e per i meno giovani, pertanto, è un tema cui l'opposizione è sensibile; infatti, le persone che muoiono ogni anno per incidenti stradali sono oltre 6.800.
Come ho affermato precedentemente, in occasione della giornata mondiale per la sicurezza stradale sono stati evidenziati i tre elementi fondamentali che determinano gli incidenti nelle nostre strade. Il primo è costituito dall'assunzione di bevande alcoliche, il secondo dalla velocità ed il terzo, infine, è rappresentato da distrazioni come, ad esempio, l'uso del cellulare durante la guida, sorpassi azzardati o momenti di disattenzione generale. Sono questi i fattori che determinano quei disastri che vediamo spesso riportati nelle cronache dei quotidiani.
I morti per incidenti stradali non ci lasciano indifferenti, né quando si tratta di lavoratori (sappiamo, infatti, che gli incidenti stradali avvenuti nel percorso tra la casa ed il luogo di lavoro costituiscono una delle prime cause del decesso di centinaia di lavoratori), né quando colpiscono i più giovani che rientrano dai locali o da qualsiasi altro luogo.
Proprio perché non siamo indifferenti a tale problema, abbiamo avanzato alcune proposte emendative che, a differenza del disegno di legge presentato dal ministro Giovanardi, che non affronta il tema della sicurezza stradale, tendevano ad affrontare proprio le questioni davanti agli occhi di tutti.
Sto parlando, ad esempio, dell'assunzione di nuovi agenti in forza alla Polizia stradale. In tutti i rapporti presentati dai mass media in queste giornate di grande attenzione, è infatti evidente come il tema della presenza della Polizia stradale, a fini di prevenzione, sia assolutamente centrale e decisivo. Ebbene, le nostre proposte emendative, presentate in sede di Commissione, sono state bocciate dal Governo e dalla maggioranza, e pertanto non siamo riusciti ad incidere su uno dei fattori determinanti, vale a dire il controllo e la prevenzione.
Abbiamo proposto, altresì, di istituire il cosiddetto guidatore designato, vale a dire la persona «sobria» incaricata di riportare a casa gli altri. Non si può sorridere riguardo a tali proposte emendative. In Gran Bretagna, ad esempio, dove hanno adottato questo sistema, ed hanno istituito anche un servizio di taxi per riportare a casa gli avventori dei locali che non sono in grado di mettersi alla guida di un veicolo, gli incidenti stradali si sono dimezzati, soprattutto nelle fasce orarie notturne. Anche rispetto a tali proposte, tuttavia, i nostri emendamenti sono stati respinti.
Abbiamo proposto anche la possibilità di eliminare gli spot pubblicitari per le sole bevande superalcoliche nelle emittenti radiotelevisive, ma ci avete risposto negativamente. Credo che forse abbia inciso qualche interesse economico nella scelta di garantire fasce pubblicitarie, sulle reti televisive, per consentire la trasmissione di spot a favore delle bevande superalcoliche.
Vi domando, allora: ma non vi sembra vi sia una contraddizione, caro ministro, tra la trasmissione di spot in cui si invitano i giovani a stare attenti alla guida, a non bere troppi alcolici e a comportarsi in maniera corretta quando si è alla guida di un veicolo e la trasmissione, 5 secondi dopo, magari sulle stesse televisioni, di spot che incita a consumare bevande superalcoliche?
Ebbene, avete votato contro questo emendamento in Commissione, con il parere contrario espresso dal Comitato dei nove e dal Governo: forse perché dovete salvaguardare gli interessi economici di qualche imprenditore televisivo, invece della sicurezza dei nostri giovani sulle strade?
Abbiamo proposto, anche nella discussione sulla riforma del codice della strada, la riduzione della velocità. Proprio in questi giorni, invece, sta entrando in vigore l'aumento della velocità a 150 chilometri
all'ora in alcuni tratti autostradali. Non c'è un paese d'Europa, e credo non esistano paesi nel mondo dove viene garantito un limite di velocità così elevato. Anche questa è una contraddizione, non con le opinioni o il punto di vista della opposizione, ma rispetto a quanto le forze di polizia stanno dichiarando in queste ore, cioè che una delle prime cause degli incidenti stradali è l'alta velocità, con la quale vengono condotti i veicoli dai giovani e anche dai meno giovani. Anche questo è piuttosto contraddittorio rispetto a ciò che avete approvato nella riforma del codice della strada e rispetto all'obiettivo propagandato di garantire la sicurezza per i nostri giovani.
Abbiamo proposto la possibilità di accompagnamento a casa delle persone non in grado di guidare. A questo proposito va ricordato - lo ricordava prima anche l'onorevole Buontempo - che ci sono diversi esempi in Europa, prima ho citato quello di Londra, dove è stato dimezzato il numero degli incidenti grazie all'introduzione del taxi offerto dai locali stessi. Sostanzialmente, la vostra proposta parte da una logica sbagliata: quella di contrapporsi rispetto ai luoghi del divertimento, quello notturno e giovanile. La nostra è una logica diametralmente opposta, signor ministro, è fondamentale quella di garantirsi una collaborazione con i soggetti che hanno rapporto con il mondo giovanile, con gli opinion leaders del mondo giovanile. Ritengo assolutamente fondamentale averli dalla nostra parte per garantire sicurezza nel divertimento e sulle strade.
Abbiamo proposto il potenziamento del trasporto pubblico verso le località del divertimento, le camere di decompressione ed abbiamo proposto anche una maggiore e più efficace educazione stradale. Queste sono le proposte con le quali i deputati del centrosinistra si sono presentati al dibattito in Commissione. Eravamo convinti che sarebbero state accolte all'unanimità; ci siamo accorti invece che non ci sono la disponibilità finanziaria e la volontà di intervenire sul tema che dovrebbe essere al centro dell'attenzione dell'Assemblea, cioè la sicurezza stradale: purtroppo ci siamo sbagliati!
Questi sono i temi, signor ministro, con i quali abbiamo tentato di alzare la qualità e il livello di questo provvedimento. Come vede - e faccio un richiamo rispetto alle considerazioni da lei svolte sulle reti televisive pubbliche - non ho posto il problema dell'incidenza economica sul settore turistico e rispetto alle aziende coinvolte: non lo riteniamo il tema centrale di questo provvedimento. Ho invece posto il tema della sicurezza stradale e non le permettiamo di strumentalizzare, onorevole Giovanardi, questo argomento ai danni dell'opposizione. Il problema che abbiamo di fronte è troppo serio per rispondere alle strumentalizzazioni che abbiamo sentito sulle televisioni pubbliche, dal momento che lei ha accusato l'opposizione di centrosinistra di essere legata agli interessi economici di queste categorie. Riteniamo che la questione sia troppo delicato per darle una risposta su questo argomento.
È sbagliata l'impostazione di fondo di questa legge che demonizza la vita notturna, il tempo libero dei giovani. Si tratta di una proibizionismo propagandistico e inefficace con intenzioni cinicamente elettoralistiche.
Signor ministro, capisco i drammi vissuti da centinaia e centinaia di genitori, ma a costoro - dobbiamo essere seri e chiari - abbiamo l'obbligo di dire che non ci sarà mai nessuna legge e nessun decreto in grado di decidere a che ora torneranno a casa i loro figli.
In caso contrario, daremmo un messaggio la cui efficacia non potrebbe essere garantita dall'approvazione né di questa né di altra proposta di legge.
Dobbiamo dirlo con chiarezza: decidere di chiudere i locali autorizzati ad una certa ora, di qualunque ora si tratti, significa spingere i giovani ad organizzare feste non autorizzate - i cosiddetti rave party - ed a trascorrere la notte in situazioni molto più pericolose e molto meno controllate sotto tutti i profili!
Non appare superfluo, inoltre, ricordare che riteniamo incostituzionale l'impostazione
di questo provvedimento perché, a seguito della riforma del suo titolo V, la Costituzione assegna alle regioni ed ai comuni la competenza esclusiva in materia di gestione e di regolamentazione degli esercizi commerciali.
A conclusione del mio intervento, desidero sottolineare che l'opposizione non si è affatto dichiarata indisponibile al dialogo, com'è dimostrato dal fatto che abbiamo presentato decine di proposte volte a migliorare il provvedimento. Purtroppo, la maggioranza ha sempre opposto un «no» a tutti i nostri suggerimenti. Proprio per questo motivo, riteniamo che occorra un'ulteriore riflessione che tenga conto anche del punto di vista dei deputati della maggioranza: decine di proposte emendative sono state presentate proprio dai colleghi della maggioranza!
Se vogliamo fare un lavoro davvero proficuo, c'è bisogno di un ritorno del provvedimento in Commissione: soltanto in questo modo potremo approvare una legge che non sia contro i giovani, che non sia contro il tempo libero, che non sia contro la libertà di divertirsi, ma che affronti - seriamente - il problema di garantire sicurezza a tutti i nostri giovani (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Baiamonte. Ne ha facoltà.
GIACOMO BAIAMONTE. Signor Presidente, ho ascoltato attentamente tutti i colleghi che sono intervenuti prima di me e, con particolare interesse, l'onorevole Castagnetti. Ebbene, debbo confessare che quest'ultimo mi ha un po' stupito: egli ha affermato che bisogna affidare tutto alla polizia stradale, alla quale vanno dati maggiori poteri e più etilometri, e che è necessario aumentare il personale in servizio sulle strade.
Onorevole Castagnetti, in tal modo intensificheremmo la terapia, ma non faremmo prevenzione, non agiremmo sulle cause che determinano il problema! Eppure, io so che, in passato, lei ha presentato proposte di legge riguardanti proprio la prevenzione!
A mio parere, il provvedimento caldeggiato dal ministro Giovanardi non è ispirato al proibizionismo, ma è volto soltanto a regolamentare in qualche modo l'attività notturna dei giovani: esso non prevede la chiusura delle discoteche (Commenti del deputato Castagnetti) ... La prego, onorevole Castagnetti, io non l'ho interrotta! Mi lasci esprimere le mie argomentazioni, la prego!
In questo progetto di legge non c'è proibizionismo, nel senso che non si dice ad alcuno: «Tu non devi andare in discoteca!», né si impone ai proprietari delle discoteche di chiuderle ad una certa ora. Il provvedimento intende soltanto attenuare i disturbi che il coinvolgimento in una vita sfrenata (tra virgolette) può arrecare ai giovani (ci si è accorti che la principale causa degli incidenti è questa). Signori miei, si parla di 600 ragazzi che muoiono ogni anno! Lo Stato non ha forse il diritto di intervenire per tentare di prevenire tutte queste morti? Certo, occorre una buona educazione da parte delle famiglie, ma anche della scuola.
Il Governo, dal 1o luglio, renderà obbligatorio il patentino per i quattoredicenni. L'intenzione è di garantire nelle scuole un'educazione alla sicurezza stradale e di insegnare le regole del codice della strada, anche con riferimento alle ore notturne. Le discoteche potranno rimanere aperte sino alle sei del mattino, ma dalle quattro si deve sospendere la vendita di alcolici.
Chiunque svolga la professione medica conosce bene le conseguenze dell'alcol. La cirrosi epatica post-alcolica sta diventando in Italia un grave problema, che può rendere necessario il trapianto di fegato. Ma non credete che la prevenzione sia il modo migliore per evitare di ricorrere a tutto ciò?
Per quanto riguarda l'assunzione di pastiglie o di sostanze stupefacenti da parte di questi giovani, statistiche mediche a livello internazionale confermano che i ragazzi che assumono questo genere di pasticche all'età di 40 anni potrebbero riportare gravi lesioni al cervello. Potrebbero non essere più nelle condizioni di
intendere e di volere! Ci rendiamo conto di cosa significhi ciò? Uno paese serio deve affrontare queste problematiche, puntando soprattutto sulla prevenzione e non sulla cura. Diversamente, avremmo un paese di giovani distrutti.
Sono stati indicati chiaramente i fattori di rischio. Si è detto di dare alla polizia stradale l'incarico di controllare i giovani, con la possibilità di adottare determinati provvedimenti; si è parlato dei medici che ben conoscono le conseguenze di questa sfrenata vita notturna, della protezione civile e della insufficienza delle ore di sonno! Signori miei, questi giovani devono avere regole chiare nella propria vita per non subire le gravi conseguenze sopracitate. Ecco in cosa consiste l'educazione sociale! Si tratta di un provvedimento che - lo ripeto - disciplina la vita notturna, senza intenti proibizionistici.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.
LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, ho impressione che, mentre una parte del centrodestra vuole ridurre il numero delle vittime sulle strade (soprattutto di giovani all'uscita dalle discoteche), un'altra segua un percorso opposto che potrebbe portare ad un aumento della mortalità.
A nostro avviso, occorre ridurre il numero delle vittime del sabato sera. Abbiamo dimostrato che il nostro proposito è questo in più circostanze, anche durante l'approvazione unanime della modifica del codice della strada. La discussione che ha preceduto la votazione finale su un testo condiviso è stata importante. Tutti avevamo avvertito la necessità di intervenire per ridurre il tasso di mortalità sulle strade italiane.
Noi, deputati della componente politica del gruppo Misto-socialisti democratici italiani, non concordiamo con il ministro Giovanardi. Infatti, riteniamo che debbano essere rispettate alcune libertà e che questo provvedimento non vada nella direzione che auspichiamo, che è quella di prevenire gli incidenti e di ridurre il tasso di mortalità stradale. Dunque, non possiamo accettare il provvedimento in esame. I dati statistici sugli incidenti e sulla mortalità sulle nostre strade, confermano che il fenomeno è grave. Ma non è certamente chiudendo le discoteche che si diminuisce il numero dei morti del sabato sera! Credo invece sia necessario fornire informazioni ai giovani, affinché vi sia una cultura diversa della vita, da raggiungere non certo con gli spot pubblicitari, ma attraverso gli operatori del settore. Occorre dunque migliorare la formazione e l'informazione, mettendo i giovani nelle condizioni di capire quali sono i valori importanti che bisogna portare avanti.
Ma vi è un altro aspetto del problema. Crediamo sia necessario effettuare maggiori controlli sulla strada - come è accaduto con la modifica del codice della strada (dopo la quale abbiamo verificato che il numero dei morti è diminuito) - e far capire ai giovani che una verifica chiara e forte può favorire la riduzione del tasso di mortalità del sabato sera.
E non dimentichiamo la modifica del Titolo V della Costituzione. Nessuno può mettere in discussione che, con la modifica del Titolo V, vi è, di fatto, una competenza esclusiva delle regioni, degli enti locali, e non dello Stato. Io credo che questo disegno di legge proposto dal ministro Giovanardi determinerà ulteriori difficoltà, non soltanto per un settore come questo, che sta vivendo momenti drammatici dal punto di vista economico e dello sviluppo occupazionale - in proposito è stata fatta chiarezza, con l'emanazione di alcuni comunicati stampa (grazie ai quali tutti i parlamentari hanno ottenuto chiarimenti sulle attività di questo settore) - , ma, in virtù delle modifiche del Titolo V, anche per molti comuni. Infatti, questi ultimi svolgono un'attività turistica estremamente significativa, che credo debba essere tutelata e rispettata in virtù anche del dettato costituzionale.
Allora, crediamo sia necessaria una maggiore incidenza dei controlli, favorendo informazione e formazione attraverso gli operatori del settore e mantenendo un rapporto forte e chiaro tra il Parlamento ed il Governo nel determinare
le linee guida, che devono essere condivise, perché tutti vogliamo ridurre le morti a causa degli incidenti stradali. Per fare questo vi è la necessità di condividere un progetto, cosa che non mi sembra si stia realizzando. A me sembra si voglia fare solo pubblicità. Noi invece siamo contrari agli spot: noi siamo per la vita, per il controllo e la formazione, non certamente per gli spot pubblicitari.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Oricchio. Ne ha facoltà.
ANTONIO ORICCHIO. Signor Presidente, la molteplicità degli argomenti che sono stati affrontati negli interventi precedenti sul complesso degli emendamenti meriterebbe degli approfondimenti che vanno anche al di là di quello che è il compito tecnico principale che deve svolgere il legislatore nel porre mano ad una proposta di legge, anzi ad una serie di proposte, visto che quello che stiamo discutendo è il testo unificato di un disegno di legge governativo e di una serie di progetti di legge di iniziativa parlamentare.
È chiaro che, al di là delle future scelte dell'Assemblea sulle proposte di rinvio, intendo portare un contributo di carattere tecnico.
Ritengo che il discorso sul provvedimento che stiamo esaminando debba attenere, soprattutto, alla volontà di disciplinare nel modo migliore tale settore, in tutte le sue implicazioni. Si tratta di implicazioni umane - le perdite di giovani vite - ma anche di contemperare le esigenze di tutela di chi vuole normalmente divertirsi e quelle del mondo economico che gravita intorno al fenomeno delle discoteche (che in Italia coinvolge circa 2 mila gestori, oltre 6 mila esercenti di locali serali ed 11 mila esercenti di circoli e club privati vari). Da tale punto di vista, ritengo che accorgimenti tecnici potrebbero, forse, mettere d'accordo tutti e migliorare il provvedimento in esame. È ciò cui tendono moltissimi emendamenti formulati non solo dai parlamentari dell'opposizione, ma anche da quelli della maggioranza.
In precedenza, si è parlato di intrattenimenti e di feste organizzati privatamente (verso i quali, probabilmente, si orienterà il cosiddetto popolo della notte) in locali non sicuri, non sorvegliati e non garantiti. In merito, vorrei ricordare che sarebbe più giusto sottoporre gli organizzatori di tali intrattenimenti serali, più che all'obbligo di licenza di cui all'articolo 68 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (che, tra l'altro, potrebbe essere opinabile nella fattispecie), alla richiesta di autorizzazione ex articolo 80 del medesimo testo unico, che rappresenta un parametro migliore, anche perché tende a garantire adeguate condizioni di sicurezza in tali locali. Ciò tanto più in considerazione del fatto che lo stesso Ministero dell'interno, già nel 1980, con la circolare n. 16, aveva prescritto, sia pure con una norma secondaria, la sottoposizione dei menzionati locali ai controlli di vigilanza per la concessione delle autorizzazioni e per garantire l'idoneità e la mancanza di pericolosità dei medesimi locali.
Si è spesso parlato dei giovani, che devono essere tutelati. Sotto tale profilo, vorrei ancora una volta ricordare per quale motivo non si è ritenuto di inserire all'interno del provvedimento in esame una norma che esiste in altri paesi (per esempio, in Spagna), che istituzionalizza il diritto degli esercenti all'esclusione di persone indesiderate nei locali. Si è previsto che le persone che abbiano riportato condanne passate in giudicato possano essere interdette dal frequentare tali locali. Sfido chiunque a controllare situazioni soggettive di tal genere, in presenza di migliaia di persone che si muovono la notte e che tentano di entrare nei locali. Penso che ai gestori degli stessi - che investono moltissimo nelle misure di sicurezza, nella polizia privata e nei controlli - andrebbe concessa in modo più incisivo la possibilità di interdire l'accesso a persone indesiderate, ossia a quei soggetti che, il più delle volte, mirano a sconvolgere l'iter regolare della notte.
Noi, infatti, vogliamo accorciare la notte per allungare la vita, ma dobbiamo anche contemperare le esigenze di chi
vuole vivere una serata di divertimento. Dobbiamo essere duri e seri con coloro che cercano di cogliere l'occasione per svolgere in tali serate attività illecite. Nessuno più dei gestori dei grandi locali - i cui rappresentanti sindacali si sono, a maggioranza, pronunziati in merito - conosce la pericolosità di tali soggetti.
Allo stesso modo, anche rispetto alle norme che riguardano l'elevazione dei livelli acustici, vorrei sottolineare la necessità di evitare una sovrapposizione di normative. Infatti, già il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 215 del 16 aprile 1999 fissa i limiti di pressione sonora e l'Italia, sotto questo profilo, è l'unico paese al mondo in cui esiste una simile disposizione.
Inoltre, anche l'articolo 3 della legge 11 novembre 1975 n. 584 e le norme UNI dettano precise disposizioni in ordine ai limiti di temperatura, all'umidità ed alla velocità. Sotto questo profilo, ritengo che aggravare ulteriormente una normativa già esistente, peraltro di difficile attuazione e verifica, non agevoli il compito di una legge che dovrebbe soprattutto essere agile e tentare di regolamentare questo settore, senza eccessi che finiscono per snaturare la ratio della legge stessa.
Le stesse considerazioni valgono per i registratori delle condizioni di vivibilità all'interno dei locali. Mi pare, addirittura, che si tratti di strumenti che, al momento attuale, la tecnica ancora non conosce. Infatti, non sappiamo come si potrebbero configurare tali registratori, che dovrebbero verificare i vari livelli di umidità, di acustica e quant'altro.
Ebbene, con riferimento a questi particolari aspetti tecnici e sugli altri profili di cui avremo modo di occuparci se l'iter del provvedimento andrà avanti, solleciterei l'attenzione di tutti i parlamentari, di maggioranza e di minoranza, perché spetta a noi l'obbligo di promuovere una legge giusta e corretta, nell'interesse non di qualche discoteca, ma di tutte le discoteche d'Italia e, soprattutto, nell'interesse di tutti gli utenti di questo mondo, che hanno bisogno di essere protetti, tutelati e difesi senza eccessi, anche in relazione al loro modo di vivere, che probabilmente nessuna legge dello Stato potrà mai imporre, calpestare o reprimere entro certi limiti.
Ebbene, su questi aspetti richiamo l'attenzione dei colleghi e, successivamente all'espressione dei pareri sugli emendamenti, mi riservo di esprimere le mie ulteriori determinazioni.
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