Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 449 dell'1/4/2004
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(Attuazione della normativa riguardante la sostituzione dei militari in servizio di leva con volontari di truppa e con personale civile del Ministero della difesa - n. 2-01134 )

PRESIDENTE. L'onorevole Pisa ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01134 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 2).

SILVANA PISA. Signor Presidente, desidero intervenire rapidamente per puntualizzare alcune questioni.
I firmatari dell'interpellanza in discussione intendono porre all'attenzione del ministro della difesa e del Governo il notevole disagio esistente nel settore civile della difesa. Come il sottosegretario Bosi sa meglio di me, tale settore si trova da tempo sotto organico: nel 1997, infatti, si prevedevano più di 50 mila unità; successivamente, la nuova normativa ne prevedeva 43 mila entro il 2005 ed attualmente sono 36 mila, con un organico sottodimensionato, per l'appunto, di circa 7 mila unità.
Devo riconoscere che ultimamente è stato compiuto un timido passo in avanti. La Commissione difesa della Camera dei deputati, infatti, ha approvato una risoluzione (di cui è primo firmatario il presidente Ramponi e che è stata sottoscritta anche da alcuni deputati del nostro


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gruppo) per sbloccare l'assunzione dei vincitori di concorso. Questi ultimi erano 1.234 e sono state sbloccate assunzioni per circa 200 unità. È molto poco, anche perché tali unità verranno tutte assegnate a compiti di sicurezza; tuttavia, si è trattato di un timido passo che comunque apprezziamo (per tale ragione abbiamo sottoscritto la suddetta risoluzione), anche se non lo riteniamo assolutamente sufficiente.
L'ambito normativo di riferimento è costituito, a mio avviso, da tre «paletti». Il primo è la famosa legge 14 novembre 2000, n. 331, che ha disposto la riforma del servizio militare, con il passaggio dall'esercito di leva all'esercito professionale, e che prevedeva una graduale sostituzione dei militari in servizio obbligatorio di leva sia con volontari di truppa, sia con personale civile del Ministero della difesa.
Questo significava un progressivo affidamento di incarichi amministrativi e logistici al personale civile per salvaguardare prioritariamente l'impiego operativo dei volontari di truppa, seguendo il dettato della legge.
Venne poi emanato, al fine di arrivare a questa progressiva sostituzione, il decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 815, che prevedeva un avvicendamento del personale nei successivi sette anni e, tra le altre cose, il progressivo affidamento di incarichi amministrativi e logistici a personale civile del Ministero della difesa. Ai fini del previsto adeguamento dell'organico, venne disposto anche il transito del personale in servizio permanente dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica eccedente rispetto alle dotazioni organiche prefissate nei ruoli del personale civile della Difesa e di altre pubbliche amministrazioni.
Veniamo al terzo paletto. Mentre da una parte si sta arrivando, con il provvedimento approvato dalla Camera e in discussione al Senato, all'anticipo dell'abolizione della leva - abolizione che sta diventando ormai effettiva - dall'altra, il settore civile della Difesa marca un significativo ritardo, in primo luogo perché per l'emanazione delle normative di cui sopra non è stato fatto nulla (ricordo al riguardo la mancata emanazione di provvedimenti di attuazione relativamente alla normativa emanata dal Governo dell'Ulivo). Registriamo inoltre la mancata attivazione dei corsi di riqualificazione e formazione professionale previsti dal contratto collettivo per il personale civile del Ministero della difesa e preordinati alla sostituzione del personale militare. Ciò vale sia per la maggior parte dei lavoratori civili dell'amministrazione della Difesa concentrati ai bassi livelli (con livelli stipendiali bassissimi, di mille euro al mese, con cui arrivare alla fine del mese diventa estremamente complicato), sia per le mansioni più delicate e strategiche. Molti ruoli previsti in organico risultano vacanti. E quando nelle interrogazioni in Commissione noi ci battiamo sul punto della riqualificazione all'interno del Ministero stesso è perché riconosciamo l'esistenza di una zona di debolezza.
Aggiungo inoltre che si assiste ad una progressiva esternalizzazione sempre più frequente di servizi e funzioni proprie del personale civile della difesa. Questo cosa significa? Significa che il personale civile è mortificato, anemizzato, e non svolge i lavori che sarebbe perfettamente in grado di svolgere. L'esternalizzazione in molti comparti è veramente ampia. Penso, ad esempio, a tutto il settore - il sottosegretario lo sa meglio di me - degli arsenali, dove l'esternalizzazione è molto consistente.
Alla luce di tutto questo, chiediamo al ministro della difesa quali siano le motivazioni che hanno indotto il Governo a disattendere alle disposizioni di legge del 2000 e del 2001; quali iniziative intenda adottare per ovviare all'incertezza determinata dall'assenza di iniziative normative; se non intenda attuare il decreto legislativo dell'8 maggio 2001 (è vero che vi era previsto un periodo di sette anni, ma si tratta di cominciare!); se non intenda costituire un tavolo di confronto.
La questione del confronto la mettiamo in ballo sempre, perché ci sembra una caratteristica di questo Governo il fatto di non dare importanza al confronto. Mi riferisco a tale proposito anche alla


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discussione svoltasi in Commissione in materia di rappresentanza. Fare le riforme senza il popolo non paga! Non paga nel lungo periodo, ma neanche nel breve, nel senso che poi ve ne accorgerete nelle tornate elettorali; inoltre si crea malcontento tra le persone che lavorano nel settore.
Chiedo ancora quali azioni intenda adottare il Governo per tutelare il personale civile e gli interessi pubblici legati alla funzionalità del comparto della difesa.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la difesa, senatore Bosi, ha facoltà di rispondere.

FRANCESCO BOSI, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, è opportuno chiarire, preliminarmente, che il Governo ha pienamente ottemperato alle norme citate dall'interpellante.
Infatti, la legge n. 331 del 2000 precisa, all'articolo 3, comma 1, lettera a), che il volume organico globale del personale militare della Difesa, fissato in 190 mila unità, deve essere conseguito entro sette anni dalla vigenza del decreto legislativo di attuazione del modello professionale e, dunque, entro il 1o gennaio 2007, attraverso riduzioni graduali.
Al momento, il programma di tali riduzioni procede regolarmente, senza alcun ritardo da parte del Governo. Anzi, su iniziativa dell'esecutivo è stato proposto un anticipo della sospensione della coscrizione obbligatoria e del processo di professionalizzazione delle Forze armate. Infatti, nel disegno di legge n. 2572, all'esame del Senato, si prevede di anticipare la data del 2007 al 2005, in tal modo dando attuazione al progetto addirittura con due anni di anticipo.
La Difesa è da tempo impegnata anche in un profondo processo di riqualificazione del personale civile che, oltre a sanare il fenomeno del «mansionismo», è propedeutico all'impiego nelle aree logistico-amministrative lasciate disponibili dal personale militare ricollocato in incarichi operativi. Le procedure di riqualificazione sono già state completate per tutti gli enti dell'area tecnico-amministrativa centrale, nonché per gli arsenali e stabilimenti di lavoro ristrutturati dipendenti dagli Ispettorati logistici di Forza armata o assegnati all'Agenzia industrie Difesa.
Peraltro, con le organizzazioni sindacali sono tuttora in corso gli approfondimenti per riattivare i processi di riqualificazione del personale civile con riferimento alle esigenze di servizio e di ricollocazione funzionale. È infatti interesse della Difesa concluderli anche per l'area operativa, in relazione alle nuove dotazioni organiche ed all'entrata in vigore del nuovo ordinamento professionale, in fase di definizione con le stesse organizzazioni sindacali.
Si conferma, altresì, che per tutti i provvedimenti inerenti materie rientranti nelle competenze delle organizzazioni sindacali vengono puntualmente avviate le attività previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto dei ministeri.
Dunque, il Governo sta procedendo correttamente nello spirito del decreto legislativo n. 215 del 2001 e, pertanto, non v'è motivo alcuno di preoccupazione per la componente civile della Difesa, a cui sono riservati impieghi consoni al suo status ed alle sue legittime aspettative.
Per quanto concerne, invece, il transito di personale militare eccedente gli organici all'impiego civile, presso la Difesa od altre amministrazioni pubbliche, esso avverrà nel pieno rispetto di quanto previsto dall'articolo 6, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 215 del 2001 citato dall'onorevole interpellante. A tal fine, sono state avviate attività per la predisposizione dello schema di regolamento rispetto alla normativa dianzi richiamata.
Si evidenzia, infine, che il collocamento in ausiliaria del personale militare eccedente e non transitato nelle altre amministrazioni potrà avvenire non prima del 1o gennaio 2006, così come previsto dal decreto legislativo n. 263 del 2003.
In conclusione, si assicura all'interpellante che il processo di trasformazione e


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di riorganizzazione della Difesa sta procedendo in modo lineare ed in armonia con il quadro normativo in vigore e che l'azione del Governo è finalizzata a salvaguardare le legittime aspettative della componente civile come della componente militare della Difesa.

PRESIDENTE. L'onorevole Pisa ha facoltà di replicare.

SILVANA PISA. Signor Presidente, sono contenta che le intenzioni siano buone (mi sembra un buon auspicio); tuttavia, mi dichiaro insoddisfatta. Infatti, la risposta del sottosegretario mi conferma che la valorizzazione del personale civile della difesa è molto lontana. Vorrei ricordare che i lavoratori civili della difesa sono impegnati anche in funzioni essenziali, quali la manutenzione e il ripristino delle ristrutturazioni di infrastrutture a favore di enti e reparti delle Forze armate su tutto il territorio nazionale e nelle missioni internazionali. Essi, quindi, sono sottoutilizzati e marginalizzati.
Ci giungono, in merito, continue segnalazioni. Mi sembra che parliamo di due mondi diversi; riceviamo infatti continue proteste da parte dei lavoratori, con un evidente disagio del personale e con il rischio di compromettere l'esito complessivo della riforma in atto. È interesse di tutti (concordo in tal senso con il sottosegretario) giungere alla riforma. Riceviamo informazioni su straordinari pagati in ritardo; il FUA, benché previsto, spesso è bloccato (abbiamo presentato in merito a ciò diversi atti di sindacato ispettivo).
Lamento, dunque, uno stato di vero disagio. Ultimamente è stato incentivato l'affidamento esterno di servizi e funzioni propri del personale civile, con il conseguente svilimento del personale, che si lamenta continuamente. Apprezzo le intenzioni, ma, rilevando ciò che finora non è stato fatto, anche sotto il profilo dell'applicazione dei decreti e della riforma, mi dichiaro insoddisfatta.

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