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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.
PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, come preannunciato nel corso dell'illustrazione degli ordini del giorno, la componente dei Verdi del gruppo Misto esprimerà un voto contrario sul disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame. Vorrei spiegare le ragioni della nostra contrarietà politica, anche a fronte della questione di fiducia posta ieri dal Governo.
È stato impedito al Parlamento di svolgere un lavoro serio e sereno (ve ne erano tutte le condizioni), anche rispetto ad alcuni emendamenti presentati dall'opposizione che avrebbero potuto essere accolti, in quanto largamente condivisi anche da deputati del centrodestra. Non è un caso l'ignobile gazzarra messa in atto ieri dal gruppo della Lega e non è un caso che il Governo sia stato costretto a porre la questione di fiducia, temendo un libero pronunciamento della Camera sugli emendamenti presentati.
È ovvio che prevale, nel giudizio di voto, la nostra contrarietà politica. Rimane però, per i Verdi, la soddisfazione e, credo, il merito di aver stimolato in questi mesi, con la loro opposizione, un'iniziativa da parte del Governo, nonché una risposta, almeno parzialmente positiva, alle richieste e alle mobilitazioni di centinaia di comitati di inquilini, che in tutta l'Italia (non solo a Roma, ma anche a Milano, a Bologna, a Napoli ed a Palermo) si sono organizzati per far fronte agli effetti devastanti di una cartolarizzazione e di una vendita del patrimonio immobiliare disposta solo per far cassa e non per garantire, nel processo di privatizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, il diritto delle famiglie ad acquistare ad un prezzo equo l'abitazione dove per anni hanno vissuto con un contratto di locazione.
Si tratta, quindi, di un decreto-legge frutto, più che della volontà del Governo e dell'azione di una maggioranza di centrodestra ormai allo sbando anche per quanto riguarda i temi sociali, dell'azione positiva dei comitati degli inquilini e dell'opposizione, che la stessa ha sollecitato più volte.
Riteniamo che il decreto-legge in esame non risolva completamente i problemi della vendita del patrimonio immobiliare, non eviti del tutto la speculazione immobiliare e non garantisca equità, soprattutto alle famiglie di pensionati ed a quelle monoreddito, che si trovano di fronte, anche con questo decreto-legge, a norme vessatorie che rischiano di creare disuguaglianze tra le famiglie rispetto alla data di acquisto del patrimonio immobiliare.
Certo, la data del 31 ottobre 2001 è un primo elemento di chiarezza e di giustizia, ma non è sufficiente, come risulta evidente dagli emendamenti e dagli ordini del giorno presentati, nonché dagli interventi svolti. Mi pongo, pertanto, la seguente domanda: come farà il Governo ad intervenire nuovamente per fronteggiare, tra qualche settimana, le proteste che gli inquilini solleveranno perché i problemi posti dalla vendita del patrimonio immobiliare non sono stati risolti completamente? Abbiamo perso un'occasione, che è stata colta solo parzialmente.
I Verdi si sarebbero astenuti nella votazione finale sul disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame se non vi fosse stata un'ignobile gazzarra politica che penalizza gli inquilini e coloro che devono acquistare le case facenti parte del patrimonio immobiliare in vendita.
Oggi, il nostro voto contrario vuole essere anche un forte richiamo al Governo ad affrontare alcune questioni che non sono state completamente risolte. Il decreto-legge in esame, infatti, risolve solo parzialmente alcuni problemi, ma nelle prossime settimane occorrerà prevedere misure più eque per affrontare quei temi che non sono stati affrontati da questo provvedimento e che sono stati evidenziati nei nostri emendamenti.
Queste sono le ragioni del nostro voto contrario sul decreto-legge in esame, che evidenziano il ruolo propositivo e positivo che, come Verdi e come opposizione, abbiamo svolto in relazione alla materia in discussione, rispondendo positivamente
alle sollecitazioni dei comitati degli inquilini di tutta Italia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, colleghi, non ho molto da aggiungere a quanto già esposto negli interventi svolti nel corso dell'esame di questo provvedimento, sia in Commissione sia in Assemblea.
Si sono verificati degli incidenti a nostro avviso gravi: mi riferisco alla posizione della questione di fiducia e a quanto è accaduto ieri in quest'aula ad opera della Lega. Il provvedimento al nostro esame è in gran parte condivisibile, ma necessitava di ulteriori miglioramenti; la Lega e il Governo ci hanno impedito di migliorare il testo, per cui siamo costretti ad esprimere un voto contrario su di esso. Tuttavia, ci impegniamo affinché le questioni irrisolte siano affrontate al più presto in questa sede e nelle competenti Commissioni, in modo da fornire una risposta a tutti quei cittadini che ancora la attendono. Quanto abbiamo conquistato lo abbiamo ottenuto attraverso le nostre battaglie, nonché con l'approvazione di emendamenti che, pur non risolvendo tutti i problemi, riescono a dare un nuovo impulso per il conseguimento di ulteriori obiettivi.
Per queste motivazioni, esprimeremo un voto contrario sul provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, la componente Alleanza Popolare-UDEUR esprimerà un voto contrario su questo provvedimento non nel merito, vale a dire in ordine alla determinazione del prezzo degli immobili, ma per la forzatura politica operata attraverso la posizione della questione di fiducia, in spregio del valore del Parlamento nonché del rispetto dovuto ad un'opposizione che ha fattivamente collaborato per migliorare il testo proposto dal Governo.
Esprimeremo un voto contrario in quanto la strada intrapresa dal Governo, tra l'altro, è estremamente limitata e riduttiva nei suoi obiettivi, insufficiente a rispondere ai bisogni sociali diffusi e ai diritti costituzionalmente garantiti, quale quello alla casa.
Questo provvedimento, che recupera una legge del 2001 e che blocca il prezzo degli immobili a tale data, è comunque tardivo e parziale. Voglio ricordare al sottosegretario Armosino e al presidente della Commissione finanze, onorevole Giorgio La Malfa, che il testo in esame nasce da una interrogazione a risposta immediata, promossa dall'onorevole Pistone e da me svolta a causa dell'assenza della collega proprio il 2 aprile 2003 - quindi, un anno fa -, quando in Commissione si pose in luce tale grave ingiustizia. Quindi, è stata l'opposizione a sottolineare questa ingiustizia, è stato il centrosinistra a voler recuperare un minimo di equità sociale rispetto al provvedimento in esame.
L'intera operazione della cartolarizzazione degli immobili pubblici, più esattamente dei proventi derivanti dalla vendita di tali beni, suscita forte perplessità. Essa è nata con l'evidente scopo di ridare ossigeno alle finanze dello Stato, mediante la messa sul mercato del vasto patrimonio immobiliare pubblico e la relativa emissione di titoli e assunzione di finanziamenti ad opera di investitori privati.
Infatti, il fenomeno - è questo il punto politico che riteniamo fondamentale - oltre a rilevanti aspetti di tipo economico, presenta profili di fortissimo carattere sociale, proprio in considerazione del prodotto che viene immesso sul mercato, costituito per la maggior parte da appartamenti ad uso abitativo locati a conduttori appartenenti alle fasce sociali più varie, comprese - in particolare misura - quelle più deboli, che la normativa cerca di trasformare in piccoli proprietari, favorendo l'acquisto dell'immobile locato.
Ma è proprio l'insufficienza delle garanzie per le fasce più deboli che ci vede contrari, nel principio e nel merito, ai provvedimenti assunti dal Governo al fine esplicito di far quadrare i conti pubblici e risanare le casse dello Stato. Lo Stato, è vero, sta incassando - o meglio vorrebbe incassare - cifre considerevoli, anche se inferiori a quelle previste, come risulta dai dati forniti, ad esempio, dall'Osservatorio sul patrimonio immobiliare degli enti previdenziali. Tuttavia, oggi non è obiettivamente realistico fare alcuna previsione circa i possibili effetti sociali della vendita degli immobili residenziali, per quanto riguarda non tanto le persone e gli inquilini che sono diventati proprietari sborsando una cifra maggiore rispetto a quella congrua - che adesso, grazie all'opposizione, viene loro restituita -, ma soprattutto quella categoria di cittadini con minore potere di acquisto, che non può comprare e che ha di fronte lo spettro della mancanza della casa, un bene primario secondo quanto indicato dalla stessa Costituzione. È di queste persone, di questi cittadini che dobbiamo occuparci; secondo i deputati di Alleanza popolare-UDEUR è questo il punto centrale su cui il Governo dovrebbe fornire precise garanzie che invece non arrivano.
Occorrono, inoltre, maggiori garanzie e un forte impegno politico per le case dei militari e degli agenti di polizia in servizio effettivo. È necessario dare sicurezza e serenità a migliaia di giovani servitori dello Stato, che sacrificano la loro vita, a volte purtroppo in senso letterale, e alle loro famiglie, che spesso non possono formare proprio per la mancanza di certezze sulla casa. Occorre quindi un'efficace politica sulle abitazioni dei militari e anche su questo ci stiamo fortemente impegnando.
Resta aperta la questione su quali iniziative assumere, a fronte dell'impoverimento del bilancio e dello stato patrimoniale degli enti previdenziali, di cui si vendono gli immobili. È chiaro che tutta l'operazione di cassa, portata avanti dal Governo, ha come conseguenza l'impoverimento patrimoniale degli enti previdenziali. Allora ci chiediamo quali saranno le ripercussioni della cartolarizzazione sul futuro di questi enti, le cui riserve tecniche sono utilizzate per far fronte alle esigenze della finanza pubblica. Ci chiediamo, inoltre, quale sarà la situazione dei lavoratori, che si sono affidati a questi enti, quando avranno raggiunto il periodo di quiescenza e andranno in pensione. L'operazione di cartolarizzazione, così come impostata dal Governo, apre al rischio reale che gli enti previdenziali si trovino nella condizione di non poter più far fronte alle esigenze sociali per cui sono nati, non potendo offrire prestazioni sufficienti ai loro assistiti. È vero che la redditività di questo patrimonio risultava in molti casi bassa e la sua gestione oltremodo onerosa, ma la scelta della vendita forzosa risulta sbagliata, dal momento che punta a risolvere il problema di far cassa, aprendone un altro più grave sul fronte della sicurezza previdenziale.
Sembra però che l'imperativo del Governo sia solo quello di vendere, vendere, vendere. Raccattare, quindi, più soldi possibili nell'ottica miope di chi si guarda solo la punta del naso e non riesce a vedere un metro più in là. È l'impostazione di chi non riconosce le esigenze generali, sia delle persone che non possono accedere all'acquisto di questi beni perché hanno un reddito troppo basso, sia dei cittadini garantiti dagli enti previdenziali per quando non avranno più né uno stipendio né una retribuzione, al momento, cioè, della loro pensione.
Abbiamo così costituito, ed è sotto i nostri occhi, nuove società come la Patrimonio dello Stato Spa, e la Infrastrutture Spa, società che si accompagnano e si sovrappongono all'Agenzia del demanio e ad un'ulteriore nuova società, la Demanio servizi Spa.
Pare che l'Italia, nel quadro europeo, abbia raggiunto a tappe forzate quasi il livello delle vendite del patrimonio pubblico registrato nel Regno Unito. C'è di che essere felici, onorevoli colleghi della maggioranza: almeno in questo caso, siamo in vetta alle classifiche europee! Operatori finanziari e grandi fondi di investimento
commentano soddisfatti tale risultato conseguito dall'Italia, ma non si accorgono e non vogliono farlo, e voi stessi non vi volete accorgere perché non avete interesse a farlo, delle gravi problematiche sociali che questa politica del Governo non affronta, ed anzi aggrava, e che quali deputati della componente di Alleanza Popolare-UDEUR abbiamo voluto esporre e sottolineare e su cui continueremo a lavorare nel futuro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, siamo già intervenuti, in sede di dichiarazione di voto sulla questione di fiducia, sul merito del provvedimento. Interveniamo nuovamente per formulare alcune ulteriori osservazioni sulla nostra netta contrarietà al disegno di legge di conversione in esame, nonché per sviluppare alcune riflessioni di carattere generale.
In occasione dell'esame di questo provvedimento è andata in scena, per l'ennesima volta - di ciò dovrà essere fatto un bilancio pubblico in sede parlamentare - la situazione di difficoltà in cui si trova la maggioranza e la vera e propria crisi attraversata da alcuni settori di essa. Nel caso specifico, ciò è apparso evidente, in quanto si sono manifestate posizioni di segno assolutamente contrapposto: da una parte, la Lega ha combattuto con accanimento contro il decreto-legge, in quanto il 60 per cento delle 90 mila famiglie interessate vive a Roma (ciò è stato detto esplicitamente, con la consueta grevità e rozzezza); dall'altra parte, alcuni settori della maggioranza avrebbero voluto modificare il provvedimento in sintonia con le opposizioni, poiché vi è stata una pressione molto forte da parte delle associazioni degli inquilini e l'impatto sociale del provvedimento stesso è elevatissimo.
Ritengo necessaria una riflessione sulla crisi della maggioranza: non vi è oramai provvedimento di rilievo nel quale non si riflettano le difficoltà della maggioranza stessa. Ci troviamo di fronte, soprattutto sulle questioni di politica economica e sociale, alla difficoltà, per il Parlamento e per le opposizioni, di intervenire, poiché la crisi della maggioranza impedisce qualsiasi forma di discussione. Per la prima volta, credo, nella storia di questo paese, è stata posta la questione di fiducia sulla legge finanziaria e si pone la questione di fiducia e si ricorre alla delega legislativa, con l'evidente alterazione dei rapporti tra il potere esecutivo e il Parlamento, su provvedimenti rilevanti di carattere economico.
È giunto, a mio avviso, il momento di compiere una riflessione a tutto campo sulla linea direttrice di tali politiche economiche, che stanno impoverendo il nostro paese: basti pensare al livello delle retribuzioni e, nel contempo, alla crescita del carovita; basti pensare al livello delle pensioni e alle nubi che si addensano sulle pensioni future, sempre in virtù delle proposte del Governo.
Ribadiamo pertanto il nostro voto contrario sul disegno di legge di conversione in esame, sia per ragioni di merito, già affrontate e sulle quali non mi soffermo, sia per esprimere un giudizio complessivo sulla politica delle privatizzazioni, sulla quale è giunto il momento di fare un bilancio.
Questa è la più imponente dismissione - una delle più grandi al mondo, la più grande in Europa - di un patrimonio pubblico: il Governo, se non ricordo male, stima di poter ricavare da questa dismissione 6,6 miliardi di euro, quindi una cifra molto consistente. Credo sia giunto il momento di riflettere comunemente - mi riferisco anche al fronte delle opposizioni - su come siano fallimentari le politiche di privatizzazione dei patrimoni pubblici e di liberalizzazione dei canoni di locazione. Queste politiche stanno creando guasti sociali pesantissimi e stanno relegando decine di migliaia di famiglie nell'emarginazione e nel baratro dell'instabilità abitativa.
Ma anche coloro che con grandi sacrifici acquisteranno una casa hanno di fronte anni e anni di mutui onerosissimi
che certo incideranno sulla qualità della vita futura. Noi vorremmo prospettare una strada alternativa a queste politiche di mercificazione della casa e di sostegno alla rendita immobiliare e finanziaria; contrasteremo queste politiche e lavoreremo per costruire un'alternativa. Però - e questo è il punto - non lasceremo nulla di intentato per difendere fino in fondo le famiglie coinvolte, loro malgrado, da chi, sulla loro pelle, pone le basi per gli affari di lobby economiche precise e peraltro conosciute.
Nella mia dichiarazione di voto sulla questione di fiducia ho citato delle banche: la Morgan, la ABN Ambro - che detiene una quota importante in Capitalia - ed una società satellite della Citigroup. Bene, noi vorremmo capire in che misura tali banche influenzano anche questo provvedimento, perché si tratta di grandi banche internazionali che sono state al centro di scandali, come quello che ha investito la Enron e la Parmalat. Addirittura la Morgan e la Citigroup hanno pagato una somma pari a 250 milioni di dollari alla SEC americana (l'equivalente della Consob) per fermare l'indagine della stessa SEC relativa alla truffa Enron.
Da una parte, grandi truffe, grandi vantaggi e grandi profitti sul terreno della finanziarizzazione e, dall'altra - vorrei dirlo ai colleghi della Lega -, gli interessi di inquilini che si ritrovano all'improvviso nelle condizioni o di acquistare a prezzi onerosi una casa o di dover subire la liberalizzazione del mercato. Vorrei anche ricordare che è vero che la maggior parte di essi si trova nel centro-sud, ma è altrettanto vero che settori significativi di inquilini che si trovano in queste condizioni vivono anche in aree del nord e nel resto del paese. In ogni caso, chi è in difficoltà, al sud o al nord, va difeso comunque ed è questa la posizione che noi abbiamo mantenuto con tutte le associazioni degli inquilini. Continueremo la nostra battaglia, perché questo terreno è di grandissimo impatto sociale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Degennaro. Ne ha facoltà.
CARMINE DEGENNARO. Signor Presidente, preannuncio il voto favorevole del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza lo consente, sulla base dei consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, non chiederò la pubblicazione in calce al resoconto della mia dichiarazione di voto, perché ritengo che anche il modo attraverso il quale la maggioranza ha voluto cimentarsi in questo dibattito necessiti da parte nostra la chiarezza di alcune considerazioni. La prima di queste è premessa di tutte le altre: la maggioranza e il Presidente del Consiglio, improvvisamente ed apparentemente in modo ingiustificato, hanno voluto trasformare un dialogo ed una collaborazione tra le forze politiche, che palesemente si erano realizzati - cosa rara - su questo provvedimento (e quanto dico va a merito di questa Camera), in uno scontro politico davvero esplosivo; e ne abbiamo vista qualche conseguenza nelle scorse ore. Credo che ciò sia sufficiente per capire in che modo il Governo e la maggioranza intendano raccogliere gli appelli del Presidente della Repubblica e del Presidente della Camera stesso al dialogo e alla collaborazione tra le diverse forze politiche, almeno sulle questioni che riguardano direttamente gli interessi dei cittadini.
Tutto questo si era manifestato e realizzato fino a qualche giorno fa presso le Commissioni parlamentari competenti, le quali, non a caso, avevano migliorato di molto il testo al nostro esame. Ma all'improvviso, con la posizione della questione di fiducia, avete voluto dare uno schiaffo in faccia a tutto ciò ed anche agli appelli di alto valore che sono stati rivolti in questi mesi dalle più alte cariche istituzionali ed avete deciso un'ulteriore e arrogante
accelerazione su una materia peraltro molto delicata.
Avete dunque voluto caricare di un clima di scontro politico una misura attesa da decine di migliaia di famiglie in tutta Italia. Perché questo, signor Presidente? È evidente: perché siete, ancora una volta, politicamente sotto il ricatto di chi ha come principale missione costitutiva e politica quella di umiliare Roma, il suo ruolo, la sua funzione, i suoi cittadini e la sua storia, trascinando in tal modo nell'umiliazione l'Italia intera. Il provvedimento al nostro esame, infatti, nonostante quanto affermato dalla Lega, riguarda non solo sicuramente Roma, ma anche numerose altre parti d'Italia, ed ha un unico comun denominatore: la difficoltà in cui si trovano decine di migliaia di famiglie non solo a Roma, ma certamente anche in tutta Italia.
Ripeto: perché è stato fatto questo? Perché siete sotto ricatto! Lo siete stati al Senato per quanto concerne le riforme istituzionali, e vorrei evidenziare come anche in quel caso uno dei punti dirimenti fosse dequalificare i grandi passi avanti compiuti rispetto al ruolo di Roma nella riforma in senso federale. Ciò è avvenuto anche oggi, con la sceneggiata e con la «manfrina» messa in atto dai colleghi del gruppo della Lega Nord Federazione Padana, che non a caso non sarà possibile smascherare. I colleghi della Lega, infatti, non sono presenti in quest'aula, perché ieri sera hanno trattato con l'esecutivo qualcosa, ed oggi garantiscono sostanzialmente a questo Governo, con la loro assenza - e non con il voto contrario, come avevano minacciato di fare -, di far approvare il decreto-legge in esame. Si tratta dell'ennesima «manfrina» di chi si permette di gridare, anche in questa Assemblea, «Roma ladrona», insultando la Capitale ed anche le istituzioni.
In realtà, avete posto la questione di fiducia perché avete paura di voi stessi, signori del Governo e colleghi della maggioranza, e lo sapete bene; siete palesemente arrivati al capolinea, e credo che sarà bene che vi rendiate conto di ciò e prendiate rapidamente le misure.
Il decreto-legge in esame, infatti, pur non essendo risolutivo di tutte le questioni sul tappeto, poiché lascia ancora in campo disparità ed ingiustizie e non affronta in toto una materia così complessa, risulta tuttavia molto migliorato rispetto al testo inizialmente presentato dal Governo. Ciò grazie al lavoro svolto dal Parlamento, ed in particolare grazie all'impegno costante e fortemente propositivo di cui hanno dato prova le Commissioni preposte al suo esame.
La Margherita, assieme a tutte le altre componenti del centrosinistra, ha prestato ascolto alle domande, alle denunce ed alle proteste di quegli inquilini che si vedevano costretti ad acquistare gli immobili degli enti a prezzi esorbitanti, maggiorati dal 40 al 60 per cento rispetto al momento in cui avevano esercitato il proprio diritto di prelazione sull'appartamento.
A fronte di ciò, la risposta del Governo è stata data nel nome della confusione, determinatasi sulla base di disposizioni contraddittorie, prive di riferimenti certi e rispettati e, soprattutto, prive di quella condizione necessaria ed indispensabile che dovrebbe essere alla base di un decreto-legge, ovvero i mezzi di copertura finanziaria per la copertura degli oneri che esso comporta.
Come ho già affermato, il gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo - al riguardo, mi sia consentito di ringraziare, in particolare, l'onorevole Lettieri per il lavoro svolto presso la Commissione finanze -, assieme alle altre forze del centrosinistra, ha assunto un ruolo di primo piano nella riformulazione della prima parte del testo del decreto-legge. Mi riferisco all'articolo 1 del provvedimento, che nella sua versione originaria avrebbe rischiato di creare ulteriori disparità e nuovi contenziosi tra gli inquilini, penalizzando soprattutto chi aveva dichiarato prontamente la propria intenzione ad acquistare l'immobile.
Attraverso le nostre proposte emendative, recepite nel testo del decreto-legge in esame, abbiamo impedito che, fissando arbitrariamente una limitazione temporale compresa tra il 26 settembre ed il 31 ottobre 2001, solo un esiguo numero di
inquilini potesse pienamente beneficiare delle nuove disposizioni; mi riferisco a quanti, in quel breve lasso di tempo, avessero esercitato il proprio diritto di prelazione manifestando la loro volontà di acquisto dell'immobile.
Con l'abrogazione di quel termine iniziale di sbarramento, si è perlomeno evitato di creare nuove forme di disparità e di ingiustizia, allargando in tal modo la platea degli inquilini in grado di esercitare il loro diritto di prelazione nell'acquisto degli alloggi e stabilendo che il prezzo di riferimento per l'acquisto di tali immobili da parte di chi ha comunque presentato domanda entro il 31 ottobre 2001 debba essere rapportato a quella data, e non ai valori di mercato successivi.
Voglio mettere in risalto anche quegli emendamenti dell'opposizione, recepiti nel testo ora al voto dell'Assemblea, relativi alla vendita della sola nuda proprietà degli immobili nel caso di inquilini ultrasessantacinquenni o disabili, dando così l'opportunità a queste categorie di persone di continuare ad abitare nell'immobile concedendo loro l'usufrutto sullo stesso.
Si tratta di un'importante conquista, ancorché parziale, per il centrosinistra, che dimostra (anche se, in verità, di questo già avevamo dato prova, attraverso una chiara e ordinata gestione nella prima operazione di dismissione delle case degli enti, applicando significative e reali agevolazioni fiscali) un diverso modo di rapportarsi a questa materia che tiene conto (perché ne tiene conto!) delle reali esigenze di quanti abitano in questi alloggi e di cosa può voler significare privarli anche della stessa casa.
In sintesi, vorrei tornare a quello che - a mio avviso - costituisce il punto dolente, il maggiore punto critico del provvedimento, ovverosia la mancata copertura finanziaria. È questa la nota stonata di questo e di altri provvedimenti in materia che dà senso al nostro frequente ricorso al termine di «finanza creativa» per etichettare la politica economica del Governo.
Nel testo originario il Governo prevedeva l'individuazione di immobili che una volta venduti avrebbero garantito le risorse indispensabili per i vari rimborsi; tale individuazione però veniva rimessa a successivi decreti ministeriali, provocando un grado di incertezza sui tempi necessari, che non solo non garantiva nessuno, ma di fatto contribuiva ad esasperare ulteriormente gli stessi inquilini.
Ecco perché, se è vero che nella relazione tecnica si è quantificato in 1 miliardo di euro l'onere complessivo a carico dello Stato per l'effettuazione di rimborsi, è singolare che il decreto non faccia riferimento ad alcuna cifra specifica al riguardo, pur fissando a novanta giorni il termine entro cui lo Stato dovrà individuare ulteriori immobili da dismettere, fornendo un maggior grado di chiarezza sui tempi necessari e garantendo agli enti previdenziali di poter effettuare il rimborso con le spalle coperte dallo Stato, il quale a sua volta provvederà al reintegro delle somme corrisposte.
Infatti, l'operazione per cui - come si ritiene - lo Stato si farà garante, tramite la dismissione di ulteriori immobili, del sistema creditizio che a sua volta si farà carico di un prestito alla SCIP 2, potrà non essere possibile perché in sede europea in materia di cartolarizzazione esistono regole e criteri non conformi a tale operazione. Ciò potrebbe voler dire fare i conti anche con la contrarietà e le riserve di EUROSTAT.
Sarebbe molto più corretto che tali società fossero tenute ad assumersi i propri rischi senza che lo Stato intervenga a loro sostegno, e per questo erano stati presentati dal gruppo della Margherita degli emendamenti soppressivi che andavano in questa direzione, ma la posizione della questione di fiducia ha impedito di poter ridiscutere in Assemblea anche questo aspetto, che invece sarebbe stato di grandissima importanza, tenendo conto che, allo stato delle cose, rischia di passare un decreto che determinerà serie ripercussioni sui conti pubblici, già ampiamente danneggiati.
Voglio concludere affermando che questo decreto, pur avendo recepito una serie di elementi certamente migliorativi, tuttavia è manchevole perché non affronta
almeno altri due aspetti niente affatto secondari che avrebbero meritato maggiore attenzione.
In primo luogo, vi è la questione degli immobili di pregio. Sarebbe stato necessario (ma non lo si è potuto fare a causa della posizione della questione di fiducia) inserire un articolo specifico che definisse con chiarezza un criterio uniforme per i cosiddetti immobili di pregio, al fine di ovviare ai contenziosi tra inquilini e di eliminare eventuali condizioni impari di trattamento. Queste disparità di trattamento non potranno non emergere fintanto che verranno considerati di pregio immobili presenti nel centro storico ma palesemente vecchi e bisognosi di interventi di ristrutturazione, mentre al contrario non lo sarebbero gli appartamenti ubicati nelle zone residenziali e in ottime condizioni. Ciò determinerà per i primi la non applicazione di uno sconto, che avverrà invece per i secondi.
In secondo luogo, vi è la questione degli alloggi liberi e invenduti, su cui abbiamo presentato anche un ordine del giorno, riformulato e accettato dal Governo. Per tale motivo ritenevamo auspicabile, recependo anche la sollecitazione dell'ANCI, che gli appartamenti venissero destinati alle migliaia di famiglie che si trovano in una situazione di precarietà abitativa, soprattutto perché proprio i comuni, così vicini ai disagi sociali, sono i soggetti che più di ogni altro possono dare un servizio di assistenza completo e puntuale.
Ho finito, signor Presidente, voglio solo ricordare che su questo provvedimento avevamo lavorato in modo collaborativo, apportando modifiche che hanno ottenuto importanti risultati. Tuttavia, nonostante le citazioni del premier, che si diletta con il Leopardi, la verifica che avevate annunciato essere risolta solo qualche settimana fa (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia)... Lo dico anche ai colleghi che dall'altra parte applaudono: credo sarebbe meglio che applaudissero agli show e agli spettacoli fatti direttamente, all'interno della maggioranza e anche in quest'aula, dai partiti che fanno parte della vostra maggioranza!
Quelli, sì, che meritano gli applausi! Quelli, sì, che sono atteggiamenti da avanspettacolo!
Allora, anziché citare Leopardi per affermare che ogni problema è stato risolto, il Presidente Berlusconi dovrebbe prendere atto che questa maggioranza è arrivata al capolinea. Come diciamo a Roma, siete «cotti»! Lo dico con orgoglio ancora maggiore perché adopero un'espressione popolare della mia città che rappresenta, meglio di qualunque altra, la situazione nella quale vi trovate: siete «cotti»! Il dramma è che rischiate di portare a cottura anche il paese e, soprattutto, le speranze di tanta gente che in voi aveva fatto affidamento, ma che adesso ...
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, dovrebbe concludere.
ROBERTO GIACHETTI. ... sicuramente spera che un cambiamento davvero modifichi le cose in questo paese (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, non credo che sia stata persa un'occasione, come qualche collega ha affermato, ma che sia stata colta un'opportunità. La politica è anche l'arte del possibile: quando si presenta un'opportunità da cogliere a beneficio dei cittadini, essa va colta, pur facendo rimanere in piedi le battaglie volte al raggiungimento di altri obiettivi che non si è riusciti a conseguire.
È inutile fare il gioco delle tre carte: chi vota contro questo provvedimento vota contro il diritto di chi aveva presentato domanda, nel 2001, di acquisto della casa ai prezzi di quell'anno; vota contro il diritto dei portatori di handicap e degli ultrasessantacinquenni di rimanere nella casa in cui abitano, della quale viene venduta la nuda proprietà; vota contro l'applicazione di un principio di equità, secondo il quale il cittadino ingannato, che
ha dovuto comprare ad un prezzo maggiorato, viene rimborsato. Non ci sono giri di valzer da fare: in questo decreto-legge ci sono solo queste tre cose! Ecco perché dico che siamo di fronte ad un'opportunità che va colta e che sarebbe un grave errore non cogliere.
Conosco le posizioni dei colleghi del centrosinistra: alcuni di loro si sono impegnati per raggiungere gli stessi obiettivi che io ho perseguito. Proprio per questo, però, oggi che tale opportunità ci viene offerta e che il Parlamento vede riconosciuto dal Governo quanto aveva deciso già nel lontano ottobre del 2001, mi chiedo perché non dovremmo cogliere unanimemente l'occasione di dire ai cittadini che non c'è politica che possa farci girare le spalle nei confronti dei loro diritti, che non c'è intrigo politico che valga il prezzo di avere due parole, una nelle assemblee dei cittadini ed un'altra in Parlamento.
Debbo dire, con molta serenità, che non si tratta di una svendita: una legge del 1996 prevedeva la vendita degli immobili entro il 2001, in cinque anni. Perciò, non regaliamo niente, ma riconosciamo il diritto all'acquisto a quei cittadini che, avendo presentato una domanda, avendo ricevuto un'offerta da parte dell'ente ed avendo dichiarato di accettarla, non hanno potuto acquistare poiché il predetto ente, violando la legge, non ha fino ad ora venduto. Quindi, sia chiaro che non svendiamo alcunché.
D'alto canto, tengo a ribadire che questa vicenda non riguarda soltanto la città di Roma: abbiamo fornito gli indirizzi di tutti i ventimila appartamenti siti nel nord d'Italia (Commenti) ... Sì, adesso concludo, colleghi, ma se continuate a fare così ... Dobbiamo pur spiegare quello che stiamo facendo! Si deve anche capire che la stampa non ha scritto una sola parola sul contenuto di questo decreto-legge!
Come dicevo, gli appartamenti in questione si trovano anche al nord: ad esempio, a Milano, sono 3 mila le famiglie che, tra il 1996 ed il 2001, hanno dichiarato di voler acquistare previa offerta da parte dell'ente. Non si tratta, quindi, di un privilegio dei romani. I romani, al contrario, garantivano le pensioni con cui questi immobili sono stati costruiti ed acquistati.
Mi avvio alla conclusione ricordando che oggi, con l'approvazione di questo provvedimento, vince il Parlamento, vince il diritto del cittadino, e non il privilegio della politica! I colleghi che hanno espresso concetti diversi hanno sbagliato. I colleghi della Lega Nord Federazione Padana, nel 2001, hanno votato a favore del comma 20 dell'articolo 3 del decreto-legge n. 351 del 2001, che altro non era che l'oggetto del decreto-legge in esame.
Auspico che anche l'opposizione, che ha condotto queste battaglie, non perda l'opportunità di fare tutto il possibile affinché gran parte degli inquilini ottenga finalmente il riconoscimento dei propri diritti calpestati dagli enti. Tali enti, non solo oggi ma anche nella scorsa legislatura, non sono stati richiamati, da chi governava, al rispetto della legge che li obbligava a vendere questi immobili.
La Casa delle libertà e coloro che hanno creduto in questa battaglia, che onora il Parlamento, fanno uscire quest'ultimo dall'intrigo partitocratico per assumere nuovamente il ruolo di governo del cittadino (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cennamo. Ne ha facoltà.
ALDO CENNAMO. Signor Presidente, mi rivolgo a lei perché so che ama la letteratura.
PRESIDENTE. Quando posso, sì...!
ALDO CENNAMO. «Odo augelli far festa e la gallina, tornata sulla via, che ripete il suo verso»: è la lirica di uno dei poeti più amati dagli italiani, Giacomo Leopardi. Tuttavia, il Presidente del Consiglio si è limitato a citare il titolo di questa poesia: «La quiete dopo la tempesta». Evidentemente, al Presidente del Consiglio sta bene che si sia ristabilita la quiete in quest'aula, pur vedendo che i banchi del gruppo della Lega Nord Federazione
Padana sono vuoti. La sua sarà una soddisfazione letteraria! Certamente, sul piano politico, quest'assenza e l'indegna gazzarra che ieri ha suscitato l'unanime indignazione di quest'aula per noi hanno un altro significato: per questa maggioranza ormai si è aperta la via di una crisi più che virtuale, visibile agli occhi degli italiani, così come lo è stata ieri, in quest'aula, e così come lo è sul provvedimento in esame. Evidentemente, su questo decreto-legge è prevalsa la discussione politica, proprio in relazione alle divisioni gravi che abbiamo registrato nella maggioranza e che hanno costretto il Governo a chiedere il voto di fiducia per tenere insieme la propria maggioranza.
Devo dire che ciò ci dispiace (lo ha rilevato poco fa anche l'onorevole Buontempo). Infatti, signor Presidente, dei 136 decreti-legge che l'attuale Governo finora ha adottato, questo, forse, era l'unico su cui le opposizioni avevano dimostrato un'apertura. Le opposizioni ed una parte rilevante della maggioranza avevano chiesto al Governo di adottare misure riparatrici rispetto ai danni, alle incertezze e alle ambiguità di una legislazione che si è venuta determinando nel corso degli ultimi anni e che ha creato una sorta di sovrapposizione, di incoerenza, di stratificazione normativa che ha prodotto tante sofferenze alle famiglie italiane.
Avremmo avuto piacere ad approfondire, a discutere, a dibattere nel merito di questo provvedimento, come è avvenuto in Commissione. Da opposizione costruttiva quale siamo, infatti, avremmo potuto fornire un contributo ulteriore al miglioramento del testo sottoposto dal Governo all'esame del Parlamento.
Questa possibilità non ci è stata offerta, proprio perché il Governo ha posto la questione di fiducia sul provvedimento. Intervenendo qualche minuto fa su un ordine del giorno, ho anticipato al Presidente Fiori - al quale ho rinnovato la stima e la fiducia dell'intera Assemblea (come abbiamo già fatto ieri) - l'intenzione di raccontare una «favola», per ripercorrere le tappe che questa legislazione ha seguito nel corso degli anni. Non voglio farla lunga, la racconterò brevemente.
Signor Presidente, questo provvedimento, con le due cartolarizzazioni che abbiano già in corso, riguarda 80 mila famiglie italiane e riguarda 11 mila esercizi commerciali, per un valore complessivo di oltre 22 mila miliardi di vecchie lire (più di un punto di PIL). 80 mila famiglie italiane e 11 mila esercizi commerciali - fate un po' i conti - rappresentano centinaia di migliaia di persone, e di queste persone noi abbiamo parlato e intendiamo parlare, proprio perché siamo ispirati da una profonda visione riformatrice, che vuole migliorare il provvedimento per attenuare le ansie e le preoccupazioni di queste centinaia di migliaia di persone. Preoccupazioni gravi, signor Presidente, perché l'altro aspetto che io segnalo alla vostra attenzione riguarda una norma votata dal Parlamento, che è stata disattesa per due anni dalle due società che avrebbero dovuto procedere alla vendita del patrimonio immobiliare.
Ora, considerate voi: noi agiamo in un regime di libero mercato, ma su questa materia, quella della vendita di alloggi del patrimonio pubblico, ci si era sforzati di mantenere una funzione regolatrice dello Stato. Questa norma non ha avuto alcun seguito, con ciò disattendendo una decisione del Parlamento, tant'è che noi abbiamo interpretato questo decreto-legge come un provvedimento emanato per riparare agli errori commessi e per consentire agli inquilini che avevano acquistato ad un prezzo maggiorato di veder restituita la quota di soldi in più che avevano pagato.
Con il decreto all'esame questo obiettivo in parte viene raggiunto, ma solo perché, relativamente a questo punto, l'opposizione e una parte della maggioranza lo hanno modificato in Commissione, in accordo con il Governo. Infatti, il Governo aveva inserito un'altra iniquità: aveva limitato il rimborso soltanto a coloro che avevano presentato la domanda di opzione tra la data del 26 settembre 2001 e quella del 31 ottobre del 2002. Su questo aspetto,
il lavoro della Commissione è stato importante, perché, di fronte ad una assoluta incertezza della copertura finanziaria del provvedimento al parere della Commissione bilancio, siamo riusciti a dare un po' di certezza in più.
Anche qui sarebbe lungo spiegare: il Governo lo scorso anno con il «decretone» ha abrogato la norma, ma è stato poi costretto a reinserirla nella legge finanziaria, sulla base di insistenti richieste dell'opposizione e di una parte della maggioranza; quando l'ha reintrodotta nella finanziaria, il Governo ha sostenuto che la norma non avrebbe comportato problemi di spesa. Invece, nella relazione tecnica che accompagna questo provvedimento, abbiamo scoperto che la norma «costava» 800 milioni di euro. Allora, con il parere della Commissione bilancio, siamo riusciti a dare un minimo di certezza in più sulla questione della copertura finanziaria e, grazie ad un rapporto dialettico positivo con il relatore, siamo anche riusciti ad introdurre una disposizione che riguarda quei nuclei familiari che hanno al proprio interno un anziano ultrasessantacinquenne o un portatore di handicap.
Siamo però soddisfatti solo in parte per l'introduzione di questa norma perché essa accoglie, in linea di principio, un nostro emendamento, ma lo articola male perché, comunque, le famiglie che non possono sostenere in un'unica soluzione tutti gli oneri necessari per acquisire il diritto di usufrutto dell'alloggio vivono, evidentemente, con incertezza la possibilità di continuare a fruirne in futuro. Il collega Buontempo ci richiamava ad un esame delle disposizioni contenute nel decreto, ma io voglio sollecitarlo ad un esame degli aspetti che non ci sono e che, se avessimo avuto la possibilità di proseguire il confronto sugli emendamenti, probabilmente, avremmo potuto introdurre.
Mi riferisco all'annosa questione degli immobili di pregio, alla norma che, così come è stata concepita, continua a disseminare disparità tra cittadini e a considerare sullo stesso piano immobili che non sono di pari valore, perché situati in quartieri differenti. Inoltre, nel provvedimento non è contenuto alcun riferimento ai cosiddetti enti privatizzati, rispetto ai quali il Governo non tiene conto neanche di una decisione del Consiglio di Stato.
Sono queste le ragioni, unitamente all'atteggiamento che il Governo ha tenuto ponendo la questione di fiducia in aula ed impedendo la prosecuzione del confronto, che ci costringono a votare contro questo provvedimento. Infatti, se non avessimo avuto il voto di fiducia e se avessimo potuto continuare il confronto e, probabilmente, migliorare il testo, il nostro atteggiamento sul voto finale sarebbe sicuramente risultato diverso da quello che ora ho annunciato (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Scherini. Ne ha facoltà.
GIANPIETRO SCHERINI. Signor Presidente, il decreto-legge che ci accingiamo a votare segue altri interventi legislativi in materia di cartolarizzazione degli immobili pubblici, provvedimenti adottati con l'obiettivo di dismettere quelle parti del patrimonio edilizio pubblico non più necessarie allo svolgimento delle funzioni che lo Stato è chiamato ad esercitare. Al tempo stesso, il provvedimento deve soddisfare due necessità in qualche modo contrapposte: tenere conto delle esigenze sociali dei cittadini che occupano gli immobili e dell'esigenza, più volte espressa in documenti votati in Parlamento, di utilizzare le risorse provenienti dalla cessione degli immobili prevalentemente per la riduzione dello stock di debito pubblico.
Nessuno può porre in discussione l'attenzione che il Governo Berlusconi ha sempre avuto per le problematiche sociali, non fosse altro che per gli ideali cristiani a cui questa maggioranza fortemente si richiama. D'altro canto, non possono ignorarsi le esigenze della finanza pubblica che sono connesse alla salute economica della nazione ma anche alla qualità dei servizi pubblici che lo Stato deve garantire. Pertanto,
durante il dibattito in Commissione finanze il Governo, mostrandosi sensibile alle istanze dei conduttori ed accogliendo anche le richieste emerse nel dibattito stesso, ha presentato una proposta emendativa, accolta dalla Commissione, che prevede la soppressione del termine inizialmente fissato.
Va anche dato atto al relatore di aver saputo cogliere con equilibrio gli argomenti dell'opposizione. Sempre in Commissione, è stato accolto un emendamento presentato dall'opposizione stessa che offre una specifica tutela abitativa per i portatori di handicap. La modifica, in particolare, stabilisce che per le unità immobiliari occupate da conduttori ultrasessantacinquenni o da nuclei familiari nei quali siano compresi soggetti conviventi legati da rapporto di parentela o congiunti in linea retta portatori di handicap è consentita l'alienazione della sola nuda proprietà mantenendo il contratto d'affitto.
D'altro canto, per quel che riguarda la copertura finanziaria, la Commissione di merito ha accolto una condizione posta dalla Commissione bilancio: il rimborso dovrà avvenire nel limite delle risorse derivanti dalle dismissioni di ulteriori immobili pubblici, da individuare con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze.
In conclusione, con la consapevolezza che sull'argomento abbiamo disquisito a lungo in quest'aula, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna di considerazioni integrative della mia dichiarazione di voto finale e preannuncio il voto favorevole del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. La Presidenza lo consente sulla base dei consueti criteri.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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