Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 447 del 30/3/2004
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(Posizione della questione di fiducia - A.C. 4738)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, a nome del Governo, a ciò espressamente autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza subemendamenti ed articoli aggiuntivi... (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistraL'Ulivo, dai cui banchi si grida: «Vergogna!»).

LUCIANO VIOLANTE. A casa!

MASSIMO CIALENTE. Bravi!

ANDREA LULLI. A casa!

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. ... dell'emendamento Dis. 1.1 del Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 23 febbraio 2004, n. 41.
L'emendamento, oltre a riprodurre il testo approvato dalla Commissione, recepisce una proposta di modifica dell'onorevole Benvenuto che il Governo ha ritenuto di accogliere, in quanto vengono tutelati, oltre ai conduttori ultrasessantacinquenni, anche coloro i quali hanno nel nucleo familiare un portatore di handicap. A seguito dell'accoglimento di questa proposta emendativa, si è reso necessario aggiungere il comma 4-ter.

PRESIDENTE. Avverto che, a seguito della decisione del Governo di porre la questione di fiducia, la Conferenza dei presidenti di gruppo è convocata per le 17.
Ai sensi del combinato disposto degli articoli 41, comma 1, e 45 del regolamento, darò la parola sull'ordine dei lavori ad un deputato per gruppo che ne faccia richiesta per non più di cinque minuti ciascuno.

FRANCESCO GIORDANO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, francamente ci pare incredibile la posizione della questione di fiducia su un provvedimento di questa natura. Tra l'altro, è la seconda volta che su un disegno di legge in materia di cartolarizzazione ponete la questione di fiducia.


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Si tratta di una fiducia che non è solo contro i cittadini, i lavoratori, gli inquilini, posto che essa serve a tacitare i dissensi clamorosi esistenti all'interno della maggioranza, che sono di natura contrapposta: infatti vi è un gruppo parlamentare che ritiene che questo provvedimento non debba essere discusso, perché il 60 per cento delle 90 mila famiglie interessate risiede in una regione come il Lazio e, al contrario, una parte della maggioranza che avrebbe espresso il nostro stesso voto, al fine di garantire maggiori diritti, nonché maggiori sicurezze e tutele, per gli inquilini, in sintonia con le associazioni di questi ultimi.
Non abbiamo promosso alcun tipo di ostruzionismo su questo provvedimento ed è francamente incredibile che venga posta la questione di fiducia. Così non si può migliorare il testo, non si può venire incontro agli interessi e ai diritti degli inquilini, si finisce con mettere sotto silenzio il fatto che alla cartolarizzazione sono interessate alcune banche equivoche (ne ho citate alcune anche in dichiarazioni stampa: la Morgan, l'ABN Amro, coinvolte negli scandali Henron e Parmalat). In questa maniera state mettendo un bavaglio al Parlamento e rendete muti i cittadini interessati a questo provvedimento, che invece avrebbero voluto una libera discussione di merito sul testo. Così non si può andare avanti, questa maggioranza deve dirci se è nelle condizioni di affrontare finalmente il Parlamento su questioni rilevanti, senza dividersi, ma confrontandosi con l'opposizione (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).

RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZO INNOCENTI. Vorrei porre una questione che è, allo stesso tempo, politica ma anche di grande rilievo istituzionale.
Siamo di fronte ad un Governo che pone la questione di fiducia su un provvedimento oggetto di una normalissima discussione e di un normalissimo confronto in sede di Commissione, che si apprestava ad essere discusso in Assemblea con l'intento di apportare al testo alcune modifiche, dopo avere verificato l'esistenza di possibili convergenze per migliorarne il contenuto al fine, come ricordava il collega Giordano, di tutelare la parte della popolazione italiana che risiede in immobili di proprietà pubblica per evitare che debbano traslocare sotto un ponte (non so quale, forse uno di quelli da abolire con le festività, oppure quello di Messina!).
Questi cittadini hanno ancora una speranza di acquistare la propria abitazione a condizioni praticabili. Si tratta, quindi, di un problema assai sentito, di grande rilievo sociale nelle grandi città, ma non solo in queste. Anche su questo provvedimento, invece, è stata posta la tagliola e, allo stesso tempo, il freno da parte del Governo, che impedisce il libero confronto tra maggioranza ed opposizione, e quindi tra i gruppi parlamentari, confronto che potrebbe portare ad un miglioramento del testo. Non sono stati presentati, come in altre occasioni (il ministro Giovanardi ha affermato questo, ma tale dichiarazione non corrisponde alla realtà) molti emendamenti; non siamo in una situazione impossibile da gestire, a causa dell'elevato numero di proposte emendative. Allora, qual è il problema?
Il problema vero è chiaro a tutti noi fin da ieri, da quando cioè alcuni esponenti di una forza della maggioranza, la Lega, hanno dichiarato che non avrebbero mai approvato questo provvedimento. Vi è un dissenso profondo su questioni che coinvolgono le condizioni di vita di migliaia di cittadini deboli, appartenenti a ben precise regioni del nostro paese. Dietro a tali dichiarazioni c'è sempre la fobia di prendersela con qualcuno solo perché risiede in territori diversi da quelli della «famosa» Padania.
Credo che avallare simili scelte sia preoccupante e che sia inutile tentare di rincorrere su questa strada chi persegue la rottura dell'unità nazionale e la rottura della solidarietà tra i cittadini italiani,


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come è accaduto con l'approvazione da parte del Senato della proposta di riforma della Costituzione.
Non se ne ricava nulla, neppure per chi all'interno della maggioranza spera in un atteggiamento più cauto, più tranquillo e più tollerante. Oggi se ne ha la prova concreta: il Governo pone la fiducia per fare fronte a problemi di tenuta della propria maggioranza! Ciò evidenzia che questa maggioranza non soltanto è in affanno, ma è arrivata, ormai, a mettere la lingua per terra, non ha più ossigeno nei polmoni per affrontare i gravi problemi del paese! Si tratta di una maggioranza che non riesce ad essere unita sulle risposte da dare ai problemi dei cittadini italiani, e che dunque deve chiarirsi le idee, ma non al proprio interno, bensì in Parlamento. Ritengo sia necessaria al riguardo una riflessione profonda.
Questo è lo stato dell'arte e il paese attraversa una grave situazione economica, produttiva e sociale, evidenziata anche dalle recenti statistiche pubblicate nei giorni scorsi: per il terzo anno la produzione ristagna, non si riesce ad aumentare il prodotto interno, non si ha la possibilità di rispondere positivamente alla mancanza di competitività del nostro tessuto produttivo e si ricorre soltanto a proposte estemporanee di fronte alle quali, come qualcuno ha ricordato, non si sa se rispondere seriamente o mettersi a ridere. Se di fronte a questa situazione la maggioranza versa in tali condizioni, l'unica risposta possibile è che il Governo ne prenda atto e dia le dimissioni e che si promuova un chiarimento politico nel Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Uivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani - Congratulazioni)!

PRESIDENTE. Un grande successo personale, onorevole Innocenti! Ci compiaciamo!

GABRIELLA PISTONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, con la decisione del Governo di porre la questione di fiducia sul provvedimento in esame, il Parlamento riceve un ennesimo schiaffo. Non ci fa certamente una bella figura: il Governo in carica è un Governo pavido, che non soltanto si fa beffa del Parlamento, ma non è neppure sicuro di se stesso, e per difendersi dalla sua stessa maggioranza pone la questione di fiducia.
Chi conosce la materia sa perfettamente, e può affermarlo onestamente, che i problemi non vengono sicuramente da parte delle opposizioni, che si sono limitate a presentare emendamenti qualificati, alcuni dei quali sono stati accolti. Abbiamo sottoposto la vicenda in esame all'attenzione del Parlamento fin dal luglio 2003, con la presentazione di una mozione approvata da questa Assemblea. Alcuni punti di tale mozione sono stati successivamente recepiti dal decreto-legge in esame. Mi riferisco al riconoscimento dei prezzi del 2001 in favore delle famiglie che abbiano già esercitato l'opzione per l'acquisto degli immobili e al rimborso, in favore delle famiglie che abbiano già acquistato a prezzi superiori, della maggiore spesa sostenuta.
Infine, cosa molto importante, grazie ad un emendamento presentato da tutti i colleghi dell'opposizione - Benvenuto, Pistone ed altri - è stato riconosciuto il famoso diritto all'usufrutto per gli ultrasessantacinquenni e per le famiglie con portatori di handicap. Questo è un punto molto qualificante, che siamo felici di aver strappato con le nostre battaglie e le nostre lotte, ed anche con l'azione tenace dei comitati degli inquilini e degli stessi sindacati. Questi sono risultati il cui merito voglio attribuire a noi stessi, ad una battaglia che abbiamo condotto con molto rigore, ma anche con molta lealtà.
Oggi certamente non si scrive una bella pagina in questo Parlamento: se il Governo pone la questione di fiducia, vuol dire che davvero ha paura di se stesso, vuol dire che è stretto dal partito della Lega Nord, che in Commissione ha avuto il coraggio di


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accusare esplicitamente il Governo e questo provvedimento di essere a favore, per l'ennesima volta, di «Roma ladrona» (Commenti dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)! Queste cose sono sicuramente inaccettabili e inqualificabili! Non è il mio Governo, è il vostro Governo, ricordatevelo ogni tanto! Lo dico anche a Buontempo e a tutti i colleghi di Alleanza nazionale con i quali vi accingete a votare la fiducia: questo Governo non ha fatto un regalo a Roma, ma ha compiuto un atto di giustizia che era stato siglato in questo Parlamento, da ultimo con la legge finanziaria di quest'anno, che però ha rimesso in piedi una norma che era stata smontata e non attuata da questo Governo e che era stata riconosciuta con il decreto-legge n. 351 del 2001!

MASSIMO POLLEDRI. Sei a favore dei ricchi! Vergognati!

GABRIELLA PISTONE. Dico tutte queste cose perché ci deve essere memoria storica, anche nei provvedimenti! Non si può pensare di mettere i manifesti nelle città, gridando contro «Roma ladrona», o di vantarsi dei propri meriti personali e di partito stando nella stessa maggioranza, perché la verità non può stare da tutte e due le parti!
Con uno sforzo minimo e con un confronto sereno in quest'aula, questo provvedimento si sarebbe potuto migliorare ulteriormente, con altre modifiche, anche minime, che avrebbero ridato speranza e fiducia agli stessi inquilini. Non volete che sia così; bene, ci accingiamo a votare fermamente «no» a questa fiducia al vostro Governo: pensiamo davvero che esso sia al capolinea (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo - Applausi ironici dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, la ringrazio anche per averci dato l'opportunità di esprimere tutto il nostro dissenso nei confronti di questa nuova, ulteriore, ormai ripetuta iniziativa del Governo di porre la questione di fiducia (lo dico per evitare la solita difesa d'ufficio che farà il ministro Giovanardi) non con una maggioranza di 1 o 2 deputati, come accadeva nella scorsa legislatura, quando lo strumento della questione di fiducia aveva soltanto la funzione di consentire al Governo di realizzare la propria politica, ma solo e soltanto per consentire al Governo di tappare la bocca ai deputati della sua maggioranza. Quindi, senza alcuna motivazione politica, il Governo, ancora una volta, pone la questione di fiducia per impedire alla sua maggioranza di esprimere un'opinione!
Il ministro Giovanardi per un certo tempo di questa legislatura ha trasmesso ai colleghi deputati un rapporto sull'andamento dell'azione del Governo in relazione ai suoi rapporti con il Parlamento, in cui si segnalava ovviamente il numero dei decreti-legge, il numero dei decreti legislativi e quant'altro.
Da un po' di tempo tale rapporto non viene trasmesso, ed allora auspichiamo che se ne riprenda subito la pubblicazione, poiché i dati forniti dal ministro per i rapporti con il Parlamento dimostreranno come ormai i decreti legislativi siano diventati la prassi ed i decreti-legge siano divenuti l'estrinsecazione di un concetto che sia il Governo, sia la maggioranza di centrodestra hanno posto in essere, vale a dire l'inutilità del Parlamento e la sua subalternità ai voleri dell'esecutivo.
Questo odierno è un caso classico: presentazione di un decreto-legge e posizione della questione di fiducia! Il decreto-legge viene varato per impedire al Parlamento di costruire una legge in merito e la questione di fiducia viene posta per impedire al Parlamento stesso di emendarlo.
Vorrei fosse chiaro, signor ministro - lo dica soprattutto al Presidente Berlusconi -, che oggi non si decide di procedere


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in questo modo perché l'opposizione fa perdere tempo ed il Parlamento è un luogo dove si perde tempo. L'onorevole Berlusconi vara il decreto-legge e pone la questione di fiducia sullo stesso perché il Governo intende imporre al Parlamento la sua logica ed evitare che la sua stessa maggioranza abbia la possibilità di approvare proposte emendative.
Ciò perché questo è un provvedimento vergognoso, che non tiene minimamente in conto la propensione all'acquisto degli inquilini, la logica e la ratio della cartolarizzazione, perché elimina per la società qualsiasi elemento di rischio. Si tratta, inoltre, di un provvedimento privo di copertura finanziaria, come ha affermato la stessa Commissione bilancio. Vorrei leggere testualmente il parere espresso da tale Commissione: «Il testo del decreto-legge (...) non contiene alcuna indicazione in merito alla quantificazione degli oneri derivanti dalle relative disposizioni (...)».
È la stessa Commissione bilancio a rilevarlo, ed è questo un altro dei motivi per i quali si pone la questione di fiducia: infatti, si sa che il provvedimento non contiene alcuna quantificazione degli oneri finanziari e nessuna copertura certa, poiché si coprono gli oneri con entrate incerte e non quantificate.
Ora, signor Presidente, in questo caso si tratta non di SCIP 2, ma di un vero e proprio scippo nei confronti di 50 mila cittadini italiani, che andavano trattati come in occasione della prima operazione di cartolarizzazione, rispettando i loro diritti e le loro prerogative!
Dopo tutto questo, si spiega anche il perché del ricorso alla fiducia...

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, la invito a concludere.

ANTONIO BOCCIA. Si pone la questione di fiducia perché si vuole evitare che dal dibattito emerga con chiarezza che siamo in presenza di un provvedimento che contribuirà ad accrescere il debito pubblico!
Con il provvedimento al nostro esame, infatti, si creerà un ulteriore «buco» nei conti pubblici. Ne deriverà solo un danno per il paese e, purtroppo, per noi dell'opposizione: dal momento che l'ultima operazione, signor Presidente, è prevista per il 2006, saremo noi a dover risanare i guasti che sta combinando il centrodestra (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!

TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Onorevoli colleghi, credo che, quando sono in ballo i diritti di migliaia di persone che non hanno voce in quest'aula, il Parlamento...

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Buontempo. Vorrei pregare i colleghi di prestare attenzione e di consentire sia al collega di parlare, sia agli altri deputati di ascoltare. Colleghi di Alleanza nazionale, vi prego di prestare attenzione!
Prego, onorevole Buontempo.

TEODORO BUONTEMPO. La ringrazio, signor Presidente.
Come stavo dicendo, un Parlamento che ha a cuore gli interessi dei cittadini deve conseguire gli obiettivi possibili, altrimenti si rischia di danneggiare i cittadini stessi per un pregiudizio politico.
Allora, vorrei rilevare come, all'interno del decreto-legge in esame, vi siano quattro elementi positivi, che è bene che ciascun collega deputato consideri attentamente. In primo luogo, infatti, viene ripristinato il diritto di acquistare gli appartamenti allo stesso prezzo vigente nel periodo in cui è stata presentata la domanda per tutti i cittadini che lo hanno fatto entro il 31 ottobre 2001. Questo risultato il Parlamento lo ha già raggiunto tre volte; oltretutto, anche la legge finanziaria detta disposizioni al riguardo.
In secondo luogo, con questo decreto-legge accade qualcosa di unico per il


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nostro paese: è previsto il rimborso a quegli inquilini, a quei cittadini i quali, dopo essere stati vessati dagli enti, per la paura di perdere il diritto di opzione, si sono visti costretti a comprare a prezzo alterato. Ebbene, per decreto, il Governo stabilisce che quei cittadini saranno rimborsati. Questo è un valore che va riconosciuto, onorevoli colleghi, da qualunque parte si sia schierati.
In terzo luogo - e questa è un'altra battaglia condotta anche dall'opposizione -, il decreto-legge tutela i portatori di handicap e gli ultrasessantacinquenni.
Sono questi i quattro elementi contenuti nel provvedimento al nostro esame che considero importanti. Se esso non sarà approvato, sarà inutile sollevare cortine fumogene: quei cittadini, ai quali gran parte del Parlamento ha fatto promesse, si sentirebbero traditi!
È ovvio, cari colleghi intervenuti nel dibattito, che restano aperti altri gravi problemi in materia di cartolarizzazione. Resta aperto, ad esempio, il problema dell'immobile di pregio: il fatto che l'immobile appartenga alla fascia A non può significare, di per sé, che esso sia di pregio (questa è una battaglia che va senz'altro condotta). Un altro problema riguarda gli inquilini che non hanno risposto singolarmente, ma che hanno sottoscritto la dichiarazione di voler acquistare l'immobile insieme a molti altri: una volta pervenuta tale dichiarazione all'ente, costoro dovranno avere gli stessi diritti degli altri. Inoltre, si pone il problema degli enti privatizzati dopo il 1996 che avevano l'obbligo di vendere: se tali enti sono stati privatizzati nel 2000, anche ai loro inquilini bisogna riconoscere gli stessi diritti che vantano gli inquilini degli enti pubblici.
Colleghi del centrosinistra, non dobbiamo dimenticare di avere raggiunto i quattro obiettivi che ho indicato. Ve lo dice chi, per raggiungerli, si è battuto in quest'aula per ben tre volte!
Ai colleghi della maggioranza vorrei ricordare che parte del contenuto del decreto-legge in esame è stato già approvato in occasione dell'esame del disegno di legge finanziaria. Mi sembrerebbe davvero strano che coloro i quali, in quell'occasione, appena qualche mese fa, si sono espressi a favore, oggi facessero il contrario.
Con molta serenità, voglio accennare anche alla vicenda riguardante la città di Roma. Fornirò a qualche collega non informato un elenco degli immobili di proprietà degli enti pubblici siti nelle città di Milano, Torino, Firenze, Pavia ed altre, con l'indicazione delle rispettive strade e dei numeri civici e, se ciò non bastasse, anche i nomi di alcuni esponenti politici che li abitano (Applausi del deputato Violante - Una voce dai banchi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo: «Elezioni!»)!
Ecco perché, onorevoli colleghi - mi rivolgo anche ai colleghi del centrosinistra che si sono battuti per conseguire l'obiettivo - dobbiamo compiere, oggi, un atto di responsabilità. Perdere questa occasione non farebbe fare una bella figura a questo Parlamento. Vorrebbe dire ...

PRESIDENTE. Onorevole Buontempo...

TEODORO BUONTEMPO. ... che la campagna per le elezioni europee è più forte degli interessi di quei cittadini ai quali ognuno di noi ha stretto la mano dicendo: hai presentato la domanda e, quindi, hai diritto a comprare a quei prezzi. Non potete girare le spalle davanti a quei cittadini soltanto perché le elezioni europee si avvicinano!
Se per salvare ciò che il Parlamento ha conquistato - perché questa è una vittoria del Parlamento - il Governo ha ritenuto che lo strumento debba essere quello del decreto-legge e che su quest'ultimo occorra porre la questione di fiducia, ben venga; purché la partita si giochi a carte scoperte: chi si esprime a favore della fiducia, si comporti allo stesso modo anche quando sarà il momento della votazione finale del provvedimento. In caso contrario, qualcuno avrà barato!

ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, il gruppo della Lega Nord Federazione Padana avrebbe preferito, pur non condividendolo, esaminare in aula un provvedimento complesso, importante.
Ho seguito con attenzione l'intervento dell'onorevole Buontempo, intriso - mi permetta - di molta demagogia. Infatti, bisognerebbe spiegare a tutti gli italiani per quale motivo a Roma, in particolare, è possibile dismettere immobili pubblici ad un prezzo che, in alcuni casi, può essere addirittura inferiore del 65-70 per cento rispetto al prezzo di mercato. Infatti, se alle previsioni di questo provvedimento si aggiungono le agevolazioni per gli inquilini o per un acquisto di gruppo (per esempio, all'interno dello stesso condominio), si giunge a questo sconto.
Anche il Governo Berlusconi dovrebbe rendersi conto che, quando si chiedono sacrifici ai cittadini italiani - mi riferisco, in particolare, ai cittadini del nord che da molto tempo pagano anche per questo sperpero di denaro pubblico - non è morale presentare provvedimenti di questo tipo.
Tra l'altro, questo decreto-legge compie una pesante discriminazione tra gli inquilini residenti nelle varie parti del paese. È inutile sostenere che tale legittimità deriva dall'aver presentato una richiesta formale. Infatti, in uno Stato di diritto, la legittimità e la legalità derivano da norme di legge e non da una proposta emendativa presentata, all'ultimo momento, ad un decreto-legge, dopo che le forze politiche, sia di destra sia di sinistra, hanno ordito una azione di gruppo per accattivarsi l'elettorato romano. Questa è la verità! Questo è il retroscena del provvedimento in esame!
L'onorevole Pistone rimprovera alla Lega Nord di adoperare l'espressione «Roma ladrona!». Ebbene, in questo caso, rilevo che le forze politiche che sostengono questo decreto-legge vogliono portare a casa un vantaggio elettorale, distribuendo alle loro clientele appartamenti a prezzi infinitamente inferiori ai prezzi di mercato! Credo che ciò sia assolutamente inaccettabile.
Per quanto riguarda la posizione della questione di fiducia, le motivazioni non sono - ahimè - quelle che ha espresso il centrosinistra. Se esiste una motivazione valida sulla decisione da parte del Governo di porre la fiducia su questo provvedimento, essa non è legata alla risaputa contrarietà del gruppo della Lega Nord, che peraltro potrebbe essere tranquillamente superabile se voi del centrosinistra foste coerenti con l'atteggiamento che avete assunto durante la discussione del provvedimento in Commissione; mi risulta infatti che molti di voi siano favorevoli a questo decreto-legge. La paura del Governo - giustificata - è che questo pessimo decreto-legge sia ulteriormente peggiorato dalle proposte emendative che trasversalmente la destra e la sinistra vogliono presentare, allargando il «buco» del bilancio dello Stato che verrebbe a determinarsi e la frangia di privilegiati di Roma e dintorni che potrebbero partecipare ad una vendita così vantaggiosa.
La nostra posizione è molto chiara: siamo contrari a questo provvedimento e scontenti della decisione del Governo di porre la questione di fiducia. Tuttavia, ci aspettiamo da parte vostra, e del centrosinistra in particolare, un comportamento non ipocrita (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, non ci si può nascondere dietro un dito. Infatti, è sotto gli occhi di tutti la motivazione che ha indotto il Governo a porre la questione di fiducia; né si può infierire su tale scelta, nel momento in cui l'equazione «questione di fiducia-paura» all'interno della maggioranza ci vede ben lontani dalle paure che i Governi di centrosinistra hanno avuto nella scorsa legislatura, avendo presentato 27 questioni di fiducia (Commenti del deputato Violante)!


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La verità è anche un'altra. Dovremmo far emergere le reali intenzioni delle opposizioni proprio su questo provvedimento, quando ci si «sciacqua la bocca» e si dice che la volontà del Parlamento è al di sopra di tutto e di tutti. In realtà, questo provvedimento non è altro che l'attuazione della volontà espressa dal Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia), visto che si debbono reperire mille milioni di euro: se questa non è correttezza da parte del Governo...!
Oltre a chiedere l'approvazione di questo provvedimento, il Governo non fa altro che porre la questione di fiducia su un emendamento che recepisce le istanze emerse all'interno della Commissione, anche quelle provenienti dalle opposizioni, visto che sono stati accolti - come il ministro Giovanardi ha detto prima - gli emendamenti che recano la firma dei deputati Benvenuto e Lettieri. Evidentemente, ciò va ricondotto ad una sola necessità, quella di approvare in fretta il provvedimento, e non ad una presunta débâcle della maggioranza. Il Governo dimostra equilibrio nel momento in cui «impone» un emendamento, che non è altro che la stessa manifestazione di volontà espressa da questo Parlamento, senza l'aggiunta di una sola virgola. Si dice che questo Governo vuole imporre il provvedimento per mettere a tacere - come diceva il collega Boccia - il Parlamento, che vorrebbe elaborare una legge diversa. Non è così, caro collega Boccia! Inoltre, tu dici che dovrete essere voi, nella prossima legislatura, a sanare i guasti provocati da questo Governo; non è così: siamo noi che stiamo rimediando ai guasti che i Governi di centrosinistra hanno provocato nella scorsa legislatura (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
Allora, se così stanno le cose, c'è solo un modo per essere coerenti (lo dico alla collega Pistone, ai colleghi dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo): se «vi puzza» la questione di fiducia, ma non il provvedimento, coerentemente, nel voto finale, dovrete avere il coraggio di dare il vostro assenso, come è sempre stato sino ad ora su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

AUGUSTO BATTAGLIA. Chiedo di parlare per una precisazione.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, indubbiamente abbiamo apprezzato il fatto che il Governo abbia accolto una sollecitazione relativa alle famiglie nell'ambito delle quali vivono persone ultrasessantacinquenni e portatrici di handicap. Però, la sollecitazione è stata accolta con una formulazione restrittiva che non tiene conto di altri emendamenti che chiedevano al Governo la riapertura dei termini per poter esercitare il diritto di opzione ed una diversa modalità per esercitare il diritto all'usufrutto. Dico questo perché molte famiglie con ultrasessantacinquenni e con persone disabili non sono state nelle condizioni di esercitare questo diritto, in primo luogo perché non gli è stato chiesto da parte degli enti se avevano intenzione di esercitarlo, non avendo ricevuto la lettera e, quindi, non avendo potuto inviare la raccomandata con ricevuta di ritorno, in secondo luogo perché le modalità per poter esercitare il diritto all'usufrutto erano e sono modalità molto onerose, che non mettono in condizione, soprattutto le famiglie con maggiori difficoltà finanziarie, di esercitare tale diritto. Allora, a nostro avviso, il Governo avrebbe dovuto accogliere l'emendamento nel quale si definiva una nuova modalità: la possibilità di esercitare il diritto di usufrutto continuando ad erogare mensilmente una somma proporzionale all'affitto effettivamente pagato fino a quel periodo. Vogliamo segnalarlo al Governo, perché probabilmente su questa questione dovremmo ritornare, vedremo poi con quali modalità, magari valutando le condizioni per la presentazione di un ordine del giorno.
Noi chiediamo di riflettere su tale aspetto in quanto la larga maggioranza di


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persone ultrasessantacinquenni e disabili potrebbe rimanere esclusa dal beneficio; quindi, quanto meno per tali categorie, occorrerebbe riconsiderare la possibilità di esercitare il diritto. Ciò, a mio avviso, rappresenterebbe una misura di buonsenso, atta a dare effettiva sostanza all'apertura manifestata dal Governo; apertura che, altrimenti, se non viene meglio definita, rischia di essere soltanto teorica, incapace di risolvere i problemi.
Naturalmente, rimangono tutte le altre obiezioni; il decreto doveva essere emendato. A tale riguardo, avremmo voluto avere la possibilità di discutere nel merito gli articoli del provvedimento; ciò, al fine di apportare le modifiche necessarie per determinare condizioni di equità per tutti gli inquilini. L'insussistenza di tali condizioni comprometterà, a mio avviso, l'andamento successivo delle vendite della SCIP (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Onorevole Battaglia, la ringrazio per il suo intervento, del quale, sicuramente, il Governo terrà conto; rilevo tuttavia che le sue osservazioni attengono al merito del provvedimento e non si configurano come considerazioni sull'ordine dei lavori.
Ad ogni modo, la ringrazio; la questione da lei posta è molto seria.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, chiedo di parlare per una precisazione.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, intervengo non per riaprire il dibattito; ma per fornire una precisazione all'onorevole Boccia. Onorevole Boccia...

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, il ministro si rivolge a lei!

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Vorrei soltanto informare l'onorevole Boccia, atteso peraltro che si tratta di un aspetto di rilevanza pubblica da cui viene una utilità per tutti i cittadini, che l'elenco degli atti di iniziativa legislativa governativa presentati nei due rami del Parlamento, aggiornato settimanalmente, è consultabile sul sito www.governo.it. Quindi, qualsiasi cittadino può farsi un'idea, giudicando complessivamente quale sia stata l'attività del Governo in questa legislatura (Applausi del deputato Emerenzio Barbieri).

PRESIDENTE. In attesa delle determinazioni della Conferenza dei presidenti di gruppo, sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 16,45, è ripresa alle 17,40.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI

PRESIDENTE. Comunico che la Conferenza dei presidenti di gruppo si è testé riunita per definire l'organizzazione del dibattito conseguente alla posizione della questione di fiducia sull'approvazione, senza subemendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'emendamento Dis. 1.1 del Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge n. 4738, di conversione in legge del decreto-legge 23 febbraio 2004, n. 41, recante disposizioni in materia di determinazione del prezzo di vendita di immobili pubblici oggetto di cartolarizzazione.
A norma dell'articolo 116, comma 3, del regolamento si procederà direttamente alla votazione della questione di fiducia, previe dichiarazioni di voto, essendosi già conclusa, nella giornata del 25 marzo 2004, la fase di illustrazione delle proposte emendative.
Poiché la questione di fiducia è stata posta alle 16 di oggi, la votazione per appello nominale avrà inizio alla stessa ora di domani. Le dichiarazioni di voto, a norma dell'articolo 116, comma 3, del regolamento, avranno inizio domani alle 14, così da consentire che la votazione possa iniziare alle 16.


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Non avrà quindi luogo lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.
Il termine per la presentazione degli ordini del giorno riferiti al disegno di legge di conversione n. 4738 è stabilito alle ore 11 di domani.
Avverto inoltre che, subito dopo il voto finale sul disegno di legge n. 4738, avrà luogo l'esame e la votazione della questione pregiudiziale presentata sul disegno di legge n. 4833, di conversione in legge del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72, recante interventi per contrastare la diffusione telematica abusiva di materiale audiovisivo, nonché a sostegno delle attività cinematografiche e dello spettacolo (da inviare al Senato - scadenza: 22 maggio 2004).
Si passerà quindi all'esame degli altri argomenti previsti dal calendario dei lavori per la settimana in corso.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, presuppongo che la Conferenza dei presidenti di gruppo abbia deciso sulla base di una determinazione del Presidente, non essendosi probabilmente raggiunta l'unanimità o la prescritta maggioranza sul calendario. Formulo quindi una domanda e, se mi consente, una considerazione.
La domanda è la seguente: per quale motivo il Presidente della Camera abbia deciso di iniziare le dichiarazioni di voto alle 14. L'osservazione è che, ancora una volta (anche se non intendo insistere o infierire, non essendo presente il Presidente Casini), il Presidente compie una precisa scelta, sopprimendo il question time e consentendo invece le dichiarazioni di voto.
Signor Presidente, penso che sia una prerogativa dell'Assemblea continuare nell'attività ispettiva, trattandosi di attività dovuta, come le Commissioni che svolgono audizioni o danno pareri in sede consultiva su atti dovuti. Anche l'appuntamento del mercoledì - mi pare - può essere annoverato tra le attività dovute. Si sarebbe quindi potuto svolgere il question time, i cui quesiti sono già stati presentati e che sicuramente non attengono alle vicende della cartolarizzazione né tantomeno alla questione di fiducia, ed iniziare alle 16 le dichiarazioni di voto.
Ancora una volta, seppure con qualche arzigogolo e con qualche forzatura, si è data preferenza all'esigenza del Governo rispetto a quella del Parlamento. Non vorrei dire che ciò denota un atteggiamento servile, ma certo non vi è occasione in cui si mostri la forza dell'istituzione parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, si tratta del question time o, meglio, delle interrogazioni a risposta immediata. Nel corso della settimana vi è stata, infatti, una dotta discussione su come definire tale strumento di sindacato ispettivo. Dunque, chiamiamole una volta per tutte interrogazioni a risposta immediata, sperando che la traduzione dall'inglese all'italiano ci consenta di avere il Presidente del Consiglio in quest'aula, visto che fino ad oggi non abbiamo mai avuto modo di vederlo.
Mi associo alle considerazioni svolte dal collega Boccia, perché l'interrogazione a risposta immediata è una prerogativa che appartiene a tutti i gruppi in quest'aula, non solo all'opposizione. Questa settimana, oltre a subire un voto di fiducia che impedisce all'opposizione ed alla maggioranza di modificare il decreto-legge in esame - faccio notare che erano stati presentati molti emendamenti anche dai deputati della maggioranza -, addirittura dobbiamo subire la cancellazione dall'ordine del giorno delle interrogazioni a risposta immediata.
Vorrei suggerire alla Presidenza di garantire comunque lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata, magari


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in un altro orario ed in un'altra giornata, ad esempio alle ore 15 di giovedì, oppure nella serata di mercoledì. Anche non avendo il piacere della presenza del Presidente Berlusconi, vorremmo porre al Governo una domanda sulle sue dichiarazioni in merito alla riduzione del periodo di ferie per i lavoratori italiani. Vorremmo poter svolgere tale interrogazione. Capisco che si tratta di una decisione della Conferenza dei presidenti di gruppo, ma la questione riguarda solo il calendario dei lavori della giornata di domani.
Proponiamo che questa settimana si svolgano ugualmente le interrogazioni a risposta immediata anche per la normale funzione di proiezione esterna svolta dalla ripresa televisiva. Chiediamo si possa trovare uno spazio, eventualmente nella giornata di giovedì, per esercitare un diritto previsto dal nostro regolamento (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Signor ministro, mi consenta di rispondere ai colleghi intervenuti e poi le darò la parola.
Come gli onorevoli Boccia e Ruzzante sanno, l'articolo 116 del regolamento prevede che trascorrano ventiquattr'ore tra la posizione della questione di fiducia e la relativa votazione. Sono numerosissimi i precedenti nei quali la fissazione di un termine per l'inizio delle dichiarazioni di voto ha consentito di far coincidere la scadenza delle ventiquattr'ore esattamente con la fine dello svolgimento delle stesse. Quindi, non si tratta di una novità. Stavolta vi è anche la questione delle interrogazioni a risposta immediata (sperando che niente vada lost in traslation dall'inglese all'italiano).
Mi pare vi sia una richiesta forte di non rinunciare all'appuntamento con il question time, ritenuto giustamente importante nell'ambito dei lavori parlamentari. Trasmetterò, pertanto, al Presidente della Camera tale richiesta. Aggiungo - ma relata refero, perché non ho partecipato alla Conferenza dei presidenti di gruppo - che analoga richiesta non è stata formulata in quella sede da nessuno dei presidenti di gruppo. Tuttavia, poiché essa proviene dall'Assemblea, la ritengo pienamente legittima e quindi la riferirò immediatamente al Presidente della Camera.
Il ministro Giovanardi ha facoltà di parlare.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, vorrei soffermarmi, prima di tutto, su un aspetto di natura formale, che riguarda la correzione di un mero errore materiale, relativamente alla lettera f) dell'emendamento Dis. 1.1 presentato dal Governo: le parole «presente decreto» devono intendersi sostituite dalle seguenti: «presente articolo».
In merito alla questione che è stata sollevata, poiché l'onorevole Boccia ha parlato di atteggiamento prono o supino della Presidenza della Camera rispetto al Governo, ricordo che il Governo si è soltanto limitato a prendere atto della decisione emersa in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, nell'ambito della quale nessuno dei presidenti di gruppo ha chiesto di svolgere comunque il question time. Peraltro, il Governo è assolutamente disponibile a venire in questa sede a rispondere alle domande che verranno formulate, domani stesso (qualora venisse ripristinato alle 15 lo svolgimento del question time) o anche giovedì.

PIERO RUZZANTE. Benissimo!

RENZO INNOCENTI. Bravo, Giovanardi!

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Ci tengo a ribadire, però, che nella Conferenza dei presidenti di gruppo non è stato detto che il Governo non voleva rispondere, ma semplicemente nessuno ha sollevato la questione.


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PRESIDENTE. Vorrei aggiungere una cosa che non ho precisato in precedenza: quando il Governo pone la questione di fiducia non può rispondere ad atti di sindacato ispettivo in Parlamento; prima deve ricevere la fiducia e successivamente può farlo. Credo che la ragione del mancato svolgimento del question time, originariamente previsto per le 15 di domani, sia riconducibile proprio a tale rigorosa procedura.
Quanto alla correzione proposta dal ministro Giovanardi, ritengo che essa sia effettivamente di carattere meramente formale.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, la sua precisazione ha una sua ragionevolezza ed anche una qualche attinenza con il principio generale. Tuttavia, mi deve consentire di dire che, a questo punto, non vi possono essere due pesi e due misure: le audizioni, infatti, anche quelle dei rappresentanti del Governo, normalmente vengono svolte in pendenza della questione di fiducia. Se dunque è possibile svolgere le audizioni, ciò significa che è prevista una interlocuzione fra le Commissioni parlamentari e i rappresentanti del Governo. Non capisco, allora, come si possa consentire lo svolgimento di audizioni e non quello di interrogazioni: o sono possibili entrambe oppure nessuna delle due!

PRESIDENTE. Volendo sottilizzare, onorevole Boccia, le audizioni rientrano nell'attività conoscitiva della Camera, mentre la risposta ad un'interrogazione può comportare un impegno che il Governo si assume in relazione ad un atto di sindacato ispettivo. Si tratta, dunque, di due attività di grado diverso.
Ad ogni modo, onorevoli colleghi, riferirò le considerazioni svolte al Presidente della Camera.

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