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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Antonio Pepe.
ANTONIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, replico solo per confermare che, a mio avviso, occorre valutare positivamente il decreto-legge in esame e l'azione del Governo. Il bicchiere può essere visto mezzo pieno o mezzo vuoto: a me piace vederlo mezzo pieno. Non replico alle critiche politiche (come le ha definite l'onorevole Lettieri) che sono state rivolte, pur non condividendole, perché ritengo che da relatore sarebbe scorretto farlo.
Per quanto riguarda il provvedimento in esame, ricordo che il Governo, con prontezza, è intervenuto sul problema sollevato dal «decretone» e dalla legge finanziaria per il 2004; il dubbio su come interpretare il comma 20 dell'articolo 3 del decreto-legge n. 351 del 2001 è stato sciolto a favore del conduttore. Il Governo (ringrazio a tal riguardo il sottosegretario Armosino perché è impegnata in prima linea su questo problema ed è attenta a tutte le problematiche che la dismissione del patrimonio immobiliare comporta) ha accolto prontamente la richiesta di eliminare il termine iniziale.
Come ho avuto modo di affermare in Commissione, alcune problematiche saranno valutate con attenzione. Penso in particolare, collega Cennamo, alle famiglie che hanno al loro interno figli portatori di handicap, all'eventualità di dare a queste famiglie la possibilità di acquistare il solo diritto di usufrutto, che sicuramente sarà valutata con attenzione, anche perché è comune la sensibilità e l'impegno verso queste famiglie.
Il mio invito comunque è a guardare in positivo il decreto e a lavorare, come diceva la collega Pistone, per costruire e non per distruggere. Tra i cittadini dell'Unione europea, gli italiani sono al primo posto tra quanti ritengono essenziale l'obiettivo dell'acquisto della casa di abitazione: sono disposti, pur di averla, a privarsi di una parte dei loro risparmi o addirittura di ipotecare quelli futuri. Una politica per guardare a queste famiglie, specialmente alle famiglie più bisognose, ci vede sicuramente favorevoli.
Il decreto, intervenendo in materia di determinazione del prezzo di vendita, cerca di fare chiarezza, favorisce la dismissione, agevola l'inquilino, soddisfa il desiderio di acquistare la prima casa di abitazione. Ecco perché, riservandomi di intervenire nel corso dell'esame degli emendamenti, auspico una rapida approvazione del decreto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
MARIA TERESA ARMOSINO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, colleghi, desidero ringraziare doverosamente innanzitutto coloro che hanno dimostrato apprezzamento per l'attività che è stata svolta dal Governo e dalla sottoscritta. Questo non mi esime tuttavia dal fare, con grande serenità, talune considerazioni, al fine di dare concretezza
ad un lavoro che - questo sì, è vero - ci ha impegnati per moltissimo tempo. Intendiamo tutti conseguire risultati positivi, per il raggiungimento dei quali esaminiamo oggi questo decreto-legge; vi è infatti la volontà dei migliori e di coloro che hanno grande rigore intellettuale di dare soluzioni concrete ai problemi delle politiche abitative e ai disagi e alle tensioni che ne possono conseguire.
Per questa esigenza di chiarezza credo che dobbiamo sgomberare il campo da quelle argomentazioni che ci condurrebbero fuori dal percorso, focalizzandoci su quanto di positivo vi è e viene riconosciuto e rimanendo quindi al decreto in esame. Dico questo, non per non riconoscere che vi sono altre problematiche che meritano attenzione, ma perché lo strumento del decreto è stato scelto dal Governo per adempiere alla volontà parlamentare. È un dato di fatto che il Governo è stato battuto dal Parlamento in ordine alla interpretazione della legge n. 410 del 2001 (problema sul quale mi soffermerò tra un attimo) e che il Governo stesso, vista la volontà del Parlamento, si è immediatamente attivato, proprio con il decreto che stiamo esaminando, per dare immediata soluzione pratica alla decisione del Parlamento nel senso di vendere, anzi, rivendere gli immobili (perché in realtà lo Stato gli immobili li ha venduti e lo ha fatto immettendoli nella società veicolo e incassando ai prezzi del 2003). È stato così preparato un decreto che stanzia una somma pari ad un milione di euro, che rappresenta il risarcimento dei danni che il Governo deve rimborsare per effetto di una interpretazione della legge n. 410, segnatamente del comma 20 dell'articolo 3, in ordine alle modalità di determinazione del prezzo.
Non vorrei ripercorrere tutti i passaggi (decreto, «decretone», legge finanziaria), tuttavia, un'imprecisione da parte di taluni è stata affermata: si dice infatti che la legge n. 410 del 2001 fissava il prezzo da corrispondere alla data del 2001. La legge n. 410 è stata sempre applicata dal Governo, anche nell'operazione SCIP 2, intendendo con ciò un'altra cosa: chi ne avesse fatto richiesta, aveva diritto a comprare (peraltro, non è detto che lo Stato debba vendere tutto), ma avrebbe comprato alle condizioni dettate dalla stessa legge n. 410. Tant'è che l'operazione SCIP 2 ha portato nelle casse dello Stato entrate (che sono così state contabilizzate) derivanti dalla vendita di oltre sessantamila immobili, come è stato detto, ai prezzi del 2003. Il Parlamento, fornendo un'interpretazione autentica e manifestando, quindi, la volontà del legislatore, stabilisce che gli immobili debbano essere venduti ai prezzi del 2001: questa è un'operazione che costa un milione di euro.
Per quanto riguarda le altre argomentazioni, ossia, da un lato, gli enti privatizzati e, dall'altro, il buono casa (e approfondirò anche questi temi), non stiamo parlando in nessuno dei due casi di cartolarizzazioni; non stiamo parlando né di SCIP 1 né di SCIP 2. Ciò deve essere un dato di fatto riconosciuto, altrimenti si creano equivoci.
In quest'aula ho sentito spesso parlare di ciò che gli enti privatizzati stanno facendo. Ma il Consorzio G6 non lo ha fatto questo Governo; quelle cessioni che vengano menzionate e che (riferisco ciò che ho sentito nel corso dei dibattiti) hanno interessato, ad esempio, Caltagirone o Tronchetti Provera non le ha fatte questo Governo. Quest'ultimo non ha ceduto gli immobili in blocco. In quest'aula è stata fatta una denuncia, affermando che pochi hanno comprato, e che questi rivendono a prezzi maggiorati. Questo Governo ha effettuato le operazioni SCIP 1 e SCIP 2, in cui ha comprato l'occupante, non hanno comprato i grandi gruppi!
Colleghi, se vogliamo arrivare alla soluzione del problema, parliamo con grande onestà intellettuale. Il fatto che le scelte precedenti possano determinare oggi alcuni problemi è un'altra questione. Ma cominciamo a parlare di ciò che ciascuno dei diversi Governi ha fatto. Questo è l'oggetto della tematica di oggi: il Governo precedente, attraverso ben due leggi finanziarie, aveva assunto l'obbligo di portare ottomila miliardi delle vecchie lire nelle casse dello Stato operando le dismissioni
che poi il Governo Berlusconi ha effettuato con SCIP 1 ed avviando la seconda operazione SCIP 2.
Quando siamo arrivati al Governo, in merito alla contestazione del «buco» che indicavamo, ci avete detto di tutto; ma nessuno ha potuto negare che non vi fosse neanche una lira degli ottomila miliardi che voi avevate promesso e indicato nelle vostre leggi finanziarie e che sarebbero dovuti confluire nelle casse dello Stato attraverso l'alienazione di quegli immobili che noi abbiamo venduto con l'operazione SCIP 1. E li abbiamo venduti non ai grandi gruppi, ma agli occupanti di quegli immobili!
Dico ciò con spirito costruttivo e per l'apprezzamento del sacrificio, del lungo tempo e delle grandi energie che sono state profuse da coloro che in questa aula, appartenenti a qualsiasi gruppo politico, hanno onestà intellettuale.
Per cortesia, le polemiche sulla pelle di chi è senza casa non dovrebbero appartenerci, anche perché credo che il popolo non sia stupido!
E veniamo ancora all'esame di questo provvedimento. Il Parlamento ha detto di vendere ai prezzi del 2001, mentre il Governo aveva affermato, con i prezzi relativi all'operazione SCIP 2, di farlo ai prezzi incassati, quindi quelli del 2003. Ci siamo immediatamente adeguati alla volontà del Parlamento. Altro che assenza di rispetto!
L'inquilino, comprando ai prezzi SCIP 2, secondo le modalità attuative che aveva stabilito il Governo, pagava il prezzo di mercato meno il 40,7 per cento di sconto. Con l'operazione di oggi, lo stesso inquilino pagherà l'immobile al 40 per cento del valore di mercato. Abbiamo voluto questo? Lo ha voluto il Parlamento? Lo facciamo, ma attenzione ad associare questa riflessione al tema delle politiche abitative, perché forse tale tema deve essere affrontato agendo su altri settori, utilizzando strumenti quali il buono-casa o l'edilizia convenzionata. Il problema della casa non si risolve consentendo a qualcuno di pagare di meno, e poi non dando ad altri un tetto sopra la testa perché non si dà loro il contributo per pagare l'affitto.
Devo inoltre contestare un dato, perché è indice di un modo sbagliato di affrontare la materia. Si è detto che «chi non può comprare la casa compra gli ansiolitici. Ritegno che quello della casa sia un problema equivalente a quello della salute, per cui comprendo bene la portata di questi discorsi e la condivido. Il Governo, però, ha fatto qualcosa che mai nella storia di questo paese aveva fatto nessun altro esecutivo: ha dato la possibilità a tutti coloro che non hanno i mezzi per poter acquistare una casa - quindi le categorie che devono essere maggiormente tutelate - di avere nove anni ulteriori di durata della locazione a decorrere, quanto meno, dalla data di immissione dei beni nelle società »veicolo«, alle stesse condizioni contrattuali. Quindi, manteniamo un grande rigore intellettuale, non mentiamo dicendo che qualcuno sarebbe stato sbattuto per strada o rischia di esserlo! Sappiamo tutti come sono state fatte le leggi di proroga degli sfratti e sappiamo bene che non siamo in presenza, di fronte a questa chiara disposizione legislativa, di una proroga ma di una durata contrattuale a condizioni immutate, non inferiore a nove anni.
Condivido l'esigenza di trattare con grande rispetto il tema delle politiche abitative. Ritengo che non sia intellettualmente onesto rispondere: «prendetevela con le regioni»! Questa materia è stata trasferita alle regioni dal Governo di quelle che adesso sono le opposizioni, non dal Governo cui appartengo.
Con senso di responsabilità abbiamo incrementato le somme a disposizione per il buono-casa anche questo mese. Il mio ministero lo ha fatto rendendo già disponibili 90 milioni di euro, senza che siano necessari interventi legislativi; il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti lo farà con ulteriori 30 milioni di euro, ma in questo caso si dovrà fare ricorso a norme di legge perché si tratta dei risparmi sulle Colombiadi e occorre quindi trasformare una spesa in conto capitale in una spesa in conto corrente.
Per non appesantire il discorso, perché voglio mantenere un clima assolutamente positivo, concludo rivolgendo un invito a tutti: non vanifichiamo gli effetti di questo decreto-legge.
Devo fare, infine, una precisazione: la volontà del Governo era di pagare subito. Quando è iniziato l'esame in Commissione di questo decreto-legge ho affermato che il Governo avrebbe risarcito entro 15 aprile 2004. Lo ribadisco, questa è la volontà del Governo. O meglio, sarebbe stata la volontà del Governo che, proprio per far fronte immediatamente a tale problema, ha richiesto ed ottenuto, come noto, un prestito di 800 milioni di euro dal sistema bancario, in modo da avere immediatamente disponibili le somme da erogare.
Sono i vostri gruppi che hanno richiesto, in Commissione bilancio, l'introduzione di una condizione, in forza della quale il Governo deve erogare tali somme solo quando saranno definiti i processi di vendita degli immobili che venderà per la restituzione dei mutui.
Se fosse stato così, onorevoli colleghi, non avremmo neanche chiesto i mutui. Pertanto, non ci chiedete garanzie in ordine al momento in cui avverrà la restituzione delle somme. Il Governo voleva restituirle entro il 15 aprile. Non a caso, era stata varata una legge e il Governo stesso aveva chiesto i finanziamenti, garantiti da immobili, come risulta dagli atti parlamentari.
Ringrazio tutti per la discussione che si è svolta. Invito tutti - sia le forze di maggioranza sia quelle di opposizione, che credo abbiano, al di là della logica politica delle diverse rappresentanze, interesse alla soluzione di tale problema - a non disperdere un lavoro lungo, e faticoso, che consente di dare una prima soluzione ai problemi esistenti.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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