Allegato B
Seduta n. 442 del 22/3/2004


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ATTIVITĄ PRODUTTIVE

Interrogazioni a risposta orale:

LETTIERI. - Al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 86 della legge n. 289 del 27 dicembre 2002, prevede, per la definitiva chiusura degli interventi infrastrutturali di cui alla legge n. 219 del 1981 sul terremoto in Basilicata e Campania, la nomina di un commissario ad acta. Egli deve provvedere alla realizzazione di ogni intervento funzionalmente necessario al completamento del programma infrastrutturale a suo tempo avviato e non completato;
in Basilicata la vicenda della strada Nerico-Muro Lucano-Baragiano ha suscitato e suscita legittime proteste, perché trattasi di un'arteria decisiva per lo sviluppo dell'area. Anche la Rapone-Pescopagano e la Baragiano-Balvano abbisognano di interventi di rifacimento, perché allo stato attuale non sono in esercizio in quanto sono state interessate da frane e dissesti, i cui rischi evidentemente non sono stati adeguatamente considerati in fase tecnico-progettuale;
la scelta del commissario ad acta, condivisa anche dai parlamentari dell'opposizione, si è resa indispensabile ed urgente per definire una serie di opere necessarie, ma incomplete per motivi diversi, anche se sussistono forti dubbi sulle responsabilità tecnico gestionali da parte dei dirigenti ministeriali responsabili degli interventi suddetti -:
considerata la urgenza di tale nomina, quando il Ministro interrogato intenda nominare il commissario succitato e sulla base di quali requisiti.
(3-03200)

MOLINARI e LETTIERI. - Al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
l'arteria stradale nota come la Nerico-Baragiano fu prevista nella sua realizzazione con i finanziamenti della 219 del post terremoto del 1980;
la strada dovrebbe collegare, in realtà lo avrebbe dovuto fare già da una ventina d'anni, l'area industriale di Nerico, che confina con la zona industriale di Calitri, con quelle di Baragiano e di Balvano, allacciandosi con la Basentana, per un tragitto complessivo di una quarantina di chilometri;
si sono registrati ingenti ritardi con un costante innalzamento delle risorse ad essa destinate;
i lavori iniziali furono realizzati dalla Icla Costruzioni Generali. Lavori effettuati per soli due tratti: il primo, completato, da Nerico fino a Castelgrande, mentre il secondo tratto parte dalla zona industriale di Baragiano per raggiungere la Basentana, ma che, all'altezza della zona industriale di Balvano, è interrotto da alcuni anni, quindi non percorribile;
le risorse finanziarie complessive ammontano a circa 330 miliardi di vecchie lire;
a seguito di alcune complesse vicende economiche e giudiziarie la Icla è stata rilevata dalla società Pizzarotti di Parma;
con la ultima legge finanziaria per l'anno 2003 è stata prevista le figura del commissario ad acta per il completamento delle opere infrastrutturali non ancora eseguite e per le quali erano state stanziate risorse in base alla legge n. 219 del 1981 per la ricostruzione post sisma 1980 -:
si chiede di conoscere quali iniziative il ministero intenda porre in essere per dare attuazione alla previsione normativa della finanziaria 2003 relativamente al commissario ad acta al fine di accelerare il completamento della strada di collegamento Nerico-Baragiano funzionale al rilancio economico e logistico dell'area nord


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occidentale della Basilicata inserita nel contratto d'area del cratere.
(3-03201)

TIDEI, PIGLIONICA, ROTUNDO e SASSO. - Al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
lo stabilimento Atitech (gruppo Alitalia), costruito presso l'ex Alenia, a ridosso dell'aeroporto M. Arlotta di Grottaglie, è stato realizzato utilizzando i fondi della legge n. 181 del 1989 (57 miliardi, tra conto capitale e contributo a tasso agevolato), ed è stato inaugurato il 26 novembre 2001;
insediato su un'area di 30.000 metri quadri, nell'hangar dello stabilimento, sono state realizzate tre officine per la revisione, manutenzione e collaudo degli aerei MD8O a corto e medio raggio e B737;
il piano industriale e i conseguenti accordi con le organizzazioni sindacali e gli enti locali, prevedevano l'assunzione a tempo indeterminato di 227 unità entro il 31 dicembre 2003, con l'obbiettivo di far diventare Grottaglie un punto di forza nel sistema di manutenzione aeronautico nazionale;
a seguito della crisi che sta attraversando il settore, la società Atitech, tenta ora di ridimensionare sia il programma industriale che occupazionale;
infatti a tutt'oggi l'Atitech ha assunto a tempo indeterminato soltanto 89 lavoratori. Le restanti 120 unità sono state assunte in gruppi da venti, per un periodo di cinque mesi, con rapporto di lavoro interinale realizzati con la società Adecco, per poi non essere confermati;
gli interroganti ritengono che il comportamento dell'Atitech sia il modo peggiore per affrontare la difficile congiuntura del trasporto aereo, sia perché così non si preparano basi solide per la ripresa, sia perché in questo modo si rischia di far chiudere l'aeroporto di Grottaglie, che senza il punto di forza delle manutenzioni,verrebbe considerato marginale nel panorama aeroportuale italiano. Ciò priverebbe l'economia pugliese di un elemento fondamentale per la realizzazione di un sistema di infrastrutture, indispensabile per favorire lo sviluppo economico, produttivo ed occupazionale;
è necessario che sulla questione Atitech, il Governo si esprima, in quanto risulta coinvolto direttamente, non solo attraverso Sviluppo Italia che ha finanziato l'investimento, ma anche perché attraverso il Ministero del Tesoro è il maggior azionista di Alitalia -:
quali siano le valutazioni del Governo e quali misure si intenda eventualmente adottare.
(3-03202)

Interrogazione a risposta in Commissione:

RUSCONI. - Al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
la crisi del settore siderurgico sta determinando gravi ripercussioni su tutto il sistema produttivo e industriale della provincia di Lecco;
la crisi è provocata sia dall'aumento del prezzo delle materie prime che dalle difficoltà legate al loro approvvigionamento;
questa crisi sta portando al blocco delle opere pubbliche in tutta la provincia di Lecco, opere fondamentali per tutto il comprensorio territoriale;
le categorie produttive della provincia di Lecco hanno manifestato in più occasioni le loro preoccupazioni sul rischio di paralisi economica -:
quali misure il Governo intenda adottare per affrontare la crisi del settore siderurgico e scongiurare la paralisi del sistema produttivo e della realizzazione delle opere infrastrutturali già in cantiere, come la Lecco-Ballabio e il completamento del raddoppio della linea ferroviaria Carnate-Calolziocorte, opere strategiche per consolidare e rilanciare lo sviluppo nella provincia di Lecco.
(5-03016)


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Interrogazione a risposta scritta:

SGOBIO. - Al Ministro delle attività produttive, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il 18 marzo scorso si è svolto davanti al Tribunale di Milano un presidio di circa 600 lavoratori dell'Alfa Romeo di Arese;
il sindacato di base «Slai Cobas» dello stabilimento di Arese ha presentato un esposto contro la casa automobilistica per «truffa aggravata ai danni dello Stato e dei lavoratori per frode contrattuale», perché, secondo quanto riferito dal sindacato suddetto, la Fiat avrebbe incassato nel corso degli anni, decine di miliardi dallo Stato, garantendo una occupazione e una riqualificazione dell'Alfa di Arese che in realtà non c'è mai stata»;
nel suddetto esposto, in buona sostanza, i lavoratori sottolineano che la Fiat nonostante abbia ricevuto, a suo tempo, sovvenzioni dallo Stato per acquistare l'Alfa e per mantenere l'occupazione dei dipendenti anche in caso di momenti difficili del mercato, i reparti produttivi di Arese sono stati smantellati e parte dell'area già venduta;
all'esposto gli operai Alfa hanno allegato 21 documenti che dovrebbero rappresentare la prova della sussistenza del reato ipotizzato e sul quale dovrà esserci una valutazione dell'autorità giudiziaria;
il culmine della frode - secondo l'avvocato Ugo Giannangeli, che ha redatto l'impianto dell'esposto presentato dallo «Slai Cobas» alla Procura di Milano - è avvenuto nel novembre del 2000, con la vendita dell'area industriale di Arese e l'impegno a lasciarla libera entro dicembre 2005»; sempre secondo il legale dello «Slai Cobas», infatti, «nell'86 la Fiat acquistò l'intera Alfa Romeo, composta da 4 stabilimenti, per 1.078 miliardi di euro, pagabili dal 1993 al 1997 in 5 rate senza interessi, mentre con la vendita dello stabilimento di Arese ne ha incassati 1.000» -:
se non ritengano altresì opportuno intervenire, ciascuno per gli ambiti di propria competenza, presso i soggetti interessati al fine di scongiurare la chiusura della fabbrica, nell'intento di riportare le produzioni ad Arese, tutelando la dignità e i diritti dei lavoratori.
(4-09471)