Allegato B
Seduta n. 442 del 22/3/2004


Pag. 13322


...

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO

Interrogazioni a risposta scritta:

PERROTTA, DANIELE GALLI, ALFREDO VITO, ROSSO, SANTORI, SPINA DIANA, ANTONIO BARBIERI, GERMANÀ, ANTONIO RUSSO e BRUSCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
in Campania, l'emergenza rifiuti è tornata a paralizzare alcune province della regione. Si sono registrate punte critiche nelle province di Caserta, Salerno ed Avellino a causa della saturazione dei centri di raccolta in cui viene smistata ogni giorno la spazzatura. Da tale situazione derivano pericoli ambientali e sanitari già, precedentemente, denunciati dall'Asl. È da tener presente che il governatore della regione Campania, è stato commissario della stessa per diversi anni -:
a quanto ammontino le risorse stanziate dal Governo per far fronte all'emergenza rifiuti nella Regione Campania;
a quanto ammonti complessivamente la spesa sostenuta, comprese le consulenze;
quali opere siano state realizzate con i soldi spesi.
(4-09453)

VENDOLA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
in Calabria la stagione estiva 2003, nonostante, i ripetuti tentativi di rassicurazione dell'Ufficio del Commissario Straordinario per l'Ambiente, è stata fortemente compromessa dalle cattive condizioni delle acque di balneazione;
quello che è avvenuto nel corso degli anni e, anche recentemente, nella gestione della depurazione delle acque, in Calabria, non rassicura certamente i cittadini, le associazioni ambientaliste, i sindaci, gli operatori turistici, i sindacati;
agli allarmi e alle denunce espresse ripetutamente dai sindacati di categoria sull'affidamento degli impianti di depurazione e la loro gestione si sono aggiunti i numerosi dubbi sollevati, dalla Corte dei conti, sull'efficacia delle politiche di salvaguardia ambientale adottate in Calabria;
sono stati decine e decine gli episodi che avvalorano le suddette preoccupazioni e tra questi:
a) il cattivo funzionamento nel luglio scorso del depuratore della frazione


Pag. 13323

Bivona di Vibo Valentia, dove ripetutamente - a causa del cattivo funzionamento delle pompe di sollevamento che spingono i liquami provenienti dal depuratore di contrada «Silica» - i reflui sono defluiti direttamente in mare;
b) l'inchiesta, resa pubblica nel mese di settembre, del Commissariato di Lamezia Terme che avrebbe accertato che le acque di scarico del depuratore ubicato nell'ex area Sir della città calabrese presentavano livelli di inquinamento troppo elevati. Le analisi avrebbero accertato, tra l'altro, la presenza del batterio «escherida coli» in una concentrazione di 40 volte superiore ai limiti consentiti dalle leggi vigenti ed in alcune analisi i limiti di inquinamento sarebbero stati di 200 volte superiori ai limiti previsti dalle normative. Sembrerebbe addirittura che le acque reflue in diversi casi siano state immesse nel canale di scarico a mare senza nessun trattamento e che il Commissariato avrebbe accertato che per il suddetto impianto di depurazione le autorizzazioni amministrative risultavano scadute dal 2002;
c) il recente sequestro chiesto dalla magistratura del depuratore ubicato sul territorio del comune di Botricello;
d) la vertenza sindacale dei quaranta lavoratori della Gerica, società che gestisce i depuratori della provincia di Catanzaro, che denunciano la mancata corresponsione dello stipendio delle ultime quattro mensilità;
è di questi giorni, inoltre, il rapporto Istat che annovera la Calabria, per la percentuale degli scarichi convogliati negli impianti di depurazione, negli ultimi posti tra le regioni italiane;
cresce, dunque, anche per l'avvicinarsi della stagione balneare, la preoccupazione per il livello di inquinamento del mare;
a parere dell'interrogante è grave che in una regione commissariata da anni per l'emergenza ambientale i cittadini siano costretti ad assistere ogni anno alle cattive condizioni del mare come è altrettanto grave che nonostante le numerose denunce e proteste chi doveva controllare non ha controllato, chi doveva intervenire non è intervenuto;
i numerosi episodi riguardanti la cattiva gestione degli impianti di depurazione e le cattive condizioni di lavoro con le quali sono costretti a lavorare gli addetti agli impianti dimostrano, a parere dell'interrogante, che l'Ufficio del Commissario per l'Emergenza Ambientale, come più volte denunciato dai sindacati, non controlla l'applicazione dei contratti con le aziende che si sono aggiudicate la gestione dei depuratori;
non si capisce, infatti, come mai, nonostante indagini e provvedimenti di sequestro della magistratura e delle forze dell'ordine non si sia provveduto a rescindere i contratti con le aziende inadempienti;
l'interrogante con l'interrogazione (4-07391) del 17 settembre 2003 chiedeva se il ministro intendeva intervenire al più presto con una indagine ministeriale per verificare le procedure per gli appalti, il rispetto del capitolato d'oneri e la gestione degli impianti di depurazione della regione Calabria -:
se è a conoscenza dei fatti sopra esposti;
quali siano i motivi e le responsabilità tecnico-amministrative di tale situazione;
come mai nonostante le proteste, le denunce e i fatti emersi dalle indagini delle forze dell'ordine e della magistratura l'Ufficio del Commissario Straordinario all'Ambiente non ha provveduto a rescindere i contratti con le aziende che non gestiscono nel rispetto delle leggi vigenti e del capitolato d'oneri gli impianti di depurazione delle acque reflue;
se intende accertare eventuali responsabilità degli uffici competenti in merito a tale situazione;


Pag. 13324


quali iniziative intenda adottare affinché vengano rispettate, negli impianti di depurazione, le leggi vigenti in materia di tutela della salute dei lavoratori;
se intenda intervenire al fine di salvaguardare il posto di lavoro e i diritti dei 40 lavoratori della Gerica;
se non ritenga avviare un tavolo di consultazione, che preveda la partecipazione dei sindacati di categoria al fine di recepire le loro proposte in materia di gestione, salvaguardia della salute dei lavoratori e di mantenimento dei posti di lavoro;
se, infine, per evitare una ulteriore stagione balneare compromessa, non intenda al più presto avviare una indagine ministeriale per verificare le procedure per gli appalti, il rispetto del capitolato d'oneri e la gestione degli impianti di depurazione della regione.
(4-09457)

PECORARO SCANIO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
uno studio mineralogico-petrografico, condotto nel lavoro scientifico a fondamento di una tesi di laurea in geologia «Studio e monitoraggio ambientale sulle serpentini del Monte Repentino» del dottor Giuseppe Amato, condotto dal mese di settembre 2002 all'aprile 2003, rivelerebbe la presenza abbondante di anfiboli di amianto della serie tremolite-actinolite nella pietra verde tipica del Monte Reventino nella zona di Lamezia Terme (Catanzaro);
dallo studio emergerebbe, altresì, una presenza notevole di particellato aerodisperso in forma fibrosa costituita da minerali del gruppo del serpentino ed anfiboli e che le elevate concentrazioni riscontrate diventano altissime in vicinanza del luogo di escavazione in località Campo della Chiesa del comune di Platania, compreso tra quota 1270 e 1350 metri sopra il livello del mare;
è nota da tempo la pericolosità dell'amianto, classificato come cancerogeno «certo» (classe 1) dall'International Agency of Research on Cancer (IARC), agenzia dell'Organizzazione Mondiale della Sanità;
l'asbesto provocherebbe, oltre ad altre patologie respiratorie, l'insorgenza del mesotelioma della pleura, dopo un periodo di incubazione piuttosto lungo (da circa 15 e 40 anni);
a differenza di altre sostanze nocive non è definibile una dose-minima cumulativa al di sotto della quale viene esclusa l'azione carcinocenetica dell'amianto, anche esposizioni lievi e brevi possono causare il cancro (come si rileva dal Primo rapporto Registro Nazionale Mesoteliomi - ISPESL);
agli anfiboli di amianto viene oltretutto riconosciuto un potere oncogeno di 2-3 volte superiore a quello dell'amianto bianco o crisolito;
il materiale proveniente dalla Cava è stato per molti anni trasportato nello stabilimento situato nel centro abitato di Decollatura, per la lavorazione consistente nella riduzione in granulati tramite macinazione, con evidente dispersione di polveri e successivamente utilizzato come ghiaia per la pavimentazione di strade e ridotto in sabbia come componente di impasti cementizi per l'edilizia;
di tale situazione e degli esiti dello studio universitario e stata resa edotta l'Azienda Sanitaria n. 6 di Lamezia Terme, competente per territorio, che, attraverso il suo Servizio Prevenzione Sicurezza Ambienti Lavoro del Dipartimento di Prevenzione ha ritenuto non esistessero proprie competenze che giustifichino un qualche intervento, escludendo che un recente caso di decesso per mesotelioma registrato nel vicino comune di Soveria Mannelli fosse collegabile con la circostanza dell'esposizione all'amianto -:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti e se, a tutela della salute dei cittadini, intenda adottare tutti i provvedimenti necessari ad accertare la reale situazione e


Pag. 13325

predisporre le necessarie iniziative affinché si provveda alla bonifica dei siti inquinati.
(4-09477)