Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 440 del 17/3/2004
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Seguito della discussione della proposta di legge Boato ed altri: Norme di attuazione dell'articolo 87 della Costituzione, in materia di concessione della grazia (4237) e dell'abbinata proposta di legge: Perrotta (4590) (ore 10,45).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge d'iniziativa del deputato Boato ed altri: Norme di attuazione dell'articolo 87 della Costituzione, in materia di concessione della grazia e dell'abbinata proposta di legge d'iniziativa del deputato Perrotta.


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Ricordo che, nella seduta dell'11 febbraio, è stata respinta una questione sospensiva e che il relatore e il Governo hanno espresso il parere sulle proposte emendative.
Ricordo che lo schema recante la ripartizione dei tempi per il seguito del dibattito è riprodotto in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (vedi calendario).

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 4237)

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo unico e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4237 ed abbinata sezione 1).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il presidente della I Commissione affari costituzionali, onorevole Bruno, ad informare l'Assemblea su eventuali nuovi orientamenti della Commissione in merito ai pareri già espressi nella seduta dell'11 febbraio.

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, dopo il rinvio del seguito della discussione convenuto nella seduta del 12 febbraio 2004, il Comitato dei nove si è riunito, confermando l'orientamento già espresso dal relatore sulle proposte emendative presentate.
Tuttavia, per garantire maggiore chiarezza al prosieguo dei lavori, il relatore potrebbe eventualmente ricordare i pareri espressi.

CARLO TAORMINA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLO TAORMINA, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, confermando l'orientamento precedentemente espresso, la Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Filippo Mancuso 1.10 e favorevole sugli emendamenti Carrara 1.18 e Bressa 1.1.
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Leoni 1.2, Briguglio 1.19, Migliori 1.20 e Cristaldi 1.21. La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Carrara 1.22 e contrario sull'emendamento Filippo Mancuso 1.11. Il parere della Commissione è, altresì, favorevole sull'emendamento Boccia 1.12, contrario sull'emendamento Luciano Dussin 1.31 e favorevole sull'emendamento Boccia 1.15.
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Mascia 1.3, Bressa 1.4, Boccia 1.16, Carrara 1.24 e Nespoli 1.25.
Per quanto riguarda l'emendamento Leoni 1.5, la Commissione esprime parere favorevole purché riformulato, nel senso di aggiungere alle parole: «un proprio parere», le seguenti: «obbligatorio e non vincolante».
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Boccia 1.17, sugli identici emendamenti Saia 1.26 e Perrotta 1.33 e sugli emendamenti Leoni 1.6, Luciano Dussin 1.32, Bressa 1.7 e Trantino 1.27.
La Commissione esprime parere contrario sugli articoli aggiuntivi Anedda 1.02 e Carrara 1.03, mentre, per quanto riguarda l'articolo aggiuntivo 1.04 della Commissione, volto a prevedere che all'articolo 174, primo comma, del codice penale, dopo il secondo periodo, sia aggiunto il seguente: «Nel caso di decreto di grazia resta ferma l'interdizione prevista dal numero 1, secondo comma dell'articolo 28», se ne raccomanda l'approvazione da parte dell'Assemblea.
La Commissione, infine, raccomanda l'approvazione del suo emendamento Tit. 1, finalizzato a modificare il titolo del provvedimento, nel senso di sostituire le parole: «Norme di attuazione dell'articolo 87 della Costituzione», con le seguenti: «Modifica dell'articolo 681 del codice di procedura penale».

PRESIDENTE. IL Governo?

JOLE SANTELLI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il


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Governo si rimette all'Assemblea su tutte le proposte emendative presentate.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Filippo Mancuso 1.10, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 385
Votanti 382
Astenuti 3
Maggioranza 192
Hanno votato
sì 164
Hanno votato
no 218).

Prendo atto che il deputato Filippo Mancuso ha erroneamente espresso voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Carrara 1.18, accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 389
Maggioranza 195
Hanno votato
sì 386
Hanno votato
no 3).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 1.1, accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 383
Votanti 376
Astenuti 7
Maggioranza 189
Hanno votato
sì 264
Hanno votato
no 112).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 1.2, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 391
Votanti 385
Astenuti 6
Maggioranza 193
Hanno votato
sì 161
Hanno votato
no 224).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Briguglio 1.19.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carrara. Ne ha facoltà.

NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, vorrei attirare e sollecitare l'attenzione dei colleghi su ciò che stiamo votando, perché sono convinto che qui si stia commettendo un vulnus nei confronti della nostra Costituzione. Qui si vuole trasformare il ministro in una marionetta o in un superburocrate, mentre la nostra Costituzione prevede che gli atti del Presidente della Repubblica debbano essere non solo controfirmati ma anche proposte da un ministro, occorre cioè che un ministro faccia una proposta e poi - aggiunge la nostra Costituzione - se ne assuma la responsabilità. Quindi, il ministro deve proporre e deve essere responsabile, non può essere un superburocrate, che si limita ad esprimere un parere neppure poi tanto vincolante.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.

LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, intervengo a sostegno di questo emendamento, aggiungendo poche altre considerazioni. Nel merito della posizione già espressa dal gruppo della Lega nord Padania non mi addentro, perché esistono già agli atti le nostre dichiarazioni fatte in Commissione e in Assemblea, però voglio sottolineare un aspetto.
Già la prima volta che l'Assemblea ha esaminato la richiesta di sospensiva relativamente a questa proposta di legge - che comunque per noi è assolutamente sbagliata, perché cerca di rimediare ad un errore giudiziario che non c'è stato, dato che otto sentenze non sono mai state pronunciate nei confronti di nessuno in questo paese -, il capogruppo di Forza Italia in I Commissione (Affari costituzionali) auspicava una maggioranza trasversale sul provvedimento, come quella già vista in Assemblea in occasione del provvedimento sul cosiddetto indultino. Sarebbe probabilmente il caso che il presidente del suo gruppo gli ricordasse come stanno andando i sondaggi relativi al suo partito, perché un conto è vincere nell'Assemblea, un altro è vincere o perdere nel paese. Dico questo perché in Commissione, oltre a questa proposta, che non ha avuto alcun seguito nella legislatura scorsa, si stanno approvando o condividendo alla grande in maniera trasversale provvedimenti relativi alla libertà religiosa, al diritto d'asilo (approvato ieri praticamente solo con i voti dell'opposizione), che svuota e butta nel cestino la recente legge sull'immigrazione, al diritto di voto per chi è ospite nel nostro paese; vi sono poi sette proposte di legge che vanno a ridurre il tempo di permanenza necessario in questo paese perché gli stranieri ottengano la cittadinanza. Bene, per la Lega Nord Federazione Padana queste non sono le priorità che i cittadini fuori dal palazzo si stanno aspettando da chi governa il paese. Allora, visto che maggioranza trasversale deve essere, noi abbiamo presentato - come l'Assemblea può notare - pochissimi emendamenti e faremo altrettanto per le altre proposte di legge che la sinistra non ha approvato e che approva invece questa maggioranza.
Tutto ciò affinché ognuno, al più presto, possa deliberare e rendere partecipe del suo voto l'opinione pubblica, i cittadini, i quali poi sapranno se valutare positivamente o meno le scelte politiche messe in atto in ordine a tali provvedimenti. Questi ultimi sono lontani anni luce dalle esigenze dei nostri cittadini, ma soprattutto dal sentore politico di chi ha confermato, con il proprio voto, una maggioranza che sarebbe dovuta essere alternativa a quella di centrosinistra; invece, su temi come questi - ahimè - si registra una trasversalità che la Lega, fin dal primo momento, ha denunciato.
Quindi, andiamo pure avanti con queste ipotesi di maggioranze alternative, proposte anche dall'onorevole Saponara in varie dichiarazioni, ma al riguardo vi è la assoluta contrarietà del nostro movimento (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, credo sia opportuno controbattere alle argomentazioni del collega Carrara. Non possiamo prescindere dal testo attuale della Costituzione. L'articolo 87 della Costituzione stabilisce che il Presidente del Repubblica può inviare messaggi alle Camere, può concedere la grazia e commutare le pene ed altro ancora. Ciò cosa sta a significare?
La dottrina, oramai da tempo, ha indicato in maniera chiara quali sono e come vengono definiti gli atti del Capo dello Stato. Questi ultimi possono essere divisi essenzialmente in due categorie: gli atti di natura e origine sostanzialmente e formalmente presidenziali e gli atti di derivazione governativa e parlamentare, che sono espressione di responsabilità e di indirizzo politico o amministrativo e che


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richiedono il concorso formale del Capo dello Stato nel momento dell'emanazione, in quanto rappresentante e garante dell'unità dell'ordinamento.
La dottrina e la prassi hanno individuato gli atti sostanzialmente presidenziali, quelli rispetto ai quali la responsabilità è tutta in capo al Presidente della Repubblica. Questi atti sono: la nomina dei senatori a vita, la nomina di un terzo dei giudici costituzionali (atti che prevedono la controfirma del Presidente del Consiglio), i messaggi alle Camere. La prova provata di quanto stiamo dicendo è che l'ultimo messaggio alle Camere, quello che riguardava la cosiddetta legge Gasparri e che sollevava una serie di obiezioni su tale provvedimento proposto dal ministro, recava la controfirma dello stesso ministro Gasparri. Ciò sta a significare che questo è un atto sostanzialmente nelle mani e nel potere del Capo dello Stato. Allo stesso modo, va concepito il potere di concedere la grazia e di commutare le pene.
Ho appena richiamato l'articolo 87 della Costituzione: il termine «può» segnala la piena autodeterminazione che è riservata al Capo dello Stato.
Immaginare, come vorrebbe l'onorevole Carrara, di aggiungere alla fine del primo comma dell'articolo 1, capoverso articolo 681, le parole «proponente che, ai sensi dell'articolo 89, primo comma, della Costituzione ne assume la responsabilità», significherebbe stravolgere la lettera della nostra Costituzione e la prassi consolidata, cosa assolutamente incomprensibile e non condivisibile.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Messa. Ne ha facoltà.

VITTORIO MESSA. Signor Presidente, è di tutta evidenza che, se fosse vero quanto autorevolmente sostenuto dall'onorevole Bressa, non vi sarebbe stato bisogno di pensare ad una nuova legge che consentisse, di fatto, ad un detenuto di usufruire della grazia. Evidentemente, giurisprudenza e dottrina non sostengono quanto l'onorevole Bressa ci ha appena riferito.
La verità è che, in questo caso, si tenta di compiere una forzatura politica, attraverso la quale - e questo è il gravissimo vulnus che si viene a creare nel nostro impianto costituzionale - da un lato, si accredita al Presidente della Repubblica una facoltà che neppure i monarchi assoluti hanno mai avuto in passato e, dall'altro, si determina l'impossibilità per il ministro competente di interferire in qualsiasi maniera nell'iter della grazia.
Prova ne sia che l'emendamento che poc'anzi, sempre a firma dell'onorevole Bressa, è stato approvato, tenta inequivocabilmente di «spogliare» il ministro della giustizia delle prerogative che ha sempre avuto nell'iter di concessione della grazia, quando si prevede che il decreto del Presidente della Repubblica sia controfirmato dal ministro della giustizia. Per fortuna non avete previsto un emendamento ancora più «forte». Così avete costruito un altro monstrum perché si precostituisce la possibilità che nell'ipotesi in cui, al termine di questo lungo percorso, il ministro della giustizia si rifiuti di firmare il decreto di concessione della grazia, si crea un conflitto di attribuzioni che dovrà essere risolto in altra sede.
L'emendamento che avete approvato infatti non prevede che il decreto debba essere controfirmato, ma che è controfirmato, lasciando una libera valutazione in capo al ministro della giustizia. Esprimerò quindi voto favorevole sull'emendamento Briguglio 1.19 (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.

CARLO LEONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'onorevole Messa ha testé detto che il nostro orientamento, ovvero quello di coloro che si oppongono all'approvazione di questo emendamento, è volto a trasformare il Presidente della Repubblica in una sorta di monarca assoluto.


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Invito l'onorevole Messa a consultare gli atti del Senato della Repubblica e, in particolare, il testo a prima firma dell'onorevole Berlusconi, all'esame proprio dell'altro ramo del Parlamento, di riforma della seconda parte della Costituzione. Si tratta del testo presentato dal Governo e quindi immagino condiviso dalla sua parte politica, considerato che è sottoscritto anche dall'onorevole Gianfranco Fini, Vicepresidente del Consiglio.
In quel testo di riforma costituzionale da voi proposto si prevede che per una serie di atti del Presidente della Repubblica non occorra alcuna controfirma. Tra questi, anche la concessione della grazia, per la quale il Presidente della Repubblica agisce del tutto autonomamente, senza neanche quella controfirma, finora prevista, tesa ad accertare la correttezza formale del provvedimento di grazia. Nella relazione che accompagna quel disegno di legge presentato dal Governo si dice chiaramente che ormai la dottrina considera l'atto di concessione della grazia quale atto tipico della piena autonomia del Presidente della Repubblica.
Noi, come i colleghi possono vedere, non ci spingiamo sino al punto di proporre l'assenza di controfirma, ma ragioniamo in modo coerente sia rispetto alle previsioni dell'articolo 87 della Costituzione sia rispetto alla volontà politica e parlamentare che promuove questo provvedimento, che invece è necessario. Infatti, pur prevedendo chiaramente l'articolo 87 della Costituzione che il Presidente della Repubblica possa concedere la grazia e commutare le pene, la recente prassi ha dimostrato che sulla strada della piena autonomia del Presidente della Repubblica, prevista dalla Costituzione, possano esservi intralci tali da rendere non perfettamente corrispondente al vero quella previsione costituzionale. La prassi recente dimostra infatti che non è poi così vero che il Presidente della Repubblica possa concretamente concedere la grazia e commutare le pene. È necessaria quindi una norma di attuazione dell'articolo 87 della Costituzione.
Il paradosso, e concludo, è che se questo emendamento, la cui ratio è contraria a quella dell'articolo 87 della Costituzione, venisse approvato, si dovrebbe diversamente riscrivere tale articolo, prevedendo che soltanto il ministro della giustizia possa decidere a chi concedere la grazia e a chi commutare le pene, dal momento che la proposta emendativa in questione prevede un combinato disposto per cui la grazia può essere concessa solo su proposta del ministro della giustizia, il quale, controfirmando l'atto, se ne assume la responsabilità.
Il ministro della giustizia può concedere la grazia e commutare le pene, non più il Presidente della Repubblica, il cui ruolo verrebbe ridotto da questo emendamento ad una funzione meramente formale.
Quindi, innanzitutto per palese contrasto con l'articolo 87 della Costituzione, voteremo contro questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cristaldi. Ne ha facoltà.

NICOLÒ CRISTALDI. Signor Presidente, diciamoci la verità: vi è un'associazione di forze politiche che sostiene di dover creare le condizioni per superare due ostacoli. Il primo è la presenza del ministro Castelli che, notoriamente, è contrario alla concessione della grazia con tale procedura ed, in particolare, a concederla ad Adriano Sofri. La seconda questione è l'abolizione dell'obbligatorietà della domanda da parte del beneficiario dell'eventuale grazia. Ciò significa che lo Stato deve chiedere scusa, in questo caso, ad una persona che, dopo ben sette gradi di giudizio, è stata ritenuta colpevole di reati gravissimi quali sono gli omicidi. Si tratta di fatti che ci pongono alcuni interrogativi. Se il ministro di grazia e giustizia...

ENZO CARRA. Non della grazia, è solo della giustizia!

NICOLÒ CRISTALDI. ...non fosse stato Castelli ma uno dei firmatari della pro


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posta di legge, sarebbe stata scelta questa strada o mantenuta quella già esistente? In verità, vi è il tentativo di dimenticare cosa è accaduto nel nostro paese. Tutto è in linea con le dichiarazioni di tale Oreste Scalzone e della festa che certa sinistra ha tenuto in Francia dopo la liberazione di Cesare Battisti. Contro tutto questo noi ci ribelliamo (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gamba. Ne ha facoltà.

PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. Signor Presidente, sulle considerazioni politiche torneremo in successivi interventi, ora rimaniamo su quelle tecniche. L'intervento dell'onorevole Leoni ha dato dimostrazione di quanto inefficace fosse il suo ragionamento. Ciò dimostra che non si può passare, come è già avvenuto con il cosiddetto indultino, attraverso l'escamotage di una modifica della Costituzione con legge ordinaria. Alleanza nazionale, il Vicepresidente del Consiglio dei ministri e le forze di Governo hanno proposto modifiche costituzionali che prevederebbero l'autonomia totale del Presidente della Repubblica in relazione a determinati atti. Solo in quel caso, modificando la Costituzione rispetto al testo attuale, potrebbe essere attribuito tale potere privo della corrispondente responsabilità di un ministro. Diversamente, l'articolo 89 della Costituzione indica che nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dal ministro proponente che ne assume la responsabilità.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, credo sia giusto rispettare tutte le posizioni politiche e ho sempre dimostrato di farlo. Tuttavia, inviterei i colleghi, se lo ritengono possibile, ad attenersi al significato istituzionale della proposta di legge in esame. Poco fa ho sentito il collega Cristaldi citare la vicenda Battisti accaduta in Francia. Non conosco un esponente politico in Italia, dal centrodestra al centrosinistra, che si sia associato a quelle vicende deplorevoli a cui Cristaldi ha fatto riferimento. Credo che se potessimo parlare in questa sede dell'argomento oggetto del provvedimento in esame, esprimendo ciascuno liberamente le proprie posizioni, sarebbe utile.
Per quanto riguarda l'argomento specifico, vorrei rispondere pacatamente riferendomi, in particolare, a due testi del centrodestra. Mi riferisco, innanzitutto, alla relazione al disegno di legge Berlusconi-Fini-Bossi-Castelli sulla riforma dell'ordinamento costituzionale. La relazione al disegno di legge Berlusconi ed altri (firmata da mezzo Governo) fa riferimento alla concessione della grazia come atto che già rientrava in quelli che la dottrina costituzionale era solita definire formalmente e sostanzialmente presidenziali.
Il collega Carrara o il collega Cristaldi o anche il collega Dussin possono avere un'opinione diversa, ed io la rispetto, però tutto il Governo (da Berlusconi a Fini a Bossi a Castelli e così via) ha sottoscritto questa relazione, che invece afferma l'opposto.
Da ultimo, vorrei replicare, collega Cristaldi, anche in questo caso se possibile con il massimo di pacatezza, con le parole del ministro Castelli. Non si tratta infatti di aggirare il ministro Castelli, bensì di valutare - il rappresentante del Ministero della giustizia si rimette all'Assemblea, ma conosce quello che sto per dire - ciò che è stato scritto, di suo pugno, su la Padania, lo scorso 30 dicembre, da Castelli sotto il titolo: Grazia: sì alla nuova legge. Il ministro della giustizia ritiene che la via da intraprendere sia un'altra e si riferisca all'unica obiezione che ritiene condivisibile, secondo la quale con il suo diniego esautorebbe di fatto il Capo dello Stato da una sua prerogativa costituzionale. Castelli dice (e lo scrive di suo pugno su la Padania): questa obiezione è a mio avviso fortemente fondata, perché allo stato attuale io esercito un potere di interdizione


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nei confronti del Presidente della Repubblica. Egli conclude: come uscirne? A mio avviso la legislazione ordinaria attuale non soddisfa l'articolo 87. Dice il ministro Castelli: come uscirne? Con una legge che sia più rispettosa del dettato costituzionale di quanto non lo sia la norma vigente. Per entrare nel concreto, mi pare che la proposta Boato - scusate questa citazione -, presentata recentemente alla Camera, sia ragionevole e dia una risposta corretta ai problemi suesposti.
Capisco che per ragioni di polemica politica - che rispetto, se è mantenuta nei rapporti corretti - vi siano invece obiezioni diverse da parte del gruppo di Alleanza nazionale; capisco meno quelle da parte del gruppo della Lega, visto che il ministro Castelli ha detto testualmente che ritiene debba essere superata la situazione attuale. Ad ogni modo, credo si tratti di valutare - al riguardo ho citato la relazione al disegno di legge sulle riforme, all'esame del Senato, e le dichiarazioni, di suo pugno, del ministro Castelli su la Padania - serenamente e positivamente il parere contrario espresso dalla maggioranza della Commissione, attraverso il relatore Taormina, sull'emendamento, che ci farebbe tornare allo statu quo ante senza risolvere il problema istituzionale, che il ministro Castelli ha chiesto al Parlamento - lui stesso, oltre che altri - di poter risolvere, mi auguro correttamente, con questa proposta di legge (Applausi del deputato Biondi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Raisi. Ne ha facoltà.

ENZO RAISI. Intervengo a titolo personale, anche perché certamente non è questa la sede per parlare del caso Battisti, né tantomeno di coloro che in questi giorni si sono appoggiati alla rivendicazione e che comunque fanno parte della stessa «intellighenzia», che l'Ulivo ha tanto elogiato quando i nostri rappresentanti di Governo in Francia venivano contestati. Allo stesso modo non è il caso di parlare qui del caso Lollo, che comunque è una persona che vota per le liste dell'Ulivo in Brasile, nonostante i crimini da lui commessi.
Vorrei però tornare al caso Sofri: insisto nel dire, come ho già detto in sede di discussione sulle linee generali del presente provvedimento, che non possiamo continuare a far finta di non capire che c'è un dato politico. Qui stiamo votando un provvedimento ad personam che ci è stato proposto dagli stessi colleghi della sinistra, i quali per lungo tempo hanno contestato noi parlamentari di Alleanza nazionale, così come quelli della Lega, sul fatto che votavamo le leggi in materia di giustizia ad personam. Oggi, le stesse persone ci vengono a proporre un provvedimento legislativo che ha l'obiettivo di salvare una persona, che non è disposta neanche a chiedere la grazia e ad accettare il giudizio sereno espresso da otto gradi della giustizia italiana.
Il Parlamento è riunito da settimane, prima in Commissione, poi in Assemblea, per affrontare l'esame di un provvedimento per una persona, che rifiuta le sentenze della giustizia italiana, alla quale viene dato il massimo delle garanzie. Per questo motivo noi siamo qui a votare un provvedimento legislativo, proposto, ripeto, dalle stesse persone che per mesi, oserei dire per anni ormai, hanno attaccato anche noi parlamentari, soprattutto i parlamentari di Alleanza nazionale, provocandoci nelle sedi di dibattito parlamentare, sul fatto che votavamo, insieme agli altri colleghi della maggioranza, leggi ad personam. È un fatto che voglio rimarcare proprio in questa occasione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Briguglio 1.19 non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni - Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
(Presenti 444
Votanti 441
Astenuti 3
Maggioranza 221
Hanno votato
sì 236
Hanno votato
no 205).

Risulta pertanto preclusa la votazione degli emendamenti Migliori 1.20 e Cristaldi 1.21.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Carrara 1.22.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, l'emendamento in esame, che reca la prima firma dell'onorevole Carrara, richiama alla mia memoria un fatto incredibile: il solo fatto che siano stati concordati i tempi di questo dibattito ha, a mio avviso, il sapore di una malattia profonda, trasversale tra le forze politiche. Con tale provvedimento si intende attuare un articolo della Costituzione, modificandolo nelle sue parti essenziali.
Cari colleghi del centrodestra e della Casa delle libertà, si può essere maggioranza perché votati dalla maggioranza degli elettori, ma se vince la cultura di coloro che hanno perso ovvero degli avversari politici, si diventa solo strumenti idioti, interessati o ricattati da coloro che hanno perso le elezioni (Commenti del gruppo della Lega Nord Federazione Padana). Essi spingono per fare approvare da questa maggioranza leggi che, con la loro maggioranza, non hanno approvato e non approverebbero mai! In questo modo, facendo approvare dal centrodestra leggi che non hanno approvato e che non potrebbero approvare, ci indeboliscono dal punto di vista elettorale, mentre costoro vincono politicamente e culturalmente !
Vorrei capire come può agire in questo modo una maggioranza che afferma che non è giusto che Lollo, assassino dei fratelli Mattei, bruciati vivi a Primavalle, sia in libertà, con il silenzio dei nostri consolati, delle nostre ambasciate e del nostro Ministero degli esteri (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana)! Come è possibile che in Italia i giornali di centrodestra gridino alla vergogna della Francia, mentre sono spietati contro coloro che combattono per la libertà della Corsica ed esercitano una certa protezione politica nei confronti degli assassini italiani (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega Nord Federazione Padana e di deputati del gruppo di Forza Italia)!
Oltre a Lollo ed a Battisti, come è possibile che Lojacono, altro latitante condannato, sia in libertà, con il silenzio vergognoso del nostro paese!
Cari colleghi, non è la scaramuccia di una virgola o di un emendamento: vi è un «inciucio» tra una parte del centrodestra ed una parte della sinistra (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega Nord Federazione Padana) per gabbare le leggi, la Costituzione e la moralità politica!
Bisogna dire le cose come stanno: tra qualche mese, quando si andrà nelle piazze a dire che il centrodestra si pone a garanzia dell'esecuzione della pena, verrete presi a pernacchie dai cittadini da voi ingannati!
Scusate il linguaggio, ma ciò non lo accetto e invito il mio gruppo, Alleanza nazionale, a non esprimere semplicemente un voto contrario, ma ad alzarsi in piedi contro questa (Commenti del deputato Cento - Proteste dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)...

PIER PAOLO CENTO. Falla finita!

PRESIDENTE. Onorevole Cento, per cortesia!
Prosegua pure, onorevole Buontempo.

TEODORO BUONTEMPO. È noto che l'onorevole Cento abbaia alla luna, anche se lo rispetto come deputato. Tuttavia,


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devo dare atto al collega Cento che, anche quando la sinistra era al Governo, ha svolto ugualmente questa battaglia, mentre chi reggeva le fila della sinistra ha detto: no, non si può fare, perderemo le elezioni!
Perché ora noi, non ricattati da Tangentopoli e non condizionabili dalle ruberie di regime, dovremmo sottostare a questo diktat trasversale della peggiore politica che si è servita dell'omicidio per mettere in ginocchio il nostro Stato democratico (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega Nord Federazione Padana - Commenti del deputato Maura Cossutta)?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Carrara 1.22, accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 441
Votanti 440
Astenuti 1
Maggioranza 221
Hanno votato
sì 429
Hanno votato
no 11).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Filippo Mancuso 1.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Filippo Mancuso. Ne ha facoltà.

FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, dopo tanto pathos, occorre un po' di riflessione.
Leggo il testo del mio emendamento, in quanto è possibile che sia sfuggito all'attenzione o persino alla altrui lettura. Esso prevede: «Tutti i cittadini che hanno compiuto il quarantesimo anno di età possono proporre domanda per la concessione della grazia e della commutazione della pena detentiva in favore del condannato per delitto».
Signor Presidente, in ciò non vi è altro che la trasposizione in questa materia dell'istituto dell'azione popolare la quale, nel nostro ordinamento, nella forma suppletiva e in quella completiva, vede un'infinità di esempi in tutte le materie nelle quali si avverte che la sensibilità popolare può avere incidenza rispetto alla legittimazione all'azione di tutela.
Non meno di venti - e non le elenco - sono le fonti legislative che, nel nostro ordinamento, ammettono l'azione popolare, vale a dire l'intervento coadiuativo o l'iniziativa esclusiva del cittadino che appartenga ad una collettività e che abbia interesse a determinate iniziative di tutela (materia elettorale, materia urbanistica, materia di consumi e così via).
Del resto, anche dal punto di vista costituzionale, l'azione popolare non è priva di agganci normativi ben precisi. Anche in questo caso, menziono le fonti essenziali nelle quali la partecipazione del volere popolare assume rilevanza anche nell'ambito, appunto, costituzionale. Mi riferisco ai seguenti articoli della Costituzione: articolo 1, che assegna al popolo la sovranità; articolo 101, che riconosce che l'amministrazione della giustizia è svolta in nome del popolo; articolo 102, che prevede la partecipazione del popolo alle giurie giudiziarie; articolo 75, che disciplina il referendum popolare; articolo 71, relativo all'iniziativa legislativa popolare; articolo 50, che disciplina il diritto di petizione.
Sono tutte norme le quali conformano, oggi più che mai, un'identità e una soggettività al popolo rispetto a determinati problemi nei quali esso può essere l'interprete e il mediatore più sensibile fra la realtà e la legislazione.
Tengo a far presente che non ho esercitato, attraverso la presentazione di questo emendamento, una provocazione dei dissenzienti, ma ho espresso un motivo di riflessione affinché anche l'agitato campo


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dell'amministrazione giudiziaria veda il protagonismo, sia pure in questo caso nella fase finale, delle realtà sociali.
Sarebbe, a mio avviso, un grande passo e un grande momento di evoluzione quando dicessimo che ogni cittadino nei confronti di ogni condannato, indipendentemente dalle autorità che sono formalmente investite, abbia anch'esso la legittimazione ad esprimere un'iniziativa per la concessione della grazia: si badi bene, in caso di condanna per delitti.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Filippo Mancuso 1.11, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 441
Votanti 423
Astenuti 18
Maggioranza 212
Hanno votato
sì 10
Hanno votato
no 413).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Boccia 1.12.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carrara. Ne ha facoltà.

NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, intervengo per richiamare l'attenzione dei colleghi perché con l'emendamento in questione ci troviamo di fronte alla vexata quaestio della presentazione della domanda di grazia. A questo proposito, desidero far presente che tale domanda di grazia può essere presentata non soltanto dal condannato ma anche da un suo prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore, dal curatore e da un avvocato procuratore legale. Pertanto, se non ci fosse stato il cosiddetto caso Sofri, cioè di un condannato che si ostina a non chiedere la grazia, oggi noi discuteremmo di cose ben più importanti per il destino del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana). Conseguentemente, il gruppo parlamentare di Alleanza nazionale rivolge un appello a Sofri affinché ci faccia la «grazia» di presentare la domanda, in modo tale da farci chiudere questa parentesi (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza nazionale e della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cristaldi. Ne ha facoltà.

NICOLÒ CRISTALDI. Signor Presidente, stiamo discutendo del tema della concessione della grazia ad un condannato senza che lo stesso abbia presentato la relativa domanda.
Che cos'è la concessione della grazia senza che il beneficiario abbia proceduto a richiederla? Una sorta di scusa dello Stato per aver osato condannarlo o per averlo mandato in galera una volta accertata una sua precisa responsabilità in più delitti? Che cos'è la concessione della grazia quando il beneficiario non deve nemmeno motivare la ragione per la quale torna in libertà? Che cos'è una procedura di questa natura se il condannato non deve presentare allo Stato la domanda e non deve neanche esprimere alcun pentimento?
Il gruppo di Alleanza nazionale non è contrario all'istituto della concessione della grazia, ma è contrario alla modalità che si vuole instaurare con questo procedimento. A nostro parere, la possibilità di concedere la grazia dev'essere sempre legata al pentimento e alla richiesta da parte del beneficiario; conseguentemente, non può essere la sua fidanzata o la sua convivente a stabilire che il beneficiario si è pentito (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento


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Boccia 1.12, accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 406
Astenuti 31
Maggioranza 204
Hanno votato
sì 305
Hanno votato
no 101).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Luciano Dussin 1.31.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carrara. Ne ha facoltà.

NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, ci troviamo di fronte a una questione tecnica. Il nostro voto sarà conforme al parere della Commissione. Con l'emendamento si prevede che la domanda possa essere presentata anche da un prossimo congiunto o da un avvocato, non mutando nulla rispetto alla situazione esistente. Tuttavia, prima della conclusione dell'esame del provvedimento, dobbiamo risolvere la questione se la domanda debba restare obbligatoria, come chiediamo, ovvero se la grazia possa essere concessa anche d'ufficio.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Luciano Dussin 1.31, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 443
Votanti 440
Astenuti 3
Maggioranza 221
Hanno votato
sì 24
Hanno votato
no 416).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boccia 1.15 accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 444
Votanti 435
Astenuti 9
Maggioranza 218
Hanno votato
sì 311
Hanno votato
no 124).

Passiamo all'esame dell'emendamento Mascia 1.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, l'emendamento in esame assume un'importanza ancora maggiore dopo l'approvazione dell'emendamento che riconosce al ministro della giustizia la possibilità di proporre il decreto di grazia, snaturando, a mio avviso, non soltanto il senso del provvedimento in esame ma anche l'interpretazione corretta delle norme costituzionali. Si è già parlato dell'articolo 89 della Costituzione e dell'esigenza di attribuire il potere di grazia esclusivamente al Presidente della Repubblica, in virtù di una lettura corretta della predetta norma costituzionale.
Aggiungo al riguardo una considerazione relativa ai lavori preparatori del nuovo codice di procedura penale, i quali evidenziano che la questione della grazia è strettamente legata all'attuazione dell'articolo 27 della Costituzione, ai sensi del quale le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.


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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PUBLIO FIORI (ore 11,33)

GRAZIELLA MASCIA. La grazia costituisce lo strumento che può coniugare le esigenze di umanità della pena e di rieducazione, dando un nome a un caso concreto, a una storia di vita. Dopo che l'iter giudiziario si sia concluso e che la magistratura abbia adottato le proprie decisioni, un potere superiore, che non a caso può essere soltanto il Presidente della Repubblica, può decidere, anche in virtù dell'articolo 27 della Costituzione, di commutare la pena o concedere la grazia.
Per tali motivi, il relativo potere non può che spettare esclusivamente al Presidente della Repubblica. Il potere di clemenza può risiedere soltanto in un organo imparziale: la grazia potrebbe riguardare reati politici e in tal caso sarebbe estremamente pericolosa la competenza del Governo e del ministro della giustizia; e, soprattutto, incidendo la grazia sull'efficacia dei provvedimenti giurisdizionali, l'attribuzione del relativo potere al Governo violerebbe l'indipendenza costituzionalmente garantita alla magistratura e all'ordine giudiziario.
L'emendamento che è stato approvato snatura il senso del provvedimento. Il mio emendamento 1.3 prevede che la proposta di grazia, così come stabilito dall'articolo 681 del codice di procedura penale attualmente vigente, possa essere sottoscritta dal presidente del consiglio di disciplina e presentata al magistrato di sorveglianza, che procede a norma dei commi 3 e 4. Mi chiedo perché non possa essere ricompresa nel nuovo testo dell'articolo 681 del codice di procedura penale tale previsione, identica a quella attualmente vigente. Osservo peraltro che tale potestà del presidente del consiglio di disciplina è stata utilizzata in casi rari, ma tutti riguardanti povera gente, persone che non hanno voce (i cosiddetti «sfigati»).
Allora, occorre forse quantomeno cercare di riparare un minimo ad un danno enorme che è stato compiuto, reintroducendo almeno la possibilità che la proposta per la grazia sia sottoscritta dal presidente del consiglio di disciplina.

PRESIDENTE. Ha chiesto parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Meroi. Ne ha facoltà.

MARCELLO MEROI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per contestare le valutazioni precedentemente fatte dalla collega Mascia e per sottolineare che abbiamo perso un'ottima occasione. Sarei d'accordo con il collega Cento se, invece di tentare di approvare una norma che serve solo ed esclusivamente per far uscire dal carcere Adriano Sofri, si fosse fatta un'analisi seria e corretta degli anni di piombo, degli anni tragici degli opposti estremismi e della spirale di violenza che anche in quel periodo colpì il nostro paese. Avremmo potuto lavorare insieme per dare un significato politico importante ad un provvedimento di questo tipo, per consegnare alla storia una tragica pagina della vita nazionale e, ancora una volta insieme, per lanciare un messaggio di riconciliazione e di sincero pentimento.
Quando la collega Mascia parla di umanità e di rieducazione non capisco come si possano valutare queste due circostanze nel momento in cui chi ha commesso reati così gravi non ha neanche la coscienza civile e la dignità di chiedere un provvedimento di questo tipo. Allora, da domani dovranno necessariamente cessare le accuse alla maggioranza di fare leggi ad personam, come credo si debba necessariamente farla finita con il principio, che sempre ci viene evidenziato dai banchi dell'opposizione, che le sentenze della magistratura non si commentano ma si applicano. Abbiamo capito che si applicano soltanto le sentenze che piacciono perché le altre non c'è bisogno di commentarle: basta approvare provvedimenti di questo tipo.
Presidente, non so chi in questo Parlamento o nelle sedi dei partiti nazionali solidarizzi, come qualcuno prima ha detto, con Cesare Battisti, ma so soltanto che, se la Camera approverà questo provvedimento, stasera festeggeranno Adriano Sofri


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in alcuni salotti eccellenti; certamente festeggeranno, forse dalla sede del sindaco di Parigi e dal suo ufficio, Cesare Battisti, Achille Lollo e anche tanti latitanti eccellenti che, con la complicità e la connivenza di uomini importanti, sono all'estero a ricostruirsi una vita certamente diversa. Non festeggeranno certamente le forze dell'ordine, le famiglie dei caduti e la famiglia Calabresi (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Concludo con una considerazione, rivolgendomi soprattutto ai colleghi della maggioranza e agli amici della Casa della libertà. Valutiamo con attenzione che non festeggeranno milioni di italiani che hanno creduto alla certezza del diritto (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale), e a quello che la Casa della libertà ha detto in campagna elettorale e che guardano con grande attenzione a quello che oggi si sta facendo. Infatti, da domani - non è una minaccia ma un obbligo morale e politico -! Alleanza nazionale informerà gli italiani e soprattutto quelli della Casa della libertà di chi in questo Parlamento ha permesso a chi ha avuto - unico in Italia e, forse, nel mondo - otto gradi di giudizio ed è stato condannato dalla magistratura italiana per l'omicidio di un commissario di polizia di essere graziato con un provvedimento che non ha neanche il coraggio di chiedere (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Ho qui davanti a me una dichiarazione di Piperno, il quale dice che non si può pensare di risolvere il caso Sofri senza risolvere anche gli altri. Sono passati 25 anni e l'unico modo di ricacciare indietro il risorgere del terrorismo è quello di chiudere definitivamente quegli anni. Condivido questa dichiarazione di Sofri perché il problema vero dell'Italia e dell'Europa è di chiudere quel capitolo senza creare ingiustizie e privilegi.
Chiudere gli anni di piombo significa svolgere un alto dibattito politico, compiere una assunzione di responsabilità, una amnistia, perché con l'amnistia ci si pone su un alto livello umanitario per andare incontro a generazioni che non solo hanno compiuto errori gravissimi, ma hanno ucciso e hanno arrecato alle famiglie delle vittime un danno assolutamente irreparabile. Mi rivolgo a tutti i colleghi del centrodestra, a fronte dei ventitré ragazzi uccisi perché erano anticomunisti, così come a Berlusconi che rivendica oggi l'anticomunismo: pensate agli anni Settanta, quando essere anticomunisti significava avere la casa o la macchina bruciate, oppure essere uccisi sotto casa.
Allora, come fare per riallacciare l'unità di una generazione che, vinta dalla fazione ideologica e dai tempi in cui - e non ce lo scordiamo, colleghi di sinistra - il regime utilizzava apparati dello Stato per colpire a destra e far reagire la sinistra e colpire a sinistra e far reagire la destra, mentre i «papponi» di regime ingrassavano nelle stanze del potere?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Intini. Ne ha facoltà.

UGO INTINI. Signor Presidente, non entro nei particolari perché condivido in modo analitico la posizione dell'onorevole Boato, che è ispirata a buonsenso e umanità. Voglio sottolineare soltanto un aspetto politico, psicologico e culturale che ci preoccupa.
Diamo l'impressione di essere una classe dirigente politica rissosa e vecchia, che si divide e litiga su cose vecchie, peggio, che strumentalizza il passato perché vive nel passato, non essendo capace di proporre nulla che riguardi il futuro. Ci dividiamo su cose vecchie, di cui molti in quest'aula portano delle responsabilità perché hanno condiviso le responsabilità culturali del fascismo, del leninismo, dell'intolleranza e della omertà di Stato. Una cultura che ha distrutto la vita


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di tanti giovani che sono morti, mentre altri sono in carcere non più giovani ma vecchi.
Adesso, la nostra democrazia affronta una nuova sfida, il terrorismo non locale ma internazionale. Una sfida mille volte più grave, una guerra che durerà non anni ma decenni. Non possiamo affrontare questa guerra se non ci liberiamo delle scorie del passato e se non facciamo una riflessione critica ed autocritica, condotta con onestà intellettuale in un clima sereno, nuovo. Dopo di che, si dovrà giungere ad una ragionevole e generalizzata misura di clemenza.
La proposta di legge dell'onorevole Boato mi convince in quanto è un passo in questa direzione. Le grandi democrazie, signor Presidente, sanno chiudere con il passato e guardare al futuro. Seppe e poté farlo persino il ministro della giustizia Togliatti, nel 1947: forse, perché nel 1947 avevamo una classe dirigente diversa dalla nostra, giovane, ottimista, proiettata verso il futuro, come ha dimostrato il decollo economico dell'Italia negli anni successivi.
L'opinione pubblica non ne può più delle liti sulla giustizia, delle liti che riguardano il passato, dei rancori, dei puntigli e delle vendette. Mettiamoci una mano sulla coscienza, tutti: guardiamo al futuro prima che il paese affondi nel suo declino evidente. Smettiamo di litigare su terrorismo nero, terrorismo rosso, Tangentopoli, o, peggio, sui fatti di cinquanta o sessant'anni fa. Guardiamo al futuro, prima che il paese ci cacci, comprendendo che non ci occupiamo dei suoi gravissimi problemi ma di altro (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.

CARLO LEONI. Signor Presidente, condividendo le cose appena dette, con rammarico vedo che non è stato accolto, almeno non da tutti colleghi che sono intervenuti fino ad ora, l'invito dell'onorevole Boato e di altri colleghi ad attenersi il più possibile al merito del provvedimento, perché stiamo indubbiamente intervenendo su una materia delicata e complessa dal punto di vista giuridico.
Mi rendo conto che l'esercizio della demagogia è più facile e sicuramente meno faticoso rispetto allo sforzo di cimentarsi sui commi e sugli articoli di un provvedimento importante, ma sappiamo che questo esercizio può lasciare qualche strascico negativo e, soprattutto, può condurre a commettere due errori, in primo luogo quello di dipingere tutti gli altri in modo del tutto arbitrario, come essi non sono. Spero, infatti, che i colleghi riconoscano come, contro il terrorismo di ieri e di oggi, l'intero Parlamento della Repubblica sia unito, abbia combattuto e sia pronto a combattere. Tuttavia vengono portati avanti, spinti dalla forza della demagogia, argomenti assolutamente inconsistenti e affermazioni che io voglio correggere e smentire, se non altro perché agli atti parlamentari risulti qualcosa di vero.
Non si può dire, come ha fatto prima il collega di Alleanza nazionale (non ricordo quale tra i tanti che sono intervenuti e me ne scuso), che è bene che la domanda di grazia resti un obbligo, perché i colleghi devono sapere - e invito questo collega a rileggere l'attuale articolo 681 del codice di procedura penale - che nella normativa attualmente vigente non è affatto obbligatorio, ai fini della grazia, presentare una domanda da parte dell'interessato: nel vigente articolo 681 del codice procedura penale c'è scritto che la grazia può essere concessa anche in assenza di proposta e di domanda. Quindi, non c'è niente da conservare.
Semmai, l'idea di proporre l'obbligatorietà della domanda - e non di conservare, perché attualmente non è prevista - ci riporta al passato, al precedente codice che, non a caso, era il codice di un regime autoritario secondo il quale l'unica cosa che un cittadino doveva fare, qualunque fosse la sua condizione nei confronti dello Stato, era chinare la testa di fronte allo


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Stato autoritario e totalitario. Il codice Rocco non c'è più, è stato sostituito, e quello vigente non prevede affatto l'obbligatorietà della domanda. Ripristinarlo vorrebbe dire fare un passo indietro in un momento in cui il Parlamento viene chiamato, da questo provvedimento, a fare un passo in avanti, a stabilire una procedura più limpida e più spedita in attuazione dell'articolo 87 della Costituzione.
Vorrei aggiungere, infine, che non è affatto vero - e lo abbiamo detto in tutti i modi - che questa sia una legge ad personam, cioè una legge costruita per concedere la grazia a qualcuno. Che si tratti di Sofri o di altri, se questa legge verrà approvata, sarà il Presidente della Repubblica a decidere a chi concedere la grazia e a chi non concederla e con quali motivazioni compiere l'uno o l'altro atto. Quindi, non intervengo - e non siamo intervenuti - nel merito della vicenda che riguarda Adriano Sofri. Però, mi permetto di osservare che tutto si può dire di Adriano Sofri tranne che, come ha rilevato un collega di Alleanza nazionale, sia una persona che rifiuta le sentenze. Naturalmente, egli protesta la sua innocenza, come è nel diritto di chiunque, ma è una persona che non ha affatto rifiutato il giudizio al quale è stato sottoposto, visto che risiede nelle patrie galere da sette anni (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).

TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, non so - forse mi è sfuggito, lei potrà correggermi - se per la votazione finale sia già stata avanzata ufficialmente la richiesta di voto a scrutinio segreto. Se ciò non è avvenuto, avanzo questa richiesta ed invito i colleghi a sostenerla.
Noi abbiamo effettuato decine e decine di votazioni a scrutinio segreto in quest'aula. L'articolo 49 del nostro regolamento recita: «Le votazioni hanno luogo a scrutinio palese. Sono effettuate a scrutinio segreto le votazioni riguardanti le persone», cioè concernenti la libertà delle persone.
Successivamente, nell'articolo 49 del regolamento si può rinvenire un caso a mio avviso ancora più preciso per quanto riguarda la fattispecie in questione.
Il primo comma dell'articolo 49 infatti recita: «Sono altresì effettuate a scrutinio segreto, sempre che ne venga fatta richiesta, le votazioni sulle modifiche al regolamento, sull'istituzione di Commissioni parlamentari di inchiesta, sulle leggi ordinarie relative agli organi costituzionali dello Stato». Sottolineo: sulle leggi ordinarie relative agli organi costituzionali dello Stato. Ci troviamo di fronte, dunque, ad un legge ordinaria che modifica i poteri del Capo dello Stato e del ministro della giustizia.
Pertanto, ritengo che nell'ultimo capoverso del primo comma articolo 49 del regolamento ricorrano tutti criteri della fattispecie considerata affinché vi sia, onorevoli colleghi, la libertà più assoluta di esprimere il voto quando si tratta di modificare sostanzialmente la nostra Costituzione in una materia che attiene alla libertà delle persone, così come prescrive il nostro regolamento.
Dunque, se per caso fosse già stata comunicata una decisione contraria, invito il vicepresidente di turno a chiedere al Presidente Casini un ripensamento e a convocare una riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo per decidere se procedere o meno alla votazione finale a scrutinio segreto.
Se tale comunicazione non è stata già resa, invito la Presidenza, nei tempi opportuni ed utili, anziché ad una riconsiderazione della decisione assunta, a trovare il modo affinché si proceda ad un riesame, o ad un esame, dell'articolo 49 del regolamento della Camera, sulla base dei precedenti. Infatti, signor Presidente, se lei avrà la bontà di farsi consegnare dagli uffici i precedenti relativi alle votazioni a scrutinio segreto, troverà il conforto di una decisione che non può che prevedere la votazione segreta qualora si


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modifichino, con legge ordinaria, i poteri di un organo costituzionale e qualora si voti su argomenti che attengono alla libertà delle persone.
Ritengo che in questo caso ricorrano tutti i presupposti per applicare l'articolo 49 del regolamento, e pertanto chiedo che la votazione finale avvenga a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, la questione che lei ha sollevato è stata già posta, credo, anche dal presidente del suo gruppo. Vorrei ricordare che nella seduta dell'11 febbraio di quest'anno è stato ritenuto dal Presidente che il provvedimento nel suo complesso non sia sottoponibile allo scrutinio segreto. Vorrei precisare, inoltre, che anche in occasione di una riunione meno recente della Conferenza dei presidenti di gruppo, svoltasi il 5 gennaio 2004, è stata rappresentata la non sottoponibilità del provvedimento a scrutinio segreto.
Ritengo, comunque, che le sue osservazioni meritino una particolare attenzione, per cui comunicherò al Presidente la sua richiesta, affinché valuti l'opportunità di sottoporre la questione alla Giunta per il regolamento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carrara. Ne ha facoltà.

NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, vorrei intervenire brevemente solo per chiarire i contorni di una problematica sollevata dai colleghi dell'opposizione, in particolare dall'onorevole Leoni, che hanno fatto riferimento all'istituto della grazia attualmente vigente, che non prevede necessariamente l'obbligo della domanda.
Ciò è vero, tuttavia al collega Leoni sfugge che oggi, in linea con il dettato costituzionale, è pacificamente riconosciuto un potere di veto di fronte ad un provvedimento, come la grazia, che sostanzialmente si configura come un potere duale, perché qualora il ministro della giustizia fosse favorevole alla sua concessione, il Presidente della Repubblica potrebbe negarla, e viceversa. Pertanto, ci troviamo di fronte ad un meccanismo bilanciato.
Qualora, invece, esso divenisse potere solitario del Presidente della Repubblica, a quel punto dovremmo introdurre la seguente, ulteriore riflessione: noi potremmo anche accedere alla non obbligatorietà della domanda soltanto ove si fosse di fronte, ad esempio, al caso di un omicida qualunque, di uno che, in un momento di disperazione, ha ammazzato...

PRESIDENTE. Onorevole Carrara...

NUCCIO CARRARA. ...la moglie; lo stesso non può valere, invece, per i reati politici, perché la grazia per reati politici diventerebbe eminentemente un atto politico!
Un atto politico non può non avere un responsabile; ma il Presidente della Repubblica, ai sensi del dettato costituzionale, non è responsabile degli atti che sottoscrive.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giacomo Angelo Rosario Ventura. Ne ha facoltà.

GIACOMO ANGELO ROSARIO VENTURA. Signor Presidente, ritengo che il provvedimento di grazia debba essere meglio valutato: se lo si considera un atto di clemenza ad personam, si finisce per fare grande confusione con altri atti di clemenza quali l'amnistia e l'indulto, indistintamente rivolti a beneficio di una categoria di cittadini che si trovano nella medesima condizione.
Se il provvedimento di grazia è un atto di clemenza ad personam, la valutazione delle ragioni che presiedono alla sua adozione non può che ricondursi alla persona medesima. Se, invece, si prescinde dall'istanza del singolo - e sono d'accordo con i colleghi di Alleanza nazionale -, è chiaro che non viene graziata più la persona, ma il fenomeno storico, l'evento politico, la situazione generale nella quale ricade l'atto per il quale il singolo è stato


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dapprima imputato e poi condannato. Insomma, ritengo che un atto di grazia che prescinda dall'istanza del singolo vada al di là di quello che, tecnicamente, la stessa grazia non comporti.
Nel caso del signor Sofri, anche per il carico denso che ha portato a sovradimensionare la vicenda, si tende a graziare un periodo storico. Se lo si vuole fare, credo, però, che le soluzioni debbano essere diverse dalla grazia.
Invece, per lo stesso motivo, sono d'accordo sul fatto che a concedere la grazia sia il Presidente della Repubblica: non trattandosi di atto politico, la concessione della grazia va affrancata da valutazioni di ordine politico, riconducibili ad eventi e contesti più vasti.
Pertanto, dichiaro che voterò affinché la grazia sia concessa ad impulso di parte. Diversamente, sembrerebbe che stiamo chiedendo al signor Sofri la grazia di accettare la nostra grazia (Applausi di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)! Così obiettivamente non è! Faremmo un torto alla storia, alla cronaca ed ai nostri concittadini! Voterò affinché la grazia sia subordinata all'istanza di parte e voterò affinché la grazia possa essere concessa, per l'appunto, graziosamente, e prescindendo da valutazioni di altro tipo, dal Capo dello Stato, così com'è sempre avvenuto ad opera di monarchi e di vertici dei vari apparati statali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Violante. Ne ha facoltà.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, a proposito della questione posta dal collega Carrara, che non riguarda specificamente il problema individuale cui alcuni colleghi stanno facendo riferimento, desidero fare alcune precisazioni sul significato della definizione della grazia come provvedimento duale.
Con tale espressione si vuole dire soltanto - e vorrei che sul punto non si commettessero errori - che il ministro fa la proposta, che può essere positiva o negativa, e che il Capo dello Stato decide, e non vuol dire che vi debba essere il concorso di due decisioni analoghe.
Il ministro della giustizia ha «rotto» la Costituzione non quando ha dichiarato di non essere d'accordo a concedere la grazia, ma quando ha affermato che non avrebbe controfirmato, in tal modo sottraendosi, a mio avviso, ad un suo dovere costituzionale. Vorrei che questo punto fosse chiaro perché, altrimenti, rischieremmo di introdurre un elemento di confusione nei nostri lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, vedo che su questo emendamento, a prescindere dal merito, i colleghi sono intervenuti per parlare di tutt'altro.
La questione del potere duale è risolta dalla Casa delle libertà nella relazione al disegno di legge di riforma costituzionale che ho già citato: la Casa delle libertà afferma che si tratta di un potere sostanzialmente e formalmente presidenziale. Ovviamente, ciascuno può avere un'opinione diversa, ma in un disegno di legge che porta le firme di Berlusconi, Fini, Bossi, Buttiglione, Pisanu e La Loggia è scritto esattamente l'opposto di ciò che ha affermato, poco fa, il collega Carrara.
Beninteso, quest'ultimo ha tutto il diritto di manifestare un'opinione diversa da quella che è espressa nella relazione al menzionato disegno di legge recante le firme di Berlusconi, Fini, Bossi, Buttiglione, Pisanu e La Loggia, ma, quanto meno, non deve farlo in modo stentoreo, quasi che il suo parere costituisse un dogma.
No, quanto meno la Casa delle libertà afferma che si tratta di una serie di atti rientranti in quelli che la dottrina costituzionalista era solita definire «formalmente e sostanzialmente presidenziali».
In realtà, ora si è sviluppato un dibattito che nulla ha che fare con l'emendamento in esame su cui la Commissione e la maggioranza hanno espresso parere


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contrario (ribadito dal relatore). Ho notato, tuttavia, che, su altri emendamenti, su cui è stato espresso parere negativo, è stato assunto un atteggiamento diverso.
La collega Mascia, con il suo emendamento, propone sostanzialmente di mantenere in vita il terzo comma del vigente articolo 681 del codice di procedura penale, che stabilisce che la proposta di grazia è sottoscritta dal presidente del consiglio di disciplina ed è presentata al magistrato di sorveglianza. Ciò non ha assolutamente nulla a che fare con la vicenda Sofri di cui hanno parlato alcuni deputati intervenuti precedentemente. L'emendamento Mascia 1.3 riguarda i detenuti non in grado di presentare una domanda, spesso senza la difesa di un avvocato. Si tratta di detenuti in situazioni difficili, drammatiche che il consiglio di disciplina si assume la responsabilità di affrontare, presentando la domanda di grazia.
Non a caso (lo ricordavano gli onorevoli Bressa e Leoni), il codice di procedura penale, che ha l'unico difetto di essere un codice dello Stato di diritto (il codice dell'ex ministro di grazia e giustizia Giuliano Vassalli, di Giandomenico Pisapia e di Marcello Gallo), al comma 4, primo periodo, del vigente articolo 681 stabilisce che la grazia può essere concessa anche in assenza di domanda o proposta. Perché questo è uno Stato liberale, uno Stato di diritto, uno Stato costituzionale! L'altro era uno Stato autoritario e totalitario. Era una concezione da Stato etico!
Non vorrei che, a giorni alterni, nelle feste, ci si richiamasse - com'è giusto fare - ai valori del liberalismo politico, alla concezione liberale dello Stato, e poi, quando si tratta di affrontare certe questioni, si torni allo Stato autoritario, allo Stato etico, quello fascista in Italia ma - badate! - identico anche a quello dell'Unione sovietica. Era uno Stato autoritario che imponeva, rispetto ad uno Stato liberale e di diritto che prevede norme oggi presenti nel codice di procedura penale.
Qualche collega intervenuto precedentemente, al quale, evidentemente, l'acqua di Fiuggi, finora, non ha prodotto molti effetti, propone di tornare allo Stato etico (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale)... Colleghi, sto esprimendo il massimo rispetto....

PRESIDENTE. Onorevole Boato, si attenga all'argomento, per favore (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

MARCO BOATO. Presidente, mi sto attenendo l'argomento. La prego di non fare censure su questo punto (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)...

PRESIDENTE. Lei si attenga al tema del dibattito e lasci stare le valutazioni!

MARCO BOATO. È l'argomento!

PRESIDENTE. Prosegua! Prosegua sul merito del testo di legge!

ENZO BIANCO. Ma è roba da matti...!

MARCO BOATO. Presidente, mi faccia la cortesia, io ho ascoltato...

PRESIDENTE. No, lei mi faccia la cortesia!

ENZO BIANCO. Presidente!

PRESIDENTE. Onorevole, la prego! Io ho il dovere di regolare i lavori dell'aula...

ENZO BIANCO. Ma non di fare censure!

PRESIDENTE. ... e ho il dovere di riprendere un collega quando, andando fuori tema, crea disordine in aula (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia)!
Quindi, la prego, onorevole Boato, di concludere.

MARCO BOATO. Presidente, mi sono riferito ad un problema di rapporto tra Stato etico e autoritario e Stato di diritto


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e lei lo ha capito benissimo. Quindi, non è fuori tema, ma è molto più in tema di altre considerazioni che ho ascoltato....

PRESIDENTE. Comunque, onorevole Boato, il tempo a sua disposizione è scaduto.

MARCO BOATO. Certo che è scaduto, Presidente. Tuttavia, non è possibile un richiamo nel merito, come quello che lei ha fatto, perché è il tema di questo provvedimento. È tutto dentro questo testo di legge e l'ho fatto con assoluto rispetto di tutte le posizioni!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Anedda. Ne ha facoltà.

GIAN FRANCO ANEDDA. Signor Presidente, non accetterò le provocazioni dell'onorevole Boato, che evidentemente ha come obiettivo quello di creare tensioni o risse in aula (Commenti del deputato Maura Cossutta - Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)! Intendo soltanto replicare all'onorevole Violante, che, con garbo, ha detto una cosa a mio avviso non esatta a proposito della definizione di atto duale.
L'atto duale, per la costante interpretazione data alla Carta costituzionale, è l'atto nel quale concorrono due firme, due volontà; la grazia, oggi, è un atto duale, nel quale concorrono la volontà del ministro e la volontà del Presidente della Repubblica, tanto che persino l'ex Presidente della Corte costituzionale Elia, in uno scritto apparso 20 giorni fa su Europa, ha detto che la grazia oggi si configura in maniera tale che l'uno o l'altro dei due soggetti, ministro o Presidente della Repubblica, possono porre sostanzialmente un veto l'uno all'altro. Questo, per il significato esatto delle parole, giuridicamente inteso (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 1.3, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 449
Votanti 442
Astenuti 7
Maggioranza 222
Hanno votato
sì 202
Hanno votato
no 240).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 1.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Kessler. Ne ha facoltà.

GIOVANNI KESSLER. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire a titolo personale per motivare e giustificare il mio dissenso su questo emendamento, forse sperando anche di convincere qualcuno.
L'emendamento recepisce un parere, che ovviamente non condivido, della Commissione giustizia, che sostiene che l'istruzione del caso di un grazia debba tenere conto esclusivamente - così si dice (e questo poi è stato riportato nell'emendamento) - dell'esito del trattamento penitenziario; vale dire: al ministro e poi al Presidente della Repubblica devono arrivare solo le informazioni che attengono al trattamento penitenziario della persona per la quale si propone la grazia.
È un cambiamento di non poco momento, perché, fino ad ora, tra le informazioni da fornire a chi deve decidere, ministro e Presidente della Repubblica, vi sono sempre state, oltre alle indicazioni relative all'esito del trattamento penitenziario (in altre parole, il comportamento di una persona in carcere), anche quelle che vengono raccolte tramite altre autorità (per esempio, quelle provenienti dalle vittime del reato). Ora, con questo emendamento si dice che non si deve più tener conto di nulla. Chiedo allora ai proponenti: ma nel caso in cui la grazia si


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dovesse applicare ad una persona che in carcere non ha passato neanche un giorno? Guardate che non è un caso rarissimo. Quando si prepara una proposta di legge si dovrebbe cercare di pensare non solo ad una persona alla quale dovrebbe essere rivolta, ma anche al futuro, all'applicazione generale della legge.
Dunque, qualora passasse questo emendamento, rischieremmo di approvare una legge in molti casi non applicabile. Infatti, nel caso in cui una persona, per la quale si discute di concedere la grazia, non sia mai stata in carcere, come si fa a tenere conto delle informazioni del trattamento penitenziario?
Inoltre, questo emendamento è un po' strano, perché nello stesso terzo comma dell'articolo 681 del codice di procedura penale proposto dalla Commissione si dice che il magistrato di sorveglianza deve raccogliere informazioni anche presso il procuratore generale della Repubblica (oltre a quelle relative al trattamento penitenziario), il quale, ovviamente, darà quelle che gli competono, ma che nulla hanno a che vedere con il trattamento penitenziario. Allora, è difficile capire il motivo per il quale il magistrato di sorveglianza, che deve raccogliere informazioni anche dal procuratore generale della Repubblica (oltre a quelle sul trattamento penitenziario), non possa poi esprimere il proprio parere, tenendo conto anche di quelle informazioni, che la stessa legge gli impone di acquisire, ma che poi, con questo emendamento, gli si chiede di cancellare dalla sua mente.
Dunque, si tratta di una contraddizione anche all'interno dello stesso provvedimento.
Per questi motivi, esprimerò un voto contrario sull'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Messa. Ne ha facoltà.

VITTORIO MESSA. Signor Presidente, è tutta la mattina che riceviamo consigli dagli onorevoli Leoni e Boato. Suggerirei loro di evitare di essere così prodighi, se vogliono portare a casa il risultato che si sono prefissati, ossia quello di far uscire di galera un loro amico. Comprendo anche i tentativi dell'onorevole Boato di espellere oggi da quest'aula il «convitato di pietra». È inutile, infatti, che ci nascondiamo dietro a un dito: il convitato di pietra la cui presenza è pesante e che oggi non volete vedere e riconoscere è Adriano Sofri.
Onorevole Boato, qual è lo Stato di diritto che lei auspica rispetto al cosiddetto Stato etico? Come si deve comportare uno Stato di diritto? Deve piegare le norme ordinarie e le norme costituzionali ad usum Delphini solo per far uscire dal carcere un personalissimo amico e far rimanere in carcere decine e decine di altri ragazzi che, all'epoca più giovani di Sofri e senza le sue coperture politiche e finanziarie, hanno commesso reati molto meno gravi e per i quali sono ancora detenuti? Onorevole Leoni, onorevole Boato, è questo lo Stato di diritto che voi auspicate?
È bene anche chiarire un fatto. È pur vero che il codice di procedura penale, che ormai ha quasi sessant'anni, prevede già oggi, giustamente, la possibilità che la grazia venga concessa su domanda non solo del condannato, ma anche della moglie e dei figli, di un suo prossimo congiunto, di un avvocato o di un procuratore; tuttavia, per comprendere la ratio di questa norma bisogna tornare indietro di sessant'anni. Tale norma, peraltro, era già prevista nel tanto famigerato codice Rocco, che consentiva al Re di concedere la grazia anche senza la richiesta personale di un condannato. Bisogna tornare indietro di sessant'anni, quando vi erano imputati e condannati dimenticati nelle galere, vecchi analfabeti, persone malate che non avevano alcuna assistenza e che non erano in grado di leggere e di scrivere. Rispetto ad essi era consentito che un congiunto, la moglie o i figli che non lo avevano dimenticato o il proprio avvocato sottoscrivessero la domanda di grazia. Tutto ciò, però, era contemperato dal parere del ministro di grazia e giustizia. È opportuno chiarire anche questo argomento.


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Inoltre, onorevole Leoni, è bene evitare di provocare questa parte politica, accusandola di fare demagogia. Infatti, se volessimo fare demagogia - peraltro, raccontando la verità - potremmo dire ben altre cose a proposito di questo provvedimento ignobile.
Credo che oggi il Parlamento sottoscriva una delle pagine più buie della storia repubblicana. Si sta costruendo una legge per far uscire di galera una persona che ha subìto otto processi e che è stata condannata reiteratamente per l'omicidio di un commissario di polizia, senza che i parenti di quest'ultimo abbiano manifestato alcun livore. Essi hanno solo detto: se vuoi la grazia, chiedila, e il Presidente della Repubblica potrà certamente concederla.
Il Parlamento non può dividersi tra favorevoli e contrari alla grazia, perché - ringraziando Dio - la concessione della grazia non dipende da noi. Essa dipende dal Presidente della Repubblica, che voi state tentando - e in parte, ci siete già riusciti - di tirare per la giacca ormai da oltre un anno.
Potremmo dire - e diremo - ben altre cose per inchiodarvi tutti alle vostre responsabilità. Onorevole Leoni, in quest'aula parlamentare siedono colleghi, che fanno parte del suo gruppo politico, che nel giugno del 1971, reputandosi intellettuali, hanno sottoscritto un documento nel quale il commissario Calabresi veniva definito «commissario torturatore e responsabile della fine di Pinelli» (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Ora, quei colleghi suoi e nostri si apprestano a votare a favore di questo provvedimento. Sofri è stato condannato ad una giusta pena; e, purtroppo, molti pseudointellettuali dell'epoca hanno armato la mano.
Allora, il processo politico che si deve fare è un processo più ampio; quello che in quest'aula dobbiamo fare, ed anche fuori da quest'aula, è un ragionamento responsabile, anche da parte di una classe di intellettuali e di politici dell'epoca che per paura, timore e piaggeria si era piegata a criteri di violenza che oggi noi facciamo fatica a concepire. In quest'aula oggi si apprestano a votare a vostro favore anche questi elementi (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, se un giorno quest'Assemblea avrà la voglia di discutere in modo istruito questioni quale l'amnistia, l'indulto e gli anni di piombo credo che sarà una buona cosa e ne sarò felice.
In questo momento, tuttavia, stiamo affrontando l'esame di un provvedimento relativo alla possibilità di restituire al Presidente della Repubblica un potere, quello di concedere la grazia, riconosciutogli dalla Costituzione. Vorrei pertanto analizzare l'emendamento in questione, con cui proponiamo di sopprimere la parola «anche» al comma 1, capoverso articolo 681, comma 3, affinché il magistrato di sorveglianza, raccolti gli elementi e quant'altro, tenga conto anche dell'esito del trattamento penitenziario.
Ho già ricordato in precedenza come la questione della grazia sia strettamente legata all'articolo 27 della Costituzione. Vorrei richiamare, e mi riferisco anche all'intervento svolto dal collega che mi ha preceduto, la legge delega del 1974 che ha dato vita al nuovo codice di procedura penale. Già in quel testo i giuristi di allora, che discussero molto, precisavano che si era inteso escludere ogni possibilità di esame del fascicolo processuale relativo alla condanna riportata, proprio per impedire che, al momento della formulazione del parere, e quindi della decisione sulla concessione o meno della grazia, il giudizio potesse essere inquinato dalla riconsiderazione del fatto o dagli elementi probatori che determinano la condanna. Ciò in coerenza con il principio, cui si è fatto riferimento in precedenza, secondo il quale, ai predetti fini, rileva soltanto la personalità del soggetto come ricostituitasi per effetto del trattamento penitenziario.
Mi sembra evidente che questo sia il punto cruciale sul quale il magistrato di


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sorveglianza si deve esprimere. Naturalmente, vi sono altri elementi dei quali il ministro, che deve esprimere il parere, può tenere conto; tuttavia, ciò che non si può determinare è quanto ha detto il ministro Castelli, per cui oggi sono gli uffici che decidono quali domande vengono istruite e quali no e gli elementi che vengono presi in considerazione sono realmente allarmanti e non strettamente attinenti alle questioni relative al trattamento penitenziario.
Credo che porre nuovamente al centro dell'attenzione tale questione voglia dire proporre una giusta lettura del codice di procedura penale, del quale il nostro paese va orgoglioso. Non è un caso che la Commissione giustizia abbia espresso un parere proprio in tal senso, laddove ha chiesto di sopprimere la parola «anche» sopra richiamata.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Leoni, al quale ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

CARLO LEONI. Signor Presidente, in realtà intervengo a nome del mio gruppo, mentre l'onorevole Kessler, come ha espressamente dichiarato è intervenuto a titolo personale.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Leoni.

CARLO LEONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non seguirò l'onorevole Messa sulla strada della demagogia e mi dispiace che questa parola lo inquieti tanto. Tra l'altro, signor Presidente, l'onorevole Messa ha svolto un intervento in tema almeno quanto l'onorevole Boato in precedenza, o, secondo il suo giudizio, fuori tema almeno quanto l'onorevole Boato in precedenza. Tuttavia, l'onorevole Messa non è stato da lei richiamato, neanche quanto ha detto che nella mia parte politica c'è chi ha applaudito all'omicidio del commissario Calabresi (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Venendo al merito dell'emendamento al nostro esame, non c'è dubbio che il Presidente della Repubblica, nel valutare se concedere o meno la grazia, debba tenere conto di diversi pareri. Nel comma successivo rispetto a quello al nostro esame è infatti previsto che il ministro della giustizia, nel trasmettere gli atti al Presidente della Repubblica, acquisisca ogni ulteriore informazione.
In questo caso stiamo parlando della relazione che deve predisporre il magistrato di sorveglianza al fine di esprimere il suo parere. È del tutto evidente che tale magistrato redige il parere sulla base dell'esito del trattamento penitenziario e non so, viste le funzioni che ricopre, sulla base di quale altra documentazione potrebbe farlo. È giusto, secondo la filosofia dell'atto di grazia, che nella relazione del magistrato di sorveglianza conti l'esito del trattamento penitenziario e null'altro.
Per tale motivo, abbiamo presentato e sosteniamo l'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, l'emendamento in esame conferma che questo provvedimento ha un obiettivo preciso. Vorrei dire all'onorevole Boato che non deve chiedere un rendiconto sul codice Rocco a coloro che hanno svolto un congresso a Fiuggi; semmai, deve domandarlo ai suoi compagni di coalizione, molti dei quali hanno governato per cinquant'anni il nostro paese e non sono stati capaci di rinnovare tale codice.
Per quanto riguarda il merito, dall'emendamento in esame si evince che si tratta di una battaglia di carattere personale. Non so se sia opportuno che, in questo momento in cui gli italiani e gli europei sono con il fiato sospeso di fronte al pericolo del terrorismo che ha così duramente colpito la Spagna e potrebbe colpire il resto d'Europa, il Parlamento...

PRESIDENTE. Onorevole Buontempo...


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TEODORO BUONTEMPO. Concludo, signor Presidente.
Non so se sia opportuno dimostrare che chi ha ucciso o ha causato un pericolo di vita a chi lo ha arrestato, possa essere graziato perché il centrodestra non ha l'unità necessaria per impedire l'approvazione di un provvedimento frutto della cultura della sinistra.

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, vorrei riferirmi all'articolo 39, comma 3, del regolamento.
Lei ha richiamato l'onorevole Boato per una questione riguardante l'attinenza all'argomento che il collega stava trattando. Lei sa benissimo quale sia la mia considerazione per la sua persona e, in particolare, per l'istituto che ella ricopre in questo momento, istituto a garanzia di tutti noi. Mi permetto, però, di richiederle una valutazione in merito all'intervento di alcuni colleghi. Ritengo personalmente assai grave che, discutendo di un provvedimento recante «Norme di attuazione dell'articolo 87 della Costituzione, in materia di concessione della grazia», si continuino a sentire in quest'aula interventi che fanno riferimento ad un provvedimento che dovrebbe riguardare (Dai banchi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale si grida: «Vergogna!»)... Ognuno si palesa per quello che è! Ripeto: il provvedimento viene definito in questa sede da molti oratori come un provvedimento ad personam. Spesso si chiama in causa (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)...

PRESIDENTE. Prego i colleghi di consentire all'onorevole Giachetti di portare a termine il suo intervento.

ROBERTO GIACHETTI. Spesso si chiama in causa, anche in questo caso fuori tema, la famiglia di una persona assassinata, che credo andrebbe tenuta fuori dalla polemica politica, se non altro per rispetto.
Mi permetto, quindi, signor Presidente - apprezzando o meno, lei, questo mio intervento -, di evidenziare la necessità di evitare che il provvedimento in esame, che reca disposizioni generali su alcuni argomenti specifici, finisca, senza l'intervento della Presidenza, per chiamare in causa una singola persona, e magari anche vicende che nulla hanno a che fare con il provvedimento che in questo momento stiamo esaminando, se non nelle conseguenze che potrebbero riguardare ciascuno di noi.

PRESIDENTE. Vorrei precisare, onorevole Giachetti, che non ho formalmente richiamato l'onorevole Boato, ma l'ho solo invitato ad attenersi al tema in discussione, senza fare affermazioni che potessero significare delle piccole provocazioni nei confronti di alcuni gruppi, che già stavano reagendo. Non c'è stato, quindi, alcun intervento formale. Accolgo, peraltro, il suo suggerimento ed estendo la sua proposta a tutti i colleghi, affinché il dibattito su un argomento così delicato prosegua entro i limiti indicati al titolo del provvedimento in esame.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

PIERO RUZZANTE. Presidente, votano per due!

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 432
Astenuti 5
Maggioranza 217
Hanno votato
sì 197
Hanno votato
no 235).


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Prendo atto che l'onorevole Cicala non è riuscito ad esprimere il proprio voto. Prendo, altresì, atto che l'onorevole D'Agrò non è riuscito ad esprimere il proprio voto e che ne avrebbe voluto esprimere uno contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boccia 1.16.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gamba. Ne ha facoltà.

PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. L'onorevole Leoni ci ha più volte invitato a cimentarci sui commi, sugli articoli e sul contenuto del provvedimento in esame, rimanendo estranei ad interventi di natura demagogica. Tuttavia, l'onorevole Leoni non può dimenticare, com'è stato più volte ricordato in quest'aula, che se il Parlamento italiano è oggi chiamato (e da tempo) ad esaminare norme particolari, ciò è dovuto esclusivamente alla condizione, riferita ad una persona, di aver scatenato questa offensiva, solo e soltanto per la vasta capacità di raccogliere amici influenti ed autorevoli in diverse parti politiche, che lo stesso personaggio condannato è riuscito a raggiungere. Diversamente, se il problema fosse stato generato (com'è, peraltro, per certi versi) dalla necessità di prendere in esame le posizioni di moltissimi condannati, attualmente detenuti nelle nostre carceri, questo provvedimento non sarebbe mai giunto al punto nel quale oggi ci troviamo.
Non si può far finta che il provvedimento in esame, che giustamente (mai come in questa occasione ciò risulta appropriato) è stato definito ad personam, si riferisca solo alle motivazioni che molti hanno addotto in ordine alla grazia da concedersi ad Adriano Sofri, che è e resta un assassino, come è stato definito da un procedimento penale, che si è articolato, come è stato già più volte ricordato, in ben otto gradi diversi di giudizio. Il problema è che devono essere esaminate anche alcune delle motivazioni che, al di là della disamina puntuale del testo, sono state avanzate da chi ritiene che ad Adriano Sofri debba essere concessa la grazia anche in assenza della sua domanda ed anche contro la sua volontà, in ordine ad un'arroganza che più volte è stata sottolineata.
Riteniamo che sia certamente giusto affermare che si tratta di un personaggio che ha ormai alle spalle molto del suo passato e che ora è una persona completamente diversa da quella che era al tempo dei fatti per i quali è stato condannato; ma ciò riguarda la quasi totalità delle persone che sono detenute per gravi reati di sangue e che sono state condannate a pene detentive di lunga durata. Se così fosse, ci troveremmo di fronte ad una completa ed assoluta modificazione di quello che, a nostro modo di vedere, deve rimanere il valore della pena, che non è soltanto quello rieducativo, come troppe volte viene ricordato maliziosamente da chi ha interesse a sottolineare questo aspetto. Il valore della pena, com'è ancora previsto dalla nostra Carta costituzionale, non è di natura esclusivamente rieducativa riguardo al condannato, ma riveste ancora valenze di natura restitutiva, di prevenzione speciale e generale.
Se valesse il discorso che basta esclusivamente il trascorrere del tempo per modificare le persone ovvero per modificare la pretesa punitiva dello Stato nei confronti di chi ha commesso gravi delitti, dovremmo allora procedere al varo di provvedimenti generalizzati di rilascio e scarcerazione dei condannati per il semplice fatto che sono sicuramente persone diverse rispetto all'epoca in cui hanno commesso i reati. Ciò, evidentemente, non può essere. A tale forma di interpretazione, onorevole Leoni, ci ribelliamo, supportati da argomentazioni non certo demagogiche, ma di natura giuridica.
Riteniamo, inoltre, che non si possa ancora una volta tentare di aggirare la Costituzione, come è già stato fatto con la legge sul cosiddetto indultino, attraverso una normativa di rango ordinario. Se si intende modificare in maniera sostanziale il valore della pena nelle sue più ampie accezioni, si intervenga allora sulla Costituzione; ma per modificare la stessa, come


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tutti sanno, sono richieste maggioranze qualificate e non vi sarebbe al riguardo il consenso del Parlamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, dichiaro il mio voto contrario sull'emendamento in esame. Vorrei, inoltre, esprimere un rilievo.
Lei, cortesemente, ha preso in considerazione la mia richiesta che il Presidente riesamini la proposta di votare a scrutinio segreto. Ritengo che la non accettazione di tale proposta non possa essere frutto di un compromesso politico, perché si creerebbe un precedente. Vorrei, pertanto, conoscere i motivi per i quali la Presidenza e la Giunta per il regolamento hanno respinto la richiesta di votare a scrutinio segreto. Voglio ricordare, a tale riguardo, che l'articolo 49 del regolamento, primo comma, prevede la possibilità di effettuare a scrutinio segreto quelle votazioni che incidono sui principi e sui diritti di libertà.
Vedremo quale sarà la procedura che verrà seguita, ma vorrei che prima della votazione finale si spiegassero all'Assemblea i motivi per i quali non si ritiene di accettare la richiesta di votazione a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boccia 1.16, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

PIERO RUZZANTE. Presidente! Voti doppi!

RENZO INNOCENTI. Presidente, guardi là, il quarto settore!

PRESIDENTE. Dispongo che i deputati segretari compiano gli opportuni accertamenti (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).

NUCCIO CARRARA. Anche di là vi sono voti doppi!

RENZO INNOCENTI. Perché insistono lassù, Presidente?

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 374
Votanti 373
Astenuti 1
Maggioranza 187
Hanno votato
sì 177
Hanno votato
no 196).

LUCA VOLONTÈ. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, non ho fatto in tempo ad esprimere il mio voto sull'emendamento precedente: lei ha detto che i segretari avrebbero controllato le schede di votazione e poi ha dichiarato chiusa la votazione. Bisogna dire...

PRESIDENTE. Mi dispiace, onorevole Volontè, ma avevo già dichiarato aperta la votazione.

LUCA VOLONTÈ. Ho capito...

PRESIDENTE. Forse le è sfuggito. Dopo che la votazione è stata indetta, la stessa viene dichiarata chiusa.

LUCA VOLONTÈ. Le segnalo che non sono riuscito a votare. Comunque, se si ripete per tre volte che si dispone il controllo delle schede, si dovrebbe anche dire che il controllo è stato effettuato.

PRESIDENTE. Onorevole Volontè, prendo atto che lei non è riuscito a votare.
Ricordo che gli emendamenti Carrara 1.24 e Nespoli 1.25 sono stati ritirati.
Avverto che l'emendamento Leoni 1.5 è precluso dall'approvazione dell'emendamento Briguglio 1.19.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boccia 1.17, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

PIERO RUZZANTE. Presidente, non è possibile!

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 399
Votanti 398
Astenuti 1
Maggioranza 200
Hanno votato
sì 186
Hanno votato
no 212).

RENZO INNOCENTI. Di nuovo il quarto settore!

PRESIDENTE. Colleghi, poiché vi sono ancora segnalazioni di irregolarità, terrò aperta la prossima votazione per verificare se vi siano tessere appartenenti a deputati non presenti in aula.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Saia 1.26 e Perrotta 1.33.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carrara. Ne ha facoltà.

NUCCIO CARRARA. Presidente, siamo di fronte ad un argomento molto dibattuto. Il comma 7 dell'articolo 1 prevede che il Presidente della Repubblica possa avviare il procedimento per la concessione della grazia. Tuttavia, ad essere sinceri, questo comma appare equivoco, in quanto non si comprende se vanifichi o meno il precedente comma 2, laddove è prevista esplicitamente la domanda di grazia rivolta al Presidente della Repubblica.
Cerchiamo dunque di riassumere: la domanda viene rivolta al Presidente la Repubblica, ma può essere anche presentata direttamente al magistrato di sorveglianza, qualora non fosse stata presentata...

PRESIDENTE. Onorevole Carrara, le chiedo scusa, ma il suo gruppo ha esaurito il tempo a disposizione. Dunque, la invito a concludere.

NUCCIO CARRARA. In conclusione, deve essere chiaro quale sia il significato del comma 7. La domanda è la seguente: il Presidente della Repubblica può agire di suo impulso, senza che vi sia a monte una domanda di grazia?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.

LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, intervengo per sostenere i due identici emendamenti in esame, in quanto con il comma 7 - così come approvato dalla Commissione - si attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di iniziare il procedimento per la concessione della grazia.
In proposito, vorrei ricordare ai componenti l'Assemblea il parere della II Commissione giustizia sul comma 7, del quale si propone la soppressione. La Commissione giustizia ha rilevato che attribuire al Presidente della Repubblica, oltre che alla parte interessata, l'iniziativa del procedimento per la concessione della grazia non comporta di fatto il rischio di una disparità di trattamento tra i soggetti interessati.
Dunque, se un cittadino chiede direttamente la grazia e per un altro l'iniziativa promana dal Presidente della Repubblica, a mio avviso, si palesa un equivoco, in quanto si attribuiscono maggiori speranze al soggetto la cui domanda di grazia è avviata dal Capo dello Stato. Per tale motivo, ritengo che il comma in esame debba essere soppresso.
Inoltre, è giusto ricordare a chi vuol continuare nella confusione che una nota del Quirinale, del 20 agosto scorso, ha eliminato tutti gli equivoci proposti ad arte da chi vuole a tutti i costi l'approvazione di questo provvedimento. In tale nota si afferma che la grazia può essere concessa anche in assenza di domanda o di pro


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posta ma, in mancanza del consenso del ministro della giustizia a controfirmare l'eventuale decreto, non è costituzionalmente possibile emanare il suddetto. Ciò è stato affermato dal Presidente della Repubblica.
Continuare a girarvi attorno mistificando le verità e cercando di bypassare le previsioni costituzionali, che non sono certe ma certissime, significa giungere ad un risultato che mira a risolvere i problemi della grande famiglia di Lotta continua, ma non quelli del rispetto della Costituzione. Pertanto, se si ha ancora un minimo di dignità, questi identici emendamenti debbono essere approvati e, conseguentemente, soppresso il comma 7 (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi atterrò al merito delle questioni che stiamo esaminando anche se la tentazione sarebbe quella di rispondere ai molti - ai troppi - interventi che hanno tentato di stravolgere la storia del nostro paese, umiliandola, e che hanno anche offeso la sensibilità di molte persone che sono state tragicamente coinvolte nelle vicende del terrorismo nazionale.
Registro innanzitutto una contraddizione profonda tra l'onorevole Luciano Dussin e il ministro Castelli i quali, rispetto a questo tema, hanno due pareri completamente opposti. Questo lo ha già ricordato poc'anzi il collega Boato, richiamando la lettera del ministro Castelli al quotidiano la Padania con la quale egli stesso spiegava come voleva, con tutte le proprie forze, rimuovere questo ostacolo e restituire al Presidente la pienezza dei propri poteri.
Rispondo anche all'onorevole Carrara. Non c'è nulla di equivoco in questo comma 7, in quanto con esso si restituisce effettività alla Costituzione, la quale definisce in positivo la figura del Capo dello Stato il quale rappresenta l'unità della nazione. I poteri e i compiti che la Costituzione affida al Capo dello Stato sono chiari e definiti, e sono indicati dall'articolo 87.
Cari colleghi, il potere di grazia va interpretato proprio alla luce dei nuovi principi costituzionali e rappresenta un potere autonomo; esercitandolo non si partecipa all'amministrazione della giustizia. È un atto costituzionale che nulla ha a che vedere con l'amministrazione della giustizia nel nostro paese. Concedendo la grazia, inoltre, non si interviene per rimediare a disfunzioni di altri poteri costituzionali (Commenti del deputato Paolone).

PRESIDENTE. Onorevole Paolone, la prego!

GIANCLAUDIO BRESSA. La grazia si profila come un intervento eccezionale e singolare, diretto ad eliminare una sofferenza irrogata legalmente dal giudice penale. Nessuno contesta quanto è stato fatto dalla magistratura nel momento in cui si concede la grazia, ma si tende ad eliminare una sofferenza che viene percepita, ad un certo punto della vicenda umana del condannato, come non più sostenibile o inutilmente afflittiva. Quanto ha ricordato prima l'onorevole Mascia non lo dobbiamo mai dimenticare, perché questa è la nostra Costituzione.
La valutazione di come possa essere data e concessa la grazia dev'essere affidata ad un istituto unificante, super partes, che impersona, secondo la Costituzione, le virtù e i valori dello Stato-comunità. Per questo la Costituzione affida al Presidente della Repubblica il potere di concedere la grazia; questo non può essere affidato al ministro della giustizia! Approvando quell'emendamento abbiamo operato una forzatura della Costituzione. Il ministro della giustizia, in quanto rappresentante di una maggioranza politica, non potrà mai essere il depositario del potere di grazia proprio per la straordinarietà, la singolarità e la costituzionalità di quest'atto.
Anche se la nostra Costituzione utilizza gli stessi termini dello Statuto Albertino, in


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base al quale il re «può far grazia e commutare le pene», il senso è profondamente diverso. Per il re era una manifestazione di supremazia e di sovranità, mentre per il Presidente della Repubblica è una manifestazione-interpretazione delle virtù civili della società, ed è proprio per questo che compete al Capo dello Stato. È questa la grandezza e la novità straordinaria della nostra Costituzione che troppi colleghi oggi dimostrano volutamente di ignorare.
Il richiamo ai valori e ai principi fondanti della nostra Costituzione è fondamentale in ogni momento della nostra attività parlamentare. Non possiamo, attraverso questo provvedimento, negare che la grazia sia un atto costituzionale, eccezionale e singolare, che rende grande la nostra Costituzione sebbene voi oggi, con questi vostri interventi ed ahimè anche con il vostro voto, la facciate impallidire e la svuotiate dei suoi valori più profondi e più veri!
Non ci divide una polemica politica, ma una cultura giuridica e costituzionale profondamente diversa. Oggi si comprende il motivo per cui nel passato si usava l'espressione «arco costituzionale»: qualcuno di voi dimostra infatti di non aver compreso che cosa è la Costituzione e quali sono i suoi valori (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).

CARLO TAORMINA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLO TAORMINA, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, poiché la questione in esame costituisce il punto centrale della proposta di legge, ritengo necessario chiarire ciò che si sta per votare, soprattutto dopo che, a seguito dell'approvazione dell'emendamento Briguglio 1.19, l'impianto del provvedimento licenziato dalla Commissione ha subìto una rilevante modificazione.
Il testo era infatti pervenuto a una duplice prospettiva rispetto alla procedura di grazia: la prima prevedeva la domanda dell'interessato, o delle persone a vario titolo a lui vicine; la seconda, recuperando il ruolo del Presidente della Repubblica a norma delle previsioni costituzionali, attribuiva al Presidente stesso la possibilità di avviare il procedimento di grazia, seguendo tuttavia le procedure previste dalla proposta di legge.
L'obiezione sulla quale ci si è soffermati, anche nella precedente seduta dedicata all'esame del provvedimento, è relativa al problema posto dal comma 7 dell'articolo 681 del codice di procedura penale, come sostituito dall'articolo 1. Si è affermato che non è possibile delineare una procedura di grazia che prescinda dalla domanda dell'interessato, perché l'intero impianto è stato modificato in modo tale da attribuire al ministro della giustizia la funzione di esprimere il proprio parere, obbligatorio e non vincolante, sulla concedibilità o meno della grazia. Tale obiezione si è basata sulla situazione di ritenuta anomalia costituita da una procedura di grazia che escluda, dal punto di vista della dualità dell'atto, il ministro della giustizia.
Vorrei fosse chiaro che con l'emendamento approvato è stata reintrodotta esattamente la disciplina attuale relativa al ministro della giustizia. In virtù di tale emendamento, il primo comma dell'articolo 681 del codice di procedura penale prevede che il decreto del Presidente della Repubblica debba essere «controfirmato dal ministro della giustizia, proponente che, ai sensi dell'articolo 89, primo comma, della Costituzione, ne assume la responsabilità». Ciò significa che il comma 7 va esaminato tenendo presente tale impostazione, che delinea un procedimento di grazia avviato dal Presidente della Repubblica che preveda non soltanto gli accertamenti rimessi alla magistratura di sorveglianza ma anche l'intervento del ministro della giustizia, il quale resta il ministro proponente a tutti gli effetti e, come è stato ribadito, assume la responsabilità dell'atto.


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Che cosa si modifica rispetto alla situazione attuale? Oggi, è stato ricordato, il ministro della giustizia ha possibilità di veto rispetto alla procedura di grazia. Questo è il punto oggetto di modificazione, che configura un assetto che prevede che il ministro della giustizia proponga, in senso positivo o negativo, la sua volontà e che il Presidente della Repubblica, come è giusto che sia, decida se accogliere o meno la proposta del ministro della giustizia.
A me sembra che sia un ragionamento molto corretto ed equilibrato, ma la questione importante è la seguente: se è vero che l'impianto precedente era oggetto di critica per il fatto che il ministro non svolga un ruolo proponente, l'attuale situazione derivante dall'approvazione dell'emendamento richiamato, è tale da avere rimesso in pista il ministro della giustizia esattamente nei termini attuali con la modifica che ho ricordato. Quindi, oggi che si prevede che la grazia possa essere concessa anche senza domanda dell'interessato, proprio perché il ministro è proponente, oggi che con questa proposta reintroduciamo e sacramentiamo l'intervento del ministro, sembrerebbe veramente un passo indietro non dare il consenso all'operatività del comma 7 dell'articolo 1. Credo che questi siano i termini della questione, sui quali, quindi, non ci dovrebbe essere nessuna speculazione di carattere politico né alcun ragionamento personalizzato perché si tratta, come si vede, di una regolamentazione più armonica e più corretta del potere di grazia, che, comunque, resta centralizzato sul ruolo del Presidente della Repubblica secondo l'articolo 87 della Costituzione.

PRESIDENTE. Ha chiesto parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, il relatore Taormina ha già spiegato come questo provvedimento sia stato ormai inficiato nelle sue direttrici fondamentali e, quindi, di fatto non corrisponda più neppure all'impostazione che era stata definita in Commissione dopo un lungo lavoro. È evidente che l'approvazione degli identici emendamenti in esame non solo cancellerebbe un altro punto fondamentale - cioè l'articolo 7, laddove si riconosce esplicitamente al Presidente della Repubblica la possibilità di iniziativa per la concessione della grazia - ma determinerebbe anche un arretramento, riportando il codice di procedura penale al codice Rocco: credo che una situazione di quel tipo non sarebbe degna di uno Stato liberale.
Ritengo che qualora venissero approvati questi emendamenti, la cosiddetta Casa della libertà dovrebbe quanto meno cambiare nome.

PRESIDENTE. Ha chiesto parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.

CARLO LEONI. Signor Presidente, intervengo a sostegno del parere contrario dato dalla Commissione su questi emendamenti. Ricordo a me stesso e a tutti i colleghi che lo scopo del provvedimento in esame dovrebbe essere quello di dare attuazione all'articolo 87 della Costituzione, cioè di rendere effettivo il potere di concedere la grazia da parte del Presidente della Repubblica. Su questo obiettivo e su questo cammino è già intervenuta una forte incrinatura, laddove si è stabilito, con un emendamento approvato all'inizio dei nostri lavori, che il ministro ha un potere di proposta e di controfirma sostanziale nel momento in cui se ne assume le responsabilità.
Se a tutto questo si aggiungesse che il Presidente della Repubblica non ha neanche un potere di attivazione della procedura - di una procedura che, comunque, prevede tutto ciò che fin qui è stato approvato -, significherebbe davvero contraddire clamorosamente l'articolo 87 della Costituzione.
In altre parole, se passassero questi emendamenti, dopo quello che è già passato con un voto che noi non abbiamo condiviso, tutto questo significherebbe mettere la parola fine ad un provvedimento che aveva ed ha lo scopo di rendere


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effettivi i poteri presidenziali previsti dalla Costituzione.
Quindi, per questa ragione, mi unisco al parere contrario della Commissione e annuncio il voto contrario del mio gruppo sugli identici emendamenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Anedda, al quale ricordo che ha un minuto a disposizione, dal momento che il gruppo di Alleanza nazionale ha esaurito il tempo assegnato. Ne ha facoltà.

GIAN FRANCO ANEDDA. Signor Presidente, proseguo nel ragionamento che ho iniziato nel precedente intervento, che si articola in due parti.
Se fosse esatta l'interpretazione dell'onorevole Violante circa la natura della grazia, il comma in discussione sarebbe superfluo, perché il Presidente della Repubblica avrebbe il potere di iniziare il procedimento e di concedere la grazia. Sappiamo che così non è, tanto è vero che tutti gli interventi si sono articolati nell'affermare che dobbiamo restituire al Presidente della Repubblica un potere che non ha, ossia quello di avviare il procedimento e di concedere la grazia. Se invece l'interpretazione esatta è quella che noi sosteniamo - debbo dire in buona compagnia - il Presidente della Repubblica non può concedere la grazia, né avviare il procedimento da solo. Tuttavia, se questa è la tesi fondata sulla Costituzione, il comma è in contrasto con la Costituzione medesima, perché il primo comma dell'articolo 89 dice chiaramente che gli atti del Presidente della Repubblica debbono essere controfirmati dal ministro proponente, il che significa che occorre la proposta di un ministro perché possa essere avviato il procedimento, quindi che il Presidente della Repubblica non può avviarlo.
In secondo luogo, tendiamo a sottrarre al Presidente della Repubblica la responsabilità di avviare un procedimento, per evitare che egli venga sottoposto a pressioni di Tizio o Caio, facendo sì che rimanga nella sua più completa autonomia (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale e di deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo, al quale concedo 30 secondi. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, chiedo di intervenire per un minuto a titolo personale.

PRESIDENTE. Non posso, onorevole Buontempo, in quanto i tempi a disposizione del suo gruppo sono esauriti, nonostante l'aumento di un terzo concesso dalla Presidenza.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, la ringrazio. Questa sorta di complotto sul provvedimento in esame, oltretutto, sottrae al Capo dello Stato la libertà di poter intervenire, perché qualora egli concedesse la grazia a Sofri, dopo l'approvazione di questa proposta di legge, gli italiani avrebbero la evidente dimostrazione che si sta legiferando sulla base di un complotto politico per piegare la Costituzione con una legge palesemente incostituzionale.
Mi auguro vi siano i tempi perché almeno la Casa delle libertà non rinunci all'impegno elettorale assunto sulla certezza della pena, rispetto al quale ha giurato di fronte agli italiani.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Kessler, al quale ricordo che ha un minuto a sua disposizione. Ne ha facoltà.

GIOVANNI KESSLER. Signor Presidente, intervengo sollecitato da quanto poco fa ha dichiarato l'onorevole Luciano Dussin, il quale, per sostenere le ragioni di questi emendamenti, che anch'io considero profondamente sbagliati, ha citato addirittura il Capo dello Stato. Onorevole Luciano Dussin, lo ha fatto veramente a sproposito, perché credo che le citazioni,


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tutte le citazioni, vadano fatte in modo corretto, vale a dire richiamando dalla prima all'ultima parola, specie se si tratta del Capo dello Stato!
Ebbene, il comunicato del Presidente Ciampi pubblicato il 21 agosto inizia esattamente con questa frase, che cito testualmente «Gli uffici del Quirinale non hanno mai sostenuto che ai fini della concessione della grazia sia indispensabile la domanda del soggetto interessato o degli altri soggetti abilitati».

LUCIANO DUSSIN. Leggi anche il resto!

GIOVANNI KESSLER. E allora, colleghi, non invochiamo le ragioni del Capo dello Stato - peraltro malamente - per sostenere un emendamento sbagliato, che addirittura va a diminuire i poteri del Capo dello Stato stesso!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Saia 1.26 e Perrotta 1.33, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni - Vivi applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega Nord Federazione Padana e di deputati del gruppo di Forza Italia - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).
(Presenti 436
Votanti 432
Astenuti 4
Maggioranza 217
Hanno votato
sì 229
Hanno votato
no 203).

Prendo atto che il deputato Filippo Mancuso ha erroneamente espresso voto favorevole mentre ne avrebbe voluto esprimere uno contrario.

MAURA COSSUTTA. Vergognatevi! Dove stanno i liberali? Vergognatevi!

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego... Silenzio!
L'emendamento Leoni 1.6 è stato ritirato, mentre gli emendamenti Luciano Dussin 1.32 e Bressa 1.7 sono assorbiti. Colleghi, calma!
Passiamo all'emendamento Trantino 1.27.

MARCO BOATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Vuole intervenire per dichiarazione di voto sull'emendamento Trantino 1.27?

MARCO BOATO. Vorrei intervenire, Presidente...

PRESIDENTE. Prego, ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, è evidente a tutti, anche per il modo in cui è stato accolto l'esito del voto precedente - l'aula, ovviamente, è sovrana al riguardo -, che la proposta di legge in esame, che porta la mia prima firma ma è stata sottoscritta anche da molti altri colleghi, è stata non soltanto snaturata, come già aveva cominciato ad avvenire con la votazione precedente, ma è stata del tutto stravolta. I gruppi della Casa delle libertà hanno addirittura disatteso l'indicazione, che poco fa ha dato il relatore, di votare contro gli identici emendamenti votati in precedenza (Vivi applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

MARIO LANDOLFI. Viva il Parlamento!

ROBERTO MENIA. Il Parlamento è sovrano!

PRESIDENTE. Colleghi, per favore!

MARCO BOATO. Signor Presidente, mi auguro che lei faccia rispettare il mio diritto di parlare, sia pure molto brevemente.


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Come ho detto, ciò è nella potestà della maggioranza del Parlamento. Credo che tutti siano consapevoli che, se la scelta che è stata fatta diventasse legge, vi sarebbe un ritorno dal codice liberale al codice fascista (Vivi commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Noi non intendiamo tornare al codice Rocco! Avevamo accolto anche un appello del Capo dello Stato affinché il Parlamento risolvesse positivamente la questione dei poteri costituzionali in materia di grazia, previsti dall'articolo 87 della Costituzione. Avevamo anche...

PRESIDENTE. Onorevole Boato...

MARCO BOATO. Presidente, mi lasci parlare!

PRESIDENTE. Onorevole Boato, lei ha terminato il tempo a sua disposizione, quindi la prego almeno di essere cortese di fronte alla mia tolleranza nel lasciarla parlare!

MARCO BOATO. Prego anche lei di essere... Sto terminando, Presidente.
Avevamo anche accolto con soddisfazione i pronunciamenti che ministri di questo Governo - in particolare Castelli e Bossi - avevano espresso a favore della proposta di legge in esame.
Il risultato di questo voto è quello di avere affossato questa proposta di legge, che porta la mia firma e quella di molti altri colleghi del centrosinistra (non parlo di quelli del centrodestra). Riteniamo gravissimo ciò che è avvenuto e abbandoniamo l'aula in segno di protesta (Vivi applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, della Lega Nord Federazione Padana e di deputati del gruppo di Forza Italia). Noi non torniamo al codice fascista! Non siamo disposti a tornare al codice fascista...

PRESIDENTE. Lei ha terminato il tempo a sua disposizione, onorevole Boato.

MARCO BOATO. Complimenti a tutti (Il deputato Boato esce dall'aula)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Kessler. Ne ha facoltà.

GIOVANNI KESSLER. Signor Presidente, ho parlato sugli identici emendamenti che sono stati poc'anzi approvati, e dunque rinuncio ad intervenire.

PRESIDENTE. Scusate, onorevoli colleghi, ma ho dimenticato di ricordare all'Assemblea che l'emendamento Trantino 1.27 è stato ritirato.
Passiamo dunque alla votazione dell'articolo 1.

EMILIO DELBONO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EMILIO DELBONO. Signor Presidente, vorrei intervenire solo affinché rimanga agli atti che nella votazione precedente il mio voto deve intendersi contrario.

PRESIDENTE. Sta bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, desidero intervenire solo per pochi secondi per dire che ritengo che il voto testè espresso dalla maggioranza di questo Parlamento seppellisca la storia di civiltà giuridica di questo paese (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Questa maggioranza ha una grave responsabilità (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)...

FRANCESCO GIORDANO. Zitti! Presidente!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, voi dovete consentire alla collega di parlare, per favore!

GRAZIELLA MASCIA. Questa maggioranza ha una grave responsabilità, e vorrei


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sottolineare che Forza Italia porta una grave responsabilità perché non solo ha votato quasi unanimemente a favore degli emendamenti testè approvati contro le indicazioni del relatore, ma ci riporta al codice fascista. Credo che di questo dovrete rendere conto anche fuori di quest'aula (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale e di deputati del gruppo di Forza Italia)!

ERMETE REALACCI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMETE REALACCI. Signor Presidente, intervengo solo per annunciare che ritiro mia la firma da questo provvedimento, perché mi sembra che sia stato snaturato; e non capisco perché una parte dell'Assemblea applauda quando si dice che si torna al codice fascista (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.

LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, intervengo per sottolineare, dopo le ultime dichiarazioni che ho sentito esprimere da alcuni rappresentanti del centrosinistra presenti in quest'aula, la loro malafede, perché ricordano sempre che la Costituzione è stata scritta dagli antifascisti, ma quando qualcuno vuol far rispettare la Costituzione è fascista. Allora, queste affermazioni le rimandiamo a loro (Vivi applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale e di deputati del gruppo di Forza Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carrara, al quale ricordo che a disposizione un minuto. Ne ha facoltà.

NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, intervengo per ribadire...

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Carrara.
Onorevoli colleghi, vi prego! Onorevole La Russa, la prego di aiutarmi a mantenere un po' di ordine! Per favore, state seduti, calmi ed ascoltiamo i colleghi. Grazie!
Prego, onorevole Carrara.

NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, intervengo solo per chiedere cortesemente ai colleghi dell'opposizione di non chiamare in causa ogni volta il fascismo, quasi a voler mortificare l'avversario: questo lo si faceva già ai tempi di Lotta continua, quando chi non era d'accordo con quel movimento era fascista e a quei tempi ammazzare un fascista non era neppure reato!
Noi ci siamo semplicemente attenuti al dettato costituzionale - tra l'altro, si tratta della Costituzione scritta dai padri costituenti, che con il fascismo non hanno nulla a che vedere - ed abbiamo cercato di riportare in aula un minimo di buonsenso, perché non si può dare nulla a nessuno soprattutto quando ci si ostina a non chiedere (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale e di deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana)!

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, comprendo lo sfogo di alcuni colleghi, ma vorrei intervenire semplicemente per annunciare il ritiro della mia firma dal provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Sta bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Intini. Ne ha facoltà.

UGO INTINI. Signor Presidente, mi associo alle osservazioni formulate poc'anzi dal collega Boato. Nella maggioranza


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di questo Parlamento convivono due tradizioni: una tradizione liberale da una parte ed una tradizione fascista ed autoritaria, dall'altra, espressa soprattutto da Alleanza nazionale e dalla Lega Nord Federazione Padana (Vivi commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Purtroppo, come è chiaro anche da queste interruzioni, è prevalsa la seconda concezione. La maggioranza dovrà riflettere su questo, e dovranno riflettere le sue componenti liberali, che sono chiaramente a disagio (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale e di deputati del gruppo di Forza Italia).
Bisogna aggiungere che è difficile fare una riflessione serena e chiudere i conti con il passato in presenza di questa maggioranza e di questa destra, perché all'interno di questa maggioranza prevale l'area di destra (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale e di deputati del gruppo di Forza Italia) e non l'area riflessiva, liberale e moderata.
È esattamente ciò che sta accadendo ed è esattamente il contrario di ciò che chiede la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica italiana (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale e di deputati del gruppo di Forza Italia).

VINCENZO SINISCALCHI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VINCENZO SINISCALCHI. Signor Presidente, dichiaro di ritirare la mia firma dalla proposta di legge n. 4237.

PRESIDENTE. Sta bene.

FRANCO GRILLINI. Chiedo di parlare (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia!
Ha facoltà di parlare, onorevole Grillini.

FRANCO GRILLINI. Signor Presidente, dichiaro di ritirare la mia firma dalla proposta di legge n. 4237.
Colgo l'occasione per dire qualcosa ai colleghi della maggioranza: visto che il premier Berlusconi si era pronunciato a favore del provvedimento, è evidente che la parola del Presidente del Consiglio non vale niente anche per la sua maggioranza (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Kessler. Ne ha facoltà.

GIOVANNI KESSLER. Signor Presidente, colleghi, fin dall'inizio, anche pubblicamente, ho sempre manifestato contrarietà all'originaria proposta di legge Boato, perché la ritenevo ad personam. In maniera diversa mi ero espresso sul testo licenziato dalla Commissione, che ritenevo equilibrato dal punto di vista costituzionale e che migliorava la disciplina di una materia senza focalizzarsi sugli interessi di una persona.
Il voto che questa maggioranza ha espresso oggi sugli identici emendamenti Saia 1.26 e Perrotta 1.33, per effetto del quale viene tolta al Capo dello Stato l'iniziativa per la concessione della grazia, è la migliore dimostrazione che non noi, ma voi avete fatto di questo al nostro esame un provvedimento per Sofri, che voi ne avete fatto un provvedimento ad personam, che voi avete tenuto i comportamenti che avete imputato a noi!
Si tratta di un arretramento della disciplina sulla grazia, di un peggioramento della nostra legislazione e di un'indebita limitazione dei poteri del Capo dello Stato: ve ne siete resi responsabili distorcendo la funzione legislativa ed esercitandola contro una singola persona!

PIERGIORGIO MASSIDDA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERGIORGIO MASSIDDA. Signor Presidente, io invece chiedo di aggiungere la mia firma alla proposta di legge.


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Colgo l'occasione per sottolineare che, mentre ieri eravamo sfaldati e distrutti, oggi vi abbiamo battuto tutti compatti (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale. Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...

PIERO RUZZANTE. Ha perso sui decreti-legge, il vostro Governo!

PIERGIORGIO MASSIDDA. Ci avete rimproverato di essere schiavi dei nostri leader e di ciò che essi ci impongono. Ebbene, oggi vi abbiamo dimostrato che siamo persone libere e democratiche, come non siete in grado di essere voi (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)!

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, a me pare che, dopo l'approvazione degli identici emendamenti Saia 1.26 e Perrotta 1.33, il provvedimento abbia cambiato natura rispetto all'intenzione dei proponenti, com'è confermato anche dal ritiro delle firme da parte di alcuni di essi.
Poiché il provvedimento rischia di continuare l'iter senza che i suoi proponenti ne riconoscano la paternità, mi parrebbe saggio sospenderne l'esame per riprenderlo, eventualmente, nella parte pomeridiana della seduta.
In ogni caso, in qualità di presidente di un gruppo dell'opposizione, chiedo di sospendere l'esame del provvedimento perché mi pare poco opportuno proseguire il dibattito. Facciamo una valutazione seria su come debba proseguire l'esame.

PRESIDENTE. Invito il relatore, onorevole Taormina, a pronunciarsi sulla richiesta testé avanzata dall'onorevole Castagnetti.

CARLO TAORMINA, Relatore. Signor Presidente, l'orientamento della Commissione è nel senso di proseguire l'esame del provvedimento e di procedere alla votazione dell'articolo 1 (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole relatore.
In ogni caso, poiché siamo in sede di dichiarazioni di voto sull'articolo 1, occorre comunque procedere alla votazione dell'articolo. Per quanto concerne il resto, valuteremo in un momento successivo.

RUGGERO RUGGERI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, anch'io dichiaro di ritirare la mia firma dalla proposta di legge n. 4237.
Penso che abbiamo perso una grande occasione per sbloccare i procedimenti di concessione della grazia. Da circa dieci anni migliaia di persone - non Sofri! - stanno aspettando che ciò accada.
Abbiamo chiuso in faccia a queste persone una porta importante (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

ALFREDO BIONDI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALFREDO BIONDI. Signor Presidente, so di dare qualche dispiacere a molti amici presenti in aula (credo quasi a tutti), in modo particolare a quelli della mia parte politica.
Per lealtà di coscienza, devo dichiarare di aver espresso erroneamente un voto a favore sugli identici emendamenti Saia 1.26 e Perrotta 1.33; si è trattato di un errore materiale. Seguendo la mia conoscenza, la mia libertà e le opinioni espresse anche fuori di quest'aula - e che mantengo nella mia impostazione di carattere giuridico -, dichiaro che avrei voluto esprimere un voto contrario su


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questi identici emendamenti. Ho sbagliato. Chiedo scusa a me stesso, all'Assemblea e a coloro che la pensano come me (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giacomo Angelo Rosario Ventura. Ne ha facoltà.

GIACOMO ANGELO ROSARIO VENTURA. Signor Presidente, ritengo che, in quest'aula, ognuno abbia un dovere imprescindibile: non fare torto alla nostra intelligenza e a quella di chi ci ascolta.
Approvando questi identici emendamenti, non abbiamo soppresso la potestà di concessione della grazia da parte del Presidente della Repubblica; abbiamo soppresso la potestà di iniziativa. In altre parole: la grazia va concessa solo se richiesta. Mi chiedo: che cosa c'entrano, il fascismo, il liberalismo e quant'altro (Applausi di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)?
Sono veramente preoccupato di come l'opposizione, in quest'aula, passi, in modo schizofrenico, da cieca faziosità a generosità immotivata secondo le circostanze. Ecco il vero dato allarmante di questa giornata (Applausi di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!

PRESIDENTE. Onorevole Dario Galli, ha chiesto di intervenire?

DARIO GALLI. Signor Presidente, sarei voluto intervenire sulla richiesta di sospensione dei lavori avanzata dall'opposizione, ma il relatore è già intervenuto sull'argomento. Per il momento, quindi, rinuncio.

IGNAZIO LA RUSSA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono rimasto molto sorpreso dall'atteggiamento dei colleghi: hanno reagito, in maniera un po' scomposta, all'approvazione di due identici emendamenti che altro non fanno se non stabilire l'eliminazione della possibilità, per il Presidente della Repubblica, di trovarsi con il peso di proporre una grazia e di doverla concedere.

GIOVANNI KESSLER. L'articolo 89 della Costituzione!

IGNAZIO LA RUSSA. Riteniamo che sia stato fatto un servizio all'ordinamento, al Presidente della Repubblica, alla legalità!
Qualcuno, evidentemente, ha giocato troppo con le norme per un fine specifico: non per fare una buona legge, ma per ottenere un risultato politico! Il Parlamento ha bocciato tale iniziativa. Si abbia la compiacenza di prenderne atto senza movimenti troppo scomposti (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale e di deputati del gruppo di Forza Italia)!

PIERLUIGI MANTINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, colgo spunto dalle parole del collega Massidda per ricordare che, in questa sede, non stiamo giocando una partita agonistica, con andata e ritorno (chi vince oggi e chi vince domani). Siamo dinanzi all'incapacità del Parlamento di rispondere al messaggio del Capo dello Stato - messaggio in senso improprio -, il quale, grazie alle iniziative di questo Parlamento e di tutti i gruppi politici, ha posto un problema cui oggi non stiamo dando risposta.
Non ho difficoltà a ricordare che, in merito all'attribuzione di un potere più netto al Presidente della Repubblica di concedere la grazia, si era espresso anche il premier Berlusconi. Non devo ricordare la trasversalità di questo provvedimento. Quindi, credo che i toni trionfalistici siano del tutto fuori luogo. Credo anche che questo provvedimento - mi rivolgo ai colleghi del centrosinistra - sia nato male, in modo confuso, creando il sospetto (non


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so se legittimo) che si potesse trattare di una legge ad personam. La confusione naufraga in un risultato che è l'esatto opposto dell'intento dei proponenti il provvedimento.
Credo che tutti debbano svolgere una riflessione più matura, iniziando dal relatore Taormina, che probabilmente deve assumersi - glielo chiedo formalmente - le proprie responsabilità.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

ANTONIO BOCCIA. Presidente, c'è una richiesta di sospensione!

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, siamo nella fase delle dichiarazioni di voto, durante la quale peraltro sono stati svolti numerosi interventi. Procederemo ora alla votazione e, subito dopo, sospenderemo i lavori.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione (Applausi polemici dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni) (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale - Applausi polemici dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, dai cui banchi si grida: «Bravi!», «Bravi!»)

(Presenti 234
Votanti 224
Astenuti 10
Maggioranza 113
Hanno votato
sì 4
Hanno votato
no 220
Sono in missione 66 deputati).

Colleghi, vorrei precisare che nella votazione testé svoltasi, la Camera era in numero legale per quattro deputati, computando, oltre ai 234 presenti, anche i cosiddetti figurativi, in numero di 12.
Prendo atto che l'onorevole Papini non è riuscito a votare ed avrebbe voluto astenersi.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 15.

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