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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giacco. Ne ha facoltà.
LUIGI GIACCO. Signor Presidente, chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna della mia dichiarazione di voto (Applausi).
PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza sulla base dei consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.
TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, a nome del gruppo di Rifondazione comunista sono particolarmente dispiaciuta di non potermi dichiarare a favore del provvedimento in esame che pure ci ha visti, a partire dalla XII legislatura, molto attivi. Allora ritenevamo, anche in assenza delle più precise normative europee che invece abbiamo oggi, che tale campo avesse necessità di essere normato proprio perché oltre dieci milioni di cittadini italiani utilizzano prodotti di tipo erboristico per coadiuvare il proprio stato di benessere. È dunque necessario tutelare i consumatori evitando che, nel rivolgersi a prodotti erboristici, prendano abbagli e credano di utilizzare farmaci laddove utilizzano solo coadiuvanti; inoltre il provvedimento ha il compito ben preciso, alla luce della nuova normativa del corso di studi che prevede una laurea triennale in tecniche erboristiche, di definire la professione di tali nuovi laureati.
In Italia ci troviamo di fronte ad un'anomalia particolarissima. Anche per questioni di tipo climatico, da centinaia di anni l'erboristeria è un'arte, un tipo di conoscenza estremamente diffusa ed utilizzata nel nostro paese. Essa era stata completamente abbandonata nel momento in cui si era iniziato a fare ricorso, da parte della ricerca scientifica, ai farmaci di sintesi, ma è stata mantenuta in vita grazie alla dedizione ed agli studi particolari di alcuni erboristi, la cui fama ha travalicato i confini del nostro paese.
Nel momento in cui l'erboristeria è diventata appannaggio di molte persone, forse anche in relazione alla sfiducia prodotta nei consumatori dagli effetti collaterali dei farmaci chimici, ci siamo trovati di fronte ad un mercato che non aveva norme. La normativa era molto vecchia - risaliva al 1931 - e per gli operatori era previsto un corso di specializzazione non superiore ad un mese che sicuramente, al di là dell'encomiabile preparazione professionale da autodidatti, non garantiva una grande preparazione.
Nel 1996 nel nostro paese si è, quindi, dato il via alla laurea breve specialistica in tecniche erboristiche. Oggi abbiamo un corso di studi, attivato quasi sempre presso le facoltà di farmacia, che nulla ha da invidiare, per quanto riguarda il settore erboristico, alla preparazione professionale specifica richiesta.
Abbiamo iniziato l'iter del progetto di legge in esame all'indomani del provvedimento che istituiva la laurea breve in tecniche erboristiche proprio per definire l'ambito di professionalità di tali nuovi laureati: tuttavia ci troviamo oggi, a distanza di otto anni, ad avere laureati da tre-quattro anni in tecniche erboristiche ed a non dare loro alcuna possibilità professionale. Tanto meno ciò avviene con questo provvedimento, in cui abbiamo dato una definizione così restrittiva dell'erboristeria da averne ridotto l'ambito.
Lo abbiamo ridotto, da una parte, in favore del farmacista, che sicuramente ha una preparazione professionale che gli consente di seguire anche l'aspetto erboristico, ma con un taglio particolare (che non riguarda il semplice aspetto salutistico, ma sicuramente, molto di più, l'aspetto sanitario), dall'altra parte, in favore della grande commercializzazione, quindi dei supermercati, dove potremo trovare prodotti erboristici preconfezionati, che nulla recheranno per fornire indicazioni al consumatore, rispetto all'uso e alle possibilità del prodotto stesso.
Un provvedimento, quindi, come quello oggi al nostro esame ha ormai poco senso e questo mi dispiace moltissimo, perché ricordo - non perché fossi io la relatrice - che, nella scorsa legislatura abbiamo approvato all'unanimità, in questa Camera, un provvedimento che prevedeva, invece, una definizione molto precisa di prodotto erboristico e dell'ambito lavorativo dell'erborista, nonché una definizione molto precisa dell'etichettatura e delle norme a tutela dei consumatori. Oggi, ci troviamo di fatto a non aver garantito che cosa conterranno le tabelle e quindi quali prodotti potranno essere venduti in erboristeria, così come ci troviamo a delegare ad una commissione (della quale, in questo provvedimento, viene prevista solo la composizione, senza fissare nessun altro paletto) la possibilità, un domani, di «dare gambe» a questo provvedimento.
Credo invece che sarebbe stato molto più serio, da parte di questo ramo del Parlamento, di fronte all'impossibilità di definire l'ambito e di normarlo e di fronte alla normativa europea, che avanza e che definisce aspetti che noi siamo ancora lontani dal definire, cedere il passo, lasciando perdere questo provvedimento che, a nostro avviso, nella sua attuale formulazione, non ha più ragione di essere. Questo, peraltro, non è il parere solo di Rifondazione comunista, bensì è il parere che ci è stato dato, in questi ultimi mesi, da parte di molte categorie di addetti ai lavori, di erboristi, di produttori, di piccoli produttori, che in questo momento dichiarano la loro insoddisfazione rispetto a questo provvedimento; essi affermano altresì che, se non lo riempiamo di contenuti, esso rimarrà una cornice vuota, che impedirà loro di compiere il loro lavoro, consegnando da una parte alla grande distribuzione, dall'altra parte ai farmacisti, questa materia che essi, con la loro buona volontà e con la loro professionalità, hanno mantenuto in vita in questi anni.
Rifondazione comunista, quindi, pur apprezzandone la parte positiva, soprattutto relativamente all'etichettatura e quindi alla garanzia, non può essere d'accordo su questo provvedimento, in particolare laddove si evidenzia, in qualche modo, un'inadeguatezza ed una non definizione precisa del settore che stiamo normando. Diamo tuttavia fiducia a questo provvedimento astenendoci, perché speriamo che al Senato, dove sarà esaminato in seconda lettura, si possano definire gli ambiti relativi alle tabelle, così come i compiti delle Commissioni, oltreché definire con precisione i compiti che saranno assegnati a ciascuno, a seconda della preparazione professionale.
Pertanto il nostro sarà un voto di astensione, perché non condividiamo i contenuti di questo provvedimento, anche se concordiamo sul fatto che una normativa su questa materia debba comunque esserci e debba avere una sua definizione
precisa, che invece in questo momento, con il lavoro compiuto dalla Commissione e con gli emendamenti approvati in aula, non riusciamo più ad intravedere.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.
GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Non c'è dubbio che sia necessaria un'organica disciplina nazionale sull'erboristeria. Il Parlamento ha tentato più volte di legiferare per colmare tale vuoto legislativo, senza tuttavia riuscire in tale intento. Infatti, nel nostro paese le norme regolamentari del settore risalgono al 1931 e sono state integrate da alcuni decreti-legge e da sentenze della Corte costituzionale. Queste condizioni erano da considerare ampiamente insufficienti, di fronte al notevole sviluppo del comparto, dovuto all'aumentata attenzione verso una cultura del benessere e degli aspetti estetici.
Va sottolineato che questo settore in Italia è rappresentato da ben 5 mila esercizi di erboristeria che occupano 30 mila addetti, da tante piccole e medie imprese nel settore agricolo e delle piante officinali, nonché da oltre mille aziende di trasformazione di prodotti erboristici che danno lavoro a venticinquemila addetti.
Non di secondaria importanza sono i passi avanti realizzati nella formazione degli erboristi: mi riferisco all'istituzione dei corsi di laurea breve in erboristeria, ai diplomi universitari in tecniche erboristiche, nonché all'ampio processo di crescita formativa degli erboristi (attraverso corsi di formazione professionali ed esperienze sul campo), i quali si sono formati con le discipline regolamentate nel 1931. I suddetti sono e rimangono l'asse centrale, i protagonisti non secondari che hanno portato all'affermazione del settore erboristico nel nostro paese; noi, in tal senso, ci siamo mossi per offrire garanzie a questa importante categoria di lavoratori nel nostro paese.
La normativa che ci accingiamo a votare cerca di interpretare l'esigenza di una regolamentazione giuridica del settore per tutelare la salute dei cittadini e proteggere dal rischio di pericolosità degli effetti collaterali di alcuni prodotti, sulla base di una scelta di fondo: distinguere il prodotto erboristico che può essere venduto dall'erborista (perché non deve avere capacità terapeutica documentata), dal prodotto fitoterapico che ha capacità terapeutica paragonabile al farmaco e che, quindi, deve essere venduto in farmacia.
Per tali motivazioni, preannuncio l'espressione da parte dei deputati del gruppo della Margherita del voto favorevole sul provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bogi. Ne ha facoltà.
GIORGIO BOGI. Signor Presidente, preannunzio l'espressione del mio voto contrario sul provvedimento in esame perché non voglio essere acquiescente nei confronti di un provvedimento che contraddice la mia visione della società. Con ciò non intendo dire che non vi possano essere visioni della società non sostenute dalla cultura scientifica, negata, a mio avviso, in questo caso. Certamente, visioni non basate sulla cultura scientifica sono più che giuste; da questo punto di vista, però (a mio avviso si tratta di una cosa estranea), il problema che ne deriva è ciò che avete normato.
È chiarissima la difficoltà di indicare la specificità del prodotto erboristico; se ci si riesce (ciò non è certo con riferimento alla tabella che dovrà redigere la Commissione, quindi il Ministero della salute), ciò avviene di risulta, perché non è un alimento, né un medicinale, né un integratore alimentare.
Cosa resta del prodotto erboristico? Come potete indicare la specificità di questo prodotto? La cosa è seria, perché esistono titoli universitari, ai quali è affidata la specificità della garanzia. L'erborista diplomato all'università in tecniche erboristiche garantisce la popolazione rispetto al commercio del prodotto, solo
che il prodotto è in diminuzione ed, a mio avviso, sta per scomparire. Pertanto, l'erborista finisce per essere un soggetto subordinato che offre la sua competenza in erboristeria a chi può vendere i prodotti, ovvero al supermercato che sarà anche abilitato a vendere integratori alimentari di tipo vegetale (non hanno caratteristiche medicinali, quindi possano essere immessi nel libero mercato), oppure al farmacista che ha titolo per vendere prodotti con attività medicinale. È questa la stretta nella quale, a mio avviso, è finita l'Assemblea.
Mi sembra di capire - ne ho trovato un accenno anche in una dichiarazione di voto - che ci penserà il Senato. Può darsi che sia così, può darsi appunto che il Senato esamini questo provvedimento e ne modifichi le caratteristiche attuali; non credo, tuttavia, che l'Assemblea della Camera dei deputati possa orientarsi a decidere su un aspetto di cui non sono indicati gli elementi di specificità.
Per tale motivo, a titolo personale, esprimerò un voto contrario sul presente provvedimento.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso il provvedimento.
PIERGIORGIO MASSIDDA, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERGIORGIO MASSIDDA, Relatore. Signor Presidente, ricordo che questo provvedimento è stato portato avanti per diverse legislature, ma solo una volta ha superato l'esame di una Camera.
Ritengo che l'erboristeria faccia parte della tradizione nazionale, anche se alcune direttive europee tendono sempre più a restringere tale settore, e sono convinto che, attraverso questo provvedimento, stiamo tutelando la salute e la sicurezza del cittadino, riconoscendo agli erboristi una grande professionalità (e non solo a quelli che, in questi mesi, usciranno dalle università e che hanno una preparazione superiore alla media).
Molti colleghi che in quest'aula hanno espresso dubbi su questa legge devono ricordare che, nella scorsa legislatura, si decise di istituire le lauree brevi per una professione in relazione alla quale, se oggi non dessimo un giusto riconoscimento, faremmo un duplice errore (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Ritengo che sia stato svolto un buon lavoro e voglio dividere questi applausi con i funzionari degli uffici che con noi hanno lavorato alacremente (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
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