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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, i deputati Verdi esprimeranno con convinzione un voto favorevole sul disegno di legge di ratifica in esame, che giunge in ritardo. Anche noi Verdi abbiamo presentato una proposta di legge abbinata al disegno di legge di ratifica del Governo, sulla salvaguardia delle risorse fitogenetiche.
Questo trattato internazionale, che ha avuto una lunghissima negoziazione (se non sbaglio, quasi 20 anni), è molto importante per combattere la fame nel mondo e, dal nostro punto di vista, anche per contrastare il tentativo di alcune multinazionali, in particolare di quelle che producono organismi geneticamente modificati, di appropriarsi gratuitamente della biodiversità naturale dei paesi, peraltro senza pagare questa ricchezza, ripresentando le sementi geneticamente modificate con il brevetto; in tal modo, i paesi depredati di questa ricchezza devono pagare le loro sementi originarie.
Quindi, noi diamo molta importanza a questo trattato - piuttosto complesso perché si compone di 35 articoli e 2 allegati -, che è nato proprio per contrastare
l'impoverimento delle risorse genetiche vegetali per l'alimentazione e l'agricoltura che la monocultura, introdotta in tanti paesi, ha di fatto prodotto, facendo sparire moltissime specie autoctone originarie. Ciò viene riconosciuto dalla FAO come un compito indispensabile per la sicurezza alimentare e per lo sviluppo agricolo sostenibile. Tra l'altro, ratifichiamo questo trattato dopo la conclusione della conferenza dell'ONU di verifica a dieci anni dalla Convenzione sulla biodiversità, che mi pare non abbia dato risultati molto favorevoli in relazione alla salvaguardia di questo settore, soprattutto per la parte riguardante la sicurezza della biodiversità.
Naturalmente, le parti contraenti si impegnano ad inventariare le proprie risorse genetiche vegetali e a sviluppare in modo naturale nuove varietà. Questo è il motivo per cui noi votiamo con convinzione a favore del provvedimento in esame, ma chiediamo al Governo di dirci quale programma intende seguire dopo la ratifica di tale trattato in merito alla tematica in oggetto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.
RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, la differenza rispetto al trattato precedente è che quello che stiamo esaminando è un trattato stipulato in sede FAO, cioè nella sede di un'agenzia delle Nazioni Unite. Noi voteremo a favore, anche se pensiamo che sia minimalista e vediamo lo «zampino» delle multinazionali, che hanno posto un freno. Ma questa è la differenza: nelle sedi - diciamo così - democratiche, come le agenzie delle Nazioni Unite, quegli interessi giocano in difesa, mentre nelle sedi dei trattati bilaterali (come quella del trattato precedente) tra potenze economiche e i singoli paesi - guarda caso! - giocano da grandi protagonisti.
Approfitto di questa dichiarazione di voto - che, ripeto, sarà favorevole, nonostante i limiti di tale accordo - per riprendere il filo di un discorso con il collega Spini e con il collega Bianchi. Il collega Spini compie un'operazione fideistica: poiché è Lagos che ha stipulato il trattato, sarà buono. Bene, poiché Blair ha fatto la guerra ed è dello stesso partito dell'onorevole Spini, allora questo vuol dire che la guerra è buona? Non è detto che le cose stiano in questi termini. L'accordo, secondo me, è oltremodo svantaggioso per il Cile, ma è una opinione mia, che mi piacerebbe discutere nel merito e non sul piano dei rapporti fideistici.
All'onorevole Spini vorrei anche ricordare che quanto ha detto sulla democrazia cilena è per lo meno incompleto. Il processo di democratizzazione del Cile, secondo me, è di là da venire. In Cile, per esempio, si vota con il sistema che fu inventato da Pinochet: ci sono partiti che hanno l'8, il 9 e il 10 per cento dei voti e non hanno un solo seggio parlamentare. Ritengo che quello cileno non sia un sistema molto democratico. Peraltro, fu inventato da quel dittatore per dare luogo alle finte elezioni svoltesi durante la dittatura, con cui si eleggevano organismi che non avevano alcun potere. Quel sistema elettorale è rimasto intatto; è stato solo utilizzato dal pluralismo dei partiti che è rinato dopo la caduta della dittatura. Ma la dittatura è completamente caduta? Qual è il ruolo dei militari in Cile?
Come è possibile che abbiano potuto ottenere una legge di impunità totale per tutti i crimini che sono stati commessi contro l'umanità? Vi sono state decine di migliaia di assassini e di sparizioni e il responsabile di tutto questo siede in Parlamento come senatore a vita! Avrei dei dubbi a dire con tanto entusiasmo che la democrazia cilena si è definitivamente affermata. Certo, registro un processo di democratizzazione, ma su esso vorrei sospendere il giudizio.
All'onorevole Giovanni Bianchi vorrei dire che capisco perfettamente le sue argomentazioni, ma mi sembrano datate. Non è vero che l'Unione europea interviene in Cile con un Accordo per bilanciare, in qualche misura, quello degli Stati Uniti. Infatti, l'Unione europea ha stipulato
questo accordo in precedenza e, semmai, è il Governo Bush che potrebbe dire di dover correre ai ripari a causa della concorrenza dell'Unione europea. Ma si tratta veramente di concorrenza?
Vorrei si capisse che una multinazionale - abbia essa la sede del consiglio di amministrazione nell'Unione europea o negli Stati Uniti - potrà applicare, attraverso una sua filiale in uno dei due continenti, reciprocamente e rispettivamente, il trattato che a lei conviene di più e che non conviene, invece, né alle piccole e alle medie imprese europee né, tantomeno, a quelle cilene. Infatti, ad avvantaggiarsi di questa frenesia della liberalizzazione totale - e per l'accordo precedente si parla proprio di questo - dello scambio delle merci e della caduta dei dazi doganali sono sempre e solo le grandi potenze economiche come le multinazionali.
Quindi, non vorrei si pensasse che siamo un mondo diverso, un mondo di trent'anni fa, un mondo nel quale gli investimenti effettuati in un paese garantivano la crescita del prodotto interno, ergo la crescita della produzione, ergo la crescita dell'occupazione, ergo la crescita del mercato interno. L'economia cilena non è così forte; lo è, certamente, dal punto di vista dell'internazionalizzazione, ma il Cile è al terzo posto tra i paesi di tutta l'America latina per l'ampiezza della forbice fra ricchezza e povertà.
Se il sistema cileno non è crollato del tutto, come è accaduto in Argentina, è perché lo stesso Governo di Pinochet, consigliato dai Chicago boys, non è riuscito a nazionalizzare, ad esempio, la risorsa economica principale del paese, ossia il rame. Infatti, essa è stata privatizzata solo relativamente ai giacimenti ed al trattamento dei materiali ricavati da questi ultimi a partire da una certa data in poi; invece, la gran parte della proprietà è stata mantenuta nelle mani dello Stato, che per questo motivo ha potuto non fare la fine dell'Argentina.
Come vedete, questa discussione sarebbe interessante. Comunque, ringrazio l'onorevole Giovanni Bianchi per le parole che ha espresso sul mio conto.
Devo dire che ciò che ho detto in questa sede l'ho imparato dalla Rete Lilliput, da Manitese, da Pax Christi, da Commercio equo e solidale e dall'enorme quantità di associazioni, soprattutto del mondo cattolico, che in questi anni si sono dedicate con tanto impegno e tanta forza a combattere tali processi di liberalizzazione.
Francamente, non capisco come si possa affermare che bisogna globalizzare i diritti e la democrazia e poi votare, come se niente fosse, esattamente in senso opposto, perché di questo si tratta (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanni Bianchi. Ne ha facoltà.
GIOVANNI BIANCHI. Signor Presidente, vorrei fare una battuta inevitabile rispetto al discorso sulla situazione latinoamericana svolto ora dal collega Ramon Mantovani. L'economia cilena deve essere considerata, con riferimento al suo stato di salute, anche relativamente agli altri Stati latino-americani. Derivava da qui un giudizio non del tutto negativo, pur non amando, a mia volta, i Chicago boys e quel tipo di origine. Tuttavia, quanto meno qui vi sono stati minori disastri e minori disuguaglianze che non in altre parti.
In secondo luogo, vorrei formulare una rassicurazione: non cambiamo opinione sull'arroganza delle multinazionali quando queste ultime hanno sede in Europa. Ci troveremo presto a fare i conti con una situazione del genere: pensiamo al problema dell'acqua ed alla multinazionale francese con sede in Europa che ha comprato quella statunitense. Quindi - mi rivolgo al collega Ramon Mantovani - anche al riguardo siamo avvertiti.
Detto questo, veniamo all'esame del provvedimento, tanto più significativo in un momento nel quale l'opinione pubblica
mondiale si confronta con il tragico nichilismo dello stragismo.
In questo senso, come è già stato ricordato, siamo nel mezzo di un percorso che la FAO ha cominciato venti anni fa, attraverso un accordo non vincolante fra Stati finalizzato alla ricerca scientifica sulle risorse fitogenetiche. Oggi siamo invece giunti ad un accordo vincolante: il mondo cerca cioè di darsi strumenti di governance di fenomeni globali dalle implicazioni molto vaste, quali quello dei mutamenti climatici, della fame nel mondo, dello sviluppo dell'agricoltura, riservando un giusto ruolo agli agricoltori e ai paesi del sud del mondo. Ci si preoccupa, cioè, di un'equa distribuzione dei benefici che tutte le parti contraenti devono trarre dalla gestione così concordata delle risorse.
Studi autorevoli indicano come il pianeta veda velocemente ridursi la ricchezza delle specie vegetali ed animali a causa di un incontrollato processo di sfruttamento dell'ambiente che, apparentemente finalizzato allo sviluppo dell'agricoltura per alimentazione, in realtà sta minando le stesse basi dell'ambiente, esattamente come avviene attraverso il saccheggio distruttivo di tanti habitat ed ecosistemi il cui equilibrio è garanzia per la loro sopravvivenza e per la stessa capacità produttiva.
Biodiversità e sviluppo sostenibile ci vengono proposti in questo trattato non come opzioni migliori dal punto di vista ambientale, ma come necessità assolute di scelta, nelle quali il tempo gioca un ruolo decisivo, in quanto oggi occorre invertire il processo di scomparsa delle specie, perché in futuro non vi sarà materia sulla quale operare.
GIOVANNI BIANCHI. Non si possono cioè attendere condizioni politiche e finanziarie più favorevoli, perché determinati danni sono semplicemente irreversibili.
Il trattato, dunque, si propone la salvaguardia e la gestione delle risorse fitogenetiche, in linea con la Dichiarazione di Roma sulla sicurezza alimentare. In questi anni abbiamo già cominciato a fare i conti con masse di disperati che creano possenti flussi migratori per il mondo, alla ricerca, più che legittima, di cibo per la sopravvivenza.
Molto importanti sono dunque la conservazione, l'utilizzo, lo scambio delle sementi e del materiale di riproduzione, così come la ripartizione dei benefici al fine di tutelare gli agricoltori, unica garanzia per lo sviluppo autocentrato e l'autosufficienza alimentare dei paesi che devono sfamare centinaia di milioni di persone.
Il trattato è animato da una logica molto lontana da quella della brevettazione delle varie forme di vita da parte delle multinazionali, che «viaggiano» verso la globalizzazione intesa nel peggiore dei modi, ovvero nel senso della selezione ed omogeneizzazione delle specie e del loro controllo monopolistico, dal quale il mondo intero dovrebbe dipendere.
Si tratta invece di permettere agli Stati, alle comunità locali e agli agricoltori di conservare, valorizzare e fruire dei loro beni, in modo da scambiarseli in un'ottica di reciproca collaborazione e solidarietà. Ciò è espresso in maniera esplicita nella parte IV, laddove si garantisce una prospettiva di reciproca collaborazione e solidarietà per preservare, al contempo, la sovranità degli Stati sulle proprie risorse genetiche vegetali sia per l'alimentazione sia per l'agricoltura.
La ratifica di questo Trattato, quindi, va valutata come un passo importante nella direzione giusta per la soluzione di molti problemi: per miliardi di persone ciò significa la possibilità di sperare nel futuro.
Per tali motivi, il voto del mio gruppo sarà convintamente favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deodato. Ne ha facoltà.
GIOVANNI DEODATO. Signor Presidente, il gruppo di Forza Italia, naturalmente, voterà a favore del provvedimento
in esame. Non entrerò nel merito, essendo stata svolta ieri una relazione molto ampia. Mi limito soltanto a richiamare l'attenzione dei colleghi sul fatto che gli Stati che avranno ratificato il trattato nei termini previsti dall'articolo 5 faranno parte dell'organo direttivo che, nella sua prima riunione, assumerà importanti decisioni attuative del trattato stesso. Dunque, l'approvazione del disegno di legge in esame è di grande rilievo per l'Italia perché consentirà al nostro paese di partecipare sin dall'inizio ai lavori dell'organo direttivo e, quindi, di tutelare efficacemente i propri interessi nazionali.
Concludo auspicando una sollecita approvazione del disegno di legge di ratifica anche da parte del Senato.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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