Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 439 del 16/3/2004
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 4616)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Si tratta della ratifica di un Trattato di associazione della Repubblica cilena con l'Unione europea, ma non è un provvedimento qualsiasi. Per una parte, è una associazione all'Unione europea iscritta nella tradizione; tutte le associazioni fatte dall'Unione europea di Stati non membri dell'Unione negli ultimi dieci anni sono state ispirate dalla logica neoliberista, dalla logica della totale o quasi totale liberalizzazione degli scambi, dalla logica degli interessi delle imprese multinazionali, che attraverso questa liberalizzazione hanno potuto, per esempio, chiudere stabilimenti all'interno dell'Unione europea e aprirli in altri paesi, per poi importare senza dazi doganali nell'Unione europea le merci ivi prodotte. Tutti gli accordi di associazione sono stati ispirati da questa logica, eppure quest'ultimo è ancora più grave e più negativo.
Vorrei che i colleghi tornassero con la memoria al vertice di Cancun del WTO ed al suo esito. Da molte parti, non certo dalla nostra, si alzò un lamento: peccato che non vi sia stato un accordo in sede multilaterale; questo aprirà le porte ad accordi bilaterali.
Ebbene, quell'affermazione lamentosa era falsa ed infondata, ed anche ipocrita. Per esempio, questo Accordo bilaterale dell'Unione europea con la Repubblica del Cile precede il vertice di Cancun. Anzi, esso era ed è esplicitamente il tentativo di aprire la strada affinché a Cancun si raggiungesse un accordo anche su tutte le fattispecie merceologiche, come, ad esempio,


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i servizi e l'acqua, che fino a quel momento la stessa Organizzazione mondiale del commercio non era riuscita a liberalizzare.
Un altro lamento si sentì all'epoca. Quando gli Stati Uniti raggiunsero un accordo bilaterale con la Repubblica del Cile, i paesi del Mercosur - il Brasile, l'Uruguay e l'Argentina - hanno visto male questo accordo bilaterale. Ebbene, l'Unione europea aveva già stipulato sei mesi prima un accordo bilaterale, dal punto di vista della liberalizzazione del commercio, peggiore del citato accordo tra gli Stati Uniti ed il Cile. Nelle motivazioni del provvedimento di ratifica si afferma esplicitamente che l'Unione Europea deve competere con gli Stati Uniti, per inserirsi in America latina, secondo la stessa logica degli Stati Uniti, vale a dire promuovendo una totale liberalizzazione del mercato.
Vorrei far notare, soprattutto alle colleghe e ai colleghi del centrosinistra, che questo Accordo, negoziato dalla Commissione europea guidata da Romano Prodi e poi ratificato dai 15 Governi dei paesi membri dell'Unione Europea, prevede che - leggo dalle motivazioni dell'Accordo stesso -, per quanto concerne le clausole economico-commerciali dell'Accordo, esse hanno una portata assai ampia e gli impegni di liberalizzazione eccedono considerevolmente quelli che le parti hanno assunto in seno all'Organizzazione mondiale del commercio. Ancora, si afferma che l'area di libero commercio si estende al settore dei servizi, nonché agli investimenti, ai pagamenti e al mercato dei capitali. Nell'epoca della vicenda Parmalat, il fatto che oggi si estenda la liberalizzazione del mercato dei capitali al Cile, per poterlo poi fare un domani con tutta l'America latina, mi sembra piuttosto grave e significativo.
Qualcuno dirà che questo Accordo, al contrario di quello che gli Stati Uniti stipulano con questi paesi, prevede delle belle parole sui diritti umani e sulla collaborazione politica. Leggetevi il contenuto del trattato di associazione del Cile con l'Unione Europea: peccato che questi principi e questi valori vengano enunciati senza prevedere, in sostanza, nessun programma applicativo, tranne che, per i diritti umani, si potrebbe in qualche misura trovare una soluzione di continuità rispetto all'Accordo se una delle parti li violasse pesantemente. Tuttavia, c'è un piccolo dettaglio, colleghe e colleghi: per sospendere l'esecutività di questa associazione bisognava avere, ieri, l'unanimità di 15 Stati membri e, domani, di 25, il che rende inapplicabile la clausola democratica contenuta in questo Accordo, così come è stata inapplicabile la clausola che lega l'Unione Europea agli Stati Uniti del Messico. Infatti, nonostante le reiterate e gravissime violazioni dei diritti umani, nessuno è mai riuscito ad applicare questa clausola democratica.
In altre parole, siamo in presenza di un'enunciazione vuota e vacua di principi, non sorretta da alcun programma esecutivo, mentre, per quanto concerne la liberalizzazione delle merci, dei servizi e dei capitali, tutto ciò è non solo regolamentato ma previsto programmaticamente, tanto che si assegna alla stessa Organizzazione mondiale del commercio e al tipo di arbitraggio che essa prevede la rapida ed immediata soluzione dei problemi che possono intervenire.
Insomma, colleghe e colleghi, per tutti questi motivi noi siamo assolutamente contrari al fatto che in silenzio, in segreto - perché nessuno dei parlamentari presenti e probabilmente nessuno dei governi interessati, tranne uno o due funzionari governativi, conoscevano in anticipo i contenuti di questo accordo - si continuino a stipulare trattati di associazione, trattati di libero commercio ispirati ad una politica che ha prodotto fame, morte e devastazione in tutto il mondo e che continua ad essere perseguita con tenacia, senza tener conto del fatto che essa stessa è fallita ed è stata messa in discussione perfino da molti di quei soggetti che l'avevano promossa!
Se la Commissione europea, che non risponde a nessuno - perché nessuno dei suoi membri è eletto o risponde direttamente ad un Parlamento, se non al Parlamento europeo, il quale però non ha


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poteri reali - continuerà su questa strada, evidentemente avremo un'Europa sempre meno democratica, sempre più tecnocratica, sempre più piegata agli interessi delle grandi società multinazionali e faremo un cattivo servizio a noi stessi perfino come parlamentari se continuassimo a ratificare accordi di questo tipo, che hanno delle pesantissime conseguenze anche sulla nostra economia! Basti pensare al settore dell'agricoltura e alla liberalizzazione di più del 90 per cento dei prodotti agricoli fra Unione europea e Repubblica del Cile.
Per questi motivi, colleghe e colleghi, il gruppo di Rifondazione comunista voterà convintamente contro questo disegno di legge di ratifica (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, pensavo di svolgere alcune considerazioni generali, ma dopo aver ascoltato l'intervento dell'onorevole Mantovani, credo sia giusto ricordare che i Democratici di sinistra voteranno a favore di un accordo stipulato da un paese, il Cile, che oggi ha un Presidente della Repubblica come Ricardo Lagos, che appartiene allo stesso partito che fu del Presidente della Repubblica Salvador Allende, e che vedono certamente con favore il fatto che i rapporti tra il Cile e l'Unione europea possano incrementarsi. Sicuramente, sarebbe meglio se vi fosse già una capacità di contrazione da parte di organismi di area sudamericana, ma naturalmente ciò non toglie che, per quanto ci riguarda, è benvenuto ogni rapporto che il Cile stipuli liberamente.
Vorrei però fare due considerazioni generali ed avanzare una richiesta che trasmetto al senatore Mantica. Ieri abbiamo sentito il primo ministro eletto spagnolo, Zapatero, pronunciare una dichiarazione molto importante, e cioè che il nuovo Governo spagnolo intende dare impulso alle trattative per la Costituzione europea; ciò tra l'altro, risponderebbe in parte anche ad alcuni rilievi che sono stati sollevati in quest'aula, perché uno dei punti significativi è la personalità giuridica dell'Unione europea e quindi la sua capacità di contrarre in modo diverso anche gli accordi internazionali. Noi siamo alla vigilia di un Consiglio europeo, che si svolgerà la settimana prossima, di grande rilievo. È vero che a questo Consiglio europeo parteciperà ancora il primo ministro Aznar, perché la situazione costituzionale spagnola non prevede un nuovo Governo fino al 10-15 aprile prossimo; però credo che, di fatto, la posizione assunta dal primo ministro in eligendo sia di grande rilievo e molto importante. Non sarebbe forse il caso che il Presidente del Consiglio dei ministri, l'onorevole Silvio Berlusconi, prima di questo Consiglio europeo così importante - perché può vedere il rilancio della Costituzione europea, che è il presupposto essenziale per risolvere anche i problemi che sono stati qui esposti, ma comunque per rilanciare la Costituzione europea -, sentisse il dovere di venire in aula a fornire chiarimenti al riguardo, come fanno altri primi ministri, come quello britannico ed altri? Non potrebbe essere questa l'occasione di uno scambio di idee fra il Presidente del Consiglio e l'Assemblea?
Gli amanti delle statistiche - anche se amo più la politica della statistica - hanno constatato, a volte, un rapporto che non è stato intensissimo. Ebbene, nel momento in cui la Camera procede alla ratifica di un Accordo che riguarda l'Unione europea nel suo complesso (15 paesi membri e 25 a partire dal 1o maggio), vorrei salutare con grandissima soddisfazione un evento che può veramente sbloccare la trattativa per varare la Costituzione europea e che credo dobbiamo incoraggiare in tutti i modi.
In secondo luogo, tuttavia, vorrei anche dire che, se prima di recarsi a questo Consiglio europeo il Presidente Berlusconi sentisse il bisogno di stabilire un rapporto con il Parlamento, ciò sarebbe altamente auspicabile e positivo, anche ai fini di un corretto rapporto tra maggioranza e opposizione.


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Con tale richiesta molto precisa, che avanzo formalmente, annuncio che il gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo esprimerà voto favorevole sul disegno di legge di ratifica dell'Accordo al nostro esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanni Bianchi. Ne ha facoltà.

GIOVANNI BIANCHI. Signor Presidente, il gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo voterà a favore del disegno di legge di ratifica in esame. Mi corre l'obbligo di avviare un confronto con le posizioni come sempre molto documentate espresse dal collega Ramon Mantovani, al quale riconosco un radicalismo nell'approccio a tali questioni, che tuttavia non è vaniloquio ideologico ma in genere attiene alle cose concrete.
Perché, allora, ci differenziamo in questo voto? L'onorevole Mantovani ha ragione quando analizza il quadro complessivo dell'America latina ed il ruolo che il Mercosur è chiamato a svolgere, e che già sta svolgendo, in dialettica con i tentativi da parte degli Stati Uniti di continuare a mantenere rapporti bilaterali con le nazioni e con gli Stati latino-americani.
Mi domando, tuttavia - e do una risposta positiva, evidentemente, perché l'interrogativo è quanto meno retorico -, se ciò non richieda un rapporto più stretto, come stiamo facendo in questa fase, con l'Unione europea. Infatti, si tratta di un Trattato stipulato dall'Unione in quanto tale, e non dimentichiamo che, se è vero che in questo momento nel continente latino-americano sta crescendo la possibilità di una maggiore autonomia, questa è data esattamente dal Mercosur, che per alcuni versi cerca di inseguire la logica del Mercato comune europeo. Ciò al punto tale che, sui quotidiani latino-americani, si sostiene addirittura che Duhalde, l'ex Presidente argentino - l'uomo che ha aperto la strada, fortunatamente, ad un personaggio come Kirchner, che ora ha la possibilità di guidare quel paese verso un destino migliore, fuori dal default -, è il Prodi latino-americano.
Vorrei dire, pertanto, che il paragone con l'Europa, in questo caso, è non soltanto virtuoso, ma anche utile; non si tratta di un allineamento sulle posizioni che privilegiano, smaccatamente, rapporti bilaterali fra la metropoli del mondo, gli Stati Uniti d'America, ed i singoli Stati latino-americani, ma si tiene aperta anche questa strada.
Ciò per un'altra ragione. Evidentemente, vi sono una serie di radici liberiste nell'economia cilena. Tutti ricordiamo l'influsso dei Chicago boys sulla politica economica di quel paese, ma occorre anche riconoscere, anche se non sono un corifeo del liberismo, che l'economia cilena è tra le meglio assestate in America latina. Il motivo è che non si tratta solo di una questione economica, ed è qui la ragione del nostro voto, ma vi è anche un circolo virtuoso tra mercato e Governo - che manca, invece, in altre esperienze latino-americane - che rafforza il confronto con l'Unione europea. Il vero problema è non continuare a cedere a questo pensiero unico, a questa sorta di religione del mercato, e capire che se il mercato è necessario, esso ha altresì il bisogno assoluto di essere governato.
A me pare che tale logica non sia negata dal trattato anche quando, accanto al discorso dei servizi, giustamente richiamato dal collega Mantovani, si pone quello dell'immigrazione, che prevede un accordo con il Cile, ai sensi del quale i clandestini vengono accolti dallo Stato cileno una volta espulsi dagli Stati europei. Insomma, si fa qualche passo avanti.
Mi sembra - e lo ripeto - che il rapporto tra mercato, che va pure migliorato, ed azione di governo sia l'asse logico e, quindi, politico sul quale questo accordo si muove. È questa la ragione per la quale esprimeremo un voto favorevole sul provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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