Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 439 del 16/3/2004
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(Mancato rimborso delle imposte versate erroneamente o in eccesso dai contribuenti da parte delle Agenzie delle entrate - n. 3-01582)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, onorevole Contento, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Buontempo n. 3-01582 (vedi l'allegato A - Interpellanza e interrogazioni sezione 5).

MANLIO CONTENTO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, l'onorevole interrogante ha chiesto di conoscere quali iniziative si intendano adottare affinché gli uffici locali della Agenzia delle entrate possano provvedere, in tempi ragionevoli, ai rimborsi di imposte a vario titolo versate erroneamente o in eccesso dai contribuenti.
L'Agenzia delle entrate ha fatto presente che fra i suoi compiti istituzionali c'è la messa a punto delle procedure automatizzate per l'erogazione centralizzata dei rimborsi individuati ai sensi del decreto ministeriale 29 dicembre 2000, nonché la predisposizione delle istruzioni agli uffici periferici che materialmente esaminano la spettanza del rimborso.
L'erogazione dei rimborsi di imposta, fino al dicembre 2000, avveniva manualmente, tramite emissione di vaglia cambiari, oppure, in minor misura, con accredito in conto corrente e mediante mandati singoli di pagamento.
In attuazione del decreto ministeriale 29 dicembre 2000, che ha modificato le modalità di pagamento, sono state attivate nuove procedure, che garantiscono, oltre ad una gestione delle procedure a livello nazionale, un sistema di pagamento più veloce e sicuro, grazie alle modalità di accredito delle somme spettanti sul conto corrente del contribuente.
I rimborsi delle imposte dirette, inoltre, grazie all'utilizzazione di queste nuove procedure, sono erogati con ordinativi collettivi di pagamento che consentono di pagare in una sola volta un consistente numero di rimborsi.
Dal punto di vista tecnico, attualmente, sono utilizzate tre modalità di erogazione. Per quanto riguarda i rimborsi di importo fino a 1.549,37 euro, comprensivi di interessi, è previsto l'invio agli aventi diritto di una comunicazione per riscuotere detti importi in contanti presso qualsiasi ufficio delle Poste italiane Spa.


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Per i rimborsi di importo superiore a 1.549,37 euro, comprensivi di interessi, è stata attivata, nel corso dell'anno 2002, un'apposita procedura che consente agli interessati di ricevere gli importi direttamente sul proprio conto corrente.
I contribuenti interessati, qualora non abbiano già provveduto, possono comunicare i dati del proprio conto corrente bancario o postale direttamente via Internet, attraverso il sito fisconline.agenziaentrate.it, alla voce «Servizi disponibili», oppure recandosi presso un qualsiasi ufficio locale dell'Agenzia delle entrate, provvisti di documento di riconoscimento, ed indicare i dati CIN, ABI e CAB, compilando l'apposito modulo. Per coloro che non hanno comunicato le coordinate è prevista l'emissione del rimborso con vaglia cambiario della Banca d'Italia.
Nel corso dell'anno 2003, precisa l'Agenzia delle entrate, sono stati erogati, a livello nazionale, 1.694.858 rimborsi IRPEF, ILOR e Contributo Servizio sanitario nazionale (CSSN), per un importo totale di 1.228.875.185,34 euro, comprensivo di interessi, e n. 92.753 rimborsi della tassa di concessione governativa per l'iscrizione al registro delle imprese, per un importo totale di circa 184.567.116 euro. L'entità e la consistenza dei rimborsi erogati è stata determinata in base alle risorse finanziarie rese disponibili compatibilmente con i fondi stanziati nel bilancio dello Stato.
È prevista una sostanziale riduzione dell'arretrato giacente nel prossimo triennio, compatibilmente alle risorse finanziarie destinate a tale scopo.
In merito a tutti i casi di pagamento dei rimborsi d'imposta al di fuori delle procedure centralizzate, ossia a seguito di provvedimenti giurisdizionali idonei a dare inizio all'esecuzione forzata, ed in seguito a giudizi di ottemperanza, è previsto il pagamento dei rimborsi da parte degli uffici locali dell'Agenzia delle entrate, con i fondi a loro disposizione e, in mancanza di fondi, mediante l'utilizzo dello speciale strumento di pagamento del «conto sospeso», previsto dall'articolo 14 del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30.
È evidente, quindi, che le questioni finanziarie sottese agli adempimenti, che nella sua interrogazione vengono poste all'attenzione del Governo, risentono di questo aspetto pregresso. Noi siamo costretti ad individuare risorse finanziarie che vengono annualmente stanziate in bilancio per far fronte non soltanto ai rimborsi correnti, da lei segnalati, ma anche alla situazione pregressa ereditata, che costituisce il vero scoglio da superare per dare una risposta ad esigenze che, come nel caso da lei evidenziato, rappresentano dei veri e propri diritti soggettivi.

PRESIDENTE. L'onorevole Buontempo ha facoltà di replicare.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, terrò conto della sua risposta per le successive iniziative che riterrò necessario intraprendere.
A me pare evidente - altrimenti non appoggerei il Governo di centrodestra - che il centrosinistra, quando era al Governo, abbia sbagliato, anche sul versante dei diritti riconosciuti ai cittadini. Se non fossi stato convinto di questo, non apparterrei alla coalizione di centrodestra; proprio perché sono stato eletto parlamentare e sostengo la coalizione di centrodestra, ritengo che questi metodi antichi, medievali, di privilegio della pubblica amministrazione debbano cessare. Infatti, quando si parla di fisco, si possono fare tutte le leggi del mondo, ma poi quello che conta è che il cittadino abbia uno stretto rapporto di fiducia con lo Stato e con la pubblica amministrazione. Quest'ultima, per rinforzare tale rapporto di fiducia, quando esiste un diritto del cittadino, deve essere veloce nel riconoscerlo e nell'erogare quanto ha impropriamente riscosso.
La modernizzazione del sistema di cui lei ha parlato, signor sottosegretario, è molto interessante e fa onore a chi l'ha promossa, però non funziona adeguatamente. Lei ha detto che sono stati erogati


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dei rimborsi e ha citato una cifra, ma questa cifra - devo dirlo ai funzionari che hanno lavorato per lei - non mi dice nulla se non si indica la somma non ancora rimborsata. Lei sostiene che è stato rimborsato un milione, ma questo dato non mi dice nulla se non conosco l'ammontare della somma non ancora rimborsata, che a me pare enorme; anche perché l'Agenzia delle entrate non rimborsa con denaro proprio, ma con quello che gli viene dato dal Tesoro e, se quest'ultimo non gli fornisce tale denaro, non si può ottenere il rimborso.
Emerge poi un dato gravissimo, sul quale spero sia possibile avere una risposta: i numerosi diritti al rimborso cadono in prescrizione. Allora, il vero problema qual è? Se al cittadino viene riconosciuto che ha pagato più del dovuto e la pubblica amministrazione riconosce che egli deve essere rimborsato, occorre che il Governo definisca un criterio certo per interrompere la prescrizione. Infatti, se la prescrizione derivasse da una responsabilità del cittadino, sarebbe un altro discorso; ma se, nonostante i diritti riconosciuti e i solleciti effettuati, dopo dieci anni il diritto venisse prescritto, il cittadino verrebbe beffato due volte, perché ha pagato e non viene rimborsato, e preso in giro per la terza volta perché il suo credito sarebbe divenuto inesigibile in quanto caduto in prescrizione.
Credo che occorra intervenire su questo meccanismo per dare certezza, visto che molti articoli di stampa confermano che esiste il rischio della prescrizione. Poiché le agenzie per le entrate hanno l'elenco delle persone alle quali deve essere erogato il rimborso, le stesse dovrebbero scrivere una lettera ai cittadini che stanno pazientemente aspettando la restituzione delle somme che non avrebbero dovuto pagare.
In tale lettera, si dovrebbe scrivere: caro signor Rossi, ciò che riporta la stampa sulle prescrizioni non è vero, le nostre procedure sono queste e, comunque, già tale comunicazione interrompe ogni eventuale prescrizione. Infatti, la stessa lettera della pubblica amministrazione interrompe qualunque evento futuro dovesse portare alla prescrizione. Tutto ciò servirebbe a restituire al cittadino la certezza della esigibilità del proprio credito.
Concludendo, con riferimento al citato rapporto di fiducia, non mi sembra che in un paese serio, democratico, civile, in cui deve prevalere il diritto di ciascuno e nel quale ci si sente una comunità nazionale, il cittadino non debba ricevere alcuna comunicazione, rimanendo in attesa del rimborso di un proprio credito. Ciò - e concludo, signor Presidente - lo potrebbe indurre all'evasione ed alla mancanza di fiducia verso lo Stato; lo porterebbe inoltre a domandarsi il motivo per cui, quando deve pagare, lo Stato gli pignora i mobili di casa, mentre, quando deve ottenere soldi dallo Stato, quest'ultimo se ne infischia. Bisogna porre fine a questo meccanismo; credo vi sia, nei confronti del cittadino, il dovere di fare chiarezza con riferimento ai tempi e ai diritti, per il rispetto che gli è dovuto.

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