Allegato A
Seduta n. 437 dell'11/3/2004


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(Sezione 5 - Orientamento del Governo italiano sull'applicazione del Protocollo di Kyoto)

E)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, per sapere - premesso che:
il 2 marzo 2004 il Ministro interpellato, onorevole Altero Matteoli, ha presentato a Bruxelles, alla riunione del Consiglio dell'Unione europea, degli emendamenti al testo da presentare al prossimo vertice europeo dei Capi di Stato e di Governo del 25 e 26 marzo 2004, nei quali si sottolineava la necessità di completare il processo di ratifica del protocollo di Kyoto, prima di imporre all'industria europea le costose misure di riduzione delle emissioni, e si prospettava la possibilità di applicare in modo più flessibile le regole relative al «commercio delle emissioni» tra i diversi Paesi, permettendone lo svolgimento «in parallelo» con lo schema previsto dall'Unione europea, che è direttamente legato al protocollo di Kyoto;
secondo il Ministro interpellato, se Kyoto non entrerà in vigore, per la mancata ratifica della Russia, non sarà possibile ridurre le emissioni con lo stesso rigore e l'applicazione unilaterale da parte dell'Unione europea avrebbe un costo enorme per l'Italia, con benefici ambientali complessivi dubbi;
la posizione del Ministro interpellato riflette le «grandi preoccupazioni» sulla ratifica e sull'entrata in vigore di Kyoto espresse dall'Unice (la confederazione degli industriali europei), in una lettera inviata alla presidenza del Consiglio ambiente, con la quale si faceva appello alla


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Commissione europea affinché provvedesse a «lanciare immediatamente una revisione delle attuali politiche sul cambiamento climatico per il periodo 2008-2012», che è il primo periodo di attuazione degli obiettivi di Kyoto sulla riduzione delle emissioni a effetto serra;
secondo le dichiarazioni del Ministro interpellato, le richieste italiane sono state appoggiate dalla Spagna e dalla Finlandia e alla fine sono state prese in considerazione nel testo finale di compromesso approvato dal Consiglio ambiente, con l'introduzione di un emendamento in cui si menzionano il rapporto costi-benefici nell'attuazione delle decisioni europee sul cambiamento climatico e la necessità di raggiungere gli obiettivi dell'agenda di Lisbona (rendere l'economia dell'Unione europea la più competitiva del mondo), e, su richiesta italiana, è stata sottolineata l'importanza attribuita dall'Unione europea al processo di ratifica del protocollo di Kyoto;
il Commissario all'ambiente, Margot Wallstrom, ha negato che nella discussione tra i Ministri si sia parlato della possibilità di pensare a delle strategie alternative nel caso che la Russia non ratifichi il protocollo (non c'è menzione di questo nel testo finale), mentre con il recepimento dell'emendamento italiano si intende soltanto trovare ulteriori vie per «implementare» le decisioni dell'Unione europea, con attenzione all'efficienza dei costi nel campo dei cambiamenti climatici, ribadendo, inoltre, che l'entrata in vigore del protocollo di Kyoto rappresenta una priorità per i 15 e non solo, dal momento che anche Cina, India e Brasile stanno facendo molti progressi;
anche la presidenza irlandese ha affermato di voler proseguire nella strategia intrapresa finora per l'adozione del trattato internazionale in materia di cambiamenti climatici e di voler continuare a battersi per la sua attuazione;
la nona conferenza sul clima (Cop9), svoltasi recentemente a Milano, ha verificato che sono ad oggi mancate sia le firme di ratifica necessarie sia gli obiettivi attinenti al protocollo di Kyoto, steso nel 1992 e ratificato nel 1997, che si poneva lo scopo di ridurre le emissioni di gas-serra del 5,2 per cento entro il 2008-2012 rispetto a quelle prodotte nel 1990 dall'insieme dei Paesi industrializzati;
le emissioni totali del 2001 rispetto al 1990 sono aumentate del 7,5 per cento e le nazioni maggiormente responsabili sono state Usa (+13 per cento), Canada (+18,5 per cento), Australia (+18,2 per cento) ed alcuni Paesi europei, come Spagna (+33 per cento), Austria (+10 per cento) e Grecia (+26 per cento);
significative riduzioni delle emissioni sono state ottenute soltanto da Germania (-17 per cento), Gran Bretagna (-12 per cento), Svezia, Francia e da Russia ed altri Paesi dell'ex Europa dell'Est (per questo ultimo gruppo la riduzione è stata la naturale causa della crisi industriale, avuta nell'ultimo decennio, conseguente al crollo della pianificazione comunista);
l'Italia, il cui obiettivo era una riduzione del 6,5 per cento entro il 2012, ha, invece, aumentato le emissioni del 7,3 per cento (da 521 milioni di tonnellate del 1990 a 546 milioni di tonnellate attuali, invece di 487 milioni di tonnellate previste per il 2010);
anche il mondo produttivo ha tutto l'interesse a poter consumare di meno, in quanto l'energia è un costo che incide in maniera significativa sui bilanci delle aziende: occorre, quindi, che il piano energetico, anche a livello regionale, diventi lo strumento con il quale proporre azioni volte a promuovere realmente il risparmio energetico, a partire dalla ricerca, e valorizzare e potenziare le fonti alternative -:
se il Ministro interpellato non ritenga di dover dare piena garanzia affinché anche l'Italia rispetti pienamente gli impegni sulla corretta applicazione del protocollo di Kyoto, a cominciare da politiche nazionali, energetiche e industriali mirate ad una reale riduzione delle emissioni.
(2-01103)
«Cima, Bulgarelli, Lion, Cento, Zanella, Pecoraro Scanio, Boato».
(9 marzo 2004)