Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 436 del 10/3/2004
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(Iniziative per garantire sicurezza e continuità nella fornitura di energia elettrica - n. 3-03161)

PRESIDENTE. L'onorevole Reduzzi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-03161 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 6).

GIULIANA REDUZZI. Signor Presidente, l'interrogazione in titolo scaturisce dai fatti accaduti recentemente in diversi comuni della provincia di Bergamo. Una perturbazione atmosferica di normale entità ha prodotto l'interruzione di energia elettrica anche per parecchie ore producendo, di conseguenza, i danni che tutti riusciamo ad immaginare. Gli episodi di disservizio sono gravi ed allarmanti, soprattutto per quello che stanno a significare; basta un piccolo incidente per mettere in crisi la nostra rete elettrica.
Il blackout dello scorso anno non ha insegnato nulla? Perché l'ENEL non mette in discussione la sua politica aziendale? È fin troppo evidente che essa punta più al profitto che all'efficienza. Difatti, in pochi anni il rapporto clienti-dipendenti si è elevato notevolmente, mentre è diminuito di circa il 28 per cento il numero degli operai ed è aumentato del 40 per cento il carico di lavoro per addetto tecnico; inoltre, gli investimenti sono diminuiti al punto da non consentire la realizzazione del programma necessario a potenziare e ad ammodernare in maniera adeguata la rete.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, utilizzo il tempo a mia disposizione anche per rispondere alla successiva interrogazione che verte sulla stessa materia, in modo da poter fornire una risposta organica agli onorevoli interroganti, al di là dei fatti specifici accaduti nella zona del Polesine a seguito della nevicata eccezionale che ha interessato quel territorio.
Il problema che qui si pone però è vasto e complesso perché riguarda la politica elettrica nel suo insieme. Il decreto legislativo n. 79 del 1999 ha recepito, con una certa fretta, quanto stabilito da una direttiva europea del 1996. Dico «con una certa fretta» perché in Italia, sulla base del decreto ministeriale del 17 luglio del 2000, si è creata la singolare situazione di avere due soggetti - la Società gestore della rete elettrica di trasmissione nazionale Spa e l'ENEL (Terna Spa) - responsabili della rete elettrica. Recentemente, proprio al fine di risolvere quest'anomalia e rendere più incisiva l'azione della Società gestore della rete elettrica di trasmissione nazionale Spa, la legge n. 290 del 2003 ha dato corso ad un processo di riunificazione della gestione e della proprietà


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della rete elettrica di trasmissione nazionale; con lo stesso provvedimento è stato previsto uno strumento normativo per la realizzazione di linee di interconnessione con l'estero con investimenti a carico di privati allo scopo di ridurre il grado di congestione oggi esistente sulle linee di importazione di energia elettrica con l'estero.
Il processo di liberalizzazione del settore elettrico deciso a livello europeo, avvenuto probabilmente in maniera un po' troppo affrettata in Italia, richiede, per essere pienamente operativo, tempi d'attuazione certamente maggiori di quelli trascorsi fino ad oggi. Le ricadute del processo in atto, pertanto, non potranno che essere valutate a valle di un congruo periodo di anni. Le imprese elettriche distributrici, proprio al fine di rendere effettiva la liberalizzazione e di produrre così i benefici derivanti dalla libera concorrenza, debbono perseguire obiettivi finanziari ben precisi nelle loro scelte di politica industriale. Chiaramente, e ciò lo ribadirò in risposta all'interrogazione successiva entrando nel merito della manutenzione e gestione delle reti dell'ENEL, non facendo venir meno obblighi del servizio pubblico attribuito loro in concessione.
Il Ministero per le attività produttive congiuntamente all'Autorità per l'energia elettrica e il gas si riservano di verificare la corretta attuazione dei compiti assegnati alle suddette società.

PRESIDENTE. L'onorevole Reduzzi ha facoltà di replicare.

GIULIANA REDUZZI. La risposta non ci rassicura e lascia aperti tutti i problemi evidenziati. Rimaniamo molto preoccupati per il futuro della sicurezza del sistema elettrico nazionale. Il Governo non sembra sufficientemente deciso a far mutare le linee direttive della politica aziendale all'ENEL, di cui pure lo Stato è azionista di maggioranza; non può tuttavia continuare a sottovalutare il problema della precarietà e della criticità della rete elettrica e non può soprattutto pensare soltanto a far cassa e risparmi per puntare ad ottimizzare il prodotto perché l'erogazione di energia elettrica è un servizio pubblico essenziale.
Il Governo non può accettare il comportamento dell'azienda ENEL che svuota gli organici, che non procede alle assunzioni necessarie ad assicurare il servizio all'utenza, la riparazione dei guasti e la stessa sicurezza degli impianti e che non investe risorse per la manutenzione della rete. Eppure sappiamo tutti che il deterioramento della rete di trasmissione elettrica ha già prodotto in altri paesi, come gli Stati Uniti, gravi danni all'economia.
Occorre quindi intervenire con urgenza e determinazione, attuare una politica che tuteli il paese da quei disagi e quei disservizi che sono prevedibili e perciò evitabili. Restiamo in attesa di un programma energetico nazionale efficace e fattibile, in grado di offrire certezze nel campo degli approvvigionamenti e di rispondere alle sfide ambientali dopo che questo Parlamento ha ratificato il Protocollo di Kyoto e, quindi, dopo che l'Italia e l'Unione europea hanno deciso di affrontare la grande scommessa della rivoluzione energetica che mira a garantire attraverso la progressiva crescita delle fonti rinnovabili i risultati attesi in campo ambientale, occupazionale e di innovazione tecnologica. (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

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