![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come il ministro può ben intendere, non sto chiedendo una riedizione della concertazione, vale a dire un'intesa triangolare fra il Governo, la Confindustria e le organizzazioni sindacali, bensì l'apertura di un confronto reale. Non si può aprire un confronto, come dice il Presidente del Consiglio, che ha perso il senso della realtà, sulla base del fatto che coloro che vengono a confrontarsi dicano le stesse cose che pensa lui! Occorre saper accettare un confronto sulla base di idee diverse: così invece non è.
PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Maroni, ha facoltà di rispondere.
ROBERTO MARONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per quanto riguarda il tema della riforma previdenziale, il confronto c'è stato, eccome! Questo Governo ha cominciato a confrontarsi con le parti sociali nel settembre del 2001 e da quel momento non ha mai smesso di farlo. Anzi, se un'accusa ci viene mossa, è quella di avere impiegato troppo tempo per portare all'esame del Parlamento, illustrandolo ai fini di una decisione in materia, il tema della riforma previdenziale.
ed attenuandone l'impatto a partire dal 2008.
PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, ministro Maroni, evidentemente, o siamo di fronte ad una commedia degli equivoci di shakespeariana memoria, o lei non dice il vero. Oggi è in corso una riunione tra le tre organizzazioni sindacali, finalmente riunite per discutere di tale questione, che proclameranno uno sciopero per il prossimo 26 marzo. Il 3 aprile, Roma sarà percorsa dalla manifestazione dei sindacati di categoria. Vi è, quindi, una mobilitazione sindacale generale che, evidentemente, risponde ad una sordità del Governo.
Allora, le chiedo, ministro: su un tema come quello delle pensioni, che investe i lavoratori, i giovani, i pensionati e le generazioni future, non le sembra il caso di avviare un reale confronto, nel quale cioè si esprimano posizioni diverse - perché questo è inevitabile -, con le parti sociali? Altrimenti, vi sarebbe scontro sociale, e non so se le conviene!
Abbiamo incontrato le parti sociali in tutti questi mesi e, su loro richiesta, persino fra Natale e Capodanno dello scorso anno; nel corso del mese di gennaio abbiamo continuato il confronto, che ha portato a risultati concreti, ove si pensi che l'ipotesi iniziale del Governo è stata modificata in maniera significativa, da ultimo, incidendo su istituti importanti quali quello della decontribuzione, che il Governo ha eliminato proprio su richiesta delle parti sociali, in particolare del sindacato.
Si è in tal modo modificato, su richiesta del sindacato stesso, il meccanismo di conferimento del trattamento di fine rapporto, introducendo il meccanismo del silenzio-assenso, e si è intervenuti sul cosiddetto «scalone» del 2008, modificandolo
Con una battuta, ho detto che il Governo ha accolto il 99 per cento delle richieste avanzate dal sindacato, a dimostrazione del fatto che l'esecutivo è stato sempre molto attento al dialogo con le parti sociali e al contributo che il sindacato e le altre associazioni hanno inteso portare.
Questo confronto oggi continua nella Commissione lavoro del Senato, dove da domani riprenderà l'esame degli emendamenti, molti dei quali presentati dall'opposizione, anche da Rifondazione comunista. Posso già preannunciare che alcuni di tali emendamenti sono veramente interessanti e credo che su di essi il Governo potrà riflettere, perché modificano in senso migliorativo la proposta formulata dallo stesso Governo e dalla maggioranza.
Credo che nelle prossime settimane avremo modo, in sede di Commissione lavoro, di continuare il confronto con le parti sociali e con le parti politiche che finora si è rivelato, almeno a nostro avviso, molto utile.
D'altro canto, nelle varie performance del Presidente del Consiglio - purtroppo ne sentiremo un'altra questa sera - pare che solo lui abbia proposte da fare e che gli altri non abbiano nulla da dire. Naturalmente, se si ritiene che non siano accettabili le proposte che non rientrano nel proprio schema mentale, la democrazia è bella che finita!
Le organizzazioni sindacali e la sinistra su tale tema hanno avanzato proposte diverse da quelle del Governo. A mio parere, il Governo ha voluto fare il furbo al Senato, facendo un passaggio in aula per poter dire all'Ecofin - la riunione europea dei ministri del tesoro, lo dico per i telespettatori - che il provvedimento era già all'esame dell'Assemblea, salvo poi rimandarlo nuovamente in Commissione e aprire il confronto in Assemblea il 19 aprile.
Sulla decontribuzione, ministro Maroni, non faccia il furbo: spostarla dalla delega al provvedimento che, peraltro, prevede la cancellazione dell'articolo 18, cioè della tutela contro i licenziamenti individuali ingiusti per tutti, non è un'apertura nei confronti dei sindacati, ma una furbizia formale. Pensare che i TFR, cioè le liquidazioni dei lavoratori, confluiscano nei fondi finanziari, peraltro internazionali, con i crack della Parmalat e quant'altro, significa rubare il salario dei lavoratori. Noi non ci stiamo. Auguriamo un grande successo allo sciopero del 26 marzo ed alla manifestazione del 3 aprile (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e della Margherita, DL-L'Ulivo).


