Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 436 del 10/3/2004
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Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 4725.

(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 4725)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rizzo 4.1, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 469
Votanti 467
Astenuti 2
Maggioranza 234
Hanno votato
sì 22
Hanno votato
no 445).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pinotti 4.2, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).


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(Presenti 470
Votanti 466
Astenuti 4
Maggioranza 234
Hanno votato
sì 196
Hanno votato
no 270).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bielli 4.50, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 462
Votanti 460
Astenuti 2
Maggioranza 231
Hanno votato
sì 192
Hanno votato
no 268).

Prendo atto che l'onorevole Mondello non è riuscita a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Deiana 4.3, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 476
Votanti 472
Astenuti 4
Maggioranza 237
Hanno votato
sì 22
Hanno votato
no 450).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Deiana 4.4, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 469
Votanti 467
Astenuti 2
Maggioranza 234
Hanno votato
sì 18
Hanno votato
no 449).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Deiana 4.5, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 471
Votanti 468
Astenuti 3
Maggioranza 235
Hanno votato
sì 19
Hanno votato
no 449).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Calzolaio 4.51.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzolaio. Ne ha facoltà.

VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, con l'emendamento in esame, riferito alla questione della salute e delle patologie riguardanti i nostri militari impegnati nelle varie missioni, chiediamo che vi sia collaborazione fra i ministeri interessati e, al riguardo, saremmo lieti di conoscere l'opinione del Governo. Nell'articolo 13-ter, infatti, non si fa riferimento ad alcuna istituzione; si prevede la realizzazione di un protocollo sanitario, ma non si chiarisce quali saranno i ministeri (se uno o più) o le agenzie scientifiche pubbliche che saranno coinvolti in quest'inchiesta. Chiediamo che almeno vengano coinvolti i Ministeri dell'ambiente, della salute e degli affari esteri, oltre che quello


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della difesa. Vorremmo sapere dal Governo se, comunque, ritenga utile questa concertazione interministeriale.
In secondo luogo, con l'emendamento in esame, nonché con l'articolo aggiuntivo 4.050, che reca come prima firma quella dell'onorevole Molinari, ci poniamo l'obiettivo del raggiungimento della collaborazione a livello internazionale. Queste patologie, infatti non riguardano, purtroppo, soltanto i nostri militari, ma anche quelli appartenenti ad altri eserciti e ad altre forze armate. Riteniamo utile, a tale riguardo, la comparazione dei dati e lo scambio di informazioni e di iniziative. Non capiamo perché si insista nel voler mantenere il testo così come predisposto.
Vorrei ricordare ai colleghi che il decreto-legge dovrà essere convertito entro il 22 marzo; quindi, nel corso della prossima settimana, se si ritiene che la questione sia importante, il Senato potrà riesaminarlo limitatamente ad alcune parti. Né, d'altra parte, si può affermare che il testo dell'articolo 13-ter sia sufficiente a risolvere il problema sollevato. Non credo che alcuni gruppi vogliano scoprire tutto su quelle malattie mentre altri cerchino di non farlo. Ci rendiamo conto che anche i gruppi di maggioranza e il Governo in carica sono interessati, come lo eravamo noi, a conoscere cosa sta avvenendo. Il problema è che ancora non si sa cosa vi sia all'origine di quelle morti e di quelle malattie; quindi, è necessario un intervento, sia scientifico sia economico, che il Parlamento, con il testo in esame, non garantisce.
In tal senso, vi chiediamo di valutare questi due ulteriori elementi contenuti nell'emendamento in esame, vale a dire la collaborazione interministeriale e l'iniziativa internazionale, ricordando che nella scorsa legislatura vi era stata una collaborazione.
Ricordo all'onorevole Rizzi che fu proprio il sottosegretario per l'ambiente a rispondere ad una interrogazione in Commissione difesa e ricordo ad altri parlamentari che la missione dell'UNEP è stata finanziata dal Ministero dell'ambiente italiano nella scorsa legislatura e che noi abbiamo cominciato a promuovere alcune iniziative.
Certo, la commissione Mandelli non ha risolto tanti dubbi; ritengo che quel materiale vada utilizzato, ma anche implementato ed arricchito. Per tale motivo, proponiamo un'inchiesta su tutti i militari e su tutte le missioni e chiediamo che ciò avvenga con una collaborazione interministeriale e internazionale.
Chiediamo inoltre al Governo di pronunciarsi sul tema, in quanto le questioni trattate negli emendamenti il cui contenuto abbiamo accettato di trasfondere in ordini del giorno non vengono risolte dall'attuale testo. Dunque, invito l'Assemblea ad esprimere un voto favorevole sulla proposta emendativa in esame (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzi. Ne ha facoltà.

CESARE RIZZI. Signor Presidente, vorrei rispondere all'amico Calzolaio. Fino a prova contraria, la maggior parte degli emendamenti è imperniata sull'uranio impoverito.
Mandelli l'avete nominato voi. Dunque, i casi sono due: o Mandelli era un pazzo o l'avete messo da parte perché era a conoscenza di notizie che non poteva divulgare. È inutile continuare a girare attorno al problema; cerchiamo invece di verificare quale sia stata la diagnosi di Mandelli in merito all'uranio impoverito. Altrimenti, o avete messo da parte Mandelli e adesso lo rispolverate o Mandelli era un pazzo (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

ROBERTA PINOTTI. L'abbiamo mandato in Russia...!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.


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PIERO RUZZANTE. Non ho alcun problema a riconoscere che da parte dei colleghi della Lega - in particolare, l'onorevole Ballaman e l'onorevole Rizzi -, nella scorsa legislatura è stata posta la questione dell'uranio impoverito.
Tuttavia, la domanda che poniamo oggi ai colleghi Rizzi e Ballaman è la seguente: come intendete affrontare, in questa legislatura nella quale siete forza di maggioranza e di Governo, il problema dell'uranio impoverito? Lei, onorevole Rizzi, ci sta rispondendo bocciando tutti gli emendamenti proposti dall'opposizione che chiedono iniziative di buonsenso: da un lato, un ulteriore coordinamento tra i Ministeri rispetto ai problemi derivanti dal rischio dell'esposizione dei nostri militari all'uranio impoverito e, dall'altro, una garanzia anche nei confronti della popolazione civile.
Chiediamo dunque di svolgere ulteriori indagini, rispetto a quelle poste in essere in passato, per verificare se effettivamente sussista un grado di nocività nell'uso delle pallottole e dei proiettili ad uranio impoverito. Se poi, all'interno di questa analisi, si riesce anche a verificare e a fornire una risposta definitiva rispetto ai siti militari presenti in Italia - pensiamo alla vicenda de La Maddalena - per garantire anche la popolazione civile italiana rispetto ai rischi che comportano l'uso e lo stoccaggio di proiettili all'uranio impoverito, crediamo che ciò sarebbe utile e positivo.
Onorevole Rizzi, non ho capito che cosa voi, come gruppo della Lega Nord Federazione Padana, intendete fare nel corso di questa legislatura. Lei continua a riferirsi alla passata legislatura; ci spieghi, invece, quali sono le proposte avanzate dal suo gruppo - cui riconosco di aver dimostrato su questo tema una certa sensibilità nella precedente legislatura - oggi che è al Governo. Per parte nostra, su quest'argomento abbiamo proposto l'istituzione di una Commissione d'inchiesta ed abbiamo presentato gli emendamenti che stiamo ora esaminando. Voi, ripeto, spiegateci che cosa intendete fare su questo tema, perché non l'abbiamo ancora capito (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bulgarelli. Ne ha facoltà.

MAURO BULGARELLI. Signor Presidente, condividiamo pienamente quanto affermato poc'anzi dal collega Calzolaio e per questo chiedo, a nome dei Verdi, di sottoscrivere il suo emendamento 4.51.
All'onorevole Rizzi voglio dire che nessuno di noi sta tentando di fare speculazione politica sul caso dell'uranio impoverito, ma qui stiamo parlando non tanto del professor Mandelli (rispetto al quale non ho alcun problema a ribadire che fu sciagurata la commissione da lui presieduta), quanto di territori persi per effetto dell'utilizzo di bombe all'uranio impoverito, di risanamento e di diritto all'informazione per i cittadini e le persone malate. Di ciò si sta discutendo in quest'aula in questo momento e non della commissione Mandelli!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bricolo. Ne ha facoltà.

FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, intervengo per rispondere all'ennesima provocazione ipocrita rivolta dall'onorevole Ruzzante.
Ricordo che il gruppo della Lega Nord Federazione Padana su questo tema si è trovato in prima fila anche quando voi «pacifisti» avete deciso di bombardare Belgrado - è qui presente l'onorevole D'Alema, che a quell'epoca era il vostro Capo del Governo - senza l'espressione di alcun voto parlamentare e quando in Bosnia, di fatto, è stato usato nei bombardamenti uranio impoverito. Ricordo, inoltre, che il ministro della difesa di allora, l'onorevole Mattarella, in questa sede ha risposta ad interrogazioni presentate dal mio gruppo dicendo che l'uranio impoverito non veniva usato; dunque, egli mentiva al Parlamento.


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RENZO INNOCENTI. Un po' di rispetto!

FEDERICO BRICOLO. Voi non avete fatto nulla per contrastare questi fenomeni. Nel decreto-legge in esame sono invece contenute importanti novità, mai previste prima nei provvedimenti legislativi del centrosinistra nei suoi cinque anni di Governo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 12,35)

FEDERICO BRICOLO. Le nostre responsabilità, pertanto, ce le siamo assunte. È pertanto importante sia che il decreto-legge in esame non venga modificato dal Senato, perché ulteriori ritardi finirebbero per compromettere sicuramente l'operatività delle missioni, sia andare avanti su questa strada.
Noi poniamo molta attenzione su questo tema, come dimostrano le proposte di legge e le interrogazioni parlamentari presentate anche nel corso di questa legislatura; voi, al contrario, non avete fatto mai nulla, anzi avete negato l'evidenza. Tanti ragazzi sono malati in ospedale e voi non li avete difesi. Vergognatevi per quello che avete fatto in passato! E non fate demagogia su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!

GONARIO NIEDDU. Vergognati tu!

PRESIDENTE. La vergogna è una cosa relativa!

LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, onorevole Bricolo - mi rivolgo anche al rappresentante del Governo - desidererei che questo tema fosse utilizzato non per scatenare uno scontro tra di noi ma per affrontare seriamente ed in modo approfondito la questione della tutela della salute dei militari. Poiché tale problema si pone non soltanto per il Kosovo ma anche per gli attuali teatri di guerra, chiedo al Governo di svolgere una riflessione, tenuto conto che i successivi emendamenti trattano proprio di questo tema, affinché, sulla base delle conoscenze che abbiamo acquisito e che non avevamo l'anno scorso, si possa capire come affrontare oggi tale materia. Vediamo, quindi, qual è il modo migliore per farlo, anche perché ritengo sia intento di tutti - sicuramente nostro - tutelare sino in fondo la salute dei militari. Pertanto, chiedo al rappresentante del Governo di fornirci una risposta al riguardo.

FRANCESCO BOSI, Sottosegretario di Stato per la difesa. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BOSI, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, intervengo per tentare di sdrammatizzare la discussione su un tema delicato e complesso che, in quanto tale, sta certamente a cuore a tutti, in primis al Ministero della difesa, che istituzionalmente deve tutelare i militari, ma anche - di questo non dubito - ad ogni gruppo politico e a ciascun parlamentare.
Non siamo tuttavia disponibili ad inserire incidentalmente, in occasione dell'approvazione di un provvedimento che riguarda altre fattispecie, norme sulle modalità di intervento per la salvaguardia della salute dei militari, nonché dei civili e delle altre persone che operano in tali teatri.
Il Governo ha previsto lo stanziamento - ed è la prima volta che ciò accade, come è stato ricordato - di 1.174.000 mila euro per interventi di monitoraggio e di studio, ricorrendo a tutte le consulenze scientifiche che si rendessero necessarie (si tratta di problematiche complesse, sulle quali in nessuna parte del mondo sono state raggiunte conclusioni definitive). Pertanto, abbiamo suggerito di trasferire il contenuto delle proposte emendative in materia in


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specifici ordini del giorno - su molti dei quali, al pari del relatore, ci esprimeremo in senso favorevole - al fine di evitare di cimentarci incidentalmente in una codificazione priva di supporto scientifico.
Suggeriamo, dunque, il ricorso allo strumento dell'ordine del giorno per motivi di opportunità tecnico-scientifica, assicurando che il Governo, e in particolare il Ministero della difesa, è fermamente impegnato ad adottare tutti i provvedimenti possibili per ridurre al minimo o annullare i rischi e per tutelare la salute dei militari, dei civili e di tutti coloro che possono correre pericoli.

MARCO MINNITI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO MINNITI. Signor Presidente, ho ascoltato l'intervento del sottosegretario Bosi e ritengo debba essere riconosciuto che la modifica apportata dal Senato al decreto-legge in esame costituisce un passo in avanti. Tuttavia, signor sottosegretario, chiediamo di utilizzare questa occasione non soltanto per fare un passo in avanti, ma per affrontare la questione in termini organici.
Non credo sia opportuno assumere un atteggiamento liquidatorio nei confronti della relazione della commissione Mandelli, in quanto essa costituisce, a mio avviso, una ricerca scientifica di notevole rilievo. Non sfugge tuttavia a nessuno che le questioni in esame concernono la salute delle persone e che la suddetta relazione non raggiunge livelli di certezza assoluti. Quando si affrontano temi relativi alla salute delle persone, e in particolare a quella dei nostri militari, ritengo sia dovere del Parlamento fare tutto ciò che è possibile e anche di più rispetto a ciò che è stato fatto, utilizzando l'occasione offerta dall'esame del decreto-legge in discussione per intervenire in modo organico, come proposto con gli emendamenti da noi presentati.
Onorevoli colleghi della maggioranza, se c'è accordo sulle finalità di tali emendamenti e il problema è costituito dal fatto che la loro approvazione determinerebbe la necessità di un'ulteriore lettura da parte del Senato, siamo pronti ad impegnarci formalmente a far sì che al Senato l'esame sia velocissimo. Riteniamo infatti che una correzione su tali temi sia da considerarsi, per così dire, «benedetta»: nulla può essere lasciato di intentato per quanto riguarda la salute dei nostri militari, anche dal punto di vista della prevenzione.
Occorrono dunque un intervento organico e lo stanziamento di maggiori fondi: dobbiamo infatti avere la certezza che nessuno metta a rischio a cuor leggero la salute di coloro che chiamiamo a compiere il proprio dovere per il nostro paese. In tale direzione rivolgo il mio appello: se vi sono punti di convergenza, chiedo al Governo di compiere uno sforzo straordinario, consentendo al Parlamento di non compiere un intervento organico e impegnandoci, in tal caso, affinché l'approvazione del provvedimento da parte del Senato sia rapidissima.
In tal modo, daremmo una risposta ai militari e alle loro famiglie, che guardano al Parlamento con apprensione ma anche con fiducia.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Calzolaio 4.51, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 475
Votanti 471
Astenuti 4
Maggioranza 236
Hanno votato
sì 221
Hanno votato
no 250).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Folena 4.6.


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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, intervengo molto brevemente perché vorrei capire se la questione posta da questo emendamento - che riguarda la missione denominata EUPM e il suo inquadramento secondo l'accordo approvato dal Consiglio dell'Unione europea - è stata in qualche modo risolta dal Governo.
Avevamo già affrontato, con risultati positivi, un'analoga situazione relativa ad un precedente provvedimento. Si tratta di tutelare alcuni militari italiani operanti all'estero, attraverso l'applicazione dell'accordo approvato dal Consiglio dell'Unione europea e recepito dallo Stato italiano; si tratta, in termini numerici, di pochi militari, ma in ogni caso credo debbano essere comunque tutelati.
Spero che il problema sia stato già risolto dal Governo; in caso contrario, auspico che ci si impegni a risolverlo in tempi brevi anche qualora l'emendamento Folena 4.6 dovesse essere respinto.
Desidererei che il sottosegretario mi rispondesse perché il problema che poniamo è reale e non riguarda una questione politica; si tratta di militari non coperti da tutela.

FRANCESCO BOSI, Sottosegretario di Stato per la difesa. Se non sbaglio è stato presentato un ordine del giorno al riguardo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Folena 4.6, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 456
Votanti 454
Astenuti 2
Maggioranza 228
Hanno votato
sì 210
Hanno votato
no 244).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Deiana 4.8, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 460
Votanti 453
Astenuti 7
Maggioranza 227
Hanno votato
sì 28
Hanno votato
no 425).

Prendo atto che l'onorevole Meduri non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Molinari 4.050.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molinari. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE MOLINARI. Signor Presidente, questo articolo aggiuntivo prende in considerazione la salute del personale impegnato in operazioni militari. Purtroppo le morti misteriose che si susseguono - causate dall'uso di certi materiali - debbono rafforzare la rete di protezione nei confronti del personale impiegato in missioni operative che presuppongono un rischio di contaminazione da radiazioni o da sostanze gravemente patogene.
Secondo il dettato di questo emendamento, è fatto obbligo - durante lo svolgimento di tutte le operazioni - di fare uso degli strumenti di protezione necessari ad evitare il contatto, l'inalazione e l'ingestione di sostanze chimiche o radioattive


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prodotte da uranio impoverito o da altre sostanze nocive.
Per questo motivo il Ministero della salute, di concerto con i Ministeri dell'ambiente, della difesa e degli affari esteri, promuove ricerche epidemiologiche e indagini scientifiche riguardanti lo stato sanitario dei militari e del personale civile dei contingenti impiegati nelle missioni di cui al comma 1, nonché gli effetti derivanti dall'impiego di proiettili ad uranio impoverito o di altri agenti con effetti patogeni sull'ambiente, predisponendo adeguate misure per la prevenzione e la cura delle popolazioni civili.
Al personale che, a seguito delle indagini predisposte, risulti affetto da patologie potenzialmente connesse alla contaminazione da uranio impoverito sono riconosciuti tutti i benefici contemplati nella legge 24 dicembre 2003, n. 369.
Riteniamo che questo emendamento rappresenti un segnale importante nei confronti delle nostre Forze armate per dare maggiore sicurezza a chi opera in condizioni difficili ed a contatto con sostanze pericolose.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzolaio. Ne ha facoltà.

VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, il comitato dell'UNEP - una struttura dell'ONU che si occupa di ambiente e sviluppo e che ha sede a Nairobi - ha costituito nel 1999 una task force che si reca nei luoghi dove si è combattuto, al fine di verificare gli effetti devastanti della guerra sull'ambiente; ciò è successo già nei Balcani e, nei giorni scorsi, in Iraq.
Un ex ministro finlandese, Pea Haavisto, che presiede questa task force, ha tenuto una conferenza stampa pochi giorni fa a Ginevra per spiegare come anche in Iraq, purtroppo, gli effetti dei combattimenti e della guerra sono stati devastanti non solo per le persone, non solo, purtroppo, per la popolazione civile, ma anche per l'ambiente, i beni culturali e così via. In passato, abbiamo sostenuto la ricerca e l'attività dell'UNEP, così come fanno governi di centrodestra e di centrosinistra, europei e anche non europei. Noi chiediamo semplicemente di continuare a farlo, posto che il Governo in carica - che secondo alcuni miei colleghi starebbe facendo grandi cose -, ha via via ridotto i finanziamenti necessari al riguardo. Il sottosegretario, che gentilmente è intervenuto ed ha segnalato anche una disponibilità della quale prendiamo atto con rispetto e apprezzamento, tuttavia, non ha chiarito se il Governo italiano voglia continuare a collaborare con gli organismi internazionali e se intenda farlo, non solo delegando il Ministero della difesa, ma coinvolgendo, per esempio, anche il Ministero degli affari esteri. Era presente il sottosegretario agli esteri, che in precedenza mi sembrava avesse segnalato una disponibilità anche ad interloquire. Questo è un problema che esiste: se tutta la ricerca sulla sanità viene svolta dalla sanità militare, probabilmente, non si ha il quadro di comparazione di queste patologie che è più utile per comprendere che cosa provochi quelle sindromi, quei danni e quegli effetti negativi sulla salute dei nostri militari.
Pertanto, chiediamo al Governo se intenda continuare a collaborare, come fu fatto nella scorsa legislatura, con gli organismi internazionali e se intenda promuovere una commissione interministeriale (su questo punto vengo incontro anche ad alcune delle esigenze poste). Si dice che la commissione Mandelli non ha fugato tutti i dubbi. Benissimo, noi proponiamo di istituire per legge una commissione al cui interno siano rappresentate tutte le agenzie pubbliche competenti che siano in grado di collaborare. Non capisco perché non si possa prevedere questa specificazione visto che la commissione verrà istituita, sarà comunque pagata ed è già stabilito un finanziamento in questo decreto-legge.
So anche che il presidente della Commissione difesa è molto sensibile a questi argomenti. Se c'è la possibilità di trovare su un testo comune, anche accettando una eventuale riformulazione del Governo, un punto di chiarimento che ci consenta già in questo provvedimento di dare una risposta


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organica ad un dramma dei nostri militari, che tutti vogliamo contribuire a risolvere, perché non lo dobbiamo fare oggi?
Non capisco perché vada fatto con gli ordini del giorno. Non costa niente di più e possiamo essere d'accordo tutti!
Davvero invito l'aula a valutare la possibilità - ripeto, anche con una riformulazione - di risolvere con questa normativa un problema che altrimenti rimane aperto.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Molinari 4.050, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 463
Votanti 458
Astenuti 5
Maggioranza 230
Hanno votato
sì 210
Hanno votato
no 248).

Prendo atto che l'onorevole Montecuollo non è riuscito a votare e che voleva esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mussi 6.50, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 469
Votanti 464
Astenuti 5
Maggioranza 233
Hanno votato
sì 194
Hanno votato
no 270).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rizzo 9-bis.1, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 465
Votanti 460
Astenuti 5
Maggioranza 231
Hanno votato
sì 24
Hanno votato
no 436).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 9-bis.50, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 458
Votanti 449
Astenuti 9
Maggioranza 225
Hanno votato
sì 37
Hanno votato
no 412).

Prendo atto che l'onorevole Pinotti avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 9-bis.51, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 466
Votanti 459
Astenuti 7
Maggioranza 230
Hanno votato
sì 47
Hanno votato
no 412

Prendo atto che l'onorevole Pinotti avrebbe voluto esprimere un voto contrario.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cima 12.1, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 463
Votanti 455
Astenuti 8
Maggioranza 228
Hanno votato
sì 91
Hanno votato
no 364).

Passiamo all'emendamento Minniti 12.2.
Avverto che, analogamente a quanto avvenuto ieri in relazione ad una fattispecie identica, per esigenze di chiarezza porrò congiuntamente in votazione la prima parte dell'emendamento Minniti 12.2, volta a sopprimere il comma 1 dell'articolo 12 del decreto-legge, e gli identici emendamenti Deiana 12.3 e Lolli 12.50, anch'essi soppressivi dello stesso comma 1. In caso di approvazione, porrò in votazione la parte conseguenziale dell'emendamento Minniti 12.2, che altrimenti resterebbe preclusa.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Minniti. Ne ha facoltà.

MARCO MINNITI. Signor Presidente, con questo emendamento proponiamo la soppressione delle norme che prevedono l'applicazione del codice militare di guerra alle missioni in Afghanistan e in Iraq. Questa nostra proposta, di cui non ci sfugge l'impatto, nasce da due ordini di ragioni. La prima ragione è che quando il Governo, nel gennaio 2001, propose l'applicazione del codice militare di guerra per i militari inviati in Afghanistan, lo fece nella convinzione che si trattava di uno strumento del tutto straordinario. Ci venne spiegato qui, in quest'aula - e poi venne approvato al riguardo un ordine del giorno - che quell'applicazione sarebbe stata assolutamente temporanea e che il Governo si impegnava a presentare entro sei mesi un nuovo codice militare per le missioni internazionali all'estero.
Presidente, lei sa come è andata a finire: siamo a marzo del 2004, questo codice è stato presentato con larghissimo ritardo da parte del Governo e oggi è soltanto ai primissimi passi in Commissione al Senato. Abbiamo, quindi, avuto tre anni di applicazione del codice militare di guerra del 1941, con situazioni delicatissime e in qualche caso paradossali. Voglio, a questo proposito, richiamare la vicenda dei quattro elicotteristi che sono stati oggetto di attenzione da parte del tribunale militare in questa settimana (poi, se me lo consentirà, signor Presidente, in un altro intervento entrerò anche nel merito della questione, perché ho idee molto diverse rispetto a quelle che in qualche modo si è cercato di veicolare). Non c'è ragione, quindi, di prolungare una previsione che il Governo aveva proposto come assolutamente straordinaria.
Mi sia poi consentito dire, Presidente, che la seconda ragione per cui chiediamo la soppressione dell'applicazione del codice militare di guerra sta anche nel merito della proposta che il Governo ha presentato. Mi rivolto a lei, Presidente, che è un esimio giurista: la proposta avanzata dal Governo prevede in primo luogo, una delega in bianco al Governo perché riscriva un nuovo codice militare. Ma di fatto si determina un eccesso di delega, perché il Parlamento rinuncia ad avere qualunque ruolo. La seconda questione è che, venendo meno ad una giurisprudenza consolidata, a parere di illustri giuristi italiani e internazionali, anziché giungere alla soppressione della giurisdizione militare e considerarla una branca della giurisdizione ordinaria, si pensa di consolidarla. Ho partecipato, come tanti colleghi, all'inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte d'appello della giurisprudenza militare. In quella sede, ho ascoltato il procuratore generale affermare con grande chiarezza che non c'è più l'oggetto del contendere per la giurisdizione militare, perché non ci sono più reati! Noi invece stabiliamo che la giurisdizione militare


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deve andare avanti, mentre è convinzione consolidata - in Italia, ma soprattutto fuori dall'Italia, dove già leggi in materia sono state realizzate - che essa debba diventare una branca specializzata della giurisdizione ordinaria realizzata! Sapete perché non ci sono più reati? Perché il reato principale di cui si occupava la giurisprudenza militare era il cosiddetto reato di assenza, cioè quello di coloro che erano renitenti alla leva.
Nel momento in cui passiamo dall'esercito di leva a quello professionale manca proprio l'oggetto del contendere. Sarebbe quindi più serio ed utile pensare che quel numero di magistrati (103) possa essere impiegato nella giurisdizione ordinaria e solo in casi particolari, come avviene per il tribunale dei minori, nella giurisdizione militare.
Infine, come ovvia il Governo al venir meno dei reati militari? Con una presa di posizione assolutamente incredibile: militarizza i reati civili. Anziché stabilire che, in linea di principio, è legittimo considerare un militare come un cittadino qualsiasi e che, di fronte ad un reato da lui commesso, è più normale che venga sottoposto alla giurisdizione ordinaria, se non per i reati propriamente militari per quelli delimitati e strettamente forti nella loro motivazione, il Governo, al contrario, stabilisce che si aumenta il numero dei reati militari e si «militarizza» una parte del codice civile.
Per tali ragioni, quindi, cioè poiché ci troviamo di fronte ad una grave inadempienza del Governo e ad un'applicazione paradossale del codice militare e di guerra, poiché si tratta di una legge del 1941 del tutto inattuale e poiché vogliamo esprimere un netto «no» alle linee guida della proposta del Governo, con il nostro emendamento manifestiamo la nostra volontà di sopprimere l'applicazione del codice penale militare. Questo sarebbe un segno non solo di civiltà giuridica, ma anche di rispetto della libertà. (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molinari. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE MOLINARI. Come ha poc'anzi sostenuto il collega Minniti, ci troviamo in una situazione molto particolare riguardo al codice penale militare. Si è svolto un lavoro prolungato da parte di una apposita commissione istituita dal Ministero della difesa e, nel 2002, il Parlamento ha attribuito al Governo la delega a provvedere alle opportune modifiche del suddetto codice. Però, dopo l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri del decreto delegato, ci siamo accorti che l'esercizio della delega è risultato non solo tardivo, ma anche eccessivo ed indefinito. Il Governo, infatti, ha addirittura previsto un ampliamento dei reati militari, che non condividiamo affatto. Già una volta, in occasione della conversione in legge del decreto-legge sulla missione internazionale in Afghanistan, il centrosinistra ha battuto il Governo proprio su alcune modifiche che riguardavano il codice di procedura penale.
L'emendamento in esame vuole costituire l'occasione per un ravvedimento da parte del Governo, che renda possibile un confronto per giungere ad un ridimensionamento della delega. Vogliamo inoltre cogliere l'occasione per introdurre ulteriori modifiche che adeguino il nostro codice alle condizioni generali, che sono mutate rispetto a quelle del 1941.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Abbiamo presentato un emendamento, che non abbiamo illustrato e che forse alcuni colleghi dell'opposizione non hanno capito, volto a sopprimere il codice militare di guerra. Quanto proposto dal Governo, invece, non va assolutamente incontro alle esigenze emerse nel corso dei lavori in Commissione. Siamo assolutamente contrari al mantenimento del codice militare di guerra e riteniamo che occorra un codice civile cui tutti i reati siano facilmente riconducibili.


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Esprimiamo, quindi, il nostro sostegno all'approvazione dell'emendamento in questione, che chiediamo di sottoscrivere, insieme agli altri emendamenti presentati allo stesso articolo, come quello a prima firma della collega Deiana.
Voglio approfittare dell'occasione per precisare che, finora, nel dare il nostro giudizio sulle missioni internazionali, abbiamo seguito, come principale criterio discriminante, quello di negare l'approvazione alle missioni in relazione alle quali è prevista l'applicazione del codice penale militare di guerra: è evidente, infatti, che l'applicazione di tale codice significa che le missioni in parola sono missioni di guerra, checché ci venga a raccontare il ministro Martino!
Quindi, anche qualora si giungesse - il che non ritengo possibile per questo Governo - ad una abrogazione del codice penale militare di guerra e, conseguentemente, alla possibilità di ricondurre ogni fattispecie al codice penale militare di pace, bisognerebbe comunque pretendere molta chiarezza. In particolare, la chiarezza non può prescindere da una separazione delle missioni, come abbiamo chiesto all'inizio del dibattito: soltanto se si è chiamati ad esprimersi su provvedimenti diversi, si ha la possibilità di valutare tranquillamente natura e regole di ingaggio della specifica missione e, quindi, di decidere se votare contro o se avallarla.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, sull'emendamento Minniti 12.2 abbiamo chiesto la votazione a scrutinio segreto, trattandosi di applicazione del codice penale militare di guerra.
Avremmo rinunciato volentieri a ripresentare questi emendamenti se il Governo avesse mantenuto i suoi impegni e se, oggi, ci fossimo effettivamente trovati di fronte ad un provvedimento in grado di rivedere tutte le questioni che attengono al codice penale militare di guerra.
Poiché il Governo non ha mantenuto gli impegni - ha presentato con grave ritardo un'ipotesi di riforma -, ci vediamo costretti a ripresentare i nostri emendamenti, anzitutto nell'interesse dei militari italiani e, poi, perché occorre aggiornare un codice che, oggi, è assolutamente superato.
Sono questi i motivi per i quali chiediamo la votazione a scrutinio segreto. Ricordo che, in passato, questa Assemblea ha già modificato, in occasione della conversione del decreto-legge n. 421 del 2001, alcune parti del codice penale militare di guerra. Invitiamo tutti i colleghi a votare a favore dell'emendamento Minniti 12.2 per dare un segnale, per chiedere un'accelerazione in ordine alla modifica del codice penale militare di guerra (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.

ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, anche noi, con l'emendamento 12.3, a mia prima firma, chiediamo la soppressione del comma 1 dell'articolo 12 e, quindi, l'esclusione dell'applicazione del codice penale militare di guerra. Pertanto, condividiamo ed appoggiamo tutto quanto si muove in direzione di una riduzione del danno: nel caso specifico, la sostituzione del codice penale militare di guerra, con tutta la valenza pratica e simbolica che una tale opzione comporta, con il codice penale militare di pace. Teniamo, però, a sottolineare che quest'ultimo verrebbe adottato nel caso in specie in una situazione di guerra.
Invocare un'accelerazione dell'esame del disegno di legge di modifica del codice penale militare di guerra, come fa l'onorevole Minniti, non basta. Il provvedimento presentato al Senato rappresenta un ulteriore e, a mio modo di vedere, gravissimo passaggio verso la decostituzionalizzazione della materia militare, della difesa e, sostanzialmente, degli obblighi che la Costituzione ha posto stabilendo il primato della ricerca della pace nell'ambito delle relazioni internazionali. Il disegno


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di legge che il Governo ha presentato al Senato per la modifica del codice penale militare di guerra rappresenta proprio questo: quindi, diciamolo!
Diciamo chiaramente che sta avanzando complessivamente una proposta di interazione tra le missioni, i codici, la ridefinizione delle alleanze internazionali che punta ad uno sconquasso, non solo sostanziale, come purtroppo sta avvenendo, ma anche formale della Costituzione del 1948.
Di ciò avremo modo di discutere quando giungerà alla Camera il provvedimento sopra citato. Fin da ora, tuttavia, vorrei rilevare la gravità della situazione e criticare formulazioni formali, rilevando, ad esempio, che il Governo è ancora in ritardo e invece dovremmo discutere su tali questioni. Tutto vero, ma, nei fatti, il pacchetto complessivo è denso di preoccupanti segnali che andrebbero denunciati all'opinione pubblica e democratica, al mondo pacifista, prima di affannarsi per porre rimedio, all'ultimo momento, agli aspetti più nefasti di questo provvedimento, che dovrebbe essere contrastato e ricompreso nell'iniziativa assunta in queste settimane contro il decreto-legge in esame.

FRANCESCO BOSI, Sottosegretario di Stato per la difesa. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BOSI, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, mi rendo conto che esiste un ritardo dovuto ad un iter parlamentare complesso (ma ciò non è nella disponibilità del Governo); mi riferisco al provvedimento all'esame del Senato concernente la riforma dei codici militari.
Tuttavia, come i colleghi più attenti e più esperti sanno, il codice militare di guerra non è stato introdotto per salvaguardare il militare in situazioni particolari, per porlo, in qualche modo, al riparo da responsabilità. Si tratta del contrario. Per il militare che, in una situazione di guerra in cui si applica il codice militare di guerra, abusa dei propri poteri o agisce in violazione dei doveri inerenti al suo stato di militare, si prevede un inasprimento delle pene. Questo va a vantaggio dei soggetti deboli che possono subire violenze nel corso di operazioni militari e dovrebbe essere accolto con particolare favore da coloro i quali hanno sostenuto l'esigenza di tutelare la popolazione ed i soggetti deboli. Questo l'abbiamo fatto proprio per garantire tali situazioni.
Certo, mi rendo conto, che sarebbe meglio disporre di un codice completamente rivisitato, ma questo rientra nella disponibilità degli organismi parlamentari che stanno esaminando la materia, nella speranza che ciò possa verificarsi nei tempi più brevi.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che è stata richiesta da parte del rappresentante del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, onorevole Ruzzante, la votazione a scrutinio segreto. Poiché la questione merita attenzione, riferirò tale richiesta al Presidente della Camera, data la delicatezza della scelta che dovrà essere presa.
Rinvio il seguito del dibattito al prosieguo della seduta, che sospendo fino alle 15, allorché avrà luogo lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

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