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PRESIDENTE. L'onorevole Bornacin ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01083 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 10).
GIORGIO BORNACIN. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, onorevoli colleghi, la vicenda che sottopongo all'attenzione di questa Assemblea e del Governo risale allo scorso novembre, quando la palazzina che avrebbe dovuto ospitare il Museo del mare di Genova, la cui costruzione era stata appaltata dal comune nell'ambito delle manifestazioni per Genova 2004-capitale europea della cultura, crollò improvvisamente, provocando la morte di un operaio rumeno.
È in corso un'inchiesta della magistratura, e sono emersi alcuni aspetti oscuri, relativi agli appalti e ai subappalti e alla presenza di lavoratori non in regola, sia per quanto riguarda le norme sul lavoro sia per quanto riguarda quelle sull'immigrazione. Non sono mie affermazioni: basta leggere non soltanto le notizie riportate dalla stampa, ma anche le interviste rilasciate alle televisioni nazionali (mi riferisco ad esempio al TG1, al TG2 e al TG3) dagli stessi lavoratori, nelle quali si parla di caporalato, di pochi euro al giorno e via dicendo. Su tali fatti, oltre all'inchiesta dell'autorità giudiziaria, è in corso un'indagine del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, promossa dal ministro Maroni.
Il crollo della palazzina, oltre a determinare la tragedia della morte di un operaio, ha messo in pericolo lo svolgimento delle manifestazioni per Genova 2004-capitale europea della cultura. La palazzina, infatti, dovrebbe ospitare un'importante mostra sui transatlantici, la cui apertura è prevista per il mese di giugno: ritengo che non ne sarà possibile l'allestimento in tali locali, perché non soltanto la loro realizzazione non sarà stata ultimata, ma non sarà neppure iniziata la ricostruzione.
Sulla base delle indagini giudiziarie, sembra risulti che il crollo della palazzina sia stato determinato dalla presenza di strati diversi di calcestruzzo, realizzati in modo difforme (ciò era evidenziato addirittura dal diverso colore dei vari strati).
Oltre a ciò - su cui, lo ripeto, è stata aperta un'inchiesta sia da parte della magistratura, che ha appurato tutto ciò mediante consulenze tecniche, sia da parte del Ministero del lavoro - è emerso in questi giorni un altro fatto che, secondo me, risulta inquietante. L'autore del progetto strutturale è l'architetto spagnolo Canas, residente a Barcellona. Voci di popolo, ma anche fatti facilmente dimostrabili, riferiscono di uno strano scambio tra architetti di Barcellona che lavorano a Genova e professionisti genovesi che operano a Barcellona. Come se in Italia non ci fossero sufficienti professionalità in grado di assicurare queste realizzazioni! Da voci piuttosto precise e chiare, risulta - forse anche presso l'ordine degli ingegneri italiani - che l'architetto Canas non sia in regola con le norme che consentono ai professionisti stranieri di lavorare nel nostro paese. Esistono procedure precise da seguire e precise domande da inoltrare al Ministero di grazia e giustizia: dalle informazioni di cui disponiamo, risulta
che l'architetto Canas non abbia presentato queste domande e non abbia ricevuto le debite autorizzazioni.
Lei capisce, signor sottosegretario, come questa vicenda assuma davvero aspetti inquietanti. Non soltanto; infatti, i lavoratori non erano in regola, taluni non avevano regolare residenza nel nostro paese e anche l'architetto, autore del progetto strutturale, non avrebbe posseduto i requisiti per lavorare nostro paese. Vorrei chiarimenti da parte del Governo per portare la cittadinanza a conoscenza di fatti che hanno creato, nella città di Genova, tanta preoccupazione, tanto scalpore e tanta attenzione da parte della pubblica opinione.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia, Giuseppe Valentino, ha facoltà di
GIUSEPPE VALENTINO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. In relazione alla grave vicenda illustrata nella interpellanza in discussione posso comunicare quanto segue.
mortale. In ragione di ciò, la predetta direzione provinciale sta valutando l'ipotesi che il lavoratore sia stato occupato in nero e formalmente registrato nei libri obbligatori solo dopo il disastro. Tale eventualità parrebbe avvalorata, allo stato, dal fatto che la sottoscrizione apposta in calce al contratto individuale di lavoro forma attualmente oggetto di perizia calligrafica disposta dall'autorità giudiziaria.
progettisti non sarebbero tenuti ad essere iscritti all'albo professionale degli ingegneri in Italia.
PRESIDENTE. L'onorevole Bornacin ha facoltà di
GIORGIO BORNACIN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario, ringrazio il Governo per la risposta esauriente che ha fornito in relazione ad una vicenda che - come ha sottolineato lo stesso sottosegretario riferendosi a fatti precisi - presenta aspetti davvero inquietanti e strani, soprattutto perché l'opera in questione è stata commissionata da una società pubblica di cui è prevalente azionista il comune di Genova.
Il servizio ispettivo della Direzione provinciale del lavoro di Genova ha svolto accertamenti su incarico della procura della Repubblica nell'ambito del procedimento penale n. 123429 del 2003, relativo al crollo del costruendo Museo del mare e della navigazione nel porto della stessa città. La verifica riguardante il cantiere presso cui operavano numerose ditte ha interessato sia gli aspetti relativi ai subappalti sia l'eventuale impiego di manodopera in nero.
Quanto agli aspetti riguardanti il regime dei subappalti, si è proceduto ad acquisire dalla committente i lavori, la Porto antico Spa, controllata dal comune di Genova e da altri enti locali, le autorizzazioni previste dall'articolo 21 della legge n. 646 del 1982 e successive modifiche. Dai riscontri effettuati è emerso che tutte le imprese subappaltatrici hanno iniziato i lavori in mancanza della preventiva autorizzazione della stazione appaltante; tali provvedimenti, infatti, sono stati emessi in momenti successivi. Anche la ditta Impreval Srl, datrice di lavoro dell'operaio albanese deceduto ed esecutrice di parte delle opere in cemento armato, per un importo da contratto di 180 mila euro, ha iniziato i lavori il 7 aprile 2003, mentre l'autorizzazione al subappalto è stata rilasciata dalla Porto antico Spa soltanto in data 17 luglio 2003. Per tale specifica posizione già è stata inoltrata notizia di reato, ai sensi dell'articolo 347 del codice di rito, mentre sono ancora oggetto di esame le specifiche posizioni delle altre ditte operanti in regime di subappalto.
Quanto agli aspetti relativi all'impiego di manodopera in nero, la citata Direzione provinciale del lavoro ha chiarito che sono in via di ultimazione gli accertamenti nei confronti della ditta Impreval Srl, alle cui dipendenze lavora il cittadino albanese Albert Kolgjegja, deceduto nell'infortunio avvenuto in data 8 novembre 2003. Dagli accertamenti svolti sono emerse numerose irregolarità; in particolare, quasi tutti i lavoratori occupati presso il cantiere di Genova sono stati regolarizzati dopo l'effettiva assunzione in servizio, alcuni anche a distanza di qualche mese; a diversi di loro non è stata consegnata la copia del contratto di lavoro, mentre altri operai, occupati per brevi periodi, non sono stati registrati sui libri paga e matricola della ditta. Nel cantiere oggetto di ispezione, inoltre, erano costantemente effettuate prestazioni di lavoro straordinario in misura di due ore al giorno dal lunedì al venerdì e di 8 ore nel giorno di sabato, non registrate nei libri paga, in cui figurano non più di 40 ore settimanali per ogni lavoratore.
Alla data del crollo erano occupati in cantiere, fra gli altri, tre lavoratori di nazionalità albanese, tra i quali il giovane operaio defunto, che risulta avere iniziato a lavorare il 13 ottobre 2003 ed è stato registrato sui libri paga e matricola soltanto in data 17 ottobre 2003. La comunicazione di tale data di assunzione è stata effettuata dal datore di lavoro al centro provinciale per l'impiego di Grumello del Monte, provincia di Bergamo, soltanto il 10 novembre 2003 e quindi dopo l'infortunio
Quanto alla retribuzione corrisposta ai lavoratori, pare che usualmente venisse pattuita una retribuzione oraria netta, di fatto, senza distinzione fra le ore ordinarie e straordinarie, corrisposta mensilmente in parte in busta paga ed in parte in contanti.
Le irregolarità accertate, saranno, ovviamente, oggetto di sanzione.
Per contrastare il fenomeno del lavoro nero nei cantieri edili, il prefetto di Genova ha disposto diversi incontri fra le parti sociali e gli enti preposti ai controlli, al termine dei quali è stato istituito un gruppo ispettivo composto da ispettori della ASL, dell'INPS, dell'INAIL e della stessa direzione provinciale del lavoro, alla quale è stato affidato anche il coordinamento della vigilanza. In relazione alla tragica vicenda, la procura della Repubblica presso il tribunale di Genova ha fatto presente che, allo stato, nessuna conclusione in merito alle cause del crollo della palazzina del Museo del mare è stata formulata dai consulenti nominati dal quell'ufficio. Pertanto, nemmeno l'ipotesi della qualità del calcestruzzo delle solette, ovvero dell'amalgama difettosa degli strati di cemento tra una gettata e l'altra, è stata prospettata dai consulenti dell'ufficio come causa e neppure come concausa dell'evento. È una cautela doverosa, essendo ancora in corso l'atto istruttorio. Peraltro, i consulenti hanno recentemente chiesto una proroga dei termini per il deposito dell'elaborato peritale, proroga che è stata concessa in relazione all'eccezionale difficoltà presentata dai fatti per i quali si procede.
Lo stesso ufficio ha, poi, chiarito di non sapere se le ipotesi rappresentante nell'interpellanza in discussione siano state formulate dai consulenti delle parti private e, in particolare, dal professor Capecchi, consulente di parte dell'architetto Consuegra.
Quanto alla posizione dell'ingegner Canas, di nazionalità spagnola, e alla mancanza di autorizzazione ministeriale per l'esercizio della sua professione di ingegnere in Italia, la procura della Repubblica di Genova ha chiarito di non essere in grado di riferire in proposito, non trattandosi di un'ipotesi di reato: l'ingegner Canas risulta infatti, regolarmente iscritto all'ordine degli ingegneri di Madrid.
Peraltro, l'ufficio requirente ha rappresentato di non aver preso in considerazione tale specifico aspetto in relazione alla posizione processuale dello stesso ingegner Canas per eventuali sue responsabilità nella determinazione del crollo, in quanto non rilevante, perché non collegate al nesso di causa con il crollo stesso. La procura fa tuttavia presente che l'ingegner Canas è stato l'autore del progetto strutturale dell'edificio, regolarmente depositato presso i competenti uffici della provincia di Genova, presso i quali è stato acquisito. Egli, nell'ambito della vicenda relativa al procedimento giudiziario iniziato a seguito del dissesto dell'edificio Museo del mare di Genova, risulta indagato proprio nella qualità di progettista della parte strutturale dell'edificio, nell'ipotesi che siano sussistenti manchevolezze progettuali. Tale aspetto è fra quelli presi in considerazione come possibili cause e o concause dell'evento, nella consulenza in corso di svolgimento su disposizione della procura della Repubblica di Genova. Al riguardo, faccio presente che i competenti uffici del Ministero della giustizia hanno comunicato che l'ingegner Canas non ha mai presentato istanza di riconoscimento del proprio titolo professionale ai fini dell'iscrizione all'albo professionale degli ingegneri e dell'esercizio della professione in Italia e che, dalle notizie apprese per le vie brevi presso il Consiglio nazionale degli ingegneri, risulterebbe che se una ditta straniera è vincitrice di una gara europea per la realizzazione di un'opera in Italia, i propri
Infine, la procura della Repubblica di Genova ha rappresentato che l'indizione di una gara europea per la costruzione del Museo del mare, pur costituendo aspetto rilevante sul piano del diritto pubblico, non è stata presa in esame dall'ufficio requirente in relazione al dissesto dell'edificio, non interessando in alcun modo le cause del crollo dal punto di vista del nesso di causalità. In relazione a tale aspetto sono stati indagati solo coloro che, a vario titolo, hanno partecipato effettivamente alla realizzazione dell'opera.
Non so se in Italia per partecipare ad una gara europea sia necessario essere iscritti all'ordine degli ingegneri, ma certo è che se, come risulta, non vi è alcuna domanda presso il Ministero della giustizia e se oltretutto non esiste alcuna pubblicazione di quella sorta di decreto sulla Gazzetta Ufficiale che, a quanto mi risulta, dovrebbe esservi successivamente alla presentazione della domanda, questo è uno dei tanti strani aspetti di questa vicenda, che è costata la vita ad un giovane lavoratore venuto in Italia per trovare lavoro e per trovare soluzione ai propri problemi. Vi è tanta gente, infatti, che a parole si straccia le vesti in difesa dei lavoratori extracomunitari, ma poi magari li tratta come se fossero carne da macello. Mi dichiaro, pertanto, soddisfatto della sua risposta e la ringrazio.


