Allegato A
Seduta n. 433 del 4/3/2004


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(Sezione 5 - Politica di pensionamento anticipato del personale attuata da Poste italiane)

E)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e delle comunicazioni, per sapere - premesso che:
Poste Italiane, azienda soggetta al controllo da parte della Corte dei conti, in palese controtendenza rispetto alla politica del Governo e del suo unico azionista, il ministero della economia e delle finanze, sta perseverando in una politica di pensionamento anticipato «consensuale» del personale che ha maturato 35 anni di contribuzione, erogando consistenti incentivi economici;
tale politica, in contrasto con il suo unico azionista e, secondo gli interpellanti, con gli interessi del Paese, produce tra l'altro forti squilibri sugli organici del personale, con conseguenze che in diverse realtà territoriali incidono negativamente sulla qualità del servizio erogato ai cittadini. Tale indirizzo aziendale ha causato e continua a causare migliaia di pensionamenti in tutta Italia, gravando pesantemente sul fondo pensionistico dello Stato. Il tutto avviene, per il personale fino alla qualifica di quadro, su base consensuale e volontaria;
diversamente, invece, l'azienda Poste Italiane si comporta nei confronti del personale dirigente, specie verso i direttori di filiale (ex direttori provinciali) che non intendono accettare la proposta di pensionamento anticipato consensuale. Gli stessi da oltre un anno sono oggetto di un comportamento che agli interpellanti appare essere un vero e proprio mobbing: risulta, infatti, agli interpellanti che non sarebbe stato erogato loro il premio di fine anno relativo agli obiettivi raggiunti nel 2002; sarebbero stati illegittimamente esclusi dalla convocazione avvenuta il 15 dicembre 2003 da parte della direzione centrale del personale, con la quale la società avrebbe comunicato ai dirigenti i criteri per la loro valutazione relativa al 2004;
gli stessi dirigenti, inoltre, verrebbero ripetutamente e informalmente convocati dalla direzione centrale risorse umane e sottoposti a pressioni per accettare un pensionamento «consensuale anticipato», previa erogazione di incentivi economici, peraltro differenziati. Non farebbe mistero, inoltre, l'azienda che per coloro che non accettano il pensionamento «consensuale anticipato» sono previsti, a seconda della singola posizione in atto coperta nell'azienda, provvedimenti di sollevamento dalla funzione, trasferimenti, affiancamenti, demansionamenti (coperti sulla carta da incarichi fatiscenti, strumentali e finalizzati ad una palese mortificazione);
a fronte di quanto sopra esposto, si registrano nella società Poste Italiane assunzioni di dirigenti provenienti da Telecom, Siemens e da altre società, personale che sarebbe privo di esperienza nel campo postale, finanziario e assicurativo, che, come è noto, sono oggi gli assi portanti della nuova azienda Poste Italiane. Diversamente, i dirigenti che si intende pensionare a tutti i costi sono altamente professionalizzati e negli anni sono stati oggetto di un'intensa e, peraltro, costosa formazione;
la ratio del comportamento usato dalla società Poste Italiane nei confronti di questi dirigenti che intendono continuare a prestare la loro attività lavorativa sino al compimento del 65o anno di età, così come previsto dall'apposito contratto di lavoro, secondo gli interpellanti, è da ricercarsi nell'esigenza dell'azienda, che, avendo assunto oltre 160 nuovi dirigenti, di cui 43 nel primo semestre del 2003, deve ridurre il numero complessivo dei dirigenti, a seguito dei rilievi mossi in merito dalla Corte dei conti nella relazione annuale ai due rami del Parlamento;
la Corte rileva che il numero complessivo dei dirigenti ha registrato un incremento


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del 44 per cento e il costo complessivo è lievitato del 59 per cento; che, pur comprendendo le ragioni che hanno determinato l'entrata in azienda del personale in questione, è da guardare con preoccupazione il fatto che il fenomeno, iniziato nel 1998, non si è ancora concluso, nonostante sia stata completata la fase di risanamento nel 2002 e che tali assunzioni continuano ad essere fonti di perplessità, poiché risultano essere in contrasto con la politica di riduzione dell'organico e contenimento dei costi operata dalla società negli ultimi anni;
l'azienda Poste Italiane, pertanto, a fronte dei citati rilievi della Corte dei conti per un ingiustificato aumento dei dirigenti non compensato dalle fuoriuscite fisiologiche e da quelle incentivate, sta realizzando pressioni tali da integrare, secondo gli interpellanti, un vero e proprio mobbing nei confronti di quei dirigenti che hanno raggiunto la contribuzione necessaria per il pensionamento, per cercare affannosamente e con tutti i mezzi di realizzare economie al fine di ridurre il personale in questione. Infatti, i dirigenti che resistono ai pressanti e molteplici inviti per accettare una risoluzione consensuale incentivata, oggetto del mobbing di cui sopra, sono costretti a lavorare e a produrre in una situazione di estremo disagio, essendo noto ai colleghi, ma anche al personale da essi dipendente che l'azienda, in ogni modo e a qualunque costo, intende sostituirli;
occorre, altresì, denunciare che, a quanto risulta agli interpellanti, ai dirigenti da «pensione consensuale», in specie ai direttori di filiale, i più esposti alle pressioni aziendali, sarebbero stati assegnati obiettivi di vendita non solo sproporzionati alle potenzialità del territorio, ma agli stessi criteri stabiliti dalla società. Peraltro, risulta agli interpellanti che agli stessi verrebbe attribuito un personale insufficiente nei loro uffici; contestualmente, le richieste e le segnalazioni necessarie ad una normale attività di gestione resterebbero disattese e senza alcuna risposta. Ciò nonostante, i predetti direttori di Filiale sono riusciti, con uno sforzo fuori del comune, non solo a gestire i servizi loro affidati, ma a raggiungere, in qualche caso anche a superare, gli obiettivi di vendita loro assegnati per il 2003 -:
se i Ministri interpellati, con gli strumenti messi loro a disposizione dalla legislazione vigente, vogliano:
a) disporre un'approfondita e accurata inchiesta, al fine di appurare le responsabilità di quanto denunziato e contestualmente agire per far cessare immediatamente l'inaccettabile comportamento di Poste Italiane;
b) garantire che nessuna iniziativa discriminatoria di alcun tipo venga effettuata dall'azienda Poste Italiane nei confronti dei dirigenti in questione, specie quelli applicati quali direttori di filiale che intendano proseguire la loro attività lavorativa sino al compimento del 65o anno di età;
c) agire affinché vengano erogati i premi annuali maturati per il raggiungimento degli obiettivi del 2002 e 2003.
(2-01090) «Bressa, Boccia, Colasio».
(1o marzo 2004)