Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 431 del 2/3/2004
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...

La seduta, sospesa alle 16,25, è ripresa alle 16,50.

Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 4644.

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 4644)

PRESIDENTE. Avverto che sono stati presentati ulteriori emendamenti della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 4644 sezione 6).
Prendo atto che il rappresentante del Governo li accetta.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.1, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 359
Votanti 355
Astenuti 4
Maggioranza 178
Hanno votato
sì 348
Hanno votato
no 7).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.2, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 369
Votanti 367
Astenuti 2
Maggioranza 184
Hanno votato
sì 211
Hanno votato
no 156).

Prendo atto che gli onorevoli Perrotta e Sartori non sono riusciti a votare.
Avverto che, a seguito della votazione testè svoltasi, sono preclusi gli emendamenti Vascon 1.3, 1.4, 1.5 e 1.6. Avverto inoltre che l'emendamento Vascon 1.7 è di contenuto formale e quindi non sarà posto in votazione. Ricordo altresì che l'articolo aggiuntivo Vascon 1.01 è inammissibile.
Passiamo, quindi, alla votazione dell'articolo aggiuntivo Vascon 1.012. Onorevole Vascon accede all'invito al ritiro formulato dal relatore?

LUIGINO VASCON. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Grazie, signor Presidente, non ho ritenuto di dover accedere all'invito al ritiro dell'articolo aggiuntivo a mia firma che, peraltro, contiene un'ipotesi alternativa a quella già in essere per quanto riguarda la rateizzazione, proponendo il pagamento dell'intero importo in trent'anni, come inizialmente proposto, piuttosto che in quattordici, come invece concordato. È inoltre prevista la definizione di nuove regole per la rateizzazione, da definirsi di intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. I colleghi conoscono perfettamente l'importanza di questa intesa, essendovi accentramenti produttivi in determinate regioni e minori quantità prodotte in altre che a livello agricolo sono considerate svantaggiate. A maggior ragione emerge la necessità di rivedere il rapporto tra Stato e regioni nel settore lattiero-caseario.
Non accedo all'invito al ritiro dell'articolo aggiuntivo proprio in funzione della produttività specifica delle imprese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.


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ALDO PREDA. Alcune proposte emendative presentate dal collega Vascon a nome del suo gruppo modificano sostanzialmente il quadro delle leggi n. 118 del 1999 e n. 119 del 2003 relative alla regolamentazione delle quote latte. Alcune riproducono il contenuto delle norme, ad esempio, della legge n.118, come vedremo successivamente, mentre altre disarticolano completamente quanto previsto dalla legge di riforma delle quote latte, creando nuove situazioni di incertezza.
Non siamo favorevoli all'articolo aggiuntivo al nostro esame soprattutto per quanto riguarda la rateizzazione e gli anni di riferimento (tra l'altro gli anni di riferimento richiamati sono errati, in quanto dovrebbe essere indicato il periodo dal 1995-1996 al 2001-2002 e non 2002-2003 come scritto).
Ritengo che molti di questi emendamenti siano pericolosi perché ormai la legge di riforma delle quote latte ha assestato il settore. Rischiamo, così, di creare ulteriori problemi al comparto e quindi, lo ribadisco, siamo contrari.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Vascon 1.012, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 405
Votanti 403
Astenuti 2
Maggioranza 202
Hanno votato
sì 20
Hanno votato
no 383).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Vascon 1.011
Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore.

LUIGINO VASCON. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, intanto apprendo con piacere che la sinistra, o meglio i Democratici di sinistra, si sono posizionati su una determinata linea politica per quanto concerne la filiera lattiero-casearia. Credo che, se non altro, una volta per tutte, abbiamo capito da che parte stanno.
Al di là di questo, la proposta emendativa che vado ad illustrare continua su un'ipotesi alternativa a quella già in essere della rateizzazione, stabilendo appunto il pagamento del 50 per cento dell'importo dovuto in 15 rate annuali posticipate e senza interessi e provvedendo alla definizione di nuove regole per la rateizzazione da definirsi, ovviamente anche questa, d'intesa tra Stato e regioni. Tutto questo per alleggerire la pressione che in questo momento le aziende stanno subendo in ragione dei noti eventi, che peraltro coinvolgono sia le aziende che il mondo dei risparmiatori, ma anche tutta la filiera e tutto il comparto. Sappiamo quali sono le difficoltà e le necessità, però nonostante tutto questo - credo che anche i colleghi ne possano convenire - ci ritroviamo in una situazione per nulla semplice, anzi il contrario.
Poiché siamo di fronte ad impasse di carattere pratico ed economico che vedono una sofferenza sempre maggiore dello stesso comparto avanziamo un proposta emendativa di buon senso, visto che non andiamo a gravare di alcun onere nessuno, bensì differenziamo i pagamenti. Se ciò viene negato in maniera palese e diretta, ovviamente emerge la volontà di non sostenere in concreto il comparto medesimo. In questo modo ci ritroviamo di fronte a posizioni strumentali a dir poco demagogiche, che attraverso un irrigidimento delle norme metterebbero l'intero comparto nella condizione di patire il particolare momento di difficoltà.
Ciò nonostante, noi della Lega Nord Federazione Padana continuiamo nella nostra


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battaglia, in cui crediamo, proprio per rendere giustizia a coloro i quali a tutt'oggi sono stati presi in giro e abbindolati da norme, da disposizioni e anche da false promesse che, appunto, vedono la negazione dei principi fondamentali della continuità dell'attività del settore agroalimentare e lattiero-caseario. Ciò nonostante continueremo, ripeto, nella nostra azione politica: crediamo in quello che facciamo, vogliamo portare avanti queste istanze che riteniamo basilari, fondamentali per un trattamento di equità nei confronti dei lavoratori del settore, mentre opinioni contrarie, come abbiamo potuto sentire, giungono dagli altri gruppi.
Pertanto, insisto per la votazione del mio articolo aggiuntivo 1.011.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per esprimere il voto contrario del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo su questo articolo aggiuntivo, analogamente a quanto è avvenuto ed a quanto avverrà su quello precedente e sul successivo articolo aggiuntivo Vascon 1.013.
Mi permetto di contraddire l'onorevole Vascon, osservando che non è per niente irrilevante la formulazione di questa proposta emendativa con la quale si propone di ridurre del 50 per cento le multe per i superprelievi dovuti all'esubero di produzione e di rateizzare questo 50 per cento in quindici rate annuali. Mi permetto di segnalare che la riduzione del 50 per cento della multa da pagare non è resa possibile dal regolamento comunitario.
Quindi, se approvassimo questo articolo aggiuntivo, andremmo contro tutti i pronunciamenti dell'Unione europea in materia di quote latte, per quanto riguarda l'obbligo del pagamento. Mi sembra comunque che la legge n. 119 del 2003 già conferisse agli allevatori la possibilità di accedere ad una rateizzazione - con rate semestrali da pagare in 14 anni, senza interessi - e che quindi un'agevolazione per il pagamento di queste multe sia stata già concessa. Questo articolo aggiuntivo rappresenterebbe una vera e propria presa in giro per tutti coloro che si sono attenuti al rispetto delle quote latte - hanno pagato multe negli anni passati o si sono adeguati acquistando quote o hanno ridotto la produzione per non splafonare - e che oggi vedrebbero coloro che invece non hanno rispettato nessuna di queste norme beneficiati del 50 per cento delle loro multe! Quindi, il nostro parere sull'articolo aggiuntivo in esame è assolutamente contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, il collega Marcora ha già spiegato le motivazioni del nostro parere contrario su questo e sugli altri emendamenti presentati dal gruppo della Lega Nord Federazione Padana. Vorrei però rispondere al collega Vascon, ricordandogli che sui suoi emendamenti e su quelli presentati dal suo gruppo è stato espresso parere contrario sia dal relatore, sia dal suo Governo, sia dalla sua maggioranza.
Lei ha parlato delle false promesse che sono state fatte alle imprese operanti nel settore lattiero-caseario; sicuramente quelle false promesse non sono state fatte dai rappresentanti del centrosinistra, ma probabilmente da parti della maggioranza che, durante la campagna elettorale, hanno assunto alcuni impegni che non stanno mantenendo nei confronti delle stesse imprese.
Voi conducete una battaglia di coerenza, ma credo che le imprese operanti nel settore lattiero-caseario, da una forza politica che governa il paese si aspettino non la presentazione di emendamenti «di testimonianza», bocciati dal vostro stesso Governo e dalla vostra stessa maggioranza, quanto piuttosto l'approvazione di quegli emendamenti.
Quindi, il problema viene rimandato in toto ad un gruppo parlamentare, ad una forza politica che si è assunta degli impegni


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nei confronti delle imprese e che non è stata in grado, onorevole Vascon, nonostante le battaglie di testimonianza, di rispettare quegli impegni. Questo è il dato politico e non può essere smentito né dalle sue provocazioni né dai suoi interventi (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, nei vari emendamenti che sono stati presentati assistiamo ad una crescente demagogia: prima si prevede il versamento del 50 per cento dell'importo dovuto, poi del 25, successivamente dovremo azzerare completamente le multe. Queste ultime riguardano i pochi produttori - che non sono molti rispetto al totale - che hanno splafonato in vari modi e in maniera incredibilmente grave, al di là di qualsiasi logica produttiva dei loro allevamenti!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, capisco ciò che sostengono i colleghi del centrosinistra, però vorrei che si capisse il principio ispiratore dei nostri emendamenti: è chiaro che noi ci poniamo contro i regolamenti da un punto di vista notarile, perché noi siamo contrari al principio! L'Europa ha sbagliato - e l'Italia ha sbagliato ad accettarlo - ad imporre le quote ai produttori di latte di un paese che è importatore di latte. Dopodiché, anche l'assegnazione delle multe non è così trasparente, per cui chi ha ricevuto la multa non sempre è necessariamente colpevole.
Quindi, tengo a sottolineare che noi non accettiamo il principio e cerchiamo di fare in modo che lo Stato italiano assuma una posizione chiara e, come l'Europa ci ha imposto tante altre cose senza imporle a se stessa o ad altri paesi europei, su questa vicenda abbia un punto di vista diverso e capisca che chi produce latte per il proprio paese non può pagare multe per questo, esattamente come non le paga la Volkswagen se fa più auto o i produttori di carne o di latte degli altri paesi europei che producono il doppio o il triplo del fabbisogno nazionale. Si tratta di scelte che non sono giuste sin dall'inizio. Lo so anch'io che oggi le regole sono queste, ma sono proprio queste regole che noi non accettiamo!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Luciano Dussin, al quale ricordo che ha un minuto a disposizione. Ne ha facoltà.

LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, intervengo per segnalare anch'io il fallimento della politica dell'Unione europea, che si fa dettare le regole da principi meramente economici. Così come dicevo all'allora ministro delle politiche agricole e forestali Pinto, suggerisco oggi al nostro ministro che bisognerebbe avere, nell'Unione europea, il coraggio di dire «basta» alla distruzione delle sovrapproduzioni di generi alimentari, quando nel mondo vi sono migliaia di persone che muoiono di fame ogni giorno! Limitare la produzione di generi alimentari, attraverso il meccanismo delle quote ed abbattendo centinaia di migliaia di mucche da latte, deve essere letto solo come un crimine contro l'umanità!
Allora, bisognerebbe avere il coraggio, in sede di Unione europa, di farsi sentire su tali principi, al di là del chiudere o meno, «sovietizzandole», le capacità produttive degli allevatori. Questo bisogna avere il coraggio di fare, altrimenti ciò va interpretato come un crimine contro l'umanità!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, intervengo brevemente per sottolineare due aspetti. Innanzitutto, avvicinandosi il


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periodo della campagna elettorale, mi sembra che si stia riavviando la campagna demagogica della Lega Nord Federazione Padana su tale questione, perché non si può non parlare di demagogia elettorale: i colleghi della Lega, infatti, sanno bene che abolire il meccanismo delle quote latte significherebbe farne crollare il prezzo sui mercati, e ciò rappresenterebbe un gravissimo danno, innanzitutto per i produttori.
Le proposte emendative presentate dall'onorevole Vascon, tuttavia, oltre ad essere demagogiche e a contrastare con le normative europee - dopo che è stata chiusa la nostra trattativa sulle quote latte in Europa, che il mondo agricolo ha pagato pesantemente -, introduce anche una discriminazione tra quei produttori che si sono comportati con onestà e trasparenza nel corso degli anni e si sono adeguati alle norme e coloro che, invece, hanno fatto finta che le norme non esistessero. Vorrei ricordare, infatti, che sono stato eletto in una regione che, dei 20 mila contenziosi aperti sul territorio nazionale, non ne aveva nemmeno uno (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Vascon 1.011, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 424
Astenuti 2
Maggioranza 213
Hanno votato
sì 22
Hanno votato
no 402).

Passiamo all'articolo aggiuntivo Vascon 1.013.
Chiedo all'onorevole Vascon se acceda all'invito a ritirare il suo articolo aggiuntivo formulato dal relatore.

LUIGINO VASCON. No, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, come abbiamo potuto ascoltare, i colleghi della sinistra, in maniera zelante, cercano di «punzecchiare» in continuazione. Ma sono di memoria corta e dimenticano che se il mondo imprenditoriale agricolo oggi versa in queste condizioni, una grossa parte della colpa ricade anche sulla loro gestione, tant'è che il collega precedentemente intervenuto ha giustamente ricordato illustri esponenti, che hanno ricoperto la carica di ministro delle politiche agricole e forestali, che di certo non hanno fatto nulla per risolvere la questione delle quote latte.
Il problema delle quote latte, infatti, non si è manifestato con il Governo della Casa delle libertà, ma è stato anche ereditato dal precedente: dobbiamo essere onesti e sinceri fino in fondo su questo! E bisogna dire che se oggi ci ritroviamo ad avere una comparto agroalimentare disastrato e, purtroppo, in agonia, lo dobbiamo ad un certo tipo di gestione politica e ad un certo tipo di suddivisione delle quote nell'epoca in cui veniva tracciato il disegno europeo della ripartizione della produzione.
Dicono che le proposte emendative da me presentate sono demagogiche. Ebbene, la demagogia l'avete fatta voi, cari compagni! Il mondo agricolo paga anche a causa della politica assistenziale e clientelare che avete realizzato a favore delle cooperative! Non dimenticatelo!
Signor Presidente, colleghi, io continuerò la mia azione, se si vuole, anche di disturbo, ma, comunque, a difesa del settore agroalimentare. Con questo articolo aggiuntivo 1.013, noi proponiamo un'ipotesi alternativa alla rateizzazione già in essere: proponiamo il pagamento del 25


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per cento dell'importo dovuto in cinque rate annuali posticipate, senza interessi, secondo modalità da definirsi d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Se non lo facciamo - come, purtroppo, sta già accadendo -, vedremo un susseguirsi di chiusure di aziende agricole e di stalle. E non saranno interessati soltanto i produttori di latte, ma anche i produttori di altri beni: le nefandezze che sono state commesse a danno delle aziende del comparto agricolo si ripercuoteranno, purtroppo, su altri settori e causeranno un effetto domino.
Abbiamo visto come ha agito, a livello comunitario, chi aveva il compito di difendere l'agricoltura italiana: non se n'è curato! Avanti, continuiamo a calpestare anche quel poco che rimane!
Colleghi, quello che voi ritenete uno strumento demagogico, noi lo consideriamo un elemento di coerenza e di onestà nei confronti di chi tribola nei campi 365 giorni all'anno!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, desidero ricordare ai colleghi della Lega che non è affatto vero che i Governi del centrosinistra non hanno fatto niente in materia di quote latte. Mi riferisco, in particolare, all'aumento della quota nazionale ottenuto dal ministro De Castro, sotto il Governo D'Alema: quei 6 milioni di quintali, a quei tempi, erano sufficienti a coprire lo splafonamento produttivo dell'intera nazione! I Governi di centrodestra hanno promesso molte volte agli allevatori un ulteriore aumento di quota a livello comunitario. Evidentemente, il Governo Berlusconi era intento a difendere altre partite a livello europeo, non quella delle quote latte ...
Quindi, l'unico Governo che ha fatto qualcosa è stato quello presieduto da D'Alema, che ha ottenuto l'aumento delle quote produttive destinate all'Italia. Dobbiamo constatare, invece, che le reiterate promesse del ministro Tremonti circa la possibilità di ottenere un altro aumento si sono rivelate del tutto infondate.
Ciò detto, con riferimento specifico a quanto ha affermato l'onorevole Guido Giuseppe Rossi, se c'è una legge, essa va rispettata; se la legge è sbagliata, va cambiata: la legge può essere cambiata chiedendo un aumento di quote produttive per l'Italia. Il Governo Berlusconi poteva farlo, ma non l'ha fatto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rossiello. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Signor Presidente, ogni volta che un provvedimento gliene fornisce l'occasione, la Lega Nord assume un atteggiamento a dir poco incomprensibile, se non addirittura schizofrenico. La Lega Nord è contro le quote? Lo dica! Andiamo verso il libero mercato e crollerà il prezzo del latte!
Sistematicamente, colleghi della Lega, pretendete di avere la botte piena e la moglie ubriaca! Giungete persino ad affermare di avere il coraggio di denunciare una situazione che costituisce un'ulteriore offesa per i bambini affamati del mondo! So bene che il coraggio non lo si può infondere, ma, nel caso in ispecie, avere coraggio significa chiedere le dimissioni del ministro, perché non ha saputo difendere, in Europa, i temi a voi cari o far dimettere il sottosegretario Dozzo. Questo significa avere coraggio politico: il resto è demagogia!
Insistere, poi, sull'operato del centrosinistra in materia di quote latte mi pare fuori luogo: sono passati tre anni e siete fermi, siete sostanzialmente fermi!
Noi riuscimmo a farci assegnare dall'Europa sei milioni di quintali di quote latte, necessari a garantire tutto ciò che era stato prodotto, anche in sovrappiù (Commenti del deputato Dozzo). Dozzo, invito i tuoi colleghi ad avere coraggio: lo dico con franchezza.
Assistere a questo balletto è deprimente. I deputati del gruppo della Lega


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sappiano che le loro proposte emendative vengono respinte dalla maggioranza.
Gli allevatori si aspettano che questa maggioranza rispetti quelli che voi chiamate «interessi legittimi» e che noi ci ostiniamo a ritenere «interessi illegittimi» rispetto alla gran parte degli onesti allevatori di questo paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, credo che il gruppo della Lega mantenga un comportamento coerente. Infatti, ciò che, oggi, dichiariamo sulle quote latte e sull'Europa in generale lo affermiamo da sempre.
La questione non riguarda la destra e la sinistra, intese come maggioranze transitorie. Siamo stati contrari all'Europa voluta dal centrosinistra, nella quale siamo entrati nel modo che tutti hanno potuto constatare e che, di fatto, non è in grado di garantire le minime necessità degli Stati nazionali.
Evidentemente, uno Stato nazionale non può rinunciare alle sue produzioni di base. Non è, dunque, ammissibile che uno Stato non possa fare, almeno in campo alimentare, ciò che serve per il proprio sostentamento.
I deputati della Lega hanno sempre condotto una battaglia, non tanto per le quote, quanto per la qualità. Infatti, se si ponessero seri limiti con riferimento alla qualità del latte, alla modalità di allevamento delle mucche da latte, si salvaguarderebbe il latte italiano.
Vorrei ricordare che il risultato finale di queste operazioni è il seguente: circa sei anni fa, il latte veniva comprato agli allevatori a 870 lire. Oggi, viene venduto a 620 lire (non è sufficiente neanche per coprire le spese per il mangime). Noi, in ogni caso, al supermercato troviamo il latte a duemila lire! Non casualmente, gran parte di questo latte viene - o veniva - ritirata dalla Parmalat e dal suo universo di aziende satelliti.
Il centrosinistra, molto vicino al problema dell'allevamento e della produzione del latte italiano, si chieda perché accadono tali fatti. Noi, che difendiamo coloro che vendono il latte a 620 lire al litro (ed il miglior latte del mondo), indipendentemente da questioni di destra o di sinistra, ci sentiamo di essere nel giusto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gibelli. Ne ha facoltà.

ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, ho ascoltato alcuni interventi dei colleghi del centrosinistra che oggi attribuiscono all'attuale maggioranza le responsabilità politiche di questa situazione.
Vorrei ricordare loro che, dopo cinque anni di Governo che ha prodotto il nulla rispetto a questa problematica...

PIERO RUZZANTE. Questo è il tuo di Governo! Stai parlando al tuo Governo!

ANDREA GIBELLI. ...la Lega Nord, con coerenza, sta tentando di individuare misure che tutelino il patrimonio produttivo del nostro paese, non altro.
Vorrei ricordare, ai colleghi del centrosinistra che nella passata legislatura si sono prodigati vendendo il nostro paese che oggi si tenta di adottare una misura per consentire al sistema produttivo di rimanere nel paese, per fare in modo che questo paese abbia un sistema produttivo autosufficiente che non sia servo e vassallo di economie straniere. Infatti, entrare in Europa senza un sistema produttivo vuol dire decretare la fine di questo paese!

PIERO RUZZANTE. Parlane al sottosegretario Dozzo!

ANDREA GIBELLI. Non accettiamo lezioni! Ogni proposta emendativa che consenta a qualunque imprenditore di mantenere le proprie famiglie e il proprio assetto produttivo va nella direzione di


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tutelare un'economia difficile e di consentire a tutti di dare un proprio contributo per l'indipendenza del nostro paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.

LINO RAVA. Signor Presidente, tutte le volte che discutiamo di quote latte assistiamo, come diceva il collega Rossiello prima, al gioco della schizofrenia da parte della Lega Nord Federazione Padana. Uso il termine davvero con cognizione di causa, perché accusare il centrosinistra di aver svenduto il paese è una cosa fuori dal mondo! Il centrosinistra, sulle quote latte, pur avendo ereditato una situazione drammatica, ha conquistato con grande determinazione 600 mila tonnellate di quote, cosa che non mi pare l'attuale Governo abbia fatto, caro Vascon. Noi abbiamo sostenuto da sempre, dal 1996 in poi, le ragioni degli onesti, caro collega Vascon; invece, voi sostenete le ragioni di quegli «splafonatori» (pochi ormai) che non vogliono pagare le multe. Questa è la vostra battaglia, non altro! È per questa ragione che noi continuiamo a sostenere il rispetto delle norme che il nostro paese si è dato per gestire una situazione difficile.
Vedete - e concludo su questo concetto -, è stato citato il fatto che le quote latte sarebbero una iattura per il nostro paese, ma il collega Vascon, il collega Galli e il collega Gibelli sanno benissimo che, senza il regime delle quote, il nostro latte non varrebbe più 600 lire, ma molto meno. Se non sbaglio...

PRESIDENTE. Onorevole Rava, si avvii a concludere.

LINO RAVA. Concludo, Presidente. Se non sbaglio, sul piano della qualità, non è stato il Governo di centrosinistra ad avallare il latte fresco microfiltrato, ma il Governo di centrodestra (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo), che il collega Vascon sta sostenendo, accordandogli la fiducia ogni qualvolta gli viene richiesta (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Vascon 1.013, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 428
Votanti 425
Astenuti 3
Maggioranza 213
Hanno votato
sì 23
Hanno votato
no 402).

Prendo atto che l'onorevole D'Agrò non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Con riferimento all'articolo 2, devo rilevare che la Commissione ha presentato due emendamenti, il 2.100 e il 2.101, che incidono sul primo comma dell'articolo 2 e che pertanto, determinando conseguenze di carattere finanziario, possono essere messi in votazione soltanto da domani. Debbono intendersi conseguentemente accantonati anche gli emendamenti Vascon 2.65, Rava 2.1 e Vascon 2.3, anch'essi riguardanti il primo comma dell'articolo 2.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Vascon 2.59.
Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, tanto per non dimenticare quanto è stato detto dai colleghi, è pur giusto far presente a chi è intervenuto, in particolar modo al collega Rossiello, che onestà è sinonimo di coerenza e viceversa. Allora, ci dovrebbe spiegare qual è stata l'assunzione di responsabilità politica all'epoca del decreto legislativo n. 173 del 1998, il cosiddetto «taglia costi» del ministro De Castro.


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PIERO RUZZANTE. Spiegaci cosa fa Dozzo!

LUIGINO VASCON. L'onorevole Rossiello ci dovrebbe spiegare cosa ne pensa, ad esempio, dell'emendamento che prevedeva la tutela, la copertura e la pulitura dei vigneti abusivi. E perché non ricorda invece i 6 milioni di tonnellate che ha portato a casa il vostro caro ministro De Castro? Provate ad andare a chiedere agli agricoltori, ai produttori di latte, come sono state distribuite all'epoca le quote, dal Brennero a Pantelleria e viceversa, per zone vocate per competenza!

PIERO RUZZANTE. Dopo ti spiego!

LUIGINO VASCON. Caro Ruzzante, mi ricordi una cosa che raglia in certi momenti!
Comunque, non volete assolutamente compiere alcun gesto di umiltà, ammettendo che proprio il Governo dell'Ulivo non è stato minimamente capace di risolvere il problema delle quote latte, che abbiamo ereditato e che ci troviamo a dover affrontare noi, tant'è ...

PIERO RUZZANTE. E Dozzo?

GIORGIO BOGI. Dozzo!

LUIGINO VASCON. Presidente, i colleghi disturbano; lei, ovviamente, non li sente, ma io sì!

PRESIDENTE. Io li sento benissimo.

LUIGINO VASCON. Proseguo il mio intervento...

PRESIDENTE. Onorevole Vascon, la interrompo per svolgere una considerazione. Io cerco di intervenire il meno possibile, compatibilmente con le esigenze dell'oratore che parla. Invito quindi i colleghi a mantenere un contegno che consenta all'oratore di poter essere ascoltato.
Colgo, però, anche l'occasione per rivolgermi a lei e pregarla, quando si rivolge ai colleghi, di non usare perifrasi che non mi sembrano consone al contesto parlamentare. Non l'ho interrotta prima per dirle questo...

LUIGINO VASCON. Starò più attento, signor Presidente, ma la tentazione è così forte... Comunque, mi perdoni.
Proseguendo nell'illustrazione del mio emendamento e tornando all'argomento del contendere, la questione è molto semplice. In buona sostanza, chiedo che venga previsto il rimborso immediato del prelievo pagato in eccesso dagli allevatori e che venga eliminata la trattenuta da parte dell'AGEA del 5 per cento del prelievo complessivo; tutto ciò ai fini della gestione del contenzioso. Ovviamente, anche per effetto di tale trattenuta, i produttori di fatto pagano comunque almeno il 5 per cento, anche se peraltro noi non lo riteniamo un adempimento dovuto. Di fatto, questa è la situazione.
Con l'approvazione del mio emendamento, che a livello pratico si riduce ad un rimborso di piccola entità, si dimostrerebbe almeno la buona volontà di intercedere nei confronti di questi allevatori, che vengono additati e considerati semplicemente dei disobbedienti o dei cattivi o, comunque, dei non allineati, come qualcuno li ha classificati; tuttavia, sono persone che chiedono solamente di poter lavorare, ma tale obiettivo sembra molto arduo e difficile da raggiungere. Infatti, le loro insistenti richieste (che, peraltro, tanti partiti hanno mostrato di raccogliere, illudendo queste persone), alla fine - come si vede - vengono disattese.
Noi coerentemente, come sempre abbiamo fatto, contestiamo questo sistema di produzione e andiamo in difesa di coloro i quali hanno sempre voluto solamente poter lavorare. Lavorare! Non essere assistiti, non essere sovvenzionati, non essere mantenuti, ma solo lavorare!
Ecco il motivo per cui torno a ribadire la bontà dell'emendamento. E non mi si venga a dire che questo emendamento è strumentale o demagogico, perché con esso si chiedono le briciole! Si dimostri almeno un po' di buona volontà e un po' di ascolto a questo settore, che vuole


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solamente lavorare (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, intervengo perché il dialogo si sta facendo abbastanza interessante. Ho ascoltato con attenzione i colleghi Rossiello e Rava. Quest'ultimo ha sostenuto che il Governo di centrosinistra ha effettuato un'opera, tra virgolette, «meritoria», separando, da una parte, i meritevoli e isolando, dall'altra, i profittatori. Se non vado errato, il collega li ha definiti così o, forse, ha usato termini più sfumati: in tal caso, chiedo scusa.
Tuttavia, a questa sfumatura verbale non ha corrisposto un uguale atteggiamento pratico. Vorrei ricordare che coloro che voi definite gli allevatori «non allineati» sono stati «randellati» (chiedo scusa alla Presidenza per il termine) dal Governo di centrosinistra. Il Governo di centrosinistra ha fatto sì che la Polizia di Stato intervenisse su una protesta legittima: è stata una decisione messa in piedi da un Governo di centrosinistra. Se solamente il Governo di centrodestra avesse toccato un dito a qualche manifestante, vi sarebbero state sommosse di popolo!
Quindi, nell'isolare le mele buone dalle mele marce, avete fatto un'opera non indolore, ma dolorosa, nel senso che avete «randellato» quelli che oggi noi stiamo difendendo a spada tratta!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ricordare all'onorevole Vascon che la restituzione del prelievo, una volta che sia stato eseguito il calcolo del prelievo nazionale, è già prevista dal comma 3, lettera a), dell'articolo 9 della legge n. 119 del 2003, tra i produttori per i quali tutto o parte del prelievo loro applicato risulti indebitamente riscosso o comunque non più dovuto.
Vorrei cogliere l'occasione per ricordare altresì all'onorevole Vascon che le quote latte delle quali egli ha parlato - 6 milioni di quintali ottenuti a livello comunitario - e che, a suo avviso, il Governo di centrosinistra avrebbe assegnato male, sono state assegnate alle regioni, le quali, a loro volta, hanno stabilito i criteri secondo i quali attribuirle agli allevatori.
So che l'onorevole Vascon si lamenta del fatto che in Lombardia tali quote aggiuntive non siano state assegnate in via prioritaria ai produttori che hanno avuto il taglio della quota B. Ciò è dovuto semplicemente alle decisioni assunte dalla giunta Formigoni e dall'assessore Beccalossi per quanto riguarda le modalità e le priorità da adottare e da rispettare per l'assegnazione agli allevatori. C'erano quindi 6 milioni di quintali e questa entità è stata distribuita fra le regioni, che hanno poi adottato i loro criteri. Quindi, se in questa operazione c'è qualcosa di sbagliato, l'onorevole Vascon se la prenda con le regioni che hanno attribuito le quote secondo priorità sbagliate (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non riesco a comprendere. Questo emendamento è inutile, anche perché l'accantonamento del 5 per cento del prelievo complessivo ha certe finalità; come osservava il collega Marcora, probabilmente il provvedimento è stato letto male dai parlamentari della Lega Nord Federazione Padana, che fa parte della maggioranza, i quali credo abbiano letto male anche la legge sulle quote latte, considerati gli emendamenti che hanno presentato.
Penso, quindi, che si debba fare una lettura più corretta delle disposizioni di legge. Detto questo, non comprendo


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perché gli interventi dei colleghi del gruppo della Lega Nord Federazione Padana siano rivolti alla nostra parte politica e non al loro Governo, del quale fanno parte. Non capisco se i problemi dell'agricoltura italiana siano esclusivamente legati al tema delle quote latte, che hanno portato i produttori agricoli del nostro paese ad ottenere una liquidazione superiore a quella degli altri paesi dell'Unione europea - dalle 200 alle 250 lire -, prima che l'Italia entrasse nel regime dell'euro.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI (ore 17,33)

ALDO PREDA. I nostri produttori hanno registrato, quindi, un vantaggio rispetto agli altri produttori dei paesi dell'Unione europea: non si comprende se le truppe in piazza le abbia mandate questo Governo o quello di centrosinistra, come ricordava qualche parlamentare della Lega Nord Federazione Padana. Non si capisce per quale ragione la polemica esistente all'interno della maggioranza e rivolta contro il ministro delle politiche agricole e forestali da parte della Lega Nord Federazione Padana venga da quest'ultima «spostata» da tutt'altra parte. Probabilmente vi sono alcuni vincoli di maggioranza che, alla fine, anche il collega Vascon deve rispettare e ai quali si deve adeguare, al di là degli emendamenti presentati dal suo gruppo.
Il problema dell'agricoltura italiana non è questo: credo invece che sia legato ad un sistema di infrazioni su una serie di questioni, rispetto alle quali l'Unione europea ha fortemente danneggiato l'agricoltura del nostro paese, che non può essere vincolata soltanto dal problema delle quote latte. Noi aspettiamo altre scadenze, ad esempio, quella in materia di latte fresco microfiltrato; vedremo cosa accadrà per quanto riguarda le organizzazioni dei produttori ed una serie di provvedimenti che toccano da vicino l'agricoltura italiana. Quest'ultima è costituita da vari tipi di agricolture e, per questa ragione dobbiamo tenere presente che non esiste solo l'agricoltura delle regioni forti, come la Lombardia, il Veneto, il Piemonte e la mia regione, l'Emilia Romagna.
Dobbiamo portare avanti una serie di provvedimenti che tengano in considerazione le diverse agricolture del nostro paese. Proprio la loro varietà e la loro diversità assicurano all'economia agricola del nostro paese una ricchezza che altri, anche all'interno dell'Unione europea, non hanno. Tale ricchezza non è assolutamente da dimenticare!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rossiello. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Il nostro gruppo è impegnato in una battaglia politica sulla conversione in legge del decreto-legge in esame. Tale battaglia è tesa a mettere in evidenza che approvare in fretta i provvedimenti senza ponderare bene le questioni fa incorrere in alcuni rischi. Ad esempio, nel caso dell'INPS, quando approvammo in fretta il decreto-legge n. 269 del 2003, avvertimmo che stavamo creando un danno di «ipertrofia burocratica» per i datori di lavoro. Oggi con un ulteriore decreto-legge si torna a correggere quanto è stato fatto in fretta con un altro decreto-legge. Si tratta di correggere elementi di debolezza anche per quanto riguarda le risorse. Quindi, non raccogliamo l'atteggiamento polemico della Lega.
Signor Presidente, è stata citata in questa sede la sanatoria dei vigneti. Vorrei ricordare a lei ed all'Assemblea che un gruppo di opposizione ottenne in quest'aula la maggioranza su quella sanatoria. Oggi, invece, un gruppo di maggioranza non riesce ad avere i voti della sua maggioranza: questa è la differenza (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 2.59, non accettato dalla


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Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 409
Votanti 406
Astenuti 3
Maggioranza 204
Hanno votato
sì 29
Hanno votato
no 377).

Prendo atto che l'onorevole Strano non è riuscito a votare ed avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Passiamo all'emendamento Vascon 2.60.
Onorevole Vascon, accede all'invito al ritiro formulato dal relatore?

LUIGINO VASCON. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Innanzitutto, bisogna ricordare a chi è di memoria corta quale sia stata la posizione della Lega per quanto riguarda il latte microfiltrato. Credo che almeno i colleghi che fanno parte della Commissione agricoltura non dovrebbero dimenticare tale posizione. L'onorevole Ruzzante può informarsi in proposito e i suoi colleghi possono rendergliene conto. Noi siamo coerenti e vogliamo esserlo fino in fondo, proprio in funzione di un'onestà politica e morale nei confronti di chi ci ha votato e ci ha mandato in Parlamento. Pertanto, proprio sulla strada della coerenza, continuiamo le nostre battaglie per difendere persone che stanno subendo soprusi ed ingiustizie a causa di chi, in maniera scellerata, a suo tempo ha deliberato sulla loro testa. Per quanto riguarda il latte microfiltrato, discorso che a qualcuno piace molto riesumare, ricordate bene qual è stata, e qual è attualmente, la posizione della Lega.
In ogni caso, l'emendamento in esame tende ad eliminare le disposizioni relative a quelle aree svantaggiate in ordine alla restituzione in via prioritaria del prelievo pagato in eccesso. Infatti, dovete sapere - i colleghi della Commissione lo sanno perfettamente - che la liquidità per determinate realtà è fondamentale e ne consente la sopravvivenza, non l'arricchimento.
Stiamo parlando di produzioni specifiche che hanno come minimo otto mesi (a volte anche quattordici o sedici) di stagionatura. Quindi, gli introiti non sono immediati. L'esposizione comporta, ovviamente, sacrifici economici che molto spesso non vengono supportati da nessun istituto di credito a causa della labilità del credito stesso.
Dunque, vogliamo intervenire usando il buonsenso? Si tratta di consentire la sopravvivenza a coloro i quali, fuori da questo palazzo, stanno attendendo le nostre decisioni. Vogliamo avere il buon senso di legiferare in maniera tale da non far chiudere le loro aziende? Vogliamo renderci conto che un patrimonio sta per essere depauperato a causa di leggi che vanno contro l'interesse di tutto il mondo agricolo?
Il collega giustamente diceva: è pur vero, come è vero, che il mondo agricolo non vive solamente del comparto lattiero caseario. Ci sono oggi dei problemi legati al mondo del latte ed al suo indotto, ma fuori dalla porta, in maniera pressante, ve ne sono anche degli altri, come quelli che riguardano il vino, il riso, l'olio e tanti altri prodotti. Purtroppo, in maniera inarrestabile, arriveranno anche questi problemi sul tavolo della discussione ed allora vedremo quali saranno le posizioni di determinati gruppi e partiti politici, che, a quanto vedo, ragionano per collocazione geografica e, ancor peggio, per bacino elettorale. Ciò è disgustoso da vedersi, proprio in un Parlamento che dovrebbe invece tutelare gli interessi di tutti i cittadini che lavorano, in particolare di quelli che lavorano in proprio, sacrificando ogni genere


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di profitto, per mantenere in essere quelle aziende, che sono state costruite con anni ed anni di fatica e lavoro e che molto spesso non si è ancora finito di pagare.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 2.60, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 427
Votanti 425
Astenuti 2
Maggioranza 213
Hanno votato
sì 21
Hanno votato
no 404).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Vascon 2.61.
Chiedo all'onorevole Vascon se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore.

LUIGINO VASCON. No, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Con questo emendamento chiedo la soppressione delle norme che furono introdotte dalla XIII Commissione per favorire, nella restituzione del prelievo, gli allevatori i cui capi di allevamento furono colpiti dalla blue tongue. Tale soppressione si reputa necessaria in quanto la disposizione, oltre ad essere discriminatoria - il che, credo, sia condiviso da tutti i colleghi -, è da considerarsi in un certo senso intrusiva rispetto ai contenuti del decreto-legge in cui essa è posta (mi riferisco al decreto-legge n. 49 del 2003), le cui finalità avrebbero dovuto essere unicamente quelle di riformare le norme nazionali di applicazione del regime comunitario sulle quote latte.
Ebbene, anche su questo capitolo possiamo spendere delle parole, non voglio dire di rimprovero, ma per memoria. Ci sono situazioni, nelle quali il blocco della movimentazione del bestiame, dovuta alla blue tongue, ha creato condizioni di estremo svantaggio; basti pensare non solo alla regione Sardegna, che purtroppo è stata colpita fortemente da tale epidemia, ma anche a molte altre parti d'Italia. Vogliamo, dunque, recepire almeno la bontà di questo emendamento, che va in soccorso di coloro che sono stati colpiti da un'epidemia (che è cosa ben diversa da uno splafonamento di produzione, in quanto è contro la volontà del conduttore dell'azienda)? Stiamo in buona sostanza vagliando la possibilità di dare un aiuto concreto al comparto degli allevatori, che, nello specifico, ha subito questo tipo di calamità.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Riteniamo che anche questo emendamento sia, nel merito, sbagliato. Sappiamo bene che gli allevamenti soggetti al blocco della movimentazione del bestiame, a causa della blue tongue, non possono, per definizione, vendere bestiame. Questo può portare alla necessità di mantenere in azienda capi di bestiame (anche se si ha la volontà di venderli), che naturalmente devono produrre. Tutti, ad esempio, sanno che le vacche devono fare il latte ed essere munte due volte al giorno, anche se le si vuole vendere. Si tratta, dunque, di allevatori a cui è stato imposto il blocco della movimentazione del bestiame dall'autorità sanitaria, ma che sono costretti a mantenere in azienda queste mucche, con la conseguenza di uno splafonamento.
Prevedere che almeno il 20 per cento del loro esubero sia trattato in maniera differenziata, mi sembra una misura di assoluta equità nei confronti di questi allevatori, che già sono penalizzati dal blocco della movimentazione del bestiame in termini economici. Quindi, onorevole


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Vascon, non si tratta di salvaguardare gli interessi di specifiche aree geografiche o di collegi elettorali.
L'epizoozia della blue tongue, purtroppo, è una problematica che investe tutto il territorio nazionale (fino all'Emilia Romagna) e, in questo caso, è stata fornita una risposta (stiamo, infatti, parlando di un decreto-legge in vigore) ad un problema estremamente grave che ha interessato gli allevamenti colpiti da questa patologia.
Con riferimento alle aree svantaggiate, di cui precedentemente si è parlato, onorevole Vascon, esse sono presenti sia al nord sia al sud (non si trovano solo nelle regioni del sud); si tratta sicuramente di aree che necessitano, nel sistema di applicazione delle quote latte, di un trattamento preferenziale dovuto ai numerosi svantaggi economici in termini di produzione agricola che queste aree sono costrette a subire per la morfologia del terreno e le condizioni climatiche.
In questo caso, vi è un interesse di tutti i cittadini e, con riferimento al caso specifico della blue tongue, occorre fare in modo che gli allevatori, oltre che dall'epizoozia della blue tongue, non siano penalizzati anche dal sistema di applicazione delle quote latte.
D'ora in poi mi asterrò dall'intervenire sugli emendamenti presentati dal gruppo della Lega: tutti possono essere discussi sotto il profilo del contenuto, con argomentazioni molto concrete, ma di fatto, onorevole Vascon, stiamo perdendo tempo rispetto al vero problema affrontato nel decreto-legge: quello della Parmalat. Voi state tentando di mettere in discussione norme già approvate dalla vostra maggioranza, onorevole Vascon, ma in questo modo perdiamo tempo e non affrontiamo il vero tema del provvedimento in esame, vale a dire la risoluzione della crisi Parmalat.
Voi appartenete a questa maggioranza (lo ha detto bene l'onorevole Preda): assumetevi le conseguenze del fatto che, con riferimento a questo argomento, non siete in sintonia con il vostro Governo! Si tratta di un decreto-legge adottato dal Consiglio dei ministri, il cui disegno di legge di conversione è ora all'esame dell'Assemblea: continuare a ribadire la vostra contrarietà, facendo perdere tempo al Parlamento, è completamente inutile.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per dire che non mi sembra che le argomentazioni addotte dal gruppo della Lega nord siano funzionali a far perdere tempo all'Assemblea, come affermato dal collega Marcora.
È evidente che, al riguardo, vi è un nodo politico e che il problema dei trasportatori del latte, i quali devono affrontare le conseguenze della crisi Parmalat, ci è tutt'altro che indifferente. Ma è altrettanto evidente che siamo sensibili al problema di centinaia di allevatori che saranno costretti a chiudere le stalle in seguito all'applicazione del sistema delle quote latte. Pertanto, credo che l'affermazione del collega Marcora secondo cui si perderebbe tempo assumendo un atteggiamento riconosciuto quale diritto dei componenti di questo Parlamento sia stata forse pronunciata in un momento di mancato protagonismo del suo gruppo (in questo momento, il nostro gruppo sta difendendo una questione ben precisa) e, come tale, la restituisco al mittente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, a fronte delle disuguaglianze esistenti nel mondo agricolo, sono state presentate tre proposte emendative, al fine di livellarle, che sono in contraddizione: pensiamo all'emendamento, già votato, riguardante le zone svantaggiate, a quello in esame ed a quello successivo relativo alle sanzioni.
Probabilmente, vi è un nodo politico da chiarire sull'argomento in esame, come affermato dal collega intervenuto prima di me,


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ma occorre chiarirlo all'interno della maggioranza. Non dobbiamo, a tale riguardo, rispondere noi: la risposta dovete darla voi, all'interno della maggioranza, in particolare sul problema delle quote latte, che si ripropone con riferimento a qualsiasi provvedimento in esame, nonché agli emendamenti successivi, presentati legittimamente dai colleghi del gruppo della Lega, rispetto ai quali vi è il nostro dissenso ed alcuni nodi politici da risolvere nell'ambito della maggioranza. È inutile che continuiate a rivolgervi a chi è contrario a questo Governo ed a molti dei suoi provvedimenti!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sedioli. Ne ha facoltà.

SAURO SEDIOLI. Presidente, colleghi, mi auguro che la discussione sia ricondotta al merito di questo decreto-legge. È in discussione un provvedimento che tende a garantire la continuità produttiva della Parmalat, vale a dire di un'impresa conosciuta in tutto il mondo e che ha rappresentato e continua a rappresentare le produzioni agroalimentari made in Italy. Mi pare, invece, che si stia polemizzando, quasi ricorrendo alla storia del lupo e dell'agnello (cosa è successo prima, se è stato il Governo di centrosinistra oppure l'attuale Governo), senza discutere del futuro di questa impresa.
Anche quando si affrontano le questioni degli allevatori, non si deve considerare esclusivamente l'aspetto relativo alle multe - come è avvenuto con il decreto n. 347 del 2003 -, ma l'intera problematica relativa al riordino del settore lattiero-caseario.
La Lega afferma di sostenere in questa sede ciò che ha sempre sostenuto. Occorrerebbe invece che ci parlasse di ciò che non ha mai fatto, ad esempio la battaglia per reprimere il fenomeno del cosiddetto latte in nero, che riduce la competitività dei nostri allevatori o per rendere operativa l'anagrafe bovina, che ancora non è stata attivata e che è alla base dei controlli previsti dal decreto n. 347 del 2003. Queste sono le cose di cui gli allevatori hanno bisogno (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, in tutti gli interventi che si sono susseguiti è ormai chiaro il collegamento tra la drammatica situazione del nostro settore lattiero-caseario, in riferimento al problema delle quote latte, e la vicenda Parmalat.
Il decreto-legge in esame è stato adottato per fornire alcune risposte alla grave situazione che sta vivendo il pilastro dell'industria agroalimentare italiana, che deve essere difeso, in quanto il nostro paese deve continuare ad avere poli di eccellenza in campo industriale.
Il suddetto collegamento esiste perché, come dimostrano le attuali vicende, le industrie vanno avanti con il lavoro e con le materie prime. E, nel caso della Parmalat, la materia prima è una, il latte. Infatti, abbiamo potuto appurare che le industrie, con le quote, le questioni burocratiche e la finanza, non funzionano e finiscono male.
Nei prossimi interventi continueremo a cercare di spiegare a chi ci segue da casa il collegamento esistente tra il caso Parmalat e la questione delle quote latte.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Signor Presidente, vorrei riprendere il ragionamento testé svolto dal collega Guido Giuseppe Rossi. Ciò in quanto ritengo che la questione delle quote latte torni periodicamente al centro dei dibattiti politici sostanzialmente per un motivo, vale a dire per la consolidata e dissennata gestione del settore agricolo registrata nei decenni passati, anche a causa della connivenza tra una parte importante del mondo politico e una parte


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importante del mondo imprenditoriale che si occupava di agricoltura. Le vicende della Parmalat degli ultimi mesi non fanno altro che dimostrare tutto ciò.
I contadini - quelli onesti, quelli che hanno le mucche - sono le vittime di questo imbroglio che, purtroppo, si vuole far passare sulle loro teste. È per tale motivo che noi della Lega nord, in via di principio, non possiamo accettare che i pochi contadini rimasti siano costretti a pagare multe moralmente non accettabili.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 2.61, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 421
Maggioranza 211
Hanno votato
sì 25
Hanno votato
no 396).

Passiamo all'emendamento Vascon 2.62. Chiedo al presentatore se accede all'invito al ritiro formulato dal relatore.

LUIGINO VASCON. No, Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, quanto detto dai colleghi del centrosinistra, che indicano nel fenomeno del latte in nero uno dei mali del settore, è verissimo. Però, chi in questo momento, in Italia, acquista il latte in nero? Quali sono i grandi collettori che arrivano dai paesi comunitari e creano la vera concorrenza interna abbassando il prezzo del nostro latte? Anche la Parmalat, ma non solo.
Questo dobbiamo avere l'onestà e il coraggio di dirlo, così come dobbiamo avere il coraggio e l'onestà di dire che determinati caseifici sociali in regola hanno bisogno, per mantenersi tali, di vendere il proprio latte alle cooperative dei Cobas nella veste di primi acquirenti. Altrimenti questi caseifici, che voi definite in regola e all'interno della quota di produzione, splafonerebbero anch'essi.
Pertanto, se vogliamo fare un discorso onesto e coerente, andiamo a vedere innanzitutto chi ha affossato e continua ad affossare la potenzialità e, conseguentemente, anche la redditività del prodotto nazionale. Questo lo sappiamo tutti, ma dobbiamo dirlo: è il latte in nero che quotidianamente entra a fiumi dai nostri confini! Noi della Lega Nord Federazione Padana ci siamo anche presi la briga di seguire queste autobotti che, nel corso di un solo giorno, compiono anche due o tre viaggi, portando all'interno del nostro paese migliaia e migliaia di quintali di latte in nero proveniente da zone di discutibile salubrità. Questo voi lo sapete, e sapete anche a che cosa mi riferisco. Pertanto, cari colleghi, prima di affermare determinate cose, indicando coloro che sono invece le vittime di quest'illecito commercio, sarebbe il caso che ci pensaste un attimo!
Il mio emendamento 2.62 tende ad eliminare specifiche sanzioni a carico degli acquirenti, introdotte proprio dalla XIII Commissione, che, nel, contesto già fortemente restrittivo del decreto-legge in esame, appaiono decisamente eccessive, se non addirittura gratuite. Si può fare a meno di queste misure restrittive e, quindi, alleggerire, per quanto possibile, la pressione esercitata dal decreto-legge.
Ritengo che la mia proposta emendativa non sia strumentale né demagogica, ma di buon senso. Colleghi della sinistra, valutatela prima di esprimere il vostro voto. Capisco che le mie esternazioni e le mie proposte emendative possano sembrare strampalate, così come capisco che quello che viene proposto dalla Lega Nord Federazione Padana molto spesso è troppo «popolano» per quest'Assemblea, che si è ormai imborghesita e non ricorda più da chi ha attinto la fiducia e il consenso. Ma rivolgo un invito a tutti i deputati presenti,


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indipendentemente dalla loro appartenenza alla destra o alla sinistra, affinché esprimiamo con serenità il proprio voto, perché da esso dipende il futuro delle aziende del settore, che non vanno affossate o caricate di oneri ulteriori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gibelli. Ne ha facoltà.

ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, lo spirito dell'emendamento è chiaro in esame ed è coerente con la posizione che la Lega Nord Federazione Padana sta portando avanti. È ormai evidente a tutti che si fa pagare un prezzo politico ai piccoli allevatori, mentre si fanno sconti sulle grandi questioni industriali legate al settore lattiero-caseario.
Sarebbe stato probabilmente più opportuno, con le disposizioni che stiamo tentando di modificare, aprire una questione politica sul caso Parmalat: andiamo in soccorso dell'indotto di una grande impresa, che ritenevamo sana e che sana non è, mentre vi è una sorta di accanimento da parte di alcune forze politiche nei confronti di piccoli imprenditori che hanno chiesto di poter svolgere liberamente il proprio lavoro. La questione dello splafonamento delle quote latte è ancora aperta e non può essere definita con i parametri che sono stati indicati; oggi si consuma un altro grave danno nei confronti del comparto primario dell'economia nazionale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Luciano Dussin.

LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, è stato chiesto quale sarà il futuro del comparto lattiero-caseario. È opportuno precisare che, quando parliamo di libero mercato, ci riferiamo a paesi che hanno lo stesso costo del lavoro e gli stessi costi per la sicurezza sociale (previdenza, assistenza sanitaria, e via dicendo).
L'apertura ad altri paesi che eludono, anche deliberatamente, tali costi, determinerebbe la distruzione del mercato (mi riferisco anche all'allargamento dell'Unione europea) e l'ingresso della politica nelle imprese. Per rimediare a tali sconquassi, occorre tagliare, introdurre le quote, concedere aiuti, e via dicendo. Quando entra la politica, muore l'impresa.
Suggeriamo pertanto a chi si interessa del futuro di tutti i comparti produttivi di essere meno «mondialisti» e più legati alle esigenze del lavoro del proprio territorio. È quello che sta facendo la Lega, ma mi sembra che pochi vogliano ascoltare (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.

LINO RAVA. Signor Presidente, l'emendamento in esame raggiunge l'obiettivo opposto a quello perseguito: eliminando le sanzioni a carico dei primi acquirenti che devono registrare la provenienza del latte, non si arresta il flusso di «latte in nero» richiamato dal collega Vascon, di cui una parte - così ha sostenuto, se non vado errato, in una precedente occasione - radioattivo (e da esso è stato evidentemente influenzato!), ma anzi se ne agevola l'accesso al nostro mercato.

LUIGINO VASCON. Ma diamo liquidità!

LINO RAVA. Condivido pienamente l'esigenza di intervenire sulla questione del «latte in nero». Tuttavia, onorevole Vascon, il ministro ha la responsabilità di attuare tutti gli interventi necessari volti a perseguire tali comportamenti fraudolenti. Come lei sa, nel 1999 e nel 2000 la commissione Lecca ha esaminato la questione del cosiddetto latte in nero, ma non vi è stato alcun seguito: da tre anni si afferma che è imminente l'istituzione dell'anagrafe bovina, ma essa giace in qualche cassetto.
Ciò conferma ancora una volta che lei, onorevole Vascon, sta sostenendo un Governo di cui, almeno per quanto riguarda tale


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materia, non condivide assolutamente nulla (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, come è stato spiegato con la consueta passione e competenza dal collega Vascon, stiamo portando avanti una visione della politica e dell'economia che pone al centro i produttori, ovvero le persone, le aziende e gli imprenditori che producono beni reali con la loro intelligenza e la loro capacità organizzativa, e che, pur talvolta sbagliando, devono fare i conti con la burocrazia europea, e soprattutto con quella italiana. Non dimentichiamo che il grande errore commesso dalla classe dirigente a metà degli anni ottanta, la classe democristiana (dato che in quel momento i democristiani controllavano il settore dell'agricoltura), non fu soltanto quello di dotare di una quota assolutamente insufficiente il nostro paese, ma di applicare tale quota in maniera assolutamente caotica ed indegna determinando, circa venti anni dopo, gli sconquassi che stiamo pagando ora. È un tema su cui dobbiamo riflettere attentamente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Parolo, a cui ricordo che ha un minuto di tempo a sua disposizione. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Grazie, signor Presidente. Continuo il ragionamento poc'anzi iniziato e che anche il collega Rossi ha approfondito, perché è su questo punto che dobbiamo riflettere. Se oggi stiamo ancora una volta esaminando, solitari noi della Lega Nord Federazione Padana in contrapposizione a tutto il Parlamento, una questione che più volte abbiamo avuto modo di approfondire, è perché nei decenni passati sono state compiute scelte che hanno determinato uno sconquasso in tutto il settore agricolo, ed anche in quello industriale riguardante il mondo agricolo.
Gli scandali che dobbiamo affrontare hanno un'unica matrice, la commistione, ormai dimostrata, tra il potere politico dei democristiani, tra «certi amici» ed il mondo dell'agricoltura, tra il modo con cui la Democrazia cristiana ha gestito l'importante settore agricolo ed i rapporti tra questo settore, le banche e, purtroppo, i piccoli produttori che sono gli unici ad aver pagato per queste scellerate scelte.
Noi non ci stiamo e per questo denunciamo e denunceremo continuamente questa situazione, anche se dovesse rimanere un solo agricoltore a dover pagare le multe.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Grazie, signor Presidente. Vorrei chiarire ai colleghi del centrosinistra ed all'intera Assemblea che vi sono battaglie di principio che vanno al di là degli schieramenti transitori. Quella delle quote latte trova il gruppo della Lega Nord Federazione Padana in «prima linea» da sempre perché è una battaglia giusta. Si tratta di una situazione determinata circa venti anni fa in maniera completamente errata.
Il collega che mi ha preceduto ha appena parlato delle responsabilità della Democrazia cristiana, ma le responsabilità - aggiungo - furono di tutti i partiti della cosiddetta prima Repubblica. Ne stiamo parlando oggi perché venti anni fa in Europa (l'Europa ha dentro di sé il «peccato originale») si sono barattate le possibili quote latte italiane, in realtà padane, con l'acciaio del sud, che non ha mai conosciuto una produzione rilevante anche se nel frattempo ha assorbito decine di migliaia di miliardi di vecchie lire e rovinato decine di chilometri di costa mediterranea delle regioni meridionali del nostro paese.
Oggi non abbiamo semplicemente produttori onesti e disonesti, ma produttori


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che dopo venti anni hanno migliorato le proprie tecniche produttive, hanno allevamenti migliori da tutti i punti di vista, con una qualità sempre a livelli elevati tanto che il latte prodotto in Italia rimane il migliore al mondo. A questi allevatori non possiamo dire, dopo venti anni, che non possono produrre più di quello che producevano dieci anni fa, anche se tutto il mondo è cambiato, anche se vi sono stati processi di concentrazione nel settore agricolo e le tecniche di produzione sono radicalmente modificate.
Si tratta di una battaglia giusta. In questa Assemblea abbiamo dato soldi a tutti, seimila miliardi al Banco di Sicilia, dodicimila miliardi al Banco di Napoli, soldi a tutti senza chiedere conto a nessuno. Non è possibile che per gli agricoltori, per gli allevatori (coloro che producono il latte che usiamo in famiglia, che diamo tutti i giorni ai nostri bambini) non si riesca a realizzare un intervento radicale! A noi dell'Europa non deve importare nulla se in Europa si dicono cose errate. Le battaglie di principio devono essere realizzate per ciò che sono.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Polledri, a cui ricordo che ha un minuto di tempo a sua disposizione. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, è una battaglia residuale? Può darsi. È una battaglia di retroguardia? Può darsi. Però, signor Presidente, credo che la Lega Nord Federazione Padana abbia abituato anche le persone che ci stanno ascoltando a una coerenza, pur se qualche volta con dei toni forse accesi. Noi non abbandoniamo in mezzo al guado una causa che abbiamo sposato e non abbandoniamo una categoria, pur piccola, pur sparuta, che rappresenta pochi voti: non ci sentiamo di abbandonarla alla fine di un percorso, nelle aule parlamentari.
Certo qualcun altro ha avuto ben altra fortuna: magari, se lo ricordiamo, la Centrale del latte di Roma, Eurolat, hanno avuto difensori più accorti, che hanno sicuramente speso di più e portato a casa interessi maggiori rispetto ai pochi milioni di euro che noi in questo modo, forse insistente, peroriamo in quest'aula. Ricordo che Eurolat ha avuto grandi padrini e grandi personaggi messi lì, come dicevano i colleghi, dalla vecchia Democrazia cristiana, i quali nel momento del bisogno si trovano e corrono in soccorso dei soliti noti. Al fianco di questi piccoli ignoti, invece, c'è solo la Lega Nord Padania.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Didonè, al quale ricordo che ha un minuto a disposizione. Ne ha facoltà.

GIOVANNI DIDONÈ. Signor Presidente, sicuramente questa deve essere una battaglia che riguarda non molte persone, perché altrimenti questo Parlamento sarebbe molto più impegnato. Tuttavia, noi difendiamo chi in questi anni si è visto trattare in modo non coerente e chiaro. Qualcuno prima parlava di anagrafe bovina con tre anni di ritardo. Vorrei ricordare come siamo partiti dagli anni 1988, 1989 e stiamo ancora qui a cercare di vedere come deve esser risolto questo annoso problema.
Inoltre, a mio avviso, colpiamo sempre gli onesti. Infatti, chi ha fatto il furbo e ha venduto il latte in nero, sicuramente non si trova con le quote latte da pagare. Quindi, anche questo è un modo sbagliato di trattare chi sta lavorando, chi è indifeso.
Concludo aggiungendo anche un altro dato. Ho sentito prima dire che con le quote latte abbiamo difeso il prezzo del latte, però ci siamo dimenticati poi di difendere il produttore da aziende, come la Parmalat, che da sei mesi non pagano i produttori di latte. Quindi, mi sembra anche questo un impegno a cui il Parlamento non ha fatto fronte.

TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.


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PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, mi corre obbligo di ribadire con determinazione, ma anche con la massima attenzione rispetto a quanto il dibattito ha sin qui evidenziato, che la legge n. 119 del 2003 è stata un necessario e difficile punto di equilibrio su due linee fondamentali, vale a dire il riordino del settore mirato a due obiettivi: la coerenza comunitaria del nostro sistema lattiero caseario nazionale e la tutela sostanziale del settore per garantire un comparto, come è stato detto, di fondamentale importanza per il nostro sistema agricolo. Va detto che questa tutela va in due direzioni: da un lato, garantire il valore della nostra produzione lattiero-casearia e dall'altro, tutelare le aziende allevatoriali.
In questo senso, voglio sottolineare anche ai colleghi della Lega Nord Federazione Padana che il Governo, dopo l'adozione della legge n. 119 del 2003, ha comunque continuato un dialogo ed un confronto per vedere se nell'ambito di quei due obiettivi strategici, largamente condivisi dal Governo, si possono individuare soluzioni coerenti per rafforzare il raggiungimento di questi obiettivi.
Il secondo appunto che voglio fare e che ritengo doveroso riguarda il contrasto al fenomeno del «latte in nero». Voglio dire che, su questo tema, c'è stato un impegno forte del Governo, che ha sollecitato l'Ispettorato centrale repressione frodi e la Guardia di finanza ad accentuare questo contrasto e ciò - come è noto a chi segue con attenzione il provvedimento - ha portato a numerose perquisizioni e sequestri nei confronti di ditte operanti in alcune province del nord - sono sei le province coinvolte -, in esecuzione di provvedimenti emessi dalla procura della Repubblica di Verona, proprio nell'ambito delle indagini sul «latte in nero».
Quindi, questa operazione, che corrisponde ad un impegno assunto e che è stata condotta a partire dal mese di ottobre 2003, in particolare da parte dell'Ispettorato centrale repressione frodi, ha condotto alla scoperta di oltre 53 mila tonnellate di latte non contabilizzato nel regime delle quote, che attraverso un mercato parallelo permette di conseguire facili guadagni alterando gli equilibri di mercato, creando concorrenza sleale tra gli operatori e ai danni dei produttori corretti che rispettano la norma.
Su questo tema, concludendo, posso dire che il Governo, il Ministero delle politiche agricole e forestali e le strutture a ciò dedicate saranno ulteriormente impegnate ad accentuare le azioni di contrasto, così come è emerso nel confronto in aula su questi emendamenti. Indubbiamente noi riteniamo che ciò faccia parte di quella bonifica di tutto il settore lattiero nazionale che corrisponde agli interessi generali di questo fondamentale settore.

LUIGINO VASCON. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione quanto ha replicato il Governo in merito al latte «Fresco blu». Premesso che in Italia la percentuale di latte fresco consumata è bassissima, quello che ci ha sempre visto contrari è la dizione, è il nome che viene dato a questo prodotto che, opportunamente trattato, supera abbondantemente i giorni di conservazione degli altri prodotti freschi, come altro latte commercializzato da determinate aziende. Quindi, a nostro avviso, come abbiamo sempre sostenuto e continuiamo a sostenere, non può essere considerato comunque un latte fresco. Torno a ripetere: siamo di fronte alla lettura di un'etichetta che è andata ad appannaggio esclusivo di una sola grande azienda (e sappiamo di chi stiamo parlando).
Detto questo, vorrei ritornare un momento sulla questione del «latte in nero», perché questo è il grosso problema: il «latte in nero» abbassa il prezzo del produttore nel momento in cui una gran parte di prodotto entra senza alcun tipo di imposta


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fiscale e quello che ne esce è un prodotto che comunque ha un aggravio di IVA. Ecco che allora si consuma, in buona sostanza, una truffa ai danni del consumatore.
Vede, signor sottosegretario, io ho ascoltato con attenzione le sue precise ed attente parole e non contesto nulla di quanto lei ha detto. Ma mi permetta di aggiungere che, se noi vogliamo controllare effettivamente il flusso di prodotto che entra nel nostro paese in nero, i controlli li dobbiamo fare a monte! Non è ammissibile che quotidianamente dai valichi entrino centinaia e centinaia di autobotti e nessuno le fermi, nessuno le controlli! Magari a campione, magari una tantum!
Non è ammissibile che vi sia un accanimento fiscale e di controllo, praticato dalla Guardia di finanza nei confronti dei piccoli produttori, che un giorno sì e l'altro pure, fuori dall'azienda o durante i tragitti per andare a conferire il latte, vengono controllati.
È giusto che vengano controllati tutti coloro che commercializzano e movimentano questo benedetto prodotto, ma buonsenso vuole, signor sottosegretario, che si vada a monte per fermare, almeno una tantum, una di quelle migliaia di cisterne che entrano quotidianamente e che, ribadisco, vanno a gravare all'interno della produzione che ci è stata assegnata. Infatti, in Italia entra del latte che non viene registrato, ma è lavorato, trasformato e rimesso in circolazione, con l'aggravio fiscale, senza che questo sia stato apposto all'origine.
In questo modo, da un lato subiamo una concorrenza sleale sul versante della produzione, mentre dall'altro ci ritroviamo con la presenza di latte non prodotto in Italia, che tuttavia va ad aggravare il sistema italiano. Ecco spiegato, dunque, il motivo del contendere, perché le quote non sono quelle indicate e la produzione nazionale non è quella che ci viene indicata.
Abbiamo prove e metodi di confronto che supportano quanto stiamo affermando: basti pensare al test sulla brucellosi. Ebbene, anche in quel caso la nostra valutazione non è stata mai smentita, e da quel dato abbiamo estrapolato il numero di vaccine presenti. Senza entrare nei meandri dei numeri, sappiate che le vaccine presenti, per quanto siano in produzione, producono solamente il 70 per cento del latte presente in Italia. Il restante 30 per cento, senza andare in eccesso, proviene ovviamente da paesi limitrofi, e quindi in Italia entra «latte in nero», perché appunto non identificato e non documentato fiscalmente.

PRESIDENTE. Onorevole Vascon, si avvii a concludere.

LUIGINO VASCON. A questo punto, a maggior ragione, ci ritroviamo di fronte ad un carico di produzione e commercializzazione che non è nostro, e per giunta ci sono anche le multe!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 2.62, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 414
Votanti 413
Astenuti 1
Maggioranza 207
Hanno votato
sì 23
Hanno votato
no 390).

Passiamo all'emendamento Vascon 2.74.
Chiedo all'onorevole Vascon se acceda all'invito a ritirare il suo emendamento formulato dal relatore.

LUIGINO VASCON. No, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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LUIGINO VASCON. Signor Presidente, come dicevo poc'anzi, abbiamo avuto possibilità di effettuare confronti proprio in funzione dei test sulla brucellosi, ma non solo. Se andiamo indietro, infatti, troviamo paragoni e metodi di confronto legati all'operato della commissione Lecca.
Tale commissione aveva specificatamente indicato, a grandi linee - e talvolta, anche nel dettaglio -, tutte le anomalie del comparto lattiero-caseario, ma non si è mai capito per quale motivo il risultato delle indagini da essa condotte sia stato accantonato e non abbia mai avuto un seguito né politico, né tanto meno giudiziario. Ciò è gravissimo, perché sappiamo che in questo paese, purtroppo, chi ruba una mela viene perseguito come se fosse un delinquente capace di far paura al paese intero, mentre a chi continua a perpetrare danni mostruosi, enormi e giganteschi, si concedono gli arresti domiciliari!
Ebbene, l'intero lavoro della commissione Lecca, stando ai risultati, è stato vanificato: abbiamo capito tutti che a un certo punto, probabilmente, poteri forti e gruppi di pressione hanno arginato il frutto del lavoro del generale della Guardia di finanza Lecca. Ma non solo: tutte le indagini svolte si sono sempre arenate, senza che sia mai stata addotta alcuna motivazione.
Nutriamo dubbi sulla stessa efficienza dell'anagrafe bovina.
Noi della Lega ci chiediamo per quale motivo, a tutt'oggi, questa benedetta anagrafe bovina non sia riuscita ad avere alcun tipo di valenza: si sente dire di «orecchini» applicati alle mucche, che si staccano e che vanno perduti! Perché mai non si è voluto inserire un microchip nel rumine dell'animale? Il microchip certamente non si sarebbe perso: sarebbe rimasto lì e l'animale sarebbe stato sempre rintracciabile ed identificabile. Ovviamente, qualcuno si è opposto. Chi? Non crediate che si tratti dei piccoli produttori e delle aziende agricole: tutte le aziende agricole condotte con onestà e serietà - nessuna esclusa! - chiedono trasparenza nella produzione, chiedono trasparenza per quanto riguarda la presenza di vaccine.
Nonostante le commissioni di indagine, nonostante gli scandali ed i crack che interessano aziende come la Parmalat, vi è ancora chi, senza lavorare, realizza profitti illeciti sulle spalle di chi lavora onestamente: attraverso i meandri di normative di difficile interpretazione, in certe aree d'Italia applicate ed in altre no, alcuni soggetti realizzano - da sempre - illeciti vantaggi. E ciò non avviene soltanto all'interno del ristretto comparto agricolo, ma all'interno del più generale comparto agroindustriale: è questo il collettore nel quale dobbiamo andare a fare le verifiche; è qui che dobbiamo andare a svelare i guasti!
Ci rendiamo conto che questa operazione può essere difficile: nelle anticamere di importanti aziende transitano, spesso, soggetti che sono legati a doppia mandata con le istituzioni. È proprio lì che bisognerebbe andare a mettere il naso per scoprire i poteri forti e le ramificazioni che arrivano a condizionare la volontà politica dell'intero Parlamento!
Checché si dica dell'azione ostruzionistica della Lega, noi la possiamo fare perché abbiamo la faccia e le mani pulite (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Signor Presidente, vorrei sviluppare le argomentazioni già accennate in precedenza, seguendo la linea tracciata dal collega Vascon.
Nel fare riferimento alle politiche scellerate compiute dal «partito-Stato», dalla Democrazia cristiana, nel settore dell'agricoltura e dell'industria agroalimentare, ho fatto, forse, di tutte le erbe un fascio, mentre sarebbe stato più corretto restringere il campo. Infatti, non sembra esatto parlare, genericamente, di Democrazia cristiana, ma bisogna restringere il campo al cosiddetto clan degli avellinesi, a ciò che successe


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a Napoli (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana), agli eventi, purtroppo drammatici, che legarono quella zona di territorio a veri e propri avvoltoi politici i quali usarono quegli avvenimenti luttuosi anche per distruggere il settore agroalimentare italiano.
Non a caso, signor Presidente - non a caso, lo ribadisco -, gli scandali di questi giorni, quello della Parmalat, in particolare, ci portano inevitabilmente indietro, agli anni ottanta, al terremoto dell'Irpinia, e ci conducono a certi indirizzi di Nusco e di Ceppaloni.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 18,29)

UGO PAROLO. È lì che bisogna andare a guardare, se non dal punto di vista giudiziario, sicuramente da quello politico!

PRESIDENTE. Onorevole Parolo...

UGO PAROLO. A pagare sono, oggi, i contadini che producono il latte onestamente. Costoro sono costretti a sopprimere le vacche per rispettare quote assurde che furono trattate e decise allora, proprio mentre i grandi industriali del settore agroalimentare - ai quali si facevano tanti favori - costruivano capannoni con sovvenzioni contrarie alle direttive comunitarie, alle leggi sulla trasparenza ed al buonsenso. Oggi, dobbiamo pagare per quelle scelte sbagliate, per i privilegi che sono stati garantiti a queste persone! È lì, in quei paesi, a quegli indirizzi, che dobbiamo andare a cercare i mandanti di questo «omicidio agricolo»: è un «omicidio agricolo» quello che stiamo commettendo.
Si tratta, purtroppo, di un omicidio le cui vittime innocenti sono non solo gli animali, ma anche i contadini costretti a rinunciare alla loro produzione onesta in nome delle scelte compiute con la compiacenza del «partito-Stato» e del «clan degli avellinesi».

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, continuo il ragionamento iniziato precedentemente. È veramente riduttivo intervenire su quanto sta facendo il gruppo della Lega in aula, criticandola e ponendo solo questioni di schieramento, di partito e via dicendo.
Oggi, si sta definendo la conclusione di una storia iniziata molto tempo fa; i miei colleghi gradualmente la stanno raccontando ed è giusto farlo.
Oggi, confondiamo parole come «onestà» o espressioni come «imprenditori onesti» con la sostanza del problema. Non si tratta di essere produttori onesti o non onesti. Vi sono allevatori che, per il miglioramento della tecnologia, della qualità e della razza delle mucche, hanno la necessità di espandere la propria produzione...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dario Galli.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, questi brevi interventi hanno un filo conduttore che noi, parlamentari del gruppo della Lega, vogliamo far conoscere a chi ci ascolta.
Ciò che è accaduto negli anni passati non può cadere nell'oblio. Il collegamento tra la vicenda Parmalat e le quote latte è stato evidenziato chiaramente da un collega dell'opposizione, con riferimento al latte microfiltrato fresco, il cosiddetto «Fresco blu», un'operazione su cui il nostro gruppo parlamentare ha espresso chiaramente perplessità attraverso atti di sindacato ispettivo indirizzati al Governo, al ministro, ai sottosegretari.
Non riuscivamo a comprendere...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Guido Giuseppe Rossi.


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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.

DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, il Governo avrà il suo bel da fare a spiegare le inconsistenti azioni di contrasto al latte in polvere. Il dato che abbiamo presentato durante l'indagine conoscitiva in Commissione è inquietante: le 68 mila imprese presenti sul territorio nazionale non dispongono di un numero sufficiente di capi per la produzione del latte riservato al nostro paese, vale a dire 10,3 milioni di litri latte.
Il problema vero è che il Governo, fino ad oggi, non è stato in grado....

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caparini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, c'è un collegamento tra le quote latte e la vicenda Parmalat (qualcuno ha citato un gruppo avellinese, quindi: De Mita o non De Mita?)? Certo che c'è. Infatti, se la quantità di latte gestita dalla Parmalat è di circa il 60-70 per cento delle quote nazionali, il legame politico è evidente. Le industrie sono state costruite in quel di Nusco e non sono state date in gestione al figlio dell'onorevole Vascon, ma al figlio dell'onorevole De Mita, come amministratore delegato.
Se andiamo a vedere che il gruppo Parmalat, dopo aver gestito il 60-70 per cento delle quote latte nazionali, aveva bisogno del latte straniero per realizzare quel prodotto che non credo sia di qualità come il «latte blu»...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Polledri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Didonè. Ne ha facoltà.

GIOVANNI DIDONÈ. Signor Presidente, anche io vorrei tornare sui concetti espressi nel mio precedente intervento. Che tutele abbiamo dato noi - oltre alle quote latte e, quindi, ad un meccanismo di controllo della produzione - ai contadini e agli allevatori affinché fossero certi o almeno abbastanza sicuri che il ricavato del loro lavoro e dei loro sacrifici fosse reale ed effettivo e non fosse poi in qualche maniera deturpato da situazioni, come quella della Parmalat, che si sono verificate in quest'ultimo periodo?
Ma la Parmalat è la punta dell'iceberg: vi sono altre realtà locali nelle quali chi ha lavorato non ha poi visto riconosciuto il frutto del proprio lavoro. Noi ci dovremmo preoccupare di più di chi si trova in queste situazioni di disagio. Vedrete fra qualche mese, quando tutti i fornitori della Parmalat e quindi anche i produttori agricoli e i produttori di latte si vedranno costretti a rimborsare gli anticipi che hanno ricevuto dalle varie banche del gruppo Parmalat! Sarà una situazione sicuramente molto più pesante di quella che stiamo affrontando in questo momento!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, sarò molto breve, perché il collega Polledri, parlando molto a sproposito, non solo ha fatto riferimento all'onorevole De Mita, ma anche ad un'industria della Parmalat a Nusco, ignorando che a Nusco, come ad Atella, ci sono attività industriali della Parmalat che non riguardano il settore lattiero-caseario, ma l'indotto (cioè i prodotti da forno). Certo, esiste un problema delle quote latte anche nel Mezzogiorno, che voi avete voluto penalizzare. Infatti, gli allevatori del Mezzogiorno, quando alcuni mesi fa è stata approvata la normativa relativa alla ripartizione delle quote latte, sono stati fortemente penalizzati rispetto agli allevatori del nord, che voi avete voluto tutelare, permettendogli di non pagare le multe che invece avrebbero dovuto pagare (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rotondi. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO ROTONDI. Ho sentito i colleghi della Lega Nord Federazione Padana, nel corso degli ultimi interventi, evocare frequentemente la connessione tra la Parmalat, una certa parte politica ed uno stabilimento, segnatamente quello di Nusco. Non essendo sospettabile di simpatia - come l'assenso del presidente Bianco, che visivamente colgo, può confermare - per il patrocinante dello stabilimento (che sarebbe, secondo gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, l'onorevole De Mita) e, quindi, rassicurando la Lega Nord Federazione Padana che non c'è alcuna connivenza tra me e colui che accusano, vorrei ribadire con più forza ciò che Lettieri ha solo accennato, e cioè che gli stabilimenti di Nusco ed Atella non hanno niente a che vedere con le quote latte, con il 60 per cento del latte prodotto dalla Parmalat e con tutte le questioni su cui si basano le ragioni della Lega Nord Federazione Padana, che sono rispettabili ed entro certi limiti anche condivisibili, ma che non hanno nulla a che vedere con uno stabilimento, che è giusto tuttavia citare in questo dibattito. Infatti, con il decreto-legge in esame ci stiamo occupando di come salvare le linee produttive della Parmalat e, tra queste, evidentemente, dobbiamo inscrivere a pieno diritto gli stabilimenti di Nusco ed Atella, non solo perché produttivi, ma perché - lo sottolineo recuperando alcune ragioni che appartengono alla Lega Nord - stabilimenti conformi alla vocazione del territorio. Io sono d'accordo sul fatto che alcuni sprechi sono avvenuti in passato nelle zone terremotate e ritengo che colui che avrebbe dovuto indagare su tali questioni, ossia il Presidente Scalfaro, piuttosto che esplorarle le abbia utilizzate per consolidare la sua carriera. Questa è storia, ma non si può fare strumentalizzazione e trarne la conseguenza che dobbiamo infierire su una linea produttiva come quella di Nusco, che dà lavoro a tanti ragazzi, i quali evitano di emigrare al nord o all'estero e restano a casa loro per fare un mestiere che sanno fare e fanno bene. Con questo chiarimento, inviterei i colleghi della Lega Nord Federazione Padana ad evitare decisamente questo rischio.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 2.74, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione)

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 428
Votanti 427
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
sì 20
Hanno votato
no 407).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Vascon 2.75.
Prendo atto che il presentatore non accede all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, gli ultimi interventi dei colleghi non possono rimanere senza risposta. In questa occasione, come ho già avuto modo di dire negli interventi precedenti, stiamo conducendo una battaglia sulla questione delle quote latte che ha un valore di principio.
Come ho cercato di spiegare in precedenza, in questo paese, negli ultimi anni, vi sono state diverse maggioranze ed alleanze. Se vi è un problema di fondo, esso resta tale e va affrontato come tale e, comunque, le idee e le opinioni di un partito in merito ad una determinata questione non cambiano a seconda delle alleanze. Vi possono essere sensibilità diverse,


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ma se un'azione è stata condotta in maniera sbagliata dall'inizio, essa non diventa giusta per ragioni politiche, nel momento in cui cambiano le maggioranze ed i Governi.
Il nostro problema è che, in questo paese, la questione delle quote latte è stata impostata male: ricordo, infatti, che vent'anni fa queste ultime sono state barattate con una produzione di acciaio e di quote di pomodori (in realtà, si trattava di prodotti mediterranei) al sud che poi non vi è mai stata. Infatti, come ogni giorno tutti possiamo vedere al mercato, le arance sono importate dalla Spagna, da Israele o dal Maghreb, la produzione di acciaio in Calabria non è mai stata avviata e, intanto, abbiamo speso decine di migliaia di miliardi. L'acciaieria di Gioia Tauro non è mai stata messa in funzione e, nel frattempo, abbiamo distrutto coste, agrumeti e tutto ciò che di bellissimo vi era in quelle zone della Calabria. Questa è la nostra posizione!
Tuttavia, se i colleghi cominciano a parlare di altri argomenti, che effettivamente attengono anche alla questione delle quote latte, è giusto che lo facciamo anche noi.
A me fa specie quando i colleghi Lettieri e Rotondi intervengono dicendo che ciò che il collega Parolo ha affermato non c'entra nulla con l'argomento in questione. Mi sembra che ciò che in queste settimane emerge dal caso Parmalat dimostri esattamente il contrario. La Parmalat ha i problemi che ha avuto e che continua ad avere sia per le azioni sportive, da un punto di vista finanziario, dei titolari e del loro entourage, sia per una serie di collusioni politiche (e, come nella migliore tradizione italiana, in questi casi, con una mano si prende e con una mano si dà) che, comunque, non sono estranee al disastro economico ed industriale di tale società.
La Parmalat, per avere i favori economici che ha ottenuto, doveva in cambio effettuare strani interventi dal punto di vista industriale (come, ad esempio, acquistare stabilimenti decotti, anche nell'area dell'avellinese, o pagare tre o quattro volte il valore di mercato altri stabilimenti, sempre nelle aree del sud); ciò, alla fine, è andato a ripercuotersi sui bilanci della stessa e, insieme agli interventi finanziari incompetenti dei proprietari, ha contribuito a creare il disastro che si è verificato.
Oggi, il fatto che gli allevatori debbano avere i soldi dalla Parmalat - e, probabilmente, non li otterranno mai - è dovuto anche alle azioni compiute nel passato. Quindi, la storia italiana non può essere tagliata a fette, dicendo che, da una parte, vi sono i bravi e, dall'altra, i cattivi e sostenendo che ciò non c'entra nulla con il disastro di oggi in quanto si trattava di stabilimenti sani. Non erano sani per niente! Si sono drenate risorse valide dal punto di vista finanziario dagli stabilimenti Parmalat del nord verso stabilimenti assolutamente decotti del sud. Quindi, una parte importante del disastro che oggi sta vivendo il sistema lattiero caseario ha anche queste origini.
Pertanto, parlando di questi argomenti, non possiamo dire ciò che ha affermato il collega Lettieri, ossia che i fatti dell'avellinese non c'entrano nulla. Questo è un pezzo di storia italiana che è bene che si conosca e che venga messo in evidenza, perché è ciò che non si deve fare in politica, in finanza e in economia.
Quindi, oggi difendiamo gli allevatori onesti che, alla fine, costerebbero alla collettività nazionale poche centinaia di miliardi e un po' di coraggio politico. Peraltro, si coprono con assoluta tranquillità buchi di decine di migliaia di miliardi e responsabilità politiche che vanno ben al di là di quel po' di coraggio che servirebbe per affrontare il problema delle quote latte.
Pertanto, colleghi di tutto l'arco costituzionale, oggi siamo qui a difendere i produttori di latte italiano - e lo ripeto: italiano - sebbene in gran parte padano. Ci vogliono solo un po' di coraggio ed onestà intellettuale nel valutare i fatti economici e politici della storia recente del nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Federazione Padana).


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PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, rivolgo un saluto ai sindaci, ad alcuni componenti delle giunte e ai cittadini dei comuni di Vermezzo e Zelo sul Rigone, in provincia di Milano, che sono presenti in tribuna (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei precisare, anche a seguito dell'intervento svolto dal collega dell'UDC, che noi non abbiamo assolutamente niente contro gli insediamenti che oggi producono ed offrono opportunità di sviluppo e lavoro nelle zone di Avellino e di Napoli.
Noi vogliamo denunciare, invece, il sistema politico clientelare e di connivenza che vi fu quando, a seguito di eventi tragici, questi stabilimenti furono costruiti. Vogliamo denunciare con forza ancora una volta che anche da lì si è generata la crisi del settore agricolo ed agroalimentare. Anche da queste pratiche di connivenza clientelare politico-istituzionale ed imprenditoriale si sono generati quegli errori e quelle crisi finanziarie alle quali assistiamo e che hanno determinato quelle multe che oggi i contadini onesti sono costretti a pagare.
Occorre svolgere un'analisi seria su quanto è avvenuto nel nostro paese in riferimento a quegli eventi e ai responsabili che, purtroppo, ancora oggi si trovano in posizione di privilegio e di prestigio, che siedono anche in questo Parlamento ed hanno avuto successivamente a quegli eventi - ed ancora oggi hanno - incarichi istituzionali importantissimi. È come se niente fosse successo, come se la Commissione di inchiesta, presieduta successivamente da colui che è diventato Presidente della Repubblica, non avesse accertato che a quell'epoca furono sprecati 60 mila miliardi di lire in una zona dove non si è creato sviluppo e rispetto alla quale ancora oggi, ad ogni piè sospinto, siamo costretti a convertire decreti-legge che prorogano procedure, come quello che è stato approvato pochi giorni fa, dal momento che non si sono ancora risolti i problemi che allora furono generati da quel fiume di denaro sprecato.
A partire proprio da quel fiume di denaro sprecato, ci fu chi si arricchì, chi si avvalse di procedure agevolate per fare ciò che altri non poterono fare e ci fu infine chi pose le basi per poter andare avanti con un sistema truffaldino che ha generato le situazioni di crisi di oggi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, trattandosi di latte e di bovini è chiaro che lo stile del ragionamento non può che essere di carattere zootecnico. Vale a dire che si tratta di un modo di ragionare piuttosto agreste, senza molta riflessione su quelli che sono stati i fatti e le vicende che hanno caratterizzato una fase dello sviluppo del Mezzogiorno d'Italia.
Non posso chiedere ai colleghi della Lega Nord Federazione Padana di riflettere in maniera più accorta sulle cose che fanno e che dicono. Sembra, effettivamente, che abbiano perduto il cervello in quell'area particolare che si trova alle foci del Po, quando hanno tentato di raccogliere le acque ed hanno perduto altro.
Lo sviluppo del Mezzogiorno d'Italia è qualcosa che non ha nulla a che vedere con le vicende della Parmalat. Non devo aggiungere altro a quanto detto dal collega Rotondi, che peraltro non appartiene all'opposizione.
Tuttavia, va valutato che mentre i due stabilimenti in aree del Mezzogiorno, come la Lucania e la Campania, funzionano, altrove certe realtà non hanno funzionato (Commenti del deputato Parolo). Su questo dovreste riflettere e fare autocritica.
Vedevo con qualche simpatia la vostra battaglia bucolica in favore del latte, di una visione arcadica della nostra Italia. Immaginavo la poesia, le pastorelle, che peraltro appartengono alla storia delle nostre georgiche. Mi pare stiate perdendo il controllo e, invece di attenervi alle realtà


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che devono essere affrontate con serietà, portate avanti una sterile ed inutile polemica secondo criteri pregiudiziali su questioni che andrebbero valutate in maniera più attenta e con maggiore serietà (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani - Commenti del deputato Parolo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 2.75, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 411
Votanti 409
Astenuti 2
Maggioranza 205
Hanno votato
sì 23
Hanno votato
no 386).

Prendo atto che l'onorevole Fanfani non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo all'emendamento Preda 2.2.
Onorevole Preda, accetta la riformulazione del suo emendamento proposta dal relatore?

ALDO PREDA. Sì, signor Presidente, in quanto il comma 2-quinquies dell'emendamento da me presentato può ritenersi superfluo, e vorrei brevemente indicarne i motivi.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Credo si tratti di un emendamento importante proprio per difendere quei produttori che si sono attenuti alla legge. Si tratta dei produttori onesti: anche su tale termine bisognerebbe chiarirsi. Non sono onesti, in ogni caso, quei produttori che hanno venduto le loro quote e hanno continuato a produrre. Non sono onesti quei produttori che sono stati denunciati dalla commissione Lecca per avere avuto produzioni doppie o triple rispetto alle quote assegnate.
L'emendamento in esame trova la sua motivazione nella mancanza di coordinamento tra la rateizzazione prevista dalla legge n. 118 del 1999 e quella prevista dalla legge n. 119 del 2003. Credo che l'emendamento serva proprio a mettere sullo stesso piano tutti i produttori che, altrimenti, si troverebbero danneggiati per la mancanza di coordinamento tra le suddette normative.

PRESIDENTE. Poiché è stata proposta una riformulazione dell'emendamento Preda 2.2 tale da richiedere un nuovo parere della Commissione bilancio, occorre accantonare, oltre al citato emendamento 2.2, anche tutti gli emendamenti che si riferiscono alla medesima materia; ricordo infatti che la nuova formulazione non può essere esaminata prima di domani, ai sensi dell'articolo 86, comma 5-bis del regolamento. Debbono conseguentemente intendersi accantonati anche gli emendamenti Vascon 2.76 e 2.4.
Passiamo, quindi, all'emendamento Vascon 3.51.
Onorevole Vascon, accede all'invito al ritiro formulato dal relatore?

LUIGINO VASCON. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Vorrei tornare sulle argomentazioni del collega Gerardo Bianco: evidentemente, la lingua batte dove il dente duole! Ogni tanto è piacevole, anche per stemperare il clima all'interno dell'aula, sentire interventi tra il serio ed il faceto, tra il poetico e il melodrammatico. Il collega Bianco ci ha abituato a queste sue delizie oratorie, dimenticando, però, le colpe - che invece noi non dimenticheremo - dei Governi di cui faceva parte.


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Abbiamo sentito, come ricordato dai colleghi del mio gruppo precedentemente, come sono state sprecate e sperperate enormi risorse, peraltro distolte da aree del paese da sempre attive e produttive, da sempre attente e rispettose delle leggi. Tali risorse sono state sperperate da chi, di fronte ad assunzioni di responsabilità come quella rappresentata dalla presidenza di una Commissione d'inchiesta, ha avuto la spudoratezza ed il coraggio di negare questioni così evidenti ed enormi.
Enormità di risorse sprecate e dilapidate, per nome e per conto di quello che poteva essere solo un utopico progetto di sviluppo, laddove invece in realtà i denari, le risorse, sono serviti solamente ad alimentare una forma clientelare politico-elettorale, che abbiamo visto poi implodere su se stessa! Se si fanno questo genere di considerazioni, rispetto a quanto si sta esaminando e ponendo in votazione, ciò vuol dire che, ancora una volta, la volontà demagogica e strumentale di giustificare azioni del genere non viene meno, da parte di chi, appunto, sentito e toccato nel vivo, ha reagito in questo modo.
Venendo al merito del mio emendamento, signor Presidente, onorevoli colleghi, le norme che si vogliono introdurre, le cosiddette misure sociali, sono poste in collegamento al fermo biologico. Invece, è necessario che esse siano subordinate al rispetto del fermo stesso; ciò al fine di evitare il ripetersi di fatti, purtroppo non sempre isolati, che vedono pescatori beneficiare delle misure collegate al fermo e al tempo stesso continuare a pescare, i quali dunque, con la riduzione delle patologie, dovrebbero pure riscuotere le misure sociali.
Credo sia doveroso, da parte nostra, avere la massima attenzione nei confronti di questi lavoratori, proprio perché svolgono un lavoro molto duro, pieno di imprevisti, rischioso e spesso (anzi sempre) non qualificante, appunto per il tipo di attività. Si tratta di persone che lavorano e che contribuiscono, con il loro gettito fiscale, al fabbisogno nazionale. Essi hanno, quindi, tutto il diritto di essere trattati com'è giusto che venga trattato ogni lavoratore dipendente o indipendente. Chiedo, pertanto, l'approvazione di questo mio emendamento che, nella sua ratio, è estremamente di buonsenso.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Intervengo a favore di questo emendamento ed anche per puntualizzare alcune cose dette dal collega Gerardo Bianco, il quale, devo dire, fa sempre sfoggio di grande cultura umanistica ed attribuisce, invece, costantemente a questa parte, il monopolio dell'ignoranza (ma forse anche lui non conosce esattamente le situazioni). Poiché sono espressione di un collegio lombardo, vorrei ricordare all'onorevole Gerardo Bianco che la Lombardia, oltre a produrre il 30 per cento del PIL industriale del nostro paese, produce anche il 25 per cento della produzione complessiva del latte ed il 30 per cento di quella della carne. Quindi, le questioni di cui stiamo parlando mi toccano molto da vicino e noi della Lega le conosciamo molto bene.
Del resto, se il collega Bianco, oltre alla grande cultura umanistica che sfoggia (che peraltro ammiro moltissimo), avesse qualche nozione in più di macroeconomia, dovrebbe sapere che siccome l'economia è un gioco a somma zero, se in Italia ci sono poche regioni che avanzano soldi e molte regioni che assorbono soldi, ciò vuol dire che tutti gli interventi straordinari sono a carico delle prime (in questo caso la Lombardia e la Padania in generale). Pertanto, quando il Monte dei Paschi di Siena compra, per tre volte il suo prezzo, la Banca 121 o quando la Centrale del latte di Roma viene comprata, per sei volte il suo valore, dalla Parmalat di Parma, tutto questo alla fine viene fatto con i soldi dei risparmiatori non certo dell'Irpinia e non certo dell'Italia del sud!
Quindi, alla fine, tutte le cose che lei dice, onorevole Gerardo Bianco, sono rispettabili come opinione, ma non vorrei che lei pensasse che da questa parte c'è l'ignoranza


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e basta. Da questa parte, ci sono le persone che difendono i cittadini del nord, che pagano le tasse (che non restano per le esigenze dei propri territori) e questo non mi sembra né disdicevole, né sinonimo di ignoranza, ma semplicemente un modo di svolgere correttamente il proprio mestiere di parlamentare (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. C'è l'Italia che parla e l'Italia che lavora! C'è l'Italia che produce e l'Italia che consuma (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo - Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)! Caro collega Gerardo Bianco, glielo ricordo ancora una volta: lei dovrebbe studiarsi Prezzolini!
Noi siamo orgogliosi di appartenere all'Italia che lavora e che produce. Forse, non sappiamo parlare bene come lei e, forse, abbiamo anche meno cultura di lei e dei suoi concittadini, ma, sicuramente, sappiamo lavorare onestamente. Noi non siamo stati capaci di produrre il sistema mafioso, di commistione di politica e di affari, che ha portato il debito pubblico dell'Italia, proprio quando a governare erano i suoi compaesani (il clan degli avellinesi), dal 50 per cento del prodotto interno lordo al 100 per cento dello stesso.
Se oggi tutti i cittadini italiani del nord e del sud e le future generazioni (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Parolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, questa volta, per la verità, sono perfettamente d'accordo con il collega Parolo: sarebbe bene che continuassero a lavorare, parlando di meno (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 3.51, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 421
Votanti 419
Astenuti 2
Maggioranza 210
Hanno votato
sì 24
Hanno votato
no 395).

Prendo atto che l'onorevole Tabacci non è riuscito a votare.
Passiamo all'emendamento Vascon 3.52.
Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 3.52, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 423
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
sì 21
Hanno votato
no 402).

Passiamo all'emendamento Vascon 3.53.
Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione.
Passiamo ai voti.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 3.53, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 416
Votanti 414
Astenuti 2
Maggioranza 208
Hanno votato
sì 19
Hanno votato
no 395).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.10 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 425
Votanti 410
Astenuti 15
Maggioranza 206
Hanno votato
sì 241
Hanno votato
no 169).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Franci 3.2, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

RENZO INNOCENTI. Presidente, il Comitato dei nove ha perso l'orientamento...

PRESIDENTE. Non possono averlo perso, perché la votazione dell'emendamento Franci 3.2 è successiva a quella dell'emendamento 3.10 della Commissione!

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 399
Votanti 394
Astenuti 5
Maggioranza 198
Hanno votato
sì 393
Hanno votato
no 1).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.100 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

CLAUDIO FRANCI. Presidente...

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 437
Maggioranza 219
Hanno votato
sì 432
Hanno votato
no 5).

Onorevole Franci, le chiedo scusa, ma non l'avevo vista.
Poiché è stata avanzata dal relatore e dal rappresentante del Governo una richiesta di accantonamento dell'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3-bis del decreto-legge, ritengo che, non essendovi obiezioni, possa così rimanere stabilito.
Passiamo all'emendamento Bersani 4.8.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito a ritirarlo formulato dal relatore.

LINO RAVA. Signor Presidente, poiché nel corso dell'esame in Commissione vi è stato un «aggiustamento» del testo rispetto alla sua formulazione originaria, l'emendamento in esame è da intendersi parzialmente superato e, pertanto, accogliamo l'invito al ritiro formulato dal relatore. Mi riservo di esprimere alcune considerazioni sul successivo emendamento 4.20, che reca per prima la mia firma, su cui vorrei avere un chiarimento dal Governo.


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PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Rava.
Passiamo all'emendamento Rava 4.20.
Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore.

LINO RAVA. Signor Presidente, con riferimento all'emendamento in esame, proponiamo di inserire, dopo le parole: «imprese da queste controllate (vale a dire in stato di amministrazione straordinaria) o partecipate», le parole: «in stato di insolvenza».
Infatti, il rischio che si sta determinando è che imprese partecipate anche per limiti minimi, ad esempio per l'1 per cento, possano accedere alle provvidenze definite dall'articolo 4. Evidentemente, ciò determinerebbe la lesione degli interessi di coloro i cui diritti sono stati veramente lesi a causa della situazione di insolvenza delle ditte principali, in particolare della Parmalat.
A tal proposito, vorrei un chiarimento da parte del Governo in ordine alla situazione di cui è a conoscenza.

TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, il Governo comprende la preoccupazione sottesa all'emendamento in esame e illustrata dal presentatore. Ritiene, peraltro, che il decreto-legge in esame abbia una connotazione molto specifica, per cui conferma il parere contrario sull'emendamento Rava 4.20.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 4.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 425
Votanti 424
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato
sì 198
Hanno votato
no 226).

A seguito della presentazione da parte della Commissione dell'emendamento 4.100, che reca oneri finanziari e che pertanto, ai sensi dell'articolo 86 del regolamento, non potrà essere posto in votazione prima della giornata di domani, è necessario procedere all'accantonamento del predetto emendamento nonché di quelli relativi alla stessa materia. Si tratta, in particolare, degli emendamenti Rava 4.22, Bersani 4.21, 4.25, 4.24 e 4.23, Rava 4.28, Bersani 4.26, Rava 4.27, 4.29 e 4.30, Raffaldini 4.11 e 4.35, degli emendamenti 4.101 - da votare sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento - e 4.102 della Commissione, nonché degli emendamenti Rava 4.34, 4.33, 4.32, 4.18, 4.15 e 4.31.
Passiamo quindi alla votazione dell'articolo aggiuntivo Marcora 4.01.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, con l'articolo aggiuntivo in esame proponiamo che le imprese agricole non paghino l'IVA sulle fatture presentate alla ditta ammessa all'amministrazione straordinaria e ancora non pagate. Ci sembra una misura di assoluta equità, in quanto l'IVA da queste imprese non è stata incassata, non essendo state pagate le fatture.
Dunque, chiediamo che non sia posto a carico delle imprese creditrici anche l'onere di versare l'IVA su queste fatture. In caso contrario, si avrebbe oltre al danno la beffa, nel senso che, non solo tali imprese non hanno visto onorati i pagamenti da parte dell'impresa ammessa all'amministrazione straordinaria, ma dovrebbero anche versare l'importo dell'IVA che non hanno incassato.


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In Commissione era stato accolto un emendamento di contenuto analogo sul quale, tuttavia, la Commissione bilancio ha espresso parere contrario. Dunque, è importante che la proposta emendativa in esame sia approvata, altrimenti le imprese in questione subirebbero un danno, che si aggiungerebbe al mancato pagamento da parte dell'impresa ammessa all'amministrazione straordinaria.

PRESIDENTE. Rivolgo un saluto agli alunni e agli insegnanti dell'Istituto tecnico statale per il turismo Andrea Gritti di Mestre (Venezia), presenti in tribuna (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Con riferimento alle imprese fornitrici, vi è il problema dei crediti maturati fino all'ingresso dell'amministratore straordinario nella gestione dell'impresa.
Noi sappiamo che l'impresa che si trova in amministrazione straordinaria è in arretrato nei pagamenti nei confronti delle ditte fornitrici (le imprese agricole ma non solo) per un periodo che va, a seconda delle situazione, dai cinque ai sette mesi. Le ditte fornitrici rischiano di essere gravate da una serie di problemi in quanto i loro crediti, per i quali hanno emesso le relative fatture, non sono certi - non ci troviamo nel caso di coloro che hanno rapporti post-dichiarazione dell'amministrazione straordinaria, sebbene anche in tal caso ci sono dei problemi -, per cui devono pagare l'IVA e non possono recuperarla.
Questo problema, a mio avviso, va sanato e noi, con l'articolo aggiuntivo in esame, lo risolviamo. Esistono, inoltre, i problemi relativi alle ditte che forniscono all'impresa in amministrazione straordinaria materie prime e servizi dopo la data di pronuncia dell'ammissione all'amministrazione straordinaria. Si tratta di problemi che esamineremo successivamente.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Marcora 4.01 non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 427
Votanti 425
Astenuti 2
Maggioranza 213
Hanno votato
sì 195
Hanno votato
no 230).

Essendo stata avanzata dal relatore nella parte ammissibile, una richiesta di accantonamento dell'esame dell'emendamento Marcora 5.22, e dal rappresentante del Governo interamente sostitutivo dell'articolo 5, se non vi sono obiezioni, può rimanere stabilito l'accantonamento, oltre che dello stesso, anche di tutti gli emendamenti riferiti al medesimo articolo 5, ad eccezione degli articoli aggiuntivi ad esso riferiti.
Passiamo, quindi, alla votazione dell'articolo aggiuntivo Bersani 5.03.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Motta. Ne ha facoltà.

CARMEN MOTTA. Signor Presidente, con l'articolo aggiuntivo in esame proponiamo di estendere, oltre che alle imprese agricole, alle piccole e medie imprese e alle imprese artigiane fornitrici di beni e servizi - e con altri emendamenti anche a tutte le imprese dell'indotto - i benefici previsti dall'articolo 5, riservati ora alle sole imprese di autotrasporto.
In sostanza, quest'articolo aggiuntivo vuole consentire di ricorrere al cosiddetto fondo Bersani, in particolare, alle imprese agricole, al fine di ottenere garanzie sui finanziamenti di reintegro del capitale circolante. Per le piccole e medie imprese si vuole innalzare questo tipo di garanzia fino alla copertura dell'85 per cento dell'importo; oggi, come è noto, la garanzia del cosiddetto fondo Bersani copre il 60


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per cento dell'importo per il centro-nord e l'80 per cento per il centro-sud. Per le imprese artigiane, si prevede la possibilità di ricorrere al fondo in questione per ottenere garanzie sui finanziamenti di reintegro del capitale circolante; oggi, come è noto, queste imprese ottengono soltanto garanzie da parte dell'Artigiancassa.
Noi sappiamo che tale possibilità è assolutamente indispensabile, perché consente a queste imprese di avere una continuità produttiva e di non vedere seriamente compromessa la propria attività, che non riguarda solo il territorio del parmense ma anche altre province.
Confido che il voto dell'Assemblea possa essere favorevole, perché in questo modo si consentirebbe a questo settore importantissimo dell'indotto del nostro paese di avere una boccata d'ossigeno, in modo tale da non compromettere attività economiche che sono la struttura portante di una parte molto importante del nostro territorio (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Presidente della XIII Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Presidente della XIII Commissione. Signor Presidente, ritengo che anche l'articolo aggiuntivo in esame e i successivi siano connessi all'emendamento Marcora 5.22 precedentemente accantonato. Propongo pertanto che siano altresì accantonati gli articoli aggiuntivi Bersani 5.03 e 5.02, Raffaldini 5.05 e 5.054 e Rava 5.055.

PRESIDENTE. Non essendovi obiezioni, ritengo possa rimanere stabilito l'accantonamento degli articoli aggiuntivi Bersani 5.03 e 5.02, Raffaldini 5.05 e 5.054 e Rava 5.055.
Onorevoli colleghi, mi sembra che molto sia stato fatto ma, come disse un illustre predecessore, molto rimanga da fare: ritengo opportuno rinviare il prosieguo dell'esame alla giornata di domani, anche perché si dovrebbe altrimenti procedere ad ulteriori accantonamenti.
Il seguito del dibattito è pertanto rinviato alla seduta di domani.

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