Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 431 del 2/3/2004
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Svolgimento di interrogazioni (ore 10,35).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

(Grave incidente ambientale in uno stabilimento di Civitanova Marche (Macerata) - n. 3-02196)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, onorevole Viespoli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Calzolaio n. 3-02196 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 1).


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PASQUALE VIESPOLI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, l'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro ha comunicato che la società Ica - Industria chimica adriatica - di Civitanova Marche, che produce vernici e solventi chimici, non risulta inserita negli elenchi delle industrie a rischio di incidenti rilevanti, di cui agli articoli 6 e 8 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, pubblicati sul sito del Ministero dell'ambiente.
L'inserimento negli elenchi avviene a seguito della notifica obbligatoria all'autorità competente da parte del gestore dello stabilimento, ai sensi dell'articolo 6 dello stesso decreto.
L'articolo 216 del regio decreto 27 luglio 1934 - Testo unico delle leggi sanitarie - prevede che le attività produttive, le cui lavorazioni possono produrre un'alterazione dell'ambiente esterno o comportano il deposito e/o l'uso di sostanze chimiche e/o pericolose, se comprese nell'elenco di cui al decreto del Ministero della sanità del 5 settembre 1974, sono classificate industrie insalubri di prima o seconda classe.
Quanto sopra trova conferma da parte dell'ufficio territoriale del Governo di Macerata, che ha comunicato che la ditta Ica non è ricompresa tra le industrie a rischio di incidente rilevante, ai sensi del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334.
In merito all'incendio sviluppatosi domenica 13 aprile 2003, il citato ufficio ha riferito che le fiamme hanno interessato l'immobile adibito principalmente a deposito, con una superficie coperta pari a circa 3 mila metri quadri, mentre l'edificio adibito a produzione, posto a quota superiore rispetto al primo e ad una distanza pari a circa 50 metri, non è stato interessato dall'incendio.
Nell'area industriale erano presenti anche due serbatoi fuori terra da 25 metri cubi cadauno contenenti, rispettivamente, acetato di butile ed acetato di etile; le operazioni di spegnimento dell'incendio non hanno interessato i due serbatoi.
Nell'area circostante l'immobile, adibito principalmente a deposito, erano stoccati numerosi fusti da 200 litri cadauno coinvolti dall'incendio che, pertanto, ha raggiunto una maggiore estensione planimetrica, interessando anche altri manufatti in muratura di pertinenza della ditta in questione.
I manufatti industriali avevano una copertura in eternit che, in seguito al divampare delle fiamme ed alle esplosioni, è crollata restando all'interno dell'immobile, mentre una piccola parte si è dispersa nella zona circostante.
Nella stessa serata, i tecnici dell'Arpam hanno effettuato sopralluoghi al fine di verificare la presenza di polveri e fenomeni odorigeni dovuti alla combustione. I sopralluoghi hanno interessato le immediate vicinanze della ditta e l'abitato di Civitanova Marche e, seguendo la direzione della nube di fumo (verso sud), anche il territorio di Fermo, distante circa 15-20 chilometri.
Dalle informazioni assunte presso i presidi sanitari competenti per territorio non sono emerse particolari problematiche ambientali e sanitarie.
Nei giorni successivi all'incendio sono stati prelevati campioni di aria in più punti, al fine di accertare eventuali presenze di sostanze inquinanti dovute alla combustione. Tali campionamenti hanno interessato sia le immediate vicinanze dello stabilimento, sia le zone coinvolte da possibili ricadute di prodotti della combustione. Le analisi effettuate hanno dato esito di concentrazione per sostanze organiche volatili al di sotto dei limiti di rilevabilità strumentale. Inoltre, sono stati prelevati campioni di polverosità ambientale per la rilevazione di eventuali presenze di fibre di amianto, derivanti dalla copertura in eternit dello stabile.
Le analisi hanno segnalato la presenza di fibre riferibili a valori di fondo naturali. L'analisi dell'eternit ha evidenziato la presenza di fibre aventi la morfologia e le caratteristiche tipiche delle fibre di amianto di tipo crisotilo.
Lo stabile, inizialmente posto sotto sequestro da parte della Procura della Repubblica di Macerata, è stato dissequestrato con esclusione di una limitata porzione,


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allo scopo di consentire il ripristino della funzionalità e lo smaltimento dei rifiuti. Infine, l'ufficio territoriale del Governo ha ricordato che i sistemi di sicurezza a servizio dell'immobile andato distrutto con l'incendio erano rappresentati, per quanto riguarda la protezione attiva, da un impianto antincendio ad idranti «UNI 45», posizionati all'esterno in corrispondenza delle murature perimetrali e alimentati da riserva idrica e gruppo di pompaggio; per quanto riguarda la protezione passiva, i sistemi di sicurezza erano rappresentati da strutture murarie e porte tagliafuoco, delimitanti la zona adibita a deposito, rispetto alla zona uffici, in corrispondenza della quale si sono verificati quasi esclusivamente danni da fumo, e da strutture murarie e porte tagliafuoco, delimitanti il reparto confezionamento, di estensione pari a circa 400 metri quadri, rispetto alla restante area adibita a deposito, pari a circa 2600 metri quadri.

PRESIDENTE. L'onorevole Calzolaio ha facoltà di replicare.

VALERIO CALZOLAIO. Mi dichiaro soddisfatto per la risposta, non perché mi senta particolarmente tranquillizzato, ma perché la ritengo senz'altro completa; ovviamente, il sottosegretario si assume la responsabilità piena di ciò che ha dichiarato al Parlamento.
Nell'interrogazione da noi presentata erano state poste varie domande. In sostanza, il sottosegretario ci ha detto che non ci sono stati malesseri fra la popolazione, successivamente all'incendio e al dispiegarsi della nube, fino a 15 chilometri di distanza. Ci ha detto, inoltre, che i sistemi di sicurezza erano tutti a posto e che effettivamente si sono trovate delle particelle di amianto, che hanno generato una certa preoccupazione e paura fra la popolazione, anche nelle settimane e nei mesi successivi, ma che tuttavia non superano i limiti e pertanto non serve alcuna bonifica. Il sottosegretario ha anche spiegato le ragioni per le quali l'azienda Ica (Industria chimica adriatica) non è soggetta all'applicazione della cosiddetta legge Seveso.
In questo senso, dunque, la sua risposta, signor sottosegretario, è stata completa e le sue affermazioni impegnative. Mi permetto, tuttavia, di sollecitare il Governo a tenere sotto controllo quella situazione, per vari aspetti. Innanzitutto, per il fatto che vi è stato un problema di allerta non perfettamente efficiente, perché ci sono stati tempi eccessivamente lunghi fra il divampare dell'incendio e la sua notizia (perché è vero che era domenica, ma l'episodio si è verificato in tarda mattinata, e la popolazione è stata avvisata soltanto in serata, è stata allertata e addirittura invitata a rimanere in casa e a sigillare le porte, le finestre ed altre eventuali vie di ricambio di aria).
In secondo luogo, per quanto riguarda gli effetti di tale incendio, anche se al riguardo il sottosegretario ci ha rassicurati, vorrei far presente che, rispetto alle lavorazioni che si effettuano in quell'azienda (che, ricordo, produce vernici per legno, prodotti per la nautica, diluenti e collanti), anche in passato si erano verificati incidenti simili (un incendio si era verificato dieci anni fa) ed accade frequentemente che siano riscontrati cattivi odori; tale situazione desta sicuramente preoccupazione ed allarme. Inoltre, anche dopo l'incendio del 13 aprile 2003, sono state riscontrate, a differenza di quello che ci ha detto il sottosegretario, irritazioni alle vie respiratorie e agli occhi di molti cittadini che si erano rivolti alle strutture sanitarie pubbliche. Quindi, gli effetti sono stati sicuramente avvertiti fra la popolazione, al di là di quanto poi è stato rilevato nelle indagini successive.
Infine, per quanto riguarda la bonifica, l'amianto era presente (il sottosegretario ha fatto riferimento alle coperture in eternit), e forse sarebbe necessario un monitoraggio ulteriore, tanto più che mi pare si stia ricostruendo il sito e l'azienda stia ricominciando a produrre (ovviamente, ciò genera alcune preoccupazioni da cogliere e da rispettare).
La risposta del sottosegretario è stata completa, ma la rassicurazione fornita forse ci sembra eccessiva: ci auguriamo pertanto che il Governo, attraverso non solo


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il Ministero della salute, ma anche gli altri ministeri interessati, continui a seguire la situazione.
È ovvio che alcune aziende non sono formalmente a rischio, perché la quantità di sostanze infiammabili utilizzabili nella produzione non è elevatissima, ma ciò non significa che non occorra fare di tutto per attivare misure di prevenzione e di riduzione degli eventuali rischi.

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