Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 430 dell'1/3/2004
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Discussione della mozione Bolognesi ed altri n. 1-00260 sulla lotta ai tumori al seno (ore 11,45).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Bolognesi ed altri n. 1-00260 sulla lotta ai tumori al seno (vedi l'allegato A - Mozione sezione 1).
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi riservati alla discussione della mozione è pubblicato nel vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (vedi calendario).
Avverto altresì che è stata presentata la mozione Giulio Conti ed altri n. 1-00331, che verte sullo stesso argomento della mozione all'ordine del giorno. La discussione pertanto si svolgerà anche su tale mozione.


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(Discussione sulle linee generali)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali delle mozioni.
È iscritta a parlare l'onorevole Bolognesi, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00260. Ne ha facoltà.

MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, sono felice che finalmente si discuta questa mozione che, insieme a tantissime colleghe di entrambi gli schieramenti, ho presentato alcuni mesi fa. Questa mozione prende le mosse da una scelta del Parlamento europeo, che è stata quella di portare per la prima volta all'attenzione delle massime istituzioni il tema di una malattia specifica, quella del tumore al seno, cosa che non era mai avvenuta e della quale cercherò rapidamente di richiamare le ragioni. Tenterò anche di spiegare per quale motivo abbiamo ritenuto importante, assumendoci una responsabilità come Europa donna Parlamento, nel momento in cui su questa malattia avanzano le capacità della medicina e della scienza di fornire risposte in vista della guarigione, porre nella solennità di quest'aula un tema caro a tutte le donne, alle donne che hanno avuto la sfortuna, ma anche il caso di incontrare una patologia come questa, alle donne che l'hanno vinta, che l'hanno sconfitta, alle donne che sanno di essere tendenzialmente minate da un problema che riguarda la loro salute, ma anche una tipica patologia di genere, vale a dire una malattia che colpisce le donne nella loro salute, ma anche nella loro femminilità, della quale il seno è simbolo.
La Conferenza dei presidenti di gruppo aveva opportunamente calendarizzato l'esame di questa mozione per il giorno 8 marzo, evidentemente in maniera simbolica; mi auguro che il fatto che essa sia stata anticipata a questa settimana rappresenti la volontà di far sì che per quella data sia già stata approvata. Ritengo, infatti, che, al di là della data celebrativa, simbolica, sia necessario che il Parlamento ed il Governo assumano solennemente in quest'aula una responsabilità, un impegno, nell'ambito di una discussione cui mi auguro potranno partecipare, a differenza di oggi, molte altre colleghe e colleghi. Ci sembra che questo sarebbe il modo migliore di ricordare una data come l'8 marzo, che non può essere soltanto una mera celebrazione, bensì deve essere sempre più un momento di assunzione di impegni e di responsabilità verso le donne italiane ed europee.
Infatti, come ho ricordato precedentemente, il Parlamento europeo ha approvato nel giugno scorso una risoluzione sulla lotta al cancro, elaborata dalla Commissione per i diritti della donna e le pari opportunità, con lo scopo di raggiungere obiettivi concreti, quali lo sviluppo e la qualità della prevenzione, della cura e della riabilitazione delle donne colpite da questa malattia, e più in generale, di ridurre la mortalità tra gli Stati membri, che si presenta molto differenziata. Al riguardo, vorrei segnalare che si registra una disparità del 16 per cento tra i diversi paesi, ed uno degli obiettivi prefissati, ad esempio, è ridurre tale divario al 5 per cento.
In tal senso vi è stata un'assunzione di responsabilità da parte dell'Unione europea. Credo, infatti, che la costruzione dell'Europa significhi costruzione dei diritti, e la costruzione dell'Europa dei diritti delle donne significa sicuramente «battere più colpi» sul terreno della salute delle donne stesse, a partire dalla soluzione di un problema che costituisce, nei paesi industrializzati, la seconda causa di decesso. Al riguardo, vorrei segnalare come in Italia tale patologia rappresenti la prima causa di morte delle donne comprese nella fascia di età tra i 35 e i 44 anni, vale a dire quella fascia in cui ancora non sorge la preoccupazione di adottare una serie di interventi di diagnosi precoce, unica modalità di intervento per quanto riguarda tale malattia.
Pertanto, credo che questa iniziativa costituisca un modo forte per richiamare l'attenzione su questa patologia e su tutti i problemi ad essa connessi, su cui possiamo e dobbiamo intervenire. Penso che


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non si tratti solo di dare un contributo, tutto italiano, alla costruzione del diritto alla salute delle donne in Europa, ma riteniamo altresì che in Italia vi sia una altissima capacità di intervento su tale patologia: sappiamo, infatti, che grazie alla diagnosi precoce, il carcinoma della mammella può essere sconfitto nel 90 per cento dei casi.
Nella solennità di quest'aula, dunque, vogliamo richiamare l'attenzione del Governo non solo su un problema, purtroppo in aumento, che causa dolore e sofferenza alle donne, ma anche sulla possibilità per le donne di vincere la malattia. Infatti, su tale patologia è stata lentamente riportata una vittoria, ed allora vogliamo comprendere come sia possibile conseguire questa vittoria, in maniera uguale sull'intero territorio nazionale, perché ciò significa garantire una qualità della vita migliore per tutte le donne. Il carcinoma della mammella, infatti, non è solo un nemico da sconfiggere, ma può rappresentare altresì un'esperienza negativa dalla quale uscire vittoriosamente, caricandola così anche di una valenza positiva.
Pertanto, oggi rivendichiamo per ogni donna l'accesso allo screening ed ad una posterapia di qualità, affinché il nostro paese compia quel salto di civiltà rispetto alla salute della donna che indicavamo e che la stessa Unione europea invita i paesi membri a effettuare.
Sappiamo che l'intervento più efficace continua ad essere la diagnosi precoce, perché in tal modo il cancro al seno può essere vinto nel 90 per cento dei casi. Credo che piani di azione comunitari, come «l'Europa contro il cancro», possano aiutare anche ad individuare specifici interventi. Ritengo, altresì, che il periodo indicato dall'Organizzazione mondiale della sanità per sottoporsi allo screening mammografico e la possibilità di far precedere questa misura, soprattutto nelle fasce a rischio, da altri interventi (come l'ecografia, l'attenzione agli stili di vita e all'alimentazione) siano indicazioni giuste.
Chiederemo pertanto al Governo, tutte insieme, con una voce che non ha orientamenti politici di parte, l'impegno a diffondere la pratica dello screening, nell'ambito di un programma da attuare, sì regionalmente, ma che garantisca il raggiungimento, su tutto il territorio nazionale, di un elevato livello di qualità nell'ambito della prevenzione.
Mi auguro che possa svilupparsi una rete capillare di centri di senologia con competenze interdisciplinari perché il tumore al seno rappresenta, per la donna, un problema di salute dalle rilevantissime implicazioni psicologiche: la donna deve tornare ad essere attiva sotto tutti i profili, compresi quelli sessuale e riproduttivo, per cui è fondamentale assicurare interventi non invasivi, ma il più possibile conservativi.
Altri obiettivi indicati nella mozione sono quelli che attengono all'innalzamento della qualità della ricerca ed all'accrescimento della cultura della prevenzione nel nostro paese.
Inoltre, credo che possano essere sviluppate, in collaborazione con la Conferenza Stato-regioni, alcune linee guida in materia di screening e che si possa pensare a creare, altresì, un osservatorio nazionale per garantire un monitoraggio dello screening sul territorio nazionale.
Per quanto concerne gli aspetti del benessere psichico e dell'integrità fisica, vanno garantiti alla donna, tra gli altri, il diritto di essere informata sulle possibilità di intervento e di successo, il diritto di ricevere la comunicazione del referto dell'esame diagnostico entro pochi giorni (affinché non sia lunga quest'attesa e non sia lunga, poi, l'attesa dell'eventuale intervento) ed il diritto ad un intervento chirurgico di tipo conservativo. A quest'ultimo proposito, sappiamo che, in alcune regioni del nostro paese, si pratica ancora l'intervento radicale perché manca la rete di sostegno alla terapia di tipo non invasivo, che si traduce nella necessità di effettuare radioterapia e di ricevere cure immediate. Credo che l'amputazione della mammella sia da rifiutare e addirittura da bandire in un paese civile: con tutto ciò che un intervento di tipo radicale comporta sul piano psicologico, fisico ed anche lavorativo, è veramente assurdo intervenire


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in maniera radicale soltanto a causa di carenze organizzative di un sistema che non riesce a garantire l'intervento semplificato e le cure adeguate.
Ritengo che vadano anche favorite le associazioni di pazienti, a livello territoriale come a livello nazionale. Un sostegno va dato, altresì, al lavoro volontario delle donne ed al mutuo aiuto, un meccanismo consolidato che aiuta molto le donne a superare ed a vincere le difficoltà.
Dovremo varare una vera e propria disciplina dei diritti individuali delle pazienti volta a garantire, tra l'altro, un'assistenza medica adeguata e qualificata, l'autodeterminazione delle donne, la documentazione e l'informazione, la riservatezza.
Infine, signor sottosegretario, credo che sia necessario abbattere le differenze tra le regioni. L'Europa l'ha già fatto a livello di Stati membri; noi dobbiamo porci l'obiettivo, partendo dal tumore al seno per poi allargare il discorso a tutti i diritti delle cittadine e dei cittadini, di assicurare uguale trattamento in tutte le regioni. Nella revisione dei raggruppamenti omogenei di diagnosi, un'attenzione specifica va dedicata al problema della ricostruzione mammaria contestualmente all'intervento chirurgico.
Questa mozione non parla solo di dolore, ma anche di vittoria, di coinvolgimento delle donne e, soprattutto, di superamento della disparità, delle pari opportunità di cura, di diagnosi, di riabilitazione e di riaccesso al lavoro che le donne debbono avere dopo avere incontrato sulla loro strada la patologia tumorale. La mozione parla alle donne di una patologia che si può vincere. Noi dobbiamo aiutarle a farlo!

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali delle mozioni.

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