Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 430 dell'1/3/2004
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(Intervento del Governo)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per la salute, onorevole Guidi.

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, ringrazio i colleghi per aver presentato queste mozioni che mi colpiscono anche a livello professionale e personale. Pertanto, dico subito che il Governo accoglie favorevolmente le indicazioni circa la realtà che voi ci avete prospettato.
Dividerò il mio intervento, nel limiti del tempo che ho a disposizione, in due momenti. Innanzitutto, il ministero condivide quest'iniziativa volta a tutelare la salute psicofisica della partoriente e del nascituro offrendole, in particolare, l'opportunità di scegliere la tecnica anestesiologica da praticarsi durante il travaglio di parto allo scopo di ridurre gli aspetti negativi dell'evento nascita connessi al dolore psicofisico ed esaltando invece quelli positivi.
Come diceva l'onorevole Burani Procaccini, sembra che questa specie di maledizione, «donna partorirai con dolore», persista - e ciò è gravissimo - in troppe strutture sanitarie.
Il ministero altresì auspica di poter promuovere - e già lo sta facendo -, in collaborazione con le regioni, campagne di informazione e di sensibilizzazione, rivolte anche al personale sanitario, che consentano alle donne in stato di gravidanza di conoscere tale tecnica anestesiologica, utile ad affrontare il momento del travaglio con maggiore consapevolezza, serenità e partecipazione.
È doveroso precisare che con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001, recante definizione dei livelli essenziali di assistenza, non si esclude la somministrazione dell'anestesia epidurale dalle prestazioni erogabili in regime di ricovero ordinario. Il livello di assistenza ospedaliera risulta comprensivo di tutti i trattamenti cui è sottoposto il paziente nel corso della propria degenza, con esplicita esclusione soltanto dei trattamenti di chirurgia estetica non conseguenti ad incidenti, malattie o malformazioni congenite (allegato 2 del decreto citato, recante prestazioni totalmente escluse dai livelli essenziali di assistenza).
Per quanto riguarda la scarsa remuneratività della tariffa di rimborso riconosciuta per il parto naturale, evidenziata nella mozione Magnolfi ed altri n. 1-00316, si segnala che presso la competente direzione generale del ministero è in corso un'analisi dei dati di costo dei ricoveri effettuati in 58 strutture sanitarie italiane, di cui 42 pubbliche e 16 private accreditate. Sulla base dei risultati emersi, si potrà successivamente valutare la possibilità di modificare alcune tariffe non più adeguate al costo effettivamente sostenuto.
Mi permetto di aggiungere che le campagne mirate, soprattutto sul territorio locale - infatti quelle indifferenziate a livello nazionale possono essere utili, ma spesso sono autoreferenti - fanno parte della strategia del ministero, d'intesa con le regioni.
Mi permetto altresì di formulare alcune ulteriori brevi considerazioni. Ritengo che la rimozione del dolore e l'apertura a qualunque tecnica che consenta un parto, se non piacevole, il più possibile scevro da traumi psico-fisici per la donna, tenendo sempre conto anche della salute del nascituro,


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non possano non essere non soltanto ben viste, ma considerate doverose da chi gestisce l'organizzazione socio-sanitaria locale, dal Ministero della salute, che la promuove (non a caso esso è denominato Ministero della salute, non più della sanità), e dalle regioni, che hanno una specifica competenza in materia.
Tuttavia, accanto alle campagne informative, ritengo che occorra una seria e attenta riflessione sui servizi. Non possiamo infatti identificare quale momento critico quello del parto e del pre-parto: è necessario occuparsi delle strutture in favore delle donne, che, pur avendo usufruito di una spinta estremamente importante negli anni settanta e ottanta, stanno marcando il passo. Mi riferisco ai consultori familiari, che costituivano una struttura formidabile dal punto di vista della democraticità della gestione e della capillarità dell'informazione. Essi erano - purtroppo occorre parlare al passato - l'unica struttura socio-sanitaria che prevedeva un comitato di gestione degli utenti. Ciò permetteva il coinvolgimento, la partecipazione e la sensibilizzazione «bipolare», per cui sia la donna - o, se possibile, la coppia - sia il personale socio-sanitario erano spinti ad attivarsi per approfondire le nuove tecniche.
In questo dialogo costante, certamente non distribuito su tutto il territorio nazionale, c'era una crescita di consapevolezza reciproca, prima ancora dell'evento della gravidanza, rispetto al travaglio-parto. Purtroppo, negli ultimi dieci anni, nonostante alcuni finanziamenti importanti, circa 400 consultori familiari hanno chiuso i battenti, diventando dependance degli ospedali civili, il che non è corretto, oppure hanno cambiato modo di agire - diciamo che si sono medicalizzati - non interpretando più la domanda e anche la voglia di sensibilizzazione che è implicita in essi. Diciamoci la verità: in questi anni, invece di diventare un servizio di primo livello e di snodo socio-sanitario essenziale, i consultori si stanno tramutando in servizi di secondo livello, perché la patologizzazione dei fenomeni rassicura soprattutto gli operatori.
Quindi, oltre ad un'attività doverosa di informazione e di promozione generale di questa tecnica, bisogna impegnarsi - in conclusione dirò quello che sta facendo il ministero - per restituire ai consultori familiari un ruolo importante di promozione della cultura, per quanto riguarda le donne e, possibilmente, le coppie, ma anche di stimolo verso gli operatori sanitari.
Per ciò che concerne il parto cesareo (a parte il fatto che avrei voluto che fosse praticato a mia madre: dopo 36 ore di travaglio, forse avrebbe risolto in altro modo il mio stato fisico), anche io sono fortemente preoccupato per l'esasperazione di una tecnica che, pur essendo meno nociva di altre (pensiamo all'uso del forcipe o della ventosa), in molti casi potrebbe certamente essere evitata.
Le cause sono molte e voi lo sapete benissimo. Mi permetto di ricordare che sicuramente c'è un abuso legato a motivi economici. Ma c'è anche - e ce lo dobbiamo dire - qualcos'altro: l'ansia di evitare traumi al bambino, perché con il parto cesareo si rischia di meno. Purtroppo, questa è la realtà di oggi: invece di aumentare la professionalità, qualcuno cerca la scorciatoia del danno minore. Ma c'è anche - come abbiamo detto più volte in XII Commissione - una tendenza a perdere quella manualità del gesto e dell'atto al momento del parto che faceva parte della cultura della ostetricia-ginecologia. Ecco perché, attraverso la ECM (educazione continua in medicina) - e qui do una risposta più concreta -, cerchiamo di valorizzare tutte le possibilità di formazione del personale che permettano di nuovo il parto senza il cesareo.
Da questo punto di vista, rispetto al problema di riconsiderare quanto costa e quanto deve essere rimborsata la tecnica praticata durante il parto, io esprimo la mia personale convinzione che un parto naturale, senza traumi e dolce, implica una tecnica più raffinata e quindi un impegno maggiore, che dovrebbe essere risarcito in maniera più adeguata rispetto a un semplice taglio cesareo che, in troppi casi, è da considerarsi una scorciatoia che


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deresponsabilizza e soprattutto non tiene conto dell'affettività del rapporto madre-nascituro.
Detto questo, per cui siamo portati a riconsiderare - l'ho detto nella prima parte dell'intervento - questi DRG (diagnosis related groups) proprio al fine di valorizzare il parto naturale, magari attraverso l'epidurale, c'è ancora un punto interrogativo: cosa stiamo facendo oltre a questo? Posso dire che siamo riusciti a rinnovare la commissione salute donna, che esprime trasversalmente le culture del nostro paese in favore della salute coniugata al femminile, evidenziando alcune realtà. La commissione è stata rinnovata proprio in questi giorni e l'8 marzo, in maniera né trionfalistica, né celebrativa, parlerà proprio al Ministero della salute - manderò l'invito a tutti - in modo molto forte, come ha fatto nel passato e come faremo ancora, dei diritti delle donne rispetto alla salute, del diritto di avere risposte concrete, quali l'accesso all'informazione, l'accesso alla terapia, ma anche e prima di tutto una maggiore equità, per esempio, nella sperimentazione.
Onorevole collega, lei saprà che nella sperimentazione farmacologica la donna subisce un ulteriore torto: in moltissimi casi, si sperimenta un farmaco solo sul maschio e lo si dà alla donna e al bambino solo in sottrazione. In questo senso, nel settore della sperimentazione ci stiamo interessando sia attraverso la commissione salute donna sia attraverso l'Istituto superiore di sanità.
Mi permetto di concludere, perché non vorrei che questo ampliare «a ventaglio» il mio intervento venisse considerato un'evasione dalla doverosa risposta che dovevo dare. Tuttavia, credo che, nel rispondere in maniera corretta e rispettosa a situazioni come quelle da voi indicate, non potevo che dare un quadro leggermente più ampio delle problematiche che io vivo anche a livello personale con estremo coinvolgimento. Ribadisco che i temi della salute della donna, di un parto senza dolore e rispettoso, certo, della salute del bambino, ma soprattutto in prima istanza della salute psicofisica della donna, nella necessità di «intercettare» meglio i suoi bisogni nei consultori familiari, contrastando il taglio cesareo che, ripeto, può essere praticato anche con un impegno economico diverso da parte delle regioni su nostro intervento, rappresentino alcuni dei momenti di civiltà più importanti che il nostro paese deve darsi.
Parliamo tanto di salute delle nuove generazioni e della donna, ma io credo che un parto dolce e rispettoso non possa non essere una delle tappe fondamentali per il progetto salute che ci proponiamo di realizzare in maniera concreta, al di là delle appartenenze, ma con l'obiettivo formidabile della salute di chi è già nato e di chi sta nascendo. Da neuropsichiatra infantile so quanto sia importante la partecipazione attiva della donna, ma senza il vincolo del dolore, al momento del parto e il vivere in diretta questo momento, non dico meraviglioso, ma certo straordinario.
Questo non può che essere l'obiettivo prioritario di qualsiasi Governo e vi assicuro che il Ministero della salute lo ha posto come una delle sue priorità fondamentali. Vi ringrazio e spero di essere stato quanto meno esaustivo e non soltanto lungo!

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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