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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Magnolfi ed altri n. 1-00316 sulle iniziative per favorire nuove tecniche analgesiche durante il travaglio (vedi l'allegato A - Mozione sezione 1).
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi riservati alla discussione delle mozioni è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (vedi calendario).
Avverto, altresì, che è stata presentata la mozione Castellani ed altri n. 1-00332 (vedi l'allegato A - Mozione sezione 1) che verte sullo stesso argomento della mozione all'ordine del giorno. La discussione, pertanto, si svolgerà anche su tale mozione.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali delle mozioni.
È iscritta a parlare l'onorevole Amici, che illustrerà anche la mozione Magnolfi ed altri n. 1-00316, di cui è cofirmataria. Ne ha facoltà.
SESA AMICI. Nell'illustrare questa mozione, della quale sono cofirmataria insieme a tante altre colleghe, comprese quelle della maggioranza, vorrei rilevare che siamo di fronte ad un argomento molto importante per quanto riguarda uno degli eventi più decisivi nella vita di una donna: il momento della nascita di un figlio. Parlando di tale evento, si potrebbero in qualche modo ricordare gli aspetti etici e biologici, ma soprattutto l'idea che spesso la nascita di un figlio, oltre ad essere un lieto evento, rappresenta oggettivamente, per molte donne, un passaggio importante ed anche doloroso nel mettere al mondo una nuova vita.
Nel corso del tempo, su tali questioni la scienza, ma anche la consapevolezza delle donne, hanno prodotto grandi ed importanti mutamenti non solo culturali, insieme ad una consapevolezza forte che in quell'evento si realizzano anche relazioni di vita, di sentimenti ed una partecipazione più attiva e concreta alla nascita di un nuovo soggetto.
Detto ciò, la nostra mozione pone al centro della sua attenzione una nuova tecnica e soprattutto la possibilità che tale tecnica venga estesa e fatta conoscere a tutte le donne, che decidono in maniera consapevole di seguire modalità diverse per lo svolgimento del parto. Vi sono alcuni documenti, in particolare un documento redatto il 30 marzo 2001 dal Comitato nazionale per la bioetica, ed una relazione svolta nel corso di un convegno importantissimo, tenutosi nel 2004 a Milano, da parte di alcuni istituti clinici di perfezionamento (la clinica Mangiagalli e l'Ospedale dei bambini «Vittore Buzzi»), che hanno individuato una serie di elementi di ostacolo alla divulgazione informativa della tecnica analgesica durante il travaglio, che va sotto il nome di tecnica epidurale.
Si tratta di una tecnica praticata durante il travaglio, con un alto grado di sicurezza per la madre e per il neonato ed è pienamente compatibile con il parto naturale: è una tecnica capace di diminuire il dolore, esaltando, di conseguenza, gli aspetti positivi legati all'evento della nascita.
In Italia, secondo l'ISTAT, solo al 3,7 per cento delle partorienti viene praticata questa tecnica analgesica che, al contrario, viene scelta fino al 60 per cento dei casi in Gran Bretagna, in Francia e negli Stati Uniti.
Questi dati testimoniano, anche sulla base di una ricerca condotta dalla dottoressa Linda Sabatini, un elemento molto importante dell'organizzazione sanitaria: mentre solo un numero ridotto di persone conosce questa tecnica che diminuisce il
dolore durante la nascita, nel contempo, soprattutto in alcune parti del paese, aumenta a dismisura il ricorso ai tagli cesarei.
Il parto cesareo è, spesso, ingiustificato, ma si ricorre ad esso anche per una paura che non si riesce a vincere: troppo spesso vi si ricorre e, nell'ambito dell'intervento invasivo e chirurgico, vi è una monetizzazione dei DRG, cioè dei diagnosis related groups (non è un caso, ad esempio, che il ricorso ai tagli cesarei avvenga fondamentalmente nelle regioni del sud del paese).
Il ricorso al taglio cesareo, ponendosi ad un livello molto alto, è estremamente preoccupante. La sua percentuale non è nella media europea: siamo al primo posto, intorno a 33,2 per cento, mentre in Europa la soglia per il suo ricorso, stabilita dall'Organizzazione mondiale della sanità, è del 10,5 per cento.
Sulla base del piano sanitario nazionale, all'interno dei punti nascita dovrebbero essere presenti l'anestesista, il ginecologo, il pediatra, oltre che l'ostetrica in forma attiva, ma in molte realtà del nostro paese la carenza di personale sanitario specializzato ed in particolare di anestesisti e paramedici rende difficile l'attuazione delle metodiche di parto indolore.
La nostra mozione si propone il raggiungimento di due obiettivi fondamentali. Innanzitutto occorre fare in modo che, all'atto della nascita, il livello di consapevolezza e di informazione delle donne sia tale da rendere possibile la scelta di una certa metodica con riferimento a quegli elementi che possano aiutarla a superare la soglia del dolore e che vi sia la possibilità che il ricorso alla tecnica epidurale - che solo nella clinica Mangiagalli, dove è presente un centro che ne dà la giusta informazione, arriva alla soglia del 30 per cento, mentre per il resto del paese vi è un'incidenza inferiore al 3 per cento - venga compresa, come è stato rilevato nei convegni citati, nei livelli essenziali di assistenza. Deve però prevedersi un incentivo atto a favorirla, non deve essere semplicemente affidata alla buona volontà delle strutture e degli operatori.
È quindi necessario che il Governo - aspettiamo che vi sia una risposta, una riflessione, un segno importante in merito - intraprenda le iniziative necessarie, affinché l'analgesia epidurale in travaglio da parto sia inclusa fra le prestazioni garantite a titolo gratuito nei livelli essenziali di assistenza e promuova un'adeguata campagna informativa, con il coinvolgimento attivo delle regioni, rivolta al personale medico-sanitario, affinché la piena conoscenza dell'analgesia epidurale, con le conseguenze e l'opportunità che presenta, venga diffusa presso tutte le donne in stato di gravidanza, per metterle in condizione di esercitare una scelta libera e responsabile (e vorrei sottolineare quest'ultima affermazione).
I dati continuano a confermare che la stragrande maggioranza delle donne sceglie ancora il metodo del parto naturale e si sottopone, quindi, ad una soglia del dolore molto forte alla quale restano collegate le fantasie, le paure di ogni donna.
Di fronte ad una consapevolezza che oggi riguarda una percentuale altissima di donne, che vivono l'evento della nascita non solo come fatto naturale e biologico, ma nell'ottica di essere parte attiva nel determinarne le stesse modalità, dobbiamo saper offrire uno stadio di civiltà più avanzato, atteso che oggi la medicina fornisce la possibilità concreta di ricorrere a tecniche progredite.
Tuttavia, la scienza medica di per sé non basta se non vi sono anche segnali della volontà politica e dell'organizzazione sanitaria, affinché a quella medicina possa corrispondere un livello di informazione più alto.
Se il Governo assumerà effettivamente gli impegni contenuti nella mozione, si realizzerà un aspetto importante, volto ad assecondare e ad ampliare la gamma delle prestazioni sanitarie alle quali le donne possono ricorrere.
Infatti, signor sottosegretario, i dati della ricerca che ho citato non dimostrano soltanto l'esistenza di un notevole ricorso ai parti cesarei e un'evidente differenza tra le regioni del sud e del nord del paese, ma anche che le metodiche diverse per il parto
naturale, già oggi possibili, vengono esercitate dalle donne altamente informate, dalle donne laureate, mentre vi ricorrono pochissimo le donne casalinghe e quelle più giovani del sud del paese.
Si tratterebbe di un atto importante, affinché alla consapevolezza fornita dalla conoscenza del sapere possa corrispondere la consapevolezza politica che si tratta di un diritto da far esercitare a tutte le donne sulla base di un'informazione corretta (Applausi di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Forza Italia).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Burani Procaccini. Ne ha facoltà.
MARIA BURANI PROCACCINI. Signor Presidente, signor sottosegretario, quando l'onorevole Magnolfi mi sottopose la mozione di iniziativa dell'opposizione, intesi immediatamente sottoscriverla, cercando anzi di rendermi parte operativa per aumentarne le sottoscrizioni, in quanto ritengo che, laddove vi è una presa di posizione seria e facilmente condivisibile a favore dei soggetti più deboli della società, vale a dire i bambini e le donne - specialmente in quelle zone dove certe informazioni, anche di carattere scientifico, giungono con notevole difficoltà -, sia necessario dar vita ad una sorta di «sacra unione» di coloro che tengono veramente al diffondersi dei principi di civiltà.
Il fondamentale principio di civiltà al quale ci appelliamo in questa mozione è quello relativo alla possibilità per le donne di partorire con gioia e senza dolore. Infatti, non si comprende perché nel nuovo millennio, quando per secoli vi è stata una lotta sindacale per togliere agli uomini quella biblica affermazione-condanna del lavorare con fatica e col sudore della fronte, le donne non debbano togliersi la biblica affermazione-condanna del partorire con dolore.
Il parto può costituire qualcosa di eccezionalmente bello per una donna, in quanto è il momento formativo della vita di ciascuna di noi, che realizza in pieno e doppiamente l'essere persona. È un partecipare alla creazione, attraverso un momento di compartecipazione madre-figlio che soltanto chi è madre può comprendere.
Dunque, prevedere che l'analgesia epidurale - che può consentire un avvicinamento al parto e un'umanizzazione dello stesso in un'epoca in cui le donne partoriscono in età sempre più matura - sia inclusa tra le prestazioni garantite a titolo gratuito nei livelli essenziali di assistenza, sarebbe davvero un grande traguardo.
Infatti, la possibilità di vedere il proprio bambino nel momento in cui viene alla luce, con serenità e senza subire lo stress che dà ogni anestesia totale nel momento del risveglio o in quello in cui viene praticata, è un qualcosa che rientra tra i principi di civiltà sanitaria. Deve dunque essere lasciato alla scelta delle donne, se lo si vuole affrontare, anche il parto naturale con l'anestesia epidurale perché evita il momento stressante di dolore che finisce per offuscare l'evento meraviglioso della nascita.
Signor Presidente, signor sottosegretario, è, a mio parere, un fatto di civiltà condividere ed accogliere questa mozione. Fra l'altro, ricordo che nel corso dell'ultimo congresso di ginecologia un gruppo di ricercatori siciliani - e non è certo la Sicilia una regione all'avanguardia in termini di presidi sanitari - hanno dimostrato come anche nella situazione perinatale avviene tutto con molta più tranquillità e serenità quando viene praticata l'anestesia alla madre.
Occorre quindi giungere ad una diversa cultura dell'anestesia anche perché sono ancora pochi, rispetto a coloro che ricorrono all'anestesia totale, gli anestesisti che praticano quella epidurale. Mi riferisco, in particolare, al parto cesareo che, purtroppo, in Italia è in continuo aumento; e ciò è deprecabile. È necessario, pertanto, che si vada verso un diverso tipo di educazione. Al riguardo, la collega che mi ha preceduto ha giustamente parlato di educazione delle madri, ma io direi soprattutto di educazione sanitaria perché sono i sanitari che devono recepire il
concetto che il «partorire con dolore» è una condanna che, oggi, è assolutamente evitabile e, quindi, da evitare.
Non è assolutamente logico e non è giusto che si facciano risparmi in tale campo, anche là dove si dovesse incidere per una minima parte sulla spesa sanitaria nazionale; è sacrosanto, invece, che si possa prospettare alle giovani donne un parto sereno che le riconcili con la nascita di un figlio e le renda capaci di poter arrivare alle soglie di questo grande momento in piena coscienza e serenità.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali delle mozioni.
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