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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.
LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, nell'accingermi a questa dichiarazione di voto, ritengo opportuno partire dalla seguente considerazione: il decreto-legge che quest'Assemblea si accinge a convertire in legge, come hanno sottolineato numerosi colleghi sia in sede di discussione sulle linee generali sia nel corso dell'esame degli articoli, è uno di quei provvedimenti nei quali, come si dice, vi è di tutto e di più! Infatti, con le norme da esso recate si è cercato di dare soluzione a una serie di problemi e questioni riconducibili alla competenza di molteplici settori dell'amministrazione pubblica e, di conseguenza, di svariate Commissioni parlamentari. Da questo punto di vista, non ci spieghiamo come mai il provvedimento sia stato assegnato alla Commissione affari costituzionali: al suo interno tutto si può trovare, eccetto materie rientranti nella competenza di merito della predetta Commissione!
Desidero soffermarmi, in particolare, sulle disposizioni recate dagli articoli 5 e 20, relativi, rispettivamente, a modifiche apportate ad alcune disposizioni del codice della strada ed alle calamità naturali.
Per quanto concerne l'articolo 5, desidererei che il sottosegretario Ventucci, il quale è stato particolarmente attento alla discussione, com'è solito fare quando partecipa ai lavori di quest'Assemblea, ci dicesse come mai, nonostante i numerosi provvedimenti approvati dal Governo, non sia stata ancora data concreta attuazione alla normativa riguardante le strisce posteriori e laterali retroriflettenti da applicare ai mezzi pesanti. Per la verità, il Governo aveva inizialmente disposto al riguardo, in attuazione della normativa comunitaria; tuttavia, nonostante le sollecitazioni in senso contrario, ci troviamo di fronte ad una proroga: per effetto dell'articolo 5 del decreto-legge al nostro esame, le disposizioni del comma 2-bis dell'articolo 72 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, avranno effetto, difatti, non più a partire dal 1o luglio 2004, ma a decorrere dal 1o gennaio 2005.
Eppure, da informazioni ricevute risulta che esiste pieno accordo sia sulle modalità applicative previste nella bozza di decreto ministeriale sia sui tempi concessi alle categorie per ottemperare agli obblighi. Proprio per venire incontro alle richieste degli autotrasportatori, come il Governo ricorda nella relazione al decreto-legge, i tempi sono stati protratti dal 1o luglio 2004 al 1o gennaio 2005. Non vi sono ragioni che giustifichino tale ritardo
e la protrazione del lasso di tempo appositamente concesso alle stesse categorie interessate.
Colgo l'occasione per ricordare al sottosegretario che su tale tema ho presentato due interrogazioni alle quali ancora non è stata data risposta. Sarebbe opportuno che il sottosegretario sollecitasse il Governo non solo a rispondere, ma anche a dare soluzione rapida al problema da me evidenziato.
Per quanto concerne l'articolo 20, debbo rilevare che continuiamo a gestire la situazione con le proroghe e secondo una logica emergenziale. I comuni colpiti dalle calamità naturali, soprattutto quelli appartenenti alle regioni Molise e Puglia, non hanno avuto alcuna risposta sul piano degli interventi, com'è comprovato dal fatto che essi hanno difficoltà ad approvare i bilanci di previsione. Infatti, alcuni interventi che sono stati anticipati dai medesimi comuni non hanno trovato pratico riscontro in finanziamenti da parte del Governo.
Non ci spieghiamo per quale motivo, nel momento in cui è prevista una proroga dei termini con riferimento all'emergenza, vi siano ancora definizioni riguardanti le contraddittorietà tra il commissario definito dal Governo e le ordinanze emesse dalla Presidenza del Consiglio a nome e per conto della Protezione civile.
Il dato vero è che non si sta determinando la condizione per la ricostruzione delle aree colpite dalle calamità naturali nei mesi di ottobre e novembre 2002 e dalle alluvioni del 2003. Non si capisce per quale motivo il Governo non prenda in considerazione provvedimenti presentati, sia dall'opposizione sia dalla maggioranza, per creare una condizione armonica, affinché le aree colpite dal sisma del 2002 possano trovare una rapida soluzione ai problemi relativi al ripristino delle attività produttive (mi riferisco, in particolare, alle opere infrastrutturali). La vita in quelle realtà periferiche, ovviamente, è difficile, perché tali aree, giorno dopo giorno, si stanno spopolando. Infatti, le promesse fatte da questo Governo e soprattutto dal Presidente del Consiglio si stanno rivelando false. Occorre dare risposte a quella gente, non prorogando termini, ma approvando provvedimenti che diano la certezza della presenza dello Stato, per dare dignità alla gente che ancora oggi soffre.
Per queste ed altre motivazioni già espresse durante la discussione del provvedimento dai colleghi dell'opposizione, proprio perché si avverte la necessità di non presentare «minestroni» a quest'Assemblea, siamo profondamente convinti di votare contro il disegno di legge di conversione in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Ne ha facoltà.
SESA AMICI. Signor Presidente, nell'annunciare il voto contrario del gruppo dei Democratici di sinistra, ricordo che, durante la discussione sulle linee generali, intervenendo a nome del mio gruppo, ho sottolineato una certa difficoltà con riferimento all'espressione del voto, perché non sapevamo come potesse procedere l'iter del provvedimento. Soprattutto, sono state rilevate due questioni. La prima si ripropone, anche stancamente, nelle aule del Parlamento e riguarda i provvedimenti di cui, di volta in volta, lamentiamo l'eterogeneità e la complessità degli argomenti. Sistematicamente, ci troviamo di fronte a provvedimenti che vengono meno all'efficacia della tecnica legislativa; ciò determina, anche per chi deve avere la certezza dei tempi entro cui approvare il provvedimento, una grande difficoltà nell'esercizio della regolazione.
Accanto a tale questione che stancamente ripetiamo, ve n'è un'altra ancora più rilevante, riguardante il fatto che questo provvedimento è stato assegnato alla I Commissione in maniera del tutto arbitraria e, in ogni caso, è completamente estraneo alla sua competenza. Capirete anche la difficoltà per i componenti della I Commissione ad occuparsi di una serie di materie, estromettendo le Commissioni che su tale argomento avrebbero potuto esprimere pareri di merito da una discussione fondamentale.
Mi pare strana e curiosa la presa di posizione su questo provvedimento. Con riferimento agli argomenti trattati, pur se un suggerimento del Capo dello Stato è stato accolto, vale a dire che di fronte alle normative di tipo legislativo non intervenissero modifiche di carattere normativo, esso è stato rispettato solo in parte. Abbiamo assistito - credo sia giusto rimarcarlo in dichiarazione di voto - a questioni che, invece, di normazione ne avevano tanta, a cominciare da una proposta emendativa sulla quale si è sviluppata gran parte della discussione di questa mattina: continuo a pensare che fosse giusto ritenere inammissibile la proposta emendativa del Governo sui rapporti tra la Società autostrade e il Ministero delle infrastrutture.
Gli interventi svolti in questa discussione non sono stati di ostruzionismo, ma di merito, riguardando questioni importanti (a partire dall'articolo 21 e dall'articolo 23), questioni che attengono alla funzionalità e alla capacità dei ministeri competenti di avere certezze nelle loro azioni. Con l'articolo 21, grazie all'articolo aggiuntivo del Governo, abbiamo operato una forzatura grave e non solo per gli assetti che regolano il rapporto tra la funzione del ministro e la sua capacità di indirizzo ed un organismo come il CIPE, che era posto a sorveglianza anche dei rapporti della libera concorrenza nelle questioni relative alle concessioni. Ciò poteva essere fatto anche nei contenuti - e per questo continuiamo a pensare che quella proposta emendativa del Governo era inammissibile - solo con un atto amministrativo. Si è presa invece la decisione di delegificare proprio su questioni importanti e nodali, come i colleghi di tutto il centrosinistra hanno spiegato, questioni che ci troveremo di nuovo ad affrontare in maniera più difficile e più corposa. Se la delegificazione, che è la capacità di legiferare anche all'interno di questioni regolamentari, non si lega fortemente ad una capacità di indirizzo politico, il rischio è che si producano danni per l'intera collettività.
Questi argomenti - insieme alla proroga del condono fiscale e all'ultima discussione che abbiamo fatto sul trasporto locale, che incide fortemente sulla capacità degli enti locali di dare risposte alle questioni relative alla mobilità, alla capacità del trasporto pubblico locale di risolvere le questioni di tipo ambientale - sono talmente pesanti che fanno sorgere in noi non più semplicemente un grande imbarazzo nel decidere come votare, ma, proprio per la rilevanza delle questioni sottoposte, una certezza di voto contrario (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, intervengo brevemente perché il merito di questo decreto-legge, che abbiamo chiamato «mille proroghe», da solo rivela l'assurdità di questo rito. Sarebbe assurdo e impossibile persino riproporre complessivamente il merito delle questioni relative ai singoli articoli e ad argomenti totalmente diversi, che abbiamo contestato e cercato di affrontare nello specifico. Il voto contrario è sicuramente sul merito di tutte le questioni, ma anche e soprattutto ormai rispetto ad una prassi che si ripete stancamente, nonostante le proteste provenienti anche da livelli istituzionali diversi, che richiamano l'illegittimità della scelta di utilizzare i decreti-legge per disciplinare materie non omogenee e quindi nei confronti di una possibile inammissibilità di questa prassi.
Quindi, la nostra è una protesta e una contestazione a questo modo di operare, oltre che una protesta sul merito e sulle ricadute che questo decreto-legge produrrà su una serie di settori, da quello ambientale a quello sanitario e a quello del lavoro. Pertanto il nostro voto sarà fortemente contrario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, sarò anch'io molto breve nell'annunciare il voto contrario dei Verdi al disegno di legge di conversione di questo decreto-legge. Quando arrivano disegni di legge e, ancor più gravemente, quando arrivano decreti-legge in materia di proroga dei termini, che nel gergo giornalistico vengono chiamati non a caso decreti «mille proroghe», ci troviamo di fronte ad una sorta di solenne ma drammatica dichiarazione di inaffidabilità dello Stato, del Governo e dello stesso Parlamento, della maggioranza del Parlamento, nei confronti dei cittadini. Ogni volta che c'è un decreto-legge di questo tipo, in cui le proroghe si sommano alle proroghe che si sommano ad altre proroghe, con rinvii di leggi, di articoli di legge che rinviano ad altri commi, ad altri articoli, ad altre leggi, che rinviano ad altri articoli, ad altri commi di altre leggi, siamo di fronte alla totale assenza della certezza del diritto, ad una sorta di dichiarazione di bancarotta annuale della credibilità del sistema istituzionale nel rapporto con i cittadini, ma anche con il sistema delle imprese, con il sistema economico e sociale, con la realtà ambientale del nostro paese.
Oltre a ciò, signor Presidente, onorevoli colleghi, molte delle norme presenti nel testo originario del decreto-legge ed altre introdotte per superfetazione successiva, prima al Senato ed ora alla Camera (pertanto, il provvedimento è destinato a tornare al Senato questa notte stessa), non sono meramente di proroga, ma hanno, in realtà, un dichiarato o surrettizio carattere ordinamentale. Quindi, non dovrebbero o non potrebbero essere contenute all'interno di strumenti d'urgenza di questo tipo.
Non so se la massima istituzione dello Stato firmerà o meno il provvedimento; al riguardo, non faccio alcun appello né alcun riferimento. Tuttavia, tali norme - usando criteri rigorosi, da una parte, sotto il profilo dell'omogeneità e della coerenza della materia e, dall'altra parte, sotto il profilo dell'estraneità, in quanto disposizioni di carattere ordinamentale introdotte da un decreto-legge che dovrebbe riguardare soltanto la proroga di termini legislativi - presentano rilevanti profili di incostituzionalità.
In questo decreto-legge assume carattere di particolare e rilevante gravità il nuovo articolo 21 introdotto dal Governo in sede di esame da parte della Camera dei deputati. Mi riferisco alla materia delle cosiddette concessioni autostradali.
In ordine a questa materia abbiamo presentato decine di emendamenti, vi sono stati numerosi interventi, sia da parte dei colleghi della componente politica del gruppo Misto cui appartengo (penso a quelli degli onorevoli Luana Zanella, Laura Cima, Marco Lion ed ai miei interventi) sia da parte di altri colleghi dei gruppi di opposizione e del centrosinistra.
Per brevità, non ripeterò le argomentazioni puntualmente svolte in sede di esame dei singoli emendamenti, ma richiamo queste stesse motivazioni per confermare il voto contrario del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo sul provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lusetti. Ne ha facoltà.
RENZO LUSETTI. Signor Presidente, anch'io intervengo molto rapidamente per preannunciare il voto contrario del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo per le motivazioni addotte dai colleghi che mi hanno preceduto. Questo è stato definito il decreto-legge delle «mille proroghe» e da tempo in questo Parlamento non veniva presentato un provvedimento così ampio in materia di proroga dei termini.
Si tratta di un decreto-legge che assume quasi la veste di un provvedimento omnibus. Vi è, poi, la fretta con cui siamo costretti a convertire in legge questo decreto-legge i cui termini scadranno tra qualche ora. Capisco, quindi, la sofferenza del sottosegretario Ventucci, che spera che io concluda presto il mio intervento, dal momento che questa notte il decreto-legge dovrà tornare al Senato. Tutto ciò dimostra con quanta approssimazione si fanno le leggi, soprattutto con riferimento a materie così delicate.
Come il collega Boato ha affermato in precedenza, vi sono norme che nulla hanno a che vedere con le proroghe e vi sono norme di carattere tipicamente ordinamentale. Credo che, sotto questo profilo, l'intero decreto-legge sia così eterogeneo da essere un cattivo esempio di legiferazione. Peraltro, si dovrebbe anche ripristinare una sorta di correttezza della norma, soprattutto per chi la deve applicare.
Inoltre, con questo provvedimento, si inducono i vari ministeri a provvedere agli adempimenti senza più rispettare i termini previsti da leggi precedenti. Quindi, li si incoraggia all'inerzia rispetto a questi termini e in questo modo non ne esce una pubblica amministrazione rafforzata in termini di efficienza. Per questi motivi, siamo contrari al provvedimento in esame.
Tuttavia, nel corso del dibattito abbastanza lungo, complesso ed articolato, attraverso gli interventi di tanti colleghi e con i tanti emendamenti esaminati in Assemblea, abbiamo cercato di migliorare alcuni aspetti. Quindi, ben venga l'emendamento sull'ENAC, l'ultimo di cui si è parlato.
Abbiamo preso atto che il Governo, sul tema degli ordini professionali e, quindi, della firma digitale per quanto riguarda gli avvocati e i consulenti del lavoro, ha assunto qualche impegno, costringendoci a ritirare un emendamento significativo in una materia così importante.
Ha preso inoltre altri impegni in riferimento al trasporto pubblico locale.
Concludo assai rapidamente perché i colleghi stanno rientrando e potranno votare, esprimendo apprezzamento perché sul trasporto pubblico locale si è compiuto un piccolo passo in avanti in termini ordinamentali, o comunque a livello di impegno a reperire risorse in termini di disponibilità e di ricognizione.
Tuttavia, signor rappresentante del Governo - vedo che è impegnato a discutere di politica estera! -, sono rammaricato perché è venuta a mancare quella somma di 123 milioni di euro che sarebbe servita, se fosse stata destinata al settore del trasporto pubblico locale, a finanziare gli investimenti volti ad incrementare la quantità e la qualità dei servizi stessi, procedendo anche al risanamento finanziario ed industriale delle gestioni aziendali.
Non solo: queste somme sarebbero servite, a mio avviso, anche a mettere da parte risorse finanziarie, al di là del fatto che non è chiara la sorte dell'accisa sulla benzina, per gli autoferrotranvieri. È vero che qualcosa vi è stato in questo senso, nel tentativo di venire incontro alle esigenze di una categoria; tuttavia, a mio avviso, si poteva fare qualcosa di più, tutelando gli interessi degli utenti cittadini che si servono quotidianamente dei servizi pubblici di trasporto locale.
Preannuncio pertanto il voto contrario del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo su questo provvedimento per le ragioni che ho esposto in questo intervento e pregherei il Governo, che vedo altrimenti impegnato (leggerà domani nel Resoconto stenografico il testo delle mie dichiarazioni), di non adottare più i cosiddetti decreti-legge «mille proroghe» perché non servono a niente, se non a gettare confusione nel panorama legislativo italiano. Grazie per l'applauso che mi farete (Applausi)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carrara. Ne ha facoltà.
NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in considerazione dell'orario, mi limito soltanto ad annunciare il voto favorevole del gruppo di Alleanza nazionale sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Antonio Leone. Ne ha facoltà.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo soltanto per dichiarare il voto favorevole del gruppo di Forza Italia sul provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.
PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oltre ad annunciare il voto favorevole del gruppo della Lega Nord Federazione Padana, vorrei ripercorrere la «battaglia» condotta in Commissione per quanto riguarda la ridefinizione dell'aliquota.
È un fatto importante che il Governo permetta all'edilizia di avere un ulteriore volano per un incremento delle sue attività.
Un'altra considerazione che vorrei svolgere riguarda l'articolo 20-bis: si prevedono aiuti a favore delle popolazioni colpite da calamità naturali, in particolare per quelle residenti in provincia di Udine e di Bologna. È un intervento molto rilevante, volto a portare un aiuto concreto alle popolazioni che hanno subito danni a causa di calamità naturali (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duca. Ne ha facoltà.
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei esprimere il voto contrario del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo sul provvedimento, anche se non ci nascondiamo che alcune delle norme sono in ogni caso utili e che sono state accolte alcune proposte avanzate dai gruppi dell'opposizione.
Tuttavia, ci sono elementi anche fortemente peggiorativi del testo pervenutoci dal Senato, in particolare per quanto riguarda le concessioni autostradali, come gli interventi dei colleghi hanno ampiamente dimostrato. Con tale provvedimento esponiamo gli automobilisti a subire un salasso, un prelievo, una tassa ingiusta per finanziare investimenti incerti. Vi sono tasse sui cittadini automobilisti a fronte di investimenti incerti o, comunque, di lunga durata.
Durante il dibattito è stato fatto l'esempio di un progetto approvato nel 1992 che ancora deve partire, ma gli aumenti decorrono esattamente da dodici anni. Uno degli istituti del ministero ha calcolato che le tariffe autostradali oggi sono sovrastimate e che, addirittura, dovrebbero diminuire del 3,5 per cento. Invece, con questa norma si concede un aumento di oltre il 2 per cento per l'anno in corso, violando una prassi legislativa: quella di inserire in un atto legislativo un provvedimento amministrativo che dovrebbe essere adottato dal Governo (Una voce dai banchi del gruppo di Forza Italia grida: «Basta!»)... No, non basta, la parola me la può togliere solo il Presidente, altrimenti chiamerò in causa qualche capo che sta di là a dare gli ordini (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!
NICOLÒ CRISTALDI. Ma che modo è?
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'onorevole Duca sta svolgendo il suo intervento, perché volete interromperlo?
EUGENIO DUCA. Forse ancora non avete capito che questo è il Parlamento, non il «mutimento»! So che qualcuno vorrebbe ridurre al silenzio anche il Parlamento, ma sarà difficile che ci riuscirà, sarà molto difficile (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)! Non belate, non gridate in questo modo, che non fate una bella figura, non ululate (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)...
PRESIDENTE. Onorevole Duca, lei ha un nome nobiliare, passi sopra a queste cose (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!
EUGENIO DUCA. La ringrazio, Presidente.
Oltre alla materia delle concessioni autostradali, l'altro motivo della nostra contrarietà riguarda il trasporto pubblico locale e la vita nelle nostre città. Il collega Raffaldini, in uno dei suoi interventi, ha
citato cifre precise di stanziamenti imponenti fatti negli anni scorsi e riferiti alle linee metropolitane, agli acquisti degli autobus, al sostegno alle imprese di trasporto pubbliche e private per aumentare l'efficienza del trasporto pubblico del nostro paese.
La vicenda del blocco del trasporto pubblico locale da parte degli autoferrotranvieri deve fare interrogare anche il Governo e l'Assemblea su cosa sta avvenendo nelle imprese di autotrasporto pubblico: si stanno creando frizioni e divisioni profonde all'interno della stessa azienda e della stessa categoria! Vi è un conflitto generazionale gravissimo all'interno di aziende in cui alcuni lavoratori guadagnano 800 euro al mese per condurre lo stesso mezzo, sulla stessa linea, ed altri lavoratori che guadagnano, invece, 1.700-1.800 euro al mese. Si tratta di un problema grave che non è stato risolto e che noi, signor sottosegretario, volevamo contribuire a risolvere con alcuni emendamenti di sostanza, che ci permettiamo di suggerire nuovamente al Governo in riferimento al cosiddetto provvedimento omnibus che è allo studio.
Vi sono lavoratori, signor sottosegretario, che hanno contratti a tempo determinato, i cosiddetti lavoratori atipici, che nelle grandi città come Milano e Torino solo per l'affitto pagano una cifra quasi equivalente a quella che guadagnano. Se questi ragazzi decidono di mettere su casa, dagli istituti bancari si sentono chiedere la busta paga e la copia del contratto di lavoro.
Quando poi la banca si accorge che si tratta di un contratto a tempo determinato, dice loro: andate pure, di mutuo neanche se ne può parlare!
Si tratta cioè di problemi concreti dei cittadini, ai quali bisogna dare una risposta, e questa sarebbe stata un'occasione per farlo. Avevamo suggerito delle soluzioni che avrebbero consentito di risolvere anche questi problemi, ma sono state ovviamente respinte, come la proposta che la quota di surplus derivante dall'accisa sulla benzina, che il Tesoro incamera, fosse destinata alle aziende pubbliche e private di trasporto pubblico di persone, per potenziare il piano autobus e delle linee. Ciò al fine di consentire un miglioramento del trasporto pubblico, che rappresenta l'unica alternativa possibile, se vogliamo evitare l'avvelenamento delle nostre città, perché sicuramente le condizioni migliorano con i provvedimenti tampone, come le targhe alterne e i blocchi della circolazione, ma la situazione non si risolve così.
Occorre dare al cittadino la libertà di muoversi in modo conveniente, avendo a disposizione mezzi efficienti, puliti e rapidi, che possano sostituire almeno una parte della mobilità individuale, perché le nostre città non reggono più l'attuale situazione. Non la reggono non solo le grandi città, come Roma, Napoli, Milano, ma anche le piccole e medie città.
Vi è un'emergenza sul trasporto pubblico, e quindi bisogna agire. Avremmo voluto trovare, in questo provvedimento, alcune disposizioni riguardanti la grave crisi che sta vivendo una grande azienda del nostro paese, l'Alitalia. Al riguardo, avevamo proposto alcuni emendamenti in occasione dell'esame del cosiddetto «decretone», relativo alla manovra finanziaria, così come nella legge finanziaria stessa. Li avremmo proposti anche in questo caso, ma sarebbero sicuramente incappati nel giudizio di inammissibilità.
Signor rappresentante del Governo, non si può avviare una trattativa con le organizzazioni sindacali dicendo che intanto ci sono 2700 licenziamenti, senza poi adottare alcun provvedimento di sostegno per quei lavoratori. Tutte e dieci le organizzazioni sindacali, non solo quelle confederali, ma anche quelle professionali (come l'ANPAC, l'ANPAV, il SULT) sono contrario al piano di impresa approvato dal Governo e trasmesso alle Commissioni competenti, nonché al piano di privatizzazione. Oggi, signor sottosegretario, la IX Commissione non ha potuto proseguire la discussione per la latitanza del Governo, che non si è presentato in Commissione a discutere del piano di impresa e del piano di privatizzazione dell'Alitalia. È inaccettabile questo modo di fare!
Per tutti questi motivi, confermo il voto contrario del gruppo dei Democratici di sinistra (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Alia. Ne ha facoltà.
GIAMPIERO D'ALIA. Signor Presidente, preannuncio il voto favorevole del gruppo dell'UDC (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
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