Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 428 del 25/2/2004
Back Index Forward

Pag. 49


...
Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 4653 (ore 16,18).

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 4653)

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione n. 4653.
Ricordo che nella seduta di questa mattina è stato posto in votazione, da ultimo, l'emendamento Vigni 21.13.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 21.42.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, l'emendamento in esame si inserisce nel contesto dell'articolo 21, il cui contenuto è un po' imbarazzante; infatti, si disciplina con disposizioni di legge una decisione tipica degli atti regolamentari di Governo e degli atti contrattuali relativi all'aumento o alla regolazione delle tariffe nell'ambito delle concessioni e delle convenzioni in materia autostradale.
È un aumento che viene disposto a fronte di rilevanti investimenti, nozione assolutamente generica, imprecisa e che, sostanzialmente, lascia spazio ad un'arbitrarietà che non può che destare perplessità e preoccupazione.
Vorrei anche dire che il sistema delineato dall'articolo 21 è tale per cui non si comprende neanche quali siano le opere e le infrastrutture autostradali relative a questi rilevanti investimenti. Infatti, si fa riferimento all'approvazione del relativo progetto, ma oggi, in base alla normativa vigente - lo dico con estrema preoccupazione - sappiamo che i progetti delle grandi opere infrastrutturali statali (mi riferisco a quelle di sicuro interesse statale) in larga misura non vengono neppure più approvati dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, bensì da tecnici di nomina


Pag. 50

ministeriale con un certo grado di improvvisazione e di forte discrezionalità politica.
Questo è un fatto molto grave, che riguarda le infrastrutture viarie ed anche tutte le opere pubbliche statali. Infatti, non è pensabile che in un grande paese come l'Italia non vi sia certezza sulle competenze di un organo tecnico che approva i progetti delle grandi infrastrutture. Mi riferisco al Consiglio superiore dei lavori pubblici, in larga misura esautorato dalle sue funzioni, anche attraverso la legge obiettivo, che - come è noto - affida la gran parte delle competenze (fin troppe!), comprese quelle di carattere tecnico, al CIPE, che è un organismo che non si può definire tecnico in senso proprio.
Date queste premesse, quello in esame è un emendamento di buon senso e credo debba e possa trovare accoglimento presso tutti i colleghi di questa Assemblea. In realtà, con la proposta in oggetto, si vogliono legare gli aumenti tariffari ad alcuni criteri di riduzione dell'impatto veicolare e ad alcuni criteri di modulazione delle tariffe in relazione allo specifico tipo di trasporto. In particolare, si propone che le tariffe siano parametrate sui seguenti criteri: i chilometri percorsi, l'orario di accesso alla rete stradale, il tipo di veicolo utilizzato con particolare riferimento alla cilindrata e al combustibile usato.
Tra l'altro, si affidano la definizione e le modalità di attuazione delle tariffe variabili ad un decreto del ministro dell'economia e delle finanze, il che non esautora certo le competenze del Governo.
Mi sembra difficile non convenire con questo tipo di proposta di miglioramento del testo perché la disciplina del traffico non è cosa neutra, dal momento che più volte abbiamo ripetuto, e non soltanto dai banchi dell'Ulivo e del centrosinistra, ma anche da più parti dell'aula, che occorre integrare le politiche di sostenibilità ambientale all'interno di tutte le politiche nazionali ed in particolare di quelle dei trasporti.
Questa è dunque l'occasione propizia che auspichiamo sia colta dall'Assemblea, proprio perché non possiamo dimenticare che le grandi scelte di programmazione pubblica appartengono esattamente al Parlamento e agli organi pubblici e che non si può demandare nella maniera più assoluta tutto ai privati, senza assumersi la responsabilità di dar seguito ai principi in cui crediamo.
Troppo spesso si fa riferimento alla sussidiarietà orizzontale nella speranza, che diventa vana e spesso anche pericolosa, che i privati si facciano da soli carico delle esigenze pubbliche.
Abbiamo bisogno di alcune scelte: in questo caso, sono scelte di attuazione di principi condivisi almeno a parole. Mi auguro che il voto sia conseguente (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Chianale. Ne ha facoltà.

MAURO CHIANALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono costretto ad intervenire, anche se l'argomento assume toni e significati assai variegati. Devo dire che, in questa volontà di promuovere velocità nella realizzazione delle opere pubbliche, si è dato un taglio alquanto deregolamentato e si stanno evidentemente creando i primi danni.
Non vorrei fare il profeta come colui che sosteneva certe considerazioni a proposito della qualità e della qualificazione dei lavori pubblici (lo abbiamo già detto). Leggo da alcune agenzie stampa di qualche ora fa che su queste posizioni si sta determinando una sorta di ripensamento dell'atteggiamento. Leggo da queste agenzie una nota che recita: « Per non rischiare una Enron dei lavori pubblici, il sistema delle SOA deve essere cambiato». Chi sostiene questo tipo di argomentazione così importante non è qualcuno di noi, ma il presidente dell'Istituto grandi infrastrutture Giuseppe Zamberletti. Lo dice senza mezzi termini in un'occasione molto importante, che è quella nella quale si riassume il bilancio di cinque anni di attività dell'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici.
Questa valutazione sulle competenze delle SOA - lo abbiamo detto in mille


Pag. 51

occasioni, quando avete voluto cambiare sia i termini sia la durata di questa certificazione ed evocare eventi che attengono proprio agli aspetti di qualificazione dell'impresa - è quanto mai puntuale ed importante. Modificare il sistema delle SOA ed assumere questa responsabilità - spiega Zamberletti - comporta per le amministrazioni anche un altro vantaggio, cioè che la difesa del bando ed i conseguenti eventuali errori nella gestione della gara ricadranno sulle SOA, le quali diventeranno legittimate ad agire giudizialmente sui ricorsi dei concorrenti.
In altri termini, il costo che le amministrazioni dovranno accollarsi per avvalersi delle SOA - aggiunge Zamberletti - sarà compensato dal passaggio sulle SOA dei rischi di procedure illegittime. È evidente che su questo aspetto bisogna cambiare atteggiamento e sistemare l'organizzazione del meccanismo che ha messo in condizione di mantenere gli stessi livelli di iscrizione delle imprese rispetto a quelli che si avevano con il vecchio albo nazionale dei costruttori. Si è portata a 300 milioni la soglia minima di riqualificazione e da oggi, attraverso questo sistema delle SOA, sono iscritte 45 mila imprese che continuano ad operare. Tra queste, vi sono tante imprese che non sono certamente imprese che rappresentano la parte sana della nostra imprenditoria (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.

EGIDIO BANTI. Signor Presidente, l'emendamento in esame, che intendo sottoscrivere, è un esempio, nel suo piccolo, del modo diverso di affrontare i problemi da parte del centrodestra e del centrosinistra. Quello del centrodestra è burocratico, farraginoso e quantomai legato ad interessi particolari ed a formule ministeriali. Il comma 3 dell'articolo 21, ad esempio, sembra uno scioglilingua! Invece, noi del centrosinistra cerchiamo, partendo dal problema reale della remunerazione dei costi aggiuntivi - peraltro mal definita dal testo del Governo -, di introdurre almeno normative che migliorino il sistema complessivo del traffico in autostrada in relazione al delicatissimo problema dell'ambiente. Quest'ultimo è totalmente ignorato, benché sia quello che i cittadini comprendono di più! Anche nelle leggi dobbiamo cercare di parlare ai cittadini, non solo a determinate categorie di burocrati o di industriali interessati alla questione.
Dunque, sostengo con forza l'emendamento in esame ed invito la maggioranza a votare a favore.

PRESIDENTE. Ringrazio l'onorevole Banti per essersi attenuto ai tempi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, poiché stiamo parlando di una questione importante, ritengo opportuno che l'Assemblea, sia pure nella comprensibile distrazione di queste ore, sappia di cosa stiamo parlando. L'emendamento in esame si propone di aggiungere, dopo il comma 3, altri 2 commi. Il comma 3-bis recita: «Al fine della riduzione delle emissioni inquinanti, della congestione del traffico, dei tempi di attesa, nonché degli incidenti stradali, è istituito il sistema per la tariffazione variabile nell'utilizzo della rete autostradale. Il sistema per la tariffazione variabile mira a differenziare il costo di accesso alla rete stradale, adottando tariffe eque che variano in funzione dei seguenti parametri: a) chilometri percorsi; b) orario di accesso alla rete stradale; c) tipo di veicolo utilizzato, con particolare riferimento alla cilindrata e al combustibile usato». Con un ulteriore comma si prevede che, entro 90 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame, un decreto del ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare di concerto con il ministro dell'economia e delle finanze, stabilisca le modalità attuative del sistema di tariffazione variabile di cui al comma che ho letto precedentemente.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti


Pag. 52


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 21.42, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 382
Maggioranza 192
Hanno votato
sì 167
Hanno votato
no 215).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Realacci 21.24.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, l'emendamento in esame propone che le tariffe autostradali e le relative variazioni, sull'intera rete autostradale nazionale, siano differenziate sulla base dei chilometri effettivamente percorsi e dell'orario di accesso. Al ministro delle infrastrutture e dei trasporti è affidato il compito di definire la modalità per l'applicazione di tariffe differenziate.
A ben pensare, non si tratta di un'invenzione estemporanea, ma di un'utile modalità per orientare i flussi di traffico e, dunque, per inserire il sistema autostradale all'interno di una politica dei trasporti che contribuisca al decongestionamento del traffico ed alla sostenibilità ambientale. In altre parole, ad oggi le tariffe autostradali sono definite unicamente in funzione degli equilibri finanziari dei concessionari e delle convenzioni in essere. In realtà, dovrebbero rispondere a criteri di interesse pubblico molto più vasti ed attinenti alla locazione ottimale dei flussi di traffico, alle esternalità ambientali, e così via. Questo, peraltro, è ciò che si sta facendo in molti altri paesi laddove si sta affermando una politica dei trasporti che guarda alle politiche di settore per la viabilità, per le ferrovie, per il trasporto marittimo ed aereo avendo l'unico obiettivo dell'integrazione intermodale e della sostenibilità ambientale.
In altri paesi lo si sta facendo seriamente, mentre in Italia non si sta purtroppo camminando su questa strada, nonostante il piano generale dei trasporti avesse questo come obiettivo fondamentale. Purtroppo, l'attuale Governo ha messo in un cassetto il piano generale dei trasporti, che aveva questi obiettivi di modernizzazione e di sostenibilità ambientale. Noi, con questo emendamento, riproponiamo, almeno parzialmente, il tema, suggerendo appunto una possibile differenziazione tariffaria finalizzata a un riequilibrio, per ridurre la congestione sui tratti autostradali che hanno maggiori flussi di traffico ed anche per incorporare le esternalità ambientali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Chiedo di aggiungere la mia firma all'emendamento Realacci 21.24, che riprende, sia pure con una formulazione diversa e più sintetica, ciò che era contenuto nel precedente emendamento 21.42, recante la mia firma e quella di molti altri colleghi del centrosinistra, di cui ho parlato poco fa. L'emendamento in esame si occupa della materia relativa alla proposta di tariffazione variabile o di tariffazione differenziata. Nell'emendamento 21.42 si faceva riferimento a tre parametri (i chilometri percorsi, l'orario di accesso alla rete stradale e il tipo di veicolo utilizzato), mentre in questo emendamento, sia pure in modo più sintetico, si propone di differenziare le tariffe sulla base dei chilometri effettivamente percorsi e dell'orario di accesso.
Anche in questo caso, si dà mandato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di emanare un decreto (entro 60 giorni, in questo caso) per definire le modalità per l'applicazione delle nuove tariffe differenziate. Si tratta di tariffe che dovrebbero essere finalizzate, come si diceva nell'emendamento precedente, alla riduzione


Pag. 53

delle emissioni inquinanti, della congestione del traffico, dei tempi di attesa, nonché degli incidenti stradali, che sono dimensioni di carattere ambientale in senso lato, che sono tipiche (o che dovrebbero essere tali) di una moderna politica dei trasporti, come poco fa diceva giustamente il collega Vigni. Invito pertanto i colleghi ad approvare tale emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Panattoni. Ne ha facoltà.

GIORGIO PANATTONI. A me pare di notare una contraddizione assolutamente assurda. Questo Parlamento ha approvato una legge per la continuità territoriale, cioè per mettere in grado i sardi di pagare gli spostamenti verso il continente come se abitassero nel continente. Oggi noi paghiamo 100 chilometri di autostrada, per andare a lavorare, in modo molto differenziato, a seconda di dove sono situati questi 100 chilometri. Che senso ha avere delle tariffe differenziate che non tengano conto degli effettivi chilometri percorsi, quando abbiamo votato una legge sulla continuità territoriale che dice che tutti gli italiani devono sostenere lo stesso costo, in qualunque posto essi siano?
Questo è il senso dell'emendamento al nostro esame; poi vi sarà anche il problema dell'orario di accesso, dell'inquinamento e quant'altro, sul quale forse possiamo discutere, ma almeno questo dovrebbe essere un principio informatore. Noi stiamo trattando gli italiani in modo diverso, perché diverse sono le società concessionarie: questa mi pare un'assurdità incomprensibile ed inaccettabile. Come possiamo, invece, trattare gli italiani almeno in modo uguale, siano essi in Toscana, in Piemonte o in Lombardia?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 21.24, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 404
Maggioranza 203
Hanno votato
sì 181
Hanno votato
no 223).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Iannuzzi 21.25.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facoltà.

TINO IANNUZZI. Questo emendamento, signor Presidente, ripropone a tutta l'Assemblea in maniera ancora più specifica la questione, degna della massima attenzione, che ha formato oggetto delle precedenti proposte emendative.
In esso, infatti, si prevede di commisurare le tariffe autostradali sull'intera rete autostradale nazionale all'effettivo numero di chilometri percorsi dai diversi utenti.
L'emendamento in esame tiene conto della situazione esistente nel nostro sistema autostradale, in cui vi è una serie di tratte autostradali gestite con il cosiddetto sistema aperto, con il pagamento cioè di un pedaggio, di una tariffa unica ed indistinta per l'intera tratta autostradale in oggetto. Ciò vale per tutta una serie di ipotesi, per l'autostrada A3 Napoli-Salerno, per le autostrade A8 e A9 Milano-Laghi, per l'autostrada A12 Roma-Civitavecchia, per l'autostrada A32 Torino-Bardonecchia, per i sistemi tangenziali delle città di Torino, Milano e Napoli.
È evidente che la previsione di un sistema tariffario cosiddetto aperto, con l'imposizione di una tariffa e di un pedaggio unico ed indistinto per l'intera tratta, senza, quindi, alcun tipo di correlazione tra la tariffa richiesta per il servizio al singolo utente e l'effettivo percorso realizzato dallo stesso non può che rappresentare una soluzione assolutamente iniqua ed ingiustificata.
Mi rendo conto, di fronte all'ipotesi di un sistema a pedaggio cosiddetto aperto, che sussistono problemi legati alla realizzazione di strutture collegate ai diversi caselli


Pag. 54

autostradali ai fini del pagamento del pedaggio alle singole uscite delle tratte autostradali interessate. Mi rendo, altresì, conto che vi sono varie situazioni sociali interessate dalla previsione del sistema a cosiddetta tariffa unica ed indistinta (il cosiddetto sistema aperto) che possono determinare reazioni e problemi differenziati.
Ciononostante, vorrei sottolineare con grande chiarezza l'emergere di una serie di ostacoli rilevanti, con riferimento ad alcune situazioni, ad esempio quella relativa all'autostrada A3 Napoli-Salerno, come ha testimoniato, con una puntuale attività parlamentare negli ultimi tempi, il collega Andrea Annunziata: la previsione di tariffa unica, per di più con l'aumento verificatosi a partire dal 1o gennaio 2004, viene a gravare, in misura pesantissima, sulle famiglie e su quelle persone che, utilizzando, per ragioni di lavoro, questa tratta autostradale (magari anche per percorsi estremamente brevi e differenziati), sono soggette, tra il viaggio di andata e quello di ritorno, al pagamento di una cifra (circa seimila lire giornaliere) che è pesante per i loro bilanci.
Pertanto, non è giustificata la previsione di una tariffa indistinta per chi effettua pochi chilometri e, quindi, realizza un percorso assolutamente breve, rispetto a chi, invece, utilizza l'intera tratta autostradale Salerno-Napoli. Del resto, vorrei sottolineare come la congestione del sistema delle comunicazioni e la situazione determinatasi nei territori di quella zona non consentono l'utilizzazione di itinerari stradali alternativi che, in qualche misura, potrebbero permettere un collegamento celere e tempestivo.
Questo è il motivo per cui riproponiamo, partendo da questa fattispecie (ma ho citato altri 8 esempi di tratte autostradali gestite con il cosiddetto sistema aperto), una questione che, per un'esigenza di giustizia sostanziale e di equità, dovrebbe condurre tutti i soggetti concessionari della rete autostradale italiana a commisurare le tariffe ed i pedaggi ai percorsi che sono effettivamente utilizzati dai singoli utenti.
Questa è una soluzione altamente equilibrata che risponde, lo ripeto, ad esigenze di equità e di giustizia innegabili.
Pertanto, sollecitiamo l'Assemblea ad approvare l'emendamento in esame che trova nella vicenda dell'autostrada Salerno-Napoli il suo esempio, forse, più emblematico e più significativo, ma certamente non unico. Con lo stesso intendiamo sollevare una questione di interesse generale dell'intera comunità nazionale che riguarda tutte le tratte interessate da questo sistema nelle diverse parti del paese e che può essere avviata a soluzione con una regola generale astratta e differenziata che noi, con questo emendamento, proponiamo di inserire nel decreto-legge.
Si tratta di una norma che vale come direttiva vincolante, precisa ed, in qualche misura, non derogabile da parte dei soggetti concessionari, che condurrebbe al superamento del sistema cosiddetto aperto per la gestione di alcune reti della tratta autostradale, soprattutto quando le situazioni sociali ed economiche lo suggeriscono con grande forza (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Mi permetto di aggiungere solo alcune considerazioni all'intervento già molto chiaro svolto dal collega Iannuzzi, sottolineando come questo emendamento sia importante, in particolare per le zone montane. Penso al tratto autostradale Udine-Tarvisio, i cui costi di manutenzione sono particolarmente elevati a causa della presenza di gallerie e della difficoltà della manutenzione delle stesse.
Non prevedendo tariffe autostradali collegate al numero di chilometri effettivamente percorsi, spopoliamo la montagna! Ritengo che questi emendamenti rientrino proprio in una logica di equiparazione delle tariffe all'interno del territorio nazionale, per andare incontro ad


Pag. 55

una esigenza di parità di utilizzo delle autostrade, che consenta di eliminare traffico ed inquinamento nel nostro paese.
Dunque, l'approvazione di questa proposta emendativa mi sembra un atto corretto e dovuto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, intervengo anch'io per annunciare il nostro voto favorevole sull'emendamento in questione in quanto, effettivamente - così come previsto anche nell'emendamento presentato dai deputati dei Verdi -, appare indispensabile fissare, all'interno del sistema tariffario, alcuni criteri atti a differenziare il costo di accesso alla rete stradale, adottando tariffe eque che varino in funzione di parametri, quali i chilometri percorsi e - come da noi proposto - l'orario di accesso.
In proposito, occorre sottolineare un aspetto centrale delle strategie adottate dal Governo in materia di politica infrastrutturale o, meglio, una mancanza di strategia in ordine alle scelte volte ad un riequilibrio modale nonché a sistemi di trasporto a minore impatto ambientale, come le ferrovie e il cabotaggio.
Ritengo che, mai come in questo periodo, si assista ad una politica di Governo che non rispetta per nulla gli impegni contratti con la sottoscrizione del Protocollo di Kyoto per il contenimento dei gas serra.
A fronte di uno squilibrio del clima, che ormai è sotto gli occhi di tutti e che costituisce un'esperienza quotidiana anche del nostro paese, vi è ancora una politica di trasporti che si configura come una sorta di politica di stampo neokeynesiano che - come affermava il Governo in occasione della presentazione della legge-obiettivo - avrebbe dovuto colmare il deficit di investimenti e risolvere anche il problema del ritardo delle infrastrutture nel nostro paese, per giungere finalmente ad una modernizzazione del settore.
Occorre differenziare le tariffe in base ai chilometri, tenendo conto anche del criterio della cilindrata e del tipo di combustibile dell'autoveicolo utilizzato.
Infatti, non è possibile non tenere in considerazione tutta una serie di criteri che, oltre ad andare nella direzione della giustizia distributiva e del rispetto dell'utenza dei consumatori, sono anche attenti sia agli impegni contratti a livello internazionale sia alla salute del pianeta e delle persone.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Iannuzzi 21.25, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 412
Maggioranza 207
Hanno votato
sì 183
Hanno votato
no 229).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 21.43.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lusetti. Ne ha facoltà.

RENZO LUSETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo giunti, in tema di concessioni autostradali, al comma 5 dell'articolo 21. Intervengo a sostegno dell'emendamento Boato 21.43 con il quale si cerca di migliorare la norma prevedendo l'introduzione di una premessa al comma 5 in modo che si tenga conto della direttiva n. 283 del 20 ottobre 1998, adottata dall'allora ministro dei lavori pubblici, di concerto con il ministro del tesoro, bilancio e della programmazione economica, che definisce alcuni principi-quadro di regolamentazione dei pedaggi autostradali. Quest'emendamento è, quindi, importante perché rappresenta una fonte ispiratrice delle decisioni che si assumono in materia di convenzioni e di modifiche delle stesse.
Questo emendamento, e mi rivolgo ai colleghi della maggioranza, può assumere


Pag. 56

un certo valore anche in funzione del successivo emendamento Armani 21.2 (che presumo verrà approvato dall'Assemblea tenuto conto che su di esso sia la Commissione sia il Governo hanno espresso un parere favorevole) con il quale si chiede di sopprimere le parole: «previo parere del CIPE». Pertanto, a maggior ragione, ritengo che le modifiche introdotte alle convenzioni vigenti debbano essere approvate con un decreto emanato dal ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il ministro dell'economia e delle finanze, tenendo conto della direttiva in precedenza citata, la n. 283 del 1998, che, come detto, regola sulla base di alcuni principi i pedaggi autostradali.
Chiedo, quindi, ai colleghi della maggioranza di votare a favore di quest'emendamento presentato non certo per scopi ostruzionistici, ma al fine di apportare dei miglioramenti al testo del provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.

MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, non posso che associarmi alle osservazioni svolte poc'anzi dal collega Lusetti. È, infatti, da questa mattina che noi stiamo insistendo intorno al fatto che con questo articolo si adotta il principio, piuttosto pericoloso, secondo cui i pedaggi autostradali non sono più determinati attraverso normali procedure amministrative ma in virtù di una disposizione di legge. Con l'emendamento in esame si cerca, quindi, di tracciare una sorta di percorso al quale doversi attenere strettamente, tenuto conto della preoccupazione che scaturisce dal successivo emendamento Armani 21.2 (sul quale sia il relatore sia il Governo hanno espresso parere favorevole) volto a sopprimere l'espressione del parere del CIPE.
Onorevoli colleghi della maggioranza, richiamo la vostra attenzione sul rischio di mettere in piedi un marchingegno assolutamente diabolico, in quanto si sottrae la determinazione di tariffe quali quelle autostradali ad organismi di carattere tecnico e si prevede che essa abbia luogo esclusivamente in virtù di scelte ed obiettivi politici: il Governo si dà un obiettivo e determina, autonomamente rispetto al CIPE e agli organismi tecnici, l'aumento delle tariffe.
Tale rischio riguarda oggi le autostrade, ma in futuro potrà riguardare qualsiasi altro intervento. La legge n. 443 del 2001, infatti, non si limita a rendere strategici gli interventi in materia autostradale, ma, ad esempio, riguarda anche gli interventi sulle infrastrutture per l'acqua: se la determinazione delle tariffe viene sottratta agli organismi tecnici ed attribuita ad organismi politici, e dunque gli aumenti tariffari non rispondono più a principi economici bensì ad esigenze di carattere politico, si intraprende una strada estremamente pericolosa.
Pertanto, sottolineo l'importanza dell'emendamento in esame, soprattutto se considerato insieme al successivo emendamento Armani 21.2: infatti, si tenta almeno di delineare un tracciato al quale attenersi. In caso contrario, vi sarà il rischio, nei prossimi anni, di una sorta di libertà assoluta da parte delle forze politiche - indipendentemente da chi governi, destra o sinistra - di intervenire modificando le tariffe sulla base di esigenze politiche e non di criteri tecnici ed economici, come previsto finora.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato n. 21.43, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 421
Votanti 420
Astenuti 1
Maggioranza 211
Hanno votato
sì 190
Hanno votato
no 230).


Pag. 57


Prendo atto che gli onorevoli Perrotta e Santoro non sono riusciti a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Armani 21.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facoltà.

TINO IANNUZZI. Signor Presidente, sottolineo nuovamente la nostra preoccupazione circa l'inadeguatezza della scelta compiuta dal Governo, che non ha inteso assumere le proprie responsabilità ed esercitare le proprie competenze ma ha voluto trasferire impropriamente sul Parlamento l'assunzione delle decisioni relative al sistema di regolazione delle tariffe autostradali e dei relativi aggiornamenti.
Si tratta di una scelta legislativa sbagliata ed anomala sul piano metodologico, ingiustificata e destinata a creare un vincolo negativo, in quanto il sistema di regolazione delle tariffe, per sua natura, non può non avere caratteristiche di flessibilità, di elasticità e di capacità di rapido adeguamento al mutamento delle situazioni.
La cristallizzazione in una fonte di rango legislativo delle regole generali di funzionamento del sistema tariffario fa sì che ogni mutamento di tali criteri e regole che dovesse rendersi necessario in futuro esigerà il ricorso a una nuova fonte di rango legislativo. Tali decisioni, invece, debbono essere assunte, sulla base dell'attuale sistema di competenze, dal CIPE e dal Governo.
Vi è stato un lungo valzer, una sorta di balletto di opinioni e, spesso, un forte conflitto tra il Ministero dell'economia delle finanze, da un lato, e il Ministero delle infrastrutture dei trasporti, dall'altro, circa l'opportunità di introdurre una serie di aumenti tariffari per il periodo 2004-2008. Vi è stato, soprattutto, un problema mai risolto dal Ministero dell'economia e delle finanze, pur essendo stato originato dallo stesso Ministero.
Vi era stata una proposta del NARS, del nucleo di valutazione costituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze, in relazione all'andamento, negli anni precedenti, dei flussi di investimenti concretamente effettuati dai soggetti concessionari, agli introiti che erano stati realizzati, agli utili che erano aumentati, alle tariffe che, nel frattempo, si erano comunque aggiornate in relazione al mutamento del costo della vita e, quindi, si erano a loro volta incrementate. Il NARS aveva suggerito di dare luogo, a partire dal 2003, addirittura ad un sistema di progressivo decremento delle tariffe autostradali nella misura di circa l'8 per cento in relazione all'atto aggiuntivo del 23 dicembre 2002. È una questione che è stata sollevata dal Ministero dell'economia e delle finanze e utilizzata, in un primo tempo, per paralizzare e bloccare la volontà del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e per dar corso, invece, alla richiesta di aumenti tariffari, secondo un comportamento assolutamente incomprensibile che, politicamente, lascia aperta una serie di questioni e lascia intatte tutte le nostre perplessità e le nostre critiche nei confronti dell'operato del Governo.
In linea generale, noi ribadiamo che, in ogni caso, la scelta di confermare la competenza amministrativa del CIPE e del Governo, in questo campo, era e rimane l'unica scelta corretta per un esercizio pieno delle proprie responsabilità e per una ricostruzione - direi - rispettosa dei ruoli nel sistema tariffario. Del resto, il Governo, in questi tre anni di legislatura, si è caratterizzato per avere espropriato sistematicamente il Parlamento di una serie di competenze significative e rimarchevoli su argomenti della massima importanza, con il ricorso, a volte amplissimo e senza limiti, alla delegazione legislativa, e per aver dato luogo a una serie di sottrazioni di competenze naturali e ordinarie del Parlamento nell'esercizio della attività legislativa che gli è propria.
È ben singolare come su tale questione, invece, proprio perché non riesce a dirimere i contrasti che erano sorti al suo interno, e che sono rimasti, il Governo pensi di scegliere altra via che quella di riservare, in questo caso, al Parlamento la decisione su una norma che è stata introdotta nel decreto-legge. Questo è un errore di metodo che, se la maggioranza continuerà


Pag. 58

nel suo atteggiamento, sarà sancito in una fonte di rango legislativo e che, naturalmente, farà sentire i suoi effetti anche in futuro. Per questo, ribadiamo la nostra contrarietà a questo emendamento e il nostro sostegno alle proposte emendative che stiamo avanzando, anche entrando nel merito delle diverse questioni.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Per risparmiare tempo, signor Presidente, intervengo sia sull'emendamento Armani 21.2, sul quale - ahimè - la Commissione ed il Governo hanno espresso parere favorevole, sia sul mio emendamento 21.44, firmato anche da molti altri colleghi, che prevede esattamente l'opposto.
Il testo del decreto-legge del Governo, come modificato dalla Commissione, all'articolo 21, comma 5, prevede che le modifiche delle convenzioni vigenti - siamo in materia autostradale - siano approvate, previo parere del CIPE, con decreto del ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il ministro dell'economia e delle finanze. L'emendamento Armani 21.2 rimuove anche questa elementare precauzione di un parere preventivo del CIPE, che era stata introdotta non dall'opposizione, ma dal Governo. Da parte dell'opposizione, era stato proposto, con il mio emendamento 21.44, che questo parere del CIPE fosse vincolante e che fosse sentita anche la Conferenza unificata Stato-regioni. A mio parere, sarebbe giusto esprimere voto contrario sull'emendamento Armani 21.2.
L'Assemblea è molto stanca di discutere questo provvedimento importantissimo, che presenta anche aspetti rilevanti ma anche un po' noiosi, per chi non sia addentro alla materia. Perciò, conclusivamente, voglio introdurre una nota di ironia, signor Presidente, che deve essere interpretata solo come tale. Ho letto che, tra i risultati della verifica, un po' lunga e un po' laboriosa, che vi è stata nella maggioranza, vi sarebbe l'attribuzione della presidenza del CIPE al Vicepresidente del Consigli dei ministri, Gianfranco Fini. Poiché il collega presidente Armani appartiene allo stesso gruppo parlamentare e allo stesso partito del Vicepresidente Fini e propone di eliminare, da questo testo, il parere del CIPE, suppongo che egli abbia voluto soltanto tutelare il Vicepresidente del Consiglio dei ministri, che non avrà più bisogno di presiedere il CIPE impegnato nella trattazione di una materia così delicata e complessa, quale quella riguardante le convenzioni autostradali. È una battuta di ironia conclusiva, soltanto per alleggerire una critica pesante.
Il Governo propone di inserire l'inciso «previo parere del CIPE», due deputati propongono di sopprimerlo e la maggioranza della Commissione propone di votare a favore di questo emendamento soppressivo della previsione del parere del CIPE. Tutto ciò ci sembra sbagliato e grave e noi, con l'emendamento successivo, ripeto, proporremmo invece che il parere del CIPE sia previsto, che sia vincolante e anche che sia sentita la conferenza unificata Stato-regioni.
Per questo motivo, proponiamo di respingere l'emendamento Armani 21.2 e di approvare il mio emendamento 21.44.
Comunque, laddove venisse approvato - io mi auguro di no - l'emendamento Armani 21.2, chiedo alla Presidenza di non dichiarare precluso il mio emendamento 21.44; semmai di dichiarare preclusa la parte che recita «vincolante del CIPE», e non quella che recita «sentita la conferenza unificata Stato-regioni». Lo chiedo anticipatamente alla Presidenza, auspicando comunque che l'emendamento Armani 21.2 venga respinto.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Boato, anche per l'aiuto che lei sempre dà alla conduzione dei lavori con la sua nota competenza!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, a me non convince l'emendamento Armani 21.2, non perché mi appassioni più di


Pag. 59

tanto una discussione sulle competenze interne al Governo e la loro distribuzione tra i vari ministeri, ma perché francamente non capisco più la logica di questo modo di agire. Faccio soltanto un esempio. La legge obiettivo affida al CIPE, ossia ad un organismo che dovrebbe avere come competenze fondamentali le materie economico-finanziarie, addirittura il compito di approvare i progetti delle grandi opere. In altre parole, si dà al CIPE un compito diretto di valutazione, addirittura, di aspetti progettuali che dovrebbero invece competere al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e a chi comunque si occupa di lavori pubblici e di politiche per le opere pubbliche.
Ora, da una parte, si affidano al CIPE compiti di natura squisitamente progettuale e attinenti alla realizzazione delle infrastrutture e, dall'altra, si sottraggono al CIPE competenze, come in questo caso, squisitamente attinenti a materie di natura economico-finanziaria. Francamente, io non capisco più quali sono il criterio e la logica che ispirano il Governo in questo settore. E devo dire che sul punto mi piacerebbe avere una risposta dal rappresentante del Governo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Armani 21.2, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 431
Maggioranza 216
Hanno votato
sì 228
Hanno votato
no 203).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 21.44, limitatamente alla parte non preclusa, cioè quella relativa al parere del CIPE.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, se lo ritiene opportuno, potrei riformularlo, per cui, dopo le parole «sono approvate» sarebbero aggiunte solo le seguenti: «sentita la Conferenza unificata Stato-regioni». Nonostante l'approvazione dell'emendamento Armani 21.2, credo sia legittimo che l'inciso «sentita la conferenza unificata Stato-regioni» venga comunque sottoposto all'attenzione dell'aula, che lo respingerà, ma non sottrarre...

PRESIDENTE. Non sia così pessimista, onorevole Boato!

MARCO BOATO. Sono realista, signor Presidente!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Realacci. Ne ha facoltà.

ERMETE REALACCI. Signor Presidente, torniamo su un concetto che abbiamo espresso più volte nel corso di questo dibattito, cioè la necessità che le opere pubbliche - in particolar modo le grandi opere pubbliche, come le reti autostradali - siano in qualche modo concordate con le istituzioni territoriali, corrispondano ad un progetto condiviso e, quindi, vedano il coinvolgimento anche della Conferenza Stato-regioni in passaggi peraltro delicatissimi, come quelli introdotti in un certo senso abusivamente in questo provvedimento, che nel titolo parla soltanto di proroghe ma che, in realtà, interviene in maniera abbastanza sistematica per quanto riguarda la modifica delle concessioni e del ruolo delle società autostradali. In questo caso, noi chiediamo ancora una volta di reintrodurre il parere della Conferenza Stato-regioni nei passaggi relativi alla modifica delle concessioni.
Aggiungo che il nostro ragionamento è legato, in particolare, a due obiettivi, il primo dei quali è definire quali sono le grandi opere pubbliche effettivamente necessarie e per le quali vi sono le risorse necessarie per portarle a compimento. Oggi il Presidente del Consiglio ha preannunciato, attraverso le parole del collega


Pag. 60

Lupi, l'inaugurazione e la posa di 35 prime pietre di grandi opere pubbliche. Come dicevamo già questa mattina, noi ce ne aspettiamo 276 di pose di prime pietre! Vorremmo qualche volta vedere il taglio dei nastri delle opere funzionanti e non - come è accaduto più volte, penso a qualche acquedotto siciliano - plurime inaugurazioni di acquedotti che non sono mai entrati in funzione.
Inoltre, sempre oggi, il Presidente del Consiglio, in merito al trasporto pubblico locale, ha dichiarato: abbiamo ereditato una situazione difficile (lo capiamo benissimo, un paese sconvolto dalla guerra...!); è un problema serio, abbiamo programmato una riunione con il sottosegretario Letta e i ministri interessati per studiare la strategia da adottare con gli enti locali, una seconda con le istituzioni locali, una terza con le organizzazioni sindacali e, infine, una per esaminare le riforme strutturali. Mi chiedo per quale motivo nessuno ha detto al Presidente del Consiglio che in questo momento il Parlamento sta discutendo e il Governo e la maggioranza stanno bocciando un provvedimento che consentirebbe di dare agli enti locali 125 milioni di euro per cominciare ad avviare quel potenziamento del trasporto pubblico locale che tutti noi abbiamo a cuore e che hanno a cuore soprattutto i cittadini! Se ciò venisse fatto, la nostra discussione diventerebbe più spedita ed anche più serena e faremmo contenti i cittadini italiani, i comuni, l'opposizione e, magari, anche il Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 21.44, limitatamente alla parte non preclusa, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 430
Maggioranza 216
Hanno votato
sì 193
Hanno votato
no 237).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Vigni 21.14.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Abbondanzieri. Ne ha facoltà.

MARISA ABBONDANZIERI. Signor Presidente, questo emendamento propone di aggiungere un comma 5-bis dopo il comma 5 dell'articolo 21, che recita: «Entro il 30 settembre dell'anno precedente la scadenza di periodo regolatorio, il concedente» - ovvero l'ANAS - «formula una ipotesi tariffaria per il quinquennio, o periodo regolatorio, successivo, stimando il parametro X e tutti gli elementi modificabili della formula tariffaria e la comunica ai competenti organi regolatori per l'approvazione. L'approvazione avviene tramite decreto del ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il ministro dell'economia delle finanze, previo parere del CIPE».
Innanzi tutto, l'emendamento in esame riassume alcuni degli argomenti illustrati precedentemente, anche riguardo al ruolo del CIPE, ma serve soprattutto a far sì che l'ANAS assuma un'iniziativa volta al controllo delle tariffe, per non lasciare al concessionario la più assoluta libertà di iniziativa. Inoltre, la revisione della formula tariffaria non è disciplinata neanche nell'iter e, al momento, essa potrebbe avvenire tramite il procedimento descritto dal successivo comma 6, rischiando di diventare un affare quasi «privato» tra l'ANAS e le società concessionarie. Pertanto, anche questo è un emendamento a tutela della progressione regolata dell'aumento delle tariffe (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).


Pag. 61

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 21.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 405
Votanti 402
Astenuti 3
Maggioranza 202
Hanno votato
sì 176
Hanno votato
no 226).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 21.45, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 423
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
sì 190
Hanno votato
no 233).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 21.46, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 428
Votanti 427
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
sì 193
Hanno votato
no 234).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Vigni 21.16.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, vorrei innanzitutto segnalare quello che immagino sia un errore di stampa nel testo del mio emendamento. Infatti, dove appare scritto: «(...) quantificazione del termine Δ Q (...)» deve intendersi: «(...) quantificazione del termine Δ Q(...)», dove Δ Q si Riferisce al differenziale di qualità della rete autostradale.
Ciò detto, il senso dell'emendamento in esame è il seguente. Attualmente, gli standard dei parametri che misurano la qualità dei singoli tratti autostradali costituiscono uno dei termini che determinano, attraverso il meccanismo del price cap, il sistema tariffario. Il problema, almeno in parte irrisolto e che appare di non semplice soluzione, è costituito dalla determinazione e dalla misurazione degli stessi standard di qualità.
Per questa ragione, l'emendamento 21.16, di cui sono primo firmatario, suggerisce che i concessionari provvedano a trasmettere all'archivio nazionale delle strade (istituito in base all'articolo 226 del codice della strada) tutti i dati utilizzati per la quantificazione del termine Δ Q, ovvero i termini di misurazione degli standard di qualità, in modo da creare quanto meno una sorta di banca dati che consenta di conoscere, con certezza e trasparenza, tutti i riferimenti relativi agli standard delle diverse reti autostradali (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lusetti. Ne ha facoltà.

RENZO LUSETTI. Signor Presidente, ritengo che l'emendamento Vigni 21.16 sia molto importante e significativo, come ha testè illustrato il presentatore, perché si tratta di introdurre nel sistema delle concessioni autostradali la cosiddetta verifica degli standard di qualità. Si tratta di una


Pag. 62

novità per quanto riguarda l'attenzione verso gli utenti e gli automobilisti, soprattutto dopo che il codice della strada ha istituito l'archivio nazionale delle strade; pertanto, mi sembra opportuno integrare l'ultima parte del comma 6 dell'articolo 21 del decreto-legge al nostro esame con l'emendamento presentato dal collega Vigni.
Ciò è importante perché la delibera del CIPE sugli standard di qualità (ha fatto bene il collega Vigni a segnalare, al riguardo, l'errore di stampa presente nel testo dell'emendamento), che è del 1996, ha dato il via a tutta una serie di norme che hanno introdotto nel nostro paese la verifica degli standard di qualità. Ciò deve valere anche per le autostrade. Sappiamo bene, perché tutti viaggiamo in autostrada, quanto sia importante fruire di una qualità adeguata al terzo millennio, al 2004, anno in cui viviamo: quello che percorriamo non deve essere un semplice tratto autostradale, ma devono essere garantiti standard di qualità degni di un paese industrializzato come l'Italia.
Per questo motivo, invito tutti i colleghi a votare a favore dell'emendamento Vigni 21.16.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 21.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 420
Maggioranza 211
Hanno votato
sì 192
Hanno votato
no 228).

Passiamo all'emendamento De Laurentiis 21.52.
Chiedo al presentatore se intenda accedere all'invito al ritiro.

RODOLFO DE LAURENTIIS. Signor Presidente, nel ringraziare il relatore per la disponibilità manifestata, accolgo l'invito a ritirare sia il mio emendamento 21.52 sia il successivo 21.53, il cui contenuto trasfonderò in un ordine del giorno. Tengo a sottolineare che tali emendamenti avevano la finalità di recepire la sostanza di un accordo intervenuto tra la regione Abruzzo e l'ANAS, relativo alle autostrade A24 ed A25.
Aggiungo soltanto che gradirei un impegno del Governo a sostenerci in questa vicenda che vede impegnata la regione Abruzzo con l'ANAS e con il soggetto gestore.

PRESIDENTE. Sta bene. Gli emendamenti De Laurentiis 21.52 e 21.53 sono pertanto ritirati.
Aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruta, ma credo che ormai egli non abbia più os ad loquendum!
Passiamo alla votazione dell'emendamento Crisci 21.17.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, le auguro una buona giornata, nonostante questa si presenti molto pesante.
Io voglio sostenere l'emendamento in esame. In attesa che il ministro delle infrastrutture e dei trasporti sottoponga al CIPE una proposta per integrare gli standard di qualità e, soprattutto, le modalità di misurazione e di verifica dei relativi livelli, mi pare che il buonsenso debba indurre a sospendere, con decorrenza dal 1o gennaio 2004, tutti gli aumenti tariffari autostradali previsti dalle vigenti convenzioni.
Il punto è che tali aumenti non hanno alcuna giustificazione, anche perché non sono affatto legati ad aumenti di standard di qualità dei servizi e delle infrastrutture, per verificare i quali non disponiamo attualmente di alcun mezzo. A tale riguardo, occorre anche ricordare che c'è stata una ferma opposizione non solo da parte delle minoranze, ma anche di settori


Pag. 63

significativi della maggioranza, sia al Senato sia in sede di Commissione alla Camera.
Oltre alle indicate ragioni di correttezza legislativa e di buonsenso, ve ne sono altre di opportunità sotto il profilo della politica economica, con specifico riguardo al contenimento dei tassi inflazionistici.
Secondo i dati ISTAT, l'aumento dei prezzi e delle tariffe è di fatto, anche nel 2003, superiore agli aumenti dei salari, degli stipendi e delle pensioni. Ciò significa che è matematica la perdita del potere di acquisto dei percettori dei redditi fissi. Ma anche le piccole imprese, gli artigiani che da qualche anno stanno soffrendo la contrazione dello sviluppo economico a causa della diminuzione della domanda, sia interna sia estera, hanno subito una contrazione monetaria e reale dei propri redditi.
Ciò significa, in concomitanza con gli aumenti dei prezzi e delle tariffe dei beni e dei servizi al consumo e di quelli strumentali (sto parlando delle piccole imprese), una perdita del potere di acquisto dei propri redditi ancora più rilevante rispetto ai percettori dei redditi fissi. Un aumento ingiustificato delle tariffe autostradali va ad incidere direttamente sulle imprese del commercio e sull'intera rete distributiva. Infatti, il costo dei trasporti rappresenta una delle componenti più rilevanti dei costi della maggior parte delle merci.
In conclusione, non approvare quest'emendamento aggraverebbe la responsabilità del Governo, che permette gli aumenti tariffari autostradali senza giustificazione; un Governo incapace di gestire i sistemi tariffari e quindi i processi inflazionistici, pagati dai cittadini, dalle famiglie, delle piccole e medie imprese e soprattutto dalle imprese della distribuzione commerciale.
Per queste ragioni, faccio appello al buonsenso ed invito i colleghi a votare a favore di questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Crisci 21.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 416
Astenuti 1
Maggioranza 209
Hanno votato
sì 189
Hanno votato
no 227).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Crisci 21.18.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Crisci. Ne ha facoltà.

NICOLA CRISCI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo (sperando che mi ascolti), onorevoli colleghi, la società Strada dei Parchi, a seguito di gara bandita ed espletata dall'ANAS, è subentrata, dal 1o gennaio 2003, alla società delle Autostrade romane ed abruzzesi nella gestione della rete autostradale costituita dalle autostrade A24 e A25 che collegano l'Abruzzo, l'alto Molise e il sud delle Marche con Roma e con il Tirreno.
L'affidamento della concessione è avvenuta attraverso la stipula, in data 20 dicembre 2001, di una convenzione della durata di 28 anni che, tra le altre condizioni, prevede un aumento delle tariffe di pedaggio di oltre il 50 per cento rispetto a quelle precedentemente applicate. Vorrei richiamare l'attenzione dell'Assemblea: si tratta di un aumento di oltre il 50 per cento!
Più precisamente, senza alcun rispetto del tasso d'inflazione programmato, del Patto di stabilità e degli elementari criteri di congruità che dovrebbero accompagnare gli adeguamenti tariffari, nel 2003 vi è stato un aumento del 20 per cento, cui è seguito un rincaro del 20 per cento il 1o gennaio 2004. Un ulteriore aumento del 10 per cento ci sarà nel 2005.


Pag. 64


I pesantissimi incrementi tariffari hanno provocato le proteste spontanee, forti e giustificate di tanti cittadini, nonché la preoccupazione delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria e delle istituzioni abruzzesi; preoccupazioni per le ricadute negative che inevitabilmente si avranno sull'economia della regione e sui bilanci familiari dei cittadini e dei lavoratori pendolari, costretti a raggiungere i posti di lavoro usando l'autostrada che, per molte zone interne e montane, è spesso l'unica reale via di collegamento con i principali centri abruzzesi e laziali.
Si è detto spesso con enfasi che i piccoli comuni rappresentano una risorsa da valorizzare. È stato affermato, a volte in modo solenne, dai rappresentanti dello Stato, nelle numerose celebrazioni tenutesi in occasione dell'Anno internazionale della montagna, che i piccoli centri devono essere sostenuti per salvaguardare un patrimonio storico, culturale ed ambientale di valore inestimabile ed intimamente connesso con la stessa identità nazionale. In realtà, i centri di montagna sono sempre più privati dei servizi essenziali, dal trasporto pubblico alla scuola, dalle farmacie ai servizi postali.
Con l'aumento delle tariffe sulle autostrade A24 e A25 in misura superiore al 50 per cento, si assesta un altro duro colpo alla possibilità di continuare a vivere nelle aree interne e montane dell'Abruzzo e del Lazio già particolarmente svantaggiate. Altro che sostegni! I rincari praticati costituiscono di fatto dei formidabili incentivi non a restare, ma ad andare via, ad abbandonare la propria terra, la propria casa, il proprio paese.
Queste considerazioni e l'assenza di qualsiasi correlazione tra gli aumenti già praticati e gli investimenti previsti in convenzione (investimenti ancora da effettuare e forse da progettare, non essendo al momento realizzate né avviate opere di riqualificazione e ammodernamento tali da determinare un miglioramento della sicurezza stradale e della qualità dei servizi offerti all'utenza) rendono auspicabile una favorevole valutazione dell'emendamento in esame, che prevede la sospensione degli aumenti praticati. Sospensione che sarebbe una prima parziale risposta alle giuste proteste e alle richieste dei cittadini e delle istituzioni abruzzesi e sarebbe anche un atto di buonsenso, che mostrerebbe la disponibilità della maggioranza a tener conto delle ragioni di quanti continuano a denunciare la gravità degli incrementi dei pedaggi autostradali. La sospensione dei rincari consentirebbe, inoltre, di affrontare con maggiore serenità i problemi derivanti dall'applicazione di una convenzione tra l'ANAS e la Strada dei parchi, il cui contenuto è da più parti e per molti versi ritenuto criticabile, a tratti oscuro ed ingiustificatamente oneroso per gli utenti.
Per queste ragioni, che sono note anche agli altri parlamentari abruzzesi e laziali, che sono note all'onorevole Buontempo, all'onorevole Castellani, all'onorevole Aracu, all'onorevole De Laurentiis, chiedo che questo emendamento venga approvato.

PRESIDENTE. Onorevole Crisci, la prego di concludere. Troverà senz'altro proseliti, da quello che comprendo.

NICOLA CRISCI. Concludo, Presidente.
L'emendamento in esame non è né demagogico né populista, ma ragionevole, accettabile ed in sintonia con le richieste di chi continua a cercare di far valere le proprie buone ragioni in modo fermo e civile (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruta. Ne ha facoltà.

ROBERTO RUTA. Signor Presidente, intervengo brevemente solo per dire che siamo di fronte ad una richiesta doverosa, vista la situazione della viabilità in alcune zone del centrosud d'Italia, che incontrano difficoltà economiche particolari: l'Abruzzo, per essere uscito dall'obiettivo 1, il Molise, che in parte utilizza quella strada, per essere in una fase di facing out da tempo, nonostante l'impegno del Governo


Pag. 65

a fare entrare tale regione nell'obiettivo 1, che però ancora non si è in alcun modo concretizzato.
Questo è un tema complessivo, che ovviamente richiama alla mente quello che ci tocca vedere in televisione (promesse di grandi opere e di inaugurazioni). Anche l'amministratore delegato ed il presidente dell'ANAS si recano nelle regioni per fare conferenze stampa, presentazioni ed annunci faraonici di strade. Parallela a questa strada, ve ne dovrebbe essere una che esiste solo sulla carta, la Termoli-San Vittore, che dall'ANAS è stata annunciata come un'opera già compiuta, progettata e pronta per essere appaltata. Tutto ciò senza che vi fossero le risorse e senza definire come le stesse potessero essere reperite, ma con una sola certezza: intanto, con riferimento alle strade esistenti, vengono aumentate le tariffe, nonostante manchino gli standard di qualità e nonostante l'economia attraversi un momento di grandissima difficoltà.
Tutto ciò accade, ovviamente, dando un altro colpo al settore produttivo, ai trasporti sul territorio che si svolgono su gomma ed alle aziende e alle attività produttive, che dovranno affrontare costi superiori e significativi. Si tratta di questo, innanzitutto, oltre che delle famiglie che sono costrette a muoversi ed a viaggiare per recarsi al lavoro. In proposito, occorrerà una maggiore capacità di reddito delle famiglie, perché le stesse dovranno affrontare costi superiori.
Non v'è dubbio che questo emendamento vada sostenuto. Sarebbe un primo segnale di attenzione minimo, visto che anche le tariffe possono essere liberamente aumentate senza più sentire i pareri del CIPE. Non dico che questi pareri debbano essere vincolanti, ma nemmeno che non si debbano sentire il CIPE o altri organismi per effettuare una valutazione più complessiva delle esigenze.
Rispetto a tale tematica, mi sembra che il segnale sia chiaro. È chiara, altresì, l'idea di progetto di finanza che il Governo va diffondendo in tutta Italia, senza comprendere (come, ad esempio, nel caso della Termoli-San Vittore) che non vi è alcuna proposta da parte degli imprenditori, né manifestazioni di interesse e di attenzione a partecipare ad un'opera del genere, per i flussi di traffico e quant'altro, oltre al fatto che tale opera rappresenterebbe un vincolo (perché per quella regione sarebbe l'unica strada).
Rispetto a tutto ciò, ci vorrebbero maggiore serietà e maggiore attenzione, meno proclami, meno promesse, meno annunci, più fatti e meno inaugurazioni di prime pietre alle quali non seguono le altre. Semmai, si potrebbe immaginare un bel decreto-legge: noi non ci abbiamo pensato, ma pensateci voi della maggioranza, visto che siete in grado di fare queste cose in maniera egregia! Ci vorrebbe un bel decreto-legge che proroghi i termini delle promesse di Berlusconi, così non vi sarà tempo di verificare che sono state fandonie, impegni non realizzati.
Ci vorrebbe un bel decreto-legge che proroghi il termine delle promesse almeno al 2015, così potrete anche dire di non avere responsabilità. Infatti, a quell'epoca spero nessuno si ricorderà di voi o, perlomeno, pochi ricorderanno le tante inutili promesse fatte ammorbando tutti i cittadini senza dare loro un riscontro. Invece, un riscontro i cittadini ce l'hanno quando ai comuni vengono trasferite meno risorse e gli stessi devono pagare i servizi, facendo tirare fuori i soldi ai cittadini; altrimenti, sono costretti a tagliare i servizi stessi, dicendo alle famiglie di avere meno capacità di spesa e di reddito.
Di questo stiamo discutendo. Credo che dare un segnale su questo emendamento sia un atto di buonsenso (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cialente. Ne ha facoltà.

MASSIMO CIALENTE. Signor Presidente, signor sottosegretario, gradirei per un attimo la sua attenzione.

PRESIDENTE. Onorevole Ventucci, è richiesta la sua personale attenzione.


Pag. 66

MASSIMO CIALENTE. Signor Presidente, richiamo anche l'attenzione dei colleghi, anche se sicuramente siamo tutti un po' stanchi.
Signor sottosegretario, questo emendamento riguarda un aumento tariffario definito «terribile» dal comitato spontaneo di cittadini che si è costituito per gli aumenti tariffari che riguardano le tratte autostradali A24 e A25. È un danno pesantissimo per oltre un milione di pendolari che utilizzano il mezzo pubblico, muovendosi sulle autostrade dall'Abruzzo verso Roma, ed ancora per l'intera economia di una regione, l'Abruzzo, che, fuoriuscita dall'obiettivo 1, attraversa un momento di estrema difficoltà, registrando un brusco arresto del suo sviluppo economico ed un arretramento drammatico che interessa le aree interne.
Questo, quindi, è un danno gravissimo non soltanto per il turismo e per le industrie attualmente presenti, ma soprattutto per il tentativo che si sta facendo nelle aree interne di richiamare, anche con azioni di marketing, insediamenti industriali.
Concludo dicendo che «bloccare» questi aumenti del 50 per cento o rinviarli è fondamentale, anche perché chiunque conosca l'Abruzzo sa benissimo che in alternativa a queste due autostrade - l'A24 e l'A25 - non vi sono altre vie agevoli di comunicazione, cominciando dalle ferrovie che sono ancora quelle di cento anni fa e per le quali non sono previste attualmente nuove realizzazioni a causa dei costi enormi legati alla conformazione geografica del paese (si parla di 50 miliardi a chilometro!).
Non chiediamo demagogicamente promesse in questo settore, ma non si può oggi pensare di privatizzare arterie che sono uniche e che quindi diventano soltanto dei monopoli (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Messa. Ne ha facoltà.

VITTORIO MESSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in realtà la questione che è stata sollevata non deve essere assolutamente sottovalutata. L'autostrada A24 Roma-L'Aquila, cui si faceva riferimento, è utilizzata non solo dai pochi pendolari che dall'Abruzzo quotidianamente raggiungono Roma, ma anche e soprattutto dalle centinaia di migliaia di pendolari che ogni giorno, dal nord-est della regione Lazio tentano di raggiungere la capitale, laddove le strade consolari, Tiburtina e Nomentana, sono ingolfate dal traffico e costituiscono un «tappo» insormontabile per tutti coloro che, ogni mattina, devono cercare di raggiungere la capitale.
In questo senso, quell'aumento, soprattutto per la tratta che possiamo dire immediatamente extraurbana - da Tivoli, Mandela e Vicovaro (paesi immediatamente al di là delle porte di Roma) - è indiscriminato: per questa ragione, esprimo il mio voto favorevole su questo emendamento (Applausi di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.

FABIO CIANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei associarmi a quanto detto dai colleghi per sottolineare che è abbastanza singolare che il Governo abbia bloccato gli aumenti per le tariffe della Società Autostrade, mentre ha mantenuto gli aumenti per l'autostrada A24 Roma-L'Aquila sostenendo che questa non è gestita dalla Società Autostrade, bensì dalla SARA Spa; si dà tuttavia il caso che quest'ultima abbia come partecipazione di maggioranza la Società Autostrade.
Non si comprende per quale ragione si intenda penalizzare un «pezzo» della nostra regione: tra l'altro, vorrei far notare che quell'autostrada è punto di riferimento di una miriade di piccoli comuni che gravitano intorno alla valle dell'Aniene. Noi predisponiamo leggi e riceviamo sollecitazioni da parte del Capo dello Stato affinché i piccoli comuni siano


Pag. 67

potenziati perché rappresentano una parte importante della nostra storia e della nostra cultura; poi, quando occorre fare qualcosa per i piccoli comuni, facciamo esattamente il contrario, eliminando i mezzi pubblici di trasporto, gli uffici postali ed aumentando le tariffe autostradali. Da un lato, quindi, vogliamo sostenerli, dall'altro li danneggiamo!
Inviterei pertanto tutti i colleghi a riflettere e ad esprimere un voto favorevole su questo emendamento (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lolli. Ne ha facoltà.

GIOVANNI LOLLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vedo con piacere che anche colleghi della maggioranza - lo ha fatto anche il collega De Laurentiis, sia pure ritirando il suo emendamento -, sono d'accordo con il fatto che qui stiamo parlando di una questione molto particolare, che non c'entra nulla con la materia oggi all'esame.
Siamo di fronte ad un aumento sproporzionato e, a mio avviso, totalmente ingiustificato anche per effetto di una convenzione che viene interpretata in modo un po' allegro dai «convenzionati».
Con l'emendamento in esame si chiede semplicemente di sospendere gli aumenti tariffari, al fine di tornare a discutere serenamente e con un po' di calma su come debba essere gestita quell'autostrada. Credo che maggioranza ed opposizione possano approvare insieme questo emendamento e, in seguito, tornare sulla materia ed affrontarla con maggiore lucidità (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Crisci 21.18, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 412
Votanti 411
Astenuti 1
Maggioranza 206
Hanno votato
sì 180
Hanno votato
no 231).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 21.47, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 418
Maggioranza 210
Hanno votato
sì 179
Hanno votato
no 239).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 21.51, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 421
Votanti 420
Astenuti 1
Maggioranza 211
Hanno votato
sì 182
Hanno votato
no 238).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Pasetto 23.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carbonella. Ne ha facoltà.


Pag. 68

GIOVANNI CARBONELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ci stancheremo mai di esternare tutto il nostro sconcerto di fronte all'ennesima scelta operata dal Governo di adottare la decretazione d'urgenza su una materia così variegata, ancorché importante, che a nostro avviso meritava di essere gestita con una discussione più ampia ed un confronto più produttivo tra maggioranza ed opposizione.
Ormai siete maestri nel mischiare il sacro ed il profano. In questo provvedimento, infatti, trovano posto questioni obiettivamente importanti ed altre, oserei dire, «maleodoranti». Detto ciò, e sottolineato che nel nostro paese si premiano sempre più i furbi e si continuano a penalizzare quanti rispettano le leggi, siano essi imprese o singoli cittadini, vorrei esplicitare il senso dell'emendamento in esame che riguarda una grave, inammissibile ed ingiustificata ingiustizia che sta per essere consumata ai danni degli enti locali, dei cittadini e del trasporto pubblico locale. Mi riferisco, cari colleghi, alla scellerata scelta operata in Commissione alla Camera, contrariamente a quanto avvenuto al Senato, di sottrarre 130 milioni di euro al trasporto pubblico locale.
L'emendamento in esame ha la finalità di contribuire al risanamento ed allo sviluppo del trasporto pubblico locale, nonché al potenziamento del trasporto rapido di massa autorizzando - se il Governo lo accettasse - per dieci anni, a partire dal 2004, la spesa di 650 milioni di euro, di cui 220 milioni di euro alle regioni quale contributo per l'indicizzazione di contratti di servizio del trasporto pubblico locale, ad esclusione di quelli inerenti i servizi ferroviari.
Si prevede, inoltre, che 215 milioni di euro siano da destinarsi in apposito fondo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per l'abbassamento perequativo dell'età media del parco autobus, anche utilizzando procedure di finanziamento innovative, ed altri 215 milioni di euro agli enti locali, per lo sviluppo del trasporto pubblico locale e della mobilità sostenibile, oltreché per l'indicizzazione dei corrispettivi per i servizi aggiuntivi dagli stessi erogati.
Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, inoltre, di concerto con il ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata Stato-regioni, città e autonomie locali, dovrebbe provvedere con proprio decreto, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, alla ripartizione delle risorse di cui al comma 1 dell'articolo 23. Tale ripartizione dovrebbe essere effettuata adottando anche criteri di premialità, che incentivano il progressivo miglioramento del rapporto ricavi-costi e della qualità del servizio.
All'onere derivante dalla norma si dovrebbe provvedere mediante l'incremento dell'accisa sulla benzina di euro 0,03 per litro, ai sensi della legge 28 dicembre 1995, n. 549, e successive modificazione. Infine, le disposizioni contenute nella disposizione normativa dovrebbero essere applicate alle regioni a statuto ordinario, alle regioni a statuto speciale ed alle province autonome di Trento e di Bolzano. Conseguentemente, occorrerebbe sostituire la rubrica dell'articolo 23 con la seguente: Misure per lo sviluppo e il risanamento del trasporto pubblico locale e del trasporto rapido di massa.
Riteniamo che se questo nostro emendamento venisse approvato, sarebbe cosa buona e giusta, perché si darebbe una risposta positiva agli enti locali, ai cittadini e, soprattutto, ad uno sviluppo ecosostenibile (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pasetto. Ne ha facoltà.

GIORGIO PASETTO. Vorrei richiamare l'attenzione del sottosegretario, facendo seguito all'intervento del collega Carbonella, per dire molto semplicemente che questo emendamento altro non è che quanto contenuto nel documento di programmazione


Pag. 69

economico-finanziaria; inoltre, esso altro non è che il contenuto di un ordine del giorno accolto come raccomandazione dal Governo. Ci troviamo, dunque, di fronte ad un'inadempienza da parte del Governo e della maggioranza. Tutti gli interventi non fanno altro che far riferimento al documento di programmazione economico-finanziaria, che stabiliva la necessità di trovare risorse per il settore del trasporto pubblico locale, per coprire sia i problemi inerenti al costo del lavoro, sia quelli relativi agli investimenti per i mezzi.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pasetto 23.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 397
Votanti 396
Astenuti 1
Maggioranza 199
Hanno votato
sì 167
Hanno votato
no 229).

Prendo atto che gli onorevoli Perrotta e Santori non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mascia 23.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Questi emendamenti si riferiscono ad un articolo particolarmente importante del provvedimento al nostro esame, che riguarda tutte le norme relative al trasporto pubblico locale. Ci chiediamo cosa c'entri questa materia con un decreto-legge che si definisce «mille proroghe». Ad ogni modo, riconosciamo l'urgenza di provvedere a normare alcune di tali questioni e soprattutto di provvedere a trasferire alle regioni le risorse necessarie per migliorare il trasporto pubblico locale.
Anch'io leggevo con sorpresa le dichiarazioni rilasciate dal Presidente Berlusconi, dopo una conferenza stampa sul tema delle infrastrutture e, più in generale, su tutto quanto riguarda le deleghe del ministro Lunardi.
Leggevo con meraviglia queste dichiarazioni, perché mi sembravano quelle di un Presidente del Consiglio appena nominato. Nel suo intervento, in particolare, egli richiama una situazione, che è stata ereditata, difficilissima. Sono due anni e mezzo che questo Governo sta lavorando e mi chiedo se questo è il modo con cui il Governo intende interpretare il suo ruolo di arbitro, con riferimento ad una serie di situazioni che hanno visto scendere in piazza migliaia di autotrasportatori, il blocco del traffico in grandi metropoli e gravi disservizi provocati perché il Governo non ha mai rappresentato le esigenze del rinnovo contrattuale ed oggi ne ravvisiamo le conseguenze.
Per quanto riguarda le disposizioni dell'articolo in esame, è stata prevista la spesa di euro 337.500.000 per l'anno 2004 e di euro 214.300.000 annui a decorrere dall'anno 2005. Con un emendamento del Senato, sono state apportate alcune modifiche relativamente alle risorse che risultavano necessarie al miglioramento del trasporto pubblico.
Abbiamo cercato, nel corso dei nostri interventi (sono stati numerosi i colleghi intervenuti su questo tema), di convincere il Governo a ripristinare le risorse eliminate nel corso dell'esame al Senato. È una questione di logica, perché non si può attaccare l'operato del precedente Governo, così come fa il Presidente del Consiglio, senza porre in essere atti successivi. Se il trasporto pubblico locale rappresenta veramente un'emergenza, una priorità di questo paese, non si può che rispondere con adeguati finanziamenti.
Sono numerose le questioni concernenti il trasporto pubblico locale che non trovano risposta: mi riferisco alle osservazioni ed alle sollecitazioni, sollevate nel


Pag. 70

corso dell'esame del disegno di legge finanziaria (in quella sede, abbiamo chiesto il varo di provvedimenti di defiscalizzazione), nonché alle richieste degli enti locali (al riguardo, sono stati richiesti i 123 milioni di euro che non sono stati più previsti in seguito all'approvazione dell'emendamento al Senato per migliorare e garantire un miglior servizio della viabilità all'interno delle città). Non vi è, inoltre, un rapporto serio con le regioni, con riferimento a tale vicenda.
Ho preso atto con soddisfazione delle dichiarazioni del gruppo di Alleanza nazionale che ha risolto una questione che poteva essere veramente difficile sotto il profilo dei rapporti tra lo Stato e le regioni a statuto speciale, a proposito del ritiro da parte del Governo dell'emendamento 23.17.
Ciò non toglie che, rispetto alla situazione attuale, è necessario contemplare un nuovo ruolo e ridisegnare una riforma complessiva del trasporto pubblico locale (il Presidente del Consiglio non sa nemmeno che, in sede di Commissione trasporti, è iniziata la discussione di un provvedimento d'iniziativa del gruppo dell'UDC e mi meraviglia che nelle sue dichiarazioni non faccia riferimento al fatto che si stia già lavorando su questo tema, come se amministrasse sulla luna), a fronte di una complessità di trasferimenti finanziari che deve riguardare le regioni: le risorse devono essere destinate dallo Stato a queste ultime per la copertura completa del contratto di lavoro (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, sono favorevole all'emendamento presentato dall'onorevole Mascia ed anzi, se mi permette, vorrei sottoscriverlo.
Il collega Rosato ha giustamente rilevato l'eterogeneità delle norme prevista nel decreto-legge cosiddetto «milleproroghe». Siamo di fronte ad un provvedimento che è una sorta di finanziaria di riserva, di serie B, un po' come il mercato d'autunno calcistico sta a quello dei mesi estivi...

PRESIDENTE. Non tocchi l'argomento...

ALFONSO GIANNI. Tra me e lei si può fare, perché piangiamo attorno alla stessa pianta.
Ma, ogni tanto, compare una norma che ci sta a cuore. Per questo ritengo sia opportuno sostenere la collega Mascia con molta energia.
Siamo di fronte ad una tipica vicenda, tutt'altro che conclusa, che attiene al conflitto sociale in atto in questo paese: un'intera categoria, quella degli autoferrotranvieri, è scesa in sciopero. Inizialmente, qualcuno aveva pensato di poter giocare la carta della contrapposizione tra gli interessi dei cittadini e quelli degli autisti dei mezzi pubblici. Tuttavia, questa carta è stata spuntata; infatti, un noto quotidiano italiano ha condotto un'indagine che testimonia, almeno nel contesto milanese, che la maggioranza dei cittadini-utenti ha condiviso e condivide le ragioni dello sciopero degli autoferrotranvieri.
D'altro canto, per quanto il Presidente del Consiglio, Berlusconi, insista nel sovrapporre alla realtà concreta materiale una sorta di pellicola matrix, dove le cose sono disegnate in modo del tutto virtuale, basta che chiunque - elettore della Lega, di Alleanza nazionale o di Forza Italia - ficchi le mani nelle proprie tasche per accorgersi che c'è poco per tutti. Di ciò si sono accorti gli autoferrotramvieri e, per tale motivo, non accettano l'aumento di 81 euro, chiedendone almeno 106, che costituisce il minimo comprensibile e civile - come da richiesta sindacale tradizionalmente moderata, anzi moderatissima - ed è per ciò che proponiamo questo emendamento che riconduce l'aumento alla cifra richiesta dalle organizzazioni sindacali.
Tra l'altro, in tale proposta emendativa chiediamo anche una diversa copertura in quanto l'intento di scaricare gli incrementi per i guidatori del trasporto pubblico sulle spalle o sulle tasche dei cittadini che


Pag. 71

usano il trasporto privato, aumentando l'accisa sulla benzina, costituisce evidentemente l'estremo tentativo di contrapporre interessi popolari ad altri interessi popolari. Questo meccanismo così banale e così rozzo va disvelato!
Dunque, proponiamo che la copertura per un maggiore trasferimento monetario nelle tasche degli autoferrotranvieri - cioè di coloro che si occupano del decongestionamento del traffico e che garantiscono la mobilità urbana per il professionista come per l'operaio, per la casalinga come per il nullafacente - ricada sulle tasche delle imprese, le quali hanno goduto di straordinari trasferimenti da parte dello Stato senza garantire nulla dal punto di vista dell'aumento della produttività e della produzione.
È ovvio che ciò che propongo è una redistribuzione della ricchezza prodotta, una volta tanto, invertendo la tendenza in atto a favore del lavoro dipendente, di coloro che non arrivano neppure ai 1.000 euro al mese che, per di più, non possono - essendo a reddito fisso - evadere le tasse e che, quindi, non possono, neanche se lo volessero, accettare il suggerimento del Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Ne ha facoltà.

SESA AMICI. Signor Presidente, se ci fosse ancora bisogno di capire l'assurdità della discussione che stiamo svolgendo, basterebbe leggere testualmente il titolo di questo articolo 23: «Finanziamento del rinnovo contrattuale per il settore del trasporto pubblico locale, proroga di termine in materia di servizi di trasporto pubblico regionale e locale e differimento del nuovo regime di ricorsi in materia di invalidità civile».
Si tratta di una serie di argomenti, tutti inseriti nell'articolo 23, che poco hanno a che vedere con la tecnica legislativa della proroga termini e che, come poc'anzi ricordava il collega Alfonso Gianni, riguardano materie di rilevante contenuto e di grande impatto sociale.
Che cosa è accaduto nelle settimane scorse? L'opinione pubblica italiana, soprattutto le donne italiane, sono state bombardate da parte della maggioranza e, in particolare, dal Presidente del Consiglio dei ministri con l'argomento che, essendo buone massaie, saranno oggi in grado di trovare, con l'introduzione dell'euro, il modo di spendere meno; e ciò, quasi a testimoniare questa specie di ossessione - che tuttavia sarà un argomento di campagna elettorale - che gran parte dei disastri dell'economia italiana derivano proprio dall'introduzione della moneta unica.
Ebbene, quando si potrebbe dimostrare esattamente il contrario, il Governo pone in essere un'operazione grave, soprattutto perché non dice la verità; e la verità è che, a fronte di un conflitto che si è aperto sulla questione del rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri, si decide che il costo di questo rinnovo, che avrebbe bisogno di ben altro, sia coperto attraverso l'aumento dell'accisa sulla benzina. Forse, se s'interrogassero quelle brave massaie, le stesse risponderebbero in maniera molto semplice, anche perché tutti sanno che nella filiera dei prezzi la fonte originaria del loro aumento spesso deriva dall'aumento della benzina la quale oggi è pagata in dollari e questi si sono deprezzati rispetto all'euro di oltre il 20 per cento.
Questa è una verità che si percepisce e non è, quindi, quella virtuale ma quella reale. E ciò potrebbe oggi determinare una riduzione del costo della benzina per le tante famiglie che sono spesso costrette ad utilizzare il mezzo privato, forse anche per fare il giro dei mercati. Oggi, in maniera surrettizia, e non corretta, si utilizza quella riduzione del prezzo per pagare il contratto degli autoferrotranvieri, che certamente sta a cuore anche a noi, ma ad esso si poteva trovare altra copertura, sulla quale ci potevamo anche accordare.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento


Pag. 72

Mascia 23.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 418
Votanti 417
Astenuti 1
Maggioranza 209
Hanno votato
sì 178
Hanno votato
no 239).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Raffaldini 23.4 e Rosato 23.12.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, continuo ad intervenire al fine di spiegare le ragioni di questi nostri emendamenti. Il trasporto pubblico locale non è questione di destra o di sinistra, ma rappresenta uno di quei servizi indispensabili che un buon amministratore deve saper fornire ai propri cittadini.
Come dicevo prima, noi avevamo visto con favore ed interesse la previsione di risorse finanziarie inserita nel provvedimento prima che lo stesso venisse modificato dal Senato. Una parte di queste, 214 milioni di euro, dovevano servire per soddisfare le esigenze di quota parte del Governo da destinare al pagamento del contratto di lavoro, compreso l'aumento previsto; un'altra parte, 123 milioni di euro, potevano essere disponibili fin dal prossimo anno per migliorare in maniera sensibile la qualità del servizio offerto che, fra l'altro, è richiesta a gran voce in particolare dall'ANCI, atteso che per i sindaci si pone quotidianamente il problema - che emerge dalle continue segnalazioni rivolte dai cittadini alle varie circoscrizioni e agli assessorati - in ordine ad un servizio che è uno di quelli che riguarda più da vicino i cittadini.
Nonostante vi sia una legge di riforma, approvata nel 1997, non siamo ancora riusciti a raggiungere gli obiettivi da essa individuati. Infatti, numerosi problemi di natura strutturale, organizzativa e finanziaria restano ancora insoluti. L'obiettivo primario, non ancora raggiunto, consiste nel miglioramento profondo del sistema, avvicinandosi agli standard europei e cercando di decongestionare le nostre metropoli e le nostre aree urbane dall'uso di veicoli inquinanti, che costringe spesso le regioni e i comuni ad adottare provvedimenti di blocco della circolazione per tentare di far rientrare i livelli di inquinamento nei limiti previsti dalla legge. Tali limiti in questi anni sono stati stabilmente e sistematicamente superati, spesso in tutte le stagioni.
Dobbiamo tenere conto di ciò, e del fatto che nelle aree urbane e metropolitane vive e lavora l'80 per cento della popolazione del paese. Riteniamo che l'emendamento in esame costituisca una proposta saggia, che tende a ricollocare le risorse su una questione centrale per lo sviluppo del paese. La disposizione in esame, alla cui copertura si fa fronte tramite l'aumento delle accise sul carburante, va pertanto finalizzata al miglioramento della qualità del trasporto pubblico (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Raffaldini. Ne ha facoltà.

FRANCO RAFFALDINI. Signor Presidente, affrontando il problema del trasporto pubblico locale, il Presidente del Consiglio ha l'occasione di iniziare subito a lavorare sulla base di quanto egli ha affermato oggi in una conferenza stampa. Va tuttavia rilevato che il nostro Presidente del Consiglio è abituato a dire una cosa nei giorni pari e a disdirla nei giorni dispari. Richiamo un esempio concreto al riguardo: al termine di una durissima vertenza sindacale, il Governo ha previsto con il decreto-legge in esame, emanato lo scorso 24 dicembre (giorno pari), lo stanziamento di risorse per il contratto degli autoferrotramvieri, disponendo per la copertura


Pag. 73

l'aumento di 1,7 centesimi dell'accisa sulla benzina. In tal modo venivano coperti il 2004, il 2005 e gli anni successivi. Tale decreto è stato modificato al Senato, su proposta del Governo, che lo ha trasmesso alla Camera il 29 gennaio (giorno dispari) radicalmente modificato, riducendo di 123 milioni 200 mila euro, pari a 245 miliardi di vecchie lire annui, gli stanziamenti per gli anni a decorrere dal 2005. La motivazione fornita per tale riduzione è che il ministro dell'economia ha sbagliato i conti sul gettito derivante dall'aumento dell'accisa (si tratta di un ulteriore caso di finanza creativa).
Se fosse vero che i conti sul gettito dell'accisa erano errati per 230 miliardi di vecchie lire annui, la capacità di contabilizzare da parte del ministro dell'economia sarebbe inaffidabile e vi sarebbe un decreto-legge vigente privo di adeguata copertura finanziaria per il 2004, in assenza del gettito previsto; se non fosse vero, e il gettito dell'accisa fosse quello previsto dal decreto-legge, il Governo stabilizzerebbe le risorse a decorrere dal 2005, decurtandole di 230 miliardi di vecchie lire annui.
Perciò, noi chiediamo che in questo caso sia ripristinato il testo originario del decreto-legge, la cui prima firma è del Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi, che le risorse ulteriormente liberate rimangano al settore, per investimenti, e che venga affrontato sia il problema della spesa corrente - il contratto dei lavoratori - sia il problema della spesa per investimenti.
Nelle nostre città la mobilità sostenibile è infatti uno dei problemi essenziali che i cittadini vivono. Siamo prossimi ad una emergenza permanente. La congestione, l'inquinamento e gli incidenti stradali si concentrano nelle aree urbane e le risorse investite da parte di questo Governo sono sempre più scarse. È urgente un piano straordinario e duraturo di interventi per la mobilità sostenibile.
Per questo, più volte noi abbiamo proposto una politica che aumenti, in modo permanente e consistente, le risorse da destinare al trasporto pubblico locale. In tal modo, possono essere aumentati i trasferimenti alle regioni da investire nel trasporto rapido di massa, in veicoli a basso impatto ambientale, nella sostituzione del parco autobus vetusto, nelle nuove tecnologie applicate ai sistemi di circolazione, di sosta e di informazione ai cittadini, nel rilancio del trasporto ferroviario regionale, che rischia il degrado, nel sostegno a modelli innovativi di distribuzione delle merci nei centri storici. È poi necessaria l'introduzione di modifiche fiscali per lo sviluppo del trasporto pubblico quali, ad esempio, la abrogazione dell'IVA sui contratti di servizio pubblico e la defiscalizzazione degli abbonamenti annuali. Queste sono le nostre proposte precise, che noi chiediamo di approvare, a partire dall'accoglimento di questo emendamento che ripristina il testo originario del decreto-legge firmato Berlusconi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mazzarello. Ne ha facoltà.

GRAZIANO MAZZARELLO. Mi pare che su questo emendamento i colleghi della maggioranza potrebbero dimostrare un'apertura e non essere rigidi come hanno fatto fin qui. Questo vale anche per il Governo. Di fatto - come diceva il collega Raffaldini - gli emendamenti in esame riportano il testo alla definizione precedente, quella contenuta nel decreto-legge emanato dal Governo. Diversamente, quella che si conduce è un'operazione molto grave e seria.
Tutti noi siamo d'accordo sulla necessità di aumentare le risorse a favore del trasporto pubblico locale. Qui non si tratta di prevedere maggiori oneri per lo Stato, ma solo di aumentare l'accisa sulla benzina per finanziare il rinnovo del contratto. Per come è formulato il decreto, è chiaro che l'accisa sulla benzina crea risorse per 337 milioni 500 mila euro all'anno. L'operazione che il Governo realizza con questa modifica è la seguente: per il 2004 si attribuiscono queste risorse; dal 2005 in poi si pratica un taglio ma non si diminuisce l'accisa sulla benzina. Rimane


Pag. 74

invariato l'aumento dell'accisa sulla benzina mentre il trasferimento per il trasporto pubblico locale diminuisce di 123 milioni di euro, equivalenti a 250 miliardi di lire. È un colpo durissimo a fronte dei costi e dei problemi che hanno le aziende ed i comuni delle nostre città. Vi pregherei di pensarci e di riflettere, per riportare il testo alla formulazione originaria (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Raffaldini 23.4 e Rosato 23.12, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 412
Maggioranza 207
Hanno votato
sì 182
Hanno votato
no 230).

Che cosa sono queste grida di dolore...?
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Sardelli 23.1, Raffaldini 23.5 e Pasetto 23.13.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Raffaldini. Ne ha facoltà.

FRANCO RAFFALDINI. Signor Presidente, rispetto alla conferenza stampa che ha tenuto oggi il Presidente del Consiglio, il quale ha ripetuto di essersi trovato con un'eredità terribile, ossia pari a niente, vorrei ricordare solo alcuni dati, perché altrimenti un navigatore rischia di non sapere in quant'acqua naviga.
In Italia è aperto il più grande cantiere europeo, quello dell'alta velocità e alta capacità ferroviaria, con 40 mila miliardi di lire stanziati dal Governo dell'Ulivo, il quale ha anche stanziato per i porti nel 2000 e nel 2001 tremila miliardi; aggiungo che gran parte dei lavori sono completati. Agli aeroporti sono stati destinati mille miliardi, di cui il 60 per cento al Sud. Per metropolitane e tranvie - veniamo al dunque - sono stati attivati dal Governo dell'Ulivo 12 mila miliardi delle vecchie lire. Per il rinnovo delle concessioni autostradali sono state previste migliaia e migliaia di miliardi delle vecchie lire. Questa è l'eredità, ricca, che ha ricevuto il Presidente del Consiglio Berlusconi!
Ora, se volessimo individuare una situazione emblematica del caos istituzionale in cui versa il paese, quella dei trasporti sarebbe la più indicativa: una miscela di problemi volutamente irrisolti, di irresponsabilità politiche, di insipienze, che sta stravolgendo un settore strategico della vita dei cittadini. Cito la questione del trasporto pubblico locale, ma anche la questione - delle ultime ore - dell'Alitalia, rispetto alla quale, dietro contrasti politici tra ministri di questo Governo, emergono espressioni come cessazione dell'attività, liquidazione, smembramento, commissariamento. Ma sono irresponsabili queste posizioni e queste proposte! Vediamo cosa succederà nelle prossime settimane nelle ferrovie, disarticolate per procedere a nomine da parte del Governo. Insomma, questa è la situazione.
Vorrei concludere, ancora una volta, con un esempio specifico di cui dovrebbe parlare il Presidente del Consiglio nella conferenza stampa. Cito dal quotidiano Il Giornale un'intervista ad Albertini sui famosi 192 milioni di euro destinati a Milano per completare le metropolitane. In essa egli dice che la politica e la pubblica amministrazione devono essere al servizio dei cittadini e non viceversa. Poi vi è la domanda: ma a proposito di amministrazione e politica, Berlusconi le organizzerà un incontro con Tremonti per i famosi soldi a Milano? Risposta di Albertini: più che incontri vorrei l'assegno. Parla di concretezza milanese? Per il momento, l'assegno l'ho staccato io - dice Albertini -, solo io, venerdì sera, per partecipare alla cena di Forza Italia: duemila euro! E come gesto simbolico l'ho anche fotocopiato.


Pag. 75


Questa è la situazione e in questi giorni il Presidente Berlusconi, di fronte alle reiterate richieste dei milanesi e dei lombardi, risponde: non posso mantenere l'impegno che ho preso, la mia parola non vale più; al massimo - come può dire un sottosegretario - accoglierò il vostro appello come una raccomandazione. Ma Berlusconi e Lunardi non mantengono le parole date e i leader milanesi del centrodestra non difendono né i milanesi, né i lombardi. Questo è in concreto il centrodestra, a Roma e a Milano (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pasetto. Ne ha facoltà.

GIORGIO PASETTO. Il Presidente, il sottosegretario e i colleghi si chiederanno perché tanta ostinazione su questo emendamento. Su tale questione non siamo soltanto noi ad intervenire. Su tale questione l'associazione nazionale dei comuni, l'insieme delle aziende del pubblico trasporto, sia quelle guidate dal centrosinistra sia quelle guidate dal Polo, così come i comuni, reclamano un atto di giustizia chiedendo la restituzione delle risorse che erano state assegnate a questo comparto.
Da dove nasce tale questione? Il Governo ha la memoria corta, perché non tiene conto che questo problema nasce durante le feste natalizie, all'interno di un grande conflitto sociale che riguarda il contratto dei lavoratori del settore, la paralisi delle nostre città e - come è stato già sottolineato in quest'aula - l'inquinamento permanente delle città per un carico che non può essere soddisfatto dal servizio del trasporto pubblico locale. Siamo qui a difendere il trasporto pubblico locale, siamo qui a difendere la qualità della vita nelle nostre città, siamo qui a difendere il diritto alla salute e alla mobilità dei nostri cittadini. Ebbene, che cosa è successo? Di fronte a quel conflitto, dopo aver detto «no» nella legge finanziaria, dopo aver detto di no nel «decretone», si è intervenuti con un provvedimento solo quando il tessuto sociale, la contestazione, sostanzialmente la paralisi del trasporto hanno richiesto un intervento.
Riguardo a questa misura, come diceva il collega Raffaldini, il Governo dice: in realtà abbiamo sbagliato i conti. Non è così, perché questa posta era fissata per il 2004! La realtà è che sono state sottratte risorse, una parte delle quali, per intesa con le associazioni, doveva essere destinata al rinnovo del contratto. Ma senza un investimento in infrastrutture, in mezzi, in autobus, in tram, sostanzialmente si destina quel settore alla paralisi! Questa è la verità! Questo sistema si regge sull'impegno e sullo sforzo dei lavoratori e non si può pensare che si tratti soltanto del costo del lavoro: occorrono interventi nelle infrastrutture, occorre acquistare i mezzi, occorre una qualità e un numero di mezzi tali da soddisfare le esigenze del trasporto pubblico locale!
Questa motivazione relativa all'accisa non è vera, non è fondata, perché sappiamo benissimo che quella parte - i famosi 130 miliardi - sono stati riutilizzati dal Tesoro per altre poste, per coprire altri bisogni ai quali il Governo non era in grado di far fronte! Questa è la verità! La verità è che si tratta di una sottrazione di risorse che erano frutto di un'intesa non soltanto con quel comparto, ma soprattutto con i lavoratori!
Credo vi sia una grande responsabilità, altro che le assicurazioni del Governo e in modo particolare del «tuttologo» Berlusconi! La verità, signor sottosegretario, è che voi vi accingete a riaprire una questione che ci porterà di nuovo al conflitto all'interno delle nostre città e, soprattutto, ci porterà alla paralisi. Avete abbandonato questo settore, che è un settore fondamentale per la vita e lo sviluppo delle nostre realtà urbane (e non soltanto di queste).
Avevamo chiesto ed ottenuto - con quella misura che poi, sostanzialmente, ricade indirettamente sui cittadini - un intervento per far fronte all'insieme dei problemi di questo comparto. La verità, signor sottosegretario, è che ai problemi di questo settore - come del resto di tutto il


Pag. 76

comparto industriale del paese - non potete pensare di far fronte soltanto con il costo del lavoro. In questo caso, i lavoratori hanno avuto meno arretrati di quanti il contratto riconosceva loro. Sono state le aziende e la categoria a fare uno sforzo e il Governo oggi si assume una grave responsabilità. Se l'è assunta al Senato, se la assume nuovamente qui alla Camera: quella di sottrarre sostanzialmente 123 milioni di euro che sono vitali, sono essenziali per il settore. Faccio appello a coloro che sono sensibili nei confronti di questo comparto all'interno della maggioranza - ne vedo pochi -, perché, ripeto, una misura così limitata era pur tuttavia una misura fondamentale e necessaria per questo settore (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, condivido quanto è stato espresso con passione, oltre che con grande rigore, dai colleghi che mi hanno preceduto.
Desidero intervenire anch'io per sottolineare come la politica della mobilità di questo Governo sia assolutamente in ritardo rispetto alle reali necessità, e si riveli veramente inadeguata, visto il vero e proprio dramma in cui si trovano le nostre città ed il comparto nel suo complesso.
In questa sede sono stati evidenziati anche i problemi del contratto e della gestione dei rapporti con i lavoratori operanti in questo settore, ma non intendo dilungarmi su tale aspetto, poiché è stato già detto molto al riguardo. Vorrei utilizzare il tempo a mia disposizione, invece, per sottolineare che siamo di fronte ad un problema che deve essere assolutamente risolto: invertire il trend di crescita della percentuale degli spostamenti effettuati su mezzi motorizzati privati. Infatti, vorrei ricordare che essi coprono ben l'85 per cento del totale della mobilità, con una perdita per il trasporto pubblico di 5 milioni e 500 mila passeggeri per chilometro negli ultimi vent'anni, così come confermato dai dati sia dell'Organizzazione mondiale della sanità, sia di Legambiente.
Sappiamo che il traffico è uno dei maggiori responsabili dello smog cittadino, e l'incapacità di affrontare il problema con interventi e strumenti adeguati comporta il rischio - anzi, ormai quasi la certezza - del mancato rispetto degli accordi internazionali stabiliti nel Protocollo di Kyoto (come ho già sottolineato nel corso di un mio precedente intervento), il quale prevede la riduzione del 6,5 per cento delle emissioni di gas climalteranti rispetto al 1990, mentre si è registrato addirittura un aumento delle stesse del 5 per cento.
Inoltre, valutiamo anche i dati che sono indicati, in maniera netta e chiara, nel IV Rapporto sui costi ambientali e sociali della mobilità in Italia, elaborato dall'associazione Amici della terra e da Trenitalia. Tali dati, signor Presidente, mostrano una fotografia impietosa di quanto sia sbagliato l'attuale modello di mobilità. Esso comporta un costo di 64 milioni di euro annui per il trasporto delle persone, imputabile per oltre il 95 per cento al trasporto privato: si tratta di un aspetto che forse andrebbe tenuto, in maniera approfondita, in maggiore considerazione.
La stessa Associazione nazionale comuni italiani (ANCI) ha più volte invitato l'amministrazione centrale a prevedere, come abbiamo sostenuto numerose volte oggi, interventi e risorse strutturali per consentire agli enti locali una riconversione sostenibile della mobilità in ambito urbano, attraverso la realizzazione di piani urbani della mobilità, il rinnovo - anche questo è stato già detto - del parco autobus, la realizzazione di infrastrutture per il trasporto rapido di massa, i parcheggi di interscambio, la mobilità ciclistica e l'uso di applicazioni tecnologiche per il controllo della circolazione, come del resto già avviene in altri paesi.
Insomma, si tratta di promuovere politiche attive per il controllo della gestione della domanda di mobilità. C'è bisogno di un piano nazionale della sicurezza stradale - anche l'ANCI l'ha sottolineato -, come dell'utilizzo di carburanti non inquinanti.


Pag. 77

Per fare tutto ciò - e concludo - è necessaria l'istituzione di un fondo per la mobilità sostenibile nelle aree urbane, finalizzato, appunto, alla realizzazione di un piano di interventi che si presenta complesso ed anche molto costoso. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zanella.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mazzarello. Ne ha facoltà.

GRAZIANO MAZZARELLO. Signor Presidente, voglia scusare la nostra insistenza, ma vorremmo fare breccia nei colleghi della maggioranza affinché riflettano su questo emendamento di buon senso.
Avete aumentato l'accisa sulla benzina adducendo a motivo dell'aumento che i conseguenti introiti sarebbero andati al trasporto pubblico locale; ora, invece, tagliate una parte consistente di quegli introiti. Non si capisce! Guardate che abbiamo un sistema dei trasporti al collasso: anche Alitalia sta andando a gambe all'aria! Lo denunciate continuamente anche voi, ma non potete limitarvi alle denunce: dovete affrontare il problema!
Potrei dirvi anche del trasporto marittimo e della flotta. Ora ci sono grandissime difficoltà nelle città, nel trasporto pubblico locale. Perché fate questa operazione? Perché questo taglio che aggraverà ancora di più i problemi? Dove allocate le risorse che qui tagliate? Guardate che l'operazione dell'abolizione delle tasse sulle grandi eredità l'avete già fatta: non usate anche questi soldi per operazione siffatte (Commenti del deputato Rizzi)!

PRESIDENTE. Onorevole Mazzarello, concluda.

GRAZIANO MAZZARELLO. Correggete la vostra impostazione ed usate quei soldi per rinnovare il trasporto pubblico locale!

PRESIDENTE. Onorevole Mazzarello, lei ha già dato consigli importanti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Sardelli 23.1, Raffaldini 23.5 e Pasetto 23.13, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 389
Votanti 388
Astenuti 1
Maggioranza 195
Hanno votato
sì 165
Hanno votato
no 223).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 23.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 392
Votanti 391
Astenuti 1
Maggioranza 196
Hanno votato
sì 171
Hanno votato
no 220).

Prendo atto che l'onorevole Testoni non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 23.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 380
Votanti 360
Astenuti 20
Maggioranza 181
Hanno votato
sì 145
Hanno votato
no 215).


Pag. 78


Prendo atto che l'onorevole Sanza non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Raffaldini 23.6.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Raffaldini. Ne ha facoltà.

FRANCO RAFFALDINI. Signor Presidente, non mi dilungherò: vorrei soltanto capire.
Nel comma 3-bis dell'articolo 23 del decreto-legge compare il termine «automobilistici», che non si rinviene, di norma, nel decreto legislativo n. 422 del 1997 sul trasporto pubblico locale (e nelle successive modificazioni ed integrazioni). Non si comprende bene se con tale termine si voglia alludere al noleggio con conducente, al filobus, alla tranvia o all'autobus. Desidererei avere un chiarimento al riguardo.
Colgo l'occasione per accennare all'odierna conferenza stampa del Presidente del Consiglio Berlusconi. Di fronte al dramma del settore, di fronte al dramma che le città vivono a causa della congestione da traffico e della conseguente impossibilità di muoversi in sicurezza e salvaguardando la salute delle persone - di fronte ad un dramma di tale portata, che è stato più volte segnalato all'attenzione del Governo -, sapete quali proposte ha avanzato, oggi, il Presidente Berlusconi?
Egli ha proposto di convocare un primo tavolo, un secondo e poi un terzo. La domanda è la seguente: conosce il problema, sì o no? Dopo tre anni, deve farsi ancora un'opinione? Ma dove è stato? Non ha idee e proposte? Dov'era un mese fa quando le regioni, i sindaci, le aziende, il sindacato discutevano, vicino al suo ufficio a palazzo Chigi, sulla vertenza degli autoferrotranvieri? Dov'era quando hanno tagliato le risorse ai comuni e alle regioni? Dov'era quando Tremonti, che per mesi ha predicato di abolire l'IRAP in una notte, l'ha introdotta, con effetti retroattivi, sui contributi pubblici ricevuti dalle aziende di trasporto per il ripiano dei disavanzi?
Ben venga, a questo punto, il fatto che Berlusconi si svegli, finalmente, ma smetta di fare chiacchiere, di far teatrino! Prenda di petto i problemi e porti soluzioni (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Raffaldini 23.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 402
Votanti 399
Astenuti 3
Maggioranza 200
Hanno votato
sì 171
Hanno votato
no 228).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Detomas 23.7, Olivieri 23.9 e Boato 23.16.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, con gli identici emendamenti in esame, riguardanti le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano, chiediamo di salvaguardare la specificità della competenza primaria legislativa secondo quanto previsto dai rispettivi statuti (quindi, non solo del Trentino-Alto Adige, della Valle d'Aosta, del Friuli-Venezia Giulia, della Sardegna e della Sicilia), affinché le prerogative di competenza legislativa primaria siano conservate, come è sempre stato.
È la classica norma di salvaguardia che dovrebbe incontrare l'unanime consenso da parte dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Detomas 23.7, Olivieri 23.9 e Boato 23.16, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


Pag. 79

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 399
Votanti 393
Astenuti 6
Maggioranza 197
Hanno votato
sì 175
Hanno votato
no 218).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Detomas 23.8 e Olivieri 23.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Detomas. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE DETOMAS. Signor Presidente, anche in questo caso la motivazione degli emendamenti presentati è essenzialmente tecnica e nasce dalla necessità di salvaguardare lo statuto di autonomia e le norme di attuazione, quindi, l'impianto autonomistico delle regioni a statuto speciale che, nel caso specifico, hanno una competenza legislativa primaria.
Onde evitare sovrapposizioni normative e illegittimità costituzionali nell'ipotesi di invasione di competenze da parte dello Stato nelle materie per le quali esiste questa competenza garantita costituzionalmente, invito il Governo e la maggioranza ad approvare questo emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Detomas 23.8 e Olivieri 23.10, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 396
Votanti 395
Astenuti 1
Maggioranza 198
Hanno votato
sì 167
Hanno votato
no 228).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Pasetto 23.15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Raffaldini. Ne ha facoltà.

FRANCO RAFFALDINI. Signor Presidente, mi rivolgo al sottosegretario Ventucci: sarei disponibile a valutare una riformulazione del mio emendamento.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, il Governo ha espresso parere contrario sull'emendamento in esame. Tuttavia, se il collega Pasetto e gli altri firmatari ne accettano una riformulazione, ovviamente il parere diventa favorevole.
L'emendamento dovrebbe essere riformulato in questi termini: viene eliminato il riferimento temporale («entro il 31 dicembre 2004») e viene sostituita l'espressione «emana un decreto volto ad individuare le risorse», con l'espressione «provvede annualmente alla ricognizione ed individuazione delle risorse al fine di emanare provvedimenti». Il Governo esprimerebbe un parere favorevole sull'emendamento, qualora venisse così riformulato, sperando che queste risorse non vadano poi ad incidere sulla spesa corrente. Volevo specificare che la somma autorizzata per il trasporto pubblico locale per l'anno 2004 va considerata come misura una tantum, mentre per quanto riguarda gli anni successivi si tratta di calcoli attuariali rispetto alle differenziazioni nell'uso della benzina a favore del gasolio.

PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore concorda e che i presentatori dell'emendamento Pasetto 23.15 accettano la riformulazione proposta dal Governo.
Passiamo ai voti.


Pag. 80


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pasetto 23.15 , nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 410
Votanti 409
Astenuti 1
Maggioranza 205
Hanno votato
sì 404
Hanno votato
no 5).

Prendo atto che gli onorevoli Deodato e Amato non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione del subemendamento Armani 0.23.01.1. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, stiamo parlando ora di agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e il subemendamento in questione, così come il successivo, porta le firme, oltre che di parlamentari del centrosinistra, anche di parlamentari della maggioranza (a meno che non siano state ritirate). Lo scopo di questi subemendamenti è di rendere più efficace e più equo il provvedimento che proroga le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie. Voteremo tra poco un emendamento del Governo che proroga per tutto il 2005 le detrazioni IRPEF per chi ristruttura la propria abitazione - ricordo che nell'ultima finanziaria le agevolazioni erano state previste solo per l'anno 2004 - e abbassa opportunamente l'IVA dall'attuale 20 per cento al 10 per cento. Sull'articolo aggiuntivo presentato dal Governo, per quanto riguarda la proroga delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni, esprimiamo ovviamente un orientamento favorevole, perché corrisponde ad una proposta che noi da tempo abbiamo avanzato, sia in forma di proposta di legge, sia con emendamenti all'ultima finanziaria (in quella sede il Governo e la maggioranza respinsero questa nostra richiesta; il fatto che oggi invece il Governo stesso la avanzi, naturalmente, ci rende felici).
Pensiamo che questo strumento introdotto nel 1998 dai Governi dell'Ulivo abbia dato risultati talmente positivi da auspicare che vengano rese strutturali le agevolazioni finalizzate in particolare alla qualificazione del patrimonio abitativo. Qui potremmo fermarci, se non fosse che ci sono dei problemi irrisolti nel modo in cui il Governo ha presentato la sua proposta emendativa. Quali sono i problemi irrisolti? Il primo è che le detrazioni IRPEF, che la finanziaria prevedeva al 41 per cento, vengono abbassate, per quanto riguarda gli interventi di ristrutturazione che saranno attuati dalle famiglie e dai privati, al 36 per cento e vengono mantenute invece al 41 per cento per le ristrutturazioni che saranno fatte dalle imprese che poi venderanno i singoli immobili agli acquirenti.
L'altro difetto dell'articolo aggiuntivo del Governo sta nel fatto che abbassa il tetto delle spese detraibili da 60 mila euro, come era previsto nella legge finanziaria, a 48 mila euro. Ebbene, il nostro subemendamento (dico nostro, sottolineando che era stato sottoscritto anche da esponenti della maggioranza) propone, invece, di riportare a 60 mila euro il tetto di spese detraibili ed al 41 per cento le detrazioni IRPEF anche per le famiglie che compiono i lavori di ristrutturazione. È facile capire che questo subemendamento è dettato da una ragione di efficacia, ossia riportare a 60 mila euro il tetto di spese detraibili, e, naturalmente, consente di agevolare non solo interventi di piccola entità, ma anche interventi più strutturali sulle abitazioni.
In secondo luogo, vi è una ragione di equità, perché vi sarebbe una incomprensibile disparità tra un privato che ristruttura direttamente la propria abitazione, ma può detrarre fino ad un tetto di spesa di 48 mila euro, ed un altro privato che acquista la propria abitazione dall'impresa


Pag. 81

che ha effettuato i lavori, ma potrebbe effettuare detrazioni fino al 41 per cento. Perché vi dovrebbe essere questa disparità?
In terzo luogo, mi rivolgo al sottosegretario Ventucci che ha seguito questo tema, segnalandogli che il nostro subemendamento risolverebbe anche una situazione che si presta a numerosi problemi di interpretazione. In altre parole, l'ultima legge finanziaria ha previsto un tetto di spesa di 60 mila euro e la detrazione ai fini IRPEF nella misura del 41 per cento. Oggi si riabbasserebbe il tetto di spesa a 48 mila euro e l'aliquota per le famiglie al 36 per cento. Mi chiedo: il privato che ha avviato un intervento a gennaio con le norme vigenti della legge finanziaria, a quali regole deve sottostare? Deve far riferimento al tetto di spesa in vigore nel momento in cui ha avviato l'intervento o a quello che entrerebbe in vigore con la conversione di questo decreto-legge?
Quindi, oltre a ragioni di equità ed efficacia, vi sono anche ragioni di chiarezza delle norme. Per questo motivo, non solo chiedo al Governo di modificare il proprio parere, ma mi sento di chiedere (in questo caso, mi sembra, con molti argomenti che - lo ripeto - sono stati condivisi anche da esponenti della maggioranza) all'Assemblea di sostenere i nostri subemendamenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facoltà.

TINO IANNUZZI. Signor Presidente, intervengo molto rapidamente, ricollegandomi alle considerazioni espresse dal collega Vigni.
Con il subemendamento in esame si può completare il processo di stabilizzazione, almeno per il 2004-2005, delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie. Alla luce di una battaglia realmente condotta secondo uno spirito bipartisan, che in Commissione ambiente ha visto la maggioranza e la minoranza collaborare attivamente e positivamente, abbiamo promosso in questi tre anni la prosecuzione di un'esperienza di grande positività e significato.
Oggi, abbiamo ottenuto risultati positivi che consentono di prolungare questa esperienza al 2004 e al 2005, con la riduzione dell'IVA per le prestazioni dal 20 al 10 per cento. Tuttavia, vi è una distinzione, introdotta con l'articolo aggiuntivo del Governo, che sicuramente non è positiva e che crea anche un'ingiustificata disparità di trattamento, che sarà sicuramente giudicata in termini penalizzanti e negativi dai cittadini.
Infatti, mentre rimane la possibilità di detrarre l'IRPEF al 41 per cento, entro un tetto massimo di spesa di 60 mila euro, per le ristrutturazioni di interi immobili eseguite da imprese di costruzione o cooperative edilizie, per gli interventi di ristrutturazione che ciascun proprietario esegue all'interno del proprio appartamento la detrazione discende dal 41 al 36 per cento ed il tetto di spesa passa da 60 mila a 48 mila euro. Lo dico con grande serenità: del resto, questo subemendamento reca come primo firmatario il presidente Armani ed è stato sottoscritto anche dall'onorevole Lupi. Peraltro, vi è una nota ufficiale e formale del presidente della VIII Commissione, cui il Ministero dell'economia e delle finanze non ha dato risposta, che indica come questo provvedimento sostanzialmente sia a costo zero, si autofinanzi.
Noi determiniamo una situazione nella quale, se un privato ha acquistato un appartamento ristrutturato da un'impresa, può detrarre l'IRPEF nella misura del 41 per cento e sino a 60 mila euro; se poi come privato, all'interno dell'appartamento del quale è già proprietario, ristruttura l'immobile, la detrazione passa al 36 per cento ed entro un tetto di 48 mila euro.
È assolutamente una disparità ingiustificata; fra l'altro, coloro i quali hanno già cominciato le ristrutturazioni edilizie nei primi due mesi dell'anno, in base all'ultima legge finanziaria, convinti di poter fare affidamento su una detrazione del 41 per cento, oggi si vedono «sopraggiungere»


Pag. 82

una norma che nel corso dello stesso 2004 ristabilisce la misura del 36 per cento.
Penso allora che questa Assemblea, approvando questo subemendamento, che è effettivamente bipartisan e che corona un'esperienza positiva vissuta su questo terreno in Commissione lavori pubblici - ed è quindi largamente condiviso -, completi un percorso che stabilizza per gli anni 2004-2005 agevolazioni positive.
Del resto, i dati ultimi sull'utilizzo di questo istituto nel gennaio 2004 testimoniano che la situazione di incertezza, di stop and go che continuamente abbiamo immesso nel meccanismo, ha già prodotto effetti negativi, perché nel gennaio 2004, rispetto all'anno precedente, si è registrato un calo del 13,1 per cento nella sua utilizzazione (da 16.089 a 13.850).
Penso allora che un voto positivo su questo subemendamento consenta di dare una grande spinta al mercato dell'edilizia e ai settori collegati, ai livelli occupazionali, alla riqualificazione del patrimonio urbano e alla riemersione di lavoro sommerso e di economia irregolare.
Consente anche di evitare ingiustificate disparità di trattamento tra una norma giusta per le imprese che, ristrutturando, godono della detrazione al 41 per cento e i privati, che sono stati i primi ad essere destinatari nel 1998 del provvedimento e che invece risultano penalizzati perché il Governo, nel suo articolo aggiuntivo, non è riuscito a reperire risorse che, fra le altre cose, non sono sicuramente elevate. Rimane fermo il fatto che noi continuiamo a contestare - lo ha detto anche il rappresentante del Ministero delle infrastrutture in Commissione lavori pubblici, scontrandosi con il Ministero dell'economia - un provvedimento che si autofinanzia, a «costo zero», perché determina, è vero, riduzioni di entrate per IVA ed IRPEF, ma anche un incremento del gettito complessivo, perché aumentano le ristrutturazioni che vengono fiscalmente denunciate; si mette inoltre in moto un circuito virtuoso di entrate che determina sostanzialmente una condizione paritaria tra entrate ed uscite, come testimoniano i dati ufficiali forniti dall'Associazione nazionale costruttori edili.
Per questa ragione, noi insistiamo sul fatto che il voto favorevole su questo subemendamento consente realmente di offrire un contributo importante alla ripresa delle attività economiche e produttive e alla riqualificazione del patrimonio edilizio urbano che spesso versa in condizioni di degrado.
Non lamentiamoci poi se non riusciamo ad incentivare, rispetto alle nuove edificazioni, il recupero di ciò che esiste ed è fatiscente o scarsamente mantenuto (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-Verdi-L'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Calzolaio. Ne ha facoltà.

VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho due richieste da rivolgere al rappresentante del Governo, che prima vedevo conversare con il presidente Armani, resosi anche interprete del lavoro svolto in Commissione ambiente nel corso di questa legislatura. Nell'articolo aggiuntivo presentato dal Governo vi è una disposizione retroattiva per quanto riguarda l'IVA. Si dice cioè che l'aliquota del 10 per cento varrà dal primo gennaio 2004.

PRESIDENTE. La avverto che il collega Armani ha ritirato il subemendamento.

PIERO RUZZANTE. Ha ritirato la firma, non il subemendamento.

PRESIDENTE. Lo ha sottoscritto, a nome del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, l'onorevole Innocenti.

VALERIO CALZOLAIO. Dicevo soltanto che il presidente Armani si era fatto interprete nel presentarlo, insieme ad altri colleghi dell'opposizione, di un lavoro svolto dalla Commissione ambiente e sul


Pag. 83

quale chiedevo un chiarimento al Governo. Nell'articolo aggiuntivo presentato dal Governo, che voteremo dopo i subemendamenti, vi è una disposizione retroattiva per quanto riguarda l'IVA.
Si dice che l'IVA al 10 per cento varrà per le fatture dal 1o gennaio 2004. Tale retroattività non è prevista per quanto riguarda il massimale. Vorrei sapere dal Governo cosa accade per coloro che hanno iniziato una ristrutturazione già avendo fatturato per 60 mila euro, credendo possibile una detrazione fino a quel tetto. Vorrei chiedere al Governo di spiegare qui in aula la questione, perché si tratta di una situazione concreta, dato che il tetto scelto dal Governo con la legge finanziaria faceva riferimento ad interventi più strutturali di ristrutturazione edilizia...

PRESIDENTE. Onorevole Calzolaio, l'ho lasciata parlare perché vi è stato un momento di confusione, ma ora deve concludere.

VALERIO CALZOLAIO. Concludo, signor Presidente.
Vorrei chiedere all'Assemblea di valutare attentamente il subemendamento in esame ed al Governo di spiegare, prima di passare alla votazione, cosa avviene a coloro che hanno avviato ristrutturazioni contando su un tetto massimo di 60 mila euro.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Abbondanzieri, che pregherei di restare nei tempi regolamentari. Ne ha facoltà.

MARISA ABBONDANZIERI. Signor Presidente, forse repetita iuvant. Il presidente Armani ha ritirato la firma dal subemendamento in esame, ma non per questo non riconoscerò il lavoro svolto in materia dal sottosegretario Ventucci e dallo stesso presidente Armani. Non si può negare che la nostra proposta e quella della Lega abbiano fatto in modo che la proposta emendativa del Governo contenesse una sorta di ripensamento sulla questione dell'IVA e delle ristrutturazioni. Signor sottosegretario, proprio a completamento dell'ottimo lavoro che lei ha svolto in Commissione ed anche in questa sede, le chiediamo di riflettere attentamente sulla questione della differenza tra ciò che avviene dal 1o gennaio al 29 febbraio 2004 e dal 1o marzo 2004 al 31 dicembre 2005.
Non le sarà sfuggita oggi una nota de Il Sole 24 Ore secondo cui la diminuzione del tetto potrebbe non compensare i benefici delle detrazioni relative all'IVA sulla mole delle domande. Infatti, il calo è stato notevole e vi è l'assoluta necessità di recuperarlo.
Il Presidente del Consiglio dei ministri - su questo ha ragione - ci aiuta a riflettere sulla semplificazione. Anche questa è una semplificazione giusta nei confronti dei contribuenti e crediamo che il sottosegretario possa dare un contributo significativo nel convincere in tal senso il Ministero dell'economia (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, abbiamo ben chiarito i contenuti del subemendamento in esame. Il collega Armani ha ritirato la sua firma, ma appare evidente che il subemendamento è il frutto di una condivisione anche dei parlamentari del centrodestra.
Ci rivolgiamo a tutta l'Assemblea: su un tema così importante come quello in esame - che consente detrazioni fiscali per i cittadini, ma riguarda inevitabilmente anche le imprese - l'Assemblea già in passato ha approvato un emendamento analogo con il parere contrario del Governo. Quindi, ci rivolgiamo ai colleghi della maggioranza, ai gruppi di Alleanza nazionale, della Lega, dell'UDC e di Forza Italia, affinché il subemendamento in esame, che è di buon senso e risolve i problemi di famiglie, cittadini ed imprese edili, venga approvato attraverso un voto


Pag. 84

bipartisan. Noi abbiamo fatto nostro il subemendamento in esame, ma appare evidente a tutti che esso contiene il punto di vista dell'VIII Commissione.
Dunque, invitiamo veramente i colleghi ad esprimere voto favorevole in modo che si possa avere una norma condivisibile e, soprattutto, utile ai cittadini, alle famiglie ed alle imprese.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Innocenti 0.23.01.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 409
Votanti 406
Astenuti 3
Maggioranza 204
Hanno votato
sì 178
Hanno votato
no 228).

Passiamo alla votazione del subemendamento Armani 0.23.01.2.

PIETRO ARMANI. Ritiro la firma, signor Presidente!

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Armani.
Prendo atto che l'onorevole Innocenti, che l'ha sottoscritto, insiste per la votazione del subemendamento 0.23.01.2.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Innocenti 0.23.01.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 398
Votanti 397
Astenuti 1
Maggioranza 199
Hanno votato
sì 171
Hanno votato
no 226).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 23.01 del Governo, nel testo riformulato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leo. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LEO. L'articolo aggiuntivo presentato dal Governo è volto a prorogare i termini del cosiddetto condono fiscale dal 16 marzo 2004 al 16 aprile 2004. In coordinamento con questa proposta emendativa, il gruppo di Alleanza nazionale aveva predisposto una proposta normativa, volta a differire il termine del cosiddetto concordato preventivo, che è una delle misure contenute nella legge finanziaria per il 2004. Il Governo ha, tuttavia, invitato i parlamentari che avevano predisposto la proposta emendativa a ritirarla. Per senso di responsabilità ed anche per correttezza e lealtà nei confronti della nostra maggioranza abbiamo aderito all'invito. Ciononostante, facciamo presente al Governo che il problema contenuto nella proposta emendativa che abbiamo ritirato è concreto e reale, in quanto esso ci è stato segnalato dal mondo intero degli ordini professionali contabili (dottori commercialisti e ragionieri), che non hanno assolutamente il tempo necessario per poter effettuare il concordato preventivo; teniamo presente, infatti, che le circolari e i software applicativi sono di questi giorni.
Segnaliamo, pertanto, nuovamente la questione al Governo e rammentiamo che lo stesso ha addotto, come motivazione per il ritiro della nostra proposta emendativa, il fatto che si sarebbe provocata una perdita di gettito di 600 milioni di euro. Al riguardo, voglio precisare che nella legge finanziaria sono previste, a fronte del


Pag. 85

concordato, maggiori entrate per 2 miliardi 700 milioni di euro. Quindi, se i professionisti non aderiranno al concordato (che è una misura facoltativa e non obbligatoria), si verificheranno dei buchi nei conti pubblici pari a 2 miliardi 700 milioni di euro. Pertanto, il problema è reale e concreto e per questo invito il Governo ad esaminarlo, al fine di introdurre la necessaria proroga in un prossimo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO VIGNI. L'articolo aggiuntivo presentato dal Governo ha due facce: la prima, che riguarda, come dicevamo poco fa, la proroga a tutto il 2005 delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie, è da noi condivisa, pur avendo quei difetti che, invano, abbiamo tentato di correggere con gli emendamenti appena votati. Nonostante tali difetti non siano stati corretti, riteniamo che prorogare a tutto il 2005 le detrazioni IRPEF e riportare l'aliquota IVA al 10 per cento siano misure utili non solo per il settore delle costruzioni, ma soprattutto per proseguire una significativa opera di riqualificazione del nostro patrimonio abitativo, iniziata fin dal 1998.
Ne siamo talmente convinti che una nostra proposta di legge, che ci auguriamo possa essere discussa, propone di rendere strutturali, anche oltre il 2005, le agevolazioni per quegli interventi che siano mirati specificamente alla messa in sicurezza del patrimonio edilizio, alla qualità ecologica delle abitazioni, quindi ad obiettivi di qualificazione delle nostre città.
Non siamo, invece, assolutamente d'accordo con la seconda parte dell'articolo aggiuntivo del Governo, laddove si individuano, a copertura finanziaria della proroga delle agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie, misure di proroga dei condoni fiscali per ragioni di merito (riteniamo, infatti, sia un errore, per non dire peggio, un misfatto, il ricorso ai condoni fiscali, e oggi, quindi, ad una proroga). È pretestuosa l'aggiunta alla prima parte dell'articolo aggiuntivo, concernente le agevolazioni per le ristrutturazioni, di una seconda parte, perché, come lo stesso collega Armani ha ricordato più volte in quest'aula e come tutti i dati dimostrano, per quanto riguarda la misura delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie, dal 1998 fino ad oggi vi è stata una sorta di autofinanziamento e si è prodotto un saldo attivo nei conti dello Stato, grazie al maggior gettito derivante dall'aumento dei lavori, dal recupero di evasione fiscale e dall'emersione del lavoro nero. Dunque, non era necessaria la previsione di una copertura finanziaria e tanto meno appare giustificato il ricorso alla proroga dei condoni fiscali.
Per tali ragioni, signor Presidente, anche se il nostro gruppo, anche se le opposizioni condividono la misura della proroga delle agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie, non è possibile esprimere un voto favorevole sull'articolo aggiuntivo del Governo, perché non ne condividiamo la seconda parte concernente la proroga dei condoni fiscali (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gamba. Ne ha facoltà.

PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. Signor Presidente, nel ribadire la nostra posizione favorevole sull'articolo aggiuntivo del Governo, vorrei sottolineare che, in seguito all'approvazione dello stesso, si creerà una certa situazione; al riguardo, mi permetto di raccomandare al sottosegretario Ventucci ed a chi se ne farà carico un'attenzione particolare quando si dovranno redigere le circolari relative alle istruzioni per la compilazione dei modelli delle dichiarazioni dei redditi e quant'altro.
Con questo articolo aggiuntivo, si riporta la situazione riguardante le detrazioni fiscali a quella che si è prodotta precedentemente, con l'ultima legge finanziaria. Oltre al 36 per cento di detrazioni


Pag. 86

al 10 per cento dell'IVA, si riporta il limite massimo per la detrazione a 48 mila euro. Se non che, le norme introdotte in seguito all'approvazione della legge finanziaria, che valgono in questo momento e che continueranno a valere sino a quando entrerà in vigore la legge di conversione, prevedono un tetto massimo di 60 mila euro.
Nel frattempo - non è impossibile - può accadere che alcuni soggetti abbiano già operato spese per 60 mila euro, fatturate con il 20 per cento di IVA, per le quali non possono che valere le disposizioni attuali. Quindi, si determinerà una situazione diversa tra l'entrata in vigore della norma della legge di conversione e la situazione attuale e, probabilmente, quella dei prossimi 15 giorni.
In particolare, con riferimento alla cumulabilità, più volte ribadita, delle spese riferite a lavori che si sono protratti per più anni, alcuni soggetti, che potrebbero avere già detratto 48 mila euro secondo la normativa precedente, potrebbero aver fatturato 12 mila euro (vale a dire la sola differenza rispetto a 60 mila) in questo periodo. Sarà necessaria, quindi, un'attenzione particolare su tale aspetto.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, ho preso atto di quanto dichiarato dagli onorevoli Calzolaio, Vigni, Leo, Gamba e, precedentemente, dalla collega Abbondanzieri su tale questione. Il problema esiste, vi sono gli atti parlamentari che il Governo vaglierà attentamente e sono convinto che tale problematica sarà risolta quanto prima.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 23.01 del Governo (Nuova formulazione), accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 397
Votanti 394
Astenuti 3
Maggioranza 198
Hanno votato
sì 224
Hanno votato
no 170).

Avverto che, a seguito dell'approvazione dell'articolo aggiuntivo 23.01 del Governo, risultano assorbiti gli articoli aggiuntivi Realacci 23.04 e Iannuzzi 23.03, nonché gli identici articoli aggiuntivi Fontanini 23.05 e Abbondanzieri 23.02.
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Migliori 23-bis.01.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.

MICHELE VIANELLO. Chiedo l'attenzione del sottosegretario Ventucci in quanto vorrei chiedergli un impegno preciso rispetto a questa proposta emendativa che, a quanto mi risulta, è stata richiesta dal sindaco di Venezia.
Con tale articolo aggiuntivo si attribuisce al Governo la possibilità di attingere risorse dalle grandi opere - in questo caso, il MOSE - e di destinarle al comune di Venezia per le attività dell'amministrazione comunale.
In primo luogo, come vi potrebbero confermare gli uffici, quell'articolo della legge finanziaria non è mai decaduto né ha una scadenza; quindi, non si comprende perché sia necessario prorogarlo. In secondo luogo, il meccanismo proposto, se serve ad attribuire risorse finanziarie al mio comune, chiaramente mi trova d'accordo. Tuttavia, chiedo al sottosegretario un impegno; infatti, esprimeremo un voto favorevole su questa proposta emendativa se lei, senatore Ventucci, si impegna ad affermare che i soldi destinati al MOSE sono attribuiti al comune di Venezia. Altrimenti, che senso ha?


Pag. 87

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Campa. Ne ha facoltà.

CESARE CAMPA. Vorrei soffermarmi su quanto il collega Vianello ha testè affermato; infatti, c'era il Giano bifronte che diceva una cosa a Roma e un'altra a Venezia.
È ormai un anno che assistiamo ad un balletto di critiche nei confronti di questo Governo, che avrebbe tagliato i fondi per la salvezza di Venezia, i fondi per la legge speciale, mentre la legge finanziaria precedente aveva stabilito che, nell'ambito delle risorse che - dopo un lungo processo che aveva visto tutti i Governi dal 1975 in avanti dare parere favorevole alle opere del MOSE - il Governo Berlusconi aveva stanziato, finalmente si mettevano a disposizione della nostra città 450 milioni di euro.
Allora, si affermò che il sistema MOSE toglieva risorse alla legge speciale; dunque, tutti d'accordo, si decise che, nell'ambito di quelle risorse, attraverso il CIPE, si sarebbe potuta stornare parte di esse, destinandola a progetti presentati dal comune di Venezia e dagli enti locali.
La delibera del CIPE del 4 febbraio 2003, difatti, stanziava a favore del comune di Venezia un milione di euro per il 2002, 1.569 milioni di euro per il 2003, e due milioni di euro per il 2004. Si disse allora che questo era un atto una tantum e che noi avevamo privato di risorse Venezia, il Cavallino e Chioggia, come ci ricorda costantemente sui giornali il sindaco di Chioggia.
Il sindaco di Venezia, che notoriamente è molto amico del vicesindaco Vianello, a sua volta, ha ritenuto di presentare a Lunardi un emendamento che anche a mio parere è ridondante laddove parla di proroga, perché di fatto proroga non ce n'è e la legge è vigente. Politicamente mi sembra invece importante che il Parlamento ribadisca che anche quest'anno e per gli anni a venire la somma stanziata per le grandi opere - 450 milioni di euro, mai previsti prima - dal Governo Berlusconi possa essere spesa a favore del sistema MOSE e per la realizzazione di opere complementari, facendo riferimento agli 11 punti chiesti dal comune di Venezia.
Con questo chiarimento, noi avremmo dovuto dirimere la questione e pretendere che il comune di Venezia, come tutti gli altri comuni, sottoponga i progetti all'esame del CIPE e, se sono validi, ne ottenga il finanziamento. Questa è la volontà della maggioranza, che noi ribadiamo con questo emendamento. Vorremmo, pertanto, che cessassero le posizioni strumentali di chi si comporta come Giano bifronte e in questa sede reclama e sostiene che è ridondante un certo provvedimento, mentre magari a casa propria accusa il Governo Berlusconi e questa maggioranza di togliere risorse finanziarie a Venezia. Sono storie già viste! A questo proposito, desidero ricordare a noi stessi che il Carnevale è finito, ed oggi è il primo giorno di Quaresima (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Migliori 23-bis.01, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 400
Votanti 389
Astenuti 11
Maggioranza 195
Hanno votato
sì 389).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Bielli non ha funzionato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Valpiana 23-ter.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.


Pag. 88

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, desidero richiamare l'attenzione di tutti i colleghi sull'articolo 23-ter da cui, sebbene in una forma assolutamente incomprensibile, si evince una cosa che tutti trovano comprensibile e nei confronti della quale tutti sono contrari.
Mi riferisco al fatto che, con questo articolo, viene prorogata addirittura al 31 dicembre 2004 la possibilità per le aziende aventi più di 50 dipendenti, per le quali vige l'obbligo di avere almeno il 7 per cento dei propri dipendenti portatori di disabilità, di conteggiare in questa percentuale anche altre categorie di soggetti, quali ad esempio gli orfani e i congiunti superstiti di coloro che siano deceduti a causa di lavoro, di guerra e di servizio, nonché i coniugi e i figli di grandi invalidi e profughi italiani rimpatriati.
Noi non contestiamo assolutamente il fatto che le categorie menzionate abbiano bisogno di protezione in termini di posto di lavoro, ma il fatto che la legge n. 68 del 1999, che prevede l'obbligatorietà dell'ammissione al lavoro di una percentuale di portatori di handicap, sia di fatto vanificata attraverso la riduzione della già misera quota del 7 per cento. Tutte le associazioni di disabili stanno da tempo manifestando contro questa disposizione, introdotta con la legge finanziaria di due anni fa, ma, nonostante ciò, con questo provvedimento si vuole concedere un'ulteriore proroga, fino al 31 dicembre 2004, in aggiunta a quella già concessa nell'anno passato. Questa è un'ingiustizia, un'infamia portata contro i lavoratori disabili. A nostro avviso, la prevista quota del 7 per cento di lavoratori disabili deve essere mantenuta e non può essere ulteriormente ridotta, tenuto conto che le aziende di per sé fanno in tutti i modi per vanificare una legge che il Parlamento approvò all'unanimità.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 23-ter.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 395
Votanti 392
Astenuti 3
Maggioranza 197
Hanno votato
sì 175
Hanno votato
no 217).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 23.quinquies.1 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 400
Maggioranza 201
Hanno votato
sì 392
Hanno votato
no 8).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Vianello 23-sexies.1 e Realacci 23-sexies.2, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 394
Votanti 392
Astenuti 2
Maggioranza 197
Hanno votato
sì 179
Hanno votato
no 213).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Cozzi 23-septies.05, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


Pag. 89

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 399
Votanti 398
Astenuti 1
Maggioranza 200
Hanno votato
sì 179
Hanno votato
no 219).

Prendo atto che l'onorevole Mazzoni ha erroneamente espresso un voto contrario mentre intendeva esprimere un voto favorevole.
Passiamo all'articolo aggiuntivo Duca 23-septies.08.
Ha chiesto di parlare il rappresentante del Governo. Ne ha facoltà.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, il Governo accetta l'emendamento in esame, a condizione che sia riformulato nel senso di aggiungere all'ottava riga, dopo le parole «ed all'articolo 1, comma 1» e prima delle parole «, della legge 18 giugno 1998, n. 194» le parole: «e 2», in modo da fare riferimento, oltre che al comma 1, anche al comma 2.

PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore concorda.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duca. Ne ha facoltà.

EUGENIO DUCA. Signor Presidente, intervengo in primo luogo per esprimere soddisfazione per l'accoglimento da parte del Governo di una proposta che abbiamo già presentato in occasione dell'esame del decreto-legge sulla manovra di finanza pubblica e della legge finanziaria e che ha trovato il concorde consenso di tutti i gruppi. La riformulazione proposta dal Governo è peraltro estremamente opportuna, e pertanto ne annuncio l'accoglimento, anche a nome dei colleghi cofirmatari.
Invito tuttavia il Governo a seguire questa vicenda, perché il provvedimento in esame non sana completamente la questione, ma la risolve per il 2004 e solo parzialmente per gli anni successivi. Stiamo infatti parlando di finanziamenti già disposti da leggi del 1992, del 1997 e del 1998, per uno stanziamento complessivo di poco più di mille miliardi di vecchie lire, finalizzati ad interventi in 23 aeroporti nazionali e all'accesso ad un finanziamento BEI pari a 150 milioni di euro, che vengono pagati dall'ENAC quali rate di interessi su un mutuo. I limiti di impegno quindicennali sono pertanto già stati attivati dalle predette leggi del 1997 e del 1998. Incredibilmente, anziché prevedere, nella tabella allegata alla legge finanziaria per il 2004, un finanziamento, già stanziato da leggi vigenti, pari a circa 44 milioni di euro, è stato disposto un finanziamento pari a circa 7 milioni di euro.
In sostanza, si è condannato l'ENAC all'insolvenza, cioè a non pagare le rate del mutuo che ha acceso, con la conseguenza di non poter avviare i lavori relativi agli aeroporti di Bologna, Perugia, Pisa, Roma Fiumicino, Trieste, Foligno e nemmeno il programma security, e a dover sospendere i pagamenti (Commenti di deputati della Lega Nord Federazione Padana).
Signor Presidente, credo che questo serva a tutti, perché i soldi c'erano e non si riesce a capire come siano stati distratti.
Sono stati accesi mutui per gli aeroporti di Albenga, Ancona, Bari, Brindisi, Catania, Cuneo, Foggia, Genova, Grosseto, Napoli, Reggio Emilia, Siena, Torino, Venezia e Verona che, altrimenti, non potrebbero esser pagati. Quindi, l'emendamento che, tutti insieme, abbiamo predisposto e riformulato, accogliendo anche i suggerimenti del Governo, consente di risolvere il problema per il 2004. Tuttavia, una parte dello stesso problema ce lo ritroveremo nel 2005, nel 2006, nel 2007 e così via, fino alla scadenza dei mutui quindicennali. Perciò, vorrei rivolgere un invito in tal senso al Governo, il quale sta già predisponendo un altro provvedimento - credo - per risolvere altri problemi,


Pag. 90

affinché sia possibile intervenire per evitare di trovarci, il prossimo anno, nella stessa situazione.
Annuncio quindi il voto favorevole del mio gruppo sull'articolo aggiuntivo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gibelli. Ne ha facoltà.

ANDREA GIBELLI. Ringrazio il Governo per avere predisposto una ulteriore formulazione che consente a questo provvedimento di avere un'efficacia e un'incisività molto maggiori rispetto alla precedente formulazione. Essa consentirà a tantissime infrastrutture aeroportuali di completare i propri piani di investimenti e consentirà di modernizzare una serie di aeroporti che, come richiede il nostro paese, attendono il completamento del proprio impianto infrastrutturale.
Voglio sottolineare l'assoluta necessità di rivedere completamente il capitolo che riguarda i finanziamenti all'ENAC, proprio in vista di una imminente riforma, in modo da consentire al nostro paese di essere sullo stesso piano degli altri Stati comunitari.
Ringraziando il sottosegretario, dichiaro il mio voto favorevole e chiedo di aggiungere sia la mia firma sia quella del collega Guido Rossi all'articolo aggiuntivo in esame.

CLAUDIO FRANCI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Intendo aggiungere anch'io la mia firma all'articolo aggiuntivo Duca 23-septies.08 nella sua ulteriore formulazione.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Franci.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Duca 23-septies.08, nella ulteriore formulazione, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 391
Votanti 389
Astenuti 2
Maggioranza 195
Hanno votato
sì 389).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Antonio Leone 23-septies.01.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, mi rivolgo ai firmatari e a tutta l'Assemblea perché mi rendo perfettamente conto della ratio che ha ispirato questo articolo aggiuntivo. La scienza mette a disposizione strumenti tecnologici senza dubbio avanzati per la nostra attività lavorativa. Però, ci sono problemi che devono essere risolti e devono essere analizzati attentamente. Oltre ai consulenti del lavoro e agli avvocati, i revisori contabili, i tributaristi e altre categorie professionali possono utilizzare questa nuova tecnologia digitale. Poiché il Governo ha all'esame un provvedimento (la questione è ritenuta estremamente importante) che prende in considerazione tutte queste categorie, non frazionandole, chiedo ai presentatori di ritirare questo articolo aggiuntivo dichiarando, a nome del Governo, di assumere l'impegno a risolvere questo problema quanto prima.

PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori dell'articolo aggiuntivo Antonio Leone 23-septies.01 se accedono all'invito al ritiro formulato dal rappresentante del Governo.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, intervengo brevemente per dire che accedo


Pag. 91

all'invito - che giudico sensato - del Governo, non omettendo tuttavia di rilevare che si tratta di un problema veramente serio. In questo senso, riallacciandomi a quanto testé dichiarato dal sottosegretario, ritengo che la questione debba essere considerata in un ambito molto più ampio.
Voglio solo ricordare che vi sono già due ordini del giorno approvati da questa Camera che vanno nella stessa direzione dell'emendamento in questione. Inoltre, vi è una delega sulla quale la Commissione finanze ha espresso un parere che va nello stesso senso. Il fatto che sull'articolo aggiuntivo vi sia stato un parere inizialmente favorevole del Governo e della Commissione, insieme alla sottoscrizione di tutti i gruppi, mi conforta: vuol dire che il problema c'è, è sentito e sicuramente sarà risolto, ma - ripeto - ciò dovrà avvenire in un ambito molto più ampio.
Chi mi conosce sa che io sono un fautore - e ci tengo a dirlo - delle lobby istituzionalmente valide, ma nel momento in cui gli interessi concernenti determinate categorie non ledano gli interessi di altre categorie. In tale ambito ed alla luce delle dichiarazioni del rappresentante del Governo, accedo all'invito al ritiro del mio emendamento, consapevole che il problema - che esiste ed è piuttosto rilevante - sarà risolto.

EUGENIO RICCIO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EUGENIO RICCIO. Signor Presidente, intervengo soltanto per sottolineare che mi riconosco in toto nelle dichiarazioni del collega Antonio Leone, che faccio mie.

EMILIO DELBONO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EMILIO DELBONO. Signor Presidente, intervengo per lasciare traccia di una brevissima considerazione. Ovviamente, l'emendamento è stato ritirato e io, che non l'ho sottoscritto, non ho alcun potere regolamentare per farlo porre in votazione. Tuttavia, rimane un problema di fondo. Tutte le volte che ci troviamo a discutere su una novità assoluta, che è la firma digitale e anche, in qualche modo, il valore di attestazione legale della veridicità e dell'autenticità di un testo, come può essere un bilancio, una volta che abbiamo superato il muro per cui tutto questo non appartiene più alla competenza dei notai, non si capisce come mai altre categorie professionali, che hanno ordini professionali e sono iscritte all'albo, oggi non abbiano alcuna possibilità di vedere estese alcune innovazioni che il nostro ordinamento ha previsto. È una visione medievale che mi auguro venga superata, come dice il Governo, da un disegno di legge organico.
Tuttavia, qui in Parlamento deve rimanere traccia del fatto che il Governo si assume questa responsabilità; non vorrei che fra qualche mese o fra un anno ci trovassimo invece a dover constatare che esistono degli ordini professionali più forti di altri. Questo non va bene in un Parlamento che invece deve procedere verso un riconoscimento e una tutela dei terzi ma anche verso un processo di liberalizzazione, perché altrimenti faremmo dei grandi passi indietro (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

NUCCIO CARRARA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, intervengo soltanto per dichiarare di aderire all'invito del Governo. Oggettivamente, devo anche riconoscere - inizialmente ero tra i firmatari dell'emendamento - che una riconsiderazione più approfondita andava fatta. Apprendiamo con piacere che il Governo sta riesaminando la materia, dal momento che occorre perimetrare gli ambiti operativi delle singole professioni e fare più chiarezza in materia.
Colgo soltanto l'occasione per dire che ci sono anche delle figure professionali analoghe che avrebbero tutto il diritto di essere incluse nelle previsioni di questo


Pag. 92

emendamento e invece non lo sono. Pertanto, ci aspettiamo un buon lavoro dal Governo.

PIETRO GASPERONI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIETRO GASPERONI. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per aderire alla proposta del Governo e alla richiesta di ritiro delle firme apposte su questo emendamento, con la raccomandazione che gli interventi preannunciati avvengano in tempi ragionevoli e che il disegno di legge di cui ha parlato il sottosegretario non sia rimandato a tempi particolarmente lontani.
Con questo emendamento avevamo proposto l'estensione della firma digitale ai consulenti del lavoro e agli avvocati, per l'ovvia ragione che la legge finanziaria aveva soppresso il diritto per queste due categorie di professionisti di svolgere la consulenza fiscale, pur comprendendo - come il sottosegretario sottolineava - che possono esservi altre categorie che possono parteciparvi a parità di diritto. L'importante, per il momento, è che rimanga l'unitarietà delle due categorie a cui avevamo fatto riferimento nell'emendamento; al Governo lasciamo il compito di individuare a quali altre categorie possano essere estese questa possibilità.
In conclusione, vorrei ribadire ancora una volta che è importante che ciò avvenga in tempi particolarmente brevi, perché fino al dicembre del 2003 le due categorie sopra richiamate potevano esercitare l'attività di consulenza fiscale, che invece dalla legge finanziaria in poi è stata loro negata.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Non farlo...

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, dopo che il collega Boato mi ha consigliato di non farlo, io non lo faccio (Applausi).

PRESIDENTE. Deve avere un potere dissuasivo fortissimo! L'articolo aggiuntivo Antonio Leone 23-septies.01 è pertanto ritirato.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Leo 23-septies.019, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 372
Votanti 369
Astenuti 3
Maggioranza 185
Hanno votato
sì 359
Hanno votato
no 10).

Poiché il disegno di legge consiste in un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.

Back Index Forward