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PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, a ventiquattr'ore di distanza dalle espressioni di estremismo «mattoide» - così le definisce questa mattina Giuliano Ferrara - del Capo del Governo a proposito della condizione in cui si troverebbe la quasi totalità dei membri di questo Parlamento, ho chiesto di intervenire brevemente non per un dovere di replica né per una ritorsione polemica al nostro collega che nel giorno in cui la Camera stava, ancora una volta, occupandosi di un provvedimento a tutela esclusiva dei suoi interessi aziendali e privati, ha avuto la brillante idea di accusare tutti gli altri di essere dei ladri.
Non ho chiesto di parlare neppure per una giustificazione o per una difesa del nostro ruolo e del nostro lavoro. Non risponderemo, non ci faremo trascinare nella trappola del Presidente del Consiglio, nel fango di tanta volgarità, non insulteremo parlando di fondi neri, di tasse non pagate, di accuse e di processi aperti per corruzione.
Ho, più semplicemente, chiesto di parlare perché tutti noi, onorevoli colleghi della maggioranza e dell'opposizione, abbiamo un dovere che va oltre la difesa delle nostre persone: quello di non abituarci a tutto! Quello di non abituarci a tutto (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-socialisti democratici italiani, Misto-Verdi-L'Ulivo, Misto-UDEUR-Alleanza popolare)!
I sistemi democratici vengono corrosi proprio dall'acquiescenza a tutto delle persone perbene, troppo amanti del quieto vivere. C'è un limite all'estremismo mattoide e, quando viene superato, occorre dirlo.
C'è tuttavia un'ulteriore ragione per richiamare la nostra attenzione su questo episodio. A dire quelle cose mattoidi, a evocare gli spiriti animali del paese contro la classe politica, e, dunque, contro la politica, è il capo del Governo. Ieri ci siamo detti che l'Italia non è in un regime. Lo confermiamo anche oggi: in un regime non c'è un Parlamento in cui si possano svolgere critiche quali quelle che stiamo facendo. Eppure sappiamo che tutti i regimi nascono dalla distruzione della credibilità delle classi dirigenti! Nascono così (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista,
Misto-Comunisti italiani, Misto-socialisti democratici italiani, Misto-UDEUR-Alleanza popolare)!
Attenti, colleghi della maggioranza, che avete la responsabilità di sostenere questo estremista mattoide: i regimi nascono così. Non facciamo spallucce di fronte a questa ennesima manifestazione di estremismo. Perché il Capo del Governo ha detto quelle cose? Perché due giorni prima ha aggredito l'onorabilità della Corte costituzionale, il supremo organo di garanzia dell'ordinamento costituzionale? Perché minaccia tutti? Minaccia il Parlamento: cambieremo i regolamenti, per non consentire più di fare l'opposizione! Minaccia i partiti: elimineremo la par condicio. Minaccia i suoi alleati: con voi faremo i conti!
Valuti, signor Presidente, se ritiene di offrire al Capo del Governo un'opportunità parlamentare per scusarsi con il paese, e per ricostruire, come auspica il suo amico Giuliano Ferrara, attraverso un nuovo lifting, una faccia politicamente più credibile. Per il bene del paese e per l'onore del paese, che è anche il nostro, se riterrà di assumere tale iniziativa, signor Presidente, le saremo grati (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-socialisti democratici italiani, Misto-Verdi-L'Ulivo, Misto-UDEUR-Alleanza popolare - Deputati dei gruppi di opposizione si levano in piedi).
MARCO FOLLINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Avverto che sul tema richiamato dall'onorevole Castagnetti darò la parola ad un deputato per ciascun gruppo, in quanto questi interventi mi sono stati preannunciati ieri nel corso della Conferenza dei presidenti di gruppo. Ha facoltà di parlare l'onorevole Follini.
MARCO FOLLINI. Signor Presidente, faccio parte anch'io di una generazione che è cresciuta a pane e politica e che all'impegno, alla responsabilità e alla fatica della politica ha affidato una parte importante di sé e dei propri ideali.
Considero i giorni e gli anni spesi a girare il paese e ad incontrare ed ascoltare le persone come un tempo che abbiamo guadagnato e non come un tempo che abbiamo perduto. Certo, la politica non è una casta e gli uomini politici non sono bramini ma - credo - neppure paria. Siamo nella democrazia dell'alternanza e questo significa che non esistono, e non debbono esistere, carriere infinite; che non esiste, e non può esistere, una nomenclatura chiusa nella roccaforte del suo privilegio.
Ma che cosa vuol dire, oggi, parlare di uomini politici ladri? Se si riferiscono nomi e cognomi, fatti e circostanze, il compito passa alla magistratura. Semmai, bisogna segnalare che, qualche volta, questo compito è stato svolto in modi che non considero equi.
Non ho bisogno di aggiungere che per gli uomini politici che si comportano con onestà non c'è avversario più lontano, non c'è avversario più ostico del collega disonesto. Invece, se si pensa che sia in forse l'onestà della stessa politica e dei suoi dirigenti, allora dico «no» e lo dico con tutta la forza che ho (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di deputati del gruppo di Alleanza nazionale e dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-UDEUR-Alleanza Popolare, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-L'Ulivo)!
ROSY BINDI. Giovanardi, vergogna!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego!
MARCO FOLLINI. Ho visto dirigenti politici come De Gasperi vivere in povertà e ho visto dirigenti politici come Moro morire per le proprie idee: io non conosco onestà più grande di questa (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di deputati del gruppo di Alleanza nazionale e dei deputati dei gruppi dei Democratici di
sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-UDEUR-Alleanza Popolare, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-L'Ulivo - Il deputato Mastella di leva in piedi)! Conosco il Presidente del Consiglio dei ministri e so che anche lui, come noi, è animato...
SALVATORE ADDUCE. Anche noi lo conosciamo!
MARCO FOLLINI. ...da una forte convinzione e passione politica. Come noi, egli pratica la politica, la pratica ai più alti livelli e secondo le regole che sono proprie della vita pubblica. Egli sa bene, peraltro, quanto pesino le accuse generiche e, ancora di più, quanto pesino le accuse che nascono da pregiudizio politico. Allora, abbiamo tutti il compito, oggi, di cercare di infondere serenità ad una competizione politica ed elettorale che è fin troppo accesa e che, così com'è, al nostro paese non fa bene.
Tutti abbiamo conosciuto la lunga stagione del giustizialismo e del moralismo e tutti sappiamo bene che questa stagione non ha portato al paese né fortuna né virtù.
Cerchiamo di chiudere qui questa polemica e cerchiamo, ancora di più, di concludere questa stagione. Il tempo triste del cappio è alle nostre spalle ed è bene che vi resti (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di deputati del gruppo di Alleanza nazionale e dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-UDEUR-Alleanza Popolare, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-L'Ulivo - Congratulazioni)!
FRANCESCO GIORDANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, quando si formulano accuse così generalizzate e infamanti vuol dire soltanto che si è con l'acqua alla gola. D'altronde, ho ascoltato con grande attenzione le parole del presidente Follini. Anche dall'interno della maggioranza si sono levate voci autorevoli e appassionate contro le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei ministri e queste voci hanno colto la strumentalità di quelle parole.
Anche noi non vogliamo in alcun modo difendere la classe politica tout court. Sappiamo bene che, spesso e volentieri, si è trasformata in un ceto politico separato e, frequentemente, l'idea di casta e di nomenclatura hanno determinato un problema per le politiche di trasformazione del paese. Però, è del tutto evidente che si sta tentando, in maniera strumentale, di gettare discredito sull'intero ceto politico del paese.
Questo è un atteggiamento pericoloso e anch'io sono convinto che si è di fronte ad un tentativo di trasformare in rissa il confronto politico e programmatico e la dialettica sociale. Io credo che dobbiamo sottrarci a questa operazione proprio per non fare il gioco di proporre questo schema. Non vorrei qui ricordare - lo dico sottovoce - che c'è un'intera produzione legislativa del centrodestra che non depone a favore delle questioni che sono state sollevate dal Presidente del Consiglio. Non vorremmo brandire queste politiche come prova al contrario: penso ai condoni, penso al rientro dei capitali dall'estero e a quanto hanno determinato sul terreno del riciclaggio del denaro sporco; penso all'abolizione della legge sul falso in bilancio e alle tante leggi ad personam che sono state prospettate e applicate in quest'aula.
Ci racconti il Presidente del Consiglio cosa sta accadendo in Iraq e della guerra, ci racconti delle pensioni privatizzate, ci racconti dei salari che sono sempre più mangiati dall'inflazione, ci racconti delle difficoltà occupazionali di tante delle realtà produttive di questo paese, ci racconti della protesta dei ricercatori, degli universitari e degli studenti contro la legge Moratti, ci racconti del declino economico del paese!
Io credo che il Presidente del Consiglio cerchi questa strada della rissa e della provocazione solo perché ha paura del consenso perso in larghi strati della società italiana, ma questo atteggiamento è autoritario e pericoloso.
Io credo che questo atteggiamento debba essere battuto con l'opposizione sociale e politica. È un atteggiamento pericoloso: Gramsci l'avrebbe chiamato sovversivismo dall'alto delle istituzioni. Proprio per questo, noi riteniamo che sia giunta l'ora di preparare un'alternativa di Governo, a questo Governo che, proprio perché in preda a paure e in perdita clamorosa di consensi sociali, rischia di essere sempre più dannoso per il paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
UGO INTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
UGO INTINI. Signor Presidente, intervengo molto brevemente perché condivido le osservazioni che sono state fatte con molta efficacia poco fa. Il Presidente del Consiglio attua una tattica lucida e in modo spregiudicato (non credo che parli in modo scriteriato). Il Presidente del Consiglio sta perdendo la partita politica e quindi gioca la carta della antipolitica e della demagogia. In un certo senso, pensa di rifare la campagna elettorale del 1994 quando si presentò come l'uomo nuovo, come l'uomo della antipolitica, come l'uomo in contrasto con la vecchia partitocrazia, quando voleva ingaggiare Di Pietro come ministro degli interni, quando lanciava il messaggio «io ho fatto i soldi per la mia famiglia, per me e per la mia azienda: li farò anche per l'Italia». Oggi questo replay della campagna del 1994 è per lui molto, ma molto più difficile perché fa il politico da dieci anni, perché governa da tempo, perché non ha mantenuto nessuna delle promesse che aveva fatto.
Ecco allora il nuovo messaggio, per la verità rischioso per la maggioranza. Il messaggio che Berlusconi lancia agli italiani è questo: non ho ottenuto i risultati che avevo promesso perché i politici di professione, anche della mia maggioranza, mi ostacolano e mi fanno perdere tempo, ad esempio, con le verifiche. Cosa si può dire di fronte a questa tattica? Ha ragione Giordano: non ci si deve lasciar trascinare sul terreno della rissa, perché l'opposizione vincerà sul terreno dei fatti. Una osservazione soltanto si può fare. L'altro giorno, di quattro grandi paesi europei, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania e l'Italia, i leader di tre di questi si sono riuniti e l'Italia non c'era. I leader di tre di questi paesi hanno ragionato sul futuro dell'Europa e l'Italia non c'era. Perché? Per tante ragioni, ma anche perché Blair, Chirac e Schröder sono dei professionisti della politica, di destra e di sinistra. Berlusconi è un professionista della antipolitica e della demagogia (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-socialisti democratici italiani, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e Misto-Minoranze linguistiche)!
LUANA ZANELLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, poche parole per dire che anch'io condivido quanto è stato detto dai colleghi. Il gioco del Presidente del Consiglio è chiaro: egli ha iniziato la campagna elettorale sacrificando, ancora una volta, gli interessi e la dignità stessa del paese ai suoi interessi personali, ai suoi disegni di dominio, alla sua incontenibile bulimia di potere; sacrificando peraltro non soltanto gli interessi del paese, ma anche quelli delle istituzioni e dei suoi stessi alleati nella misura in cui non gli convengono.
La campagna elettorale è iniziata e Berlusconi ha deciso di usare tutto, ma davvero tutto il proprio potere - costi quel che costi -, quello politico, quello istituzionale, quello mediatico, quello economico. Stiamo assistendo ad un progressivo, inconsueto e inaudito dispiegarsi di strumenti di potere. Ma non lasciamoci ingannare,
colleghe e colleghi, è un disegno raffinato - ha ragione il collega Intini -, raffinato e spregiudicato, pensato a tavolino. Nondimeno è un disegno diabolico, alla lettera: tende a dividere, a pescare nel torbido.
Noi non possiamo, come hanno detto altri colleghi, farci trascinare su quel terreno, ma non dobbiamo nemmeno permettere un simile imbarbarimento della competizione elettorale, una simile deriva della politica e della cultura politica, lo sfascio totale del paese. Noi non lo permetteremo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-AlleanzaPopolare-UDEUR, Misto-Comunisti italiani, Misto-socialisti democratici italiani e Misto-Minoranze linguistiche)!
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, altri colleghi prima di me hanno ricordato come il Presidente del Consiglio oggi stia usando delle espressioni, un cliché già usati nel 1994. Però, colleghi - e lo dico perché credo che questa sia una questione democratica che interessa il paese -, nel frattempo il Presidente del Consiglio ha guidato due Governi di questo paese, è in politica attivamente e, se dopo dieci anni della sua azione politica, il risultato è quello che lui ha descritto alle televisioni e ai giornali ieri ad Atene, evidentemente deve essere lui a chiedersi per quale ragione le cose stanno così.
La questione di fondo è che il Presidente del Consiglio, in un momento di grave crisi politica del suo Governo e di incapacità di rispondere ai problemi del paese, tenta di trovare altri bersagli, altri obiettivi agli occhi dell'opinione pubblica, lacerando così il paese.
Mi pare che lei, onorevole Follini, abbia concluso il suo intervento dicendo - ho preso un appunto -: chiudiamo qui questa polemica. Io sarei ben disposto a chiuderla; però, veda, queste parole non resteranno senza effetti nella società italiana. Credo che quando il Capo dell'esecutivo che governa il paese da circa tre anni, dopo aver già governato una volta, rilascia quel tipo di dichiarazioni che riguardano i suoi alleati e i suoi avversari, è nella società italiana che entrano veleni! La questione non è rispondere a Silvio Berlusconi, ma come ridestare nella società italiana gli spiriti positivi.
Non c'è dubbio che in ogni nazione vi sono spiriti positivi e spiriti negativi, il male e il bene, insomma. Ma, dopo aver fatto l'elogio dell'evasione fiscale, utilizzare questo tipo di parole e richiamare alla politica «ladra», che cosa vuol dire? Che tipo di elementi si introducono nella mente e nel cuore? E siamo soltanto alle prime battute - come mi suggerisce giustamente Massimo D'Alema - di una campagna elettorale! Tra due mesi cosa succederà? Quali tipi di veleni verranno inoculati ancora nella società italiana?
Quelli di noi - e siamo tanti - che hanno un'esperienza politica e di militanza in un partito - girando tra le sezioni, tra la gente e per i mercati per parlare, spiegare, convincersi e convincere -, quelli di noi che hanno lavorato sul consenso e non sul denaro, per conquistare la propria forza politica - e siamo tanti qui dentro, da quella parte e da questa - hanno una responsabilità, che non può essere semplicemente e puramente quella di chiudere una partita, ma deve essere quella di compiere un'altra azione, vale a dire richiamare gli aspetti positivi della nazione e della società italiana, mettendo da parte questo tipo di atteggiamenti e vedendo in che modo, attraverso una battaglia politica che riguardi i problemi ed i bisogni dei cittadini, sia possibile restituire nobiltà all'azione politica.
Credo che noi abbiamo tale responsabilità e perciò non ritengo che bisogna chiudere questa questione: dobbiamo chiederci come aprirla su un versante positivo.
Ciò che mi colpisce è che finora - forse qualcun altro lo farà - è stato solo un
gruppo della maggioranza a parlare. Ma questo non è un problema che ci riguarda tutti? O dobbiamo considerarlo un ennesimo litigio da bottega tra il Presidente del Consiglio ed i suoi alleati? Non è così, certamente non è questo; forse questa era l'intenzione, ma ciò che si è seminato non è questo.
È stato chiesto dal presidente Castagnetti che lei, signor Presidente della Camera, valuti, se possibile, in che termini riprendere tale questione, con un atto forte e nobile, davanti alla massima Assemblea rappresentativa del paese, che è questa: infatti, è la massima per anzianità storica (perché quest'aula è eletta, in Italia, dal 1848) e per il numero di persone che la compongono, che rappresentano interessi, valori e bisogni molto diversi tra loro.
Quest'Assemblea deve prendere in mano la questione, ma non per insultarsi o per aggredire, bensì per vedere in che termini riproporre la questione della forza della politica, della sua capacità di rispondere ai problemi, del senso della sua azione, dello spostamento di forze, del convincimento e della direzione del paese, che è dentro il voler fare politica, come è nella nostra storia, dalla vostra parte o dalla nostra parte.
Credo, allora, che il Presidente della Camera dovrebbe valutare in che termini sia possibile riprendere in mano la questione. In ogni caso, colleghi della maggioranza, chiedo una cosa. Veniamo da quattro giorni e tre notti di ostruzionismo su un determinato provvedimento. Ho l'impressione, con tutto il rispetto per i colleghi della maggioranza, che tutti i colleghi dell'opposizione abbiano dato una prova di serietà, di compostezza e di rigore nella battaglia politica, e credo sia un fatto che abbia dato nobiltà alla nostra azione. Se mi permettete, credo che anche il rispetto con il quale la maggioranza ha accolto questa nostra decisione sia un altro elemento di forza della politica.
In questo quadro, allora, a prescindere da ciò che deciderà di fare - se lo deciderà - il Presidente della Camera, credo che dovremmo trovare l'occasione ed il modo per misurarci, appena possibile, sulle questioni principali del paese ed assumere un impegno tra di noi. Ci aspettano tre mesi di campagna elettorale, e ci scontreremo sulle diverse questioni, ma almeno noi che siamo qui e crediamo in questi valori, mettiamo da parte gli insulti, il dileggio e l'antipolitica, e cerchiamo, invece, di misurarci in uno scontro politico basato sui valori, sulla nobiltà della nostra azione e sulla capacità di direzione del paese.
Credo che se assumiamo tale impegno, questo sia il modo migliore per mettere da parte quel personaggio e per far in modo che i valori alla base della nostra azione politica diventino poi valori dell'intero paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).
BOBO CRAXI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOBO CRAXI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi confesso che stamane non pensavo si aprisse una discussione, ma dentro di me ho mantenuto le riflessioni che mi sono corse ieri sera, ascoltando alla televisione l'infelice battuta del Presidente del Consiglio.
Devo confessarvi che mi è venuto un brivido alla schiena perché, non potendo separare le ragioni e le responsabilità politiche dalle passioni e dalle vicende personali, la mia memoria è naturalmente corsa agli anni che sono alle nostre spalle e, avendo io una certa età e dovendo doverosamente guardare verso il futuro, in modo quasi fisiologico, ho sempre cercato di declinare i verbi della politica al futuro.
Il brivido alla schiena l'ho avvertito ripensando alla dolorosa stagione del giustizialismo, alla vicenda politica che ha travolto partiti - segnatamente, quello di cui faccio parte - e persone. Alcuni di noi, oltre ad aver perso la loro comunità politica, hanno perso, e penso alla collega Moroni, anche il padre. Questo, naturalmente, mi ha in qualche modo indotto ad evitare considerazioni più generali.
Al di là del luogo comune che il Presidente del Consiglio ha, forse, voluto rilanciare pronunciando la sua battuta, affermare che il Governo è ladro e che i politici sono corrotti è come dire che l'arbitro è cornuto! Ovviamente, ciò non si giustifica e, semplicemente, non spiega il punto che si vuole toccare, non individua la questione che si vuole sollevare.
Avviandoci verso la campagna elettorale, dobbiamo capire se esista ancora, nel nostro paese, un problema riguardante la politica ed i suoi costi ed in quale modo questo sia stato affrontato. Probabilmente, tale problema, vero dilemma dinanzi al quale siamo posti, non si può risolvere, come noi auspicavamo, attraverso una Commissione d'inchiesta che indaghi non sulla magistratura, non sui processi di Tangentopoli, ma sul costo della politica nel nostro paese, sui caratteri di illegalità e di irregolarità di quella pratica che ha finito per travolgere quel sistema. Tuttavia, rifiutando questo approccio metodologico di tipo sistematico ad un problema che c'è e che continua ad esistere, ed affrontando la discussione con battute e con accuse, rischiamo, purtroppo, di riecheggiare, esattamente e paradossalmente, polemiche che appartengono a tempi che pensavamo di aver lasciato alle nostre spalle.
Non ho molto altro da aggiungere, non avvertendo sulle mie spalle la responsabilità di un'intera classe di professionisti della politica, della quale pure ho fatto parte fin da ragazzino. Ad ogni modo, ritengo che bisogna sempre essere capaci di trasformare un male in un bene.
Se questa discussione è stata avviata, è bene che prosegua. Se essa non è caratterizzata da ragioni strumentali e politiche - ma mi pare che lo sia -, serva ai partiti democratici per respingere quelle motivazioni e per affrontare il nodo del rapporto tra la politica ed il denaro, la questione della necessità della democrazia di essere finanziata, attraverso una coraggiosa e doverosa analisi - attuale - del rapporto che intercorre tra la politica e gli affari, della necessità dei partiti di essere finanziati e degli uomini politici di non doversi mettere per forza al servizio di questo o di quel potere economico per poter fare politica e per poter essere politici democratici.
In questo senso, io mi sento libero. E mi spiace che, in questo dibattito, non si uniscano alla mia le voci di altri uomini politici che provengono da una limpida tradizione di partiti democratici - tra i quali il mio - e che, oggi, militano in partiti di maggioranza.
Sono convinto, e pertanto lo ribadisco, che dobbiamo saper trasformare un male in un bene. Non liquidiamo, allora, la frase pronunciata dal Presidente del Consiglio come una battuta, perché tale non è e non può essere considerata.
Dobbiamo trasformare quello che rischia di rappresentare la punta, l'apice di un qualunquismo nazionale, in punto di forza di un sistema democratico che rifiuta analogie, che rifiuta luoghi comuni e che rifiuta di ritornare al passato: di questo credo proprio che non abbiano bisogno né la democrazia né il nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI e di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Verdi-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Avverto che gli ultimi due interventi saranno a titolo personale ed avranno la durata di due minuti.
GUSTAVO SELVA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUSTAVO SELVA. Signor Presidente, Il Foglio di oggi scrive, sotto il titolo «Berlusconi come Travaglio»: «Diverte sempre molto il Cav. (il cavalier Berlusconi) quando le spara grosse. Ma dovrebbe contenersi, ci consenta, perché alla fine la sparata sui politici di professione che avevano le pezze al culo e si sono arricchiti l'avevamo già sentita. Non da Atene e non da un Presidente del Consiglio in carica, ma al Testaccio, teatro Vittoria, declamata da Marcolino Travaglio, quello
dei mattinali e dei girotondi. L'onorevole Berlusconi capirà che non possiamo seguirlo sulla strada della demagogia e della ciarlataneria forcaiola e più gli siamo amici meno possiamo liquidare la questione con una pacca sulla spalla».
GERARDO BIANCO. L'abbiamo letto l'articolo. Lo abbiamo letto tutti!
MICHELE SAPONARA. Non tutti lo hanno letto!
GUSTAVO SELVA. Consentirà che svolga il mio intervento, onorevole Bianco, finché si parla liberamente.
PRESIDENTE. Onorevole Bianco... Onorevole Selva, continui serenamente.
GUSTAVO SELVA. Voglio che resti agli atti parlamentari ciò che ritengo di dover leggere, se lei consente, onorevole Bianco. Lei è un vecchio parlamentare, non capisco perché faccia queste interruzioni.
Riprendo la lettura: «Infatti, gli siamo amici per una ragione specifica, a parte la simpatia umana che l'uomo attizza in modo invincibile (e quando si rende molesto c'è sempre la sovrana antipatia dei suoi nemici a correggere il nostro malumore): gli siamo amici perché ha impedito l'impresa banditesca di consegnare la democrazia italiana, dieci anni fa, a certi galantuomini in toga che avevano scambiato il dominio della legge con il loro dominio di casta. Come volete che la prendiamo, ora che in nome dell'antipolitica il nostro eroe si mette a fare insinuazioni da bassa procura, indossa una toga piena di pezze e lancia accuse manigolde? La questione morale cosiddetta è stata uno dei più riusciti trasferimenti di quel comunismo senza più comunismo che il Cav. denuncia da ogni pulpito. Il processo al sistema e alla democrazia repubblicana, in alternativa alla sanzione di singoli reati, è stato per dieci anni il surrogato occulto della mentalità totalitaria sopravvissuta alla caduta del Muro di Berlino. E adesso dovremmo accettare le monetine del nostro amico garantista?
La militarizzazione del sorriso, che avevamo intuito da tempo come strategia di riserva del Capo del Governo in reazione al feroce assedio cui è sottoposto da quando ha vinto le elezioni, è alla fine un suo diritto. Ma l'estremismo mattoide va calibrato, per lo meno, su idee che abbiano un qualche sapore liberale, su campagne fantasiose che non invadano, con inaudita truculenza, il campo bene arato del giustizialismo all'italiana. Che la politica sia genericamente «ladra» è il motivetto cantabile di tutte le filastrocche micromeghiste, è l'inno del partito antiberlusconiano, è la scemenza reazionaria e pusilla sulla quale hanno vissuto e si sono ingrassati editori e scrivani della nota lobby. Ne trovi un'altra, Cavaliere, e la pianti di piacersi troppo: ha bisogno con urgenza di un lifting, di una faccia politicamente più credibile».
Ebbene, mi riconosco totalmente in queste affermazioni, perché (dando anche un consiglio) la politica e i partiti non sono popolarissimi nelle strutture e con i poteri che si erano configurati nella prima Repubblica.
Il sistema partito è cambiato, la leadership ha un peso notevole nella comunicazione. Cerchiamo di insegnare - lo dico a noi stessi - al nostro leader un linguaggio che sia più consono ai doveri e alle responsabilità che ha di guidare una coalizione e un Governo.
La politica che noi pratichiamo è una politica nobile, è una politica che vogliamo ispirata a grandi ideali e a grandi valori. Le battute di questo tempo non ci interessano.
Quindi, continueremo ad essere con Silvio Berlusconi perché, in effetti, egli ha dato al paese anche l'opportunità di chiarirci su temi per i quali probabilmente non ci troviamo del tutto d'accordo; ma è sicuramente nobile il fatto che egli si impegni per un sistema bipolare, che vede contrapposizioni anche più nette di quanto non fossero quelle della politica consociativa e, qualche volta, persino affaristica (Commenti).
ENZO CARRA. Buffone!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che io mi ritrovo pienamente nei sobri e limpidi interventi dell'onorevole Craxi e dell'onorevole Follini, che sono stati pronunciati oggi, ma avrebbero potuto essere pronunciati anche nel 1993, nel 1996, perché si collocano nella continuità di un'analisi della politica italiana, nella quale - ahimè! - i veleni di cui parlava l'onorevole Castagnetti non sono nati con le dichiarazioni di ieri. Mi permetto di dire che sono veleni antichi.
Mentre parlava l'onorevole Craxi io avevo in mente - ero qua con altri colleghi - l'intervento di Bettino Craxi nel 1993, quando chiamò a testimonianza l'intero Parlamento su una riflessione relativa al finanziamento illecito dei partiti, su un'operazione di verità che avrebbe dovuto coinvolgere l'intero emiciclo, ma nessuno si alzò in piedi, nessuno profferì parola.
GERARDO BIANCO. Io mi alzai in piedi e parlai!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Arrivo, Gerardo Bianco, arrivo anche a te!
GERARDO BIANCO. Ero capogruppo e parlai! Ci sono gli atti parlamentari!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Vedi, Gerardo Bianco, io sono un po' impressionato dall'intervento dell'onorevole Castagnetti, che è di grande virulenza. Ieri sono state espresse parole pesanti, ma un conto è un giornalista che scrive sul Foglio, un conto è chi parla a nome dell'intera opposizione e, insistentemente, anche se con un artificio dialettico, definisce «estremista mattoide» il Presidente del Consiglio. Vuol dire che con le parole siamo andati molto al di là (Commenti del deputato Camo).
PRESIDENTE. Onorevole Camo, la prego.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Ciò viene fatto dimenticando una realtà storica.
Sono rimasto molto impressionato, onorevole Bianco, dall'intervista dell'ultimo segretario della Democrazia cristiana, l'onorevole Martinazzoli, quando 15 giorni fa, giustificando lo scioglimento del partito - 220 deputati, 110 senatori nel 1992 -, che non esisteva più nel 1994, ha detto: ma noi non potevamo andare a parlare nelle piazze, non potevamo fare i comizi perché venivamo impediti... (Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)
GIUSEPPE CALDAROLA. C'era la Lega!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Al nord!
GIUSEPPE CALDAROLA. C'erano i giornali di Berlusconi!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, io debbo tutelare il ministro Giovanardi. Onorevole Giovanardi, la prego di continuare.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Le monetine, gli sputi... (Commenti di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)
PRESIDENTE. Onorevoli...
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. ...che accolsero l'onorevole Craxi all'hotel Raphael non erano della Lega, che non stava a Roma, erano di militanti inquadrati della sinistra (Proteste dei deputati dei gruppo dei Democratici
di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani). È la storia!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, scusate, è un dibattito, siamo in una democrazia. Il Governo mi ha chiesto la parola io non posso non dargliela.
ROBERTO GIACHETTI. Ma a che titolo? Ha dato la parola sull'ordine dei lavori!
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, mi scusi (Proteste del deputato Giachetti). Onorevole Giachetti, l'onorevole Castagnetti in Conferenza dei presidenti di gruppo mi ha chiesto la cortesia di non spostare a fine seduta questo giro di interventi; io, in considerazione della rilevanza della questione che ha posto, l'ho concesso, ma - lei mi permetterà - non posso consentire che dopo gli interventi dei deputati, uno per gruppo, al Governo venga impedito di parlare nella Camera dei deputati.
ROBERTO GIACHETTI. Venga il Presidente del Consiglio!
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, è giusto, se volete, potete chiederlo. Onorevole Giovanardi, la prego di continuare.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Del resto, circolano testi come quelli... (Proteste dei deputati dei gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani). Tutto quello che dico è la storia del nostro paese vissuta in Parlamento e fuori dal Parlamento
PRESIDENTE. Comunque ci saranno altre occasioni...
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, credo di poter spiegare il motivo per cui questo paese è ammalato di veleni. Circolano testi, come «La vera storia d'Italia», scritti da magistrati che continuano a definire quelli che, dal mio punto di vista, sono grandi personaggi, come Giulio Andreotti, i capi della mafia in questo paese. Noi ci svegliamo stamattina pensando che questo non sia stato il paese del cappio a Montecitorio, dell'aggressione ad interi partiti in maniera generalizzata, a centinaia di colleghi inquisiti, parlamentari di partiti che sedevano in questo emiciclo e che, poi, sono stati ampiamente assolti. Ma nel 1994 il Parlamento venne sciolto proprio sulla base di quelle accuse rivolte ad una classe politica che era stata definita in toto come ladra e corrotta. Così non era. Non era ladra e corrotta!
Io, personalmente, mi sono battuto più volte per una Commissione d'inchiesta parlamentare, come ha detto l'onorevole Craxi, non sui singoli processi, ma per capire (Proteste dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista)...
GIOVANNI RUSSO SPENA. E allora?
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Io non mi lascio intimidire...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non mi sembra che il modo più intelligente di operare, nemmeno per chi ha sollevato la questione, sia quello di impedire al ministro Giovanardi di parlare, perché francamente sarebbe autolesionista!
PIERO RUZZANTE. È passione!
GUSTAVO SELVA. È il segno della vostra intolleranza!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Io sto rispondendo in maniera seria rispetto a un pregiudizio nella storia politica italiana che ogni tanto riemerge: quello di dipingere l'intera classe politica come corrotta e portatrice di malaffare. È un costume che attraversa la storia democratica del nostro paese, che ha causato in passato danni gravissimi, che non ha avuto un chiarimento neppure in Parlamento. Infatti, con riferimento alle modalità di
finanziamento dei partiti, alle figure della nostra democrazia, a coloro che hanno retto questo Governo, maggioranza e opposizione, fino al 1994, non si è ancora chiarito né dal punto di vista giudiziario né dal punto di vista politico (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi non è un modo di fare!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. ...se fossero degli statisti che hanno servito lealmente il nostro potere o volgari malfattori dipinti, dal qualunquismo in avanti, come dediti ai loro affari privati e ai loro vizi e non a sostenere le virtù di un paese che ha progredito. Questi nodi sono ancora da sciogliere.
Condivido le parole di Follini e di Craxi, perché recuperare oggi quella polemica - l'ho detto ieri e lo ripeto - non può essere accettato se il dibattito non viene inserito in una riflessione vera sulla società italiana, su imprenditori onesti e su imprenditori ladri, su politici onesti e su politici ladri (Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)...
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Quindi, il Governo condanna le parole del Presidente?
PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti...
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. ...su magistrati onesti e su magistrati corrotti. Infatti, il paese è fatto di persone perbene e di persone, invece, che perbene non sono.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Rispondi: il Governo condanna le parole del Presidente?
PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti!
GUSTAVO SELVA. Non siete capaci di ascoltare! Siete intolleranti!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Mi riferisco alle parole dell'onorevole Castagnetti, che ha definito «estremista mattoide» il Presidente del Consiglio. Mi dispiace: non lo considero un linguaggio parlamentare e credo che rappresenti un ulteriore elemento di degrado della vita politica italiana.
Riprendo, richiamo, confermo e condivido le parole degli onorevoli Craxi e Follini che rappresentano, ancora una volta, un pacato invito alla riflessione. E mi sembra che, invece di essere condivise dall'opposizione, registrino soltanto umori barricaderi (Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e di Rifondazione comunista). Ho seguito con pazienza gli interventi di questi giorni (Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Non è possibile, onorevoli colleghi!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Il definire «bandito, bandito, bandito» il Presidente del Consiglio non mi sembra un momento di dialettica politica.
ROBERTO GIACHETTI. Invece, «ladri» va bene?
GERARDO BIANCO. Roba da azzeccagarbugli!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Allora - e concludo, signor Presidente - alla luce degli avvenimenti accaduti in questo paese negli ultimi dieci anni, nella difesa che continuiamo a fare di una classe dirigente di questo paese degli ultimi trent'anni (Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e di Rifondazione
comunista)... Di ladri, come sento dire da sinistra...
GUSTAVO SELVA. Siete intolleranti!
ROBERTO GIACHETTI. Giovanardi sei ridicolo! Siete una farsa!
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, la richiamo all'ordine!
ROBERTO GIACHETTI. Sei ridicolo!
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, la richiamo all'ordine per la seconda volta (Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e di Rifondazione comunista)!
PRESIDENTE. Onorevole Vendola, la richiamo all'ordine, onorevole Russo Spena la richiamo...
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Invito a svolgere una riflessione pacata sulla capacità della politica di intervenire per risolvere i problemi del nostro paese e sottolineo che un paese democratico non può fare a meno di una esaltazione del ruolo della politica, dei partiti e del Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è ovvio che tutti coloro che vogliono parlare, lo faranno a fine seduta.
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento, signor Presidente.
PRESIDENTE. Adesso dirò qualcosa io, poi lei parlerà per un richiamo al regolamento.
Questo dibattito informale nasce da un atto di cortesia. Se vogliamo trasformare le cose in modo diverso, io francamente dico, come Presidente della Camera, che sono sereno, perché se mai può esserci qualcuno che potrà eccepire che non era all'ordine del giorno, non certamente l'inverso. Se volete sentire quello che ho da dire, sentite; altrimenti, anche a questo sono indifferente.
Onorevoli colleghi, in una democrazia liberale nessuno, nemmeno tra gli uomini politici, è al di sopra di ogni sospetto. In una democrazia liberale ciascuno può e deve essere verificato da un controllo costante dell'opinione pubblica. In ogni categoria purtroppo vi sono pecore nere e certamente questo vale anche per gli uomini politici, come per ogni altra categoria nel nostro e in altri paesi.
In questo senso mi piace ritenere che il Presidente del Consiglio intendesse richiamare l'Italia alla questione morale (Commenti di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e di Rifondazione comunista).
Penso che si debba raccogliere questo invito poichè esiste un preoccupante calo di tensione morale ed ideale. Di questo mi preoccupo profondamente: non vorrei che il tramonto delle ideologie coincidesse con una nuova concezione della politica trasformata in una lotta per il potere, dove tutto può essere ribaltato e stravolto seguendo solo la suggestione effimera dei propri tornaconti particolari (Applausi dei deputati Russo Spena e Giacomo Ventura).
È una grande questione che deve essere affrontata con serenità e che certo non può essere affrontata con atteggiamenti demagogici, come purtroppo è avvenuto in momenti tristi della nostra vita nazionale, quando i veleni giustizialisti hanno portato ingiuste umiliazioni a tante personalità che complessivamente hanno servito la politica e non se ne sono servite.
Credo che il modo migliore per chiudere questo breve dibattito, del quale ringrazio i colleghi per il tono ed il livello, sia quello di riaffermare la dignità, l'importanza ed il primato della politica, vissuta ed intesa quale servizio al nostro paese, sottolineando il modo esemplare con cui giornalmente si svolgono i nostri dibattiti in quest'aula.
ROSY BINDI. Berlusconi pone la questione morale!
PRESIDENTE. Ecco, il Parlamento è il luogo della politica, il luogo dove ci si confronta, ci si scontra e ci si rispetta, consapevoli tutti che l'interesse del paese sta proprio nel reciproco rispetto e nella civiltà dei rapporti politici...
ANTONIO BOCCIA. Ma se non viene mai!
PRESIDENTE. ...che deve guidare ed orientare la civiltà dei rapporti sociali e tra i singoli cittadini. È fin troppo ovvio, colleghi, che il compito che abbiamo davanti a noi ci impegna alla massima responsabilità.
Abbiamo il mandato di rappresentare la collettività nazionale e dobbiamo essere in ogni modo ed in ogni circostanza esempio per tutti gli italiani (Commenti del deputato Bindi).
Io credo che il modo migliore per trarre delle conseguenze da queste riflessioni sia quello di operare con serietà nelle istituzioni, rigettando i veleni nel bagagliaio del passato.
Il nostro è un paese che deve guardare avanti e certo con la demagogia non si costruirà nulla di buono (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro)!
ANTONIO RUGGHIA. Peggio di Giovanardi!
ROSY BINDI. Chiedo di parlare
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSY BINDI. Signor Presidente, intervengo semplicemente per annunciare che ho dato mandato al collega Andrea Annunziata, che è anche un prestigioso avvocato, di querelare il Presidente del Consiglio. Infatti, ho una casa in montagna (Commenti dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)...
PRESIDENTE. Onorevole Bindi, a fine seduta potrà sollevare tale questione.
ROSY BINDI. Presidente, non ho finito! Non ho finito!
DARIO FRANCESCHINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo, onorevole Franceschini? Darò la parola soltanto per richiamo al regolamento. Altrimenti potrà intervenire a fine seduta.
DARIO FRANCESCHINI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, vorrei sapere se il ministro Giovanardi, che ha dichiarato di intervenire a nome del Governo e di condividere le parole degli onorevoli Follini e Craxi, parlasse effettivamente a nome del Governo. Davvero il Governo si riconosce in tali parole o si è trattato di un intervento a titolo personale dell'onorevole Giovanardi?
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Ho parlato a nome del Governo!
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