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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruta. Ne ha facoltà.
ROBERTO RUTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge al nostro esame ha per oggetto parte di quanto il Presidente della Repubblica ha rinviato alle Camere. Il Governo ha scelto di emanare un decreto-legge, tuttavia questa materia non appartiene più al Governo ma appartiene al dibattito parlamentare. In aggiunta, ha posto, sempre su questo decreto-legge, la questione di fiducia affinché modifiche e discussioni non ve ne possano essere. In tal modo, imbavaglia la Camera e non consente il dibattito e il libero confronto.
Ma perché tutto questo? Perché non si è conclusa la verifica? No, semplicemente e prioritariamente per un'altra ragione: perché così come è costruito questo decreto-legge lo stesso diventa uno strumento funzionale agli interessi di Berlusconi, non in qualità di Presidente del Consiglio dei ministri, ma nella veste di proprietario del suo impero finanziario, imprenditoriale ed economico.
Ciò per lasciare intatto questo sistema di duopolio, non certo per favorire libero mercato, di cui pure questa maggioranza si dichiara fautrice; non per facilitare l'ingresso di altre iniziative imprenditoriali nel settore; non per favorire l'innovazione; non per rendere più facile e ricco il mercato del settore. Al contrario, si vuole blindarlo, bloccarlo, cristallizzarlo, perché ciò è funzionale agli interessi del Presidente del Consiglio.
Mentre approvate il decreto-legge in esame, il Presidente del Consiglio dovrebbe spiegare agli italiani perché è sceso in campo, e lo dovrebbe fare tutta la maggioranza. La risposta sarebbe oggi più convincente e comprensibile agli occhi e alle orecchie degli italiani, anche di quanti lo hanno votato, perché ha raccontato cose straordinarie durante la campagna elettorale. Egli ha raccontato una favola, che tuttavia, come ogni bugia, ha avuto le gambe corte.
Sono necessarie alcune considerazioni sugli atteggiamenti del nostro Presidente del Consiglio. Egli afferma che la Corte costituzionale è composta da comunisti, e in tale affermazione c'è tutto il disprezzo per un'esperienza quale quella comunista: chi, come me, non è mai stato comunista, rispetta una storia diffusa, di massa e popolare, che ha suscitato grandi speranze
nel paese e che ne ha agevolato il cambiamento e il miglioramento, pur nella contrapposizione più dura.
La Corte costituzionale, dunque, sarebbe composta da comunisti. Essa è un organo a garanzia di tutti: se un cittadino che nel corso di una controversia ha subìto una decisione della Corte costituzionale sfavorevole ai suoi interessi e alle sue aspettative sente dire dal Presidente del Consiglio dei ministri che i giudici della Corte costituzionale sono comunisti, ovvero non sono credibili, come potrà accettare tale decisione? Se al Presidente del Consiglio non piace l'attuale assetto della Corte costituzionale, ne proponga la modifica, di cui discuteremo in questa sede, secondo quanto previsto dalla Costituzione; ma non la denigri, non ne distrugga la credibilità, perché i cittadini debbono rispettarne le decisioni.
Quanto ai magistrati, sono eversivi senza distinzione, perché oggi non fa comodo che essi siano credibili. Dunque, i magistrati sono tutti eversivi, di sinistra, e via dicendo. La magistratura costituisce il potere giurisdizionale: se ritenete che non funzioni e che debba essere riformata, presentate una proposta al riguardo, ma non denigratela, perché in tal modo denigrate la nostra Carta costituzionale e la nostra democrazia. Questa denigrazione proviene tra l'altro da un altro potere dello Stato, ovvero il Presidente del Consiglio dei ministri.
Inoltre, il Parlamento è considerato una perdita di tempo: si pone la questione di fiducia, altrimenti si perde tempo. Il Parlamento, riconosciuto quale organo supremo dalla nostra Carta costituzionale, è considerato un «di più», e votando la fiducia al Governo state dicendo che anche per voi esso è inutile: anziché ribellarvi, state zitti e votate.
I limiti contenuti nella Carta costituzionale devono essere superati, bisogna andare oltre. Eppure le norme della nostra Carta costituzionale sono il presidio delle conquiste di libertà e costituiscono l'identità del paese. Ma esse sono considerate un «di più», un elemento di rigidità, una perdita di tempo!
Se le leggi esistenti non rispondono agli interessi del Presidente del Consiglio, debbono essere immediatamente cambiate, e voi votate, votate, votate! Modificate tutto, a suo ordine e piacimento!
Queste leggi che prevedono il falso in bilancio come un reato così grave sono un fastidio: eliminiamole! Poi interviene Bush e rimane bloccato, non sa più cosa dire. Infatti, Bush, il suo amico americano, ha detto che il falso in bilancio è un fatto serio perché mina la credibilità delle nostre istituzioni democratiche. Allora non va più bene! Allora sta zitto e non ne parla più! Lo ripeta oggi che bisogna eliminare il reato di falso in bilancio! Lo ripeta adesso, nel momento in cui il suo amico Bush sostiene che si tratta di un reato tanto grave! Oggi non parla, sta zitto! Non esistono imprenditori che falsificano i bilanci: essi sono gli unici ad essere capaci di scendere in politica. Questi imprenditori non difendono mai i loro interessi ma solo gli interessi della collettività, come il nostro Presidente del Consiglio dei ministri che oggi deve dirci per quale motivo è sceso in campo, costringendo questo Parlamento ad approvare il decreto di legge in esame. Spieghi agli italiani, oggi, per quale motivo è sceso in campo! Lo spieghi oggi e non in campagna elettorale!
Del resto, Retequattro è la emittente televisiva che lo tratta meglio, che cura meglio la sua immagine e trasmette soltanto le riprese che lo fanno apparire bello e ancora giovane, come se una ruga in più non fosse sintomo di una vita vissuta intensamente, fatta di errori e di vittorie; come se qualche ruga in più non significasse saggezza. No, perché non è funzionale al modo in cui abbiamo costruito e in cui volete costruire questo modello di società, in cui deve esserci soltanto ciò che è bello. Qualche immagine non bella non è funzionale, non crea consensi. Gli anziani votano ma non creano consensi. L'immagine deve essere perfetta. La saggezza non vale?
Che cosa mi aspettavo? La coalizione di centrodestra ha vinto, signor Presidente. Ebbene, governi! Che cosa significa governare?
È possibile governare stando sempre in campagna elettorale? È possibile governare con gli slogan e con gli spot pubblicitari, ogni giorno? Quando si inizierà a governare? Quando inizierà ad essere il Presidente di tutti gli italiani e non soltanto il Presidente di una parte degli italiani e dei propri interessi? Quando inizierà ad essere il Presidente di tutti, che affronta i temi di tutti? Voglio poter dire che quello è il mio Presidente del Consiglio, che questo è anche il mio Governo, pur essendo all'opposizione. Voglio avere l'orgoglio e l'onore di affermarlo e di difenderlo anche in campo internazionale.
Veramente, signor Presidente del Consiglio, lei ritiene che tutto questo possa passare come unico messaggio, come pensiero unico? Se si volevano sfasciare le istituzioni e lasciare un mucchio di macerie, questo è il metodo migliore. Se questo era l'intento, ci stiamo riuscendo, ci state riuscendo. Infatti, voi siete consenzienti. Le istituzioni hanno bisogno di tutela e di cura. Possiamo modificare le norme, anche le norme costituzionali, ma con grande accortezza e con grande cura perché in questo si gioca la democrazia e si gioca la nostra libertà. È necessario l'equilibrio, il consenso e la capacità di costruire istituzioni valide per tutti (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.
GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto contrario su questo provvedimento, che sintetizzerò con tre motivazioni.
La prima è di metodo. Siamo di fronte ad un decreto-legge trascinato dal voto di fiducia. Ancora una volta, su una questione importante il Parlamento è privato della possibilità di discutere, di migliorare il provvedimento. È accaduto anche per la legge finanziaria. Il Governo ha posto la questione di fiducia ed è stata approvata una legge finanziaria che sta avendo effetti devastanti sulla nostra comunità. Siamo al declino di un paese non guidato dalla ricerca, dalla innovazione, con un processo di recessione in atto, innanzitutto, nelle aree del Mezzogiorno. C'è una blindatura del provvedimento - dicevamo - che appare incomprensibile se imposta da un Governo che dispone di una ampia maggioranza, di quasi cento parlamentari in più.
Perché viene fatto tutto ciò? Si dice perché il Governo ha paura di non poter reggere nel confronto tra maggioranza e opposizione: c'è la preoccupazione per qualche votazione segreta. Quindi, al di là delle rassicurazioni, la verifica non è andata bene; continuano i malumori e i contrasti giornalieri, al centro come in periferia; una rissa continua all'interno del polo di centrodestra per dividere anche l'ultima fettina di torta per il potere. Ma la considerazione più grave, più amara, più preoccupante è che questo voto di fiducia fa emergere l'opinione del Presidente del Consiglio rispetto al ruolo del Parlamento. Il Presidente ha più volte manifestato il suo fastidio nei confronti dell'Assemblea parlamentare, il rigetto per la discussione e per la partecipazione al dibattito politico, al miglioramento delle leggi, considerando il Parlamento come un intralcio alle decisioni. Di fronte a questioni importanti, il Governo decide di adottare i decreti-legge e di porre la questione di fiducia, facendo quindi svolgere ai propri parlamentari di maggioranza il ruolo di soldatini obbedienti.
Noi questa volta abbiamo voluto dare un segnale molto forte e il lungo dibattito parlamentare ha avuto questo significato. Il valore della democrazia parlamentare va salvaguardato: noi diciamo «no» ai colpi di mano. È stata fatta ogni possibile azione con lo sforzo di tutti i parlamentari per sensibilizzare l'opinione pubblica rispetto non soltanto alla natura del decreto-legge, che avrà rifluenze sulle regole della democrazia, ma anche all'obiettivo dell'iniziativa
del Presidente del Consiglio, che è quello di svuotare l'istituzione parlamentare.
Entrando nel merito, devo dire che il provvedimento ha un evidente carattere di incostituzionalità. Il decreto-legge è stato infatti presentato per evitare il trasferimento sul satellite di Retequattro e l'eliminazione della pubblicità da una rete RAI, quindi per bloccare le prescrizioni della Corte costituzionale del novembre 2002. Se da un lato il decreto-legge tenta di cogliere questi obiettivi, dall'altro mortifica le osservazioni contenute nel messaggio del Presidente della Repubblica, Ciampi. Il provvedimento non tutela il valore centrale che il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale hanno indicato, cioè il pluralismo dell'informazione, come fondamento di tutte le democrazie moderne. Quindi, la posta in gioco per il Governo e la maggioranza è la salvezza di una rete televisiva e gli interessi della famiglia del Presidente del Consiglio. Per noi, per la comunità democratica, è ben altro: è in gioco l'articolo 21 della Costituzione, le sue fondamentali implicazioni per la democrazia. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La libertà di pensiero viene definita dalla Corte costituzionale come una pietra angolare dell'ordine democratico, così come troviamo scritto nella sentenza n. 84 del 1969. Infatti, può ben dirsi che un ordinamento non può funzionare democraticamente in mancanza di una libera circolazione delle idee politiche, sociali, religiose, sulla morale e sul costume. Il diritto fondamentale si incentra sulla libertà di tentare di persuadere gli altri - prosegue la sentenza - e nel caso in cui i mezzi economici necessari per poter esercitare di fatto tale libertà siano ingenti e dunque a disposizione di pochissimi, si impone il principio per cui il diritto che sostanzia l'istituto giuridico e che è ispirato al valore della libertà non è più preso in considerazione come diritto individuale bensì come valore costituzionale inviolabile.
Il principio dell'articolo 21 della Costituzione ha questi fondamenti. Il Governo, invece, risponde con un decreto-legge, che viene presentato come una semplice proroga in attesa dell'approvazione della legge in materia di riassetto del sistema delle comunicazioni - che, più che legge di sistema delle telecomunicazioni, è una legge che «sistema» il potere all'interno delle telecomunicazioni a vantaggio del Presidente del Consiglio - ma in realtà è un salvataggio in grande stile, una pietra tombale sulla sentenza della Corte costituzionale che stabiliva che una rete privata doveva andare sul satellite entro il 31 dicembre 2003.
Infine, signor Presidente, vorrei fare un'ultima considerazione politica. Il Presidente Berlusconi, in alcune trasmissioni, ha cercato di rassicurare i cittadini italiani, parlando di un paese non afflitto dall'inflazione, un paese che si sta mano a mano trasformando, a cominciare dal Sud, con la realizzazione di alcune infrastrutture, la crescita della produttività e dell'occupazione. Qualche giorno fa, sono stati resi noti alcuni dati Istat che ci dicono che il paese, nell'ultimo trimestre del 2003, ha avuto una crescita zero. La Germania ha avuto una crescita pari allo 0,2 per cento, la Francia allo 0,5; la produzione industriale in Italia è scesa, nell'ultimo anno, dello 0,4 per cento. L'Italia, dicono i dati, è un paese in declino, soprattutto al Sud, dove emergono i segnali più evidenti della recessione economica. Riguardo alle realizzazioni che vengono presentate dal Presidente del Consiglio, noi rispondiamo che non ne abbiamo visto neppure l'ombra; queste infrastrutture, forse, sono nelle promesse e nelle fantasie del Presidente.
Per quel che riguarda la disoccupazione, i dati Istat confermano che nel Mezzogiorno è oltre il 20 per cento, quella giovanile oltre il 50 e che tante aziende stanno andando in crisi. Di fronte a questo stato di cose, alla Camera il Governo presenta un decreto-legge per salvare Retequattro e per arricchire il portafoglio del Presidente del Consiglio; al Senato viene portata avanti una legge sul federalismo
per rispondere ai ricatti di Bossi, una legge che, se avrà esito positivo, determinerà la disgregazione del paese.
Ebbene, di fronte alle gravi condizioni della nostra comunità, francamente noi riteniamo che tutto ciò sia indecente. La maggioranza avrebbe dovuto mettere al centro del dibattito politico le questioni vere del paese, come la recessione economica e la crisi occupazionale. Siamo certi, però, che ne risponderà direttamente al paese (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo - Congratulazioni).
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