Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 423 del 12/2/2004
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TESTO INTEGRALE DELLA DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DEL DEPUTATO MAURO BULGARELLI SUL DISEGNO DI LEGGE N. 4347

MAURO BULGARELLI. Il disegno di legge delega del Governo mira a modificare sostanzialmente il rapporto di impiego del personale del Corpo dei vigili del fuoco, che passa dall'attuale regime privatistico a un regime di diritto pubblico, come attualmente è previsto anche per il personale delle Forze armate e della polizia di Stato.
Ricordiamo infatti che con il decreto legislativo n. 29 del 1993 (seguito poi da altri quattro decreti legislativi, l'ultimo dei quali è il decreto legislativo n. 165 del 2001), si è dato il via ad un vero e proprio processo di privatizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego, che ha visto coinvolti quasi tutti i rapporti di lavoro dipendente nelle pubbliche amministrazioni, con la sola eccezione di alcune categorie di dipendenti statali (magistrati, avvocati dello Stato, personale delle Forze armate e delle Forze di polizia).
Attualmente quindi il personale del Corpo dei vigili del fuoco è assoggettato al regime di diritto privato, e i rapporti di lavoro sono stabiliti e disciplinati in sede di contrattazione collettiva (tranne che per il personale volontario e il personale ausiliario di leva). I contratti collettivi, dunque, sono lo strumento principe per la regolamentazione del rapporto di lavoro e delle relazioni sindacali.
Il disegno di legge delega voluto dal ministro Pisanu si inserisce proprio in questo ambito, al fine di modificare il decreto legislativo n. 165 del 2001 per includere il personale dei vigili del fuoco tra le categorie sottratte alla disciplina privatistica, riconducendo quindi il rapporto di impiego a un regime di diritto pubblico al pari delle Forze armate e della polizia di Stato.
Saranno successivi decreti legislativi a disciplinare il contenuto del rapporto di impiego e il trattamento economico del personale permanente dei vigili del fuoco, prevedendo, prima della loro emanazione, il parere delle organizzazioni sindacali e delle Commissioni parlamentari.
Questi decreti legislativi saranno emanati sulla base di una serie di principi e criteri direttivi (articolo 2 del disegno di legge). Questi ultimi prevedono che: il personale del Corpo dei vigili del fuoco confluirà in un autonomo comparto di negoziazione (diviso per il personale dirigente e per il restante personale). Detta negoziazione disciplinerà solo alcuni aspetti del rapporto di impiego ed i contenuti degli accordi negoziali conclusi saranno recepiti con decreto del Presidente della Repubblica; l'ordinamento del personale sarà disciplinato in relazione alle diverse esigenze e potranno essere ridisegnate funzioni, dotazioni organiche, criteri di avanzamento, eccetera. In tale ambito si potrà prevedere l'introduzione di aree di vicedirigenza. Inoltre, con riferimento alle qualifiche dirigenziali, il riordino dovrà riservare l'accesso alla dirigenza al personale del Corpo in possesso dei requisiti di legge, escludendo ogni ipotesi di immissione dall'esterno; infine, i futuri decreti legislativi saranno attuati mediante regolamenti governativi o ministeriali, da emanare entro un anno dall'entrata in vigore dei suddetti decreti.


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La scelta, effettuata negli anni passati, di passare da un regime di diritto pubblico ad un regime privatistico nell'amministrazione pubblica, ha comportato un maggiore impulso in termini di efficienza, ma anche una maggiore garanzia dei diritti del personale impiegato.
Con questo disegno di legge il rapporto di impiego del personale del Corpo dei vigili del fuoco torna ad essere assoggettato ad un regime di diritto pubblico, con il forte rischio di una conseguente riduzione delle tutele dei lavoratori.
Intanto non convince affatto lo strumento legislativo proposto da Governo (articolo 2, comma 1, lettera a)) per recepire i contenuti degli accordi negoziali conclusi, e quindi il contratto di lavoro, ossia il decreto del Presidente della Repubblica. Si tratta di uno strumento legislativo modificabile solamente con un'altra legge, mentre attualmente il sistema privatistico vigente lascia spazio ad accordi e interpretazioni anche in piena vigenza contrattuale.
Inoltre, tutte le materie non oggetto della negoziazione, e quindi non recepite con decreto del Presidente della Repubblica - come per esempio le modalità delle progressioni economiche, orizzontali e verticali, del personale - sono demandate alla potestà legislativa del Governo, con il rischio più che concreto di ridurre il sindacato a semplice interlocutore consultivo.
È evidente inoltre il rischio di una perdita o di una forte limitazione del diritto di sciopero, e questo grazie all'accostamento del Corpo dei vigili del fuoco alle forze di polizia le quali, appunto, non godono di questo strumento rivendicativo.
Probabilmente l'elevata sindacalizzazione dei vigili del fuoco, rappresenta un elemento di disturbo per questo Governo.
Con questa delega al Governo poi, si investe il Corpo nazionale dei vigili del fuoco di compiti riguardanti, oltre che la protezione, anche la difesa civile, all'interno di una logica che potrebbe portare ad una progressiva militarizzazione del Corpo stesso.
Il provvedimento (articolo 2, comma 1, lettera b)) mira a modificare l'ordinamento del personale in relazione alle esigenze operative e funzionali facendo un confuso «minestrone» tra i compiti di protezione civile e quelli di difesa civile.
In pratica, ai vigili del fuoco saranno affidati compiti che esulano da quelli 'istituzionali' (il soccorso pubblico, la prevenzione incendi e la protezione civile) con il rischio di vederli trasformati da un Corpo di servizio civile a disposizione dei cittadini, ad una sorta di nuova forza dell'ordine.
Inoltre i vigili del fuoco sono in numero assolutamente insufficiente a svolgere le mansioni loro proprie, ed è una autentica follia voler attribuire loro altre delicate funzioni, pensando di farne l'ennesima forza di polizia con compiti di ordine pubblico.
Abbiamo già assistito, nel recente passato, al ricorso ai vigili del fuoco per operazioni di ordine pubblico: esecuzione di sfratti di famiglie, manifestazioni e cortei come in occasione del G8 di Genova, o azioni contro manifestanti che bloccavano i treni che trasportavano armi durante la guerra in Iraq. No, grazie.
Va invece mantenuto assolutamente preponderante il ruolo tradizionale del Corpo, che è quello di proteggere le persone e l'ambiente.
Da una indagine del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, in Italia un comune su tre è ad elevato rischio di dissesto idrogeologico. Le aree a più alto rischio sono 11.468. Il fabbisogno per queste emergenze è elevato, le frane interessano circa 6.770 aree, mentre il pericolo alluvione si riscontra in quasi 2.500 zone. Tale quadro è provvisorio e si basa sullo stato d'attuazione della pianificazione provinciale. In particolare, sono state censite le aree a rischio frane, valanghe e alluvioni, come previsto dal decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267, noto come decreto «Sarno».


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Siamo in un contesto nazionale difforme e condizionato dalla stessa morfologia del territorio; il problema tuttavia interessa l'intera penisola.
Per quanto riguarda il rischio sismico, in Italia si sono verificati dal 1905 al 1997 diciannove eventi con oltre 124 mila morti. Questo dato ci fa purtroppo ipotizzare che tali fenomeni si ripeteranno in un prossimo futuro.
Altro fenomeno di vasta portata è quello relativo agli incendi boschivi, che ogni anno colpiscono gravemente il patrimonio forestale: gli incendi sono spesso causati dall'uomo per incuria o dolo. L'aumento di visitatori turistici nelle riserve forestali e la totale mancanza di un'educazione ambientale ne sono le cause principali.
Vi sono anche problemi relativi agli inquinamenti, spesso dovuti a dolo o incuria dell'uomo, e alle grandi quantità di materiali pericolosi che ogni giorno attraversano la rete stradale e ferroviaria italiana.
Altre categorie di rischio richiedono interventi continui ed urgenti nel nostro paese: incendi di abitazioni e incidenti su siti industriali, incidenti stradali e sul lavoro, con conseguente necessita` di soccorsi alle persone.
Attualmente il Corpo nazionale dei vigili del fuoco opera quotidianamente nelle attività di protezione civile.
Siamo pienamente d'accordo sulla necessità di valorizzare il ruolo del Corpo dei vigili del fuoco, ma questa valorizzazione deve passare soprattutto attraverso le condizioni salariali, la qualità delle relazioni sindacali, lo stanziamento di maggiori risorse e investimenti, e un cospicuo potenziamento dell'organico e del parco automezzi. Un organico ormai in carenza cronica, in cui i precari, assunti con contratti di venti giorni, e senza una adeguata preparazione, suppliscono alle continue carenze di personale e di risorse economiche.
Attualmente il Corpo dei vigili del fuoco è composto da 35 mila vigili, ma secondo gli standard europei dovrebbero essere 45 mila. Come il sottosegretario Balocchi sa fin troppo bene, una recente mappatura (predisposta proprio dal sottosegretario stesso), fissa addirittura a 14.700 le unità necessarie per completare l'organico. Anche per quanto riguarda i mezzi - il 60 per cento dei quali è in uso da oltre 20 anni - ci sarebbe bisogno di un investimento molto forte.
Queste sono le riforme che chiediamo, quelle servono realmente al Corpo e al paese. Occorrerebbe inoltre un ripensamento circa la separazione oggi esistente tra i tecnici della protezione civile, diretti dalla Presidenza del Consiglio, e i vigili del fuoco, dal 2001 sotto il Ministero dell'interno ma che della Protezione civile rappresentano la componente fondamentale. Sarebbe più opportuno che tanto la protezione civile quanto i vigili del fuoco, fossero collocati sotto la Presidenza del consiglio, ed essere legati molto di più al territorio, alle autonomie locali e ai volontari.
Vale la pena sottolineare che già 15 mesi fa, in occasione dell'esame del decreto-legge n. 245 del 2002 riguardante le calamità naturali nelle regioni Molise e Sicilia, al Senato sia il relatore di Forza Italia che alcuni senatori di Alleanza nazionale avevano presentato emendamenti che riproducevano il contenuto di questo disegno di legge. Si trattava di emendamenti che delegavano il Governo a trasformare il rapporto di lavoro dei vigili del fuoco, inserendoli nel comparto della sicurezza, cioè facendoli - di fatto - diventare un corpo di polizia. Fortunatamente il Senato aveva provveduto a respingere queste proposte.
C'è da dire che le manifestazioni di protesta portate avanti in questi mesi da migliaia di lavoratori dei vigili del fuoco sono servite a qualcosa: il Governo, finalmente, è stato costretto il 23 gennaio scorso - ad assumersi la responsabilità di dare una prima importante risposta concreta a questi lavoratori; infatti è stato adottato un decreto-legge che prevede un'indennità speciale per i vigili del fuoco addetti ad attività di soccorso, nonché un aumento dell'organico del Corpo per fare fronte a peculiari esigenze operative. Inoltre,


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cinque giorni dopo, il 28 gennaio, è stato firmato insieme a tutte le sigle sindacali, l'atteso rinnovo del contratto scaduto da ben 25 mesi. Si tratta di contratto che rappresenta un importante passo avanti sia in termini normativi che in termini salariali (un aumento in busta paga di 118 euro contro i 106 stanziati inizialmente con la legge finanziaria, cui si aggiungono 36 euro di indennità aggiuntiva previsti dal decreto-legge per gli operativi).
Adesso il terreno di duro confronto si sposta in Parlamento, per cercare di fermare questo disegno di legge e il tentativo di «militarizzazione» del Corpo e di riduzione degli spazi sindacali.
Per concludere, vale la pena sottolineare i numerosi appunti critici sollevati dal dossier curato dal Servizio bilancio della Camera su questo disegno di legge in tema di copertura finanziaria. Vengono evidenziati oneri non coperti, oneri non quantificati dal Governo, richieste di chiarimenti, e così via. Per questo riguarda poi la copertura finanziaria del provvedimento, essa scrive testualmente il Servizio Bilancio - «non risulta coerente con la vigente disciplina contabile, in quanto non indica distintamente la quota di onere da porre a carico di ciascun accantonamento e, in secondo luogo, dispone l'utilizzo dell'accantonamento di competenza del Ministero degli affari esteri, per finalità diverse dall'adempimento di obblighi internazionali, in deroga alla disciplina contabile.»

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