Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 423 del 12/2/2004
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(Esame dell'articolo 1 - A.C. 4347)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4347 sezione 2).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

RICCARDO MIGLIORI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Mascia 1.3 e Leoni 1.1 e sugli identici emendamenti Mascia 1.2, Bulgarelli 1.4 e Sgobio 1.5, sui quali anche la V Commissione ha espresso parere contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

MAURIZIO BALOCCHI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Mascia 1.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, intervengo per spiegare il motivo del nostro voto contrario sull'emendamento in esame. Il mio sarà un intervento


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piuttosto corposo, ma mi consentirà di non intervenire sulla gran parte dei prossimi emendamenti.
Ci troviamo di fronte ad un'operazione che può sembrare un passo indietro rispetto a quanto fatto nella passata legislatura relativamente al rapporto di pubblico impiego. Nel corso della XIII legislatura, infatti, sono state compiute scelte straordinariamente importanti verso la privatizzazione del rapporto di impiego nella pubblica amministrazione. Ciò è stato fatto per adeguarci ad una visione moderna della pubblica amministrazione che consentisse di dare a quest'ultima strumenti, obiettivi, capacità e risorse adatte a gestire la complessa situazione odierna. Ciò accompagnava, oltretutto, un processo di riforma istituzionale e costituzionale che abbisognava di una pubblica amministrazione più efficiente, più capace, più concentrata sugli obiettivi e sulla responsabilità.
Quest'oggi si propone di ripubblicizzare una parte di tali rapporti di impiego e si potrebbe essere tentati di ritenere questa un'operazione regressiva. Vorrei, invece, chiarire un aspetto che ritengo importante. I vigili del fuoco, per la particolarità delle loro attività e della loro funzione e per il tipo di prestazioni che sono chiamati a svolgere, sono sicuramente iscrivibili in un contesto, che potremmo definire di sicurezza civile, che li rende sostanzialmente diversi rispetto all'altra parte della pubblica amministrazione nella quale erano inseriti. Dunque, creare un comparto autonomo e garantire tale autonomia anche attraverso la forma del contratto pubblico può essere interessante.
L'ipotesi che stiamo discutendo, anche per effetto degli emendamenti da noi presentati in Commissione e che sono stati approvati, si traduce in una sperimentazione estremamente interessante. Siamo di fronte, infatti, ad un contratto pubblico con un certo tipo di garanzie, ma sono stati mantenuti i grandi passi in avanti sul piano delle relazioni sindacali e dell'organizzazione del lavoro conseguiti con la privatizzazione. Il relatore ed il Governo hanno accettato alcuni nostri emendamenti che traslano all'interno del comparto pubblico dei vigili del fuoco elementi importanti dal decreto legislativo n. 165 del 2001 relativamente agli istituti di rappresentanza ed alle relazioni sindacali. Ritengo si tratti di una sperimentazione molto importante che, per i suddetti motivi, vede il nostro consenso.
Un altro aspetto importante è stato quello di definire l'autonomia di questo comparto, non mettendolo in relazione al comparto sicurezza. Per troppo tempo c'era stato il tentativo di omogeneizzare i due comparti, che invece non possono stare insieme. Nel momento in cui è in discussione, in questa Camera, l'ipotesi di creare un comparto sicurezza e difesa, dando due sfere di autonomia a questa parte del pubblico impiego, che ancora resta pubblico - e che tale deve rimanere, per le funzioni che è chiamato ad assolvere -, introdurre il Corpo dei vigili del fuoco all'interno del comparto sicurezza sarebbe stato un elemento obiettivo di confusione. Avere deciso di fare un comparto pubblico, ma autonomo e separato, credo sia stata una scelta saggia.
Solo per questi motivi, il nostro voto su questo emendamento sarà contrario, perché in molte altre occasioni saremo assieme ai colleghi di Rifondazione comunista per sostenere che quanto è stato ottenuto, a mio avviso sapientemente, nel corso di questi anni, per la garanzia delle relazioni sindacali, del rapporto di lavoro e dell'organizzazione del lavoro, debba invece essere mantenuto ed anzi rafforzato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guerzoni. Ne ha facoltà.

ROBERTO GUERZONI. Il nostro gruppo voterà, invece, a favore dell'emendamento soppressivo dell'articolo 1, per le ragioni che chiarirò rapidamente e che risulteranno ancora più chiare quando esamineremo l'emendamento Leoni 1.1.
A noi pare, infatti, che non sussistano le ragioni che portano oggi alla fuoriuscita, così come previsto dal testo del disegno di


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legge presentato dal Governo, del comparto dei vigili del fuoco dalla contrattazione del pubblico impiego, così come è stata finora conosciuta, sulla base della riforma introdotta agli inizi degli anni novanta, precisamente con il decreto legislativo n. 29 del 1993.
Da allora, la pubblica amministrazione ha conosciuto profonde trasformazioni e in modo particolare un processo di riforma che ha cercato di rispondere al tema di una pubblica amministrazione sempre più vicina alle aspettative dei cittadini. Cardine di questo processo di riforma è stata l'equiparazione del rapporto di lavoro pubblico con il rapporto di lavoro privato, attraverso la contrattualizzazione del rapporto stesso. Questa scelta ha costituito un punto importante per dare alla pubblica amministrazione quella flessibilità e quella capacità di adeguarsi ai mutamenti intervenuti nella società.
Oggi, pertanto, non vediamo quali ragioni possano spingerci per tornare indietro rispetto a quella scelta. Non lo giustifica nemmeno la specificità della funzione del lavoro svolto dal Corpo dei vigili del fuoco, che è una specificità riferita appunto ad una missione civile e non una sicurezza di carattere militare, equiparabile alla polizia, all'esercito o alla difesa. I vigili del fuoco, che tutti conosciamo essere un punto di riferimento di fronte alle catastrofi e a tutte quelle questioni che investono, in tutto il territorio del paese, aspetti della sicurezza per i cittadini, hanno bisogno che venga loro riconosciuta questa specificità e, allo stesso tempo, hanno bisogno di avere gli strumenti per poterla realizzare e vederla praticata.
Se operassimo la scelta che viene configurata nel testo proposto dal Governo, faremmo un passo indietro, perché vi sarebbe, ad esempio, la cancellazione di quello che è stato ottenuto, fino ad ora, nel rapporto di lavoro, attraverso la contrattazione integrativa. Infatti, il decreto legislativo n. 165 del 2001 consente, all'interno del quadro della contrattazione nazionale, di avere anche una contrattazione integrativa, in modo tale da avere una risposta, per i lavoratori, più adeguata alle esigenze sul territorio. Inoltre, se compissimo questa scelta, che pone totalmente i vigili del fuoco alle dipendenze del Ministero dell'interno, non risponderemmo a quell'esigenza, che è stata riconosciuta anche attraverso la riforma del titolo V della Costituzione, che vede coinvolte le regioni e le autonomie dal punto di vista della protezione civile e del percorso di sicurezza sul territorio.
Dal punto di vista, infine, delle condizioni dei lavoratori (al riguardo, sono state presentate alcune proposte emendative che dimostrano chiaramente che si compirà un passo indietro se continueremo a percorrere questa direzione), vorrei rilevare che le conquiste ottenute, sotto il profilo non solo della misurazione della rappresentanza, ma anche degli strumenti della stessa (mi riferisco alle organizzazioni sindacali di base e alle modalità con cui si validano i contratti), verranno messe in discussione. Tale materia verrà demandata non più alla contrattazione, ma ad un meccanismo negoziale affidato al rapporto tra Governo e sindacati.
Si sta, pertanto, compiendo una scelta che non consentirà il pieno dispiego della capacità di interpretazione delle esigenze della pubblica amministrazione.
Per tali ragioni, ritengo utile (lo sosterrò anche nel corso dell'esame degli emendamenti successivi) la soppressione dell'articolo 1 che è il cuore del provvedimento sia sotto il profilo della riforma della pubblica amministrazione sia con riferimento alle condizioni dei lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, l'emendamento in esame, che si propone di sopprimere l'articolo 1 del presente provvedimento, è stato presentato per diverse ragioni. La prima è la seguente, come illustrato anche dal collega Guerzoni: secondo le disposizioni del provvedimento si prevede che il rapporto


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di impiego del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco sia disciplinato in regime di diritto pubblico. È previsto, al riguardo, che il Governo sia delegato ad adottare uno più decreti legislativi per la disciplina dei contenuti del rapporto di impiego di tale personale.
Attraverso questa nuova modalità, i lavoratori sicuramente perderanno determinate condizioni contrattuali, oggi a loro disposizione (in sede di Commissione siamo comunque riusciti a far approvare alcuni emendamenti su cui tornerò successivamente). Una serie di prerogative oggi presenti, mi riferisco, ad esempio, alla contrattazione integrativa e ad alcuni aspetti della rappresentanza, verrà messa in discussione.
A tale proposito, vorrei rilevare che recentemente è stata raggiunta un'intesa, sottoposta a referendum, sugli aumenti salariali concernenti il contratto nazionale di lavoro per gli anni 2002-2003 (i lavoratori in questione avevano un arretrato da questo punto di vista) e ora si propone lo stesso tema per il 2004-2005. Contrariamente alla propaganda delle ultime settimane per quanto riguarda la problematica in questione, si è detto che i soldi, quando si vuole, si trovano e non vi è alcuna necessità di prevedere una diversa modalità di rapporto di lavoro.
Comunque, vige un contratto nazionale di lavoro che, per quanto riguarda la parte normativa, copre fino al 2005. Mi chiedo quale situazione si determinerà dal punto di vista normativo, dopo l'approvazione di un provvedimento di questo tipo. Si aprirà, quantomeno, una fase di confusione. Questa è una ragione molto concreta per manifestare la nostra contrarietà.
Vi è poi una ragione che riguarda gli interessi generali del paese: mi riferisco alla necessità di affrontare il tema della protezione civile con una proposta organica (abbiamo a lungo discusso su tale argomento e, successivamente, lo si affronterà di nuovo). Certamente, non si può tornare a riproporre quella missione, relativamente al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, come indicato nel provvedimento.
La storia della funzione di protezione civile dei vigili del fuoco è lunga; attraverso la delega prevista nel provvedimento si rischia di interrompere un progetto, una programmazione, un'azione di prevenzione, una certa funzione espletata dai vigili del fuoco sul territorio in stretto rapporto stretto con gli enti locali (questo è l'effetto immediato che si determinerà). Inoltre (è una questione che preoccupa anche i lavoratori oltre che noi, come espressamente dichiarato nella relazione che accompagna il provvedimento in esame), si sta mettendo in atto un processo di militarizzazione che trasformerebbe questo corpo, facendolo passare da un ruolo di protezione civile a quello di difesa civile.
Nel corso della discussione sulle linee generali è stato rilevato che tutto ciò parte da lontano. Mi vorrei riferire ai ministri Scelba e Tambroni, nonché alle opposizioni di allora che avevano sconfitto questo disegno. Nel 2004 si ritorna esattamente a quelle considerazioni. Credo, pertanto, vi siano tante buone ragioni per impedire l'attribuzione di questa delega al Governo ed approvare l'emendamento presentato dal nostro gruppo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, l'emendamento in esame - che chiedo di sottoscrivere, così come il successivo Leoni 1.1 - cerca di ripristinare una situazione che è il frutto di un'evoluzione di tutto il mondo sindacale che ha portato alla contrattualizzazione del rapporto di lavoro anche nel settore pubblico.
Oggi, incredibilmente, siamo di fronte ad una controriforma, attuata da parte di uno schieramento che si dichiara liberale, che dovrebbe avere a cuore forme contrattuali di tipo moderno, privatistico e che, invece, non trova di meglio che rendere pubblico il rapporto di lavoro di


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personale che ha già nel contratto la regola fondamentale del proprio rapporto di lavoro. Per di più, questo contratto, in vigore da dieci anni, ha dato buoni risultati. Quindi, le preoccupazioni iniziali da parte di conservatori, di reazionari - diciamolo pure -, che non volevano che anche per i lavoratori pubblici valessero le regole del privato, hanno dimostrato di non avere fondamento.
Attraverso questo provvedimento state compiendo un clamoroso passo indietro, state passando da un avanzamento del sistema contrattuale del nostro paese di modello anglosassone al più vecchio e più conservatore dei sistemi, e purtroppo state creando le condizioni - come affermato in precedenza dai colleghi Mascia e Guerzoni - per riportare i vigili del fuoco in un ambito che, inevitabilmente, li attrae nell'area del Ministero dell'interno.
Che significato abbia ciò e che coerenza vi sia nell'orientamento della Casa delle libertà, volto a stracciare un codice chiesto ed ottenuto dalle organizzazioni sindacali più di dieci anni fa in accordo con il Governo dell'epoca, francamente non lo si comprende!
Per questa ragione, esprimerò un voto favorevole su entrambi gli emendamenti richiamati all'inizio del mio intervento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bulgarelli. Ne ha facoltà.

MAURO BULGARELLI. Signor Presidente, condivido gli interventi testé svolti dai colleghi Guerzoni, Mascia e Grandi; infatti, anche noi siamo fortemente contrari al provvedimento in esame. Dunque, chiedo di sottoscrivere l'emendamento Mascia 1.3.
La scelta effettuata negli scorsi anni, volta a passare nell'amministrazione pubblica da un regime di diritto pubblico ad uno di tipo privatistico, ha significato un maggiore impulso in termini di efficienza della pubblica amministrazione, ma anche una maggiore garanzia dei diritti del personale impiegato.
Il Governo, in realtà, ha perso una grande occasione, vale a dire quella di rivedere completamente tutto il settore della protezione civile, inserendo i vigili del fuoco all'interno di tale settore come Corpo di protezione civile concetto che, probabilmente, avrebbe ricevuto grande adesione da parte di quest'Assemblea e dello stesso Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
Con questo provvedimento, il rapporto di impiego del personale del Corpo dei vigili del fuoco torna ad essere assoggettato ad un regime di diritto pubblico, con il forte rischio di una conseguente riduzione delle tutele dei lavoratori.
Anzitutto, non convince affatto lo strumento legislativo proposto dal Governo, l'ennesima legge delega, per recepire il contenuto degli accordi negoziali conclusi e, quindi, il contratto di lavoro, ossia il decreto del Presidente della Repubblica. Uno strumento legislativo modificabile solamente con un'altra legge, mentre attualmente il vigente sistema privatistico lascia spazio ad accordi ed interpretazioni anche in piena vigenza contrattuale.
Inoltre, tutte le materie non oggetto della mediazione, quindi non recepite, come ad esempio le modalità delle progressioni economiche del personale orizzontali e verticali, sono demandate alla potestà legislativa del Governo, con il rischio più che concreto di ridurre il sindacato a semplice interlocutore consultivo.
È vero, alcuni emendamenti sono stati accettati, ma si tratta di un semplice palliativo, in quanto non si prendono in considerazione i diritti sindacali di una categoria, tra l'altro fortemente sindacalizzata, come il Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
Per questo motivo, esprimiamo tutta la nostra contrarietà e chiediamo la soppressione dell'articolo 1 del testo in esame (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carrara. Ne ha facoltà.

NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per annunciare


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il voto contrario sull'emendamento Mascia 1.3, perché riteniamo che il Governo e la Commissione abbiano svolto un ottimo lavoro, in linea anche con le aspettative dei vigili del fuoco.
Per essere chiaro i vigili del fuoco si aspettano di essere considerati per quello che sono, cioè una realtà che agisce ed opera da tanti anni e che non è assimilabile ad una ditta privata. Per dirlo con una battuta: i vigili del fuoco non possono essere considerati alla stregua dei dipendenti della FIAT, in quanto svolgono delle funzioni pubbliche, di soccorso e, talvolta, anche di pubblica sicurezza. Conseguentemente, è giusto che sia riconosciuta dignità al loro ruolo, così come è giusto che il loro rapporto di lavoro entri nella sfera del rapporto di pubblico impiego. Mantenere, come vuole la sinistra, questo Corpo assoggettato ad un regime privatistico non significa, a mio parere, essere moderni e compiere passi in avanti ma, al contrario, chiudere gli occhi e misconoscere l'alta funzione pubblica e sociale da esso svolta. Questo i vigili chiedono e questo, a mio avviso, meritano (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Enzo Bianco. Ne ha facoltà.

ENZO BIANCO. Signor Presidente, su questa materia ritengo siano legittime tutte le posizioni: si può essere favorevoli al disegno di legge di delega al nostro esame, così come si può essere contrari ad esso. Pertanto, invito i colleghi del centrosinistra a non cambiare i termini della questione.
Nel disegno di legge di delega in oggetto, infatti, non è prevista alcuna militarizzazione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. D'altronde, le forze di polizia non sono tutte militarizzate: sapete o no che la Polizia di Stato è un Corpo ad ordinamento civile? Il problema che si pone è quello di rendere più ampio, più moderno e più credibile il concetto di sicurezza. E non c'è alcun dubbio che, in un moderno concetto di sicurezza, il Corpo nazionale dei vigili fuoco debba avere quelle prerogative e quelle garanzie che gli consentano di operare adeguatamente per soddisfare le aspettative dei cittadini. Ritengo sia legittimo assumere una posizione contraria ma, per cortesia, non parlate di militarizzazione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, perché ciò non corrisponde al vero.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 411
Votanti 392
Astenuti 19
Maggioranza 197
Hanno votato
sì 121
Hanno votato
no 271).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 414
Votanti 411
Astenuti 3
Maggioranza 206
Hanno votato
sì 196
Hanno votato
no 215).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Mascia 1.2, Bulgarelli 1.4 e Sgobio 1.5.


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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, con gli identici emendamenti in esame si propone che la legge n. 300 del 20 maggio 1970, il cosiddetto Statuto dei lavoratori, sia applicata anche al personale del Corpo nazionale dei vigili fuoco.
Sugli identici emendamenti in esame il relatore e il Governo hanno espresso un parere contrario. Trovo molto curioso che ad un rapporto di lavoro, che non dovrebbe modificare o comunque peggiorare le condizioni di quei lavoratori, si possa negare l'applicazione delle norme sancite dallo Statuto dei lavoratori. Ma la cosa più curiosa è che anche la Commissione bilancio ha espresso un parere contrario, sostenendo che si potrebbero determinare nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica, privi di idonea quantificazione e copertura.
Vorrei capire meglio le conseguenze finanziarie derivanti dall'applicazione ai vigili del fuoco dello Statuto dei diritti dei lavoratori. Oggi sussiste tale possibilità di applicazione, per cui vorrei conoscere le argomentazioni a sostegno della posizione della Commissione bilancio.
Detto ciò, anche in considerazione del fatto che è stato espresso parere favorevole sull'emendamento Leoni 2.10, che fa riferimento agli articoli 42 e 43 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (che a loro volta rinviano alla legge n. 300 del 1970), annuncio il ritiro del mio emendamento 1.2, poiché ritengo non opportuna la sua reiezione. In tal caso infatti resterebbe agli atti che il Parlamento si è espresso contro la possibilità di applicare lo Statuto dei diritti dei lavoratori.
Ribadisco comunque che il provvedimento in esame è, a mio avviso, un «pasticcio» e meriterebbe un maggiore approfondimento anche su questi temi. Infatti, il ministro dell'interno scrive al sottosegretario invitandolo a non accettare gli emendamenti approvati dalla Commissione; la Commissione, fortunatamente, li mantiene; tali emendamenti migliorano il testo iniziale; contestualmente, la Commissione bilancio afferma che anche gli emendamenti accettati dalla Commissione di merito determinerebbero, non si comprende per quale ragione, un aumento degli oneri finanziari. Tutto ciò evidenzia la notevole confusione esistente, nonché i rischi che corrono i lavoratori.
Ribadisco, comunque, che non intendo esporre il mio emendamento 1.2 al rischio della reiezione da parte dell'Assemblea, e pertanto lo ritiro.

PRESIDENTE. Sta bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guerzoni. Ne ha facoltà.

ROBERTO GUERZONI. Signor Presidente, intervengo nonostante il ritiro dell'emendamento Mascia 1.2, in quanto avevo precedentemente chiesto la parola sull'emendamento Leoni 1.1, interamente sostitutivo dell'articolo in esame.
Come ho sottolineato nel mio precedente intervento, la nostra - mi rivolgo all'onorevole Carrara - non è una posizione ideologica. Infatti, con l'emendamento Leoni 1.1 abbiamo proposto il riconoscimento, nell'ambito del comparto di contrattazione, della specificità dei vigili del fuoco. Non è dunque assolutamente in discussione la funzione essenziale svolta dal Corpo. Anzi, sono il Governo e la maggioranza a non riconoscere tale funzione, non stanziando le risorse adeguate per consentire lo svolgimento da parte del Corpo nazionale dei vigili del fuoco del suo compito in modo corrispondente alle esigenze del paese.
Proprio in quanto la nostra posizione non ha un carattere ideologico, ma deriva dalla consapevolezza del fatto che assisteremo a un arretramento nelle condizioni di lavoro e che il rapporto contrattuale di tipo privatistico non fa venire meno le funzioni pubbliche che spettano al Corpo, proponiamo, con gli emendamenti da noi presentati, di mantenere i diritti acquisiti dai lavoratori, e in particolare dai vigili del fuoco, nel corso di dieci anni di contrattazione.
Scegliere di ritornare a un rapporto sbagliato tra politica e amministrazione e


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tra politica e lavoro nel pubblico impiego credo costituisca un passo indietro. La nostra posizione è dunque di merito, e non di carattere ideologico.

PRESIDENTE. Prendo atto che sono stati altresì ritirati dai presentatori gli emendamenti Bulgarelli 1.4 e Sgobio 1. 5.
Passiamo alla votazione dell'articolo 1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Ne ha facoltà.

SESA AMICI. Signor Presidente, intervengo brevemente per dichiarare il voto contrario sull'articolo 1. Mi limiterò ad una sola riflessione, rinviando per ulteriori considerazioni agli interventi già svolti.
Con l'approvazione dell'articolo 1 si consumerà non soltanto un passo indietro, ma anche una concreta operazione, in una situazione complessa quale quella dei sistemi di regolazione del contratto di lavoro del pubblico impiego, con cui a distanza di dieci anni, senza motivazione o con motivazioni che non condividiamo, si decide sic et simpliciter, mediante una delega al Governo, di ritornare all'assetto pubblicistico del rapporto di lavoro.
Sono intervenuta già in sede di discussione sulle linee generali e ho esposto una serie di riflessioni. Continuo ad avere la convinzione che questo provvedimento riguardi uno degli aspetti vitali del modo di riformare uno Stato moderno anche sul versante del sistema dei rapporti di lavoro. È vero: qui stiamo discutendo di un Corpo, quello dei vigili del fuoco, il cui nome evoca in modo simbolico l'idea della forza. Si tratta di un Corpo vicino ai cittadini e al quale si guarda con simpatia, che vive però situazioni drammatiche sul piano dell'equiparazione salariale e della mancanza di organico. Forse i vigili del fuoco avrebbero voluto - e a questo avremmo dovuto rispondere - che noi discutessimo di questo, e non di una delega al Governo per ridefinire il loro rapporto di impiego.
Dico ciò perché non mi convince nemmeno la motivazione proposta dal collega Bressa, che rispetto e stimo. È del tutto evidente che non si può avviare un'operazione di sperimentazione dopo dieci anni nei quali la contrattazione integrativa ha dato alcuni risultati, mostrando che quell'idea di riforma degli elementi del diritto privato nel rapporto di impiego, pur dentro una funzione pubblica - quale è quella svolta dal Corpo dei vigili del fuoco -, ha determinato situazioni di flessibilità, di arricchimento e di efficacia. Si tratta proprio delle missioni previste dal progetto riformatore che ha caratterizzato il decreto legislativo n. 165 del 2001, in cui, con le forme nuove e innovative nel sistema di lavoro, andava di pari passo anche una nuova definizione della statualità. Con l'articolo 1 si annulla il risultato ottenuto, sul quale, dopo dieci anni, saremmo chiamati a riflettere. Invece, si decide che non si riflette; anzi, si dà una delega e pure la si considera anche una forma di fantasia e di sperimentazione. Credo che la sperimentazione sia sempre importante, se ha finalità chiaramente definite. Con riguardo alla contrattazione autonoma, al rapporto semplicemente negoziale, mi pare che si rimettano in discussione, nonostante l'accoglimento di alcuni nostri emendamenti, elementi che avevano immesso ricchezza e dinamicità nel pubblico impiego.
Queste sono le ragioni per cui il nostro voto sarà contrario all'articolo 1.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 11,44)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 414
Votanti 396
Astenuti 18
Maggioranza 199
Hanno votato
sì 249
Hanno votato
no 147).


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Prendo atto che l'onorevole Nicotra non è riuscito a votare.

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