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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ranieli. Ne ha facoltà.
MICHELE RANIELI. Signor Presidente, come gruppo parlamentare dell'UDC salutiamo con soddisfazione il provvedimento che ci accingiamo ad approvare, che consente l'istituzione del sistema museale della moda e del costume italiani. Si tratta di un punto di partenza, tenuto conto che sono diverse le esigenze da soddisfare promananti dalle realtà territoriali del nostro paese; tuttavia, l'apposita fondazione saprà recepire i suggerimenti e le proposte che perverranno.
Preannuncio, quindi, a nome del gruppo dell'UDC che voteremo a favore di questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
CARLO CARLI. Signor Presidente, preannuncio, a nome del gruppo parlamentare dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, un voto di astensione. La nostra è un'astensione molto critica. Del resto, gli stessi emendamenti presentati e votati dalla maggioranza stanno a dimostrare come, nonostante le profonde modificazioni che, grazie al nostro costante ed intelligente impegno di opposizione, abbiamo apportato al testo originario presentato dalla collega Garnero Santanchè, rimangano degli aspetti di piena insoddisfazione.
In particolare, mi riferisco alla parte economica e finanziaria: come hanno rilevato l'onorevole Benedetti Valentini e l'onorevole Perrotta, le risorse si concentrano
soprattutto in alcune realtà. Sarebbe peraltro interessante sapere come e dove si intenda realizzare a Milano la sede del Museo della moda italiana, previsto dall'articolo 1, comma 2, lettera b. Infatti, non ne abbiamo ancora sentito parlare in maniera più dettagliata, in particolare per quanto riguarda la sua localizzazione ed il modo in cui è destinato ad inserirsi nel sistema.
Grazie al nostro apporto, sono state introdotte alcune modifiche, che hanno, ad esempio, portato all'inserimento di Firenze, la città in cui è nata la moda, in cui si è svolta, con Giorgini, la prima sfilata di moda, in cui c'è la galleria del costume in Palazzo Pitti, in cui si tiene Pitti Moda, una delle maggiori manifestazioni di rilievo internazionale. C'è dunque un collegamento tra il made in Italy e la moda, da una parte, e l'arte e la storia del nostro paese, dall'altra.
Avremmo voluto molto di più e, pertanto, esprimeremo un'astensione molto critica.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garnero Santanchè. Ne ha facoltà.
DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Signor Presidente, ritengo che il provvedimento che ci accingiamo ad approvare costituisca il giusto riconoscimento per un settore, come quello della moda, che ha dato molto al nostro paese, in termini non soltanto di immagine, ma anche di occupazione, di esportazione e di fatturato: il made in Italy, in ogni parte del mondo, costituisce per tutti la moda italiana.
Pertanto, Alleanza nazionale esprimerà un convinto voto favorevole (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, il gruppo della Margherita si asterrà nella votazione finale sul provvedimento in esame con molta amarezza, poiché, a fronte di un'iniziativa, originariamente proposta dall'onorevole Garnero Santanchè ed altri colleghi, che prevedeva l'istituzione del Museo della moda italiana a Milano, in una sede non ancora localizzata, si è seguito un percorso metodologico, con la creazione della Fondazione quale museo diffuso sul territorio, aperto agli enti pubblici e privati interessati a concorrere.
Ci troviamo di fronte a un provvedimento in parte svuotato dell'innovazione che avevamo introdotto. Vanno in particolare rilevate le penalizzazioni di alcune significative realtà: cito per tutte Roma, inserita nel provvedimento su nostra proposta, e Prato, che costituisce uno dei centri del tessile e della mercatura legata a tale settore in Italia, a livello di eccellenza e con la presenza di studiosi di fama internazionale anche dal punto di vista degli studi storici, come il compianto professor Braudel.
Pertanto, la nostra astensione costituisce un segnale di notevole insoddisfazione. Portiamo a casa un risultato minimo, costituito dal fatto di avere lanciato questa idea, che auspichiamo venga sviluppata dal Governo, anche dando attuazione agli ordini del giorno accettati o accolti come raccomandazione, con riferimento ad altre significative realtà nazionali, che sono tutte, al di là delle apparenze, di notevole rilevanza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor Presidente, sono entrato in quest'aula con l'intenzione di astenermi nella votazione finale, in quanto ritenevo che, nel corso dell'esame del provvedimento, Roma avrebbe avuto un minimo riconoscimento e che si sarebbe attribuita qualche ulteriore competenza giuridica al Ministero per i beni e le attività culturali. Immaginavo un dibattito civile, nel corso del quale, anche simbolicamente, 100 mila euro andassero a Roma e qualcosa si smuovesse.
Non si è smosso nulla. È stato fatto muro nei confronti dei nostri emendamenti; qualcuno in questa Assemblea deve resistere e deve dire di no: io dirò «no».
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bianchi Clerici. Ne ha facoltà.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, intervengo semplicemente per annunciare il voto favorevole del gruppo della Lega Nord Federazione Padana su questo provvedimento che ha avuto un iter molto travagliato - troppo travagliato - con l'augurio che serva davvero alla nostra imprenditoria.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Licastro Scardino. Ne ha facoltà.
SIMONETTA LICASTRO SCARDINO. Signor Presidente, intervengo solo per esprimere il voto favorevole del gruppo di Forza Italia.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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