Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 418 del 4/2/2004
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(Esame dell'articolo 2 - A.C. 2291 ed abb.)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2291 ed abb. sezione 4).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

ALESSIO BUTTI, Relatore. Signor Presidente, il Comitato dei nove, relativamente all'emendamento Carli 2.1, aveva espresso parere favorevole; tuttavia, successivamente, è sopraggiunto il parere contrario della Commissione bilancio e dunque, sono costretto a chiedere il ritiro dell'emendamento Carli 2.1.
La Commissione esprime, altresì, parere contrario sugli emendamenti Spini 2.2 e 2.3 (Nuova formulazione).

PRESIDENTE. Il Governo?

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo all'emendamento Carli 2.1. Chiedo all'onorevole Carli se acceda all'invito al ritiro.

CARLO CARLI. Signor Presidente, accedo all'invito al ritiro e chiedo di spiegarne brevemente le ragioni.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLO CARLI. Ho letto anch'io il parere espresso dalla Commissione bilancio ma, francamente, non comprendo come, rispetto ad una collaborazione che si chiede alle regioni e agli enti locali, la Commissione abbia ravveduto un aumento della spesa.
In ogni caso, ho presentato l'ordine del giorno n. 9/2291 ed abb./6 che riporta la sostanza di quest'emendamento. Se l'ordine del giorno venisse accettato dal Governo, ritirerei l'emendamento il cui contenuto credo corrisponda anche alla riforma del titolo V della Costituzione che prevede che le regioni e gli enti locali svolgano un ruolo particolare, soprattutto per quanto riguarda la valorizzazione, la fruizione e la gestione dei beni culturali. Ritiro, dunque, l'emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Spini 2.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Non sono Garibaldi, ma gli invierò un telegramma; obbedisco! Sebbene mi abbiano messo in una posizione un po' scomoda, vorrei ricordare, tuttavia, che questo è un emendamento ad adiuvandum, volto ad di impedire l'incostituzionalità del provvedimento. Infatti, nel momento in cui si parla di valorizzazione delle strutture museali - ahimè, sarà giusto sarà sbagliato - il titolo V della Costituzione stabilisce che ciò riguarda anche le regioni. A mio avviso, era un modo per aiutarvi ad elaborare un buon provvedimento. Se non volete farlo, non fatelo!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Spini 2.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 290
Votanti 289
Astenuti 1
Maggioranza 145
Hanno votato
sì 102
Hanno votato
no 187
Sono in missione 66 deputati).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Spini 2.3 (Nuova formulazione).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Signor Presidente, mi sono domandato per quale motivo, nel ricco elenco che è stato redatto, mancassero il museo Quintavalle di Parma, le collezioni del Castello sforzesco di Milano, la fondazione «Emilio Pucci» di Firenze (ma se questa struttura è fiorentina, non si può), la collezione Ludovisi Boncompagni di Roma e l'Istituto per lo studio del tessuto e del costume genovese. Non riesco a capire perché le altre strutture siano nominate mentre queste no. Con l'emendamento in esame, proporrei di inserire anche queste strutture citate. Scusate se vi ho rubato del tempo, ma mi sembrava un gesto dovuto nei confronti di valorosi centri già esistenti. Credo che sul territorio abbiano la loro funzione e la loro rilevanza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bornacin. Ne ha facoltà.

GIORGIO BORNACIN. Signor Presidente, voglio ringraziare l'onorevole Spini, nei confronti del quale confermo la mia stima, che, ieri, con riferimento a quest'emendamento, mi ha sollecitato affinché, verificassi presso il relatore la possibilità, soprattutto come deputato ligure, di inserire, nel comma indicato, la previsione dell'Istituto per lo studio del tessuto e del costume genovese. Genova, certamente, non è la capitale della moda, ma, per quanto riguarda la storia del tessuto e del costume, non tutti sono a conoscenza che il famoso tessuto jeans che tutti indossiamo è lavorato a Genova e adoperato dei portuali.
Voglio dire all'onorevole Spini che questa mattina, presso l'assessorato alla cultura della regione Liguria, mi sono fatto carico di cercare questo istituto, ma purtroppo, non mi è stata data alcuna indicazione al riguardo. Ben quattro funzionari si sono consultati e non sono riusciti a venirne a capo.
Sicuramente ritengo positivo che anche Genova venga inserita in questo elenco, ma vorrei che una volta tanto riuscissimo ad identificare lo strumento giusto e necessario per valorizzare una città e una regione che, anche da questo punto di vista, hanno delle tradizioni che sicuramente non sono seconde a nessuno.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Spini 2.3 (Nuova formulazione), non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 290
Votanti 289
Astenuti 1
Maggioranza 145
Hanno votato
sì 100
Hanno votato
no 189
Sono in missione 66 deputati).

Passiamo alla votazione dell'articolo 2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.

ANDREA COLASIO. Signor Presidente, credo che sull'articolo 2 sia necessaria almeno una precisazione di metodo da far rilevare al Governo e al relatore. È evidente che in questo caso noi definiamo una lista che ha dei caratteri di inclusività


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generici e casuali. Non è sufficiente, come fa il collega Bornacin, evocare un museo fantasma; esistono strutture - penso al museo dell'occhiale di Pieve di Cadore, penso al Quintavalle di Parma -, che rappresentano realtà concrete ed operative. Allora, qual è il problema?
Sarebbe stato necessario un maggiore dialogo tra Governo e Parlamento, in altre parole sarebbe stato necessario e propedeutico definire rigorosamente, anche con una serie di audizioni, che - ahimè! - non sono state fatte, l'insieme di ciò che costituisce la «trama» del museo diffuso. Voi avete sbagliato. Questo sarebbe stato assolutamente più utile per evitare inclusioni ed esclusioni che, lo ribadisco, hanno carattere di assoluta casualità. Passa la Commissione attività produttive e casualmente si percepisce la mancanza del museo di Spoleto. Non è un buon modo di procedere, sottosegretario, non è un buon modo di fare le leggi.
È mancata assolutamente una capacità quanto meno di dialogo con il Governo, finalizzata a definire i poli e il sistema a rete. Questo è grave, perché stiamo affrontando una questione importante, stiamo definendo qualcosa che ha anche un valore commerciale. Infatti, il sistema moda nel nostro paese è un fattore culturale, ma anche un grande fattore economico (rappresenta infatti il 6 per cento del PIL e il 18 per cento delle esportazioni). Procedere in questo modo ci sembra a dir poco approssimativo.
Un'ultima considerazione. Alcuni colleghi della Lega Nord Federazione Padana - li ascoltavo prima - ricordavano che esiste anche la pelletteria, il settore calzaturiero. È vero, era importante definire dei criteri di inclusione più rigorosi di altre strutture.
Vedete, qui stiamo parlando di un concetto di bene culturale che è elastico; ciò che è bene culturale viene definito successivamente attraverso un processo ricognitivo. Il silenzio-assenso - lo dico al presidente Adornato - come si comporterebbe rispetto a questo aspetto? È evidente che il carattere di bene è intrinseco; il fatto che ci siano realtà della nostra sartoria che rappresentano beni culturali è un dato che preesiste all'atto di ricognizione.
Concludo con questa parentesi polemica, sottolineando come, pur apprezzando lo sforzo, si sarebbe dovuto e potuto operare in modo assolutamente diverso (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 285
Votanti 199
Astenuti 86
Maggioranza 100
Hanno votato
sì 185
Hanno votato
no 14
Sono in missione 66 deputati).

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