Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 418 del 4/2/2004
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(Esame dell'articolo 1 - A.C. 2291 ed abb.)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2291 ed abb. sezione 3).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Santino Loddo. Ne ha facoltà.

SANTINO ADAMO LODDO. Alcuni colleghi mi hanno fatto notare che dopo le tragedie che stanno vivendo gli italiani in questi giorni - vedi il crack Cirio e Parmalat, gli attentati, e così via - parlare di moda sembra un po' frivolo. Mi permetto di segnalare, colleghi, che gli attori teatrali, quando vengono colpiti da gravi lutti nelle loro famiglie, dopo avere osservato un minuto di silenzio in ricordo dei loro cari, riprendono le loro attività teatrali, pronunciando la famosa frase «la vita continua». Quindi, mi sembra giusto dare un po' di attenzione anche a questo provvedimento.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo per esaminare il testo unificato delle proposte di legge sull'istituzione del Sistema museale della moda e del costume italiano, di cui è relatore l'onorevole Butti. Non deve esserci sempre contrapposizione tra maggioranza e minoranza, bensì occorre trovare un giusto equilibrio nella sostanza, distribuendo le risorse in senso equo, senza penalizzare alcune regioni a favore di altre più privilegiate. Essendo un parlamentare eletto in Lombardia, non posso non essere d'accordo con l'onorevole Santanchè - proponente di questo provvedimento -, sul finanziamento ex novo di una sede più importante del Museo della moda, oggi al Castello Sforzesco. Nessuno può negare che Milano sia una metropoli affacciata sul resto d'Europa e che dunque meriti di vedersi riconosciuta questa possibilità.
Ad ogni modo, sono solidale con i colleghi che hanno chiesto finanziamenti


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più adeguati per altre regioni, come ad esempio il collega Molinari, del partito della Margherita, il quale ha presentato un emendamento per l'istituzione di un museo dei costumi meridionali, con sede a Potenza. Condivido, inoltre, gli emendamenti presentati dal collega Spini, del gruppo dei Democratici di sinistra, che sottolineano in modo energico, assieme a quelli presentati dai colleghi Bimbi e Colasio, la necessità di potenziare le risorse per la Toscana, sede di importanti centri nel campo della moda: a Palazzo Pitti, in Firenze, la Galleria del Costume; a Prato, il Museo del tessuto; penso anche a Roma, alla Fondazione Micol Fontana.
Invito, pertanto, il relatore Butti e il sottosegretario Bono ad accettare queste legittime richieste dei colleghi incrementando, se possibile, i finanziamenti richiesti; ricordiamoci che la moda italiana è «ambasciatrice» nel mondo, dal momento che porta il marchio Italia all'estero, dà lavoro a centinaia di migliaia di lavoratori e forma i futuri giovani stilisti, che sono fonte di economia e di marketing per la nostra nazione (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

ALESSIO BUTTI, Relatore. La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Spini 1.1 e 1.2.
Esprime, invece, parere favorevole sugli identici emendamenti Bimbi 1.3 e Magnolfi 1.8, qualora venga accettata la seguente riformulazione: sostituire le parole «dopo la lettera a)» con le parole «dopo la lettera d)»; sostituire, inoltre, «a-bis)» con «d-bis)». In sostanza, si sposta poco più sotto la dizione «Museo del tessuto di Prato».
La Commissione esprime, altresì, parere contrario sull'emendamento Molinari 1.5. Esprime, invece, parere favorevole sull'emendamento Spini 1.4, qualora venga accettata la riformulazione proposta dalla Commissione.
La riformulazione è la seguente: Al comma 2, lettera e), aggiungere, infine, le parole: nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 2, comma 2.
La Commissione esprime, altresì, parere favorevole sugli identici emendamenti Lulli 1.6 e Bimbi 1.7, a condizione che ne venga accettata la seguente riformulazione: Al comma 3, sostituire le parole: lettera a), con le seguenti: già operanti alla data di entrata in vigore della presente legge.

PRESIDENTE. Il Governo?

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Il Governo esprime parere conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Spini 1.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, sono veramente stupito del parere contrario espresso dal Governo su un emendamento che prevede il coinvolgimento prioritario delle strutture pubbliche esistenti. Purtroppo, questo parere, onorevole Bono, fa manifesto del suo atteggiamento che mi ricorda le tre scimmiette dell'FBI: «non vedo, non sento e non parlo»! Si tratta, in questo caso, di un dato molto importante.
Nel corso del tempo, all'interno di enti di arte moderna si sono enucleate strutture concernenti la moda ed il costume. Ciò è accaduto in molti paesi e per strutture internazionali importanti e nel 1983 è successo anche a Palazzo Pitti a Firenze per decreto del ministro dei beni culturali - lo voglio ricordare - Vernola (che non mi risulta sia fiorentino o toscano e, pertanto, desideroso di difendere certe strutture).
Onorevole Bono, quest'anno la galleria di Palazzo Pitti ha celebrato il suo ventennale, con una fittissima serie di eventi di grande rilievo ai quali né il ministro


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Urbani, né lei, né alcun rappresentante del Governo ha partecipato. Pensavate, forse, di far dispiacere all'onorevole Santanchè ed alla sua proposta di legge? Avete mancato ad un dovere preciso, vale a dire quello di sottolineare e difendere le strutture pubbliche in questo campo del nostro paese.
L'emendamento in esame non preclude il coinvolgimento di privati, ma, nella riorganizzazione del sistema museale della moda, prevede semplicemente il coinvolgimento in via prioritaria delle strutture pubbliche esistenti. Non mi sembra una particolare eresia! Diventa, quindi, significativo il fatto che non venga approvato.
È ovvio, infatti, che nella riorganizzazione del sistema museale della moda si debba prioritariamente porre l'attenzione sulle strutture pubbliche del territorio nazionale. In altri emendamenti si menzionano le collezioni Ludovisi Boncompagni di Roma e quelle del castello sforzesco di Milano, strutture pubbliche di cui non si sa bene perché non ci si debba occupare. Secondo quanto affermato nell'emendamento che ho presentato (e che, a mio avviso, dovrebbe essere accettato all'unanimità), occorre coinvolgere prioritariamente le strutture pubbliche esistenti, senza escludere quelle private. Se si respinge tale emendamento, sono costretto a dubitare dello spirito del provvedimento in esame che, a mio parere, dovrebbe essere volto ad una filosofia abbastanza ecumenica. Il Governo dovrebbe porre attenzione al fatto pubblico.
Non è, pertanto, senza significato che il presidente della camera nazionale della moda italiana, Mario Boselli (che opera a Milano), il presidente del centro di Firenze per la moda italiana, Alfredo Canessa, il presidente del sistema moda Italia, Vittorio Giulini, si siano rivolti, per ora invano (ma spero in una risipiscenza), al ministro Urbani, chiedendo di affrontare nuovamente la questione e di assumersi la responsabilità di una prefigurazione organica e razionale del nuovo sistema della moda.
Non si tratta di campanilismi, ma di tre vertici della struttura della moda italiana che chiedono attenzione da parte del Governo. Possibile che siamo arrivati a questo punto? È possibile ignorare una misura di questo genere?
Con questo emendamento non si preclude nulla, non si scardina il provvedimento, ma si assicura il coinvolgimento delle strutture pubbliche del territorio nazionale. Potrei citare una per una le strutture di varie regioni e chiedere ai deputati delle medesime di prendere coscienza e consapevolezza in merito alla questione.
Ritengo di poter affermare che questo emendamento è piuttosto qualificante, e non perché sia preclusivo o distruttivo del provvedimento, ma in quanto ne prefigura in qualche modo la filosofia. Se la filosofia è quella di utilizzare il denaro pubblico per fare concorrenza alle strutture pubbliche in favore di quelle private, allora non ci troviamo nell'ambito di un sano liberalismo, ma di un clientelismo volto a favorire a tutti i costi alcune strutture anche ai danni di quelle già poste in essere dallo Stato e dagli enti locali. E ciò proprio in un settore che, sulla base della nuovo titolo V della Costituzione, rientra tra le competenze delle regioni. Dunque, respingendo tale proposta emendativa si arriva quasi ai limiti dell'incostituzionalità. Chiedo pertanto al relatore e al Governo di modificare il parere testé espresso su di essa.
Ripeto, non si tratta di un emendamento che mira a privilegiare questa o quella struttura in quanto esso fornisce solo un criterio tenendo presenti le strutture pubbliche già esistenti. Dov'è il professor Settis, che spesso si ricorda delle sovrintendenze? Il Ministero dei beni culturali, attraverso le sovrintendenze, dovrebbe infatti essere in grado di raccogliere tali dati e di portarli all'attenzione del Parlamento. Purtroppo ciò non è avvenuto, ma non è ancora tardi!
Sottosegretario Bono, avete gli strumenti, avete le possibilità: ritengo dunque che sia giusto chiedere la vostra collaborazione per un positivo esito di questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).


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PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Spini 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 307
Votanti 305
Astenuti 2
Maggioranza 153
Hanno votato
sì 113
Hanno votato
no 192
Sono in missione 66 deputati).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Spini 1.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Signor Presidente, intervengo affinché l'Assemblea sia edotta sul fatto che, in questo periodo, è stato firmato un decreto per la costituzione del Polo museale fiorentino, che raccoglie gli Uffizi, la Galleria d'arte moderna e altre strutture.
Con questo decreto si sancisce la possibilità per la Galleria del costume di fare parte di tale Polo museale con un'identità riconosciuta, cioè con quell'autonomia che le consentirà, un domani, di fare parte del Museo della Moda. Sinceramente, non comprendo perché sia il relatore sia il Governo abbiano espresso parere contrario sulla proposta emendativa in esame.
Onorevole Bono, lei può anche non rispondere mai, tuttavia le assicuro che, se dovessi trovarmi al suo posto, mi comporterò diversamente, rispondendole gentilmente così come si dovrebbe fare in ogni caso nell'ambito di una corretta dialettica parlamentare.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.

FRANCA BIMBI. Nonostante preveda che il sottosegretario Bono affermerà che questo emendamento è pleonastico, vorrei sottoscriverlo e chiedo sommessamente al relatore e al Governo di modificare il parere espresso sullo stesso.
Infatti, al di là delle definizioni già in atto relativamente al rapporto tra il Polo museale e la Galleria di Palazzo Pitti, con questo provvedimento stiamo proponendo qualcosa di molto importante, vale a dire uno nuovo museo «a rete». Esplicitare nel testo in esame che questo nuovo museo «a rete» è connesso con il Polo museale fiorentino, probabilmente non è ridondante. Quindi, chiedo sommessamente al relatore di considerare questa prospettiva e, in tal senso, preannuncio anche che accetto la riformulazione proposta del mio emendamento 1.3.
Al di là delle differenze e delle discordanze, abbiamo compiuto un'operazione culturale veramente intelligente, ponendo a fondamento di questo museo «a rete» istituzioni storico-culturali inserite anche nel tessuto economico e prevedendo la presenza di tre grandi città culturalmente importanti in tale settore (Firenze, Roma e Milano) e di due medie città che sono comunque capitali della storia del tessuto in Italia. In tal modo, abbiamo individuato la vera ratio del provvedimento.
In questo caso, proprio per quel che riguarda la sede della fondazione, occorre segnalare la connessione tra questo grandissimo e significativo polo museale - stiamo parlando di Firenze - e la fondazione stessa che certo non sminuisce il nostro lavoro ma, al contrario, lo valorizza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.

IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, intervengo sull'emendamento Spini 1.2 che mi lascia perplesso perché mi pare muova da una considerazione che non appartiene alla intelligenza e alla cultura del collega Spini (che io, fra l'altro, ho sempre riconosciuto), ma piuttosto sembra


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albergare in una curva da stadio. Intendo dire che non possiamo, nel momento in cui andiamo a realizzare un evento atteso da 15 anni e oltre - il sistema museale della moda - con il quale si vuole valorizzare un aspetto del made in Italy, che ci è riconosciuto da tutto il mondo, dare luogo ad una serie di scontri, di confronti, di dibattiti accesi, di liti presentando emendamenti motivati semplicemente dal fatto che a Firenze c'è un riconoscimento in meno oppure che Milano vanta un riconoscimento in più, e così via. A mio avviso dobbiamo, invece, ritornare allo spirito proprio del provvedimento al nostro esame, con il quale si intende dare un segnale importante per il sistema paese, e dare una spinta alla capacità propria della moda di essere elemento essenziale della produzione italiana e ambasciatrice del nostro modo di essere all'estero; e tutto ciò è opportuno che avvenga senza ricorrere a campanilismi accesi ed esacerbati. Peraltro, e questo lo dico da siciliano più che da uomo politico milanese, che Milano e Firenze, insieme a Roma, siano le tre città più importanti per la moda è un dato risaputo, così come è risaputo e non contestato da alcuno che Milano rappresenta il core business della moda. Pertanto, anziché dividerci con argomentazioni che voi rimproverate a volte ai parlamentari della Lega Nord Federazione Padana i quali, in questa occasione, a me pare stiano dando segno di grande responsabilità...

PIERO RUZZANTE. Ce ne sono soltanto tre, gli altri sono usciti dall'aula!

IGNAZIO LA RUSSA. Non sono usciti dall'aula, ma sono presenti i colleghi che ritengono di esserci e che, come numero, sono tanti quanti quelli della tua fila! Se ti giri indietro vedrai che in tutto il vostro settore siete soltanto in quattro!
Quello che intendo rivolgere è un appello al buonsenso e alla concordia e non alla divisione e alla polemica. Su una materia come questa dividersi sulle bandierine e sul campanilismo è un errore. Pertanto, l'appello che rivolgo al collega Valdo Spini, che stimo personalmente, sebbene comprenda che ognuno ha i propri elettori, è di ricordarsi che tutti, in fin dei conti, siamo portatori di un interesse maggiore che, in questo momento, è quello del made in Italy che il provvedimento al nostro esame può senz'altro avvantaggiare (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.

ANDREA COLASIO. Signor Presidente, ritengo doveroso fornire una spiegazione all'onorevole La Russa. Ricordo che l'idea di un sistema nazionale della moda nasce da un dibattito, franco e trasparente, svoltosi in Commissione. Ricordo, altresì, che la scelta iniziale prevedeva a Milano l'istituzione di una singola realtà museale; cosa questa, di per sé, indiscutibile. Tuttavia, il problema non è questo; infatti, il sistema moda, oltre ad avere una rilevante connotazione commerciale, rappresenta anche un grande fatto culturale dal carattere policentrico. In questo senso, non si può dimenticare che la storia della sartoria e del tessuto è propria di diverse realtà del nostro paese.
Il lavoro proficuo svolto in Commissione, onorevole La Russa, ha consentito proprio di individuare non una realtà puntuale, ma un sistema complesso e articolato, e ciò costituisce l'elemento innovativo rispetto al testo originario della proposta dell'onorevole Garnero Santanchè.
Ritengo che su tale aspetto non si sia operato in termini di rozzo campanilismo, ma nella consapevolezza della pluralità espressiva che costituisce la ricchezza del nostro paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Migliori. Ne ha facoltà.

RICCARDO MIGLIORI. Signor Presidente, gli interventi dei colleghi La Russa e Colasio mi inducono ad intervenire a


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mia volta, anche quale rappresentante del territorio che il collega Spini ha inteso legittimamente sottoporre all'attenzione del confronto parlamentare con una serie di emendamenti.
Ciò che è stato detto dall'onorevole La Russa è stato confermato indirettamente dall'intervento dell'onorevole Colasio. Ritengo che l'onorevole Spini, insieme con altri deputati della maggioranza e dell'opposizione eletti nel territorio di Firenze, abbia svolto un importante lavoro di sintesi, che ha comportato una modifica sostanziale dell'impianto originario, del provvedimento che oggi ha raggiunto un grande equilibrio sinergico, in quanto basa il sistema del made in Italy e della moda nel nostro paese su un assetto policentrico. Tale assetto riconosce a Firenze un ruolo storico-culturale, perché in tale città hanno avuto luogo, negli anni Cinquanta, le prime importanti iniziative del sistema moda; riconosce a Milano un dato di fatto inoppugnabile, quello di essere la capitale economica e commerciale del sistema moda; riconosce a Roma e ad altre realtà minori un ruolo comunque sinergico rispetto ai due poli principali.
Ritengo sia stato raggiunto, grazie al lavoro che ho citato, un importante equilibrio...

LUIGI RAMPONI. Ma la grande moda...

RICCARDO MIGLIORI. La grande moda è a Firenze. Il cuore storico della moda italiana è a Firenze, mentre il cuore economico è a Milano.

LUIGI RAMPONI. Ma non è vero!

RICCARDO MIGLIORI. Se il collega Ramponi ritiene che non sia vero, voterà contro! Da parte mia, voterò invece a favore, e conseguentemente voterò contro gli emendamenti presentati dall'onorevole Spini, in quanto ritengo che il lavoro della Commissione abbia consentito di raggiungere un punto di equilibrio importante.
Ringrazio anche l'onorevole Butti, che si è proficuamente adoperato, «dimenticandosi» di essere parte in causa perché proviene da Firenze...

PRESIDENTE. Onorevole Migliori...

RICCARDO MIGLIORI. L'assetto policentrico e sinergico che abbiamo dato al rilancio del made in Italy e del sistema moda costituisce una soluzione equilibrata. È poi evidente che Milano, che rispetto ad altre realtà deve costruire un museo, ha in questa fase iniziale una capacità di aggregare finanziamenti...

PRESIDENTE. Onorevole Migliori...

RICCARDO MIGLIORI. Intendevo spiegare, signor Presidente, dal momento che in questa fase si è acceso il dibattito, le ragioni del mio convinto sostegno al provvedimento in esame, non solo quale parlamentare del gruppo di Alleanza nazionale ma anche come rappresentante del territorio (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carli. Ne ha facoltà.

CARLO CARLI. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per sottolineare, ricollegandomi agli interventi dei colleghi La Russa e Migliori, come il lavoro svolto in Commissione, in modo particolare dall'opposizione, dai Democratici di sinistra e dall'onorevole Spini (che vi ha contribuito con una propria proposta di legge), abbia prodotto quale risultato, anche se non pienamente soddisfacente, un sistema museale diffuso sul territorio nazionale. Ciò è accaduto in quanto i parlamentari dell'opposizione hanno incalzato la Commissione al fine di coinvolgere il territorio in modo forte.
È per questi motivi, onorevole La Russa, che è stata superata la proposta originaria di realizzare a Milano il museo della moda, in un luogo non individuato, in un palazzo chiuso, senza funzioni e obiettivi chiari. Pertanto, il contributo dell'opposizione è stato molto utile.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Chiedo di parlare.


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PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, l'andamento della discussione su questo emendamento ha ridotto l'esigenza di un chiarimento da parte mia in ordine alle sollecitazioni che amabilmente sono venute dall'onorevole Valdo Spini, essendo evidente che il Governo non aveva risposto alla richiesta di chiarimento dello stesso onorevole Spini perché riteneva che il parere contrario fosse stato già ampiamente motivato con riferimento all'emendamento precedentemente esaminato.
Voglio ricordare che il Governo ha seguito per mesi l'iter di questo provvedimento in Commissione e ha dato dimostrazione di grande disponibilità e apertura. In primo luogo, sottolineo che si tratta di un provvedimento di iniziativa parlamentare e che il Governo non ha presentato una sua proposta proprio per rispetto nei confronti del Parlamento.
In secondo luogo, il Governo ha concorso alla definizione di un percorso che ha consentito una convergenza su alcuni aspetti che hanno caratterizzato in senso positivo il provvedimento e che sono stati rilevati anche da alcuni colleghi dell'opposizione.
Inoltre, questo è un provvedimento su cui si registra una sostanziale convergenza di vedute perché riguarda un tema fortemente sentito nel paese e di cui si sentiva la mancanza: mi riferisco alla realizzazione di una serie articolata di luoghi espositivi che evidenziassero ciò che è diventato l'eccellenza del made in Italy, ossia il settore della moda. Tutto questo è il frutto di una sintesi a cui si è arrivati con grande lavoro, con grande difficoltà e grazie anche alla capacità di mediazione del relatore Butti.
Il punto che si è rivelato insuperabile e che oggi si evidenzia nel dibattito riguarda, da un lato, le risorse non eccezionali destinate a tale provvedimento e, dall'altro, la distribuzione delle stesse. Questo è stato il motivo che ha impedito di approvare il provvedimento in sede legislativa.
Onorevole Spini e cari colleghi, su ogni emendamento vi sono stati un ampio dibattito e l'espressione del parere, che è il frutto di un certo ragionamento: vogliamo che si riapra il dibattito e si spieghino di nuovo le motivazioni del parere espresso? Lo chiedo perché siamo disponibili in tal senso. Come lei sa, onorevole Spini, una volta dichiarai in quest'aula che la carne è debole, e quindi sono disponibile rispetto a tutte le sollecitazioni; né è giusto personalizzare il rapporto con il Governo, perché il punto a cui si è giunti è di equilibrio politico.
Nella fattispecie, il primo emendamento, che è stato respinto, avrebbe ridotto la portata del provvedimento. Non è stato votato l'incremento della portata del provvedimento stesso, perché anche quando se ne fosse limitata la portata al fine di dare un carattere di eccellenza alle strutture pubbliche operanti nel settore della moda si sarebbe fatto un passo inferiore rispetto alle previsioni contenute nel provvedimento, che si rivolge a tutte le realtà esistenti e le vuole «sistematizzare», ossia riportare a sistema.
Allo stesso modo, sull'emendamento in esame il parere del Governo è contrario perché, se si crea un sistema della moda che ha una sua articolazione sul territorio nazionale e troverà il suo luogo di coordinamento all'interno di una fondazione che dovrà selezionare i luoghi di esposizione ma anche organizzarli, come si può poi dire che si vuole che solo Firenze sia collocata all'interno del Polo museale fiorentino? È una contraddizione in termini; è una scelta diversa, che in seguito agli equilibri che si sono ricercati e raggiunti appare contraddittoria.
Su ogni argomento siamo in grado di replicare nel merito, ma esiste un problema non solo di economia nell'esame del provvedimento, ma anche di conoscenza dei problemi, che sono stati ampiamente dibattuti in Commissione, e oggetto di analisi. La definizione di tali problemi in questo provvedimento ha raggiunto il massimo equilibrio possibile, tra l'altro ulteriormente


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arricchito dall'accoglimento di molti emendamenti presentati dall'opposizione.
Questo è un dato oggettivo, che è sotto gli occhi di tutti! Poi, chiaramente, nella dialettica politica ciascuno è libero di fare le sue valutazioni.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario del suo intervento, anche se io non lo condivido. Credo che se si manterrà questo rapporto tra la Galleria di Palazzo Pitti e il Polo museale fiorentino (cioè Uffizi e via dicendo) si renderà più forte il contributo della prima al sistema museale che stiamo creando. Può darsi che sia un'opinione discutibile e, come tutte le opinioni, può essere discussa; però mi sembra che vada nel senso di rendere più forte il sistema museale a cui stiamo cercando di dar vita.
In secondo luogo, vorrei dire che accolgo l'appello dell'onorevole La Russa di guardare le cose con spirito nazionale, ma le assicuro che questa è la mia idea; tant'è vero che chi ha la pazienza - non la chiedo a lei - di leggere i miei emendamenti vedrà che la maggior parte di essi non riguarda Firenze, ma riguarda ambiti nazionali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lulli. Ne ha facoltà.
Onorevole Lulli, le ricordo che ha un minuto di tempo a sua disposizione.

ANDREA LULLI. Signor Presidente, anch'io, in relazione al dibattito che ha avuto luogo e alla replica del sottosegretario, vorrei sottolineare un concetto molto semplice. La proposta che stiamo esaminando parte certamente da un obiettivo sensato e nel corso dei lavori in Commissione si è arrivati ad una correzione con la quale si cerca di adeguare questa impostazione a ciò che è effettivamente il sistema moda Italia. Io ho l'impressione che, pur apprezzando l'iniziativa, in realtà non si colga - lo si vedrà con maggiore chiarezza quando si tratterà di distribuire le risorse - qual è il rapporto e soprattutto che cosa si voglia fare con questo sistema museale...

PRESIDENTE. Onorevole Lulli...

ANDREA LULLI. ... e cioè rilanciare la struttura produttiva del made in Italy. Il sistema moda Italia, infatti, ha sicuramente il suo business in certe realtà - a Milano certamente - e le sue vetrine di eccellenza in alcune città. Ma bisogna anche ricordare che questo sistema moda ha la sua prima forza in quelle strutture produttive che sono i distretti industriali che ogni anno inventano e producono...

PRESIDENTE. Onorevole Lulli, la prego di concludere!

ANDREA LULLI. ...centinaia di migliaia di diverse tipologie di prodotto, che sono alla base del successo della moda italiana! Questo è un punto delicato, che non è stato risolto dalla legge in esame, che ha tentato di fare una mediazione, a mio avviso insufficiente. Il fatto che non si valorizzi nel giusto modo lo sforzo di integrazione della realtà di Firenze è un elemento certamente negativo, non di campanilismo, onorevole La Russa! L'Italia non è fatta come la Francia, che ha a Parigi il centro della moda: l'Italia è una realtà completamente diversa, che ha i suoi punti di eccellenza (Commenti del deputato Rizzi)...

PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, ho sbagliato io... Non richiami sempre la Presidenza! Ho sbagliato io, perché l'onorevole Spini ha parlato un minuto a titolo personale, mentre l'onorevole Lulli sta intervenendo per il suo gruppo: ho sbagliato io ad invitarlo a concludere! Prego, onorevole Lulli.


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ANDREA LULLI. Ho finito, signor Presidente.

VALDO SPINI. No, no, continua... Hai ancora tempo!

ANDREA LULLI. Vorrei semplicemente ribadire questo concetto. C'è un punto sul quale dobbiamo riflettere e in Commissione attività produttive abbiamo evidenziato che un patrimonio importante come il made in Italy non può non vedere un ruolo di primo piano del Ministero delle attività produttive. Il punto non è quello di costruire una struttura museale a vocazione culturale - che pure è importante -, ma è quello di dotare di strumenti innovativi un'impresa, una struttura produttiva che oggi in Italia è una struttura produttiva a vocazione culturale, che produce beni di consumo culturale prima ancora che beni di consumo di massa!
Da questo punto di vista, allora, bisogna comprendere che nel sistema della moda esistono numerosi momenti. Come ho già detto, infatti, vi è il momento «massimo» dell'espressione dell'immagine da parte degli stilisti, che rappresenta un elemento notevolmente strategico, ma vi è anche l'innovazione, la ricerca, l'inventiva e la creatività di decine di migliaia di imprese, di operai e di artigiani, i quali, grazie alla loro capacità professionale e alla loro fantasia, costruiscono l'hardware su cui si esercita la valorizzazione della moda italiana.
Se non comprendiamo tale aspetto, rischiamo di compiere un'operazione che metterà in competizione, nel nostro paese, città contro città e realtà produttive contro altre realtà produttive, mentre avremmo dovuto cogliere l'occasione per realizzare un vero coordinamento, valorizzando le notevoli risorse di cui disponiamo.
È per questo motivo che mi permetto di insistere per la votazione della proposta emendativa in discussione. Infatti, non si tratta semplicemente di una rivendicazione fiorentina verso Milano, che sarebbe - scusatemi - un autentico nonsense, ma di un'impostazione...

PRESIDENTE. Onorevole Lulli...

ANDREA LULLI. ...che punta ad integrare i valori e le ricchezze di un sistema moda Italia, realizzato con la complessità che ho evidenziato (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Spini 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 295
Votanti 294
Astenuti 1
Maggioranza 148
Hanno votato
sì 93
Hanno votato
no 201
Sono in missione 66 deputati).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Bimbi 1.3 e Magnolfi 1.8.
Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione proposta dal relatore.

ANDREA COLASIO. Signor Presidente, vorrei evidenziare come si tratti di un punto delicato, nel senso che (Commenti)...

PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Colasio.

ANDREA COLASIO. In Commissione, in sede referente, abbiamo definito una serie di realtà quanto meno espressive della complessità del sistema moda del paese.
Ringrazio il relatore, onorevole Butti, per aver accettato di identificare il Museo del tessuto di Prato come realtà specifica e autonoma, tuttavia ritengo sarebbe penalizzante non modificare le disposizioni finanziarie recate dall'articolo 4. In questo momento, infatti, stiamo scorporando il Museo del tessuto di Prato dall'elenco che


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definisce gli assi strutturali del sistema museale, ed è evidente che ciò comporta ricadute negative in termini di allocazione di risorse.
Chiedo pertanto al relatore se sia d'accordo ad inserire nell'articolo 4, al comma che definisce le risorse finanziarie, un collegamento tra la galleria di Palazzo Pitti di Firenze ed il Museo del tessuto di Prato, perché la conseguenza logica di avere tenuto insieme le due realtà implicava che le risorse fossero divise tra tali strutture.
Onorevole Butti, riteniamo che si tratti di un punto qualificante...

PRESIDENTE. Onorevole Colasio, vorrei precisare che per apportare un'ulteriore modifica al testo si dovrebbe riunire il Comitato dei nove. Quando il relatore illustra il proprio parere, formulando anche proposte di riformulazione, si esprime a nome del Comitato dei nove. Il procedimento legislativo non prevede le modalità da lei suggerite.

ANDREA COLASIO. Sono assolutamente d'accordo, signor Presidente, ma si tratta di prendere atto che è necessaria una riformulazione meramente tecnica, perché scorporare un comma significa precludere la possibilità di destinare le risorse al Museo del tessuto di Prato.

PRESIDENTE. Sta bene.
Prendo atto che anche i presentatori dell'emendamento Magnolfi 1.8 accettano la riformulazione proposta.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Bimbi 1.3 e Magnolfi 1.8, nel testo riformulato secondo la proposta del relatore, accettati dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 297
Votanti 296
Astenuti 1
Maggioranza 149
Hanno votato
sì 291
Hanno votato
no 5
Sono in missione 66 deputati).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molinari 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 306
Votanti 305
Astenuti 1
Maggioranza 153
Hanno votato
sì 109
Hanno votato
no 196
Sono in missione 66 deputati).

Passiamo all'emendamento Spini 1.4.
Chiedo all'onorevole Spini se accetti la proposta di riformulazione del relatore.

VALDO SPINI. Signor Presidente, ringrazio il relatore per la proposta di riformulazione, ma ritengo sia più opportuno ritirare l'emendamento in esame. Con esso, proponevo che il Ministero per i beni e le attività culturali, avendo una sua burocrazia con una competenza specialistica, fosse delegato ad individuare le strutture museali ammesse a far parte del sistema. Accettare la riformulazione significherebbe depotenziarlo.
Penso che, qualora non lo ritirassi, il mio emendamento verrebbe respinto; e poiché mi darebbe un grande dispiacere provocare una votazione contro il Ministero per i beni e le attività culturali, preferisco ritirarlo, facendo omaggio del mio gesto al ministero medesimo.

PRESIDENTE. Sta bene. L'emendamento Spini 1.4 è pertanto ritirato.
Passiamo agli identici emendamenti Lulli 1.6 e Bimbi 1.7.


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Chiedo ai presentatori se accettino la proposta di riformulazione rivolta loro dal relatore.

FRANCA BIMBI. Signor Presidente, accetto la riformulazione del mio emendamento 1.7, anche se si ripropone il problema già sollevato dall'onorevole Colasio.
Abbiamo sottolineato l'autonomia di tutte le strutture operanti e, quindi, abbiamo in qualche modo penalizzato quella che è stata scorporata. Inoltre, vorrei sottolineare che, aderendo alla riformulazione suggerita dal relatore, accettiamo un'impostazione della fondazione di tipo sostanzialmente privatistico, riconoscendo a tutte le varie realtà la possibilità di costruire il loro assetto istituzionale, in assoluta libertà anche rispetto al reperimento delle risorse.

PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Lulli accetta la riformulazione del suo emendamento 1.6.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Lulli 1.6 e Bimbi 1.7, nel testo riformulato, accettati dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 301
Votanti 299
Astenuti 2
Maggioranza 150
Hanno votato
sì 294
Hanno votato
no 5
Sono in missione 66 deputati).

Passiamo alla votazione dell'articolo 1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carli. Ne ha facoltà.

CARLO CARLI. Signor Presidente, nell'annunciare che i deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo si asterranno nella votazione sull'articolo 1, riconosco al relatore ed al Governo il merito di avere permesso che le proposte emendative da noi presentate migliorassero il testo originario.
In sostanza, ora si può cominciare a parlare, sia pure in maniera non del tutto soddisfacente, di sistema museale. Debbo dire, tuttavia - più avanti ritornerò sull'argomento -, che non è affatto soddisfacente la ripartizione economica e finanziaria. Indubbiamente, però, con il nostro impegno in Commissione e con le nostre proposte emendative abbiamo dato un senso ad un'istituzione museale che si diffonde sul territorio e che valorizza alcune realtà importanti come Firenze, Prato, Roma, e così via. Al momento, si può dire che questo provvedimento ha già subito profonde modificazioni.
Pertanto, ribadisco che ci asterremo nella votazione sull'articolo 1.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Signor Presidente, la nostra astensione vuole essere un incoraggiamento ad intervenire, nel corso dell'esame dei prossimi articoli, in modo coerente con quanto enunciato nell'articolo 1.
Ringrazio i colleghi per avere citato la mia proposta di legge, alla quale va il merito di avere introdotto, appunto, la nozione di sistema museale.
Siamo contenti di poterci astenere sull'articolo 1, ma la nostra astensione non deve essere letta come un'accettazione dell'eventualità che si tengano, nel prosieguo, comportamenti in qualche modo contraddittori con il contenuto dell'articolo 1.
Perciò, ringraziamo, signor Presidente, ma aspettiamo dimostrazioni di coerenza con quanto stiamo approvando oggi.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 290
Votanti 196
Astenuti 94
Maggioranza 99
Hanno votato
sì 193
Hanno votato
no 3
Sono in missione 66 deputati).

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