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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Folena. Ne ha facoltà.
PIETRO FOLENA. In accordo con le considerazioni svolte dall'onorevole Paoletti Tangheroni vorrei dire che ratifichiamo con un certo ritardo una Convenzione consolare risalente al 1998. Tuttavia, tale ratifica avviene in un momento molto importante dei rapporti tra la Libia, i paesi europei e gli stessi Stati Uniti d'America.
Da tale punto di vista vorrei sottolineare il carattere lungimirante della politica dei Governi Prodi e D'Alema. Infatti, in un momento nel quale altri paesi europei e gli Stati Uniti mantenevano una posizione di diffidenza o di aperta ostilità nei confronti della Libia, quei Governi
vollero rompere tale muro di diffidenza ed anticipare una tendenza di carattere più generale. Vi fu un grande giovamento per i nostri cittadini che operano e lavorano in Libia ed anche per i cittadini libici presenti nel nostro paese.
Credo che quella decisione, presa allora, andasse, fino in fondo, incontro alle esigenze del nostro paese, cioè incontro ad una visione compiuta ed avanzata della nostra politica estera nel Mediterraneo e incontro all'esigenza di una politica di sicurezza - dal momento che avere buoni rapporti con la Libia è decisivo in questo momento di lotta internazionale nei confronti del terrorismo - e allo sviluppo di una politica comune della sicurezza. Ciò anche per quello che riguarda - come del resto il ministro Pisanu (ma anche altri esponenti del Governo) ha avuto modo, recentemente, di sottolineare - la collaborazione comune contro le speculazioni di quei grandi trafficanti, spesso mafiosi e criminali, di manodopera, i quali considerano i lavoratori africani (o di altre parti del mondo) che si imbarcano dalle coste del Nord Africa ed anche della Libia come carne da macello e che sono tra i principali responsabili di una situazione gravissima di violazione dei diritti umani.
Avevamo ragione allora e l'attuale Governo ha proseguito questa politica, anche con l'incontro tra il Premier Berlusconi e il leader libico Gheddafi. Questo mentre gli Stati Uniti si rendono conto, oggi, in modo anche abbastanza clamoroso, della necessità di un cambiamento di indirizzo nei confronti della Libia. Un paese, la Libia, che è oggi fortemente preoccupato del dilagare del fondamentalismo islamico, finanziato e foraggiato, nel passato, in modo molto leggero, oltre che da nazioni arabe moderate, anche da parte di alcuni paesi dell'Occidente. Credo, quindi, che consolidare questi rapporti sia importante.
Tuttavia, in conclusione, vorrei che noi considerassimo, fino in fondo - e non lo dico come riserva di un'approvazione, che è pienamente convinta, di questa ratifica consolare -, che in questi rapporti il tema dei diritti umani, un tema sul quale il nostro paese è molto sensibile e molto impegnato, deve rimanere in prima fila. Non dobbiamo, evidentemente, dare l'impressione di intrometterci negli affari interni di altri paesi, ma esiste oggi la necessità di tenere molto alto il nostro interesse sul terreno della difesa dei diritti umani. Allo stesso tempo esiste un problema, del quale ha giustamente parlato il collega Zacchera, che riguarda tutti i meccanismi di tutela delle nostre imprese in Libia. Al riguardo, vorrei aggiungere che esiste qualche contenzioso, da parte di molti nostri connazionali che lasciarono la Libia, all'indomani del colpo di Stato che portò Gheddafi al potere.
Assieme a tali contenziosi, da risolvere positivamente, vorrei segnalare la necessità che il nostro paese si occupi anche del problema della riparazione dei torti subiti dai libici, in relazione all'occupazione coloniale da parte dell'Italia. È un grande problema - la Germania ed altri Stati hanno approvato alcune leggi per riparare questi torti (subiti da altri paesi) - e pertanto credo che, nello stesso momento in cui chiediamo garanzie e tutele per i connazionali, dobbiamo con l'altra mano offrire al Governo libico un'iniziativa ed un'azione volta ad occuparsi della riparazione dei torti subiti da quei lavoratori libici, che furono deportati in Italia. Molti colleghi sanno che alla costruzione dell'acquedotto pugliese contribuirono con lavori forzati anche lavoratori libici.
Questa è, dunque, una delle questioni che, in un rapporto positivo di pacificazione e di positiva relazione, dobbiamo affrontare. Vorrei, pertanto, che l'approvazione di questa ratifica fosse anche l'occasione per uno sviluppo positivo dei rapporti bilaterali fra l'Italia e la Libia (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Agrò. Ne ha facoltà.
LUIGI D'AGRÒ. Riteniamo la ratifica di questo provvedimento un fatto dovuto e scontato. Tuttavia, essa costituisce l'occasione
per ricordare quanto è accaduto in ordine ad alcune segnalazioni che sono già venute da altri colleghi. Mi riferisco alla questione del risarcimento dei danni subiti da alcune aziende italiane e dai rimpatriati dalla Libia, a seguito dell'approvazione, da parte del Parlamento, di un ordine del giorno durante la discussione dell'ultima legge finanziaria. Vorremmo sapere come il Governo intenda darvi attuazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Landi di Chiavenna. Ne ha facoltà.
GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA. Signor Presidente, la ratifica del provvedimento in esame è importante, perché rappresenta un primo passo per entrare nel circuito delle norme dei trattati internazionali, quindi nel più ampio respiro della legalità dalla quale il paese da troppo tempo è rimasto escluso, non certo per volontà del proprio popolo, ma per il tipo di governo e di dittatura che nello stesso si sono insediati.
Non possiamo, pertanto, che mostrarci favorevoli alla ratifica del provvedimento in esame, il quale prevede una serie di norme che rendono trasparenti i rapporti e le relazioni, non solo consolari, garantendo anche la tutela di determinati diritti sul piano umanitario, come è stato ricordato correttamente dal collega Folena (mi riferisco ai diritti civili).
Questo paese, come è stato correttamente anticipato dal collega Zacchera e ripetuto dal collega D'Agrò - nonostante oggi si assista ad una certa evoluzione sul piano dei processi anche culturali, ad un certo avvicinamento (spero fortemente metabolizzato e non semplicemente frutto di tattiche e strategie fini a se stesse) - per troppo tempo ha causato drammi e problemi ingenti alla comunità internazionale: mi riferisco al fenomeno del terrorismo, originato ed alimentato anche finanziariamente dalla stessa Libia, nonché alle prevaricazioni nei confronti degli imprenditori che avevano investito risorse, energie, rischi di impresa nel paese.
È stato ricordato il contenzioso aperto nei confronti di molti imprenditori italiani; al riguardo, il Presidente Berlusconi si recherà a breve in Libia ed è auspicabile che la Commissione affari esteri continui a valutare iniziative di possibile pressione verso questo paese, perché i contenziosi vengano risolti. Occorre fornire risposte a fronte di tali problemi, che si protraggono da troppo tempo.
Apprezziamo, comunque, gli sforzi, pur sinceri, del dittatore libico Gheddafi finalizzati a portare un contributo di democrazia nel proprio paese. Noi sosterremo il processo di democratizzazione della Libia, dimostrando, tuttavia, particolare attenzione, anche se con atteggiamento critico, nei confronti di questo processo di crescita democratica, non solo sotto il profilo della risoluzione dei contenziosi, ma anche sotto l'aspetto dei più ampi problemi che caratterizzano lo scenario politico della geografia mediorientale.
Mi auguro che la sincerità del colonnello Gheddafi possa dare risultati veri e concreti, in vista del processo di pace: penso alla road map, allo sforzo che il quartetto sta compiendo, nonché ai risultati che si stanno ottenendo anche per merito (lo vorrei dire con molta franchezza) degli israeliani, del Governo Sharon, che, nonostante il perdurare di attacchi brutali e violentissimi contro la popolazione civile, sta cercando di porre in essere le iniziative necessarie, anche di carattere unilaterale, per dare segnali di forte attenzione alla comunità internazionale che chiede la pacificazione di questa area fortemente contesa e fonte di grande preoccupazione. Pertanto, mi appello al Governo perché continui a monitorare, con un'attenzione fortemente critica, utile e necessaria, questo processo di crescita democratica.
Questo protocollo, che nasce nel 1998 e voluto anche dall'attuale Governo, è un esempio di disponibilità, finalizzata a far crescere la democrazia: con la democrazia, infatti, si aiutano anche quei paesi che, per troppo tempo, hanno vissuto in regimi dittatoriali che hanno negato le libertà
individuali che l'Italia vuole sostenere con grande forza ed efficacia, perché ad esse crede.
GUSTAVO SELVA, Presidente della III Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUSTAVO SELVA, Presidente della III Commissione. Signor Presidente, non avrei chiesto di parlare, ma gli interventi degli onorevoli Folena, Zacchera, Landi di Chiavenna e di altri colleghi mi inducono a sottolineare il lavoro che la Commissione che ho l'onore di presiedere ha svolto.
Ritengo che, anche su tale vicenda, vi sia un punto fermo che, in tempi mutati, riguarda non soltanto la storia ma anche l'attualità dei rapporti che oggi possono instaurarsi tra l'Italia e la Libia. Naturalmente, vi è il pieno diritto di sostenere - ed io lo faccio con la massima forza - che gli interventi compiuti dagli italiani, sia nel passato che nel presente, non possono essere giudicati tutti sbagliati. Anzi, ciò che si è realizzato nel presente è estremamente nobile, soprattutto al fine di evitare che storie del passato possano ripetersi.
Quindi, a parte il fatto che una delegazione della Commissione affari esteri prossimamente si recherà in Libia, credo di non svelare alcun segreto affermando che il Presidente del Consiglio Berlusconi, nei prossimi giorni, si recherà in visita ufficiale in Libia, proprio per rafforzare ciò che in questi anni è stato studiato e che, negli ultimi tempi, ha trovato realizzazione in paesi come la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti d'America.
Dunque, mi sembra che le sollecitazioni testé evidenziate siano state raccolte, anche se con un certo senso critico rispetto a quanto, invece, non è stato realizzato da parte dei Governi di centrosinistra. Ritengo che anche di ciò debba essere dato atto al Governo Berlusconi-Fini, in quanto oggi si è aperto un nuovo capitolo.
Per quanto riguarda i diritti umani, devo ricordare all'onorevole Folena che attualmente la Presidenza del Comitato per i diritti umani spetta alla Libia, che in tale campo potrà dimostrare la sua capacità e la sua volontà.
Ritengo dunque che tutto ciò ponga l'Italia in una posizione di preminenza, che non è soltanto un'ambizione, un flatus vocis, ma una realtà concreta di rapporti nuovi che non dimenticano il passato, ma guardano essenzialmente verso l'avvenire (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, anche il gruppo della Margherita voluta positivamente la Convenzione tra la Repubblica italiana e la Libia in esame. Intendiamo sottolineare che l'esecuzione di tale Convenzione rappresenta una strada nuova nelle relazioni tra i nostri due paesi, il che è certamente positivo. Potremmo affermare che i valori del dialogo, dell'ascolto, della pazienza e della sintesi abbiano trovato una significativa manifestazione, diventando concretamente azione politica.
Affermiamo ciò in un momento in cui siamo consapevoli che, a non molta distanza dalla Libia, le modalità di tenere i rapporti tra gli Stati sono altre. Se, da un lato, c'è grande soddisfazione per un'azione iniziata con intelligenza dai Governi dell'Ulivo e fatta propria anche da altri paesi, in particolare dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti d'America, dall'altro rimane l'amarezza che tale azione sia stata sostanzialmente lasciata ad altri, e ciò non lo comprendiamo.
La bontà di questa Convenzione la rimarchiamo proprio nel momento in cui, da alcuni mesi, qualcuno ha teorizzato ed ha concretamente operato, con scelte unilaterali, sulla base dell'interventismo preventivo. Noi riteniamo invece che la forza del dialogo e del confronto e la capacità di sintesi siano le cose importanti, e rappresentino la strada che l'Italia, in Europa, nel Mediterraneo e oltre Atlantico, deve sempre seguire (Applausi dei deputati dei
gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, il mio, ovviamente, non potrà che essere, proprio per le ragioni poc'anzi espresse dal collega Frigato a nome del gruppo della Margherita, un voto favorevole. Colgo quest'occasione anche per ricordare che gli imprenditori italiani vantano nei confronti della Libia crediti per circa mille miliardi di vecchie lire; a questo riguardo, in risposta ad una mia interrogazione, il Governo si era assunto un impegno a risolvere tale questione entro il marzo del 2003. Purtroppo, a distanza di un anno, questo problema non è stato ancora risolto.
Desidero sottoporre all'attenzione del sottosegretario Boniver anche un'altra questione. Visto che il nostro paese conclude giustamente - così si evince dalle motivazioni espresse dai vari colleghi intervenuti - tanti accordi, approfitto di quest'occasione per sollecitare il Governo a stipulare una convenzione anche con uno Stato di cui non si parla mai: la Bielorussia. Ciò sarebbe opportuno sia per tutelare gli investimenti effettuati dai nostri imprenditori in questo paese, sia per aiutarlo a progredire sulla strada di una sua vera e propria democratizzazione. La Bielorussia riveste, fra l'altro, una posizione estremamente delicata tra il mondo ex-sovietico e l'Unione europea ed i suoi legami con il nostro paese sono sempre più stretti, tant'è che l'Italia ogni anno ospita circa trentamila bambini bielorussi. Questa terra, definita per i suoi numerosissimi e bellissimi laghi il paese dagli occhi azzurri, merita a mio parere grande attenzione da parte di un paese generoso come il nostro (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.
MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, la Lega Nord Federazione Padana desidera consegnare a quest'Assemblea, insieme alle legittime proteste e preoccupazioni espresse dagli imprenditori nazionali a cui il Governo libico deve circa 800 milioni, il filo della memoria di una storia triste e dolorosa che attiene al dramma, non solo personale ma anche economico, vissuto da migliaia di nostri connazionali rimpatriati dalla Libia.
Non ci sentiamo rassicurati dalla ratifica di quest'importante Convenzione; pertanto, consegniamo al Governo la nostra forte preoccupazione ed auspichiamo che siano tutelati con forza le ragioni della legalità e i diritti dei nostri concittadini (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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