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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.
RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, noi purtroppo voteremo contro questo disegno di legge di ratifica. Dico «purtroppo», perché avremmo preferito che la nostra proposta di sospendere l'esame di questa ratifica fosse stata accettata dalla Commissione affari esteri, allo scopo di un maggiore approfondimento ed al fine non nascosto di esercitare una pressione politica sull'attuale Governo del Perù, affinché provveda a fare ciò che l'allora candidato alla presidenza Toledo promise e che, a tutt'oggi, non ha assolutamente fatto.
Mi riferisco al fatto che in Perù, per diversi anni, vi è stato un regime - che è crollato e che tuttavia è il regime che firmò questo trattato -, il regime di Fujimori, che si è macchiato di enormi e gravissime colpe dal punto di vista della violazione dei diritti umani e, in modo specifico, documentato e particolare, dal punto di vista della persecuzione degli oppositori politici e del trattamento dei detenuti.
Non so se i colleghi e le colleghe sanno che in Perù, per i detenuti politici accusati di terrorismo, andare in carcere significa essere reclusi in celle di un metro e mezzo per un metro e mezzo, a 4.000 metri d'altezza, senza riscaldamento, senza luce del giorno (neanche per un'ora nell'arco delle 24 ore) e senza vedere i familiari per uno o due anni di seguito.
La Corte interamericana per i diritti umani ha denunciato più volte i trattamenti ai quali sono stati sottoposti i detenuti politici in Perù ed ha reiteratamente sollecitato il Governo Toledo (oramai al potere non da qualche mese, ma da qualche anno) a provvedere per cambiare tale stato di cose. In particolare, essa ha incitato il Governo Toledo a procedere ad una revisione dei processi che hanno dato origine all'incarcerazione di centinaia (per non dire di migliaia) di persone.
Si tratta di processi che vennero condotti da tribunali speciali, con giudici militari incappucciati, nei quali sono incappati semplici oppositori politici. Vorrei citare, ad esempio, il caso del direttore di una rivista, accusato di non si sa quali connivenze con un'organizzazione guerriglieria, processato da un tribunale militare appartenente alla fattispecie di cui ho parlato prima (Commenti dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana) ed attualmente ancora detenuto. Sto parlando di un soggetto, sicuramente appartenente all'opposizione politica nei confronti del Governo Fujimori, che è stato a lungo esiliato e rifugiato politico in Messico e che, all'indomani dell'elezione del Governo Toledo, ha deciso di rientrare in patria, fiducioso nella revisione del suo processo, ma che tutt'oggi si trova in carcere.
Non avrei sollevato tale tema se fosse stato in discussione un trattato in materia di protezione reciproca degli investimenti o di collaborazione culturale; tuttavia, stiamo parlando di un trattato che prevede l'estradizione. Dal momento che sappiamo tutti che il reato di terrorismo - che, secondo il trattato, non può essere impugnato, per motivi politici, per opporsi all'estradizione - viene arbitrariamente esteso (come è stato fatto e come la stessa Corte interamericana per i diritti del
l'uomo ha denunciato) per perseguitare e colpire gli oppositori politici, credo sarebbe un errore ratificare il trattato in esame prima che in Perù vengano stabilite condizioni giuridiche in grado di assicurare certezza nei processi, dal punto di vista della difesa degli imputati, e di dare soddisfazione dal punto vista della giustizia, procedendo alla revisione di quei processi che sono stati sicuramente illegittimi.
Oserei dire che lo stesso discorso vale per il narcotraffico: che un Governo narcotrafficante - vorrei solo citare il nome del signor Montesinos, uomo di fiducia del cosiddetto presidente Fujimori - stipuli dei trattati sull'estradizione dei narcotrafficanti, al massimo può essere considerato un favore ad una banda di narcotrafficanti, vale a dire quella che allora era al potere in Perù.
Peraltro, colleghe e colleghi, vorrei ricordarvi che all'inizio della presente legislatura più di 80 deputati, appartenenti a tutti i partiti e a tutti i gruppi parlamentari, presentarono un'interrogazione per richiedere la revisione del processo riguardante Victor Polay Campos, uno dei leader del movimento rivoluzionario Tupac Amaru. Ciò non perché dovesse essere trattato diversamente da altri, ma perché, attraverso la revisione di quel processo, si sarebbe dovuto sicuramente procedere, successivamente, alla revisione di centinaia di altri processi.
Ebbene, quell'interrogazione, oltre a non avere avuto una risposta da parte del nostro Governo, rimane ancora aperta, perché la revisione di tali processi non ha avuto luogo; e non abbiamo la garanzia, ratificando il presente trattato, che un domani, sulla base di accuse formulate dal Governo Fujimori nei confronti di oppositori politici incolpati arbitrariamente di terrorismo, il nostro paese non estradi persone in una nazione nella quale non sussistono le garanzie per il rispetto del diritto alla difesa e dei diritti umani.
Dunque, care colleghe e cari colleghi, a malincuore dico che noi di Rifondazione comunista avremmo voluto rinviare la ratifica di questo trattato, nell'attesa che in Perù si ristabilisse una situazione di correttezza dal punto di vista del diritto e del trattamento dei detenuti.
A malincuore dico anche che voteremo contro la ratifica di questo trattato. Ci dispiace davvero doverlo fare. Avremmo preferito che il Parlamento non fosse così ipocrita da parlare di diritti umani, di diritto alla difesa e di garantismo quando si tratta di casi che riguardano altri, e di fare finta di niente quando si tratta, invece, di un regime come quello di Fujimori e delle inadempienze del governo Toledo (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, do atto al relatore, onorevole Naro, di aver espresso in modo molto circostanziato la vicenda del protocollo modificativo che il Governo di allora, il 20 ottobre 1999, ha negoziato per adeguare il trattato in esame ai principi fondamentali del nostro ordinamento in tema di pena di morte, relativamente al rischio che ad essa l'estradato possa essere sottoposto. Da questo punto di vista, credo di non avere altro da aggiungere a ciò che l'onorevole Naro ha già argomentato dettagliatamente.
Tuttavia, l'onorevole Mantovani ha posto problemi veramente importanti e seri riguardanti il rapporto fra collaborazione giudiziaria e tutela dei diritti umani e politici con particolare riguardo ad alcuni regimi. A tale proposito, è bene ricordare, forse, che, al di là del legittimo giudizio in ordine all'opportunità di procedere alla ratifica, dal punto di vista del diritto, l'articolo 4 stabilisce che l'estradizione viene negata in una serie di casi: quando è intervenuta prescrizione o amnistia; se la persona sottoposta a giudizio è stata o sarà giudicata per gli stessi fatti; se il giudice del procedimento relativo alla domanda di estradizione è un giudice speciale; se si tratta di reati considerati dalla parte richiesta, in questo caso dall'Italia, come reati politici o esclusivamente militari;
se si possa seriamente ritenere che la domanda sia stata presentata al fine di perseguire una persona per motivi di razza, religione, nazionalità od opinioni politiche, eccetera.
Da questo punto di vista, credo che il provvedimento dia modo alla parte italiana di non procedere ad estradizione in relazione a situazioni che possano minacciare i diritti umani o politici, ferme restando, naturalmente, le iniziative politiche che il Governo ed il Parlamento che lo sostiene devono intraprendere affinché anche in Perù, in quello Stato latino-americano al quale ci legano forti vincoli di amicizia e nel quale è presente una numerosa comunità di emigrati italiani, si pervenga ad una situazione di normalizzazione sotto il profilo del rispetto dei diritti umani.
In conclusione, mi sembra di poter dire che nel testo del disegno di legge di ratifica al nostro esame siano previste cautele che ci consentiranno di evitare di essere coinvolti, anche contro la nostra volontà, in repressioni dei diritti umani o dei diritti politici.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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