Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 418 del 4/2/2004
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(Discussione - Doc. IV-quater, n. 65)

PRESIDENTE. Passiamo alla discussione del seguente documento:
Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta relativa all'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del deputato Stefani.
La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse dal deputato Stefani nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Deodato.

GIOVANNI DEODATO, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con lettera in data 26 luglio 2002, indirizzata al Presidente della Camera dei deputati, l'onorevole Stefano Stefani ha chiesto che la Camera si pronunciasse in ordine alla insindacabilità dei fatti a lui ascritti in un procedimento penale nel quale egli è imputato «del reato previsto e punito dall'articolo 594 del codice penale perché offendeva l'onore ed il decoro di Apolloni Daniele, proferendo, mentre stava passando in via del Vicario, nella parte di collegamento tra Montecitorio e il Palazzo dei gruppi, allorché incrociava l'Apolloni, le seguenti testuali parole: «"ma guarda chi si vede! ... Apolloni... il pezzo di merda... il giudice mi ha detto che si può chiamarlo pezzo di merda" (...) In Roma, il 31 maggio 2000».
La Giunta per le autorizzazioni, acquisita la missiva dell'onorevole Stefani, datata 18 dicembre 2001, esaminato il caso nelle sedute del 28 gennaio, del 19 febbraio (in cui l'onorevole Stefani ha riferito sui fatti) e del 20 marzo 2003, ha accertato quanto segue.
L'espressione dell'onorevole Stefani deve essere inquadrata nell'ambito dell'aspra polemica che era scaturita dalle dimissioni dell'onorevole Apolloni dal gruppo parlamentare della Lega nord, per aderire al gruppo parlamentare dell'UDEUR. In particolare, il 17 dicembre 1999, nel corso di un comizio tenutosi in provincia di Vicenza, l'onorevole Stefani, iscritto al gruppo leghista, aveva rivolto all'onorevole Apolloni un'espressione del tutto identica a quella oggetto del presente esame da parte dell'Assemblea.
Credo sia doveroso anche sottolineare che il procedimento che ne era derivato era stato archiviato dal giudice delle indagini preliminari di Vicenza con ordinanza del 19 maggio 2000. Quel giudice aveva infatti aderito alla richiesta del pubblico ministero, il quale aveva ritenuto - cito testualmente - che «Le frasi pronunciate dall'indagato, seppur apparentemente offensive, non possono non essere valutate nell'ambito di un acceso dibattito politico, avente ad oggetto fatti e situazioni politiche che notoriamente determinano in seno ad un gruppo o partito un clima aspro e teso di conflitto, tale da innalzare la soglia di "tollerabilità" delle espressioni usate per esprimere le proprie opinioni, rientrando pertanto quelle espresse dall'indagato nell'ambito del cosiddetto diritto di critica politica e pertanto non costituendo le stesse reato».
La Giunta ha dunque preso atto che le considerazioni sopra citate hanno portato


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all'archiviazione di un procedimento penale relativo ad un fatto identico a quello di cui oggi l'Assemblea è chiamata a valutare l'insindacabilità.
Questa identità dell'oggetto ha permesso alla Giunta di ritenere che anche l'espressione che ho precedentemente citato possa essere fatta rientrare nell'insindacabile diritto di critica e di denuncia riconosciuto al parlamentare. La Giunta, inoltre, ha ritenuto sussistente il nesso funzionale tra l'affermazione dell'onorevole Stefani e l'esercizio delle sue funzioni parlamentari, essendo quell'espressione riconducibile ad una opinione politica collocata in un preciso momento sia del confronto politico svoltosi all'interno della Camera, sia della vita stessa dei gruppi parlamentari.
In base a queste considerazioni, la Giunta, accogliendo la proposta del relatore, ha deliberato a larga maggioranza di proporre all'Assemblea la non sindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, dei fatti ascritti all'onorevole Stefani.
Signor Presidente, in conclusione, desidero ribadire, al fine di un ulteriore chiarimento...

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Deodato. Onorevoli colleghi, mi sembra un po' esagerato... Vorrei pregarvi di portare un po' di rispetto sia per il collega, sia per l'Assemblea! Per favore, quindi, prendete posto ed ascoltate; se non volete ascoltare, accomodatevi fuori. Grazie.
Prego, onorevole Deodato.

GIOVANNI DEODATO, Relatore. Signor Presidente, la ringrazio molto per la sollecitazione che ha rivolto ai colleghi.
Come stavo dicendo, ai fini di un ulteriore chiarimento a beneficio dei colleghi, desidero ribadire che, proprio relativamente ad un identico fatto, il procedimento penale era stato archiviato dal giudice per le indagini preliminari.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, vorrei preannunciare un orientamento diverso rispetto a quello espresso dal relatore, pur considerando l'estrema «tenuità» del fatto. Il collega Deodato, infatti, ha già ricordato, in modo enfatico, preciso ed efficace, le espressioni di cui si discute, ma che non intendo ripetere. Si tratta di un battibecco, di un turpiloquio interno ad un rapporto tra ex colleghi di un medesimo gruppo; ma, per quanto tenue (e per quanto lo stesso fatto, in un diverso giudizio, non sia stato ritenuto tale da configurare il reato di cui all'articolo 594 del codice penale, riconducendo le espressioni in oggetto nell'ambito di un acceso clima politico), ci sembra che concedere la prerogativa di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione, a tutela della libertà di opinione del parlamentare nell'esercizio delle proprie funzioni a fronte di qualsiasi epiteto, ingiuria o parolaccia proferita nei confronti di un proprio collega - sia pure in un clima che, sotto altri profili, può essere ritenuto comprensibile - rappresenterebbe un grave abuso della garanzia costituzionale posta a tutela di una funzione che riteniamo assolutamente seria ed importante, vale a dire la libertà di opinione dei parlamentari, e non la libera capacità di insultare, con epiteti correnti, chicchessia.
Credo, dunque, che ci si trovi proprio dinanzi ad un caso di scuola, per cui, pur augurando al collega Stefani di essere assolto anche in questo procedimento (così come è già accaduto per un caso del tutto analogo), dovremmo responsabilmente negare la concessione dell'insindacabilità delle opinioni espresse nell'esercizio delle proprie funzioni, poiché ci troviamo non nella fattispecie della tutela di un'opinione, bensì di fronte ad un comune insulto, ad una comune ingiuria e ad una comune espressione offensiva nei confronti di un collega. Ciò non ha nulla a che fare con libertà di opinione del parlamentare.
Non possiamo neppure correre il rischio, per tutelare la prerogativa di cui all'articolo 68 della Costituzione e ritenendo che in casi come questo la protezione


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della Costituzione debba essere accordata al parlamentare, di pervenire a decisioni contrarie alla logica ed alla dignità, quale sarebbe quella di ritenere sempre e comunque insindacabile colui che pronunciasse comuni offese come «pezzo di ...» rivolgendosi ad un collega.
Senza stigmatizzare alcunché e, anzi, augurando al collega Stefani di essere assolto nel merito - cosa della quale siamo convinti, anche sulla base dei precedenti -, riteniamo che la Costituzione e la dignità del Parlamento non possano essere invocate a protezione di siffatte espressioni offensive.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà.
Onorevole Azzolini, le sarei grato se volesse prendere posto. Prego, onorevole Bielli.

VALTER BIELLI. Signor Presidente, premesso che auguro al collega Stefani di essere assolto (e credo che così sarà), non posso esimermi dal rilevare che all'esigenza di tutelare il parlamentare si affianca quella di tutelare il Parlamento.
Improntando il mio ragionamento ad un metodo che potrebbe apparire paradossale, invito i colleghi, in particolare quelli che più si sono occupati di queste problematiche, a riflettere su un dato. Parto da un'esperienza personale. Nella precedente legislatura, sono stato membro della Giunta per le autorizzazioni, all'epoca presieduta dall'attuale coordinatore di Alleanza nazionale, onorevole Ignazio La Russa, con il quale abbiamo avuto scontri e dispute veramente aspri. Insomma, c'era uno scontro politico forte tra membri del Parlamento.
Ebbene, se sulla base di quegli scontri politici, incontrando per strada Ignazio La Russa, od anche il Presidente della Camera o l'attuale Presidente di turno Fiori - siccome c'è stato lo scontro politico, ripeto -, pronunciassi, rivolgendomi a costoro, frasi come quella che ha proferito Stefani nei confronti del suo collega Apolloni, cioè dicessi loro che sono dei «pezzi di...», sussisterebbe il necessario nesso funzionale tra il mio comportamento e la funzione parlamentare?
Qualora l'Assemblea si esprimesse per l'insindacabilità del collega Stefani, daremmo la possibilità ad un parlamentare di insultare un altro parlamentare in ogni luogo ed in ogni occasione lo incontrasse. A chi avesse da obiettare vorrei porre le seguenti domande: siamo al livello della libertà di critica? Dire ad uno che è un «pezzo di ...» significa esercitare la libertà di critica? Io credo che si tratti di ingiuria. Se così è, come io credo, noi parlamentari dobbiamo evitare di farci trascinare verso la comoda conclusione secondo la quale tali comportamenti rientrano nella funzione parlamentare: dovremmo evitarlo, se pensiamo che il Parlamento sia una cosa seria.
Ripeto: sono convinto che Stefani possa essere assolto (glielo auguro), ma il suo errore è stato quello di chiedere alla Camera di pronunciarsi per l'insindacabilità dei fatti ascrittigli. Rispetto a fatti di questo tipo non possiamo utilizzare l'istituzione Camera come uno strumento per garantire l'impunità anche a fronte di comuni offese. Qualora prendesse corpo un orientamento di questo tipo, ci sarebbe consentito di insultare in ogni luogo il nostro avversario politico: a quel punto, il Parlamento riceverebbe un vulnus che nessuno di noi, io credo, sarebbe disposto a tollerare. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Bielli. Onorevole Gasperoni, vorrei pregarla di prendere posto. Grazie.
Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.

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