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in mancanza tuttora di dati ufficiali dell'indebita pressione fiscale sui pensionati, occorre rifarsi alle affidabili stime pubblicate nell'atto Camera n. 3705-A, che parlano di un minore introito compreso fra il 15 per cento e il 22,4 per cento in ragione d'anno per ciascun pensionato;
i nuovi pensionati a decorrere dal 1o gennaio 2003 sono stati e continuano ad essere gravemente discriminati, in quanto il primo modulo della riforma fiscale ha mancato di estendere al trattamento di fine rapporto la «clausola di salvaguardia» - vale a dire quel meccanismo di calcolo che evita gli aggravi rispetto ad un pari reddito andato in pensione fino al 31 dicembre 2002 - già valida, invece, per i redditi di lavoro ed altri;
il risultato è stato una forte ed iniqua penalizzazione economica, soprattutto dei pensionati a più basso reddito e quindi più deboli, anche a causa dell'effetto di retroattività insito nei meccanismi pensionistici;
il Governo, secondo gli interroganti, si è finora dimostrato sordo e cieco di fronte alle giuste proteste dei pensionati e alle proposte correttive dell'opposizione, confermando così, una volta di più, la sua vocazione ad essere forte con i deboli -:
quali siano i dati aggiornati di cui è in possesso sul maggior gettito tributario da trattamento di fine rapporto a causa della mancata applicazione della «clausola di salvaguardia» e come intenda provvedervi con il giusto effetto retroattivo dal lo gennaio 2003.
(3-03014)
(3 febbraio 2004)