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E) Interrogazione
dei tuberi, bulbi, radici delle piante spontanee, di funghi, di nidiotti, di altri piccoli animali;
il territorio elbano si va rinaturalizzando, ogni anno di più. Le specie della macchia, che tra i vari tipi di bosco è il più odoroso e colorato, riconquistano spazi un tempo sottratti dall'uomo per seminativi, orti, vigneti;
basta «penetrare» nel territorio, nei boschi per lo più abbandonati, negli ex coltivi riconquistati dalla macchia mediterranea, per rendersi conto che un ambiente già fortemente antropizzato, come quello elbano, oggi presenta motivi relativamente nuovi di pericolo, ogni giorno più manifesto, drammaticamente incombente, cioè la presenza sempre più massiccia, preoccupante, invasiva e distruttiva di un animale: il cinghiale, reintrodotto sul territorio dell'isola, per motivi legati all'attività venatoria, tra il 1958 e il 1963;
tale reintroduzione ha scatenato problematiche ecologiche, anche soprattutto dal punto di vista idrogeologico e genetico;
vi è stata una crescita straordinaria della popolazione di questo animale, onnivoro, che nell'ambiente elbano si è trovato particolarmente bene;
congiuntamente, l'attività venatoria si è giovata della presenza di questo mammifero, la cui prolificità è peraltro ben nota;
è da rilevare, però, che il prelievo venatorio è sempre stato nettamente inferiore all'incremento della popolazione del selvatico;
il risultato è stato uno squilibrio considerevole, con ripercussioni particolarmente negative sui delicati equilibri di un territorio nel quale la presenza progressivamente crescente di questo animale ha causato allarmanti fenomeni;
gli elbani, che ancora a tempo pieno o saltuariamente si dedicano ad attività agricole, conoscono bene il regime di conflittualità quotidiana instauratasi con i cinghiali;
le incursioni dei cinghiali, sempre più frequenti anche in prossimità dei centri abitati, sono ormai particolarmente manifeste;
una sovrappopolazione dei cinghiali rappresenta una vera e propria calamità per l'ecosistema bosco, ma anche per le garighe, per le praterie in quota, insomma per tutti gli ambienti che è solito frequentare durante la sua attività, che è soprattutto crepuscolare-notturna;
la sua dieta è onnivora e così si nutre di frutti selvatici del bosco, di ghiande, di castagne, di more e poi dei frutti degli alberi coltivati, dell'uva e poi
la flora elbana è minacciata per alcune componenti rare e preziose. È da temere la scomparsa dello stupendo giglio rosso, ma anche quella di crochi e di scille;
ciò è ben poca cosa rispetto alle vere e proprie frane provocate da questi animali o rispetto ai chilometri di muri a secco «barati» o al sommovimento del prezioso humus, tesoro del bosco ed espressione di fertilità naturale, che verrà poi distrutto o dilavato;
dagli studi commissionati dall'ente Parco nazionale arcipelago toscano al dipartimento di etologia, ecologia ed evoluzione dell'Università degli studi di Pisa è risultata una popolazione complessiva di cinghiali, al 1998, di circa 2.000-2.500 capi e, quindi, è stato consigliato un prelievo annuo nell'ordine dei 1.000-1.500 capi -:
quali iniziative intenda intraprendere presso l'ente parco perché si ristabilisca una giusta ma equilibrata presenza dei cinghiali nell'Isola d'Elba, con il conseguente ripristino di un equilibrio utile sia all'uomo che all'ambiente elbano.
(3-02749)
(8 ottobre 2003)