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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Emerenzio Barbieri.
EMERENZIO BARBIERI, Relatore. Signor Presidente, il dibattito non è stato molto ampio. Mi rivolgo in particolare, al collega del gruppo dei Democratici di sinistra che ha parlato poc'anzi, per svolgere tre osservazioni.
Il Governo presenta un decreto-legge; la Commissione, con il consenso della maggioranza e l'astensione dei Democratici di sinistra (non parlo del resto dell'opposizione, perché non era presente in Commissione) modifica il decreto-legge del Governo, ma non va bene. Quando il Governo presenta decreti-legge definiti «blindati», si dice che non vi è la possibilità di discutere. Ora, invece, la Commissione introduce una modifica, su cui i Democratici di sinistra si astengono (non hanno preannunciato, almeno in quella sede, un voto contrario); eppure si afferma che vi è una contraddizione. È la normale dialettica tra Parlamento e Governo; non riesco a capire che problema vi sia, nella misura in cui vi è una normale dialettica tra il Parlamento e il Governo.
In secondo luogo, è possibile che siano stati commessi degli errori, ma il nodo fondamentale - lo sa bene il collega che è intervenuto poc'anzi - è che i Democratici di sinistra non sono favorevoli all'istituto della vicedirigenza; è inutile girarci attorno, altrimenti si raccontano fatti che non rispondono al vero. I Democratici di sinistra, ripeto, non sono favorevoli all'istituto della vicedirigenza.
In terzo luogo, il fatto di aver salvato, per questa finalità, un congruo numero di milioni di euro non mi pare un fatto irrilevante. Pertanto, rebus sic stantibus, credo si debba procedere nella direzione che mi sono permesso di indicare nella mia relazione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
LEARCO SAPORITO, Sottosegretario di Stato per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. È vero, signor Presidente, che può esservi una contraddizione tra la posizione espressa dal Governo in sede di Commissione bilancio e quella che ha ispirato il provvedimento in esame. Quando si parla di pubblico impiego, ciò avviene sempre perché esistono diverse sensibilità: il Ministero dell'economia e delle finanze dice una cosa, la funzione pubblica ne dice un'altra; i singoli ministeri, sotto le pressioni dei sindacati di categoria (quindi, gli stessi soggetti responsabili, che devono compiere certe scelte), non hanno mai delle posizioni unitarie. La funzione pubblica, cabina di regia in queste materie, cerca di riportare ad unità la posizione del Governo e di fornire risposte serie.
Ringrazio il relatore per aver toccato anche la tematica delle fonti normative e quella della decisione della Corte costituzionale in ordine all'applicabilità dell'articolo 7, perché questo è il punto centrale. In tantissime amministrazioni l'articolo 7 della legge n. 21 del 1991 è stato applicato nel senso voluto dagli interessati del Ministero dell'economia e delle finanze; il Ministero dell'economia e delle finanze non l'ha mai fatto, però ha suggerito questo emendamento o, perlomeno, non è stato ad esso contrario in Commissione bilancio (nella quale non era presente il ministro per la funzione pubblica, ma il ministro dell'economia e delle finanze), confermando la correttezza - come diceva l'onorevole Di Teodoro - della posizione dei soggetti interessati.
A questo punto, noi ci troviamo di fronte ad un decreto-legge che mi sembra affermi preliminarmente: si abolisce il comma 78 dell'articolo 3 della legge finanziaria per il 2004, però state attenti - perlomeno, questa è la mia interpretazione e mi adopererò affinché la norma venga applicata in questo senso, qualora dovesse essere approvata -, perché è prioritario, anche ai fini del futuro contratto che andrete a stipulare, che l'ARAN, in sede di contrattazione, tenga conto dell'aspettativa di questa categoria di avere una risposta positiva.
In questo senso, il relatore ha detto che, poiché l'aspettativa è giusta, si salvaguardano le risorse disponibili proprio per soddisfarla. Mi pare invece che dagli altri emendamenti di cui ho preso visione si evinca il seguente ragionamento: noi siamo d'accordo ad abolire il citato comma 78 dell'articolo 3, ma del diritto di questi soggetti non vogliamo sapere niente, perché le somme che scaturiscono da tale abolizione confluiranno nel fondo globale della contrattazione. Tra una disposizione che riconosce il diritto e sistema giuridicamente, seppure parzialmente per quanto riguarda la parte economica, e un'altra che addirittura annulla completamente ogni aspettativa, mi sembra che si possa trovare una strada intermedia. Lo faremo domani, in Commissione, dove spero si trovino convergenze necessarie per ottenere una soluzione che non sia mortificante per nessuno.
Comunque, faccio presente che alcuni aspetti del già citato comma 78 riguardavano talune posizioni di vertice apicale di IX livello, che si vorrebbe coprire con le cosiddetti procedure concorsuali interne, le cosiddette qualificazioni, fortemente volute da tutti i sindacati (e non soltanto da quelli confederali). Posso garantire in questa sede che noi daremo disposizioni affinché queste procedure di qualificazione, con cui sono già stati coperti i posti a cui aspiravano i dipendenti del Ministero dell'economia e delle finanze, siano utilizzate in modo corretto, così come richiesto dalla Corte costituzionale, senza «doppi salti» (molte volte, in tante amministrazioni, ci sono stati doppi salti, dal quarto al quinto, al settimo livello), con una giusta attenzione alla necessità di garantire l'accesso ai giovani nelle pubbliche amministrazioni.
Quindi, dal provvedimento in discussione emergono tutti questi problemi.
In conclusione, vi ringrazio per avere esposto le vostre posizioni ed assicuro che domani, in sede di Comitato dei nove,
cercheremo di individuare soluzioni per giungere ad un testo che tenga conto di tutti gli interessi in campo.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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