Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 412 del 26/1/2004
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(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 4592)

PRESIDENTE. Constato l'assenza del relatore, onorevole Gastaldi: si intende che abbia rinunziato alla replica.
Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

MARIO VALDUCCI, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei svolgere solo alcune considerazioni sul provvedimento in discussione. Si tratta di un provvedimento che riguarda eventi catastrofali di natura economica, che incidono profondamente sul tessuto economico e industriale del nostro paese. Ricordo che i parametri di riferimento sono mille dipendenti e mille milioni di euro di debiti: si tratta di parametri molto alti per il tessuto economico del nostro paese, composto prevalentemente da piccole e medie imprese. Nel momento in cui si generano stati di insolvenza di tali dimensioni, si registrano gravi ripercussioni anche sull'intero settore economico del paese e sull'indotto collegato a questi grandi complessi industriali.
Riteniamo che l'intervento del Governo in questi casi si renda necessario e opportuno, così come è necessario ed opportuno che il Governo si assuma le proprie responsabilità. Ricordo che con quelle che nei tribunali vengono denominate procedure concorsuali ben poche volte si riescono, percentualmente, a rimborsare in modo non dico adeguato ma minimamente adeguato i creditori nella loro generalità.
Ritengo, quindi, sicuramente necessaria l'assunzione di questa responsabilità politica quando si creano situazioni di crisi aziendali di così vasta dimensione per la nostra economia.
Non si tratta di voler far prendere arbitrariamente decisioni al commissario delegato a seguire la crisi aziendale di questi complessi industriali, ma sicuramente vi è la necessità di far sì che la procedura prevista consenta al commissario di governare queste gravi crisi aziendali con tutti gli strumenti disponibili del caso.
Questa era la volontà del Governo quando ha adottato il decreto-legge e penso di poter dire che questa era la volontà dell'intera Commissione parlamentare attività produttive, che ha lavorato sul testo iniziale del Governo, emendandolo positivamente anche nel senso indicato dagli interventi che mi hanno preceduto.
I dubbi riguardavano il tema dello stato di insolvenza - nel testo emendato si prevede un avvicinamento del momento della nomina del commissario rispetto alla dichiarazione dello stato di insolvenza da parte del tribunale - e quello delle azioni revocatorie, per le quali è stato esplicitamente previsto che debbano svolgersi nell'interesse di tutti i creditori. Infine, si evidenziano gli importanti emendamenti che vanno nella direzione di inserire temi determinanti nella strumentazione da attribuire al commissario, quali quelli del concordato e dell'accertamento del passivo.
Sicuramente - e non farò una replica di natura generale sui temi di politica industriale perché non è questa la sede idonea -, il decreto legislativo n. 270 del 1999 necessita di grandi modifiche per far sì che lo strumento riguardante le aziende in crisi con più di 200 dipendenti sia reso ancora più efficace e diretto nella propria azione. Penso tuttavia che questo tema debba essere trattato in sede di riforma del diritto fallimentare, che sicuramente il Governo e il Parlamento dovranno affrontare nei prossimi mesi.
Vi è l'esigenza di tutelare non soltanto i creditori intesi in senso stretto, come creditori dell'azienda, e chi opera nella stessa, ma anche quelle decine di migliaia di risparmiatori che avevano investito i loro risparmi in questo tipo di investimenti.


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Ricordiamo che i casi qui citati - Parmalat, Cirio, Giacomelli - riguardano società non solo quotate in borsa, ma che avevano emesso, nel corso degli ultimi tre o quattro anni, titoli obbligazionari sui mercati internazionali in grande quantità.
Per questa ragione, ritengo che lo strumento in esame sia necessario ed essenziale per affrontare le crisi aziendali; ma credo che sia fondamentale anche il lavoro svolto dalle Commissioni competenti, e dal Parlamento nel suo complesso, sui temi legati alla tutela del risparmio e dei risparmiatori, che richiedono un approfondimento dopo gli eventi degli ultimi mesi.
Infine, si tratta di un provvedimento che riguarderà i grandi complessi aziendali e tutti i settori della nostra economia; sicuramente, il settore dell'agroalimentare rappresenta uno dei settori primari della nostra economia, ma questa è composta anche di altri comparti. Per questa ragione, non possiamo vincolare l'intesa del ministero rispetto ad aziende che potrebbero entrare in questa procedura e che appartengono ad altri settori dell'economia (non voglio qui citarle perché, un domani, una di tali aziende potrebbe entrare in crisi e quindi io sembrerei una persona che non guarda ottimisticamente al futuro). L'intesa di un Ministero come quello delle politiche agricole e forestali su altri temi sembrerebbe del tutto fuori luogo.
Penso quindi che l'intesa debba rimanere, ma precisando che, quando si interviene in qualità di commissario straordinario dinanzi ad una grave crisi dell'economia nazionale (perché di questo stiamo parlando, e non di una singola azienda), meno «scalini» burocratico-politici e meno vincoli si inseriscono, maggiore è la probabilità che i commissari operino in modo utile ed efficace per il riequilibrio aziendale, ma anche per fare in modo che l'economia di un paese come il nostro riesca a superare questi momenti di grave crisi industriale.
Per tale ragione, ritengo vi sia ancora la possibilità, nel corso del dibattito parlamentare, di migliorare ulteriormente il testo per contribuire alla soluzione delle grandi crisi aziendali.

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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