Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 406 del 14/1/2004
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CONSIDERAZIONI INTEGRATIVE DELLE DICHIARAZIONI DI VOTO DEI DEPUTATI BEATRICE MARIA MAGNOLFI E PIETRO CANNELLA SULLE MOZIONI RELATIVE ALLA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Presidente, colleghi, signor sottosegretario, la discussione provocata in quest'aula dalla mozione di cui è primo firmatario l'onorevole Folena è estremamente importante e tempestiva.
La relazione annuale che il Garante per la protezione dei dati personali ha presentato al Parlamento nel maggio scorso conteneva molti elementi di preoccupazione che questa mozione ha sentito il dovere di raccogliere e che negli ultimi mesi e settimane si sono, a nostro giudizio, fortemente aggravati.
Proprio chi, come noi, è attivamente impegnato nello sviluppo dell'innovazione tecnologica, chi ritiene, come noi riteniamo, che da questo sviluppo possono derivare straordinarie occasioni di competitività economica, di equità sociale, di libertà per tutti i cittadini, non può chiudere gli occhi di fronte alle inedite esigenze di tutela dei dati personali e delle riservatezza di ogni singolo individuo che tale sviluppo comporta.
La società della conoscenza non può scivolare verso la società della sorveglianza e della classificazione: è una primaria questione di democrazia. Fra le questioni che già l'onorevole Folena ha efficacemente illustrato, mi preme sottolinearne due di particolare gravità.
La prima è quella che riguarda l'utilizzo di dati biometrici, sanitari o addirittura Di test genetici per identificazione personale, per tutelare diritti di parte o addirittura a fini commerciali. Impronte digitali, iride, tratti somatici, DNA: tutto diventa elemento di identificazione e controllo.
Per dirla con Stefano Rodotà, il corpo sta diventando una password, ognuno rischia di essere legato a un guinzaglio elettronico e controllato a distanza da telecamere, satelliti, tracce telefoniche.
Viviamo, colleghi, in una strana fase storica: c'è un'attenzione quasi ossessiva alla protezione della proprietà intellettuale, si vuole mettere il copyright o il brevetto su ogni singola idea di ogni singolo pacchetto software (mi riferisco alla discussione in sede europea) e non si pensa a garantire il diritto alla tutela dei dati sanitari, genetici, di ciò che forma l'identità biologica di una persona.
La seconda questione riguarda la conservazione del traffico Internet a fini di indagini e per la tutela della sicurezza.
La rete è per definizione uno spazio di libertà e la libertà di navigare in rete deve essere considerata come la nuova versione elettronica della libertà di circolazione, di espressione, di manifestazione del pensiero e di associazione.
Il ministro per la funzione pubblica ha insediato una commissione con il compito di codificare la complessa materia della tutela dei dati personali.
Il frutto di questo lavoro è il codice in materia di protezione dei dati personali, emanato con il decreto legislativo del 30 giugno 2003. L'articolo 132 di tale decreto stabilisce che i dati relativi al traffico telefonico siano conservati dai fornitori di servizi per trenta mesi, per finalità connesse all'accertamento ed alla repressione di reati.
Prima ancora che il codice fosse entrato in vigore e sperimentato, il 24 dicembre 2003 un decreto-legge ha modificato


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l'articolo 132, estendendo al traffico Internet l'obbligo di conservazione e prorogandone la durata a sessanta mesi. Non è ben chiaro nel testo se si tratti di dati relativi alla registrazione di contatti o anche di contenuti: in ogni caso, nel traffico Internet, più che in quello telefonico, la distinzione fra contatti e contenuti non è molto significativa e anche dai primi è possibile risalire alle opinioni politiche e religiose, allo stato di salute, all'orientamento sessuale, alle abitudini di acquisto e ad altri comportamenti sociali e personali che attendono alla sfera strettamente privata.
Un grande rigore è necessario per regolamentare l'utilizzo della rete, e in particolare della posta elettronica. Le pressioni commerciali e il fenomeno dello spamming rischiano di trasformare Internet in un gigantesco contenitore di messaggi spazzatura.
È più difficile - ma ugualmente necessario - gestire con grande equilibrio il conflitto fra i diritti inviolabili di libertà e le esigenze della sicurezza collettiva, tanto più forti di fronte alle minacce del terrorismo internazionale.
In questa ottica, occorre valutare le misure proposte dal Governo, riflettendo sul principio di proporzione fra i rischi della criminalità e i rischi di caduta della qualità della democrazia nel caso in cui si adotti un controllo preventivo e indiscriminato di tutti i cittadini. Si è calcolato che la conservazione del traffico per cinque anni generebbe un archivio di circa ottanta milioni di CD-rom di difficile e costosa gestione.
Un costo che finirebbe per selezionare il mercato dei providers, spazzando via i piccoli gestori o costringendoli a far ricadere gli oneri sugli utenti, se non, addirittura, a compensarli con la vendita di tali informazioni a terzi che potrebbero utilizzarle come asset strategico a fini di marketing.
Inoltre, non ha molto senso approvare una simile normativa in un solo paese di fronte alla dimensione sovranazionale del terrorismo e della criminalità organizzata. Ricordo, infatti, che nessun'altra nazione si è data queste regole, neppure gli Stati Uniti, che in molti campi hanno assunto misure drastiche per la sicurezza.
Fra gli addetti ai lavori, del resto, è opinione comune che i professionisti del crimine o i terroristi sappiano utilizzare strumenti tecnici sofisticati in grado di aggirare le forme di tracciamento e raccolta dati previste nel decreto.
Infine, mi sembra il caso di ricordare che ogni abbassamento dei principi di libertà e di rispetto della dignità umana nelle nostre democrazie è un successo del terrorismo internazionale, che conta sulla paura non meno che sulla effettiva capacità distruttiva.
Ci deve essere un modo per far convivere diritto alla libertà e diritto alla sicurezza senza che l'uno vanifichi o conculchi l'altro. Noi siamo disponibili ad impegnarci in tal senso e per questo apprezziamo la convergenza politica che si è determinato oggi su questi temi.
L'esperienza maturata negli ultimi anni dall'Authority può essere non solo preziosa, ma addirittura decisiva per trovare un punto di equilibrio. Per questo è indispensabile non far mancare al Garante gli strumenti e le risorse necessarie e consentirgli concretamente di svolgere il ruolo sempre più complesso che una materia in così forte evoluzione gli assegna. È scontato il nostro voto favorevole alla mozione Folena ed altri n. 1-00215 (Ulteriore formulazione); voteremo anche a favore della mozione presentata dall'onorevole Antonio Leone, con l'auspicio che ai principi in essa contenuti, per quanto generici, la Casa delle libertà ispirerà la propria posizione nella discussione sul decreto; ringraziamo, infine, il sottosegretario Ventucci per il parere favorevole e per le assicurazioni che implicitamente tale parere contiene in ordine agli impegni contenuti nella nostra mozione.

PIETRO CANNELLA. Il tema del diritto alla privacy e delle garanzie personali è certamente argomento centrale in un periodo storico in cui la minaccia


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terroristica e criminale si è manifestata in tutta la sua devastante potenza su scala planetaria.
La necessità di prevenire e combattere fenomeni terroristici che ormai travalicano i confini dei singoli Stati pone la questione del rapporto sempre più complesso tra sicurezza e libertà. Un rapporto che rischia di essere sbilanciato a favore delle esigenze di sicurezza se non si ha un quadro etico e normativo di riferimento.
Entrando in res, credo che un elemento di chiarezza sul diritto alla riservatezza nelle comunicazioni possa venire dai trattati internazionali che hanno affrontato l'argomento. La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, all'articolo 12, recita: «Nessuno deve essere soggetto ad arbitrarie interferenze con la propria privacy» e «... ognuno ha diritto alla protezione della legge contro ogni interferenza». L'articolo 17 della Convenzione internazionale per i diritti civili e politici prevede che: «Nessuno deve essere soggetto ad arbitrarie o illegali interferenze con la propria privacy». Infine l'articolo 8 della Convenzione europea per i diritti umani aggiunge che: «... non ci devono essere interferenze da parte della autorità pubblica con l'esercizio dei propri diritti, in accordo con la legge e così come è necessario in una società democratica, nell'interesse della sicurezza nazionale, della sicurezza pubblica o dell'economia nazionale, per la prevenzione dagli attacchi e dal crimine, per la protezione della salute e della morale o per la protezione dei diritti e della libertà degli altri». In tutti questi trattati un ruolo centrale è assunto dai termini «arbitrario» e «illegale» che rappresentano l'anello di congiunzione tra la privacy e la sicurezza nazionale.
In questo senso il rafforzamento delle normative in materia di privacy non può prescindere da un analogo rafforzamento delle disposizioni sul trattamento dei dati telefonici, dai quali dipende in modo determinante la sicurezza dello Stato.
Occorre, a titolo esemplificativo, ricordare i grandi benefici che hanno ottenuto le indagini contro gli autori degli attentati terroristici ai danni del professor D'Antona e del dottor Biagi. Senza i tabulati telefonici non sarebbe stato possibile ricostruire la rete criminale che ha organizzato questi atti eversivi.
Così come, passando dal terrorismo «rosso» alla criminalità organizzata, l'analisi dei dati dei gestori di telefonia mobile ha consentito in qualche circostanza agli investigatori la localizzazione e l'arresto di mafiosi latitanti.
La conservazione dei dati telefonici, di rete fissa, mobile e internet, sono quindi comunque fondamentali, nell'ambito di un utilizzo «non arbitrario» né «illegale», al fine di salvaguardare la sicurezza dei cittadini e dello Stato.
Voteremo convintamente entrambe le mozioni, consapevoli che le legittime esigenze di sicurezza non possono travalicare i diritti e la libertà del cittadino.

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